Roma aumento biglietto Atac

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05675
Atto n. 4-05675

Pubblicato il 21 luglio 2011
Seduta n. 585

LANNUTTI – Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

in data 14 luglio 2011 il piano industriale Atac approvato dal Consiglio d’amministrazione ha introdotto la novità che dal 2012 i biglietti di metro e bus a Roma costeranno 1,50 euro invece del prezzo attuale di un euro;

le misure dovranno ora passare al vaglio dell’azionista di maggioranza, il Comune, e verranno poi rese operative dalla Regione;

gli aumenti hanno creato numerose polemiche, sia tra quanti usano i mezzi regolarmente, sia tra gli utenti occasionali;

il Codacons ritiene che “L’aumento tariffario in questione è assolutamente ingiustificato, in quanto non corrisponde ad alcun aumento della qualità del servizio, che anzi tende a peggiorare costantemente – commenta il Presidente del Codacons, Carlo Rienzi – Se il Comune di Roma avallerà tale proposta, ci opporremo con tutti i mezzi, ricorrendo al Tar del Lazio e in ogni altra sede”. Per il Codacons neanche l’aumento della durata del biglietto, da 75 a 100 minuti, può in alcun modo giustificare il rincaro: “nessun utente, infatti, viaggia per quasi 2 ore consecutive sui mezzi pubblici, e l’allungamento della durata dei ticket rappresenta solo fumo negli occhi”;

anche l’Adoc si oppone a questo aumento del 50 per cento del costo biglietto dei trasporti pubblici locali di Roma. Secondo l’Associazione i cittadini sarebbero costretti a pagare 70 euro in più l’anno. «È assurdo il rincaro del 50% del costo del biglietto da parte di Atac, si scaricano sui cittadini gli errori dell’amministrazione – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – oltretutto il servizio non garantisce, ad oggi, uno standard di efficienza e di qualità, i romani e i turisti si lamentano continuamente della sporcizia, dei ritardi e della scarsa qualità del servizio. In un momento di crisi come questo, pretendere dai cittadini un esborso di circa 70 euro l’anno in più rispetto ad oggi sembra senza senso. Se un biglietto costerà 50 centesimi in più, un abbonamento annuale, dal costo odierno di 230 euro, aumenterà molto probabilmente di oltre 60 euro. Stesso discorso per l’abbonamento mensile e per l’abbonamento agevolato per studenti e anziani, per cui prevediamo un rincaro di circa 15 euro. Pertanto, ci auguriamo una pronta inversione di tendenza sull’aumento del biglietto, che non dovrà essere posto in atto. Solo una volta assicurata un’ottima qualità del servizio sarà possibile parlare di aumenti»;

considerato che:

la qualità dei servizi del trasporto pubblico romano, specie dopo lo scandalo di disinvolte assunzioni effettuate senza i criteri di trasparenza e legalità a vantaggio di amici, parenti e conoscenti (cosiddetta “Parentopoli”), sta sempre più deteriorandosi, con gli utenti lasciati alla mercé di scioperi, disagi, disfunzioni, tagli delle frequenze delle corse che caratterizzano soprattutto i servizi della metropolitana;

i bus romani o non escono per niente dai depositi, oppure una volta su tre sono costretti a rientrare ai box per guasto. Roma va a piedi e il management dell’Atac segna il primo flop. Come risulta da un articolo di Fabio Carosi pubblicato sul quotidiano on line “Affaritaliani.it”, «ha preso visione di un documento riservatissimo che sancisce il record negativo storico dei guasti dei bus della flotta più grande d’Europa: il report dei guasti relativo al mese di marzo»;

si legge ancora: «Trenta giorni terribili per l’azienda di via Prenestina, trenta giorni in cui la media dei guasti ha superato il 27 per cento. Di fatto è come se d’improvviso i romani fossero stati privati di un autobus su 3, come se il servizio annuale fosse stato ridotto di quasi 30 milioni di chilometri, crollando miseramente verso i parametri di una media città. Non certo della Capitale da sempre alle prese col problema del traffico e con l’alternativa all’automobile. Con questi numeri ci vuole coraggio ad invitare i cittadini e i turisti ad usare il mezzo pubblico. Se da una parte l’aumento sconsiderato dei guasti ha tenuto un terzo della flotta nei depositi, dall’altra però ha consentito all’azienda qualche risparmio: poche migliaia di euro, però, perché in Atac il costo del lavoro è la prima voce del bilancio. Dunque, non solo mezzi fermi, ma anche autisti a spasso in attesa che gli operai riparino i mezzi. Secondo alcune fonti aziendali molto ben informate, la causa della morìa dei bus sarebbe da rintracciare nelle nuove scelte manageriale che hanno bloccato le manutenzioni esterne, in particolare quelle affidate tramite un contratto contestatissimo alla società Amati, concessionaria italiana della tedesca ZF, leader mondiale dei cambi automatici e delle idroguide. La scure dei tagli agli appalti esterni avrebbe di fatto bloccato qualsiasi attività, andando a sommarsi ad una flotta la cui età media costringerebbe qualsiasi altra società ad importanti e costanti manutenzioni per garantire l’efficienza. Invece Atac ha tagliato tutto, scegliendo la via interna alle riparazioni e pagando lo scotto dovuto all’assenza di qualificazione professionale degli operai. Il dramma dei bus “morenti” appare anche più grave se si confronta il dato di marzo con la media nazionale delle aziende di altre città: a fronte del 27 per cento di guasti romani, Milano, Bologna, Genova e persino Napoli non superano il 12 per cento, considerato fisiologico e comunque legato strettamente alla vetustà dei mezzi che aumenta il costo delle manutenzioni man mano che i bus invecchiano. Milano, poi sorride di fronte a Roma. L’Atm di Elio Catania, fa rientrare nei depositi solo 7 bus su cento, anni luce dalla Capitale. E questo le aziende pubbliche, perché invece i privati viaggiano con percentuali di mezzi rotti che non supera quasi mai il 5 per cento, considerata come media naturale. Ma Roma si prende anche un altro record assoluto negativo: a fronte di un parco che ha un’età media di 12 anni, è la città che ora spende meno per ripararli. E all’orizzonte non si vede neanche un euro per nuovi bus. Eccezion fatta per i 470 destinati al servizio periferico, previsti in arrivo già nei prossimi giorni. Mezzi nuovi di zecca, per i quali è in via di allestimento una kermesse di presentazione e che però non finiranno nei depositi Atac, bensì in quelli della società privata che si è aggiudicata il servizio nella cintura urbana. Per l’Atac neanche un bus, dovranno farcela con quello che hanno in rimessa e, visti, i chiari di luna, è sempre più necessario un piccolo piano Marshall per assicurare lunga vita ai mezzi già provati. Ma tra debiti stratosferici che pongono l’azienda sull’orlo del baratro e hanno costretto ad inserire nel bilancio del Comune, la ri-fusione con Atac Patrimonio per aumentare l’esposizione bancaria e avere nuovi liquidi, il futuro è nero. Anxi, è un futuro praticamente a piedi». Il 14 aprile 2011 l’amministratore delegato Atac, Maurizio Basile, ha rassegnato le sue dimissioni dal consiglio di amministrazione dell’azienda di trasporto capitolina. Insieme a Basile, si è dimesso anche il presidente del consiglio di amministrazione Luigi Legnani. Le dimissioni saranno in vigore dalla prossima Assemblea convocata per l’approvazione del bilancio 2010;

nonostante le dimissioni dei vertici Atac siano effettive dal 16 giugno 2011, dopo l’approvazione del bilancio, i tempi per trovare nuovi manager sono strettissimi. Gli equilibri politici all’interno del Popolo della libertà sono già in forte crisi. Non a caso, come si legge su un articolo pubblicato su “Il Tempo”, il 16 aprile, «sono arrivate le dimissioni del vice capo gabinetto di Alemanno, Alfredo Mantici. I motivi sono, come sempre, personali. Ma in tre anni di Governo, tre capi di gabinetto, altrettanti assessori al Bilancio, quattro amministratori delegati di Atac e l’azzeramento della giunta comunale, non sono una bella media per il centrodestra. E l’equilibrio politico che garantisce governabilità sembra ancora ben lontano a venire»,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per evitare che i dissesti dell’Atac e della metro, a giudizio dell’interrogante frutto del fenomeno Parentopoli e di scelte economiche difficilmente comprensibili della Giunta Alemanno, possano ricadere sui cittadini-utenti, già usurati da condizioni di trasporto pubblico locale indegni di una capitale;

quali iniziative di competenza intenda assumere affinché la mobilità pubblica della capitale raggiunga almeno la stessa efficienza delle altre capitali europee, assicurando un livello di decoro ed efficienza che Roma, capitale e patrimonio culturale dell’umanità, merita;

quali iniziative intenda adottare, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di fare maggiore chiarezza sulla gestione dell’azienda municipalizzata Atac affinché non siano solo i cittadini a pagare la disinvolta e fallimentare gestione dell’azienda che sta producendo solo disservizi e sprechi di ogni genere.

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