Fondo pensioni CCRVE

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05665
Atto n. 4-05665

Pubblicato il 20 luglio 2011
Seduta n. 584

LANNUTTI – Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che, per quanto risulta all’interrogante:

nel maggio 2008 a seguito di referendum il fondo pensioni CCRVE (Cassa centrale di risparmio Vittorio Emanuele, ex Sicilcassa), ormai privo dell’istituto di credito di riferimento finito in liquidazione coatta amministrativa, che doveva garantire agli iscritti delle prestazioni integrative sulla pensione, è stato trasformato in fondo complementare con lo scopo di pervenire in breve alla vendita del patrimonio immobiliare, valutato in circa 300 milioni di euro, e suddividerlo tra gli oltre 5.000 soci in cosiddetti zainetti di importo variabile in base al grado e all’anzianità;

questo doveva garantire soprattutto i dipendenti andati in pensione dal 1997 in poi (anno in cui era finita in liquidazione amministrativa la Sicilcassa, banca di riferimento) che non vedevano riconosciuta alcuna pensione integrativa pur avendo versato per oltre 30 anni i loro soldi nel richiamato fondo;

con la riforma statutaria del 2008 si era fatto credere che di lì a poco si sarebbe pervenuti alla dismissione dell’ingente patrimonio, che sarebbe stato diviso tra i soci specie i più bisognosi, ma purtroppo sono passati oltre tre anni e alle promesse non sono seguiti i fatti;

in tutta questa vicenda gli unici a guadagnare sono stati gli attuali amministratori e sindaci che, a seguito della modifica statutaria proposta, si sono attribuiti compensi elevati, tanto che, come risulta dai bilanci pubblicati, mediamente ognuno ha guadagnato circa 60.000 euro, oltre il rimborso spese, senza parlare di alcuni sindaci che facendo causa hanno percepito circa 145.000 euro per prestazioni reclamate, relative agli anni precedenti, mentre lo statuto dell’ex Sicilcassa non prevedeva alcun compenso ma solo il rimborso spese, il tutto condito da mancanza di informazione ai soci sulle varie trattative che in questi anni si sono succedute;

visto che i soldi degli iscritti finivano in mano ai propri rappresentanti, anche essi soci, alcuni di loro hanno pensato di costituirsi sotto forma di associazione spontanea, denominata Costifondo (Comitato spontaneo tutela iscritti e patrimonio fondo CCRVE), per promuovere una modifica referendaria dello statuto che mettesse regole certe, quali la richiesta dell’assemblea dei rappresentanti dei soci e la riduzione dei gettoni di presenza e delle indennità annue (tetto massimo 8.000 euro annui oltre spese) per consiglieri e sindaci;

detta proposta, che reca la firma di circa 800 soci, comunicata pure alla Covip, è stata presentata all’attuale consiglio di amministrazione con l’indicazione di indire il referendum unitamente alle elezioni per il rinnovo delle cariche che dovranno essere espletate entro il mese di settembre;

purtroppo, l’attuale consiglio mostrando poca sensibilità, ha ritenuto di non prendere in considerazione l’ipotesi di modifica statutaria presentata dall’associazione Costifondo, pensando di andare direttamente alle elezioni, per le quali molti degli uscenti si candidano, e mostrando, in questo modo, di non voler cambiare le regole prima delle elezioni;

a giudizio del Costifondo il fondo pensioni CCRVE in queste condizioni rischia, se non lo è già, di diventare il classico carrozzone clientelare. Le premesse ci sono tutte. La scarsa redditività del patrimonio immobiliare (sotto il 3 per cento), l’innegabile conflitto di interessi che si configura con i compensi per gli amministratori e i sindaci, ben oltre ogni possibile rendita dei loro “zainetti”, e l’assenza dei diritti più elementari dei soci ne sono la prova. I soggetti che investono cifre così alte lo fanno solo quando la redditività del patrimonio su cui investono supera il 7 per cento. È superfluo chiedersi perché gli incaricati alla vendita dovrebbero migliorare la redditività di un patrimonio (si vedano i canoni di inquilini importanti), che non hanno interesse a vendere. Infatti – è un paradosso – in caso di dismissione subirebbero un danno economico notevole. Questa contraddizione può essere una delle possibili e potenziali concause della mancata dismissione. In previsione del prossimo rinnovo delle cariche sociali, che con le presenti regole elettorali potrebbe perpetuare una sostanziale situazione di redditizio stallo per chiunque sarà eletto, è urgente apportare gli opportuni correttivi;

nelle more della totale dismissione, che il Comitato si augura sia realizzata il prima possibile, sarà necessaria una sana ed efficiente gestione del fondo: a) massimizzando i rendimenti delle risorse finanziarie ed eliminando inutili e ridondanti rapporti contrattuali; b) ricontrattando, ove possibile, alle condizioni di mercato il rendimento del patrimonio immobiliare; c) mettendo in luce quella parte di patrimonio in atto non utilizzata o sotto-utilizzata (ci sono immobili sfitti); d) curando costantemente la manutenzione con minimizzazione dei costi; e) verificando necessità e funzionalità del personale distaccato; f) curando il costante recupero dei crediti, con particolare attenzione ai crediti verso inquilini; g) pervenendo alla definizione della vertenza con la Sicilcassa in liquidazione e con altre eventuali controparti per chiusure a stralcio, senz’altro meno onerose di pluriennali spese legali a carico dei soci. Si dovrà, infine, ma non per ultimo: 1) studiare la fattibilità per la pronta applicazione dell’art. 23 dello statuto (messa a reddito degli zainetti), avendo un occhio di riguardo verso i soci in atto in servizio e verso i pensionati aventi integrazione pari e/o di poco superiore a zero; 2) rivisitare in senso migliorativo l’attuale progetto di riforma delle prestazioni alla luce delle nuove necessità scaturenti dal lungo tempo ormai trascorso (quattro anni) dalla data della sua approvazione;

secondo Costifondo sulla mancata dismissione del patrimonio immobiliare hanno risposto i numeri che, se inalterati, potranno condizionare una possibile vendita futura come riportano da un’analisi dei bilanci 2009 e 2010: onorari a professionisti (transazioni vertenze sindaci) da 324.000 a 462.000 euro; rimborso spese per amministratori e sindaci da 37.000 a 30.000 euro; gettoni di presenza (9.600 euro per ogni riunione) da 391.000 a 427.000 euro; compensi di carica (presidente, vice presidente, consiglio d’amministrazione e sindaci) da 68.000 a 66.000 euro; assicurazioni (responsabilità civile e penale per i componenti del Consiglio d’amministrazione e del Collegio sindacale) 39.000 euro confermati anche nel 2010; emolumenti direttore 91.000 euro, confermati anche nel 2010. Per un totale per gli anni 2010 e 2011 di 2.105.000 euro;

questi i numeri degli ultimi due anni che hanno sorpreso tutti per un ente previdenziale che, per la fisiologica contrazione delle prestazioni (circa 1.600.000 euro l’anno), dovrebbe già essere in pareggio, invece di registrare un disavanzo nel 2009 di 5.590.000 euro e nel 2010 di 6.133.000 euro, registrando per la prima volta un incremento;

gli amministratori e i sindaci ribadiscono che queste cifre sono conseguenza della corretta applicazione dello statuto, approvato dai soci con il referendum del 2008;

proprio per questi motivi il Comitato in data 9 giugno 2011 ha presentato al consiglio d’amministrazione la richiesta di un referendum correttivo dello statuto del fondo CCRVE che propone tre quesiti su: a) introduzione i diritti fondamentali dei Soci: assemblea deliberante; approvazione bilancio annuale; introduzione del bilancio preventivo; pubblicazione di un rendiconto semestrale; diritto presa visione allegati bilanci; b) le scontate incompatibilità di carica: sussistenza di contenzioso, rapporti professionali, commerciali, eccetera; c) disciplina che mette un limite ai discussi compensi degli amministratori e dei sindaci;

il Comitato in occasione delle prossime elezioni per il rinnovo delle cariche ha intenzione di proporre una lista autonoma senza interferenze sindacali;

considerato che:

il consiglio di amministrazione non prevede un’assemblea dei soci ed in tanti anni questi ultimi hanno ricevuto pochissime informazioni in merito alle procedure di dismissione del patrimonio immobiliare;

dopo un’assemblea molto vivace il consiglio d’amministrazione ha spostato le elezioni da agosto a settembre, ma il regolamento elettorale continua a prevedere liste bloccate;

ad oggi molti dei soci che aspettavano di ricevere questi soldi sono morti, altri avevano contratto debiti pensando di poterli ripianare a breve e ora hanno grosse difficoltà economiche, altri ancora versano in gravi condizioni di salute e i soldi che servirebbero per curarsi non ci sono ancora,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quali siano i motivi per cui il fondo CCRVE non ha ancora provveduto alla dismissione del patrimonio immobiliare valutato in circa 300 milioni di euro e se detta inerzia non sia avallata dagli interessi economici degli amministratori e dei sindaci, che possono continuare a percepire lauti compensi, a svantaggio dei soci;

quali iniziative di competenza intenda assumere affinché il fondo proceda immediatamente alla vendita del patrimonio immobiliare per garantire soprattutto i dipendenti andati in pensione che non si sono visti riconosciuta alcuna pensione integrativa pur avendo versato per oltre 30 anni i loro risparmi nel fondo;

se non ritenga che sia un diritto legittimo dei soci, secondo i principi della trasparenza e della corretta informazione previsti dalla legge, poter rinnovare le cariche sociali dopo averne valutato l’operato, anche attraverso il rendiconto economico e finanziario dell’anno precedente, considerato che lo statuto attuale non prevede rendiconti economici finanziari intermedi rispetto a quello dell’esercizio annuale;

quali iniziative di competenza intenda adottare affinché sia dato seguito alle richieste del comitato circa la modifica referendaria dello statuto per garantire regole certe e consentire ai soci di partecipare ed essere informati.

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