Month: maggio 2011

Speculazioni Eur spa

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05261
Atto n. 4-05261

Pubblicato il 24 maggio 2011
Seduta n. 557

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

l’Eur è un piccolo quartiere di Roma con una storia che affonda nel ventennio e una ricchezza tutta contemporanea. Un quartiere di banche, multinazionali musei e uffici pubblici, di residenti famosi e speculazioni in corso;

l’Eur è gestito di fatto da una società pubblica in mano al Ministero dell’economia e delle finanze al 90 per cento e al Comune di Roma, con il 10 per cento. Pertanto non è il Comune di Roma ha gestire gli investimenti la pianificazione urbanistica e gli eventi, ma è Eur SpA;

la società pubblica, che ha ereditato dal ventennio fascista un “ben di dio” di palazzi, musei, centri congressi, strade e parchi, da 12 anni è pure una società per azioni;

da un’inchiesta di Corrado Zunino, pubblicata su “la Repubblica”, il 20 maggio 2011 su Eur SpA si apprende che: «Con i bilanci esausti che si ritrova, oggi Alemanno può solo approvare ciò che i ricchi padroni del quartiere deliberano»;

si legge infatti: «”Pubblico e privato insieme, l’esistenza di Eur spa è un’anomalia totale”, dice l’economista Giorgio Ruffolo ricordando come la società per azioni controllata dallo Stato abbia ereditato dall’Esposizione universale del 1942 un ben di dio di palazzi e musei, strade e marciapiedi, parchi e innaffiatoi e che, forte della sua potenza economica (645 milioni di euro a bilancio), si muove sul territorio come farebbe un feudatario dell’undicesimo secolo che deve rispondere solo al monarca e alla sua corte. “Creiamo valore per gli azionisti”, è la traduzione contemporanea. Eur spa per missione deve valorizzare un patrimonio fatto di tredici monumenti (il Colosseo quadrato, per ricordare), lo straordinario Centro congressi di Adalberto Libera, il Palazzo dello sport di Piacentini e Nervi, il Velodromo, la piscina olimpica più quattro parchi allargati su 63 ettari che custodiscono 46 specie arboree rare. La società pubblica e privata mette a reddito il patrimonio, innanzitutto, affittando ali e nicchie dei suoi musei preziosi e delicati. A chi? A centri moda e uffici finanziari, ristoranti e gelaterie, centri benessere di lusso, a polizia, carabinieri, all’amministrazione pubblica. Sono affitti onerosi: 28 mila euro il mese più Iva per le strutture profit che ai clienti offrono saune e olii balsamici. Chi paga, lamenta che queste cifre sono fuori mercato e che il prodotto offerto, la nicchia preziosa, è pieno d’acciacchi. Dalle pigioni Eur spa incassa 40 milioni l’anno. Nelle ultime stagioni l’ente ha deciso – per realizzare profitti come da statuto – di costruire nuove opere, opere d’arte contemporanee, e trasformare così il “business district” nel secondo polo turistico di Roma. Ecco, quindi, il futuro Centro congressi dell’archistar Massimiliano Fuksas. È in ritardo di 15 anni, ma entro la prossima stagione mostrerà la sua immaginifica Nuvola in goretex: dentro ci cammineranno, poggiati su una teca in acciaio, i visitatori. A fianco sta crescendo La Lama, albergo di classe superiore e a 16 piani che oggi trova qualche difficoltà a essere collocato sul mercato. Poi c’è l’Acquario sotterrato al Laghetto artificiale, ai piedi del Palasport: non si sa ancora se sarà realizzato con pesci veri o sagome di pesci, di certo offrirà all’affamata Eur Spa 700 nuovi parcheggi in un’area sempre più pregiata. La società pubblico-privata, che ha dato vita nel quartiere alla più importante rivoluzione urbanistica contemporanea della capitale, ha deciso di entrare in un affare che, fino a ieri, era solo delle Finanze (Fintecna). Sono le vecchie torri dell’Agenzia delle Entrate dirimpetto la Nuvola di Fuksas: saranno abbattute e trasformate in un palazzo residenziale a forma di C da un’altra stella dell’architettura contemporanea, Renzo Piano. Per realizzare tutti gli investimenti Eur Spa si è indebitata per 400 milioni, grazie anche a spericolate operazioni finanziarie sui derivati. Poi ha dovuto ristrutturare il debito, sceso adesso a 190 milioni, con quattro banche italiane. Palazzinari di Stato e multimprenditori A questo ircocervo pubblico-privato, la Eur Spa appunto, non è bastato assecondare i progetti urbanistici più ambiziosi delle amministrazioni rutellian-veltroniane. In un crescendo di vitalità, sotto Alemanno la società di quartiere ha tentato di richiamare sulle strade di Roma sud il gran premio di Formula Uno contornando il potenziale business da un miliardo di euro con torri altissime. Sono state cancellate, insieme al gran premio. Sì, nelle ultime stagioni Eur spa si è messa a fare il costruttore. Con spregiudicatezza è andata ad abbattere il pezzo più ingombrante del suo patrimonio, il Velodromo ciclistico dove nei Sessanta trionfava Antonio Maspes: milletrecento cariche di tritolo contro ogni vincolo e il mausoleo del ciclismo è andato giù. Per quella distruzione gli amministratori di Eur Spa sono incappati in due inchieste giudiziarie: per una, la diffusione di amianto nell’aria, il pm Terracina ha appena mandato a processo un tecnico della società. Spianata l’area, l’ente ha messo mano a progetti di sviluppo immobiliare di case di pregio. Quattro palazzi da cinque piani li ha previsti sul catino dell’ex Velodromo e altri tre palazzi (nove e quattordici piani) al vicino Torrino, quartiere nato tredici anni fa e solettato di cemento senza soluzione di continuità. Walter Veltroni voleva piscine in quest’area, l’ente sotto Alemanno ha trasformato il progetto in palazzoni. Qui e all’ex Velodromo costruirà la romana Condotte spa: socia con Eur spa nel consorzio Aquadrome e invece controllata da Eur spa nella costruzione delle opere di Fuksas. Iniziano i conflitti. Ancora, la spa-quartiere ha acquistato terreni fuori dal Pentagono dell’Eur, sulla Laurentina: vuole proseguire la sua attività immobiliare nel resto della città. Va detto che in questo quadrante di Roma ci hanno già pensato i palazzinari storici a regalare lo stesso profilo – edifici alti con balconi profondi – a chilometri di orizzonte: negli ultimi trent’anni da Tor Pagnotta al mare sono stati sversati 24 milioni di metri cubi di cemento»;

si legge ancora: «Non è finita, Eur Spa – che dovrebbe essere solo il custode di un patrimonio storico-artistico straordinario – oggi si è lanciata in cento attività profittevoli e lontane dalla sua natura: vuole produrre energia alternativa, realizzare la banda larga del quartiere e gestire la trasformazione del waterfront di Ostia, il suo lungomare, quindi curare il recupero delle architetture razionaliste al Foro Italico e nel centro storico di Latina. Ecco, l’ente dell’Eur con la forza patrimoniale che gli consente forti indebitamenti con le banche, la protezione politica e istituzionale che gli è garantita dai soci pubblici e la libertà d’azione possibile grazie alla trasformazione in spa, oggi si è messa a vendere appartamenti con i pavimenti in teak e la raccolta differenziata pneumatica. Si è messa a fare l’imprenditore tout court: ambiente, rifiuti, riciclaggio, telefonia. È diventato un fornitore di servizi ben remunerato e può indicare un’idea di politica locale futura con questo centrodestra al potere: l’ente privato porta i soldi ai comuni e, quindi, piega alle sue esigenze le politiche nel territorio in cui opera. Costruisce dove vuole, innanzitutto. Eur spa, nata con il centrosinistra nel 1999, oggi è un esempio (clonabile) di privatizzazione di una porzione di territorio. L’assunzione di soci e amici. Ma chi è Eur spa? Da chi è fatta? Perché negli ultimi dodici anni è diventata così potente? L’ente è presieduto da un imprenditore forzista come Pierluigi Borghini, battuto da Francesco Rutelli quando si candidò, nel 1997, a sindaco di Roma. Molto impegnato dall’attività golfistica, Borghini negli uffici di largo Testa è aiutato da tre assistenti. Neppure Alemanno. L’amministratore delegato, vero motore della struttura, dal luglio 2009 è Riccardo Mancini, 52 anni, imprenditore nato, cresciuto e residente all’Eur con quote di proprietà in 24 società (più quattro in liquidazione). Il nonno materno, Romolo Zanzi, nel 1916 fondò un’azienda specializzata nel ramo riscaldamento che alla fine dei Novanta fatturava 160 miliardi. Con l’ingresso in Eur, l’ad Mancini ha aggiunto ai ruoli nelle società di famiglia sette cariche “pubblico-private”. Ovvero, è amministratore delegato di Eur Spa, Eur Congressi Roma (gestirà la Nuvola), EurFacility (manutenzione del palazzo delle Poste) ed Eur Tel (cablatura telefonica del quartiere), presidente di Aquadrome (i costruttori all’ex Velodromo) ed Eur Power (energia e teleriscaldamento), poi consigliere di Marco Polo (la società che cura i beni del territorio). Come amministratore della holding, Mancini denuncia uno stipendio di Stato di 185 mila euro. Il resto, dice, sono gettoni di presenza. Bene, andando a controllare le private intraprese dell’amministratore pubblico si scopre, intanto, che a ogni presente e futura attività della “galassia Eur” corrisponde un’azienda che lavora in quel settore sotto il controllo di Mancini. Energia e teleriscaldamento attraverso Eur Power? Il Mancini imprenditore ha posseduto quattro società che si occupano di commercio di combustibili per riscaldamento e una che costruisce apparecchi per la produzione di elettricità. Investimenti immobiliari all’ex Velodromo? Mancini possiede azioni dell’immobiliare Castel Di Leva. Con Ama e Acea gestisce i rifiuti dell’Eur? In questo campo l’ingegnere meccanico Mancini è socio unico della Società generale rifiuti e presidente della Treerre, “recupero, riciclaggio, riutilizzo”, di cui rilevò le quote da Franco Berbabé. Uno dei cavalli di battaglia delle politiche di Eur spa è “l’espansione a mare” di mussoliniana memoria e, segnatamente per l’ad Mancini, lo sviluppo del quadrante Fiumicino. Il manager pubblico nel privato è stato consigliere della Fiumicino servizi. L’uomo si è poi costruito una solida fama per aver ristrutturato il debito della Eur Spa, ma la gavetta l’aveva fatta nella sua Gefi fiduciaria romana. E poi è un esperto creatore di scatole pubbliche, spa e srl. L’esperienza, qui, Mancini l’aveva fatta nel suo Consorzio Gspa “per pubbliche amministrazioni in liquidazione”. Di tutte queste società Mancini, da quando è stato nominato manager pubblico all’Eur, non ha mollato un’azione. Anzi, alcune le ha avviate in prossimità della sua nomina all’ente pubblico. Potrebbe sembrare l’uomo scelto per mettere a servizio del pubblico le esperienze fatte nel privato, Riccardo Mancini. Entrando nel dettaglio delle sue attività si scopre, però, che l’ingegnere prima di diventarne amministratore è stato consulente di Eur spa per il gp di Formula Uno. Che, da amministratore, ha attivamente spinto. I conflitti di interesse del manager alemanniano – ha finanziato personalmente la campagna elettorale del sindaco nel 2006 e ne è stato uno dei tesorieri per quella del 2008 – diventano palesi quando si scopre che in due società private di Mancini è consigliere e in una terza azionista e amministratrice Emilia Fiorani. E chi è questa signora 46enne? La compagna di Carlo Pucci. E chi è Carlo Pucci? È il tabaccaio di viale Europa, strada centrale del quartiere, che con l’arrivo di Mancini alla guida di Eur spa è diventato il direttore marketing dell’ente. Il marketing è decisivo in Eur Spa, la cattura di nuovi affitti è missione primaria per la tenuta dei bilanci. E perché l’amministratore delegato Mancini sistema ai vertici dell’ente l’ex marito di una socia che per curriculum ha una lunga esperienza in tabaccheria? Ci sono ragioni d’affari, seguendo le visure camerali. Ma, vedremo più avanti, anche di politica condivisa in gioventù e in tempi adulti. È interessante notare, ancora, come la Fiorani e Mancini abbiano controllato nel tempo la stessa società che vende chincaglieria varia: si chiama E42, come l’Esposizione universale del 1942 di cui oggi l’ingegnere – con il vestito del manager di Stato – amministra i lasciti»;

si legge inoltre che: «E chi c’è nell’ultima Eur spa, quella protetta da Alemanno, dove sono stati mandati via i tecnici qualificati e sono entrati i tabaccai di estrema destra? Sono stati esautorati i dirigenti storici per far posto a Dario Panzironi figlio di Franco, amministratore delegato di Ama, la società pubblica che pulisce le strade della capitale. Per la Parentopoli romana, l’assunzione di uomini vicini al sindaco nelle aziende municipalizzate, Panzironi senior è indagato per abuso d’ufficio. Il manager è consigliere della società Marco Polo satellite della potente Eur spa e suo figlio Dario, già portaborse in Comune, ora è funzionario proprio dell’Eur Spa con un contratto a tempo indeterminato. Mancini ha estratto il suo nome tra sessanta curriculum ricevuti. La filiazione ad libitum di nuove realtà pubblico-private figlie di Eur spa ha portato nei ruoli di controllo delle società “a cascata” sempre agli stessi uomini. Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, manager fedele a Gianni Letta, è presidente del collegio sindacale in sette “Eur-qualcosa” su sette. Controlla lui che sia tutto in ordine. E presidente della Marco Polo spa, fino a poche settimane fa, è stato Paolo Togni, sistemato da Alemanno in Comune alla direzione delle Politiche ambientali, nuclearista per convinzione ed estrazione professionale, coinvolto nel 2007 nelle inchieste sulla ricostituzione della loggia P2. Togni ha lasciato “Marco Polo” accusando la società di fare gli interessi di terzi. Infine, del “gruppo Mancini” fa parte Angelo Jacorossi, la Tangentopoli del 1992, un miliardo e mezzo (in lire) pagate per riscaldare le case Iacp di Roma. L’imprenditore oggi amministra una società, la Saccir, di cui è stato a lungo consigliere il nostro ingegner Mancini. Ma Jacorossi è anche l’amministratore di Eur Power: sta lanciando la “smart grid”, l’autosufficienza energetica del quartiere. Come dice Riccardo Mancini, avanguardista nero della prima ora: “Noi dell’Eur siamo una macchina guerra”»;

considerato che:

Eur SpA deve, per missione, valorizzare il suo straordinario patrimonio artistico fatto di palazzi storici, nonché esserne il custode: palazzo della Civiltà italiana, palazzo dei Congressi, palazzo Uffici, Nuovo centro congressi, albergo Nuovo centro congressi, Salone delle fontane, palazzo dello sport, Piscina delle rose, monumento a Guglielmo Marconi, palazzo mostra delle arti e delle tradizioni popolari, palazzo Mostra dell’agricoltura e bonifiche, palazzo Mostra della romanità, palazzo Mostra dell’arte moderna, palazzo Mostra dell’arte antica, palazzo Mostra dell’autarchia e del corporativismo ed edifici delle Forze armate, palazzo Mostra della scienza universale, palazzo ex Ristorante ufficiale dell’ente;

a quanto risulta all’interrogante, la società, negli ultimi anni, si è “lanciata” in 100 attività profittevoli lontane dalla sua natura;

la società, con una “potenza” patrimoniale che gli consente forti indebitamenti con le banche, con la protezione politica istituzionale che le è garantita dai soci pubblici e la libertà d’azione che è possibile grazie alla trasformazione in società per azioni, ora si è messa a fare palazzine, a fare l’imprenditore tout court,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti chi ci sia, realmente, dietro Eur SpA, la società di “soci e amici”;

quali siano i motivi e i percorsi che hanno portato Eur SpA, negli ultimi 12 anni, ad assumere così tanta potenza;

se risulti quali siano i costi relativi alla costituzione dell’Eur Congressi Roma, dell’Eur Tel e dell’Eur Power e i compensi eventualmente riconosciuti per incarichi conferiti e per l’organizzazione e la funzionalità delle medesime;

se il Governo non ritenga che le società pubbliche di diritto privato, come Eur SpA, rischiando capitale pubblico, mettono sullo stesso piano gli interessi generali della comunità, il rischio imprenditoriale, nonché la concorrenza non equa con gli operatori privati del settore, permettendo a pubblici amministratori di utilizzare i soldi della collettività con la stessa disinvoltura e la stessa autonomia dei capitalisti privati che rischiano il proprio denaro e, di conseguenza, quali iniziative normative intenda intraprendere al fine di sanare detta anomalia;

se non ritenga che le sempre più frequenti gettate di cemento, con un cantiere dietro l’altro, stravolgano di continuo la caratteristica urbanistica dell’Eur, con il suo prezioso valore artistico culturale, creando un’edilizia intensiva a puro scopo speculativo per fare cassa;

se, alla luce di quanto esposto in premessa, non ritenga che nella figura dell’amministratore delegato Mancini non si configuri un evidente conflitto di interessi, considerato che controllando le private intraprese dell’amministratore pubblico si scopre che a ogni presente e futura attività della “galassia Eur” corrisponde un’azienda che lavora in quel settore sotto il controllo dello stesso;

se risulti chi ci sia nell’ultima Eur SpA, quella, a detta dell’articolo di stampa, protetta da Alemanno, dalla quale sono stati mandati via i tecnici qualificati e in cui sono entrati “i tabaccai di estrema destra” nonché esautorati i dirigenti storici per far posto a Dario Panzironi figlio di Franco;

quali siano i motivi per cui le nuove realtà pubblico-private figlie di Eur SpA hanno portato nei ruoli di controllo delle società sempre gli stessi uomini;

quali iniziative intenda adottare affinché, ai sensi del decreto-legge n. 78 del 2010, si applichino le disposizioni sulla riduzione del perimetro della pubblica amministrazione anche alla società Eur SpA, al fine di garantire il concorso di quest’ultima agli obiettivi generali di risparmio di spesa pubblica;

quali iniziative di competenza intenda adottare perché siano pubblicate tutte le consulenze di Ministeri e società pubbliche.

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Contestazioni operato Presidente del centro regionale del S. Alessio Margherita di Savoia di Roma

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05124
Atto n. 4-05124

Pubblicato il 4 maggio 2011
Seduta n. 548

LANNUTTI – Ai Ministri della salute e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale. -

Premesso che:

stando alle numerose contestazioni pervenute all’interrogante sull’operato del Presidente del centro regionale del S. Alessio Margherita di Savoia di Roma, questi non svolgerebbe i compiti a lui assegnati dall’art. 7 dello statuto dell’ente come: 1) quello relativo alla rilevazione ed alla definizione dei fabbisogni ai fini della determinazione della pianta organica per il prossimo triennio; 2) quello relativo alla definizione ed all’applicazione del regolamento sull’assegnazione delle case; 3) quello di definire le direttive sulle prestazioni temporanee, particolari ed altamente qualificate che legittimamente possono essere svolte da tecnici e da esperti professionisti nonché sui servizi da affidare a terzi; 4) quello di regolarizzare e stabilizzare tutti i rapporti di lavoro in atto con contratti di collaborazione coordinata e continuativa ovvero di lavoro autonomo, al fine di non continuare a stipulare contratti viziati da illegittimità, in quanto per lo svolgimento di prestazioni ordinarie dell’istituto non è consentito avvalersi di collaboratori esterni se non per prestazioni straordinare e particolari; 5) quello di approvare il bilancio economico pluriennale e quello economico annuale di previsione sulla base della contabilità analitica per centri di costo e di responsabilità; 6) quello del controllo in termini di efficienza attraverso l’analisi comparativa dei costi, dei rendimenti e dei risultati; 7) quello di aggiornare il regolamento sull’organizzazione e sul funzionamento degli uffici; 8) quello di impartire direttive per avviare un programma di recupero e di sviluppo del patrimonio immobiliare dell’istituto; 9) quello di aggiornare e completare lo statuto dell’istituto in tema di assistenza agli ipovedenti ed ai bambini in età evolutiva; 10) quello di avviare le procedure e le rilevazioni necessarie per la formulazione di un programma triennale sull’attività dei servizi di riabilitazione, socio-assistenziale e didattico-formativo e ricreativo; 11) quello di formalizzare, con atto concordato con l’apparato interno e con i rappresentanti delle associazioni dei genitori e dei non vedenti e degli ipovedenti forme di partecipazioni e di consultazioni in ordine alle questioni attinenti al funzionamento dei servizi ed alla gestione del patrimonio dell’ente;

al contrario nei dieci mesi trascorsi dal suo insediamento al Centro S. Alessio, a quanto risulta all’interrogante, il Presidente si sarebbe invece completamente dedicato, occupando l’area di competenza dei dirigenti e dei responsabili dei diversi uffici, alla gestione meramente amministrativa, come evidenziato dall’interrogante nell’atto di sindacato ispettivo 4-05037, con l’intento di acquisire posizioni di supremazia e di controllo e di ottenere assensi di mera sottomissione, disponendo, da un lato, la mancata conferma di persone che da anni lavoravano al centro, la decadenza dei contratti di collaborazione dei professionisti e dei tecnici del servizio socio-riabilitativo ovvero rinnovandoli, inspiegabilmente, soltanto per pochi giorni o per due o tre mesi, dall’altro, procedendo all’assunzione con contratti a termine, senza alcuna procedura selettiva, di unità lavorative come quelle destinate all’ufficio delle relazioni esterne ed a quello giuridico, ovvero a stipulare contratti di assistenza in materia amministrativa e fiscale con studi professionali mai interpellati dall’istituto;

in particolare il Presidente avrebbe: 1) fatto assegnare, senza alcuna procedura selettiva, con contratto a tempo determinato, il posto di direttore sanitario, in sostanziale violazione della disciplina in materia di assunzione nella pubblica amministrazione, ad un pensionato dello Stato che ha superato i 75 anni di età; 2) conferito l’incarico di direttore generale, per pochi mesi, ad un pensionato con età superiore a 65 anni; 3) stipulato illegittimamente una convenzione con l’ospedale Bambin Gesù. Nei fatti la sede ospedaliera di Palidoro destina per l’assistenza al servizio riabilitativo del S. Alessio, per alcune ore alla settimana, soltanto due medici appartenenti all’unità operativa Neuroriabilitazione pediatrica ove svolgono l’attività professionale tipicamente ospedaliera per soli bambini: costoro hanno preso il posto dei professionisti di comprovata esperienza lavorativa che da anni, con elevato grado di soddisfazione, prestavano la loro opera al servizio di riabilitazione in questione ed a cui non è stato, inspiegabilmente, rinnovato l’incarico, incarico negato anche al Direttore sanitario, dopo circa quattro anni di attività. Situazione, questa, che, per quanto risulta all’interrogante, è in netta contraddizione con quanto rappresentato dallo stesso Presidente alla riunione con i genitori del 29 gennaio 2011 allorché, con affermazioni in parte mendaci e senza alcun riscontro nel testo della stessa convenzione, ha detto che il nuovo team che andrà ad integrare ed in parte a sostituire i medici dell’ente è composto da 20 medici del dipartimento di Neuroriabilitazione pediatrica dell’ospedale Bambin Gesù diretto dal professor Castelli ed inoltre dal professor Chiarelli, neuropsichiatra infantile unitamente ad un medico oculista proveniente dalla fondazione Bietti con cui il Presidente ha stipulato un’altra convenzione e da uno psicoterapeuta dell’età evolutiva;

considerato che:

con un apparato organizzativo disorientato e destabilizzato a seguito di interventi irrazionali fin qui compiuti dal Presidente monocratico, la convenzione con l’ospedale Bambin Gesù ha dato finora esiti quanto meno incerti, specie se esaminati in prospettiva, ed ha certamente ingenerato non poco disorientamento e preoccupazione; inoltre il suo costo costituisce un maggior onere aggiuntivo del 50 per cento rispetto a quello sostenuto precedentemente;

si è infatti passati da un costo di circa 44.000 euro annui per i compensi ai professionisti fin qui operanti nel servizio di riabilitazione a quello convenzionale di 66.000-70.000 euro annui per i medici dell’ospedale Bambin Gesù;

inoltre tale convenzione, stipulata e sottoscritta dal Presidente il 29 gennaio 2010, senza peraltro averne la competenza, approvata e ratificata dal Direttore generale nel mese di marzo successivo, in termini che sollevano non pochi dubbi di legittimità, stabilisce che l’attività dei medici non costituisce attività libero-professionale intramuraria;

nella vicenda si rinvengono, a giudizio dell’interrogante, comportamenti ed interventi autoritari. avulsi dal contesto di riferimento, frutto di ostinazione degna di miglior causa e con la sordità a qualsiasi apporto di collaborazione ed a qualsiasi obiezione tipica di chi si sente investito di chi sa quale missione sacra,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo riguardo all’operato, a giudizio dell’interrogante destabilizzante, invasivo e di indebita intrusione, del Presidente del centro che ha compiuto atti, per lo più esorbitanti dalle sue attribuzioni, che hanno fatto venir meno la continuità, la stabilità e la certezza dell’assistenza e che, sostanzialmente, determinano condizioni soggettive ed oggettive non solo ostative per una rigorosa applicazione della metodologia della qualità ma anche per determinare un’efficiente e produttiva progettazione a medio e a lungo termine in rapporto alle variazioni quali-quantitative della richiesta dell’assistenza psico-riabilitativa;

se non ritengano contra legem l’esercizio professionale nel centro S.Alessio da parte dei medici dipendenti dell’ospedale Bambin Gesù classificabile tra le attività intramurarie, tenuto conto che esso si svolge in un ente pubblico dotato di un servizio autonomo accreditato dal Servizio sanitario regionale;

se non ravvisino che sussistano tutte le condizioni, da quelle di legittimità a quelle tecnico-socio sanitarie, a quelle economiche e gestionali, per prendere gli idonei provvedimenti volti a determinare l’annullamento della convenzione con l’ospedale Bambin Gesù, arbitrariamente stipulata dal Presidente in carica, in dispregio a tutti i criteri della trasparenza, dell’imparzialità e della correttezza a cui deve essere improntata l’azione amministrativa di un ente pubblico, a tutela del nome e del prestigio dell’istituzione, a garanzia dei diritti degli assistiti ed a salvaguardia del buon andamento e della coesione dell’apparato organizzativo;

se non ritengano indilazionabile, necessario ed opportuno a tutela del centro regionale S. Alessio, visto l’altrettanto impervio e contestato versante della cattiva e dispersiva gestione patrimoniale e delle strutture residenziali, ed a garanzia di un’assistenza qualitativamente valida ed apprezzata, affidare l’incarico di Presidente dell’ente a persona con specifica conoscenza, accertata preparazione e comprovata esperienza di lavoro professionale nella conduzione manageriale di pubbliche amministrazioni e che non sia impegnato, come l’attuale Presidente, in altre molteplici attività lavorative;

se il Governo, una volta accertata la veridicità dei fatti, non ravvisi l’esigenza di intervenire al fine ripristinare uno stato di correttezza e di legalità, riportando ordine e tranquillità sia tra gli operatori sia tra gli assistiti ed i loro familiari considerato che i medici del cosiddetto nuovo team nella presa in carico e nella predisposizione dei progetti riabilitativi non si pongono all’interno del perimetro metodologico delimitato dalle direttive del Ministero della salute di cui al Piano d’indirizzo per la riabilitazione, tanto che essi propongono la chiusura di progetti che invece dovrebbero essere, secondo tali direttive, mantenuti ovvero rinnovati in quanto sono progetti per la riabilitazione estensiva e di mantenimento e non già di riabilitazione intensiva.

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Banco Popolare Fratta Pasini- Castellotti- nomina Zucchetti

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05117
Atto n. 4-05117

Pubblicato il 3 maggio 2011
Seduta n. 547

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si apprende da indiscrezioni che, in occasione dell’assemblea dei soci del Banco Popolare del 30 aprile 2011, che si è svolta a Lodi, il presidente Fratta Pasini si è presentato per chiedere l’approvazione del bilancio e per proporre la nomina di Cristina Zucchetti al consiglio di sorveglianza del Banco Popolare;

la decisione sul candidato, Cristina Zucchetti, sarebbe stata presa a Verona dal comitato nomine, presieduto dal vicepresidente del Banco, il plurisanzionato Guido Duccio Castellotti;

le numerose sanzioni inflitte da Consob e Banca d’Italia, seppur ad avviso dell’interrogante lievi e risibili per la gravità dei comportamenti reiterati, invece di comportare un allontanamento del sanzionato Castellotti dal settore finanziario, sono state piuttosto assorbite dai lauti compensi del vicepresidente stesso (atto di sindacato ispettivo 4-04155);

Cristina Zucchetti è presidente dell’omonima azienda di famiglia fondata dal padre Domenico, a sua volta già consigliere di amministrazione della vecchia Banca Popolare di Lodi;

Domenico Zucchetti è stato consigliere di Fiorani e con Castellotti a quanto consta all’interrogante avrebbe deliberato finanziamenti ad amici per ingenti somme, senza alcuna garanzia, motivati da esigenze familiari;

come risulta da documentazione della Procura della Repubblica presso il tribunale di Milano di cui l’interrogante è in possesso, in un interrogatorio Giampiero Fiorani riferisce al PM: “In sede di collocamento il CdA di BPL decise di affidare una quota di quote da collocare al Gruppo BASSANI individuandolo come partner. Questa decisione ancorché rispondesse a questioni finanziarie, era altresì supportata da un accordo che avevo stipulato con CONTI e MARMONT per dividere l’eventuale plusvalenza dopo la cessione delle azioni che loro, come destinatari di una parte del collocamento, avrebbero poi fatto. Non ricordo quale fosse la società del Gruppo che ebbe a sottoscrivere le azioni. Sta dì fatto che venne realizzata una plusvalenza di circa 12.000.000 di euro che venne così divisa: 1- 2.000.000 di euro versati sul mio conto presso BDL, se non ricordo male; 2- 2.000.000 di euro versati sul conto di VISMARA presso BDL (il compenso al VISMARA derivava dal ruolo dallo stesso ricoperto nella costruzione del collocamento); 3- 2.000.000 di euro al consigliere, di BPL ZUCCHETTI che aveva delle opzioni di acquisto sul titolo che poi è stato convertito in azioni); 4- 6.000.000 di euro a CONTI e MARMONT. ADR: effettivamente GHIOLDI era anche il fiduciario sia di VISMARA che di ZONCADA, nel senso che entrambi avevano un conto alla BDL (per ZONCADA forse il conto era aperto presso UBS) e comunque GHIOLDI faceva da gestore. Anticipo che ZONCADA ebbe a ricevere la somma di circa 3.000.000 di euro per l’operazione MIZAR che poi descriverò.”

inoltre risulta che il dirigente Patrini avrebbe proposto, a suo tempo, a Giampiero Fiorani l’operazione Acque finanziando o dando garanzie di firma per 47 miliardi di vecchie lire per il conigliere Zucchetti al fine di permettere l’acquisto di due società di imbottigliamento, la Gocce di Carnia SpA e la Olfa Srl;

considerato che:

risultano due società Lodisolar1 e Lodisolar2 a Lodi per investimenti nel solare di cui: la prima è costituita da Filippo Zoncada, figlio di Desiderio Zoncada, ex vicepresidente di Banca Popolare di Lodi durante la gestione di Fiorani; Massimo Forlani, presidente degli artigiani; Assi geco Energy, società facente capo a Franco Curioni attuale vicepresidente della Banca Popolare di Lodi. L’Assigeco vende a novembre 2010 il 45 per cento della società a Alessandro Zucchetti, figlio dell’ex consigliere di Fiorani, Domenico Zucchetti; la seconda è costituita da Filippo Zoncada, Massimo Forlani e Assigeco;

nel contempo, mentre i figli entrano in società con il vicepresidente della Banca di Lodi, i padri hanno patteggiato per i danni e le appropriazioni indebite durante la gestione Fiorani;

considerato inoltre che i soci del banco sono circa 220.000 in tutta Italia isole comprese e che a quanto risulta all’interrogante nelle settimane antecedenti alla recente assemblea dei dipendenti e funzionari della banca hanno chiamato in modo discriminante alcuni soci, informandoli sulle modalità per la partecipazione chiedendo quindi se interessati a partecipare l’autorizzazione ad emettere il biglietto di ammissione;

sempre e solo per alcuni soci, e quindi non per tutti, sono stati organizzati viaggi con pullman a spese della banca;

i pullman sono stati organizzati addirittura per alcuni soci con visita guidata alla città nel giorno prima dell’assemblea con pernottamento poi in alberghi della città e di Milano come riportato dal

giornale il cittadino del 30 aprile 2011;

è stata allestita una struttura con circa 7.000 metri quadri dei quali oltre 3.000 metri quadri riservati all’area ristorazione per incentivare i soci alla partecipazione;

nell’area ristorazione sono state offerte gratuitamente specialità provenienti da ogni parte d’Italia;

già dalle 8,30 è stato aperto il salone di 3.000 metri quadri della ristorazione che accoglieva i soci portati con pullman provenienti principalmente dalle aree Verona, Novara, Emilia, Liguria, Toscana;

i pullman organizzati dalla banca sono stati oltre 100 contribuendo quindi a portare nel lodigiano tra i 4.000 e 5.000 soci su un totale di 6.000 partecipanti;

sin dalle 8,30 della mattina sia durante la fase di discussione del bilancio e durante la fase di votazione tutte le aree di ristorazione sono state affollatissime con migliaia di persone intente principalmente a mangiare e bere senza nessun limite, in quanto tutti i soci avevano accesso illimitato ai buffet gratuitamente e senza limitazione di nessun tipo;

durante la fase di votazione si ritiene che alcune persone fossero già uscite, senza effettuare la registrazione in uscita, risultando quindi presenti;

sono state notate persone che approfittavano del buffet gratuito per confezionarsi pacchetti contenti, pezzi di formaggi grana, salumi, dolci, eccetera, a dimostrazione che l’interesse principale di alcuni soci invitati a partecipare all’assemblea è stato quello di poter banchettare lautamente a spese della banca;

al termine dell’assemblea i soci sono stati riaccompagnati con i pullman messi sempre a disposizione gratuitamente dal Banco Popolare;

tra le persone presenti alcune centinaia risultavano essere dipendenti del Banco obbligati a partecipare per il servizio di ordine, e tali dipendenti in molti casi sono anche soci della banca e quindi di fatto costretti a votare, essendo il voto palese e non a scrutinio segreto;

il Banco Popolare in occasione dell’approvazione del bilancio ha provveduto anche a presentare un lista per l’elezione di altri cinque consiglieri:

anche altri soci avrebbero potuto presentare una lista di minoranza per l’elezione di consiglieri;

in questo modo ha avuto come nelle passate edizioni un risultato plebiscitario pari al 99,9 per cento di consensi, mentre il titolo è crollato sotto i due euro perdendo il 50 per cento circa da inizio anno;

inoltre è stato approvato il piano compensi incrementando gli emolumenti per i consiglieri presenti nei vari comitati;

siffatta assemblea pare che sia costata oltre 2 milioni di euro, per cui nelle ultime tre assemblee, svoltesi in modo analogo, in totale sarebbero stati bruciati in “calorie” oltre 6 milioni di euro,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo che il consigliere Zucchetti, che sedeva con l’attuale vicepresidente del Banco Popolare, Guido Castellotti, abbia restituito i proventi delle plusvalenze spartite con Fiorani ai danni della banca;

se il Governo non ritenga che inserire nella governance familiari di chi ha accumulato facili proventi e non li ha restituiti non lasci trasparire un sistema di gestione atto a favorire unicamente gli interessi di pochi a svantaggio dei risparmiatori che trovano sempre più difficoltà a vedersi erogare un prestito se non a condizione dell’applicazione di tassi elevati;

se sia a conoscenza di quali siano gli insegnamenti che il presidente Fratta Pasini – che, ad avviso dell’interrogante, dovrebbe prendere atto dell’esistenza di un forte conflitto di interessi che vuole ai vertici dell’istituto persone che hanno diretti tornaconti economici nonché legate ad amministratori che si sarebbero contraddistinti con gestioni poco trasparenti – intende dare rimettendo nel consiglio membri delle famiglie coinvolte nella famosa vicenda Antonveneta;

se risulti che quanto sopra esposto circa lo svolgimento dell’assemblea non possa essere stato un comportamento discriminante e condizionante ai fini di un libero svolgimento assembleare nonché di una presentazione alternativa di una lista;

se sia a conoscenza della posizione delle autorità vigilanti circa la possibilità del Banco Polare di fare assemblee con gente che partecipa allegramente (mangiando e divertendosi) senza preoccuparsi minimamente della relazione di bilancio e degli interventi, mentre il titolo crolla e se risulti vi sia stato un intervento delle stesse a riguardo.

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Ladri monetine- Roma, Fontana di Trevi

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05106
Atto n. 4-05106

Pubblicato il 3 maggio 2011
Seduta n. 547

LANNUTTI – Ai Ministri dell’interno e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale. -

Premesso che:

i turisti ammirano il connubio di classicismo e barocco, voltano le spalle, chiudono gli occhi e tirano una monetina nella vasca della Fontana di Trevi. Tornano al loro paese coltivando la speranza che la leggenda popolare si avveri. Ma questa piccola illusione viene infranta all’alba di ogni lunedì dai ladri di monetine. Su un articolo pubblicato su “Il Giornale” il 3 maggio 2011 si legge: «A smascherarli ci ha pensato un servizio de “Le Iene”. Armati di rastrello e secchio, la banda si compone di quattro persone: l’esecutore materiale del furto di speranze, una sorta di bodyguard e due complici che fanno da palo»;

in un articolo pubblicato su “La Repubblica” il 28 aprile 2011 si legge: «Nel filmato si vede una persona raggiungere di mattina molto presto il complesso scultoreo trasformato dal Bernini. La piazza è semideserta, ci sono soltanto due vigili urbani e, nella vasca della fontana, dove vengono lanciate le monetine dai turisti, un uomo intento a raccogliere proprio i cosiddetti ‘desideri di metallo’. È Roberto Cercelletta, soprannominato ‘D’Artagnan’, noto nella capitale proprio perché ciclicamente preleva le monete dalla fontana e perché più volte è stato fermato. Per le monetine prelevate e per gli atteggiamenti strambi e aggressivi. Cercelletta non è solo, con lui, ci sono, a distanza di pochi metri, due uomini seduti su una ringhiera della fontana. Uomini che secondo le Iene facevano da palo. D’Artagnan raccoglie le monete in un secchio che passa ai due, i quali le portano via. “La Iena” si rivolge più volte ai vigili urbani chiedendo la ragione per cui non intervengono e, anzi, lasciano che D’Artagnan continui indisturbato l’operazione di raccolta del denaro. Seguono insulti, parolacce e minacce da parte di quest’ultimo, nei confronti della Iena stessa. In un altro momento del filmato si vede uno dei due “pali” avvicinarsi a un vigile urbano e consegnargli qualcosa, forse una busta. I due poi si separano e il vigile entra in un portone, forse un albergo di fronte alla fontana. In un altro momento ancora, si vede D’Artagnan urlare in direzione di un vigile. “Dove sono andati a finire quei 600 euro che ti ho dato a Montecatini? Questo è un vigile in borghese, un vigile che pappa”, grida. Infine, si vede una delle persone che sono con D’Artagnan spingere nella vasca l’inviato de Le Iene, Filippo Roma, e l’altra aggredire l’operatore. Solo in questo momento il vigile interviene per fermare l’aggressione»;

il Comandante dei vigili Angelo Giuliani, molto solerte nello sguinzagliare i vigili urbani per comminare multe anche ai motorini parcheggiati che non danno alcun fastidio né al traffico né al regolare svolgimento della circolazione stradale, anziché prendere immediati e severi provvedimenti nei confronti dei vigili urbani che hanno compiuto gli abusi e le irregolarità mostrate dal servizio televisivo de “Le Iene”, ha perfino negato l’evidenza dei fatti, cercando di minimizzare un comportamento vile di presunta corruzione;

si legge nell’articolo pubblicato su “Il Giornale”: «”Nessun accordo tra ladri e polizia” Netta la risposta del comandante generale del Corpo della Polizia Municipale di Roma Angelo Giuliani: “Non vogliamo che i cittadini pensino che ci sia un accordo fra polizia e ladri, la nostra unica responsabilità è l’inerzia del vigile di turno che pagherà le conseguenze delle sue mancanze, il collega verrà sospeso dall’incarico. Interverremo nei confronti del vigile con una sospensione e sanzioni gravi – ha aggiunto Giuliani – ma voglio ancora precisare che tra polizia e delinquenza non c’è alcun accordo. La busta bianca passata dalle mani del ladro di monete al vigile non era altro che la carta d’identità del malvivente. Voglio precisare – conclude Giuliani – che le monetine, prima della nuova delibera emanata ieri, non erano di proprietà di nessuno quindi un intervento da parte della polizia era piuttosto difficoltoso”»;

l’articolo prosegue: «”Abbiamo le mani legate perché al massimo potevamo fare una multa, ma è la stessa che viene fatta allo straniero che si bagna i piedi”, ha dichiarato, in una nota, Alessandro Marchetti, segretario generale aggiunto del Sulpm, che si auspica che la situazione possa migliorare considerando che “il Comune di Roma ha fatto una delibera con la quale si è presa la proprietà delle monetine, adesso sì che prenderle diventa un reato”». Il sindaco ha dato ordine al comandante della municipale di prendere provvedimenti nei confronti degli agenti che non sono intervenuti contro i ladri, come documentato da Le Iene;

nell’articolo pubblicato su “la Repubblica” si legge: «”I tre vigili sono sospesi. È l’ordine che ho dato al comandante della municipale Giuliani. Anche se sono convinto che non c’è stata corruzione, il loro atteggiamento è stato intollerabile”. Così il sindaco Gianni Alemanno ha commentato l’episodio accaduto l’altra notte a Fontana di Trevi»;

premesso altresì che ad avviso dell’interrogante:

gli insulti, le parolacce e le minacce rivolte da uno dei ladri di monetine della Fontana di Trevi nei confronti della Iena, Filippo Roma e dell’operatore, documentati dal filmato trasmesso su “Italia 1″, il quale rappresenta uno dei due “pali” avvicinarsi a un vigile urbano e consegnargli una busta per poi allontanarsi, avrebbero potuto essere evitati dall’intervento preventivo dei vigili urbani;

le suddette dichiarazioni del sedicente D’Artagnan rivolte ad alta voce al vigile rappresentano la prova di scarsa trasparenza all’interno del corpo dei vigili urbani del Comune di Roma;

il comportamento del comandante dei vigili urbani di Roma, Angelo Giuliani, teso, a giudizio dell’interrogante, da una parte, a vessare i cittadini con raffiche di sanzioni, non per finalità di prevenzione come recita il codice della strada, ma in esecuzione delle direttive del Sindaco Alemanno e della Giunta di fare cassa, mentre, dall’altra, a minimizzare a caldo il comportamento di un vigile che potrebbe aver intascato una bustarella, dovrebbe rendere urgente una sua immediata rimozione dall’alto incarico ricoperto,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza del perché i tutori della sicurezza urbana non siano intervenuti tempestivamente per evitare che uno dei complici di D’Artagnan potesse spingere nella vasca “la Iena” e l’altro aggredire l’operatore;

se il Governo non ritenga gravissimo l’episodio che potrebbe integrare omissione in atti d’ufficio da parte dei vigili di Roma i quali, come dimostrato dalle riprese e dai filmati trasmessi da “Italia 1″, non sono intervenuti nonostante siano stati sollecitati da Filippo Roma;

se non ritenga opportuno attivarsi, per quanto di competenza, affinché sia individuata la dinamica del passaggio di mano tra un vigile ed uno dei complici della banda dei ladri di monetine, essendo difficile accettare la versione offerta dal comandante Giuliani di un documento identificativo, posto che, se fosse stato tale, l’identificazione sarebbe dovuta avvenire immediatamente e non dietro un portone.

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Striscia la notizia – articolo giornalista americana

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05108
Atto n. 4-05108

Pubblicato il 3 maggio 2011
Seduta n. 547

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e degli affari esteri. -

Premesso che:

la trasmissione “Striscia la Notizia” – che usa le veline come metafora di un giornalismo paludato, popolato in special modo da giornalisti economici che, invece di fare i cani da guardia del potere, fungono da cani da riporto, limitandosi a riportare spesso le veline degli uffici stampa con i quali intessono rapporti amichevoli, quando non vengono foraggiati da regalie, viaggi in località esotiche e prebende senza sviluppare alcun senso critico nei confronti di banche, banchieri, assicuratori, potentati economici, autorità di controllo come Banca d’Italia, Isvap, Consob ed Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), monopolisti elettrici e del gas e dei cosiddetti capitalisti delle bollette e dei pedaggi, irrispettosi degli interessi dei consumatori e delle famiglie vessati da rincari di prezzi e tariffe e dalla sistematica distruzione del sudato risparmio con il fenomeno del “risparmio tradito” – non si è mai inginocchiata, a differenza di testate storiche più antiche e blasonate, al cospetto del potere economico e politico, sviluppando, al contrario, una funzione di supplenza anche dell’autorità giudiziaria e delle distratte autorità, che non sempre sembrano agire con la necessaria indipendenza, funzione che dovrebbe caratterizzare il mestiere e la professione giornalistica di contraltare ad usi, abusi e quotidiani soprusi;

i servizi degli inviati di “Striscia la Notizia”, come di Valerio Staffelli che spesso viene picchiato da personaggi famosi, dall’ex direttore Rai Fabrizio del Noce che con una microfonata gli spaccò il setto nasale agli ordini alla scorta dell’ex Governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio (“dategli un po’ di botte, così se ne va”); o, solo per citare altri dei numerosi casi di pacifica risoluzione delle controversie, in occasione della giornata del risparmio quando, dopo aver inscenato a Roma in Piazza della Cancelleria, una rappresentazione dei ballerini di tango argentini per rappresentare la truffa del sistema bancario italiano che aveva collocato presso 470.000 famiglie obbligazioni argentine attinte dai portafogli titoli delle banche e vendute in contropartita diretta, l’auto blu dell’ex Presidente dell’Abi Maurizio Sella gli passò sopra un piede, o al caso dell’ex Presidente dell’Istat Biggeri, che non rappresentava l’inflazione reale con il changeover, costretto ad inventarsi l’inflazione percepita. Dal Gabibbo, pupazzo rosso inventato da Antonio Ricci per denunciare e smascherare sperperi, sprechi e le malefatte del potere, sempre pronto a raccogliere le denunce dei cittadini, a Stefania Petix con il bassotto siciliano, unica giornalista che denunciò nei servizi il furto con destrezza di Giampiero Fiorani e della Popolare di Lodi, che ad avviso dell’interrogante con il consenso della Banca d’Italia addebitò d’imperio nella notte tra Natale e Capodanno con un avviso sulla Gazzetta Ufficiale circa 100 euro ad oltre 1 milione di correntisti arrivando ad utilizzare perfino i conti dormienti (e quindi anche dei defunti) per le sue ambizioni di potere, vicenda che ha portato ad una recente sentenza di condanna, da parte della Procura della Repubblica di Pisa, a Gimmy Ghione, i cui servizi giornalistici, con minaccia di pignoramento alle banche che, nonostante fossero state condannate dai tribunali a pagare l’anatocismo bancario, anche in presenza dell’ufficiale giudiziario, rifiutavano di eseguire sentenze esecutive, sono serviti a sbloccare le vertenze con immediata emissione dell’assegno circolare, agli strani commissariamenti della Banca d’Italia, come nello scandalo Delta Cassa di Risparmio di San Marino, che ha messo in mezzo ad una strada 2.000 famiglie, fino all’anatocismo bancario, al caro conto corrente, all’omessa vigilanza di Consob e Banca d’Italia nei casi di Cirio, Parmalat e del risparmio tradito, servizi che assumono una vera e propria funzione di supplenza e, spesso, anche di risoluzione pacifica delle controversie;

altri inviati di Striscia, come Valerio Ballantini, Max Laudadio, Moreno Morelli, Charly Gnocchi, Giampaolo Fabrizi, Cristina Gabetti, Edoardo Stoppa, eccetera, impreziositi dalla conduzione egregia in studio di Ezio Greggio, Enzo Iacchetti, ed altri che si avvicendano, svolgono una vera e propria funzione sociale e di supplenza rispetto ad una informazione servile ed inginocchiata agli interessi economici. Non è certamente colpa di “Striscia la Notizia”, se occorre invocare la trasmissione satirica ed i suoi inviati di punta, per trovare spesso soluzione ai problemi che affliggono i cittadini alle prese con usi, abusi e quotidiani soprusi, dalla mala giustizia, alla burocrazia soffocante, dalle bollette telefoniche, elettriche e del gas “gonfiate” con servizi fantasma, ai quotidiani soprusi di un sistema bancario arrogante ed inefficiente che ha allocato ad 1 milione di risparmiatori bond “spazzatura” per oltre 50 miliardi di euro negli ultimi anni, ai falsi dentisti, alla mala sanità, agli sperperi e sprechi delle regioni, alla tutela degli animali maltrattati. Striscia non è la malattia, ma il sintomo di un Paese che dovrebbe vergognarsi quando bisogna ricorrere ai pupazzi di pezza come il Gabibbo, od ai comici, come Beppe Grillo, per trovare giustizia e soluzione alle annose controversie. Se Striscia non ci fosse, bisognerebbe inventare una forma irriverente di notizie e di giornalismo, in un periodo in cui i giornalisti, invece di fare le inchieste per fornire ai lettori ed all’opinione pubblica strumenti di conoscenza e verità (seppur mediati dai mezzi, anche considerando che “il mezzo è il messaggio”, come affermava Mc Luhan), per formarsi una coscienza civile, eseguono spesso i desiderata del potere pubblicando false verità, tessendo le lodi dei banchieri, assicuratori o Governatori di turno, senza assolvere alla funzione sociale di contropotere, prevenendo così forme acute di corruzione ed un sistema gelatinoso senza soluzione di continuità in una degradante rappresentazione dell’etica pubblica;

considerato che:

in un articolo pubblicato sul quotidiano “Libero”, Giampiero Mughini scrive: «Qualcuno di voi non se n’è accorto, ma la Terza Guerra Mondiale è già scoppiata. A differenza che nella Seconda, questa volta non si tratta di morire per Danzica, la città polacca che i tedeschi volevano a tutti i costi tanto da mandare all’attacco i loro micidiali Panzer. Questa volta la posta in gioco è una ben nota trasmissione televisiva, Striscia la notizia, di cui qualcuno dice che è l’arma letale di cui dispongono i berlusconiani a umiliare e annichilire moralmente il Paese. E dunque, per usare una bella espressione che fa da titolo a un libro di Alfio Caruso, “Tutti i vivi” all’assalto di Striscia e delle sue nefande veline. L’attacco all’arma bianca, e a dimostrazione che le donne quando ci si mettono non temono i pericoli della prima linea, era stato condotto da Barbie Nadeau, una giornalista americana che da quindici anni vive in Italia, da dove oltre che collaborare alla Cnn manda delle corrispondenze a Newsweek, magazine fra i più prestigiosi al mondo. Era stata lei a scrivere (su Newsweek del 15 novembre del 2010) quanto l’avesse inorridita una puntata della trasmissione di Antonio Ricci dove diceva di averne viste di cotte e di crude in fatto di pornografia la più infamante. Il piglio dell’articolo era drammatico. Erano le otto e trenta di sera ed ecco che su Canale 5 apparivano immagini che nessun umano avrebbe potuto sopportare da quanto erano lesive della dignità delle donne. Innanzi allo sguardo concupiscente di due «uomini di mezza età» (quei due notori maniaci sessuali di Enzo Greggio e Ezio Iacchetti, immagino) ecco che una ragazza striscia sul ventre svestita di un tanga e di «una profonda scollatura a V che scende fin sotto l’ombelico». E siccome uno dei due maiali di cui ho detto ha in mano una cintura da cui penzola «una treccia d’aglio dalla forma vagamente fallica», il maschiaccio si alza e fa dondolare la treccia d’aglio davanti alla bocca aperta della ragazza. E qui lascio la parola alla prosa della giornalista americana: «Lei la prende in mano e la strofina sul lato del viso. “Dai, girati, fatti vedere”, dice l’altro uomo toccando il sedere della modella, “Grazie, bambola”». Se stavate leggendo questo mio articolo con dei bambini accanto, spero che li abbiate allontanati a nascondere loro queste immagini raccapriccianti che neppure in un film di Rocco Siffredi. Immagini che fanno da incipit di una tirata quale ve la potete immaginare sullo stato di abiezione morale cui Silvio Berlusconi ha ridotto la «questione femminile», e non a caso l’Italia è al 74° posto al mondo quanto al trattamento riservato alle donne. Ciò su cui non metto becco perché tutte le donne da me conosciute le ho trattate da regine: non so niente di quel che accade nella fonda Calabria, nella provincia veneta o nei quartieri periferici di Roma. So per certo che Ricci, Iacchetti e le loro eroine, da Elisabetta Canalis a Maddalena Corvaglia, sono in niente di niente responsabili di quel 74° posto. Della volgarità e della pornografia avvistata dalla giornalista americana io non ho avuto il benché minimo sentore tutte le volte che guardavo Striscia, trasmissione che per intelligenza e autoironia è tra le migliori dell’ultimo ventennio. E difatti, per tornare alla Terza guerra mondiale attualmente in corso, la redazione di Striscia la notizia aveva subito mandato una furente replica al settimanale americano, replica mai accolta e pubblicata. Mai.«Il vostro articolo o si basa su falsità e mistificazioni che non hanno alcun riscontro nella realtà». Falsità e mistificazioni. Non c’è nessuna ragazza che striscia sul ventre. Nessuno dei due conduttori di mezza età ha mai toccato il sedere di una velina. Non è vero affatto che le veline «sfilano tra un servizio e l’altro», solo aprono e chiudono ciascuna puntata. Non è vero affatto che le candidate veline altro non sognano che di sgambettare e sculettare, l’80 per cento delle partecipanti sogna di fare la giornalista. Striscia la notizia è il programma televisivo più premiato dalla critica «per la sua totale indipendenza e per l’impegno civile». Bombe incendiarie e fuoco di mitragliatrici. Ma non è finita. È intanto partita la querela di Striscia contro il settimanale americano che non ha mai pubblicato la loro smentita. Ed ecco che il sito online de L’Espresso pubblica una intervista alla giornalista americana (…) «È il tramonto del berlusconismo che dà le sue ultime zampate?», chiede il giornalista del settimanale romano. Sì, il berlusconismo è allo stremo, e questo cambia la prospettiva di un’intera generazione che è cresciuta con lui; le donne fanno parte di questo cambiamento. Ho sintetizzato la risposta di Babie Nardeau. E dunque mai più avremo, appena Berlusca sarà politicamente morto e sepolto, delle ragazze che sgambettano alla maniera delle veline. Non apro becco, io che non sono cresciuto affatto con Berlusca e bensì con i disegni hard di Paolo Eleuteri Serpieri, con le polaroid sensualissime di Carlo Mollino, con i libri dell’erotomane francese Pierre Louys, con i photobook giapponesi degli anni Sessanta e Settanta in cui le donne erano fotografate tali che al confronto le veline sono delle francescane scalze. Solo mi ricordo com’era vestita una giornalista molto di sinistra, ragazza intelligente e pungente, che ho avuto accanto su un set televisivo qualche giorno fa. Pantaloni aderentissimi e tacchi misura 12, maglietta senza maniche e che si alzava a scoprire l’ombelico. Era una trasmissione del mattino e non una nicchia televisiva di quando la mezzanotte è bell’e passata. Che dire? Se non che questo accanimento contro Striscia e le sue veline è roba che neppure alla terza elementare farebbe la sua figura”»;

l’indipendenza e la credibilità ultraventennale di Striscia ha creato sconcerto e panico nei poteri, preoccupatissimi di non poter controllare preventivamente una trasmissione libera, che non esegue, a giudizio ed a conoscenza dell’interrogante, alcuna censura preventiva neppure se dovesse provenire dall’editore e che proprio per questo inchioda ai teleschermi una media di 7-8 milioni di telespettatori dalle 20,40 alle 21,20 di ogni sera, con punte di 10 milioni su “Canale 5″, nota emittente di proprietà della famiglia Berlusconi. Per questo, contro Striscia è partita da tempo una macchina del fango da parte di noti giornalisti, caratterizzati in passato da una scandalosa deferenza verso i loro editori ed alcuni potentati economici. La parola d’ordine è stata quella di far passare la trasmissione di Striscia e quelle passate ideate da Antonio Ricci, specie “Drive In”, come la mercificazione del corpo femminile e l’ideologia del “velinismo”, ossia la malattia infantile del berlusconismo. Antonio Ricci è diventato quindi l’ideologo ed il complice, quasi il convitato di pietra dei comportamenti scorretti e poco trasparenti del capo del Governo nei suoi affari femminili. La grottesca rappresentazione di Striscia ha trovato l’apice nell’inviata di “Newsweek”, così come raccontato in premessa da Mughini in un nuovo capitolo della macchina del fango scatenata contro “Striscia la Notizia”, con il sito de “L’Espresso” che offre ampio spazio ad un’intervista alla giornalista Barbie Nadeau;

in particolare nell’articolo in questione dal titolo “L’Italia e la questione femminile”, Barbie Nadeau, aggiungeva che mentre altri Paesi europei promuovono l’eguaglianza di genere, Berlusconi ha represso in modo efficace le donne creando un mondo in cui sono considerate oggetti sessuali anziché soggetti con pari dignità professionale. Barbie Nadeau rileva come l’Italia stia arretrando sul piano della parità di trattamento salariale, della partecipazione alla forza lavoro, e delle opportunità di carriera per le donne. Secondo la giornalista, non si può sfuggire alla rassegna di provocazioni libidinose, espressione del marciume ormai palese al vertice del Governo italiano, riflesso del più grave problema della società che riguarda l’evoluzione del ruolo della donna. Mentre le prime pagine raccontano la storia infinita di modelle adolescenti, escort a pagamento e danzatrici del ventre marocchine in pose poco dignitose con il Presidente del Consiglio dei ministri, i mezzi di comunicazione chiariscono che gli uomini sono uomini e le donne sfilano in vetrina. Boicottaggi, proteste e magari rimostranze sono eventi rari e quando vengono espressi, pochi li ascoltano. Secondo la giornalista, un’intera generazione è cresciuta in una società in cui una umiliante pornografia non esplicita rappresenta un’accettabile appendice del notiziario quotidiano. Sono trascorsi 23 anni da quando Canale 5 di Berlusconi ha presentato per la prima volta Striscia la notizia con le sue donne sensuali chiamate veline – che sfilano tra un servizio e l’altro. Prosegue rilevando che le showgirl non soltanto sono presenti su tutti i canali; alcune sono addirittura parte del Governo, designate da Berlusconi. I sondaggi indicano che un numero crescente di giovani donne italiane vorrebbe diventare una velina televisiva ben pagata piuttosto che fare il medico, l’avvocato o diventare titolare di un’impresa;

l’interrogante è venuto in possesso della replica puntuale che Striscia ha trasmesso al settimanale americano, che però non ha mai concesso il diritto di replica, che si ritiene utile riportare di seguito: “Il vostro articolo si basa su falsità e mistificazioni che non hanno riscontro nella realtà. Il pezzo descrive in maniera pretestuosa una piccola scena di Striscia la Notizia del 2008. Ci sembra impossibile che, in poche righe, un settimanale come “Newsweek” riesca a commettere così tanti errori, raccontando uno sketch in maniera completamente stravolta rispetto a come è realmente stato trasmesso. 1) La ragazza di cui si parla nel pezzo non striscia in alcun modo sul suo stomaco: entra ed esce dallo studio camminando e rimane in piedi per tutta la scena. 2) L’oggetto che tiene in mano uno dei conduttori è un guinzaglio, per fare un gioco di parole con il termine “aglio”. Quindi definire fallica la treccia d’aglio è a dir poco pretestuoso e fuorviante. La ragazza non mette in bocca e non strofina la treccia d’aglio sul suo viso, ma semplicemente si limita ad annusarne, per una frazione di secondo, il profumo. È solo una vostra perversa interpretazione il fatto che stia mimando un qualsiasi tipo di rapporto orale. 3) Nessuno dei due conduttori, da voi definiti di mezza età, tocca o ha mai toccato il sedere delle ragazze in studio. Striscia la Notizia non è il “Benny Hill Show”, ma è una trasmissione provocatoria, che da 23 anni diverte e fa satira sul mondo dell’informazione, al punto da essere, da tanti anni, oggetto di studio sia nelle Università italiane (Bocconi, Cattolica e Statale), sia in quelle europee (Sorbonne/Parigi). 4) Il costume indossato dalla ragazza non è di paillettes. 5) Non è vero che le Veline “sfilano tra un servizio e l’altro”, semplicemente aprono e chiudono la trasmissione con una coreografia di 30 secondi. 6) È sbagliata l’interpretazione che date del termine “Velina”. Veline, nell’epoca fascista, erano le comunicazioni inviate dalle autorità alla stampa allo scopo di condizionarne l’attività. 7) È assolutamente falso il sondaggio che citate, in cui si sostiene che “un numero crescente di giovani donne italiane vorrebbe diventare una velina televisiva ben pagata”, piuttosto che fare altri lavori. Nelle selezioni effettuate ogni 3 o 4 anni per il ruolo di Velina, l’80% delle partecipanti dichiara di sognare una carriera da giornalista. A seguire affermano di voler fare l’avvocato o il medico, mentre solo una piccolissima parte dichiara di desiderare di intraprendere la carriera artistica. Il fatto di voler giudicare 23 anni di gloriosa storia di una trasmissione da una gag comica, peraltro riportata in maniera assolutamente falsa, è già di per sé stesso indicativo di una vostra volontà assolutamente mistificatoria. Striscia la Notizia è il programma televisivo italiano più premiato dalla critica e più seguito per le sue inchieste giornalistiche, per la sua totale indipendenza e per l’impegno civile. Da un sondaggio pubblicato il 25 ottobre 2010 da “la Repubblica”, quotidiano ferocemente oppositore di Berlusconi, Striscia la Notizia è ritenuta la trasmissione nazionale più credibile. Ben altri sono i ruoli femminili a Striscia la Notizia che avete volutamente taciuto. Al timone del Tg satirico per diversi mesi all’anno c’è, da oltre sei anni, Michelle Hunziker, accreditata conduttrice e attrice. Tra gli inviati ci sono la giornalista Cristina Gabetti, che conduce la seguitissima rubrica “Occhio allo spreco”, dedicata all’ambiente e all’ecologia, e Stefania Petyx, che realizza eccezionali servizi sul territorio siciliano, denunciando le questioni legate al mondo della mafia. Dovreste chiedere scusa, oltre che a noi e agli italiani trattati come una massa di deficienti, anche ai vostri lettori per averli ingannati”. In una intervista a Barbie Nadeau, dal titolo: “Così Striscia vuole farmi tacere” firmato da Lara Crinò per “L’Espresso”, la giornalista di Newsweek, invece di chiedere scusa per non aver rettificato la richiesta di Striscia, si erge a vittima affermando testualmente che dopo aver pubblicato per ‘Newsweek’ un’inchiesta sull’immagine sessista proposta da Mediaset, si è ritrovata con i poliziotti in casa e una denuncia per diffamazione: «Cercano di intimidire i corrispondenti stranieri in Italia» Vive in Italia da quindici anni, e dice che lo considera “il posto migliore dove far crescere i figli”. Aggiunge pure che la nostra società “è difficile da capire, ci sono così tante variabili” e che per uno straniero questa complessità è una sfida stimolante. Barbie Latza Nadeau è americana e scrive per ‘Newsweek’, uno dei magazine americani più prestigiosi, per la sua costola online ‘The Daily Beast’ e collabora con la CNN. E’ una giornalista esperta, abituata più alla chiarezza delle testate anglosassoni che a bizantinismi dei nostri media. Eppure, per la prima volta da quando lavora, ha paura di quel che scrive. Questo perché, come ha raccontato ieri online e oggi anche sul nuovo numero di “Newsweek”, una sera dello scorso febbraio un poliziotto ha bussato alla porta della sua casa romana. “Ero a casa da sola con i bambini” racconta “e sono rimasta sconcertata quando ho visto l’agente. Mi ha detto che dovevo andare alla stazione di polizia per qualcosa che aveva a che fare con ciò che avevo scritto per Newsweek su Mediaset e Silvio Berlusconi”. Il giorno dopo Barbie Nadeau si è recata alla polizia e ha scoperto di essere stata denunciata da “Striscia la notizia” per diffamazione, a seguito di un suo articolo apparso a novembre 2010 su “Newsweek” dal titolo ‘Italy’s Women Problem’. Dopo la denuncia, in accordo con “Newsweek”, la giornalista si è presa un avvocato che la difenderà. Ma qui ci spiega perché l’azione legale di Striscia non è, secondo lei, “una mera coincidenza”. Striscia aveva chiesto a “Newsweek” il diritto di replica per contrastare le menzogne di Barbie Nadeau, ma non gli era mai stato concesso. Non c’è rimasto altro che passare alle vie legali per fare in qualche modo sentire la nostra voce a “Newsweek”. Naturalmente Striscia devolverà in beneficenza il risarcimento. L’interrogante non ha alcuna indulgenza verso i comportamenti criticabili, seppur della sua sfera privata, del capo del Governo;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

la rappresentazione fuorviante e mistificatoria di un programma di satira di un settimanale prestigioso come “Newsweek”, che, nonostante reiterate richieste, non ha voluto pubblicare la rettifica, fa parte di una campagna mediatica, “macchina del fango” per screditare “Striscia la Notizia”;

l’indicazione al pubblico lubidrio di Antonio Ricci come ideologo del “velinismo” e dell’offesa al corpo delle donne ha verosimilmente lo scopo di indebolire un programma di satira scomodo che, con le sue inchieste irriverenti, mette davvero a “nudo” le malefatte del potere economico, delle colluse autorità vigilanti e di banchieri adusi a frodare utenti e risparmiatori senza pagare mai il conto;

la signora Nadeau, che si spaccia per vittima solo per attaccare il capo del Governo che non sembra abbia alcuna influenza sull’autore di Striscia e sul programma ed il settimanale “Newsweek”, avrebbe il dovere di chiedere scusa per aver rappresentato eventi scenici falsi e fuorvianti,

si chiede di sapere:

se al Governo risultino i fatti richiamati e quale sia la sua valutazione per gli aspetti di propria competenza;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per ripristinare la verità dei fatti ed impedire l’attacco concentrico ad una trasmissione libera come “Striscia la Notizia” che non sembra abbia mai censurato notizie scomode avendo cura di verificare le fonti ed aiutare milioni di consumatori, risparmiatori e famiglie a tutelarsi dalle grinfie dei banchieri e dei potentati economici.

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Finmeccanica – Doppi incarichi dirigenti gravano sulla situazione economica del Gruppo

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05109
Atto n. 4-05109

Pubblicato il 3 maggio 2011
Seduta n. 547

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che Finmeccanica è il primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia e tra i primi dieci player mondiali nell’aerospazio, difesa e sicurezza con un organico di oltre 78.000 dipendenti;

considerato che:

come riporta un lancio di “Il Sole 24 Ore” Radiocor del 28 aprile 2011 “Finmeccanica chiude il primo trimestre del 2011 con un utile netto in calo a 7 milioni (-92% rispetto ai 91 milioni del 2010). (…) In calo anche i ricavi, che si riducono del 5% a 3,855 miliardi e l’Ebita adjusted che si riduce del 14% a 215 milioni”;

secondo quanto risulta all’interrogante, sulla situazione economica del gruppo Finmeccanica gravano i doppi incarichi dei dirigenti, che interessano amministratori delegati, presidenti e vicepresidenti di società del gruppo, che producono spreco di risorse in termini di personale, di auto blu e di spese di viaggio,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se intenda attivarsi per evitare che i doppi incarichi di molti dirigenti di Finmeccanica incidano negativamente sulla posizione economica del gruppo.

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Poker on line

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05116
Atto n. 4-05116

Pubblicato il 3 maggio 2011
Seduta n. 547

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si apprende da un articolo pubblicato su “Milano Finanza” il 19 aprile 2011 dal titolo “Bufera poker online, faro in Italia” che recentemente «I federali, assieme all’ufficio del procuratore di New York Preet Baharara, hanno portato a termine una gigantesca operazione contro tre delle più grandi società di poker online al mondo: Pokerstars, Full Tilt Poker e Absolute Poker. Hanno messo il sigillo ai loro siti internet. Le accuse mosse ai tre operatori dei giochi sono pesantissime: violazione della legge che vieta il gioco del poker online negli Stati Uniti, raccolta illegale di scommesse, frode bancaria e soprattutto riciclaggio di denaro. Gli ultimi due reati negli Usa sono puniti con la reclusione fino a 30 anni. Tre cittadini americani, John Campos, Chad Elie e Bradley Franzen, sono finiti in manette. Per altri otto, residenti in altri Paesi, sono stati emessi mandati di cattura internazionali. Tra i nomi ce n’è uno che spicca, quello di Isai Scheinberg, ex manager della Ibm, fondatore di Pokerstars, di cui sarebbe ancora il principale azionista con circa il 75%. (…) Secondo le accuse dell’Fbi, Pokerstars, Full Tilt e Absolute Poker per poter effettuare le transazioni di denaro con i giocatori americani simulavano compravendite di altri beni, come gioielli, fiori e persino palle da golf. Da qui l’accusa di frode bancaria. Una volta scoperto il trucco per raccogliere le scommesse di poker, però, avrebbero escogitato un altro metodo per aggirare le norme americane sul divieto di gioco online. In pratica avrebbero partecipato ad alcune ricapitalizzazioni di piccole banche locali in difficoltà finanziarie, ottenendo in cambio un trattamento di favore in merito alle transazioni con i giocatori. Nelle carte dell’inchiesta e’ citato il caso dell’aumento di capitale della SunFirst Bank di Saint George nello Utah. Sui conti delle tre società sarebbe transitato un bel pò di denaro, circa 3 mld usd, sempre secondo l’accusa. Il denaro raccolto illecitamente sarebbe stato poi ripulito in mercati dove le società operano alla luce del sole. E’ il caso, per esempio, dell’Italia. Pokerstars, secondo i dati Agicos, nel primo trimestre dell’anno è risultato essere il secondo operatore di poker online in Italia con una raccolta di 61 milioni nel trimestre e una quota di mercato dì circa il 23%. Insomma, se il trend fosse confermato, la società di Sheinberg a fine anno potrebbe battere il record del 2010, chiuso con quasi 700 milioni di raccolta. Full Tilt e Absolute Poker invece non sono ancora sbarcati sul mercato italiano, ma hanno già fatto richiesta per ottenere due delle nuove licenze che i Monopoli di Stato stanno assegnando proprio in questo periodo. Che cosa succederà a questi tre operatori dopo la bufera americana? Fonti dei Monopoli di Stato, contattate da MF-Milano Finanza, hanno spiegato che per ora ci sarà solo un maggior controllo. Nel caso di Pokerstars, l’ unico che per ora raccoglie scommesse in Italia, ci sarebbe una netta distinzione tra la società finita nel mirino dell’Fbi e quella autorizzata a operare dai Monopoli. Fin quando, dunque, il concessionario è in regola con i requisiti della concessione, l’amministrazione ha le mani legate, a meno che non intervenga qualche altra autorità giudiziaria o di polizia. E la cosa è più che probabile. Sempre secondo quanto ricostruito da MF-Milano Finanza, dopo la bufera scoppiata negli Stati uniti anche gli investigatori italiani avrebbero deciso di accendere un faro sulle società online che raccolgono scommesse in Italia ma che hanno base in paradisi fiscali. È il caso proprio di Pokerstars. La società che ha ottenuto la concessione italiana ha sede a Malta, ma il controllo sarebbe nella mani della Reel dell’Isola di Man, considerata un impenetrabile paradiso fiscale proprio nel cuore dell’Europa. Le regole delle concessioni italiane paradossalmente non prevedono obblighi di trasparenza sull’identità dei reali proprietari delle società che raccolgono scommesse online. Per il canale fisico invece di recente questo obbligo è stato introdotto»,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che i proventi ottenuti illecitamente sul mercato americano dalle tre società di poker online sarebbero stati poi ripuliti in mercati dove le società operano alla luce del sole, tra cui quello legale italiano e, di conseguenza, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di verificare che le movimentazioni di denaro rispettino le vigenti normative antiriciclaggio;

se risulti anche in Italia il ruolo giocato dalle società in questione, in particolare la Pokerstar, per cui avrebbero partecipato ad alcune ricapitalizzazioni di piccole banche in difficoltà finanziarie, ottenendo in cambio un trattamento di favore in merito alle transazioni con i giocatori e, nell’eventualità, quali siano gli istituti coinvolti;

in che modo, alla luce dei fatti esposti in premessa, i Monopoli di Stato intendano porre in atto il maggior controllo annunciato su “Milano Finanza”;

quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di verificare che l’operatività di Pokerstars, che ha ottenuto la concessione italiana attraverso la Reel Italy, con sede a Malta, con capitale di soli mille euro, a sua volta controllata dalla Reel dell’Isola di Man, avvenga secondo i principi della norme di trasparenza sancite dal decreto legislativo n. 231 del 2007 allontanando ogni ipotesi di evasione, elusione e perfino di riciclaggio per operazioni oscure.

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Famiglia Donatacci

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05107
Atto n. 4-05107

Pubblicato il 3 maggio 2011
Seduta n. 547

LANNUTTI – Ai Ministri della salute, dell’interno e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale. -

Premesso che la famiglia di Donatacci Michele, residente il Gagliano Aterno (AQ) dal 2007, sta vivendo una vera e propria odissea con evidenti rischi per la salute. Da quando hanno deciso di abitare in Gagliano Aterno, sentono verso l’alba rumori non ben noti provenienti dalla stalla attaccata alla loro abitazione. Si tratta di cavalli del loro vicino che, sciolti, vanno a bere e nel frattempo a fare i propri bisogni proprio davanti l’uscio di casa, accumulando così montagne di sterco proprio innanzi la loro abitazione. La famiglia lamenta di essere costretta a vivere in modo indegno a causa dei cavalli del cugino dell’ex vice sindaco, zio dell’attuale, peraltro amico dell’attuale sindaco. Raccontano inoltre di aver ricevuto una visita, che definiscono singolare, dai Carabinieri guidati dal vigile urbano Mauro di Maggio, i quali avrebbero rilevato che la situazione poteva essere considerata addirittura legale e autorizzata dalla azienda sanitaria locale (ASL). Di questa visita hanno informato il Comando generale dei Carabinieri. Le cose sono peggiorate e si sarebbero aggiunte minacce e vessazioni. Il giorno 31 maggio 2010 hanno ricevuto una visita del Corpo forestale dello Stato che assicurava che sarebbero stati presi provvedimenti, ciò che però non è avvenuto. Anzi avrebbero ricevuto velate minacce dalla famiglia del proprietario di cavalli,

si chiede di sapere:

se risulti che il 2 marzo 2009, alle ore 21:30, la famiglia Donatacci abbia ricevuto una strana visita dai Carabinieri guidati dal vigile urbano Mauro di Maggio nella quale viene sostenuto che lo stabbio parcheggiato davanti la loro abitazione fosse stato autorizzato dall’ASL e quali misure siano state adottate, posto che in data 3 marzo 2009 venne data informazione al Comando generale dei carabinieri nella persona del capoposto Rossi;

quali iniziative a tutela della salute della famiglia Donatacci siano state assunte dalle varie autorità, quali Prefettura, Carabinieri, ASL, Corpo forestale dello Stato, tutte informate della scabrosa situazione inaccettabile anche dal punto di vista igienico-sanitario, situazione aggravata dalla presenza di una bimba di 4 anni;

quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda adottare per restituire alla famiglia Donatacci, che sta vivendo in condizioni da trincea con grave rischio della propria salute, anche per l’inerzia dell’amministrazione comunale e del sindaco, probabilmente collusi con il proprietario di cavalli, il ripristino della vivibilità in condizioni più sicure e decorose.

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Finmeccanica – Alenia Aermacchi

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05123
Atto n. 4-05123

Pubblicato il 4 maggio 2011
Seduta n. 548

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

secondo quanto riporta un lancio dell’agenzia AgenParl del 29 aprile 2011, ci sarebbe uno scontro in atto tra Pierfrancesco Guarguaglini e Giuseppe Orsi sul dossier immobiliare: “Sotto la lente di ingrandimento ci sarebbe l’immobile di via Campania e la sede di Alenia Aermacchi” di Roma;

Pierfrancesco Guarguaglini è il presidente di Finmeccanica e Giuseppe Orsi il nuovo amministratore delegato;

considerato che:

è in corso la fusione della società Alenia aeronautica con Alenia Aermacchi e risulta che in data 14 febbraio 2011 siano stati trasferiti tutti i dipendenti di Alenia Aermacchi nella sede di Alenia aeronautica di via Bona, a Roma;

pertanto di fatto è stata realizzata, dopo anni che se ne parlava, la fusione tra le due società di Finmeccanica;

secondo quanto riporta lo stesso lancio dell’agenzia, “attualmente l’immobile lasciato libero dai dipendenti di Alenia Aermacchi viene ancora utilizzato da due persone, in quanto una di queste è in attesa di ricevere una stanza ‘adeguata alla sua prestigiosa carica’ presso la sede di via Campania, quando nella sede di via Bona ci sono ampi spazi ma soprattutto liberi”,

si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sulla permanenza di due dipendenti di Alenia Aermacchi nella vecchia sede della società e se questo non costituisca un evidente spreco di risorse in termini di costi, servizi e gestione dell’immobile, dal momento che nella nuova sede ci sarebbero ampi spazi disponibili.

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Assicurazioni Generali – Galateri

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05132
Atto n. 4-05132

Pubblicato il 4 maggio 2011
Seduta n. 548

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

un articolo di “La Repubblica” “Tornerà la quiete in Generali dopo la tempesta che ha portato alla clamorosa uscita del presidente Cesare Geronzi?” riferisce: «Le premesse ci sono visto che il nuovo chairman che verrà designato dall’assemblea di fine aprile è Gabriele Galateri di Genola, un signore che ha gestito senza strappi i cda prima di Medio-banca, reduce dalla capitolazione di Maranghi, e poi di Telecom nella difficile fase post pirelliana. (…) Ma occorre dire che anche il management dovrà fare la sua parte. Giovanni Perissinotto e Raffaele Agrusti avranno il compito di far correre il più possibile la compagnia cercando di soddisfare il più possibile le esigenze degli azionisti privati che hanno investito soldi propri in grande quantità e vorrebbero vedere il loro investimento tornare in attivo. Ma soprattutto Perissinotto e Agrusti non dovranno sgarrare di una virgola sul fronte delle operazioni con parti correlate. Dovranno allontanare da tutti l’idea che a Trieste si fanno affari con qualcuno che poi restituisce il favore comprando azioni Generali e garantendo così l’autocontrollo del management. Anche se Petr Kellner, lo smaliziato finanziere del gruppo Ppf con cui si è costruita una valida posizione sui mercati dell’est, tornasse alla carica proponendo altri investimenti, questi dovrebbero essere valutati con la massima circospezione. Un po’ perché c’è una cambiale da pagare al 2014, la put su Generali Ppf, del valore di 3 miliardi di euro e per non ricorrere ad aumenti di capitale dovrà essere finanziata accantonando utili e riserve di utili, come ha scritto Perissinotto nella nota integrativa al bilancio. Ma anche perché Kellner è ormai una “parte correlata” dell’azienda avendo acquistato sul mercato il 2 per cento del capitale di Generali, e dunque oltre a rispettare le procedure c’ è anche una necessità superiore di trasparenza che il Leone si deve riconquistare. Lo stesso discorso vale per gli altri azionisti e in primis per il maggiore di essi cioè Mediobanca. Il rischio del dopo Geronzi è che sul mercato si pensi che chi osa toccare le Generali muore. Da molti anni ormai esiste un rapporto incestuoso tra piazzetta Cuccia e il Leone che se visto in chiave positiva può servire a preservare e dare stabilità al controllo della più grande cassaforte italiana. Se si guarda al rovescio della medaglia, però, si deve constatare che il 50 per cento degli utili di Mediobanca proviene dalla controllata Generali, non solo sotto forma di dividendo ma anche di commissioni per qualsiasi operazione Trieste voglia intraprendere. Anche solo l’acquisto di una piccola quota nella banca russa Vtb, compiuta in autonomia dal management dal momento che era al disotto della soglia critica dei 300 milioni, e che ha sollevato in consiglio le obiezioni di Francesco Gaetano Caltagirone e Vincent Bolloré, sembra abbia fruttato succose commissioni a Mediobanca. E, infine, medesimo discorso vale per i soci veneti di Ferale, diventati soci di Generali qualche anno fa, e con cui il Leone sta lavorando immettendo risorse in un fondo per lo sviluppo delle infrastrutture che vede presenti gli stessi soci veneti. Tra l’altro, visti gli eventi delle scorse settimane, il comitato investimenti di Generali rischia di diventare la sede nella quale si gestiscono gli affari più importanti e li Caltagirone, sempre restato nell’ombra e senza affari intrecciati con il Leone, giura che non si farà scappare niente che non sia più che trasparente. Il primo banco di prova per Perissinotto e colleghi arriverà già questa settimana quando il cda Telecom dovrà decidere se sospendere o meno il manager Luca Luciani raggiunto da un avviso di garanzia per un’inchiesta della procura di Milano. Luciani è l’uomo sponsorizzato da Generali e da manager Telecom ha sviluppato rapporti poco trasparenti con società che fanno capo alla famiglia Agrusti. Solo per questo motivo Perissinotto si dovrebbe astenere dal voler a tutti i costi nominare Luciani alla direzione generale e scegliere un altro candidato, almeno sino a quando le inchieste non avranno fatto il loro corso»;

considerato che:

si apprende da un articolo de “Il Sole 24 Ore” che Mario Sentinelli, l’ex direttore generale Tim, ideatore delle carte prepagate, «è rientrato nel board di Telecom Italia come indipendente in quota Generali. Era l’ultimo nominativo della lista Telco, ma si è aggiudicato la partecipazione a due comitati su tre: l’importante comitato esecutivo, che esprime parere preventivo sulle operazioni da sottoporre all’approvazione del consiglio di amministrazione; e il comitato per il controllo interno e la corporate governance che, formato tutto da amministratori indipendenti, è di contrappeso ai manager esecutivi. All’assemblea della settimana scorsa, nell’annunciare di avere lasciato la carica di “presidente onorario” di Onda Communication (società fondata da Michelangelo Agrusti, fratello del dg di Generali, Raffaele Agrusti), ha dichiarato tutto il suo amore per Tim: “È il mio gioiello, e il mio cane si chiama Timmy”»;

come riporta l’articolo di Giovanni Pons per “La Repubblica” dell’8 marzo 2011, « (…) Sentinelli al momento del suo ingresso nel cda Telecom era Presidente di Onda Communications, società fornitrice di chiavette il cui amministratore delegato è Michelangelo Agrusti, fratello del più noto Raffaele, l’attuale direttore generale del Leone di Trieste. Generali però al momento non sembra disposta ad avallare un ruolo operativo di Sentinelli nel gruppo Telecom. La Onda ha ricevuto molte commesse dalla società di tlc sia quando il capo delle attività italiane nel mobile era Luca Luciani, sia quando quest’ultimo fu trasferito alla guida di Tim Brasil»;

dall’ultimo libro “Sanguisughe” scritto dal giornalista Mario Giordano si apprende che Sentinelli è il pensionato dell’INPS più ricco d’Italia, in particolare riceverebbe ogni mese 90.000 euro di pensione, pari a 1,173 milioni che significano 3.008 euro al giorno;

su quest’uomo sono state spese grandi lodi perché è stato lui a lanciare l’idea del servizio prepagato Tim Card per il quale fu nominato “uomo marketing dell’anno”;

nessuno ha mai spiegato le ragioni misteriose per cui sei anni fa il suo rapporto con Telecom fu interrotto dalla mattina alla sera. La vicenda è rimasta coperta dal mistero anche se sono corse strane voci sui conflitti con Marco De Benedetti e Tronchetti,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che vi siano stati contatti di Agrusti con Geronzi per perorare l’ascesa di Luciani ai vertici di Telecom;

quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo al fine di garantire agli azionisti e agli utenti l’assoluta trasparenza contro ogni logica clientelare affinché non si arrivi a fare affari con qualcuno che poi restituisce il favore comprando azioni Generali e garantendo così l’autocontrollo del management;

se corrisponda al vero che Sentinelli percepisce una pensione di 90.000 euro al mese;

se risulti al Governo che Luca Luciani sia ancora indagato assieme a Riccardo Ruggiero per i reati di truffa aggravata, false comunicazioni ed ostacolo all’attività di vigilanza, sulle sim false inventate appositamente per gonfiare il fatturato e gli scandalosi compensi dei manager dell’azienda telefonica, nonché per i rapporti poco trasparenti che in qualità di manager Telecom avrebbe sviluppato con società che fanno capo alla famiglia Agrusti ovvero per reati che, se comprovati, dovrebbero condurre ad una sua sospensione dal richiamato incarico da parte dei vertici dell’azienda, che dovrebbero peraltro evitare di conferire allo stesso altri incarichi di responsabilità.

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