Bond Argentini-Procura di Roma

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05662
Atto n. 4-05662

Pubblicato il 20 luglio 2011
Seduta n. 584

LANNUTTI – Ai Ministri della giustizia e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

la gestione a giudizio dell’interrogante scandalosa delle dormienti Autorità indipendenti, come la Consob, è stata messa in luce anche da una puntata di “Report” di domenica 14 novembre 2010, il programma di giornalismo d’inchiesta che non ha remore nei confronti di nessuno che la Rai vorrebbe chiudere di fatto non garantendo la tutela legale;

nella trasmissione Milena Gabanelli ha evidenziato il carattere filo-bancario della Consob e il “tempo sprecato” dall’Autorità a inseguire teoremi e castelli di accuse contro i rappresentanti dei consumatori invece di perseguire le attività fraudolente delle banche che hanno assegnato derivati “avariati” ad enti locali ed imprese fatte fallire;

i crac finanziari ed industriali hanno segnato un’epoca nel rapporto tra risparmiatori e banche, con circa un milione di famiglie coinvolte nella perdita del proprio risparmio (bond argentini, Cirio, Parmalat, Giacomelli, eccetera) per un controvalore di 50 miliardi di euro. Fondi perduti non per una scelta di rischio consapevole, ma perché gli operatori finanziari e soprattutto le banche in cui i risparmiatori avevano riposto piena fiducia hanno consigliato strumenti finanziari descritti come “prodotti sicuri” che poi invece sono risultati rischiosissimi, come i bond argentini, dati ad oltre 450.000 famiglie, perdendo così in gran parte i due terzi dei risparmio affidato, in altri casi la totalità;

la storia del crac dell’Argentina è una storia dolorosa sia per il Paese sudamericano popolato in buona parte da immigrati italiani che hanno subito una crisi durissima, che per i risparmiatori italiani, indotti dai cattivi consigli delle banche ad investire la loro liquidazione o i propri sudatissimi risparmi, in obbligazioni che erano già state contrassegnate dal dissesto e che le banche hanno venduto in contropartita diretta, senza alcuna preventiva informazione sul rischio degli investimenti. I bond argentini sono come i Bot italiani, affermavano le banche nel vendere quei prodotti, addossando il rischio di un Paese già destinato al default dalle agenzie di rating e da banche internazionali che avevano emesso report su titoli “spazzatura”, all’insaputa dei compratori che fiduciosi acquistavano quei titoli perché consigliati dalle banche, trasferendo così dal portafoglio titoli degli istituti di credito masse di obbligazioni acquistate in precedenza ai portafogli delle famiglie, nel numero considerevole di 450.000 per un controvalore di 14 miliardi di dollari;

considerato che:

a giudizio dell’interrogante pseudo autorità indipendenti come Consob e Banca d’Italia, colluse con le banche vigilate perché aduse a tutelare la stabilità del sistema sulla concorrenza, sono state complici nell’impedire un “massacro” dei sudati risparmi delle famiglie italiane;

nel 2004, quattro associazioni di consumatori (Aduc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori) per venire incontro alle richieste ed agli appelli di tantissimi risparmiatori, fondavano il CITA – Comitato investitori titoli argentini, invitando tra l’altro i risparmiatori truffati dalla banche con i bond sudamericani in default dal 2001 ad inviare esposti-denunce alle Procure della Repubblica. Nel 2010 gli stessi si vedevano notificare gli avvisi di richiesta di archiviazione. A quanto risulta all’interrogante, gli avvocati delle associazioni, delegati dai risparmiatori, si recavano in procura per visionare il fascicolo al fine di proporre un’eventuale opposizione ma si vedevano consegnare dalla segreteria di un Procuratore aggiunto della Procura di Roma, delegato alle indagini, un fascicolo contenente solo la denuncia e la richiesta di archiviazione: in sei anni non era stato compiuto alcun atto d’indagine. La Procura della Repubblica di Roma non tentava neppure di salvare la faccia simulando la benché minima attività investigativa, acquisendo, ad esempio, la copiosissima documentazione presente da tempo in rete sui bond argentini. Neppure la dovuta richiesta di proroga delle indagini prevista dal codice di procedura penale dopo ogni sei mesi era stata mai proposta. Il fascicolo formalmente aperto era stato immediatamente abbandonato ad avviso dell’interrogante giacché si sarebbe dovuto indagare sulle banche e sulle modalità di collocamento indiscriminato di titoli ad alto rischio ai risparmiatori e, notoriamente, per quanto risulta, la Procura della Repubblica di Roma è storicamente poco incline ad ogni approccio investigativo con i potentati economico-finanziari e politici,

si chiede di sapere:

se al Governo risultino le ragioni che hanno indotto la Procura della Repubblica di Roma a tenere aperto un fascicolo per sei anni senza attivare alcuna investigazione sulla presunta truffa delle banche a danno di migliaia di risparmiatori;

quali iniziative anche di carattere legislativo intenda assumere per evitare che la Consob, consolidato sistema di “porte girevoli” con le banche, possa diventare una succursale dell’Associazione bancaria italiana, deliberando contro diritti ed interessi dei risparmiatori anche nella vendita di bond da banco che nessun cliente o utente bancario intende comprare, ma che con l’avallo in termini di affidabilità della Consob potrebbero diventare più attraenti;

quali misure urgenti di competenza intenda attivare per verificare eventuali responsabilità disciplinari da parte di un’importante Procura, quale quella di Roma, che ha la nomea di “porto delle nebbie”, che con la richiamata archiviazione le speranze di legalità e giustizia di tantissimi risparmiatori ed acquirenti di tango bond ed altri prodotti finanziari rischiosi, molti dei quali hanno ottenuto condanne risarcitorie in sede civile, frodati e truffati dalle banche;

se il Ministro della giustizia, alla luce dello scandalo che ha coinvolto la Procura di Roma nell’”affaire G8″, emersa solo grazie alle indagini doverose della Procura della Repubblica di Firenze e del procuratore capo Quattrocchi, accusato di invasione di campo dal procuratore capo di Roma Ferrara che ha visto coinvolto un magistrato a lui molto vicino come Achille Toro, che ha patteggiato nei giorni scorsi la pena, non Rdebba predisporre un’urgente ispezione ministeriale tesa a verificare eventuali responsabilità disciplinari per comportamenti che potrebbero essere stati in contrasto con la legalità e l’equilibrata e serena amministrazione della giustizia, che deve essere “uguale per tutti” e non a vantaggio di coloro che sono legati a cricche, circoli e centri di potere.

Senza categoria

Leave a Reply