BNP Paribas finanzia il nucleare in Giappone

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00357
Atto n. 2-00357

Pubblicato il 24 maggio 2011
Seduta n. 557

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, dello sviluppo economico e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che

il sito “Caffè News” del 20 maggio 2011, in un articolo “Ecco chi finanzia il nucleare in Giappone”, riporta la notizia che BNP Paribas, proprietaria della Banca nazionale del lavoro, impiega oltre 13 miliardi di euro per finanziare l’energia atomica;

si legge: «Più di tredici miliardi di euro per finanziare l’energia atomica in diversi paesi tra i quali Giappone, Brasile e India. La BNP Paribas, “La banca per un mondo che cambia” (come recita lo slogan), è la prima banca per investimenti nel nucleare. Tra i maggiori clienti della BNP Paribas c’è la TEPCO (Tokyo Electric Power Company) – l’azienda energetica che gestisce la centrale di Fukushima. Secondo uno studio commissionato da un consorzio di Ong all’istituto di ricerca Profundo, la BNP Paribas ha investito nella TEPCO 547,5 milioni di euro (tra il 2000 e il 2009). Di cui 436 milioni circa in bond, 73 milioni in prestiti societari e una somma pari a 38 milioni circa in credito revolving. Inoltre la BNP Paribas, ha interessi in altre due aziende energetiche giapponesi: la KEPCO (Kansai Electric Power Company) per 5,1 milioni di euro e la J-Power, nella quale ha investito 59,5 milioni di euro in assets. Tutte e tre queste compagnie possiedono reattori nucleari in Giappone. I reattori presenti sul territorio del sol levante sono in tutto 55, mentre 14 sono in costruzione. La TEPCO – la quarta compagnia energetica del mondo – ne ha 17 in tre diversi impianti: Fukushima I, Fukushima II e Kashiwazaki-Kariwa. Altri quattro reattori della TEPCO sono in fase di costruzione: due a Higashidori e due a Fukushima I, lo stesso impianto che ha causato problemi. La J-Power sta costruendo un reattore a Ohma che dovrebbe essere operativo entro il 2014. Mentre la KEPCO ne possiede 11, negli impianti di Mihama, Ohi e Takahama. Le banche hanno un forte ruolo nel finanziamento del nucleare; i costi per la costruzione dei reattori, infatti, sono così alti che le aziende hanno bisogno di abbondanti investimenti per realizzarli. Il gruppo BNP Paribas è uno dei più grandi gruppi bancari al mondo e può permettersi di finanziare le compagnie nucleari. Nel 2010 ha annunciato entrate per 43,6 miliardi di euro (+ 9,2% rispetto al 2009) ed ha assunto 24 mila nuovi dipendenti. In Italia fanno parte del gruppo BNP Paribas la BNL e Findomestic. La banca si presenta con il logo verde e sbandiera progetti ecosostenibili ma evita accuratamente di parlare dei propri investimenti nell’atomo: non siamo riusciti a trovare una sola riga in cui la banca ammetta di investire nel nucleare. Il dibattito è da tempo presente sul web, mentre non è stato trattato dai giornali; forse perché il gruppo BNP Paribas è anche un grande compratore di spazi pubblicitari nei più importanti quotidiani e periodici. Nei giorni successivi al terremoto, la BNP Paribas ha annunciato di aver versato 885 mila euro alla Croce rossa del Giappone. In più due sue controllate, la BNP Paribas Assurance e la Bank of the West hanno donato rispettivamente 442,5 mila euro e 140 mila euro. “I nostri pensieri sono con il popolo giapponese e con i nostri 900 impiegati di Tokyo”, ha dichiarato il direttore generale di BNP Paribas Baudouin Prot. Non una parola sul sostegno al nucleare. Abbiamo provato a contattare la BNP Paribas per chiedere loro un commento ma non rispondono alle domande per telefono, né hanno reagito alle nostre e-mail. Avremmo voluto sapere a quanto ammontano i profitti che la banca ricava dal nucleare. E soprattutto quanti clienti della banca sono informati di ciò che contribuiscono a finanziare. “I clienti non sono assolutamente informati su come le banche investono i capitali – dice Giulio Caselli di ADUSBEF. Non c’è trasparenza; specialmente su investimenti non sempre condivisibili come nel caso del nucleare”. Per l’associazione che difende gli utenti dei servizi bancari e finanziari “sarebbe necessario un intervento legislativo che obbligasse le banche a informare i consumatori, visto che gli istituti non sono interessati a pubblicizzare questo tipo di attività”. La BNP Paribas finanzia anche la realizzazione di reattori ad alto rischio in Brasile e in India. Secondo Greenpeace, in Brasile sta per riprendere la costruzione del reattore Angra 3 (a 130 Km da Rio de Janeiro) iniziata nel 1984 e fermata nel 1986 (dopo i fatti di Chernobyl). La costruzione di Angra 3 riprenderebbe con le stesse tecniche di trent’anni fa, ritenute ormai obsolete in Europa. Da notare che il Brasile è uno dei più grandi produttori di energia rinnovabile e riesce già a provvedere al proprio fabbisogno energetico senza ricorrere all’atomo. In India la BNP Paribas finanzia la costruzione di un impianto nucleare a Jaitapur. L’Azienda indiana per l’energia nucleare (NPCIL), ha dichiarato alla stampa che l’impianto è del tipo Epr, cioè il più sicuro sul mercato; ma l’esperta nucleare di Greenpeace International Beth Herzfeld afferma che “la centrale sarà costruita su una zona ad alto rischio sismico”. “In più – dice – anche le centrali Epr costruite in Europa hanno mostrato la presenza di difetti che ne condizionano la sicurezza, come nel caso di Olkiluoto in Finlandia”. Da quando l’Ue ha fissato al 2020 il termine per la riduzione del 20% delle emissioni gas serra, gli investitori sono incoraggiati a scommettere di più sull’energia rinnovabile e sul nucleare europeo. Fra i maggiori clienti italiani di BNP Paribas c’è – sempre secondo la ricerca – il gruppo Ansaldo, interessato alla creazione di centrali nucleari e alla gestione delle scorie. Secondo Caselli, “se i clienti fossero più informati di ciò che fanno alcune banche probabilmente metterebbero i soldi da qualche altra parte”. Da un sondaggio della Commissione Europea pubblicato nel Marzo 2010, emerge che solo il 20% degli Italiani sarebbe favorevole a un aumento dell’uso di energia nucleare, ma ben il 78% degli intervistati ha risposto di non essere “per nulla” oppure “non molto” informato sull’argomento. Per il professor Carlo Andrea Bollino, ordinario di Economia dell’energia all’Università degli studi di Perugia, la banca non è direttamente responsabile del disastro di Fukushima, “ma – dice – sarebbe auspicabile che i piccoli risparmiatori fossero informati su come la banca gestisce i loro soldi; è un fatto di civiltà”. “Si potrebbe aumentare la trasparenza permettendo la tracciabilità degli investimenti finanziari, come si fa per la Chianina o per altri prodotti alimentari, attraverso un’autoregolamentazione del sistema. Anche se – ammette – la tracciabilità della carne è stata una regola imposta e non volontaria”»,

si chiede di sapere:

se la tragedia di Fukushima, la cui gravità è forse superiore a quella di Chernobil, nascosta dalla TEPCO, con 17 reattori in tre diversi impianti ed altri quattro in fase di costruzione, con la J-Power che sta costruendo un reattore a Ohma, che dovrebbe essere operativo entro il 2014, e la KEPCO che ne possiede 11, non debba servire da monito per un abbandono definitivo del nucleare;

se risponda al vero che tra i maggiori clienti italiani di BNP Paribas-Bnl ci sia il gruppo Ansaldo, interessato alla creazione di centrali nucleari ed alla gestione delle scorie;

se le banche, che hanno un ruolo determinante nel finanziamento del nucleare, dati gli alti costi per la costruzione dei reattori che necessitano di elevati investimenti per realizzarli, non debbano informare i correntisti su quali investimenti indirizzano i loro soldi;

se la pubblicità del gruppo BNP Paribas, proprietaria di BNL e Findomestic, che si presenta con il logo verde sbandierando progetti ecosostenibili ed evitando accuratamente di parlare dei propri investimenti nell’atomo, non possa essere considerata ingannevole;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per imporre ai signori del credito, che hanno generato la crisi sistemica per soddisfare una smisurata avidità di guadagno ed i loro personali profitti al riparo da un’informazione schietta quando piuttosto cercano di controllarla o direttamente o mediante il “ricatto” degli investimenti pubblicitari, di rendere trasparenti e fruibili agli occhi della clientela gli investimenti a cui vengono indirizzati, considerato che il direttore generale di BNP, Paribas, Baudouin Prot, si ostina a tenerli oscuri.

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