Baronie Universitarie- Prof. Bernardo Fraioli

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05282
Atto n. 4-05282

Pubblicato il 26 maggio 2011
Seduta n. 559

LANNUTTI – Ai Ministri della salute e dell’istruzione, dell’università e della ricerca. -

Premesso che:

domenica 15 maggio 2011 è andata in onda una puntata di “Report” su Raitre con un’inchiesta di Sabrina Giannini dal titolo: «Concorso in reato», dove è stato messo in luce lo scandalo delle baronie delle Università italiane con figli, mogli e parenti che occupano le cattedre, concorsi pilotati dove non vincono i “migliori” ma i figli di papà raccomandati, veri e propri rapporti incestuosi delle commissioni esaminatrici che si scambiano i favori;

l’inchiesta si è soffermata, fra l’altro, su alcuni concorsi universitari, mostrando lo scambio di favori che permette di far vincere alcuni parenti di presidi e rettori;

«Il concorso pubblico» si legge nell’abstract della trasmissione on line sul sito della Rai «dovrebbe servire a selezionare la classe dirigente di un paese. Scegliere i migliori di ogni categoria sulla base di criteri oggettivi basati sulla meritocrazia. Volete che a fabbricare un ponte sia un ingegnere capace o un raccomandato che ha trovato il compito fatto? Quando vi fate operare volete che il chirurgo prenda in mano il bisturi dopo una “giusta ed equa valutazione” o solo dopo essere stato considerato “figlio di”? Quando comprate un casa pagate caro un notaio per essere certi che nessuno verrà un giorno a rivendicare qualcosa»;

l’inchiesta di Sabrina Giannini si è soffermata sui “trucchi” di alcuni concorsi universitari, svelando lo scambio di favori che consente di far vincere alcuni “prescelti”. Sabrina Giannini ha trattato soprattutto l’esempio della parentopoli romana dell’università La Sapienza, il cui attuale rettore Luigi Frati vede tra i professori ordinari della facoltà di Medicina ben cinque parenti prossimi;

la mancanza di meritocrazia, per esempio, non riguarda solo l’assunzione di figli e parenti, ma soprattutto la più generale scarsa inclinazione dei cosiddetti «baroni» a promuovere persone non allineate con il loro pensiero, ma comunque – e in alcuni casi proprio per questo – più originali, acute, innovative;

un ricercatore universitario viene assunto dopo essere stato sfruttato, ad un’età media di 38 anni e cioè dopo almeno 15 anni di studio e ricerca post-laurea, con uno stipendio netto di 1.000 euro al mese più qualche spicciolo. Un professore associato con 5 anni di anzianità, che in media ha circa 50 anni, prende poco più di 2.000 euro netti al mese, lavorando, se fa bene il suo mestiere, dieci ore al giorno e spesso anche nel weekend e nei giorni festivi;

lo scandalo dei “baroni” universitari e dei concorsi farsa, ad esempio quello dei notai con le tracce dei temi forniti da una scuola del notariato, era già stato affrontato da articoli ed inchieste giornalistiche. Il 22 dicembre 2010, Claudia Marincola, in un articolo pubblicato su “Il Messaggero” di Roma, dal titolo: “A Tor Vergata dopo la nuora anche due nipoti. E alla Sapienza arriva il figlio di Luigi Frati”, ironizzava sul presepe dei baroni che si popola di altre statuette. Si legge nel citato articolo: «Spuntano parenti veri o presunti promossi o assunti e comunque agganciati all’ultimo istante al grande carrozzone prima del varo della riforma. Succede a Roma, a Tor Vergata, dove il rettore Renato Lauro, ex preside di Medicina e Chirurgia, ha imbarcato in extremis la nuora Paola Rogliani come professore associato di Malattie dell’Apparato respiratorio. Dove insegna anche suo figlio Davide, marito della Rogliani. E ora spuntano altri due nipoti ricercatori di Roma 2. Succede all’Università La Sapienza, dove Giacomo, 36 anni, figlio del rettore Luigi Frati ha battuto 24 concorrenti più anziani di lui. Ma ha vinto sul fotofinish la sua personale corsa contro il tempo: è diventato professore ordinario prima che le norme anti-parentopoli glielo vietassero. Giacomo Frati si aggiunge ad una lista che somiglia molto al suo certificato di famiglia: la madre Luciana Rita Angeletti, moglie del Magnifico, professoressa ordinaria, e la sorella Paola, anche lei professore ordinario. Tutti insieme i più alti dietro, i bassi avanti, nell’album della facoltà di Medicina. L’ultimo assalto alla diligenza riguarda un nodo nevralgico del ddl in discussione al Senato: le modalità di arruolamento dei docenti. (…) La II Università della Capitale è un ateneo spalmato con le sue varie facoltà nell’Agro Romano. (…) Oltre alla nuora e al figlio, nell’organico di Roma 2 figurerebbero secondo fonti bene informate anche due nipoti del Magnifico: il dottor Manfredi Tesauro, endocrinologo, e orginario di Palermo, come Lauro, e il dottor Roberto Leo, cardiologo. “Vedo che la mia famiglia si allarga… – è il commento ironico del rettore Lauro, ieri poco propenso a parlare – non si tratta di miei parenti, sono entrambi ricercatori, uno dei due tra l’altro se non vado errato è lucano”. Alla vigilia del nuovo corteo di protesta l’atmosfera si scalda intanto anche tra i ricercatori e tra i docenti. “Quali sono i reali interessi economici che muovono i sostenitori della riforma Gelmini?”, si chiedono gli studenti che hanno scritto una lettera aperta. Secondo i firmatari, il rettore Renato Lauro “appartiene a quella schiera di docenti politici che, dopo un primo momento di titubanza, ha accolto a braccia aperte la riforma Gelmini, quella del “merito”, quella contro i baroni”, lo stesso che “a due giorni dall’approvazione della legge in Senato ha permesso la chiamata in cattedra di sua nuora”. “Chi entrerà, ad esempio, nel CdA di Tor Vergata, quando l’ingresso dei privati sarà obbligatorio per legge?”, si chiedono ancora gli universitari di Roma 2 – Entrerà qualche parente, qualche amico degli amici? Forse qualche industriale della cricca di Balducci con cui il rettore è in stretto contatto, come dimostrato dalle indagini in merito agli appalti de L’Aquila e del G8 della Maddalena? (Renato Lauro nelle intercettazioni legate all’inchiesta veniva definito “lo zio”, ndr)»;

prima di Lauro, era stato Magnifico per circa 12 anni Alessandro Finazzi Agrò, stimato professore che nella stessa facoltà di medicina ha il figlio Enrico e due nipoti di primo grado. La parentopoli, insomma, si configura, ad avviso dell’interrogante, come lunga e consolidata tradizione di famiglia;

alle inchieste giornalistiche sui baroni e le baronie universitarie era però sfuggito finora il caso del professor Fraioli di cui l’interrogante è venuto personalmente a conoscenza;

premesso che, nello specifico, a quanto risulta all’interrogante:

la cattedra di Neurochirurgia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, diretta dal professor Bernardo Fraioli, ha a disposizione, come personale strutturato, un professore associato, tre ricercatori, ed inoltre 6 specialisti a contratto a progetto, oltre a vari volontari in lista d’attesa per borse di studio, assegni o altro;

ciò nonostante, la casistica clinico-chirurgica della cattedra stessa è di circa 300 casi all’anno, attività che non giustificava assolutamente i 20 posti letto che la cattedra aveva assegnati, tanto è vero che recentemente sono stati ridotti a 10 nell’ambito della riorganizzazione dell’attività delle neurochirurgie laziali voluta appunto dalla nuova Giunta regionale;

il professor Fraioli ha tra i suoi assistenti il proprio figlio Mario, recentemente specializzatosi in Neurochirurgia presso la scuola di specializzazione di Tor Vergata da lui stesso diretta, ed immediatamente dopo ciò risultato vincitore di un concorso per ricercatore universitario di neurochirurgia appunto;

nella stessa scuola di specializzazione da lui diretta, il professor Farioli, oltre al figlio, chiama anche la moglie, dottoressa Baldassarre, che così diventa la professoressa Baldassarre;

era voce insistente negli ambienti del Policlinico di Tor Vergata che il Fraioli figlio fosse l’unico specializzando del proprio corso ad operare con assoluta regolarità – a differenza dei suoi colleghi, impiegati di regola per compiti di segreteria o per accompagnare i malati in barella -, e non raramente le attività chirurgiche dei Fraioli, padre e figlio, venivano svolte in camera operatoria a porte chiuse;

l’attività scientifica della cattedra è di bassissimo profilo. In compenso però il Fraioli invierebbe con assoluta regolarità dei malati di tumori operati presso il Policlinico di Tor Vergata ad effettuare il ciclo di radioterapia presso il CIRAD, centro di radioterapia privato ubicato in una villetta del quartiere Montesacro e, a quanto risulta, di proprietà dello stesso Fraioli e dei suoi figli;

in particolare la CIRAD Srl gestisce una struttura privata specializzata in radioterapia, radiochirurgia stereotassica, oncologica, neurologia, neurochirurgia e neurochirurgia funzionale convenzionata con l’Università di Tor Vergata;

la clinica registra un numero elevato di pazienti provenienti dalle strutture ospedaliere e, a quanto risulta all’interrogante, soprattutto dall’Università di Tor Vergata. Da circa un anno la Casa di cura dispone inoltre di un servizio di fisiatria e di oncologia medica anche essi affidati a docenti di Tor Vergata. Stando a quanto risulta all’interrogante, secondo lo schema usuale, il paziente “reclutato” presso la Divisione di neurochirurgia verrebbe inviato per i trattamenti chirurgici e radioterapici alla Casa di cura che provvede anche al trattamento fisioterapico;

il rappresentante legale della struttura è uno dei figli del professor Bernardo Fraioli, il quale è contemporaneamente anche primario della Divisione di neurochirurgia dell’Università di Tor Vergata. Il Centro è diretto dalla figlia Chiara, specializzatasi in radioterapia presso Tor Vergata. Il Fraioli dirige la cattedra di neurochirurgia di Tor Vergata dall’anno 2001, quando fu nominato appunto direttore in seguito alla prematura scomparsa del suo predecessore, professor Renato Giuffrè;

nel caso specifico, il professor Fraioli, dipendente universitario e del Servizio sanitario nazionale, invierebbe i pazienti a se stesso per i trattamenti del caso. Così, ogni anno passano per la Casa di Cura oltre 1.000 pazienti; il 70 per cento di essi provengono da Tor Vergata;

il professor Fraioli, al fine di proseguire la redditizia attività, avrebbe fatto predisporre dalla Facoltà di medicina dell’Università di Tor Vergata un altro posto di professore nella specialità, da assegnare, nelle sue intenzioni, al figlio che ha recentemente vinto un posto di ricercatore universitario non appena terminata la Scuola di specializzazione;

dal 2001 in poi il Fraioli avrebbe “convinto” tre docenti di provata esperienza ad abbandonare la cattedra, con un conseguente evidente danno in termini di attività sia clinica che di ricerca, ma anche con l’evidente risultato di favorire l’ingresso del più giovane degli attuali docenti, cioè il figlio. Risulta al contempo che la richiesta di uno di questi tre di rientrare in servizio presso la cattedra è curiosamente ignorata dalla facoltà da oltre un anno, e da ultimo la decisione al riguardo è stata ulteriormente rinviata a data imprecisata in occasione della stessa seduta di Facoltà nella quale è stata chiamata come professore associato la nuora del Rettore, vicenda che ha richiamato l’interesse della stampa e dell’opinione pubblica;

inoltre vi è stata una protesta non ufficiale, ma più volte comunicata ai vertici dell’università da parte del personale docente non imparentato con il Direttore, riguardo alle situazioni di privilegio intollerabile di cui i parenti stretti del suddetto godono nell’ambito dell’attuale cattedra;

il livello modesto di qualità della cattedra ha portato ad una riduzione di posti letto da 20 a 10. La riduzione richiesta degli organi competenti era in realtà più cospicua (solo 8 posti letto), ma al riguardo sono intervenuti i vertici dell’università al fine appunto di mitigare l’impatto negativo,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda acclarare la veridicità di quanto richiamato in premessa, in particolare con riferimento alla vicenda del professor Fraioli;

se non ritenga che le modalità di esplicazione del servizio del professor Fraioli circa l’invio della maggior parte dei pazienti di Tor Vergata presso la casa di cura gestita dai suoi familiari, non configuri un palese conflitto interessi;

quali iniziative intenda assumere al fine di assicurare la piena regolarità dei concorsi da ricercatore affinché non ci siano casi di nepotismo;

se corrisponda al vero che il professor Fraioli avrebbe fatto predisporre dalla Facoltà di medicina dell’Università di Tor Vergata un altro posto di professore nella specialità per poterlo assegnare al figlio e, di conseguenza, quali iniziative di competenza intenda adottare affinché siano rispettati i diritti di coloro che operano nella struttura pubblica e che da anni sono in attesa di migliorare il proprio status al servizio e nell’interesse della sola sanità pubblica;

se corrisponda al vero che il professor Fraioli avrebbe indotto tre docenti ad abbandonare la cattedra per favorire l’ingresso del figlio e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di garantire il rientro in servizio di uno dei docenti che ne ha fatto richiesta;

quali misure urgenti intenda adottare per consentire ai giovani più meritevoli, ma non rientranti nell’orbita delle baronie familiari, come quella dei Fraioli, di poter esprimere il loro valore nelle università italiane, invece di emigrare e di portare all’estero la loro eccellente capacità ed affermazione indubitabile nel mondo della ricerca straniera con gravissimo danno del Paese.

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