Crisi economica-Borse

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02349
Atto n. 3-02349 (in Commissione)

Pubblicato il 28 luglio 2011
Seduta n. 590

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

la crisi sistemica, generata dall’avidità dei banchieri e dall’evidente collusione delle autorità vigilanti con banche e banchieri di affari e delle agenzie di rating, a parere dell’interrogante ha messo in mezzo ad una strada ben 32 milioni di famiglie che hanno perso il posto di lavoro; il Senato ha approvato alcune mozioni per un nuovo ordine monetario e regole di vigilanza più ferree e pregnanti, mentre la Camera dei deputati ha approvato il 27 luglio 2011 una risoluzione che chiede al Governo di ”contrastare in sede di Unione europea comportamenti (…) sostanzialmente riconducibili ad ipotesi di aggiotaggio o simili, tra i quali alcuni recentemente posti in essere dalle agenzie di rating, suscettibili di alterare l’equilibrio e di destabilizzare i mercati finanziari e di incidere sulle condizioni di collocamento del debito, eventualmente sottoponendo la questione alla neocostituita European Securities Market Authority (Esma)”, cui è affidata l’azione di vigilanza; far introdurre nelle normative Ue ”efficaci ed effettivi meccanismi di responsabilizzazione delle agenzie di rating nel caso in cui le loro valutazioni sugli emittenti risultino scorrette o gravemente viziate, e prevedere, nel caso in cui le loro decisioni e i loro comportamenti non siano ispirati al rispetto di doverose regole di deontologia professionale, puntuali misure sanzionatorie di carattere pecuniario”. Infine il Governo dovrà agire affinché l’Unione europea istituisca “un’agenzia di rating creditizio pubblica e indipendente, al fine di controbilanciare il potere delle tre maggiori agenzie di rating e di migliorare il livello di concorrenza nel mercato dei servizi di rating, il quale è invece connotato da una pericolosa condizione di sostanziale oligopolio”;

in un articolo pubblicato su “il Fatto quotidiano” del 27 luglio 2011 dal titolo: “Borse, sul caos mercati, la minaccia della finanza ombra” Andrea Di Stefano afferma che «gli attacchi speculativi sono riconducibili al mondo delle cosiddette borse alternative. Una sorta di finanza ombra ove si possono negoziare grandi quantitativi di azioni senza che nessuno riesca a vedere i prezzi intermedi della contrattazione. Gli attacchi che stanno investendo mercati azionari e obbligazionari italiani hanno un mandante: la finanza ombra che ha letteralmente stravolto il sistema economico mondiale e che rischia di produrre danni incalcolabili. Ogni giorno le cronache registrano il ruolo della speculazione nell’andamento altalenante sia dell’indice di Piazza Affari sia dei prezzi dei titoli obbligazionari dai quali dipende il famoso spread, cioè la differenza dell’interesse pagato sui titoli di Stato decennali italiani rispetto a quelli della Germania. La volatilità, cioè l’incredibile altalena che porta le borse a crescere di due punti percentuali per perderne il giorno dopo due o tre, trae origine diretta dalle piattaforme di contrattazione lanciate dalle grandi banche e operanti nel segmento over the counter, cioè completamente non regolamentato. Per capire di che cosa stiamo parlando basta qualche dato: durante il lunedì nero dell’11 luglio scorso ad esempio, sul Chi-X (mercato parallelo gestito dalla banca d’affari giapponese Nomura) per il titolo Intesa SanPaolo sono passati di mano oltre 80 milioni di pezzi, rispetto ai 300 circa di piazza Affari (quasi il 30% di quanto scambiato dal titolo in Borsa Italiana); aggregando anche altre piattaforme alternative (in gergo chiamate MTF) come Bats e Turquoise, il valore si avvicina al 50%. Per Unicredit la quota scambiata sui mercati alternativi è risultata nella giornata di lunedì prossima al 25% di quanto fatto in Borsa. In gergo queste piattaforme sono chiamate “dark pools” (pozze scure): si tratta di borse alternative dove si possono negoziare grandi quantitativi di azioni senza che nessuno riesca a vedere i prezzi intermedi della contrattazione. Si vede solo il prezzo finale, quando i giochi sono fatti. E qui la speculazione, soprattutto quella ribassista, impazza con effetti incontrollabili. L’associazione che raggruppa gli operatori specializzati in questo settore (Isda, International Swaps and Derivatives Association) si sta battendo contro qualsiasi nuova normativa che possa frenare il boom di attività su queste piattaforme che oltre che opache sono il terreno di caccia dell’high frequency trading, l’uccelliera dove il cacciatore spara raffiche di palline utilizzando sistemi informatizzati basati su astrusi algoritmi con l’obiettivo di comprare e vendere decine di milioni di pezzi di un titolo per la durata di un battito di ciglia per realizzare utili giganteschi»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che gli OTC (over the counter) scambiati sui mercati non regolamentati abbiano raggiunto la cifra di 630 miliardi di dollari, oltre 12 volte il Prodotto interno lordo del mondo che misura la fatica degli uomini;

se sia vero che durante il lunedì nero dell’11 luglio 2011, sul Chi-X per il titolo di Intesa Sanpaolo sono passati di mano oltre 80 milioni di pezzi, rispetto ai 300 circa di piazza Affari che aggregando anche altre piattaforme alternative, il valore si avvicina al 50 per cento del titolo bancario oggetto di speculazione;

se risponda al vero che i titoli Unicredit, scambiati sui mercati alternativi sempre nella giornata di lunedì 11 luglio, si siano avvicinati al 25 per cento dei titoli scambiati sui mercati ufficiali in borsa, e che tali piattaforme, denominate in gergo “dark pools” (pozze scure), possano essere negoziate su borse alternative dove passano grandi quantitativi di azioni senza che nessuno riesca a vedere i prezzi intermedi della contrattazione, eccezion fatta per il prezzo finale, dando fiato alla speculazione, specie quella ribassista per abbattere il valore dei titoli e ricomprare a prezzi artificiosamente sviliti;

quali ragioni inducano i Governi a non contrastare le proposte dell’Isda (International Swaps and Derivatives Association), l’associazione che raggruppa gli operatori specializzati in questo settore, che si sta battendo contro qualsiasi nuova normativa che possa frenare il boom di attività su queste piattaforme che, oltre che opache, sono il terreno di caccia dell’high frequency trading, l’uccelliera dove il cacciatore spara raffiche di palline utilizzando sistemi informatizzati basati su astrusi algoritmi con l’obiettivo di comprare e vendere decine di milioni di pezzi di un titolo per la durata di un battito di ciglia per realizzare utili giganteschi;

quali iniziative urgenti il Governo intenda attivare per evitare che la creazione del denaro dal nulla mediante swap e derivati possa essere nociva all’economia reale e danneggiare risparmiatori e famiglie.

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