Crack Comitato Provinciale CRI (Croce Rossa Italiana) Roma

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05676
Atto n. 4-05676

Pubblicato il 21 luglio 2011
Seduta n. 585

LANNUTTI – Ai Ministri della salute, dell’economia e delle finanze e della difesa. -

Premesso che:

un’ordinanza commissariale del Comitato centrale della Croce rossa italiana (CRI) del 15 luglio 2011, firmata dal commissario straordinario avvocato Francesco Rocca, ha dichiarato il crac finanziario del comitato provinciale di Roma;

in particolare l’ordinanza determina di prendere atto del rilevante stato di crisi in cui versa, sotto il profilo economico, il comitato provinciale CRI di Roma per questi motivi: il comitato provinciale CRI di Roma non è riuscito ad approvare il bilancio di previsione in considerazione del previsto disavanzo finanziario di 9.313.215,32 euro; dall’analisi del bilancio consuntivo 2010 emerge un disavanzo di amministrazione di circa 16.086.067,41 euro; l’ARES 118 della Regione Lazio non ha inteso rinnovare la convenzione per servizio 118 di trasporto di emergenza in ambulanza, attività principale del comitato provinciale CRI di Roma (COSP), che impiega la maggioranza delle risorse umane e strumentali del Comitato, limitandosi ad una proroga fino al 31 dicembre 2011 e manifestando l’intenzione di procedere all’assegnazione di tale servizio – a decorrere dal 1° gennaio 2012 – previo espletamento di una gara europea; nel corso delle trattative condotte con ARES 118 della Regione Lazio per il rinnovo della predetta Convenzione è emerso, grazie ad un’analisi condotta con i nuovi criteri a seguito dell’ordinanza commissariale n. 90 del 5 marzo 2010 dal dirigente preposto al comitato provinciale CRI di Roma, che la predetta convenzione per il servizio 118 sottoscritta con ARES non era comunque in equilibrio finanziario; il Centro di educazione motoria del comitato provinciale CRI di Roma presenta una grave situazione deficitaria derivante da oneri di gestione estremamente superiori al finanziamento previsto dall’accreditamento con la Regione Lazio; il piano di risanamento della Sanità regionale del Lazio non consentirebbe un adeguamento del contributo, finalizzato alla copertura integrale dei costi; le perdite gestionali di entrambe le strutture, COSP e CEM, sono la principale causa dello squilibrio finanziario del comitato provinciale CRI di Roma; il comitato centrale è costretto a concedere continue anticipazioni di cassa al Comitato di Roma per consentire pagamento delle spese obbligatorie. Le attività sanitarie promosse dal COSP (attività di 118) rientrano, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, tra le attività di principale competenza delle Regioni; le cause del predetto squilibrio economico dovranno trovare soluzione entro l’esercizio finanziario corrente poiché le proiezioni per l’esercizio 2012 consentono sin d’ora di prevedere che non vi saranno risorse finanziarie sufficienti affinché il comitato centrale possa ripianare il deficit del comitato provinciale CRI di Roma; l’unica possibilità di ripianare il deficit 2012 del comitato provinciale di Roma consisterebbe in un prelievo forzoso di risorse economiche da altre unità territoriali sull’intero territorio nazionale, soluzione, questa, assolutamente non percorribile in quanto non equa, profondamente avversata dalle unità CRI che negli anni hanno dimostrato una gestione economicamente sana e che rischia di provocare difficoltà economiche in altre unità dell’associazione con gravi riflessi sui servizi resi ai cittadini; vi è dunque la necessità di intervenire con urgenza per interrompere una gestione diseconomica suscettibile di ulteriore aggravamento, per ristrutturare le attività del comitato provinciale CRI di Roma al fine di riportarle nel quadro della sostenibilità di bilancio, per porre in sicurezza le attività del comitato provinciale CRI di Roma che presentano un equilibrio entrate/uscite e per avviare un processo virtuoso di riorganizzazione delle attività della sede di Roma;

considerato che:

la CRI è l’unica organizzazione del suo genere, almeno in Europa, che dipende politicamente ed economicamente dal Governo, il quale versa nelle casse dell’organizzazione oltre 160 milioni di euro l’anno (l’80 per cento del quale è destinato alle spese per il personale). La storia recente dice che la CRI è stata commissariata quattro volte dal 1995 a oggi e ha vissuto 18 degli ultimi 25 anni in gestione straordinaria, con commissari nominati per cercare di sanare i deficit delle precedenti gestioni. L’ultimo commissario straordinario è il dottor Francesco Rocca;

da troppo tempo vengono denunciate irregolarità, poca trasparenza nella gestione dell’associazione, nonché una situazione di caos organizzativo con mancata corresponsione degli arretrati salariali ai dipendenti, assunzioni «facili» e senza concorso nel Corpo militare;

è sintomatico che già nel 2008, il “Corriere della sera”, in un articolo di Gian Antonio Stella del 27 settembre, titolava: “Sprechi, dossier dello Stato alla Corte dei Conti. La Croce rossa raddoppia i Centri. Ma per sole nove pratiche all’anno. Dopo l’ispezione partita richiesta alla Difesa di bloccare “il contributo per l’incapacità di spesa dimostrata””. Nell’articolo si fa riferimento ad un Rapporto firmato da Fabrizio Valenza dei Servizi ispettivi di finanza pubblica nel quale, tra l’altro, relativamente alle verifiche fatte su stipendi, rimborsi e promozioni, si denuncia «l’”irregolare riconoscimento al personale di assistenza di gradi non previsti dalla legge”, l’”illegittima presenza di personale militare in servizio continuativo in assenza di una norma che lo consenta”, la “necessità di annullare promozioni effettuate” grazie alla laurea in materie non previste dalla legge, l’assenza di copertura finanziaria dei provvedimenti con cui erano stati distribuiti molti aumenti in busta paga, “l’erogazione di buoni pasto per importi superiori al dovuto” e così via»;

e ancora il 10 dicembre 2009, il quotidiano “la Repubblica” riporta un articolo dal titolo “Assunzioni facili e conti fuori controllo. Il crac Croce Rossa”. L’articolo riferisce ancora una volta di una Croce rossa «alle prese con i mali della pubblica amministrazione italiana: conti incerti, organici sovraffollati, gestioni instabili, influenza della politica». E ancora: «Otto ufficiali superiori sono stati chiamati a restituire i gradi, ottenuti in seguito a promozioni giudicate illegittime da un ispettore ministeriale, e cento dipendenti hanno fatto ricorso al giudice del lavoro dopo l’annullamento di generosi benefici economici»;

l’articolo sottolinea come la Croce rossa sia «un ente costretto a muoversi al confine fra solidarietà e spreco, fra volontariato entusiasta e lavoro assistito. La grana più grossa rimane quella della riorganizzazione del corpo militare, una delle sei componenti della Croce rossa (le altre sono i volontari del soccorso, i donatori di sangue, i giovani pionieri, le pie donne e le crocerossine) che, a leggere il j’accuse dell’ispettore del ministero, si è trasformata in un carrozzone. Ben 670 degli 877 militari in servizio continuativo nel corpo sono stati di fatto stabilizzati “senza che alcuna norma lo prevedesse”. E due terzi del personale, a fine 2007, risultavano impiegati in servizi civili, per lo svolgimento di attività in convenzione con enti pubblici e organismi privati (…). Per le emergenze come alluvioni e terremoti, insomma per la funzione istituzionale del corpo, la Croce rossa ha fatto soprattutto ricorso ai precari, che oggi sono 375, tutti arruolati senza concorso. Il personale militare a tempo determinato, dal 2001 al 2007, è cresciuto del 77 per cento. Quello civile in sette anni è addirittura triplicato»;

più recentemente, il 23 marzo 2010, il settimanale “L’espresso” riportava un articolo di Fittipaldi e Soldano dal sottotitolo chiarificatore “Vertici strapagati. Boom di consulenti. Debiti in aumento. Sprechi. Anche un ex terrorista a fianco del commissario. Ecco come funziona l’associazione”;

il medesimo articolo sottolinea come «Non stupisce che in Italia, unico caso in Occidente, l’ente invece di essere indipendente è sotto il controllo ferreo dei partiti. Che da sempre usano la Croce rossa per fare assunzioni di massa (migliaia di precari militari e civili sono stati chiamati senza concorso e senza criteri): le emergenze e le calamità sono eventi secondari. I bilanci non vengono approvati dal 2005, e i commissari straordinari vanno e vengono». Nell’articolo si legge inoltre che, nel 2008, «un’ispezione del Ministero dell’economia (…) stilò una lista di ben 54 rilievi che denunciavano gravi irregolarità degli ausiliari: promozioni illegittime, benefici economici non dovuti, sprechi senza fine». Successivamente, gli ispettori del Ministero della difesa verificavano per il periodo che va dal 2005 al 2009, «le storture della gestione di presidenti e commissari: 17 milioni destinati dalla Difesa per le esigenze del Corpo (medicinali, automezzi, attrezzature da campo) non sarebbero stati mai spesi, le esposizioni con le banche sarebbero “ormai stabilmente sopra i 55 milioni di euro nelle sue punte massime”, mentre oltre 15 milioni di euro avuti dalla Cri per l’operazione Antica Babilonia in Iraq sono “ancora da impegnare”»;

ancora “L’espresso”, in un articolo del 30 luglio 2010 dal titolo «Croce Rossa conti al verde» riporta come il 12 luglio, la Banca nazionale del lavoro ha scritto al servizio amministrazione e finanza della CRI per lanciare l’allarme: è stata superata la soglia di fido e di extrafido di 53 milioni di euro e non sarà possibile effettuare i pagamenti giacenti per 11 milioni. In gran parte, oneri previdenziali e fiscali in scadenza;

la CRI sta attraversando ormai da tempo una situazione di disordine organizzativo e funzionale con mancata corresponsione degli arretrati salariali ai dipendenti, nonché stabilizzazione di migliaia di precari, come segnalato dall’interrogante negli atti di sindacato ispettivo 4-02926, 4-04108 e 4-05304;

la CRI è un costo per i contribuenti: finanziata da 4 Ministeri percepisce circa 170 milioni di euro all’anno (184.437.664 nel 2004, 180.021.377,55 nel 2005, 174.219.737 nel 2006, 166.305.527,22 nel 2007), anche se non mostra un bilancio alla Corte dei conti dal 2005. Un fiume di denaro pubblico affluisce nelle sue casse a cui si aggiungono le donazioni dei privati;

una recente inchiesta televisiva condotta dai giornalisti di “Report” dedicata all’ente di soccorso dal titolo “la croce in rosso” denunciava proprio gli sprechi, le clientele durante le ultime campagna elettorali, il caos che regnava con le donazioni dei cittadini, specie dopo i terremoti dell’Abruzzo e di Haiti. E poi la confusione nell’amministrazione del cespite più grande in mano alla CRI: le proprietà immobiliari. Donati o comprati negli anni da generosi benefattori. Immobili, in molti casi, lasciati andare in rovina;

anche in questo caso il funzionario del settore vendite del patrimonio immobiliare dell’ente pubblico, che aveva rilasciato un’intervista al programma di Milena Gabanelli, è stata vittima di un durissimo provvedimento disciplinare con due mesi di sospensione e interruzione dello stipendio. Un provvedimento che equivale all’anticamera del licenziamento;

considerato inoltre che:

l’interrogante aveva sollevato il caso di Vincenzo Lo Zito, il militare dipendente della CRI che, nel 2008, aveva denunciato irregolarità amministrative e contabili compiute dall’allora presidente del comitato regionale CRI Abruzzo, Maria Teresa Letta, e per questo ha subito denunce e la sospensione dello stipendio (atto 4-04108);

il giudice Anna Maria Fattori del Tribunale ordinario di Roma ha disposto il non luogo a procedere nei confronti del maresciallo Lo Zito per il reato di calunnia;

inoltre il giudice ha deciso di trasmettere il fascicolo alla Procura perché indaghi su eventuali ipotesi di reato, facendo attenzione in particolare alla nota 22/08 del 5 gennaio 2008, indirizzata al direttore nazionale del Corpo militare della CRI, colonnello Piero Ridolfi, con cui la dottoressa Letta richiedeva l’immediato allontanamento del militare;

in più, il giudice Antonio Lepore del Tribunale militare di Roma ha assolto il maresciallo Lo Zito dal reato di diserzione aggravata perché il fatto non sussiste;

sarà il sostituto procuratore Assunta Cocomello a condurre le indagini ora, dopo che la Procura ordinaria di Roma ha aperto un fascicolo (n. 431 del 2011) per capire quali siano state le ragioni per cui, dopo le denunce di irregolarità fatte dal maresciallo Lo Zito, si è ritenuto di doverlo sottoporre a denunce e alla sospensione dal servizio,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che un’ordinanza del calibro di quella esposta in premessa non possa essere stata fatta appositamente per dichiarare il crac finanziario del comitato provinciale di Roma, poter chiudere i comitati provinciali e licenziare personale al fine di fine di rimediare a una gestione dissennata dell’organizzazione per le inadempienze degli amministratori con conti incerti, organici sovraffollati, gestioni instabili e influenza della politica;

se non intenda intervenire con fermezza per porre fine alle irregolarità nella gestione della CRI nonché agli innumerevoli sprechi, riportando la necessaria indispensabile trasparenza nell’organizzazione e gestione di questa storica associazione.

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