Bankitalia-Proroga commissariamento Mantovabanca

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00358
Atto n. 2-00358

Pubblicato il 24 maggio 2011
Seduta n. 557

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che

il 23 maggio 2011, secondo un lancio dell’agenzia ANSA, «Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia, ha prorogato la durata della procedura di commissariamento di Mantovabanca, sottoposta lo scorso anno alla procedura di amministrazione straordinaria per gravi irregolarità della gestione aziendale, che avevano determinato gravi perdite nel comparto del credito. Lo rende noto un comunicato dei commissari, Claudio Puerari e Vittorio Gesmundo, in cui si precisa che la proroga è stata decisa per consentire “di realizzare compiutamente gli interventi programmati, che comportano anche la convocazione di un’Assemblea straordinaria per approvare le necessarie modifiche dello Statuto (essenziali per restituire la Banca alla comunità locale)». Mantovabanca era stata commissariata il 25 maggio 2010 su proposta dell’Ispettore della Banca d’Italia Aldo Emilio Gramano, che, dopo aver eseguito l’ispezione, ha lasciato anzitempo la banca centrale per essere assunto, dalla Federlombarda, presieduta dall’avvocato Alessandro Azzi, nonché Presidente della federazione lombarda delle banche di credito cooperative e vice Presidente dell’Abi, candidato a diventare Cavaliere del lavoro;

Claudio Puerari, uno dei commissari designati, è stato direttore del gruppo Intesa San Paolo e mandato in pensione nell’ottobre 2009 dalla Banca di Trento e Bolzano, a conferma che i dirigenti delle “banche di sistema” sono sempre disponibili ad assecondare i desiderata della Banca d’Italia azionista di riferimento in un intreccio a parere dell’interrogante incestuoso di rapporti che toglie il futuro ai giovani. Vittorio Gesmundo, l’ex commissario dell’Isveimer, oggi di Mantovabanca e accusato di allegre consulenze alla fine degli anni novanta a riprova dell’esistenza di una sorta di cricca, una casta, quasi sempre gli stessi ai quali Banca d’Italia attinge per sistemare situazioni che non devono turbare gli equilibri di un sistema bancario, vera e propria idrovora del risparmio e del sudore dei depositanti;

in un’interrogazione parlamentare che venne presentata dall’ex Presidente del Banco di Napoli on. Carlo Pace, infatti furono mosse accusa di sperperi, sprechi ed allegre consulenza dei liquidatori dell’Isveimer. In un articolo intitolato “Compensi d’oro ai consulenti”, occhiello: “In otto mesi Masala e Gesmundo hanno speso 3 miliardi e mezzo”; Maria Rosaria Marchisano su “Il Denaro” del 20 settembre 1997, ricostruisce la storia delle allegre consulenze dell’Isveimer, l’Istituto controllato dal Banco di Napoli: «In poco più di otto mesi l’Isveimer ha speso tre miliardi e mezzo in consulenze. È quanto emerge da un’interrogazione parlamentare che porta la firma di Carlo Pace, ex Presidente del Banco di Napoli e deputato di Alleanza nazionale. L’accusa è indirizzata ai due liquidatori dell’Istituto, Antonio Masala e Vittorio Gesmundo, nominati ad aprile ’96 dall’allora ministro del Tesoro Lamberto Dini. Nel documento Pace denuncia il ricorso, da parte dei liquidatori a quattordici professionisti pagati a peso d’oro nel periodo che va dal 10 giugno ’96 al 17 febbraio ’97. Non solo. Il deputato si domanda come mai per l’attività di liquidazione non venga utilizzato il personale dell’Isveimer le cui “prospettive di mantenere il lavoro per il periodo di liquidazione sembrano sempre meno consistenti” proprio a causa degli ingenti costi sopportati per le consulenze esterne. L’interrogazione parlamentare, che va ad aggiungersi a quelle che sullo stesso argomento sono state presentate da Rifondazione comunista e dal partito popolare, rappresenta un colpo di scena nella vicenda della liquidazione dell’Isveimer che come anticipato sugli ultimi due numeri del Denaro (numero 32 del 6 settembre e numero 33 del 13 settembre) rivela alcuni aspetti anomali. Che cosa vuol dire? Grazie a un meccanismo di nomine incrociate, nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali di tre società controllate dall’Isveimer (Finban, Bn Commercio e Finanza e Bn Finproget) compaiono sempre gli stessi nomi. Si tratta di un gruppo di commercialisti e avvocati incaricati dai commissari liquidatori di amministrare e controllare le tre società che presto saranno messe in vendita. Chi sono i consulenti a cui Pace fa riferimento? E perché costano tanto? Da oltre un anno, e cioè da quando l’Istituto è stato posto in liquidazione volontaria dal Banco di Napoli, nella sede di via Marittima si è insediata una pattuglia di persone di fiducia di Masala e Gesmundo. Segretarie, avvocati, commercialisti, revisori dei conti hanno preso possesso di uffici e scrivanie per “dare una mano” allo scioglimento della società del gruppo Banco di Napoli. Sono tutti alloggiati, a spese dell’Isveimer, e quindi dello Stato, all’Hotel Excelsior, dal lunedì al venerdì, giorno in cui tornano nelle loro case di Roma, Firenze e Milano. Non è finita: per gli spostamenti, hanno in dotazione automobili di grossa cilindrata e la possibilità di attingere a un fondo spese per pagare aerei e treni. La lista si apre con Antonella Cavarischia e Vittoria Tesei, la prima segretaria “storica” di Masala, la seconda già assistente di Gesmundo nel suo studio legale di Firenze. Subito dopo i liquidatori firmano un accordo di consulenza con la società di revisione romana Macfin, ben accreditata negli ambienti del Tesoro e della Banca d’Italia. Un gruppo di rappresentanti della Macfin prendono possesso degli uffici dell’Isveimer (e delle stanze dell’albergo extralusso): Giuseppe Vidau, (già consulente dell’Isveimer alcuni anno fa per conto della Peat Marwick), Fabrizio Montaruli, Afan De Rivera, Federico Cioffi. A giugno di quest’anno i liquidatori, dopo aver licenziato due funzionari con mansioni dirigenziali, nominano un nuovo direttore generale: è Bruno Verdiglione, una vecchia conoscenza di Antonio Masala (era stato il suo vice al Fonspà, società che fa capo al Credito Fondiario). Tale decisione è oggetto di un’altra interpellanza presentata il 2 giungo ’97 al ministro del Tesoro dal senatore dei popolari Severino Lavagnini: “Si chiede di conoscere – scrive Lavagnini – se non si ritenga che tale nomina ecceda macroscopicamente i poteri dei liquidatori tenuto conto… soprattutto del fatto che l’unica attività che i liquidatori devono perseguire è lo scioglimento della società”. L’elenco dei consulenti si allunga con il passare del tempo. In Isveimer giungono Dino Vanin e Carlo Icardi, entrambi ex funzionari della Banca Commerciale dove Masala ha a lungo lavorato. Il primo si occupa del personale, il secondo gli fa da assistente. Ma non è finita. Ad apportare il suo contributo allo scioglimento dell’Isveimer viene chiamato, su indicazione di Bankitalia, Berardino Libonati, docente di diritto all’Università di Roma e già commissario liquidatore della Sicilcassa. Libonati è consulente per l’area legale dove di recente è approdato Valerio Ceppetelli Caprini, ex dirigente di Comit e oggi, grazie ai suoi consolidati rapporti con il liquidatore Masala, Presidente di Bn Commercio e Finanza e Bn Finproget e consigliere di amministrazione di Finban. Ceppetelli Caprini è anch’egli ospite fisso dell’Excelsior. Rarissimi i professionisti napoletani nell’elenco. Tra questi, Raffaele De Luca Tamaio, che cura il contenzioso legale con i dipendenti, ed Enrico Nuzzo, tributarista. Insomma, è chiaro che la liquidazione dell’Isveimer si è trasformata in un affare miliardari. Oltre ai costi sopportati per mantenere i consulenti esterni, ci sono gli emolumenti per sindaci e amministratori delle tre società controllate. Valerio Ceppetelli Caprini, Luca Noferi, Silvio Tirdi, Pietro Cavasola e Aldo Filippini, tutti professionisti romani o fiorentini, occupano contemporaneamente i vertici di Finban, Bn Commercio e Finanza e Bn Finproget, aumentandosi i compensi annui da 15 milioni a oltre 50 milioni. Come e quando finirà la festa intorno alle spoglie dell’ex impero del Banco di Napoli non si sa. Nessun termine è stato fissato dal Tesoro per portare a termine il processo di scioglimento. Una sola cosa è certa: c’è interesse affinché tutto questo duri all’infinito. Masala e Gesmundo, per mettersi al sicuro da eventuali rischi collegati con la propria attività professionali, hanno sottoscritto, sempre a spese dell’Isveimer due polizze assicurative di 30 milioni ciascuna. Come per dire: se per caso commettiamo qualche errore a risarcire il danno sarà lo stesso committente che ci ha incaricati. Un paradosso. Soprattutto se si considera che Masala e Gesmundo incassano 400 milioni l’anno ciascuno, oltre vitto, alloggio e rimborsi spese, come risulta dal verbale dell’assemblea dei soci del 30 aprile ’96. Tra i beneficiari della messa in liquidazione dell’Isveimer ci sono pure alcune società di revisione e consulenza: oltre alla Macfin, la Arthur Andersen e la Roland Berger. Al momento del loro insediamento, Masala e Gesmundo revocano tutti gli incarichi alla Price Waterhouse che si rifiuta di certificare il bilancio Isveimer ’95 a causa di irregolarità nella tenuta dei libri contabili (vedere testo della relazione della società di revisione del 24 aprile 1996). Entra in scena la Arthur Andersen che riesce a soffiare alla Price Waterhouse anche gli incarichi alla Finban e alla Bn Commercio e Finanza. Quest’ultima, inoltre, si affida nelle mani della Roland Berger, società di consulenza organizzativa, che per 140 milioni prepara un piano di ristrutturazione e rilancio di Bn Commercio e Finanza che nel ’95 ha fatto registrare una perdita di bilancio di ’52 miliardi di lire»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quali siano i criteri di scelta dei commissari da parte della Banca d’Italia da sottoporre al Ministero dell’economia e delle finanze per le banche in crisi, e per quale motivo non si sia tenuto conto di sperperi, sprechi ed allegre consulenze a carico delle banche commissariate, quindi dei depositanti ed azionisti, descritti in premessa da parte, in particolare, dell’avvocato Gesmundo, in merito alla liquidazione dell’Isveimer, che certo non dovrebbero rappresentare un titolo di merito;

se non ritenga urgente approfondire, per gli aspetti di propria competenza, lo scandalo di Mantovabanca, commissariata il 25 maggio 2010 su proposta dell’Ispettore della Banca d’Italia Aldo Emilio Gramano, che dopo aver eseguito l’ispezione ha lasciato anzitempo la banca centrale per essere assunto, dalla Federlombarda, presieduta dall’avvocato Alessandro Azzi, nonché Presidente della federazione lombarda delle banche di credito cooperative e vice Presidente dell’Abi;

se sia al corrente di una situazione di forte criticità della provincia di Mantova, la cui gestione del credito e del risparmio dopo il commissariamento di Mantovabanca, che a giudizio dell’interrogante conservava intatto il patrimonio di vigilanza nonostante la crisi sistemica che aveva colpito alcune esposizioni soprattutto nell’immobiliare, sta mettendo in ginocchio le piccole e medie imprese che, strozzate nel credito, devono portare i libri in Tribunale mettendo così a repentaglio magliaia di posti di lavoro;

quali misure urgenti intenda attivare, anche con l’istituzione di un apposito albo di professionisti meritevoli, per evitare che siano sempre gli stessi commissari designati dalla Banca d’Italia e ratificati obbligatoriamente dal Ministero dell’economia a gestire in maniera discrezionale le situazioni di crisi delle banche, che, oltre a non rispondere ad alcuno del loro operato, dissipano le risorse a spese delle stesse banche con fior di consulenze e tenori di vita che non è chiaro come possano permettersi.

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