Centrale Latte Roma

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05469
Atto n. 4-05469

Pubblicato il 23 giugno 2011
Seduta n. 573

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, dell’interno e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale. -

Premesso che:

la Commissione europea con la delibera C28/98 ha condannato il Comune di Roma ad una multa di oltre 112 miliardi di lire, in seguito all’indagine che ha condotto in merito agli aiuti di Stato in ordine alle misure adottate dal Governo italiano a favore della Centrale del latte di Roma, privatizzata nel 1957, dopo aver ripianato perdite per 215,1 miliardi di vecchie lire negli esercizi dal 1992 al 1997, antecedenti alla stessa privatizzazione;

a quanto risulta all’interrogante, finora la multa non è stata pagata;

risulterebbe che, all’epoca della cessione della privatizzazione della Centrale del latte, parteciparono alla gara 4 gruppi, tra cui Cirio e Parmalat. Il valore minimo venne stabilito dai periti, nominati dal Tribunale di Roma, in poco meno di 39 milioni di euro, ma secondo alcuni l’azienda ne valeva almeno il doppio. L’azienda venne ceduta alla Cirio di Cragnotti per 41 milioni di euro (l’offerta di Tanzi era stata di 26 milioni di euro). Ma, a parere dell’interrogante caso strano, dopo solo 13 mesi la Parmalat di Tanzi acquistò Eurolat dalla Cirio per 395 milioni di euro, e della società ceduta faceva parte anche la Centrale del latte di Roma;

la Acci di Roma, però, non poteva essere ceduta, per accordi con il Comune, prima di 5 anni. Cragnotti se la cavò con una penale di 15 miliardi di lire, ma intascò da Tanzi circa il doppio di quanto speso. Prima della cessione alla Cirio il Comune di Roma separò l’attività industriale, e il rimanente andò in liquidazione. E nella società liquidata fu scaricata la multa dell’Unione europea (UE), iscritta sotto la voce sopravvenienze passive;

d’altronde, come sostiene un professore di diritto internazionale che insegna a Bruxelles, la UE non può portare in detrazione le somme al Comune di Roma, in quanto i fondi speciali per la capitale passano per il Governo nazionale. Ne consegue che la UE, almeno per il momento, non avrebbe gli strumenti idonei per incassare la sanzione, anche se, a quanto appreso, si starebbero studiando le modalità del caso;

nel bilancio 2000 del Comune di Roma non compare più la partecipazione della Centrale del latte in liquidazione;

dopo il ripianamento delle perdite per 215 miliardi di lire per il periodo ’92-97, e dopo la cessione della Centrale del latte alla Cirio, la sanzione fu scaricata nella società in liquidazione, e di conseguenza estrapolata dal bilancio del Comune di Roma, probabilmente per seppellire definitivamente la richiesta della UE;

considerato che:

è dei primi di giugno la notizia che entro 60 giorni il Comune di Roma dovrà attivare le procedure per riacquisire la titolarità del pacchetto azionario di controllo della Centrale del latte di Roma, oggi nel portafoglio di Parmalat. Lo ha stabilito la Seconda sezione del Tar del Lazio, disponendo che il Campidoglio dichiari la nullità degli atti negoziali con cui nel 1998 cedette il 75 per cento della Centrale del latte alla Cirio di Sergio Cragnotti, quota rivenduta, grazie a una transazione col Comune, un anno più tardi alla Parmalat di Calisto Tanzi. Il Tar ha accolto in parte il ricorso per l’ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato del 1° marzo 2010 presentato dalla società Ariete fattoria latte sano che nel 1998 era in lizza per l’acquisto della Centrale. Il Tar ha anche stabilito che, una volta riacquisito il pacchetto di maggioranza della Centrale, il Comune di Roma non sarà obbligato a indire una nuova gara per cedere la Centrale, ma potrà scegliere come disporne nel pubblico interesse. Il Tar ha infine ordinato al Campidoglio di pagare ad Ariete fattoria latte sano un risarcimento del danno, in via equitativa, di 8 milioni di euro più gli interessi,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che il Comune di Roma non abbia pagato la multa di 112,5 miliardi di vecchie lire inflitta dalla UE per il disinvolto ripianamento delle perdite dal 1992 al 1997 al prezzo non congruo pari ad oltre 41 milioni di euro pagati dalla Cirio al Comune di Roma invece di quello giusto pari ad almeno il doppio;

quali siano i motivi per cui nel bilancio 2000 del Comune di Roma non compare più la partecipazione della Centrale del latte in liquidazione;

se corrisponda al vero che, dopo il ripianamento delle perdite per 215 miliardi di lire per il periodo ’92-97, e dopo la cessione della Centrale del latte alla Cirio, la sanzione fu scaricata nella società in liquidazione, e di conseguenza estrapolata dal bilancio del Comune di Roma;

quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo al fine di accertare la regolare tenuta e gestione dei conti dell’ente capitolino e la corretta condotta degli amministratori pubblici responsabili del bilancio comunale.

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