Tutela furto Bancomat

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05491
Atto n. 4-05491

Pubblicato il 28 giugno 2011
Seduta n. 574

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

è arrivata all’interrogante la segnalazione di un cittadino che lamenta il mancato risarcimento da parte della propria banca in seguito al prelevamento illecito di somme di denaro attraverso la propria carta bancomat rubata nonostante abbia provveduto a bloccare la stessa dopo il furto;

in particolare il cittadino, dopo essere stato derubato del borsello contenente il cellulare, il portafogli, il documento d’identità, la patente di guida, la carta di credito e il bancomat presso una stazione di servizio, tempestivamente si metteva in contatto con la propria banca, Unicredit, per comunicare la perdita del possesso delle carte e attivare il blocco delle carte, e successivamente si recava al posto di polizia per produrre denuncia, specificando che la stazione di servizio ove era avvenuto il furto è videosorvegliata e quindi era possibile acquisire il filmato dell’accaduto;

purtroppo, qualche giorno più tardi, consultando on line il suo conto corrente, l’utente si accorgeva che addirittura 10 minuti dopo il furto era stato effettuato un primo prelievo, attraverso il bancomat, di 250 euro, poi uno successivo corrispondente alla cifra di 1.500 euro, fino a raggiungere l’ammontare di 3.190 euro, con l’aggiunta di spese sostenute in vari negozi;

l’utente si recava in banca, dalla quale non era stato minimamente avvertito dei movimenti, per avere spiegazioni e gli veniva consigliato di attivare la procedura di richiesta di rimborso, allegando la denuncia prodotta, con l’integrazione relativa alle somme prelevate e alle spese;

l’impiegata dell’Unicredit contattata avanzava il sospetto che il cliente derubato avesse annotato il numero del codice PIN sulla carta bancomat, ma il cittadino spiegava di non essere avvezzo a tale comportamento;

dopo qualche giorno la banca invitava il cliente a ritirare l’esito della richiesta relativa al rimborso che era negativo, in quanto per le operazioni era stato utilizzato il codice PIN che il titolare deve conservare con cura, senza annotarlo;

considerato che:

sono numerosi gli utenti che subiscono il furto delle carte bancomat e non vengono risarciti perché viene loro contestato dalla banca il difetto di diligenza nella custodia del PIN; difetto che la banca inferisce dalla circostanza che i prelievi avvengono in rapida successione a brevissima distanza di tempo dal furto e che non potrebbero essere effettuati da persona che non fosse in possesso del PIN del cliente. Da parte loro i clienti ripetutamente escludono di essere incorsi in tale difetto di diligenza, avendo sempre custodito il PIN in luogo sicuro e comunque separato dalla carta;

la pronunzia del Tribunale di Roma, Terza Sezione, del 20 marzo 2006, ha stabilito che, in caso di uso illegittimo di una tessera bancomat, l’ente che eccepisca la colpa concorrente del titolare, per custodia difettosa del codice personale, ha l’onere di provare certamente tale negligenza, la quale non può ritenersi in re ipsa per il solo fatto che una tessera, dopo il furto, sia stata utilizzata per prelevare contanti utilizzando il PIN. L’illecita acquisizione di questo potrebbe essere avvenuta, prosegue la sentenza, attraverso speciali software in grado di leggere le informazioni contenute nella banda magnetica della tessera, oppure potrebbe essere stato carpito prima del furto, in esito ad appostamenti o pedinamenti del titolare della carta. In ogni caso, conclude la decisione, sarebbe stato onere della banca provare le concrete modalità di acquisizione del PIN da parte dell’ignoto utilizzatore abusivo;

è infatti risaputo che esistono svariate tecniche, più o meno complesse e sofisticate, le quali consentono al terzo frodatore di appropriarsi del PIN dei titolari di carte di pagamento o carte bancomat, anche quando nessuna violazione dell’obbligo di diligente custodia sia ad essi imputabile: dette tecniche vanno dal phishing all’installazione di videocamere in corrispondenza delle postazioni di prelievo al cosiddetto PIN-hacking e cioè all’utilizzo di software altamente sofisticati che consentono di risalire al PIN delle carte trafugate o smarrite. Pertanto, la spendita non autorizzata dello strumento di pagamento, sulla base della digitazione del PIN da parte del terzo frodatore, non è di per sé sufficiente a dimostrare la grave negligenza del titolare;

tale assunto è stato recepito in sede comunitaria e trova infatti espressione nell’art. 59 della menzionata direttiva 2007/64/CE, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno;

alla stregua di queste considerazioni, risulta corroborato l’assunto dell’impossibilità di inferire in via di presunzione la grave negligenza del cliente dal fatto che i prelievi illeciti siano avvenuti attraverso la digitazione del PIN e perciò del difetto di prova della colpa grave del cliente medesimo nel caso di specie;

l’articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, recante l’attuazione della direttiva 2007/64/CE, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, che modifica le direttive 97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE ed abroga la direttiva 97/5/CE stabilisce che, fatto salvo l’obbligo di comunicazione dell’utilizzatore (articolo 9), nel caso in cui un’operazione di pagamento non sia stata autorizzata, il prestatore di servizi di pagamento rimborsa immediatamente al pagatore l’importo dell’operazione medesima;

nel giugno 2010 una decisione dell’Arbitro bancario finanziario (ABF) istituito dalla Banca d’Italia, relativamente al caso di un cittadino al quale è stato rifiutato da parte di Intesa Sanpaolo il rimborso delle somme fraudolentemente prelevate attraverso il suo bancomat data, a detta di Intesa Sanpaolo, la comprovata incauta custodia del numero segreto della quale risulterebbe essersi reso responsabile, ha stabilito che quest’ultimo ha diritto di ottenere la ripetizione delle somme fraudolentemente prelevate mediante la sua carta bancomat, in quanto l’operazione non è stata autorizzata;

pertanto con questo nuovo provvedimento l’acquisizione di dati da parte di terzi può prescindere da qualsiasi forma di negligenza dal titolare della carta cambiando il precedente orientamento,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quali siano i parametri secondo i quali le banche concedono il rimborso delle spese effettuate fraudolentemente tramite i bancomat di cui si è perso il possesso;

alla luce dei fatti nonché di quanto recepito con il decreto legislativo n. 11 del 2010, quali siano i motivi per cui le banche continuano a tutelarsi dietro il difetto di diligenza nella custodia del PIN da parte del cliente per non risarcirlo e sono solo i consumatori a dover supportare il peso di un rischio che dovrebbe assumersi l’istituto di credito;

se non ritenga che il nuovo orientamento di cui alla recente pronuncia dell’ABF non possa rappresentare nel settore bancario una svolta importante per la tutela dei diritti dei consumatori e contro le numerose banche che più volte hanno tratto vantaggio dai precedenti orientamenti e quali iniziative intenda assumere affinché gli istituti di credito rispettino quanto dettato dalla normativa comunitaria anche esigendo obblighi contrattuali più stringenti a garanzia degli utenti.

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