Consob non vieta le vendite allo scoperto

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05663
Atto n. 4-05663

Pubblicato il 20 luglio 2011
Seduta n. 584

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), per correre ai ripari dopo il venerdì nero dell’8 luglio 2011 per il crollo di piazza Affari, ha annunciato che, a partire da lunedì 11 luglio 2011, a piazza Affari, scatta per le posizioni ribassiste rilevanti, fino al 9 settembre 2011, l’obbligo di comunicazione alla Consob riguardo alle vendite allo scoperto;

pertanto restano consentite le vendite allo scoperto, ma le posizioni ribassiste rilevanti dovranno essere comunicate alla Consob;

come si apprende dalla lettera di un articolo pubblicato su “Liquida network” il 10 luglio 2011, «Dopo una lunga riunione tenuta nel pomeriggio l’autorità presieduta da Giuseppe Vegas, secondo quanto si apprende, ha deciso di non vietare le vendite allo scoperto, così come si era potuto ipotizzare dopo l’annuncio della riunione, perché dopo il provvedimento di questo tipo messo in atto a seguito del crac Lehman nel 2008 si era constatato che aveva poca efficacia se limitato ad un solo paese. Anche perché non impediva le vendite sulle società bersaglio in altri mercati, in particolare sulla piazza londinese. Inoltre sembra che a motivare la decisione siano state anche le rassicurazioni arrivate sulla buona salute delle banche italiane, in grado di superare gli stress test di prossima pubblicazione. Nella sostanza il provvedimento adottato, spiega nella nota la Commissione “rafforza i poteri di vigilanza della Consob nell’attuale fase di mercato, caratterizzata da un elevato livello di volatilità nell’andamento delle quotazioni. In particolare, dovranno essere rese note alla Consob le posizioni nette corte relative ai titoli azionari delle società quotate in Italia, quando superino determinate soglie quantitative. Il primo obbligo di comunicazione scatta al raggiungimento di una posizione netta corta uguale o superiore allo 0,2% del capitale dell’emittente. Successivamente l’obbligo si attiva per ogni variazione pari o superiore allo 0,1% del capitale”. Durante una pausa dei lavori ai microfoni delle Tv il presidente della Consob assicura che con queste misure sarà assicurata maggiore “trasparenza” e aiuterà “a far venire allo scoperto gli speculatori”. La situazione “ha le sue difficoltà” ammette Vegas, ma con queste misure si cerca di alleggerire la tensione e rassicurare i mercati. (…) Le vendite allo scoperto (o “short selling”) sono operazioni che sfruttano la possibilità, prevista sui mercati finanziari, di non avere materialmente in mano un titolo per poterlo cedere. Di solito sono legate all’attesa – o alla speculazione – di un prezzo in calo e per questo possono rappresentare un “pericolo”, se effettuate da grandi investitori come gli hedge fund. Si possono effettuare vendite allo scoperto senza possedere del tutto un titolo, oppure dopo averlo ottenuto in prestito da parte di una banca o di un altro intermediario, cui verrà corrisposta una commissione legata anche alla durata del prestito. Nel primo caso si parla di vendite allo scoperto “nude” (“naked short selling”, in inglese), nel secondo di vendite allo scoperto “ricoperte”. In generale chi vende uno strumento finanziario ha tre giorni di tempo per consegnarlo effettivamente: vendendo un titolo il cui prezzo scende, può riacquistarlo a un prezzo inferiore a quello di vendita, con conseguente guadagno, anche nei giorni successivi. (…) Negli attuali sistemi di trading è comunque possibile effettuare delle vendite allo scoperto riacquistando il titolo ceduto in una stessa giornata e contando sul fatto che il conteggio sul possesso effettivo di uno strumento finanziario tra acquisti e vendite verrà fatto alla fine delle contrattazioni. Paletti sulle vendite allo scoperto erano stati già decisi dalle diverse Autorità al culmine delle turbolenze sui mercati successive alla crisi dei mutui e al crac Lehman. In Italia la Consob aveva deciso lo stop il 22 settembre del 2008 sulle operazioni su titoli di banche e assicurazioni vietando dapprima la vendita di azioni “non disponibili” (era in pratica il divieto di vendite allo scoperto “nude”) e poi, dal primo ottobre successivo, vietando anche la vendita di azioni su cui non ci fosse anche la proprietà. Si trattava in quel caso di un divieto totale di vendite allo scoperto su banche e assicurazioni, in cui anche le vendite “short” nell’arco di una stessa giornata erano impossibili. Le restrizioni sono poi cadute. (…) Dieci mesi fa la Commissione Europea ha dato il via libera alle nuove regole su alcuni dei prodotti finanziari considerati rischiosi per l’andamento dei mercati. In particolare, le nuove norme – che entreranno in vigore nel 2012 – prevedono anche la possibilità di vietare le vendite allo scoperto nel caso ci sia una grave minaccia per la stabilità finanziaria, e nel caso questi strumenti finanziari riguardino titoli pubblici dei Paesi Ue»;

a mobilitarsi contro la speculazione finanziaria in queste settimane sui titoli di piazza Affari, in particolare, contro le agenzie di rating e i report sull’Italia pubblicati a ridosso di giornate di borsa particolarmente negative sono le due Procure di Trani e Roma. I giudici di Trani hanno ampliato l’inchiesta già aperta in passato su Moody’s (dal giugno 2010) e Standard & Poor’s (maggio 2011). In particolare, il pubblico ministero Michele Ruggiero si è recato ieri presso la sede della Consob dove ha chiesto ufficialmente i tabulati degli scambi azionari delle drammatiche sedute dell’8 e dell’11 luglio scorsi, giorni in cui piazza Affari ha chiuso con un ribasso di oltre 7 punti sul mercato azionario e di circa il 10 per cento sui mercati obbligazionari e sui titoli del reddito fisso. Calo che ha portato il differenziale al massimo storico degli spread tra i Btp e i Bund tedeschi. Un’iniziativa cui si è aggiunta in serata anche la Procura di Roma che ha aperto un fascicolo di atti relativi senza indicazione di persona o di reati sempre con riferimento all’andamento della borsa nei giorni 24 giugno e 8 e 11 luglio;

considerato che, a giudizio dell’interrogante:

nonostante le decisioni prese dalla Consob, l’attacco speculativo all’Italia continua proprio perché sono assolutamente insufficienti e mal poste. È evidente che se non sono stabilite le tempistiche e le modalità di cumulazione di posizioni corte il broker potrebbe usare ad esempio 10 piattaforme, e “shortare” sul mercato lo 0,199999 ovviamente con 10 intermediari differenti, senza dover comunicare nulla;

inoltre, la decisione non blocca in alcun modo la speculazione in atto perché non comprende i derivati ed i sottostanti ma soprattutto non include i broker esteri, quando gli addetti ai lavori sanno che la speculazione deriva soprattutto da fondi inglesi ed americani;

in realtà lo sa anche la Consob che, interfacciandosi con Borsa italiana la quale ha i tabulati di tutte le contrattazioni, ben vede chi sono gli speculatori;

le cose che invece dovrebbe immediatamente porre in essere la Consob al fine di mettere un freno alla speculazione, sono le seguenti: 1) blocco dello short selling intraday e overnight (proveniente sia dall’Italia che dall’estero) su tutti i mercati regolamentati, comprendendo nel blocco sia i titoli azionari che obbligazionari e i relativi sottostanti e derivati, come anche il future sull’indice e relativi derivati; 2) blocco delle vendite allo scoperto così dette “naked”, ovvero in marginazione, siano esse provenienti dall’Italia che (soprattutto) dall’estero su tutti gli strumenti citati, interfacciando controlli incrociati coi tabulati forniti da borsa italiana, al fine di verificare se qualche broker estero non rispetti il divieto; 3) obbligo dell’immediata ricopertura su tali strumenti per tutti i brokers (italiani ed esteri) che, per conto proprio o per conto terzi, abbiano effettuato un “naked short selling” su qualunque strumento finanziario quotato a piazza Affari, ivi compresi derivati e sottostanti; 4) Costante monitoraggio, attraverso i dati forniti da Borsa italiana, sugli ordini di vendita passanti sui finanziari quotati e relativi sottostanti e derivati, quantomeno quelli quotati nell’indice principale; 5) costante monitoraggio e incrocio di controlli con Borsa italiana relativa ai titoli di Stato quotati, per verificare che sia rispettato il divieto di short selling;

in questo periodo il pericolo, visto l’aumento costante dello spread rendimento BTP – Bund tedesco, è allarmante e l’Italia deve andare sul mercato a rifinanziarsi a costi sempre maggiori, proprio per colpa della speculazione, con conseguenze sui conti pubblici e sulle tasse dei cittadini;

la scorsa settimana l’agenzia Moody’s ha attaccato il Portogallo proprio 4 giorni prima che il Portogallo dovesse andare a mercato per rifinanziarsi, pertanto è stato costretto a farlo a rendimenti molto elevati per colpa di quel downgrade;

la speculazione, quindi, attacca il nostro Paese, e la tempistica è sempre la stessa, qualche giorno prima che andasse sul mercato con aste di titoli di stato per rifinanziarsi;

questa speculazione è una mafia, ma la cosa grave è che Consob sa bene da dove arrivano gli ordini “short”;

ad esempio c’è un fondo che lavora anche in Italia e che è partecipato in Moody’s con il 3,29 per cento: è il fondo BlackRock, lo stesso che mercoledì scorso ha parlato di “rischio Italia”;

considerato inoltre che:

la normativa Consob, presente oramai da anni, impedisce di visualizzare, con la scusa della privacy, il codice della controparte;

alla luce degli ultimi due anni, la normativa rappresenta una decisione molto grave, perché impedisce di verificare chi sia lo speculatore di turno che continua a “shortare” sul nostro mercato. E tutto questo a discapito della trasparenza, che sembra per qualcuno ben più importante della stessa privacy,

si chiede di sapere:

se al Governo risultino motivi delle recenti decisioni della Consob, che, pur essendo preposta alla tutela di interessi generali e alla tutela del risparmio, ad avviso dell’interrogante in realtà non sta tutelando nulla e nessuno anzi, con la sua inerzia, sta alimentando la speculazione a danno dei piccoli investitori. Nello specifico l’interrogante ritiene che la suddetta normativa Consob favorisca le lobby (Abi, banche, hedge fund, eccetera) in modo da permettere loro in gran segreto di speculare senza freni;

considerato che negli ultimi mesi i mercati continuano a scendere, se al Governo risulti che ci siano vendite vere sul mercato o sia invece vero che si specula da oltre quattro mesi al ribasso;

quale sia la valutazione sulla vicenda, per gli aspetti di propria competenza, ed in particolare quali misure urgenti intenda intraprendere per far sì che la Consob, a giudizio dell’interrogante sospettabile di essere collusa con la speculazione, possa avvalersi degli strumenti più validi ed idonei per combattere l’attacco speculativo al nostro Paese, prima che sia troppo tardi;

se non ritenga urgente intervenire, nelle opportune sedi normative, al fine di promuovere iniziative per frenare lo spread, sempre in continua sofferenza, tra BTP e Bund tedesco, tenendo conto che occorrerebbe impedire le vendite allo scoperto in qualunque forma sui titoli del debito pubblico, sia da broker italiani che esteri, per non rischiare di compromettere, solo per speculazione pura, la salute dello Stato;

se risulti, anche attraverso le informazioni di cui dispone la Consob, se alla luce dei tabulati di tutte le compravendite effettuate sui finanziari ci sia qualche fondo collegato e partecipato in qualche misura da Moody’s, Standand&Poor e Fitch.

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