Unicredit, dopo crisi Premiafin, non chiede rientro garanzie Gruppo Ligresti e non vende quote Fonsai

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02194
Atto n. 3-02194 (in Commissione)

Pubblicato il 24 maggio 2011
Seduta n. 557

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

come si apprende dalla lettura di molti blog su Internet, domenica 15 maggio 2011, una settimana prima dell’importantissima giornata di elezioni regionali del 22 maggio, che ha visto la débacle per il premier Zapatero, la Spagna è scesa in piazza a chiedere una vera democrazia. Gli organizzatori della protesta “Democracia Real Ya!” stimano che più di 130.000 persone siano scese a manifestare nelle principali città spagnole al motto “non siamo merce di politici e banchieri”. Per i manifestanti, i principali colpevoli della crisi attuale sono i partiti politici ed i banchieri, che vogliono far pagare il costo della crisi ai giovani. Migliaia di giovani, ribattezzati gli “indignados” dalla stampa spagnola, hanno occupato nei giorni scorsi la Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, da dove erano stati sgomberati dalla polizia. I giovani, che si erano autoconvocati attraverso i social network e il sito Democracia Real Ya, protestavano contro i tagli imposti dal Governo e denunciano la collusione fra politici e banchieri;

anche le banche italiane, nonostante la mistificazione mediatica di giornali di proprietà e giornalisti economici spesso proni agli interessi, ai desiderata ed alle “veline” dei banchieri, tendono a nascondere fatti e circostanze di usi, abusi e soprusi quotidiani a danno delle famiglie e delle piccole e medie imprese con tassi elevatissimi e condizioni capestro, suscitano l’indignazione popolare finora repressa e poco organizzata. In modo particolare Unicredit, la banca dei derivati “avariati” assegnati ad enti locali e piccole e medie imprese, non ha modificato la pessima gestione di Profumo, messo alla porta dopo una buona uscita di 40 milioni di euro, premio immeritato per aver portato il valore del titolo da 8 ad 1,8 euro ad azione in poco tempo, massacrando il sudato risparmio dei piccoli azionisti;

le operazioni spericolate di Unicredt, che lesina i fidi ai richiedenti “senza santi in paradiso”, accordando centinaia di milioni di euro alla solita compagnia di giro come Zuno e Ligresti, spesso girati alle voci “incagli” e “sofferenze”, sono scandalose. Anche Alessandro Penati, in un articolo pubblicato su “la Repubblica” del 22 maggio 2011, ha stigmatizzato i comportamenti di Unicredit che danneggiano i piccoli azionisti investitori, i clienti saccheggiati e taglieggiati con costi insopportabili, balzelli e rincari ingiustificati;

si legge: «Se il buon giorno si vede dal mattino, quello di Unicredit, novella banca “di sistema”, promette di essere plumbeo: operazioni “di sistema” come la ristrutturazione Premafin-Fonsai non sono un buon presagio di redditività, o di scintille in Borsa. Per la Consob, quella di Premafin-Fonsai è una ristrutturazione. “La società è in una situazione di crisi attestata”, e pertanto Unicredit è esonerata dall’Opa. L’operazione quindi, va valutata come salvataggio. Ma di quale azienda? Più della compagnia assicurativa Fonsai, a rischio dissesto sono Premafin, che la controlla con poco meno del 42%, e le altre holding più a monte: la solita piramide con cui i Ligresti controllano Premafin. Tralasciamo per semplicità le holding a monte. Premafin è chiaramente in crisi: la sua unica attività, la quota in Fonsai, ai prezzi di mercato vale 301 milioni, ed è tutta in pegno alle banche (Unicredit capofila) a fronte di un indebitamento di 302. Di fatto, Fonsai è delle banche creditrici. L’unica attività rimasta ai Ligresti è il valore del premio di controllo. In una situazione simile, qualsiasi banca agirebbe a tutela dei propri crediti. Potrebbe richiede il reintegro della garanzia; ma i Ligresti non hanno i soldi per farlo. O imporre la vendita della quota Fonsai al miglior offerente, e con l’incasso del premio di controllo rimborsare anche i debiti delle società a monte; ma così se ne mette a rischio l’italianità! O escutere il pegno, diventare azionista di controllo di Fonsai, ristrutturarla, valorizzarla e ricollocarla sul mercato: bella operazione di ristrutturazione, ma non “di sistema”. O convertire il debito in azioni, diluendo i Ligresti, per poi procedere come sopra alla ristrutturazione. Invece, Unicredit mette mano al portafogli per aumentare il valore della garanzia (Fonsai) offerta dal debitore Premafin in crisi: 170 dei 450 milioni dell’aumento Fonsai saranno versati dalla banca. Stupefacente. E inefficiente: dei 170 milioni, solo il 42% (la quota Premafin) andrà ad aumentare la garanzia; il resto sarà a beneficio degli altri creditori di Fonsai (Mediobanca in primis). Ma non basta: invece di pretendere che i Ligresti mettano nuove risorse in Premafin, Unicredit gliele elargisce a fondo perduto. Per sottoscrivere la sua quota di aumento, infatti, Unicredit non acquisterà i diritti sul mercato, ma dai Ligresti a un prezzo almeno doppio: se per esempio l’aumento avvenisse ai valori odierni, 5,8 euro, Unicredit pagherebbe ogni nuova azione 12,7 euro. Vale a dire, le basterebbero meno di 80 milioni per rilevare il 6,6% di Fonsai pattuito, ma ne paga 170: la differenza viene elargita ai Ligresti. È un prezzo più basso di quello offerto da Groupama, argomenta Unicredit: ma i francesi pagavano per il controllo (ergo l’Opa); mentre per Unicredit è una ristrutturazione. Tanta munificenza a vantaggio di un imprenditore straordinario colpito dalla sfortuna? Non direi. Tra operazioni in conflitto di interessi, affari immobiliari e investimenti dubbi, la gestione Ligresti di Fonsai è stata disastrosa (come ben riassunto su Affari&Finanza dal 3/5). Non bastasse, i Ligresti si sono fatti pagare emolumenti per 60 milioni in 5 anni. Almeno di questi, Unicredit dovrebbe pretendere la restituzione. Sorge il dubbio che per Unicredit sia un’operazione di marketing. Da domani, ogni imprenditore italiano vorrà essere suo cliente. Se le cose vanno male, potranno richiedere il “trattamento Ligresti” e lanciare un aumento di capitale: Unicredit sarà felice di sottoscriverlo, e di fornire all’imprenditore, a fondo perduto, le risorse per mantenere il controllo. E non è finita. Viene richiesto un aumento da 350 milioni anche alla Milano Assicurazioni, controllata di Fonsai, che non ne ha bisogno: non serve a migliorare i solvency ratio del gruppo, non previsti dalla regolamentazione attuale; ed è l’opposto di quanto Fonsai potrebbe fare per patrimonializzarsi, ovvero, cedere attività. A meno che si stia preparando il terreno per una fusione tra le due assicurazioni: il costo, oggi, sulle spalle della minoranza della Milano; il beneficio, domani, a chi controlla Fonsai. Il gruppo smentisce. Ma a pensar male, con le operazioni di sistema, spesso si indovina»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quali siano i motivi per cui Unicredit, al fine di tutelare i propri crediti ed i risparmi dei depositanti, non abbia finora chiesto il reintegro delle garanzie al gruppo Ligresti, dopo la crisi di Premafin;

se conosca quali siano le motivazioni che inducono Unicredit a non imporre la vendita della quota Fonsai al miglior offerente e, con l’incasso del premio di controllo, rimborsare anche i debiti delle società a monte, oppure ad escutere il pegno, diventare azionista di controllo di Fonsai, ristrutturarla, valorizzarla e ricollocarla sul mercato;

se, a quanto risulti al Governo, la scelta di Unicredit di non acquisire i diritti sul mercato per sottoscrivere la sua quota di aumento, ma quella di Ligresti a un prezzo almeno doppio, non possa integrare ipotesi delittuose a danno dei piccoli azionisti, del mercato e dei depositanti;

se risponda al vero che la banca “di sistema” Unicredit, con meno di 80 milioni di euro potrebbe rilevare il 6,6 per cento di Fonsai, così come è stato pattuito, invece di pagare 170 milioni di euro, con la differenza allegramente elargita ai Ligresti, che possono continuare a godere di appoggi inconciliabili con il mercato ed i diritti dei soci di minoranza, che a quanto risulta all’interrogante dovrebbero essere tutelati qualora la Consob non fosse allineata a difendere gli interessi di banchieri assicuratori e società quotate;

quali misure urgenti intenda attivare per evitare che Unicredit possa finanziare il valore della garanzia (Fonsai) offerta dal debitore Premafin in crisi, con 170 dei 450 milioni di euro dell’aumento Fonsai versati dalla banca a fondo (quasi) perduto, posto che, dei 170 milioni, solo il 42 per cento (la quota Premafin) andrà ad aumentare la garanzia mentre il resto sarà a beneficio degli altri creditori di Fonsai (Mediobanca in primis).

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