LA BANDA D’ITALIA – La prima vera inchiesta su Bankitalia, la super casta di intoccabili che governa i nostri soldi

di Elio Lannutti

Postfazione di Luca Ciarrocca

In uscita il 26 giugno 2015

Sprechi, stipendi d’oro, favori personali: dentro i segreti della Banca d’Italia, l’istituzione più importante della Repubblica. Tra scandali clamorosi e colpevoli “disattenzioni”. E sulla pelle dei cittadini risparmiatori .

SCHEDA

Da anni Elio Lannutti denuncia gli ABUSI all’interno della BANCA D’ITALIA, quell’organismo che dovrebbe vigilare, sopra tutti, in un rapporto di indipendenza anche dal governo, sulla correttezza del mondo bancario per salvaguardare l’economia italiana e i soldi dei risparmiatori. Invece…

Questo libro dimostra, DOCUMENTI ALLA MANO, che proprio dove i controlli dovrebbero essere garantiti, c’è il massimo dell’opacità: un cono d’ombra che copre i troppi privilegi (i MAXI GUADAGNI del governatore e del Direttorio qui riportati), le spese esorbitanti (ben 7000 dipendenti che costano più di un miliardo all’anno) e i sistematici conflitti d’interesse a danno dei correntisti ignari, in un gioco in cui controllori e controllati sono dalla stessa parte.

Sprechi (carte di credito per spese personali), privilegi (affitti regalati), favoritismi parentali (cariche tramandate DA PADRE IN FIGLIO) fanno dei dipendenti della Banca d’Italia una vera SUPERCASTA intoccabile. Nessuno, tanto meno la stampa, osa attaccarli. Eppure gli scandali non visti da via Nazionale sono tanti: da Parmalat a Mps, a Carige, fino alle banche più piccole.

I banchieri indagati sono troppi: com’è possibile? Nessun governatore si accorge di nulla: né Ciampi, né Draghi, né Visco. Poche le sanzioni, lievi e tardive. Intanto il denaro arriva a chi ce l’ha già o ha potere da far valere mentre i clienti normali pagano conti correnti e mutui più di tutti gli altri cittadini europei. Nessuno ha il coraggio e la forza di intervenire. FINO A QUANDO?

Elio Lannutti (1948), ex bancario, giornalista e scrittore, nel 2008 è stato eletto al Senato come indipendente nelle liste Idv. Fondatore (1987) della Adusbef, l’associazione che difende gli utenti dei servizi bancari e finanziari, ha denunciato la lunga catena di scandali e la connivenza delle autorità di controllo (Consob e Bankitalia in primis). È autore di numerose pubblicazioni, tra le quali: EURO, LA RAPINA DEL SECOLO; I FURBETTI DEL QUARTIERINO (entrambi con Michele Gambino, Editori Riuniti); LA REPUBBLICA DELLE BANCHE (Arianna Editrice), prefazione di Beppe Grillo; BANKSTER (Editori Riuniti); CLEPTOCRAZIA (Imprimatur);

DIARIO DI UN SENATORE DI STRADA (Castelvecchi). Ha collaborato con importanti riviste e quotidiani tra cui “Il Messaggero” (1988-1991), “la Repubblica-Affari & Finanza” (1990-1993), “Avvenimenti”, che ha fondato, (1988-1999).

 

Chiarelettere, Milano 2015
pagine 160
prezzo 13,00
collana Principio attivo
ean 9788861906969

 

Aggiornamento:

Dopo aver pubblicato su Fb il 20 ottobre 2015, un sunto della richiesta di rettifica del signor Umberto Proia, omonimo del dirigente della Banca d’Italia, citato nel libro La Banda d’Italia, edito da Chiare Lettere nel giugno 2015, con la successiva richiesta avanzata all’avv. Lucio Golino, diffondo l’intera lettera, scusandomi del caso di omonimia. Elio Lannutti

Richiesta di rettifica del signor Umberto Proia: Visualzza/Scarica

DIARIO DI UN SENATORE DI STRADA LA MIA BATTAGLIA CONTRO BANCHE E LOBBY DI PALAZZO

ELIO LANNUTTI

DIARIO DI UN SENATORE DI STRADA

LA MIA BATTAGLIA CONTRO BANCHE E LOBBY DI PALAZZO

Dal 20 settembre in libreria

lannutti-senatoredistradaCINQUE ANNI DI SENATO NELLA XVI LEGISLATURA (2008-2013) raccontati da Elio Lannutti, fondatore e presidente di Adusbef ed ex senatore dell’Italia dei Valori, che ha tentato di portare trasparenza in uno dei Palazzi del potere, nella fase più acuta di frattura tra il Paese reale e la Casta. Nel libro sfilano i professionisti della politica, le lobby affaristiche e i potentati economici e finanziari che «utilizzano i governi di turno come i loro più solerti maggiordomi» per sottrarre ai cittadini diritti e legalità. L’autore ripercorre gli episodi di vita parlamentare che lo hanno visto protagonista: gli scontri quasi fisici con alcuni colleghi leghisti perché aveva proposto un taglio alle retribuzioni dei senatori; i rapporti con l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga; le battaglie sui derivati tossici che hanno infettato l’economia; l’isolamento più totale, perfino dal gruppo dell’Idv, sul tetto agli stipendi dei manager. Dal Diario di Lannutti viene fuori il resoconto crudo sull’Italia dei mille incarichi, delle consulenze d’oro, dei privilegi e dei «regali» alle banche.
Un sistema malato che, per l’autore, continua ancora oggi, nell’Italia «nuova» promessa da Matteo Renzi.

ELIO LANNUTTI. Giornalista e scrittore. Fondatore nel 1987 dell’Adusbef (Associazione dei consumatori specializzata in banca e finanza), nel 2008 è stato eletto al Senato, come indipendente nelle liste Di Pietro-Italia dei Valori. Ha collaborato con «Il Messaggero», «la Repubblica» e «Avvenimenti», con inchieste ed articoli a tutela dei diritti dei consumatori. Tra i suoi libri: Euro: la rapina del secolo (Editori Riuniti, 2003), I furbetti del quartierino (Editori Riuniti, 2005), Bankster: molto peggio di Al Capone i vampiri di Wall Street (Editori Riuniti, 2010), Cleptocrazia. Ladri di futuro (Imprimatur Editore, 2013).

8 ottobre 2014 – Presentazione del libro DIARIO DI UN SENATORE DI STRADA

diario_locandina_Layout 1Presentazione del libro

DIARIO DI UN SENATORE DI STRADA

LA MIA BATTAGLIA CONTRO BANCHE E LOBBY DI PALAZZO

di Elio Lannutti

sarà presente l’autore

Intervengono
Giuseppe Corasaniti, Michele Giarrusso, Giovanni Legnini,
Lucio Malan, Geremia Mancini, Lanfranco Tenaglia, Rosario Trefiletti

Modera
Corrado Chiominto

Mercoledì 8 ottobre, ore 18.00
Sede Ugl Via Botteghe Oscure 54, Roma

FISCAL COMPACT: ITALIA APPROVA, LA GERMANIA BOCCIA

FISCAL COMPACT: ITALIA APPROVA, LA GERMANIA BOCCIA

(AGENPARL) – Roma, 06 mar – Il Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes) denominato ‘mostro di LochMes’ che costa all’Italia 125,4 miliardi di euro in 5 anni e la camicia di forza del Fiscal Compact, entrambi imposti dalle tecnocrazie europee e dalla Germania, rappresentano in una fase di recessione e di grave e prolungata crisi economica, il suicidio politico delle nazioni per le forti restrizioni a spesa pubblica, austerità e rigore di bilancio col conseguente blocco al volano dello sviluppo. Il parlamento italiano come richiesto dal Governo Monti, ha approvato la scorsa estate quasi all’unanimità, il diktat europeo imposto dalla Germania, che oggi registra un arresto, uno schiaffo in pieno viso alle devastanti politiche europee di Angela Merkel : “Deutscher Bundesrat stoppt Fiskalpakt”.

ll Bundesrat tedesco infatti, la Camera dei Laender, ha bloccato il Fiscal Compact, tramite il voto dell’opposizione rosso-verde, che detiene la maggioranza. Le regioni chiedono di ridiscutere il provvedimento voluto da Angela Merkel; in Commissione di mediazione, le due Camere saranno costrette a trovare un accordo. In cambio dell’austerità e del definitivo soffocamento delle politiche economiche imposte dal Fiscal Compact, i Laender vogliono ottenere maggiori fondi fra il 2014 e il 2019. L’ossessiva politica del rigore perde un tassello decisivo: fino alle prossime elezioni, la Germania non entrerà nel Fiscal Compact, a differenza dell’Italia, che ha approvato senza fiatare l’imposizione delle cancellerie europee, Germania in primis, ad un rigore di bilancio incompatibile con la recessione economica e con la prolungata crisi sistemica, che impedisce la ripresa ed uccide i consumi. Se non si ridiscutono in Europa gli impegni assunti con Mes e Fiscal Compact, che non potranno essere onorati nonostante le politiche economiche di rigore imposte ai cittadini, oltre a non superare la crisi, si continua a gettare benzina sul fuoco delle proteste che covano sotto la cenere, civilmente raccolte in Italia alle scorse elezioni dal M5S, vere e proprie rivolte sociali degli onesti, contro le tecnocrazie e le cleptocrazie europee, che hanno ucciso stato sociale, tenore di vita, potere di acquisto ed umiliato la dignità stessa delle famiglie e dei consumatori. Lo afferma in una nota il senatore Elio Lannutti (Presidente Adusbef

Intervento Elio Lannutti appello per voto utile

Elio Lannutti-presidente Adusbef- Roma-Piazza San Giovanni,22 febbraio 2013

Cari amici, Caro Beppe, ci conosciamo da tanti anni ed abbiamo fatto qualche battaglia insieme per la difesa dei diritti dei consumatori, dei poveri cristi e della legalità. Dalle assemblee della Stet in Via Bertola ai tempi di Biagio Agnes e Ernesto Pascale, alle più recenti della Telecom per l’azione di responsabilità contro Tronchetti Provera “il tronchetto dell’infelicità”, alle banche.

Il crack del Monte dei Paschi, la più antica banca  è il più grave scandalo nella storia della Repubblica, 15,4 miliardi di euro spariti, distrutti in pochi anni, all’insaputa del triangolo mafioso Consob,Abi, Bankitalia. Chi doveva controllare come Consob e Bankitalia, andava a braccetto coi controllati  e molti oggi fanno finta di non aver mai conosciuto il “compagno”, Mussari”.

E’ un caso di criminalità – ha detto Draghi- dimenticando di aggiungere che sono complici i banchieri centrali, quelli che non hanno fatto nulla per impedire la crisi sistemica, in concorso con le agenzie di rating e banche di affari,  le cupole delle mafiomassonerie di Bilderberg e Goldman Sachs gli autentici  criminali seriali. E’ per me un grande onore, dalla piazza storica di San Giovanni a Roma, la stessa che dette addio a Enrico Berlinguer nel 1984, precursore di Mani Pulite e della questione morale, fare l’appello all’unico voto utile in queste elezioni, quello che sarà dato a te, caro Beppe ed ai ragazzi del movimento Cinque Stelle.

Abbiamo fatto tutti e due i capelli bianchi, ne abbiamo viste di tutti i colori, abbiamo combattuto tante battaglie, alcune vinte, molte perdute in difesa dei diritti e della legalità, abbiamo maturato l’età della pensione, potremmo benissimo ritirarci a vita privata, starcene a casa, fare gli indifferenti.

Ero tentato di ritirarmi, dopo aver fatto mille battaglie dure e solitarie in cinque anni di Senato, contro cricche, faccendieri, ladri, lestofanti e combriccole di potere annidate fin dentro le istituzioni: Finmeccanica, la tela di ragno dei Rasputin di Palazzo Chigi, i piquattristi di complemento  dentro i ministeri, i derivati truffa, il sistema gelatinoso di Anemone e Balducci, il sistema bancario che  finanzia con miliardi di euro i propri amici e compari come Ligresti, Zunino Zaleski e negano un mutuo, dopo aver fatto l’esame del sangue con richiesta di garanzie, ipoteca, fidejussione, reddito, a ragazzi che vogliono acquistare la casa, o piccoli imprenditori, artigiani  che non vogliono licenziare i propri dipendenti  con il senso dell’onore, costretti a darsi fuoco davanti le agenzie fiscali.

Abbiamo denunciato in questi anni il sistema di corruzione e di tangenti che sta affiorando, ricordato che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non sulla dittatura degli spread, che la sovranità appartiene al Popolo, non ai banchieri, ai tecnocrati ed agli oligarchi i quali, per l’incapacità di una visione politica hanno trasferito il potere democratico ai «mercanti del tempio», imponendo i Governi degli illuminati.

Abbiamo cercato di contrastare il Fiscal Compact, una camicia di forza che aggrava la crisi; il mostro di LochMes (Meccanismo  Europeo di Stabilità), un pericoloso strumento che costa all’Italia 125,4 miliardi di euro, creato dall’oligarchia e cleptocrazia bancaria per salvare se stessa e la propria avidità, lo scudo fiscale criminale, il riciclaggio del denaro sporco, lo Ior, San Marino, i derivati truffa ed il denaro dal nulla, i collezionisti di poltrone come Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps con 25 incarichi.

Caro Beppe, non potevo fare l’indifferente mentre l’Italia andava a picco, ma essere presente, partecipare come un soldato al vento di cambiamento  che soffia da questa piazza, lo stesso vento di pulizia e moralità che nel 1984 generò lo storico sorpasso del PCI, dovuto all’effetto Berlinguer.

Sono certo che la rabbia degli onesti, milioni di onesti che non si rassegnano allo sfascio di un paese portato alla disperazione da questi stessi partiti che fanno finta di essere nuovi, sempre gli stessi uomini, che sotto mentite spoglie cambiano casacca, saprà  liberare il paese dai corruttori, sconfiggere un sistema di potere che ha accumulato un debito di 2.000 miliardi di euro, indagare su cleptocrazie, tecnocrazie, oligarchie e sepolcri imbiancati,  come Bankitalia, Consob, Isvap, che hanno rubato il futuro ai giovani.

Grazie a tutti e ricordatevi di andare al voto domenica e lunedì scegliendo l’unico voto utile, quello dato al Movimento Cinque Stelle  per cambiare questo Paese.

Risposta di Beppe Grillo:

Grazie purtroppo dato il casino non ci siamo potuti incontrare ma ti rinnovo la mia stima perché sei un grande combattente  a presto un abbraccio b

Record consulenze a Palazzo Chigi

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08939
Atto n. 4-08939

Pubblicato il 16 gennaio 2013, nella seduta n. 860

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che palazzo Chigi ha battuto il record per l’assegnazione di consulenze;

scrive Stefano Sansonetti per “Milano Finanza”: «Una pioggia di consulenze. Non è certo andato per il sottile, Mario Monti, durante la sua permanenza a palazzo Chigi. In poco più di un anno, infatti, la presidenza del consiglio ha assegnato la bellezza di 111 collaborazioni esterne, per un costo che si aggira intorno ai 2,3 milioni di euro. Di fatto sembra potersi rilevare una linea di continuità con l’ultimo anno di governo di Silvio Berlusconi, il quale aveva lasciato in eredità al Professore una situazione con 108 consulenti a un costo di circa 2,5 milioni. Il calcolo è stato effettuato da ItaliaOggi sulla base delle pubblicazioni periodiche che, da fine 2011 a oggi, hanno aggiornato on line la pattuglia di collaboratori. Nel computo ci sono tutti i consulenti nominati dalle strutture che fanno capo a palazzo Chigi, quindi anche i dipartimenti affidati da Monti alle competenze di alcuni ministri. A farla da padroni sono stati in particolare il dipartimento della protezione civile e quello degli affari regionali e del turismo. Il primo, guidato da Franco Gabrielli, ha elargito 19 consulenze per un valore di 441 mila euro, mentre il secondo, sulla cui tolda di comando si è sistemato il ministro Piero Gnudi, ha affidato 13 incarichi per un totale di 504 mila euro. In entrambi i casi, come emerge dalle griglie aggiornate sul sito internet della presidenza del consiglio, si tratta di incarichi assegnati a soggetti esterni. Se si considerano anche le collaborazioni riconosciute a soggetti provenienti da altre amministrazioni, si scopre che pure il dipartimento delle pari opportunità, le cui deleghe rientrano nella competenza di Elsa Fornero, ha dato il suo bel contributo: in tutto parliamo di 9 incarichi che pesano sulle casse di palazzo Chigi per 304 mila euro. A seguire, in termini di dimensione economica, ci sono i 216 mila euro dei 6 incarichi conferiti dalla Struttura di missione per le procedure di infrazione, i 215 mila euro dei 16 incarichi provenienti dall’Unità per la semplificazione e la qualità della regolazione e i 195 mila delle 6 collaborazioni attivate dalla Struttura di missione della cooperazione internazionale e dal Dipartimento della gioventù, entrambi ricadenti nella sfera di competenza del ministro Andrea Riccardi. Naturalmente non mancano le curiosità. La collaborazione più costosa, per esempio, è andata a Francesca Maffini, “coordinatore dell’ufficio stampa del capo dipartimento”, per la quale sono stati previsti 84.867 euro dal 1° gennaio al 31 dicembre 2012. Gli affari regionali hanno garantito gettoni di tutto rispetto per l’attuazione di veri segmenti del Progetto Turismo. A tal proposito 60.750 euro dovranno essere versati a Ivo Virgili per un incarico attivato il 1° luglio 2012, con scadenza 31 dicembre 2013. Altri 54 mila euro, questa volta per un incarico dal 1° dicembre 2011 al 31 marzo 2013, sono appannaggio di Giovanni Antelmi. Il dipartimento delle pari opportunità, dal canto suo, ha riconosciuto 60 mila euro a Pietro Vulpiani, “project leader incaricato di coordinare i gruppi di lavoro e supervisionare le indagini previste per l’azione di sistema”. Dicitura vaga, ma tant’è. Da segnalare anche le 5 consulenze, da 20 mila euro ciascuna, conferite dalla Struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia. I beneficiari (Daniela Caliri, Marco Fanfani, Priscilla La Gioia, Giovanni Maria Pirone, a cui si aggiunge l’indicazione del solo cognome del quinto, ovvero Scatena) hanno tutti grosso modo lavorato da aprile a dicembre 2012»;

a giudizio dell’interrogante il Governo in carica si rivela essere stato molto simile ai comitati d’affari che governano da sempre l’Italia,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni di dette consulenze e se i ruoli, a cui sono chiamati i consulenti esterni, non possano essere ricoperti da dipendenti pubblici in servizio;

quali siano i motivi, anche tenuto conto del momento di crisi economica, che hanno indotto il Governo a distribuire i suddetti numerosissimi incarichi di consulenza, superando grandemente il record del precedente Presidente del Consiglio dei ministri, Berlusconi, con 111 collaborazioni esterne per un totale di 2,3 milioni di euro e come detta spesa possa conciliarsi con le promesse del Presidente del Consiglio in carica che nel mese di marzo 2012 annunciava come la spending review sarebbe partita da palazzo Chigi fino a coinvolgere anche tutti i Ministeri per dare un esempio al Paese;

se il Governo non ritenga che l’avvalersi di numerose consulenze esterne, nonostante i dipendenti di cui si avvale l’amministrazione, non rappresenti l’ennesimo sperpero di denaro pubblico;

se non ritenga che in un momento di crisi come quello che sta attraversando il Paese, con manovre “lacrime e sangue” che costeranno 2.103 euro all’anno a famiglia, con balzelli, tasse e rincari, destinati ad aumentare, sia doveroso intraprendere le opportune misure al fine di tagliare la spesa pubblica, a partire dagli sprechi e dalle spese inutili, garantendo comunque la spesa sociale insopprimibile;

quali urgenti iniziative voglia intraprendere per impedire che siano sempre i cittadini a pagare i costi della crisi, evitando che lavoratori e pensionati, oltre al danno, debbano subire perfino la beffa di prediche ed esortazioni al risparmio, da parte di coloro che non vogliono mai offrire soluzioni reali e concrete.

SNAI-speculazione finanziaria

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08941
Atto n. 4-08941

Pubblicato il 16 gennaio 2013, nella seduta n. 860

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che scrive Fabio Pavesi per “il Sole-24 ore” del 10 gennaio 2013: «Sembrava a tutti gli effetti una scommessa vincente. Si è invece rivelata (fino ad ora) un colossale flop. La giocata sulla Snai da parte della InvestIndustrial del finanziere Andrea Bonomi e della Palladio del duo Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago non sta dando i frutti sperati. Al contrario accumula per ora pesanti perdite, di almeno 130 milioni da spartire tra i due fondi. Tutte potenziali ovviamente, dato che l’orizzonte di investimento è di almeno 5-7 anni. Ma è un fatto che quell’acquisto nel marzo del 2011 della maggioranza del capitale della società dei giochi e delle scommesse è già in profondo rosso. Il prezzo pagato poco meno di 2 anni fa, per il 67% del capitale della Snai fu di 2,36 euro per azione. Oggi, nonostante il recentissimo rialzo boom, il titolo quota 0,87 euro. Strappo all’insù, arrestatosi ieri, e avviato il 2 gennaio e che ha portato Snai a guadagnare il 90% in una manciata di sedute. Cosa ci sia dietro a tanto entusiasmo è assai aleatorio. C’è chi fa notare che potrebbe finalmente avviarsi la valorizzazione immobiliare dell’area dell’ippodromo di San Siro a Milano, dopo che la società ha sospeso le attività ippiche per la forte contrazione del business. Sarà. Ma pare più un azzardo speculativo che altro. Di quella valorizzazione immobiliare dell’area posseduta dalla controllata Trenno srl si parla da almeno un decennio. Ma occorrono accordi e varianti urbanistiche con il Comune di Milano. Quello strappo pare più un’occasione per ridurre, anche se di poco, il divario tra l’alto prezzo d’acquisto delle azioni Snai da parte dei due fondi d’investimento e i minimi storici toccati dalle quotazioni. Già perché se si guarda un grafico di borsa si scopre che mai ingresso nel capitale fu più intempestivo. Da giugno del 2011 (tre mesi dopo l’acquisizione) il titolo Snai non ha fatto che inabissarsi. Da 2,4 euro è sceso a soli 53 centesimi di fine dicembre 2011. Cosa è successo di così grave? Poco o nulla. In realtà già all’atto dell’acquisto Snai non brillava di buona salute. Nel 2010 la perdita era di 32 milioni con un debito di 300 milioni sul groppone. L’anno dell’ingresso di Bonomi e il duo Meneguzzo e Drago le cose sono anche peggiorate: la perdita è arrivata a 44 milioni e il debito netto finanziario è salito a 354 milioni. E non che i primi 9 mesi del 2012 invertano la tendenza. Snai è in rosso già a livello di utile operativo, produce perdite per 24 milioni e ha un rapporto tra il debito e il margine lordo che supera le 7 volte. Un livello di chiaro pericolo. I nuovi proprietari di Snai non sono riusciti a cambiare rotta alla società. Eppure in quel mercato non tutti perdono. Basti guardare al competitor quotato. La Lottomatica corre come un treno. Utili a 170 milioni nei primi 9 mesi del 2012 (+34% sull’anno precedente) e in borsa il titolo fa +56% su base annua. I giochi non sono uguali per tutti»;

considerato che, come si apprende dalla lettura di un articolo apparso il 24 ottobre 2012 sul blog “Bpmleaks”: «esiste un titolo, quotato alla Borsa Valori di Milano, che corrisponde al nome di Snai S.p.A., la cui situazione è forse un “unicum” assoluto, in Italia, perché all’estero, anche in Chad, sarebbe già stato cancellato dalla lista delle quotate a N’Djamena. Il valore di questo titolo non dipende dalle performance nel corso dell’anno, degli anni, dai profitti, dalle perdite, dagli investimenti, etc., ma solo ed esclusivamente dai “capricci” del suo maggior azionista (maggioranza assoluta) che è anche il suo maggiore creditore», cioé banca UniCredit;

a fine ottobre le azioni di Snai perdevano in maniera consistente tanto che il valore della società era di 86 milioni di euro, a fronte di oltre 350 milioni di euro di debiti e di perdite 2011 per 40 milioni di euro;

al 30 giugno 2012, «causa lo slittamento della data per il pagamento dell’imposta sulle scommesse, i debiti erano momentaneamente scesi a 337 Milioni di Euro. Il Consiglio di Amministrazione di UniCredit potrebbe chiedere a Snai S.p.A. il rientro di quei debiti e la Società fallirebbe»;

ma c’è da chiedersi come potrebbe il C.d.A. Unicredit «chiedere il rientro a una società che lui stesso ha fatto acquistare a persone come Bonomi, Benetton, Generali & Co., cui ha fornito i soldi per l’operazione (…), essendo coinvolta (la stessa Banca) anche nella pratica Cogetech (220 Milioni di Euro di multa per le slot – machines – 200 Milioni per Snai) con uno dei protagonisti»;

l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha aperto «le buste relative alle offerte per l’assegnazione delle 2.000 sale corse, di cui all’ultimo Bando di concorso Europeo», e pare che Snai sia scesa in gara per 300 o 400 di queste sale corse;

in un altro articolo pubblicato sullo stesso blog il 14 dicembre 2012, si apprende che «Bonomi è stato portato in tribunale dalla parte lesa Francesco Corallo, un magnate del gioco che possiede il gruppo italiano di casinò B Plus e secondo il Daily Telegraph, è ricercato dall’Interpol per “criminalità organizzata”. (…) In una causa complicata, Bonomi è accusato di aver utilizzato la sua posizione presso la Banca Popolare di Milano per distruggere gli interessi di business di Corallo. L’abitazione di quest’ultimo è stato perquisita nel 2011 dalla “polizia nell’ambito di un investigazione su finanziamenti discutibili” emessi da suddetta banca, e lui ora vuole un risarcimento per la fantastica somma di € 800 milioni»;

considerato inoltre che ad avviso dell’interrogante:

l’organo di controllo deve provvedere a vigilare sugli istituti bancari affinché, pur nel rispetto dell’autonoma valutazione del rischio del credito, non continuino, da una parte, ad adottare misure restrittive nei confronti della concessione del credito ai risparmiatori, e, dall’altra, a sperperare denaro con gestioni eccessivamente dispendiose avvantaggiando unicamente i vertici;

la Consob non è mai intervenuta sulla situazione e questo silenzio dell’Autorità ha contribuito ad istigare il mercato del “parco buoi” al massacro, per tenere in vita oltre ogni limite una società fallita, e per salvare da qualche indagine seria UniCredit,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti quali garanzie di solidità economica e finanziaria fornisca Snai SpA con 350 milioni di euro di debiti e con 40 milioni di euro di perdite già nel 2011;

se corrisponda al vero che stia per avviarsi il progetto di valorizzazione immobiliare dell’area dell’ippodromo di San Siro a Milano, nonostante la società abbia dovuto sospendere le attività ippiche per la forte contrazione del business e se il Governo non ritenga che questo rappresenti un puro azzardo speculativo per ridurre il divario tra l’alto prezzo d’acquisto delle azioni Snai da parte dei due fondi d’investimento e i relativi minimi storici toccati dalle quotazioni.