Alitalia-manovra Finanziaria- a rischio processo Cimoli

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05664
Atto n. 4-05664

Pubblicato il 20 luglio 2011
Seduta n. 584

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

la nuova manovra finanziaria (decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, recante “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”) prevede la nomina di due commissari extra che affiancheranno l’amministratore straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi al fine di dividere il potere decisionale;

questo è quanto previsto da un comma della nuova legge di stabilizzazione finanziaria che, come si legge sull’articolo di Matteo Cavallito pubblicato su “il Fatto Quotidiano” il 12 luglio 2011, «avrebbe scatenato la rabbia dello stesso amministratore facendogli considerare anche l’ipotesi delle dimissioni. Il nodo, riferiscono le stesse fonti, nell’ostacolo imposto implicitamente dalla nuova norma all’ipotesi di un’azione di responsabilità contro l’ex numero uno dell’azienda Giancarlo Cimoli (…). Certo il sospetto non manca, soprattutto a fronte dei rumors che iniziano a circolare negli ambienti finanziari. Da sempre critico nei confronti della mala gestione che negli anni passati ha contribuito in modo decisivo ad affossare Alitalia, facendo lievitare al contempo il costo di ristrutturazione scaricato sui contribuenti e sui piccoli risparmiatori, il commissario straordinario Augusto Fantozzi rischia ora di perdere buona parte della propria autonomia con la concreta ipotesi di ritrovarsi di volta in volta in “minoranza”. È questa, in sintesi, la possibile conseguenza dell’ultimo provvedimento assunto dal Governo e inserito tra le pieghe del decreto di stabilizzazione finanziaria. Un’iniziativa criptica, formalmente lecita ma anche terribilmente discutibile. Soprattutto a fronte di un malcontento generale che non sembra proprio destinato a placarsi»;

in particolare l’articolo 15, comma 5, del decreto-legge n. 98 del 2011 dispone: “Al fine di contenere i tempi di svolgimento delle procedure di amministrazione straordinaria delle imprese di cui all’articolo 2, comma 2 del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39 e successive modificazioni, nelle quali sia avvenuta la dismissione dei compendi aziendali e che si trovino nella fase di liquidazione, l’organo commissariale monocratico è integrato da due ulteriori commissari, da nominarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro dello sviluppo economico”. Traducendo: nelle imprese sottoposte ad amministrazione straordinaria, come Alitalia, l’amministratore straordinario, Augusto Fantozzi ad esempio, sarà affiancato da due nuovi commissari graditi al Governo e nominati formalmente da Paolo Romani oppure direttamente da Silvio Berlusconi ma, in ogni caso, scelti di fatto dal premier;

si legge ancora nel citato articolo: «Augusto Fantozzi, è noto, non ha voluto fino ad oggi cedere alle pressioni di chi da due anni invoca un suo intervento diretto contro la precedente gestione della compagnia. Ma al tempo stesso ha avuto parole fortemente critiche nei confronti degli sprechi che avevano portato l’azienda al collasso. Un tracollo divenuto conclamato nel 2007, quando per la prima volta si iniziò a parlare con sempre maggiore convinzione di una cessione salvifica ai concorrenti di Air France che, all’inizio dell’anno successivo, avrebbero formalizzato un’offerta da 1,7 miliardi di euro per l’acquisizione dell’impresa e, particolare non da poco, di tutti i suoi debiti. Il seguito è noto: dopo l’inconsistente ipotesi di cordata promossa da Antonio Baldassarre (che costerà all’ex presidente della Corte Costituzionale una sanzione da 400 mila euro da parte della Consob e un rinvio a giudizio con l’accusa di aggiotaggio) Air France entra nella proprietà della compagnia acquisendo il 25% delle quote Alitalia per la cifra di 300 milioni. E i conti ovviamente non tornano visto che una simile operazione identifica un valore totale dell’azienda pari a 1,2 miliardi (500 milioni in meno della prima offerta sdegnosamente rifiutata) e che, rieccoci al “particolare non da poco”, quel prezioso 25% risulta, al contrario di prima, perfettamente sano. Già, perché tutti i debiti di Alitalia, nel frattempo, sono stati convogliati in una bad company che sopravvive grazie a un prestito pubblico (cioè dei contribuenti) pari a 300 milioni di euro e impone una sostanziale svalutazione di fatto dei titoli azionari in mano ai piccoli risparmiatori. Alla fine il conto finale dell’operazione Alitalia si collocherà tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Il commissario straordinario Fantozzi viene chiamato in causa nel giugno del 2009 quando il rappresentante degli obbligazionisti della compagnia Gianfranco Graziadei invita la Consob a chiedere chiarimenti al nuovo numero uno dell’azienda. Fantozzi avvierà un’azione di responsabilità portando in tribunale, sede civile, i vecchi amministratori dell’azienda? La domanda inizia a farsi strada anche se il commissario preferisce non esprimersi. Un fatto è però certo: Fantozzi non ha propriamente un atteggiamento assolutorio nei confronti dei suoi predecessori, anzi. “Alitalia è morta di grandeur” dichiarò più di due anni fa l’amministratore straordinario. Come a dire che una gestione più oculata avrebbe potuto salvare la compagnia immolata, al contrario, sull’altare degli sprechi. “Nella mia relazione sulle cause dell’insolvenza dico chiaramente che l’azienda ha sperperato – spiegò allora Fantozzi – . Non è un mistero che ci sono cinque procuratori della Repubblica al lavoro nei nostri uffici e la Corte dei conti che indaga”. L’ex numero uno di Alitalia Giancarlo Cimoli ha ricevuto una liquidazione d’oro intascando 5 milioni di euro. Per i suoi primi due anni di lavoro, Fantozzi ha ricevuto un compenso totale di 6 milioni. Il commissario, come detto, non ha mai promesso alcuna azione civile contro gli ex dirigenti di Alitalia ma non per questo l’ipotesi può essere esclusa. Anzi. Fonti interne agli ambienti finanziari confermano questa possibilità sostenendo che da qualche tempo Fantozzi stia, o forse sarebbe meglio dire “stesse”, pensando di portare in tribunale proprio Cimoli e i suoi colleghi per contestare le loro responsabilità di ex gestori. Un’intenzione che dovrebbe fare i conti oggi con l’opinione dei due nuovi amministratori “promossi” proprio dal già citato comma 5 dell’articolo 15 con i quali l’amministratore (presto non più) unico dovrà dividere il potere decisionale con il rischio di ritrovarsi eventualmente anche “in minoranza”. Le stesse fonti di cui sopra riferiscono di un Fantozzi particolarmente arrabbiato e pronto, in extrema ratio, a dare addirittura le dimissioni. Consolandosi, a quel punto, con una liquidazione proporzionata al suo attuale stipendio»;

l’Anelta (Associazione nazionale ex lavoratori trasporto aereo) provvederà a lanciare una class action contro i Ministri delle infrastrutture e trasporti, del lavoro e politiche sociali e, di concerto, la Presidenza del Consiglio che a suo tempo siglarono l’accordo di ristrutturazione della compagnia e come si legge nel citato articolo, «per questo responsabili, secondo il Presidente dell’Anelta Mario Canale, di aver “smembrato la compagnia aerea di bandiera, lasciando che solo pochi potessero gioire delle positività dell’azienda, mentre i più dovessero piangerne i debiti”. Raggiunto telefonicamente, Canale chiarisce così il suo pensiero. “L’avvio di una azione di responsabilità contro gli ex dirigenti da parte di Fantozzi? Non lo so, non credo. Diciamo che ho più fiducia nella magistratura che sta indagando. Certo, ormai la frittata è fatta. Ma sarebbe comunque bello recuperare un po’ del maltolto da coloro che se ne andarono con liquidazioni così generose”»;

in particolare si legge nel comunicato stampa disponibile sul sito di Anelta: “Nell’operazione CAI-Alitalia si è agito in violazione dei principi generali del commercio, dell’industria e dell’impresa ed il Governo ha permesso di violare tutte le regole economico-commerciali del sistema giuridico italiano ed europeo”; questa l’opinione dell’avvocato Davide Romano del Foro di Bari e dell’avvocato Francesca Scoppetta del Foro di Roma», legali dell’associazione;

il comunicato stampa prosegue: «All’indomani della pubblicazione dei dossier riservati dell’ambasciata americana sulla cordata Cai, (resi pubblici su WikiLeaks) ritenuta “una pagina triste” del nostro Paese in cui “Berlusconi ha aiutato i suoi amici e fatto pagare i debiti ai contribuenti italiani”, riservando per loro il “meglio della compagnia, lasciando ai contribuenti il peso dei debiti”, per il Governo si prospetta un ulteriore problema da affrontare (…). Più in dettaglio l’Anelta denuncia che: “l’operazione è stata posta in essere in violazione delle regole economiche e giuridiche esistenti nel nostro Paese ed in contrasto con i principi che regolano il commercio e l’industria in Europa, permettendo ad una compagnia neonata di proseguire l’attività produttiva dell’Alitalia e, a quest’ultima, di rimanere infangata nei propri debiti spalmati tra ex lavoratori, fornitori-creditori e tutti i cittadini” (…). Gli Avvocati Davide Romano e Francesca Scoppetta illustreranno le motivazione del ricorso al TAR Lazio e già da ora annunciano: “Se il TAR Lazio non provvederà a cassare l’operato del Governo, è già pronto il ricorso alla Corte di Giustizia Europea, nella convinzione che se il sistema nazionale dovesse non essere sufficiente a porre fine alle disfunzioni governative, giustizia sarà fatta in sede europea”»;

considerato che sul blog “Fatti e misfatti” si legge che la Corte dei conti ha sentenziato che «i 750 mila euro elargiti da “Alitalia” a Giancarlo Cimoli quale emolumento legato a non ben specificati risultati aziendali (…) sono da considerarsi un danno erariale, anche in considerazione del fatto che “Alitalia”, quando Giancarlo Cimoli fu liquidato, si trovava con attività e bilancio in profondo rosso (…) Giancarlo Cimoli, il quale, tra l’altro, nel fare le valigie per andarsene in quelle valigie aveva lietamente messo anche quattro milioni e mezzo di liquidazione, non dovrà, però, restituire tutti i 750 mila euro sottratti non meritatamente all’Erario perché la Corte dei conti ha stabilito che dovrà versare appena 150 mila»;

considerato inoltre che è del 19 luglio 2011 la notizia che il commissario straordinario di Alitalia (la parte della società in amministrazione controllata) Augusto Fantozzi si dimette. Questo perché – si legge in una nota pubblicata sul sito di Alitalia – «ha ritenuto che sia venuta meno la fiducia del Governo nei suoi confronti ed ha rassegnato le proprie dimissioni nelle mani del Sig. Presidente del Consiglio e del Sig. Ministro per lo Sviluppo Economico. La stessa cosa hanno fatto tutti i componenti dell’Ufficio del Commissario». L’articolo pubblicato su “Il Messaggero” lo stesso giorno rileva che «La decisione fa seguito all’approvazione della manovra che contiene misure che riguardano proprio le procedure di amministrazione straordinaria delle imprese»,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione sulle possibili conseguenze derivanti dalla citata disposizione della manovra economica di cui al decreto-legge n. 98 del 2011 che costituisce un ostacolo imposto implicitamente all’ipotesi di un’azione di responsabilità contro l’ex numero uno dell’azienda Giancarlo Cimoli, atteso che anche in questo caso ad avviso dell’interrogante sembra che si sia escogitato un sistema per salvare i responsabili di gestioni a giudizio dell’interrogante scellerate, come quella di Cimoli per l’Alitalia, che, dopo aver lasciato l’azienda sul lastrico, se ne andò intascando svariati milioni di euro di liquidazione, dopo aver fatto altrettanto in Montedison e Ferrovie dello Stato;

quali iniziative intenda assumere il Governo affinché non siano sempre e unicamente gli utenti a pagare le cattive amministrazioni con ponti d’oro ai manager pubblici che se ne vanno dopo aver portato le aziende al fallimento senza che nessuno venga chiamato a risponderne.

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