Agenzia Rating Standard&Poor’s tagliato outlook italiano

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05271
Atto n. 4-05271

Pubblicato il 25 maggio 2011
Seduta n. 558

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che

l’agenzia Standard & Poor’s ha tagliato l’outlook dell’Italia da stabile a negativo, confermando il rating “A+” al debito a lungo termine. È quanto si legge in una nota, in cui si sottolinea che le attuali prospettive di crescita sono deboli e l’impegno politico per riforme che aumentino la produttività sembra incerto;

allo stesso tempo, spiega S&P’s nella nota diffusa nella notte in cui ha confermato anche il rating “A-1+” al debito a breve, “il potenziale ingorgo politico potrebbe contribuire ad un rilassamento nella gestione del debito pubblico. Come risultato, crediamo che le prospettive dell’Italia per ridurre il debito pubblico siano diminuite”. L’outlook negativo sull’Italia riflette la previsione di S&P’s dei rischi collegati al piano di riduzione del debito nel periodo 2011-2014 e implica una possibilità su tre che i rating possano essere ridotti nei prossimi 24 mesi. Secondo l’agenzia, i rischi sono connessi alla crescita dell’economia più debole delle attuali stime, che prevedono una crescita dell’1,3 per cento nel periodo 2011-2014. Per questo motivo, il debito dell’Italia potrebbe ristagnare agli attuali alti livelli. D’altro canto, avverte comunque l’agenzia, “se il governo riesce ad ottenere sostegno politico per l’attuazione di riforme strutturali a favore della competitività, ponendo le basi per una crescita economica più elevata ed una più veloce riduzione del debito, i rating potrebbero rimanere al livello attuale”;

la decisione di Standard & Poor’s non è stata improvvisa. A dichiararlo è Frank Gill, senior director dell’agenzia di rating. “Stavamo monitorando la situazione macroeconomica del paese dallo scorso autunno e la performance è stata debole”. “Nell’elevato rapporto debito/pil il problema è tutto al denominatore che non cresce sufficientemente, la situazione diverrebbe preoccupante se prevalesse il nostro scenario più pessimistico con un Pil che cresce dello 0,7% o 0,8%”;

Standard & Poor’s resta in pressing sull’Italia e, dopo aver rivisto nei giorni scorsi da «stabile» a «negativo» l’outlook sul debito pubblico italiano, e anzi proprio in funzione di quella bocciatura, annuncia la rivisitazione al ribasso delle prospettive per quattro banche italiane: Mediobanca, Bnl, Findomestic e Intesa SanPaolo, i cui rating restano confermati;

ciò significa che i rating dei quattro istituti, che sono stati confermati, potrebbero essere abbassati in futuro. L’agenzia ha spiegato che la revisione non è legata direttamente alle prospettive dei conti degli istituti, ma discende dall’abbassamento dell’outlook sul rating dell’Italia 1 da stabile a negativo, annunciato il 21 maggio;

in sostanza, sottolinea Standard & Poor’s, la previsione “pessimistica” dipende dal fatto che i quattro gruppi sono fortemente dipendenti dal mercato domestico e se l’economia italiana resterà a livelli bassi un abbassamento del rating italiano avrebbe come conseguenza anche un downgrading dei rating assegnati agli istituti citati. Il giudizio è esteso anche a tre sussidiarie di Intesa (Imi, Biis e Cassa di Risparmio di Bologna) che hanno un rating uguale o superiore a quello del Paese. Resta invece stabile l’outlook sui rating di Cariparma e Credito sportivo;

lo stesso legame molto stretto con il Governo è alla base del taglio sull’outlook, da stabile a negativo, della Cassa depositi e prestiti e di Poste Italiane (conferma rating “A”). Standard & Poor’s conferma i rating della Cassa depositi e prestiti ad “A+” e “A-1+” in quanto allineati a quelli di lungo periodo dell’Italia, ma rivede al ribasso le prospettive considerando il difficile ruolo della Cassa, legato al mandato politico ed alla stretta connessione con il Governo;

nella stessa tornata di valutazioni, S&P ha confermato il rating ad “A+”, ma rivisto al ribasso l’outlook anche per la Provincia di Ancona, il Comune di Bologna, la Provincia di Mantova, la Regione Marche, la Provincia di Roma, la Regione Sicilia, la Regione Emilia-Romagna, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, il Comune di Genova, la Regione Liguria, il Comune di Lucca e la Regione Umbria;

alla decisione di Standard & Poor’s sono seguiti toni più rassicuranti da parte delle altre agenzie di rating. Sia Fitch sia Moody’s sembrano riconoscere al Governo italiano un’immutata capacità di tenere sotto controllo la dinamica dei conti pubblici nazionali;

“Non vediamo al momento alcuna modifica dell’outlook o del rating sovrano dell’Italia” ha detto a Reuters l’analista di Fitch David Riley, confermando che “non c’è evidenza che la situazione dei conti pubblici italiani si stia deteriorando” e che il Governo “è sul sentiero per centrare i target 2011″;

il rating di Fitch sull’Italia è attualmente ad “AA-”, con outlook stabile; quello di S&P ad “A+”, ora con outlook negativo;

Riley spiega che una potenziale causa di revisione del rating o dell’outlook per l’Italia potrebbe aversi in caso di deviazione dal piano di consolidamento fiscale varato dal Governo, cosa che non sta avvenendo in quanto si è riusciti a ridurre il rapporto deficit/pil del 2010 al 4,6 per cento rispetto a proiezioni di un 5 per cento, a fronte di “un’economia che si è ampiamente mossa in linea con le attese”;

nonostante un qualche “rumore” politico c’è scarsa evidenza che ciò stia avendo un impatto sulla capacità;

l’altra grande agenzia internazionale, Moody’s, si limita a notare che le prospettive sul merito di credito italiano sono stabili. “Il rating di Moody’s sull’Italia è Aa2 con outlook stabile” ricorda il portavoce dell’agenzia Francesco Meucci, senza ulteriori commenti;

in un incontro con la stampa di un mese fa, l’analista per l’Italia di Moody’s, Alexander Kockerbeck, aveva spiegato che a parere dell’agenzia l’Italia è in grado di stabilizzare o persino invertire il processo di accumulo del debito, anche in presenza di una crescita economica modesta;

Standard & Poor’s ha cambiato l’outlook sul rating della Repubblica Italiana da stabile a negativo a causa del rischio che l’elevato indebitamento pubblico possa persistere nel tempo. L’agenzia ha spiegato in una nota che ritiene deboli le attuali prospettive di crescita dell’Italia e incerto l’impegno politico nelle riforme tese a migliorare la produttività;

un outlook negativo implica una probabilità del 33 per cento che i rating vengano abbassati entro i prossimi 24 mesi, ha aggiunto S&P;

in data 25 maggio 2011 il mercato ha risposto alla notizia del peggioramento dell’outlook italiano da parte di S&P con un allargamento dello spread Italia/Germania sul decennale, calcolato in base ai dati della piattaforma Tradeweb, fino a 187 punti base, ovvero ai missimi dall’11 gennaio di quest’anno;

una reazione soprattutto emotiva, come scrive Unicredit in una nota, spiegando che la decisione di S&P arriva in una congiuntura di elevata tensione, dopo parecchie settimane di discussione su una potenziale ristrutturazione della Grecia;

a livello generale – come ricorda David Riley – Fitch rivede l’outlook quando ritiene che ci sia oltre il 50 per cento delle possibilità che il rating di un’emittente venga ridotto entro uno o due anni. Per S&P la probabilità del taglio di rating deve essere almeno di una su tre;

dopo il giudizio negativo della compagnia di rating S&P sulle prospettive per l’economia italiana, la borsa di Milano perde 3 punti percentuali in avvio di contrattazioni, calo paragonabile a quello registrato su alcune piazze asiatiche e decisamente inconsueto per una borsa occidentale. Tra i titoli più colpiti dalle vendite il Banco Popolare (-3,16%), Intesa Sanpaolo (-1,89%) e Unicredit (-1,88%). Sotto pressione anche Fiat (-1,87%), Fiat Industrial (-2,77%) e Geox (-2,75%). In campo finanziario si segnalano anche i cali di Mediobanca (-1,86%) e Generali (-1,65%), mentre si mantengono in rialzo Azimut (+1,14%), Ansaldo Sts (+0,56%) e Parmalat (+0,3%). Invariata Eni ed anche il mercato obbligazionario e dei titoli di Stato ha subito perdite;

considerato che:

le tre maggiori agenzie di rating sono delle entità private strutturate come società per azioni e quindi parte della logica di mercato e sottoposte al principio del massimo profitto possibile;

inoltre le agenzie in questione hanno partecipazioni dirette, anche attraverso i membri dei loro consigli direttivi, board of directors, nelle più grandi corporation internazionali e nelle più grandi banche internazionali, pesantemente coinvolte nelle operazioni di finanza derivata, cioè in quelle speculazioni finanziarie principalmente responsabili delle bolle speculative e dell’attuale crisi finanziaria sistemica globale; a conferma l’interrogante ritiene utile riportare un’analisi del 2005, di cui è a conoscenza, relativa delle tre agenzie di rating dirigenziali: 1) la Standard & Poor’s (S&P) è sussidiaria della multinazionale McGraw-Hill Companies, con sede centrale a New York, colosso delle comunicazioni, dell’editoria, delle costruzioni e presente in quasi tutti i settori economici. La multinazionale, proprietaria anche di Business Week, nel 2005 vantava un fatturato di 6 miliardi e un profitto di 844 milioni di dollari. Il presidente di McGraw-Hill è Harold McGraw III, che è, tra le altre cose, contemporaneamente membro del Board of Directors della United Technology (multinazionale degli armamenti) e della ConocoPhillips (petrolio ed energia). È stato anche membro del Transition Advisory Committe on Trade del presidente George W. Bush, padre dell’ex capo della Casa Bianca. Tra i membri del Board of Directors della McGraw-Hill, che decidono quindi anche dell’attività della S&P, figurano: sir Winfried Bishoff, presidente della Citigroup Europa e uomo di punta della Henry Schroder Bank di Londra; Dougals N. Daft, presidente della Coca Cola Co.; Hilde Ochoa-Brillenmbourg, alto responsabile della Credit Union del FMI-World Bank; James H. Ross, della British Petroleum; Edward B. Rust Jr., presidente della’assicurazione State Farm Insurance Company (gigante del settore assicurativo, bancario e immobiliare, sotto scrutinio per le politiche troppo disinvolte dopo l’urgano Katrina), direttore della Helmyck & Payne, colosso del settore petrolifero e già membro del Transition Advisory Team Committee on Education della presidenza di George W. Bush (padre); Sidney Taurel, presidente della farmaceutica Eli Lilly (che in passato ha vantato tra i suoi dirigenti anche Kenneth Lay, condannato per la bancarotta della Enron) e direttore dell’IBM, già membro nel 2002 dell’Homeland Security Advisory Council (l’apparato dell’antiterrorismo); 2) l’agenzia di rating Fitch di New York è sussidiaria della multinazionale dei servizi finanziari Fimalac, con sede centrale a Parigi. Nel 2005 la multinazionle americana delle comunicazioni Hearst Corporation ha rilevato il 20 per cento del pacchetto azionario. Il suo presidente è Marc Ladreit de Lacharriere, uomo della Renault e della Banque Suez. Tra i membri del Board of Directors figurano: David Dautresme della banca Lazard Freres; Philippe Lagayette della JPMorgan & Cie; Bernard Mirat della Cholet-Dupont (finanza); Bernard Pierre della Fremapi (metalli preziosi). La Fimalac vanta anche un International Advisory Board per dare più lustro e potere alla multinazionale, che nel 2002 annoverava tra gli altri: Felix Rohatyn della Lazard Freres, l’uomo che ha recentemente smantellato l’industria americana dell’auto, Sholley della UBS Warburg, Reimnits della Kommerz Bank, Peberan della Parisbas, rappresentanti della Nestlè, della Bentelsmann e anche l’ex presidente della Federal Reserve americana Paul Volker e l’italiano Lamberto Dini; 3) l’agenzia di rating Moody’s è sussidiaria della Moody’s Corporation, con sede centrale a New York. Il presidente è Raymond W. McDaniel Jr. Tra i membri del Board of Directors figurano: Basil L. Anderson della Stables Inc. e della Hasbro Inc (due giganti del settore vendite e servizi); Robert Glauber della ING Group (settore bancario e assicurativo con base in Olanda), già sottosegretario del Ministero delle finanze americano nel periodo 1989-92; Henry Mc Kinnell, della multinazionale farmaceutica Pfizer e della Exxon Mobil (petrolio); Nancy S. Newcomb della Citigroup e della Sysco Corporation (settore alimentare); John K. Wulff, della multinazionale chimica Herculer, della KPMG (la multinazionale di consulenza finanziaria e di certificazione dei bilanci), della Sunoco (petrolio) e della Fannie Mae (che, insieme alla Freddie Mac, detiene quasi per intero il pacchetto ipotecario immobiliare americano);

a giudizio dell’interrogante, le suddette tre agenzie americane di rating non sono solamente l’espressione dell’intreccio dominante delle multinazionali, ma in particolar modo sono una struttura organizzata delle principali banche del pianeta che controllano il sistema finanziario e debitorio delle nazioni e di tutti i settori dell’economia sia privata che pubblica. Ma la cosa che si vuole con precisione sottolineare è l’influenza determinante esercitata sulle “tre sorelle” da quella finanza altamente speculativa che è responsabile della gigantesca bolla in derivati finanziari che ha precipitato il mondo intero in un processo di crisi sistemica;

considerato inoltre che:

la Procura della Repubblica di Trani ha aperto un’inchiesta a seguito di un comunicato del 2010, in cui l’agenzia di rating Moody’s lanciò l’allarme sulla solidità dei titoli italiani, un vero e proprio pericolo per gli investimenti in Bot e Cct che causò un crollo verticale del valore degli stessi e la perdita di miliardi di euro. Un successivo comunicato aveva poi spiegato che il messaggio era stato male interpretato, ma la Procura dovrà ora appurare se non si sia trattato di un attacco speculativo in piena regola;

la stessa Procura, a seguito dell’indagine penale che sta portando a conclusione, indaga per gravissimi reati quali aggiotaggio e manipolazione dei mercati;

il Ministro dell’economia e delle finanze, Giulio Tremonti, conferma che il Paese è impegnato nell’assicurare il raggiungimento del pareggio di bilancio, entro il 2014. Lo stesso Ministro ha aggiunto che entro luglio saranno approvate misure, che verranno presentate in Europa, finalizzate proprio a raggiungere quell’obiettivo;

inoltre il Ministro dell’economia mostra il proprio ottimismo sulla tenuta dei conti pubblici nonostante una situazione tutt’altro che semplice. Per il Ministro, la crisi è ormai alle spalle ed è stata superata senza rotture sociali, industriali o finanziarie e molto importante è stato il lavoro svolto insieme alle banche: sulla notizia pubblicata su “Affari e finanza” il 23 maggio 2011 si legge che ha asserito: “Abbiamo tenuto e ci sono tutte le basi per continuare a tenere i conti pubblici in ordine. (…) Il lavoro di questi anni non è stato solo esercizio contabile ma coesione sociale, risparmio delle famiglie ed è stato tenuto aperto il canale di finanziamento alle imprese. Questo continuerà a essere il lavoro dei prossimi anni”,

si chiede di sapere:

se il Governo non abbia il dovere di intervenire in sede internazionale per limitare il potere delle agenzie di rating, sussidiarie delle grandi corporation, ed in perenne conflitto di interesse, corresponsabili della crisi sistemica che ha messo in ginocchio le economie degli Stati causando crack e fallimenti; istituzioni creditizie che, dal 7 luglio 2007, data di inizio della crisi dei sub prime hanno generato oltre 30 milioni di disoccupati globali, le rivolte del pane in Nord Africa, la speculazione sulla commodities sul petrolio, con l’unica finalità di far conseguire profitti privati a banchieri e speculatori con guadagni di miliardi di euro sulla pelle dei popoli e a carico degli Stati per i salvataggi delle banche;

se nell’ambito del prossimo G20 il Governo non debba porre un veto affinché le suddette agenzie di rating con i loro report avvelenati ed emessi ad orologeria non possano più attentare alla stabilità degli Stati sovrani ed alla ricchezza delle nazioni;

quali misure urgenti intenda attivare, compresa la costituzione in giudizio nel processo della Procura di Trani contro Moody’s, per impedire che tali consolidate cricche di potere possano continuare a destabilizzare la solidità degli Stati costretti a politiche di lacrime e sangue, depauperando sistematicamente il risparmio delle famiglie.

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