Torri Eur

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05500
Atto n. 4-05500

Pubblicato il 29 giugno 2011
Seduta n. 575

LANNUTTI , PEDICA – Ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell’economia e delle finanze e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale. -

Premesso che:

le Torri dell’EUR ex sede del Ministero delle finanze, nel quartiere EUR a Roma, sono tra gli edifici censiti nel 2002 dal Dipartimento Architettura contemporanea del Ministero per i beni e le attività culturali tra le architetture di rilevante interesse del secondo ’900 e tra quelli censiti dal QART/La Sapienza tra le architetture di rilevante interesse storico-artistico realizzate a Roma dal 1945 ad oggi, e come tali inserite nella Carta per la qualità del nuovo piano regolatore generale (PRG) di Roma adottato nel 2006, per il quale sono parte della città storica;

tali edifici sono stati oggetto di un protocollo d’intesa tra Ministero dell’economia e delle finanze e Comune di Roma del dicembre 2001 finalizzato alla valorizzazione di questi e altri beni demaniali; sono stati dismessi appena dopo tale protocollo mediante la società veicolo Fintecna SpA (a totale partecipazione statale);

la loro attuale destinazione direzionale è compatibile con una razionale trasformazione ad alberghi e spazi direzionali a supporto dell’attiguo costruendo Centro congressi (cosiddetta nuvola di Fuksas);

malgrado il loro indiscutibile interesse storico culturale e l’opportunità di destinarle a supporto del Centro congressi, il Comune di Roma ha inteso aderire fin dal 2005 alla richiesta della Alfiere SpA, proprietaria delle Torri (appartenente per il 50 per cento imprenditori privati e fondi di enti pubblici e per il 50 per cento a Fintecna, che ne ha mantenuto il controllo) di poterle demolire per sostituirle con un edificio con destinazione d’uso prevalentemente residenziale di lusso, con sagoma e caratteristiche architettoniche completamente diverse, progettato dall’architetto Renzo Piano. Tuttavia, a causa di forti opposizioni all’interno e all’esterno del Consiglio comunale, la variante predisposta nel 2006, da realizzare mediante accordo di programma, non è stata approvata in tempo per essere recepita nel nuovo PRG di Roma. Dopo la definitiva approvazione del PRG nel febbraio 2008 e in contrasto con tale strumento appena approvato, il Comune di Roma ha inteso perseguire l’obiettivo della demolizione delle Torri mediante l’adozione dello stralcio di tali edifici dalla Carta per la qualità con la delibera n. 87 dell’11 aprile 2008 del commissario Morcone e la definitiva approvazione di tale stralcio con la delibera n. 40 del maggio 2010;

il Comune non ha richiesto il parere della Soprintendenza né quando nel luglio 2007 sono iniziati i lavori di manutenzione straordinaria: sostituzione degli elementi di facciata, ristrutturazione interna con redistribuzione funzionale, eccetera mediante una semplice dichiarazione di inizio attività (DIA), né per le citate delibere di stralcio dalla Carta per la qualità; nessun esperto del settore è stato interpellato;

la Soprintendenza non è intervenuta a tutela di tali edifici né quando motivati appelli di eminenti esperti e di Italia Nostra si sono levati per la conservazione e la tutela delle Torri oltre che per richiedere l’applicazione delle normative urbanistiche vigenti, aggirate con l’espediente dello stralcio dalla Carta per la qualità; né quando sono state formulate motivate istanze dai residenti dell’EUR attraverso i Comitati che li rappresentano; né quando il Direttore regionale del Lazio (architetto Lolli Ghetti) ha formalmente richiesto (note prot. 652 del 14 gennaio 2010 e prot. 2462 del 10 febbraio 2010) di procedere alla verifica d’ufficio dell’interesse culturale degli edifici, considerando il loro valore storico architettonico nonostante il loro attuale stato di edificazione a seguito dei lavori di ristrutturazione;

dato il permanere della mobilitazione dei cittadini e degli esperti, nel settembre 2010 la Direzione generale PABAAC (Paesaggio, belle arti, architettura e arte contemporanea) rimetteva la questione al Comitato tecnico scientifico per l’architettura urbana e l’arte contemporanea, presieduto dal professor Portoghesi, che con il parere del 21 settembre 2010 si esprimeva per la tutela delle Torri e raccomandava di dare immediato inizio alle procedure cautelari per evitare che lo stato attuale del complesso immobiliare venisse ulteriormente compromesso;

gli organi territoriali del Ministero per i beni e le attività culturali, cui la raccomandazione era rivolta, non procedevano per la tutela; il Direttore regionale (architetto Federica Galloni) chiedeva al contrario un riesame attraverso il nuovo parere, questa volta congiunto del suddetto Comitato di settore presieduto dal professor Portoghesi e del Comitato tecnico scientifico per i beni architettonici e paesaggistici, presieduto dall’architetto Carbonara; nella seduta del 16 novembre 2010 i due Comitati ritenevano indispensabile che l’eventuale trasformazione delle Torri facesse salve le tipologie edilizie degli edifici sviluppati in altezza e la possibilità visiva delle aree circostanti mantenendo le caratteristiche ambientali ormai impresse nella memoria collettiva, in pratica smentendo la possibilità di sostituirle con un edificio con sagoma e caratteristiche del tutto estranee al contesto urbanistico architettonico di cui fanno parte, quale quello progettato dall’architetto Piano;

gli organi territoriali, cui il parere veniva immediatamente notificato, non intervenivano neppure in esito di tale riesame; al contrario la Direzione regionale del Lazio si rivolgeva al Segretariato generale (architetto Cecchi) per ottenere un secondo riesame;

nella nuova seduta congiunta del 14 febbraio 2011 i suddetti due Comitati bocciavano comunque la variante del progetto di edificio da realizzare in sostituzione delle Torri, peraltro irritualmente acquisita dalla Direzione regionale del Lazio, e si astenevano dal formulare un nuovo parere; pertanto rimanevano confermati i due precedenti del 21 settembre 2010 e 16 novembre 2010;

in tutti i pareri dei suddetti Comitati è stata affermata la necessità di procedere – in ogni caso – ad apporre un vincolo di carattere paesaggistico su tutto il quartiere EUR, ma non si è ancora provveduto in tal senso;

considerato che è indiscutibile che le Torri dell’EUR siano beni culturali da tutelare ai sensi del codice dei beni culturali (in particolare risultano applicabili al caso specifico gli articoli 10, 12, 13 e 28 del decreto legislativo n. 42 del 2004), tanto più che, a seguito dei citati pareri dei Comitati tecnico scientifici, la tutela può essere esercitata mediante la verifica d’ufficio (per la quale risulta sussistano tutti i requisiti) con esito positivo; in alternativa il Ministero per i beni e le attività culturali può procedere mediante la dichiarazione dell’interesse culturale; in entrambi i casi previa immediata adozione degli atti cautelari necessari per evitare la demolizione degli edifici;

a fronte di ben tre pareri dei Comitati di settore e comunque di una vasta documentazione tecnico scientifica a favore della conservazione degli attuali edifici o quanto meno delle volumetrie e delle caratteristiche architettoniche attuali, è da ritenersi venuta meno l’ordinaria discrezionalità degli uffici territoriali in ordine alla tutela da attuare mediante atti di verifica o di dichiarazione di interesse, che appaiono ormai quindi atti dovuti;

è imminente – ad horas – il rilascio del permesso di costruire che consentirà la demolizione delle Torri, da parte del Dipartimento urbanistica del Comune di Roma;

considerato inoltre che esistono ampie analogie tra la vicenda Torri e la vicenda Velodromo olimpico, altra opera architettonica di riconosciuto interesse storico architettonico realizzata all’EUR per le Olimpiadi del 1960 che è stata demolita nel luglio 2008 ad esito di una vicenda che ha visto un’incerta e tardiva tutela da parte della Soprintendenza e infine l’immediato accoglimento da parte del Direttore generale del ricorso gerarchico proposto contro la dichiarazione di interesse appena adottata nell’aprile 2008 dal Direttore regionale (architetto Prosperetti);

nel momento in cui la stampa riportava la notizia dell’imminente demolizione del Velodromo, gli uffici territoriali non intervenivano per evitarla, cosa cui erano tenuti dato che la Direzione regionale non aveva ancora emesso il decreto di annullamento del vincolo architettonico e comunque secondo il parere del Comitato tecnico esso andava sostituito con un altro con la finalità di conservare l’assetto planivolumetrico e paesaggistico esistente;

non è stato mai avviato il procedimento di vincolo paesaggistico richiesto dal Comitato di settore a tutela dell’area del Velodromo olimpico;

le due vicende hanno visto gli stessi protagonisti in diversi ruoli; per il Velodromo era funzionario responsabile dell’Ufficio vincoli della Soprintendenza l’attuale Soprintendente di Roma architetto Pierdominici, era Soprintendente l’attuale Direttore regionale del Lazio architetto Galloni, era Direttore generale l’attuale Segretario generale architetto Cecchi,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se il Governo ritenga che, in merito a tali fatti, l’inerzia degli organi territoriali del Ministero per i beni e le attività culturali preposti alla tutela dei beni culturali di Roma sia compatibile con gli obblighi derivanti dalle previsioni del codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004;

quali iniziative intenda adottare per ottenere la tutela degli edifici in questione e il vincolo paesaggistico dell’EUR, in conformità con quanto indicato nei pareri dei Comitati tecnico scientifici del Ministero per i beni e le attività culturali;

quali iniziative intenda intraprendere per verificare quali siano le dinamiche interne in ordine alla gestione delle competenze in materia di tutela dei beni culturali nella città di Roma, in particolare se esistano specifiche direttive e/o quali siano allo stato attuale i protocolli d’intesa o qualunque altro tipo di accordo con il Comune di Roma che impegni il Ministero per i beni e le attività culturali in ordine alle attività di tutela dei beni culturali della città di Roma.

Senza categoria

Leave a Reply