Cricca Appalti- Dati contenuti nel pc di Anemone il grande elemosiniere del sistema degli appalti

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05281
Atto n. 4-05281

Pubblicato il 26 maggio 2011
Seduta n. 559

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’interno, delle infrastrutture e dei trasporti e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

da un articolo di Carlo Bonini per “la Repubblica” del 25 maggio 2011 sui dati contenuti nel personal computer di Anemone si apprende che: «Ne aveva per il Diavolo e per l’Acqua Santa, Diego Anemone, il Grande Elemosiniere del sistema degli appalti. Fossero centinaia di migliaia di euro per “case da ministro” o 8 euro per il “bollino blu” del controllo dei gas di scarico dell’auto. Per dirne qualcuna: 230 mila euro, di cui nulla sin qui si era saputo, per il preliminare di acquisto del celebre mezzanino vista Colosseo di via del Fagutale, il cui proprietario, l’”inconsapevole” Claudio Scajola, “ignorava” il vero compratore (e cioè lui, Diego Anemone). Cinquemila euro consegnati al cardinal Crescenzio Sepe, guida di Propaganda Fide. Contanti a fiumi per accudire i bisogni, anche di lavanderia, del potentissimo capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, nonché per sedare le richieste della famiglia di Angelo Balducci, presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici. E ancora: la miseria dell’acquisto di un frullatore, della terra per vasi, e di un trasformatore per un onorevole “ministro” (ancora Scajola, per i pm), la “tassa” delle cene elettorali di Forza Italia (4 mila euro), spese immobiliari per il presidente dell’Enac Vito Riggio (oltre 18 mila euro), ventimila euro a beneficio di un immobile (piazza Capponi) della patinata coppia Giulio Violati-Maria Grazia Cucinotta, un significativo giro di contanti verso Martina L., identificata come la figlia del ministro Pietro Lunardi. Cade l’ultimo segreto che proteggeva la contabilità occulta del costruttore Diego Anemone. I file estratti dal computer della sua segretaria, Alida Lucci, dal Ros dei carabinieri di Firenze e ora trascritti in 900 pagine depositate ieri agli atti della cosiddetta “inchiesta G8″, consegnano ai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, un documento cruciale che torna ad accusare i principali protagonisti di questo affaire. E che annuncia nuova tempesta per Claudio Scajola. La posizione dell’ex ministro, oggi impegnato a riprendersi il coordinamento del Pdl, è stata trasmessa da Perugia al procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna (che nelle prossime ore riceverà anche queste ulteriori 900 pagine) perché, “anche alla luce delle nuove acquisizioni”, “valuti la possibilità” di una sua iscrizione al registro degli indagati per riciclaggio»;

si legge ancora di Scajola che «il certosino Anemone (al costruttore non sfugge un centesimo delle sue “liberalità”), che lo archivia come “Scaiola” o preferibilmente “Scaj”, annota una prima volta nell’ottobre del 2001, quando è ministro dell’Interno e il denaro si conta ancora in lire. “5 milioni per rimborso Vanessa spese ministro”; “1 milione spese autista Scaiola”. Lo ritroviamo quindi il 19 maggio del 2004, due mesi prima del contratto definitivo di compravendita del mezzanino di via del Fagutale (6 luglio) che lo farà felice e “inconsapevole” proprietario. Sapevamo sin qui che Anemone, tramite l’architetto Zampolini, aveva “contribuito” per 900 mila euro. Ora, salta fuori che il costruttore si muove già per il compromesso e per saldare le spese di agenzia: “compromesso (200)+agenzia (30) Scaj”. Fanno 230 mila euro. Che vanno sommati ad altri misteriosi 168 mila di “rimborso” così segnalati in uscita il 21 ottobre 2004: “c/c via del Fagutale Rimb. A Maria Corse”. Non è tutto. Ci sono 147 euro e 60 per l’elettricista (5 agosto 2004), 96 euro per un banale trasformatore in via del Fagutale, 83 euro e 20 per “terra segr. Scaj” e, “verosimilmente”, ritengono i pm, 100 euro di “rimborso” che la contabilità indica “per frullatore Ministro”»;

dalla lettura di un altro articolo di “la Repubblica” del 26 maggio, si apprende che dalla nuova lista Anemone da oggi al vaglio della procura di Roma sono evidenti le anomalie nella compravendita dell’appartamento con vista sul Colosseo. Si legge infatti: «E una partita che Scajola aveva dato frettolosamente e strumentalmente per archiviata (da quando aveva ritenuto che il tempo del suo breve purgatorio politico si fosse esaurito, ripeteva di essere stato “scagionato”) riprenderà esattamente dal punto in cui l’avevamo lasciata. Con una differenza sostanziale, rispetto ai giorni dell’aprile 2010, quando il caso scoppiò. Che dodici mesi di indagini dei pm umbri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, il patteggiamento e le ammissioni dell’architetto Angelo Zampolini, “corriere” e “spicciafaccende” di Anemone, hanno fissato documentalmente – e dunque in modo incontrovertibile – le anomalie di quella compravendita, umiliando la tesi dell’”acquisto inconsapevole”. Il procuratore di Roma, Giovanni Ferrara, ripete da ieri che “ogni valutazione sulla posizione di Scajola è prematura”. Che la decisione che dovranno prendere il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Ilaria Calò non può prescindere dall’esame delle nuove emergenze istruttorie di Perugia. A cominciare dalla prova documentale che, nel maggio del 2004, Anemone versò 200 mila euro in contanti (oltre ai 30 mila per la mediazione dell’agenzia), per chiudere il preliminare di acquisto di via del Fagutale. Circostanza, questa, che, da sola, rende inverosimile l’ipotesi di un acquirente (Scajola) che, al momento del rogito (6 luglio 2004), non si accorge, peggio “non sa”, che per la casa che sta comprando le venditrici hanno già ricevuto parte del prezzo»;

si legge in seguito: «I carabinieri del Ros e la Finanza hanno documentato in questi mesi qualcosa in più (anche questi sono atti depositati). I lavori di ristrutturazione di via del Fagutale vennero diretti dalla società “Medea”, di proprietà di Anemone e Mauro Della Giovampaola (braccio destro del provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci), e gli artigiani che lavorarono nell’appartamento, dall’impiantistica, agli stucchi, ai servizi, vennero saldati da Anemone, con fatture caricate su un appalto pubblico che aveva vinto (la caserma dell’allora Sisde di piazza Zama) e di cui gonfiò i costi. Possibile, verosimile, ragionevole, che il ministro non si accorse di non aver saldato neppure una fattura a un elettricista?»;

si apprende sempre dalla lettura del primo articolo citato che: «Ce n’è anche per un altro ex ministro, quel Pietro Lunardi, accusato di corruzione per l’acquisto da Propaganda Fide di un palazzo in via dei Prefetti (3 giugno 2004). Nella contabilità di Anemone fa capolino la figlia, annotata in un caso come “Martina L.”, altre volte (se è a lei che il costruttore si riferisce) come “Martina”, e comunque sempre in occasione di “uscite” in carico a via dei Prefetti. Sono 250 mila euro il 2 gennaio 2006. E sono oltre 280 mila il 28 ottobre 2004. Con una particolarità, in questo caso: i soldi vengono annotati in entrata e in uscita nello stesso momento e per lo stesso importo. Perché? È un fatto che via dei Prefetti è indirizzo che sta a cuore ad Anemone. Perché dell’immobile vengono regolarmente pagate le utenze (luce, acqua, gas), prima e dopo la sua vendita. (…) Del resto, del tipo di legame del costruttore con Propaganda Fide e gli ambienti vaticani, la contabilità elide ogni traccia prosaica. Il 12 novembre 2004, escono per “cassa” 5 mila euro per “C. Sepe”, il cardinale a capo della Congregazione. A monsignor Francesco Di Muzio, capo ufficio dell’amministrazione immobiliare di “Propaganda”, vanno “5 mila euro” per l’indulgenza di una “benedizione” e due omaggi in profumi (105 euro il 7 luglio 2008, 535 l’11 dicembre dello stesso anno). Mentre monsignor Franco Camaldo, mondano cerimoniere del Papa, non deve disturbarsi per saldare il meccanico che ha in carico il suo fuoristrada. Fanno 3 mila 250 euro. Annotati puntualmente come anche “una torta di compleanno per Monsignore” da 23 euro. (…) Anche la solerzia per i bisogni di Guido Bertolaso non viene via gratis. Nei 4 anni (2003-2007) di “affitto inconsapevole” del capo della protezione civile in via Giulia, se ne vanno 33 mila 632 euro e 56 centesimi tra pigione, utenze, riparazioni di guasti alla tv, spese di lavanderia. Senza contare, si legge alla voce uscite del 27 settembre 2006, “30 mila euro per ft. Olivia Bertolaso (la figlia ndr.) emessa odd. ” e “20 mila euro” per spese sostenute da “G. Bert.” a “Marilleva”, località sciistica trentina. Nulla rispetto al pozzo senza fondo della famiglia Balducci. In nove anni, le voci in uscita sono centinaia. Quante le migliaia di euro che contabilizzano. E che coprono ogni possibile bisogno di papà Angelo, della moglie Rosanna Thau, dei figlioli Filippo e Lorenzo. Acquisto di case, manutenzione della villa di Montepulciano, acquisto di quote in società di produzione cinematografica e compenso dei loro attori, pagamento annuale dell’Ici per l’intero nucleo familiare (salassi da 5-6 mila euro), utenze, ricariche telefoniche, anticipi per acquisto di auto e di un “quad” per Lorenzo. Ragazzo a cui non viene fatto mancare proprio niente. Neppure uno skipass per l’inverno (200 euro), il bollino blu (8 euro) e “l’estratto di famiglia per l’allaccio del gas” (23 centesimi)»,

si chiede di sapere:

se, alla luce dei fatti esposti, risulti al Governo che pubblici ufficiali e persone ricoprenti incarichi di Governo abbiano ricevuto regalie, favori o altre utilità non dovute e, a riguardo, se non si intenda promuovere un’indagine autonoma in tutti i Ministeri eventualmente interessati al fine di rivedere gli atti firmati dagli stessi nonché le relative procedure;

se risulti che la cosiddetta “cricca degli appalti”, che sembra aver esportato i soldi all’estero tramite i normali canali bancari, si sia avvalsa del terzo scudo fiscale per ripulire i proventi di attività illecite, e che non abbia altresì trovato ausilio indiretto nelle larghe maglie dei controlli di vigilanza;

a quale titolo e per quali favori particolari sia stata elargita la somma di 18.000 euro al Presidente dell’Enac, Vito Riggio;

quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di rendere maggiormente spedito l’esame di tutti i disegni di legge sulla corruzione e i reati contro la pubblica amministrazione giacenti in Parlamento.

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