San Raffaele Fondi neri – Politici -CL

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05697
Atto n. 4-05697

Pubblicato il 26 luglio 2011
Seduta n. 587

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e della salute. -

Premesso che:

i giornalisti Mario Gerevini e Simona Ravizza sul “Corriere della Sera” riportano che a Lugano, in Svizzera, «c’è una società, la Iuvans International, che da anni intratterrebbe ambigui rapporti d’affari con il San Raffaele attraverso Pierangelo (detto Piero) Daccò»;

Daccò, sempre secondo quanto scrivono i due cronisti, «attivo nel settore sanitario, avrebbe il ruolo di ufficiale di collegamento tra l’ospedale milanese e un gruppo di manager e politici della Regione Lombardia guidata dal governatore Roberto Formigoni». L’uomo, italiano con residenza a Londra, ufficio in Svizzera, casa a Sant’Angelo lodigiano (Lodi) e interessi in Cile, è un «ex fornitore di servizi di lavanderia per il Fatebenefratelli»;

Ravizza e Gerevini ricordano che «in un articolo del Corriere della Sera del 2001, dedicato alla Compagnia delle Opere, il braccio economico di Comunione e Liberazione (Cl), Daccò veniva descritto come “un amico di Cl che segue l’attività dell’Ordine del Fatebenefratelli”»;

nell’articolo si legge ancora che secondo quanto sostenuto dalle fonti ascoltate dal “Corriere della Sera”, il San Raffaele, fondato da don Luigi Verzé, «aveva rapporti economici con Daccò solo in quanto “espressione” di un determinato ambiente politico in grado di influenzare i bilanci del gruppo”. (…) le fonti affermano che i “vertici del San Raffaele quando trattavano con Daccò, cioè spessissimo, sapevano bene che lo svizzero era la longa manus degli uomini della Regione. Solo questo era il motivo dei rapporti”»;

a Lugano ha l’ufficio la Iuvans International, indicata dal San Raffaele come controparte in numerose transazioni finanziarie. Ma la Iuvans di Lugano altro non è che una succursale della Iuvans Bv olandese;

la Iuvans, società di consulenza, secondo quanto si scrive nel citato articolo, è “riconducibile” a Daccò, che ne gestiva la succursale fino a due anni fa insieme al consulente fiscale Rudy Cereghetti e alla società Zenco management;

Cereghetti nel 2010 venne coinvolto in un’inchiesta a Massa Carrara sul fallimento di un immobiliarista, «e finì in carcere per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e bancarotta fraudolenta». Più di recente a Cosenza gli è stata confermata «in secondo grado una condanna a 6 anni per riciclaggio»;

per quanto riguarda «l’altro soggetto che amministrava la Iuvans di Daccò», la Zenco management, questa viene definita «management company della Rocca & Partners Stichting in un documento della Sec», la Consob americana. La Rocca & Partners Stichting, scrive sempre il “Corriere”, è la fondazione olandese al vertice del gruppo della famiglia Rocca, proprietaria anche di uno dei più importanti gruppi ospedalieri privati, l’Humanitas, sempre di Milano;

c’è poi un’altra Iuvans, scrivono sul “Corriere”, italiana, che offriva servizi sanitari. Ma è fallita nel 2003. Portandosi dietro “qualche segreto”. «Prima del 2000, il proprietario della Iuvans Srl era Claudio Cogorno, uomo di sanità e di Cl nonché membro del consiglio direttivo della Compagnia delle Opere. Cogorno è rimasto socio per anni di Iuvans insieme a Daccò e a Roberto Sega, un medico vicino a Formigoni. Poi, prima che la società fallisse, il gruppetto girò le partecipazioni a una finanziaria olandese, la Expertisebureau di Rotterdam. Fine della Iuvans italiana. Nel frattempo partiva la Iuvans svizzero-olandese, quella delle presunte triangolazioni pericolose con il San Raffaele. Quando nacque, a Rotterdam, si chiamava Expertisebureau»;

ogni anno l’ospedale San Raffaele contratta con la Regione Lombardia il budget a disposizione per le cure da offrire ai cittadini lombardi. Sono i rimborsi per le prestazioni riconosciute dal Servizio sanitario nazionale. La cifra sfiora i 200 milioni di euro. È una somma che sale, poi, a 450 milioni di euro, con i soldi ottenuti per le cure oncologiche e tutte le terapie più gravi che vengono pagate extra budget (senza limiti di spesa);

complessivamente, invece, il fatturato del San Raffaele è di oltre 600 milioni di euro perché comprende le cure offerte ai malati che vengono dalle altre regioni d’Italia e quelle pagate dai pazienti di tasca propria. Ai finanziamenti versati sulla base dei Drg (ossia le tariffe di rimborso per le singole prestazioni) spesso negli anni il Ministero della salute e la Regione Lombardia hanno riconosciuto erogazioni a fondo perduto come una sorta di bonus per l’eccellenza dell’attività svolta nell’assistenza, nella ricerca e nella didattica (15 milioni di euro, per esempio, nel 2006 e nel 2007),

si chiede di sapere se, alla luce di quanto riferito dalla stampa circa gli affari tra Lugano e Rotterdam con Daccò molto attivo nel settore della sanità, tanto da ricoprire il ruolo di collegamento tra l’ospedale milanese e un gruppo di manager e politici della Regione Lombardia, il Governo sia a conoscenza dell’esistenza di fondi neri all’estero di cui beneficiano esponenti politici legati al faccendiere e di conseguenza quali iniziative intenda adottare al fine di garantire gestioni trasparenti lontane da fondi neri, mazzette ed altre utilità che danneggiano l’efficienza del Servizio sanitario nazionale.

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One comment on “San Raffaele Fondi neri – Politici -CL

  1. Hanna 14 ottobre 2012 23:48

    Hai colpito in pieno il bsliagreo. In effetti, mi trovo concorde in molto, discorde in tanto altro.Tanto per cominciare resterebbe da capire cosa intendi perabun approccio che, appellandosi alle innovazioni, rifiuti strumenti concettuali ormai inadeguatibb.Che naturalmente la virtualite0 implichi l’assunzione di un’identite0 e spesso e volentieri di una falsa identite0, e8 assolutamente fuori discussione. Ricordavo proprio il caso limite in cui il virtuale diventa reale e il reale virtuale. Forse dunque che stiamo sempre pif9 protendendo verso una comunite0 virtuale che sostituisca quella reale? Il rischio e8 di un’umanite0 che dimentichi la sua essenza corporea e riduca la sua “ontologia sociale” nel regno del virtuale. Esso e8 gie0 parte integrante del nostro quotidiano, ma non puf2 essere quotidiano. Il cartaceo tende a scomparire in funzione del virtuale (carte di credito, e-book, transizioni economiche, titoli azionari, cartelle cliniche …); forse che matrimoni, guerre, affetti e attivite0 sessuali si ridurranno sempre pif9 a forme simili pif9 di quanto gie0 oggi non avvenga? Che questi sianoabstrumenti concettuali ormai inadeguatibb mi sembra un punto discutibile.Il punto sul quale e8 probabile io sia stato poco chiaro ed efficace e8 proprio quello a cui fai riferimento dicendo cheabUn libro, un giornale, una musica, grazie agli sviluppi tecnologici del nostro secolo, consentono di fissare i propri contenuti in supporti fisici emancipando la trasmissione simbolica dai limiti della locazione spazio-temporale del qui e dell’adessobballudendo probabilmente al fatto che io non condivida l’idea di una comunicazione mediata, o semplicemente che non la consideri una vera forma di comunicazione. Ma ogni comunicazione prima di essere mediata dal mezzo tecnico (computer, telefono, televisione, scrittura) e8 mediata dall’uso stesso del linguaggio. La differenza non e8 quindi tra un’e-mail e una lettera, bensec tra una chat e una piazza. c8 solo nella condivisione degli spazi che la comunicazione respira, il che non implica tanto che le altre forme comunicative non siano tali, ma che in essi prevalga solo trasmissione d’informazioni.c8 facile accorgersi che non condividiamo lo stesso significato di “virtuale”. Per te ho l’impressione che esso denoti nient’altro che l’ambito sociale (abQuell’uomo laggif9 non e8 solo una persona, ma e8 anche il Presidente degli Stati Uniti!bb) nella sua pluralite0 di forme.abInsomma, la dimensione dell’uomo politico non e8 poi tanto diversa da quella di chi instaura relazioni attraverso software!bb. Ma non sarebbe in ogni caso meglio distinguere l’ontologia sociale da quella virtuale?Il che non implica necessariamente un’idea di sociale che escluda il virtuale, ma che lo contenga come una sua forma particolare e non identitaria. Come il mondo dell’azione umana e8 parte del cosmo nella sua totalite0, cosec l’ambito del virtuale e8 parte di quello sociale, ma una loro identite0 credo finisca nell’incorrere nei rischi sopra delineati. Spesso e volentieri sonoabintrecciati tra loro cosec da non poterne dipanare le fila e tracciare linee nette di demarcazionebb, ma ne passa tra questo dibattito online e il nostro scrutarci negli occhi sorridendo e bevendo un buon vino. Il mondo umano e8 quello dell’esperienza. Non escludo dunque i diversi livelli comunicativiabrifiutandone altri per “pregiudizio” nei confronti di cif2 che appare strano e talvolta mediocrebb, semplicemente li pongo appunto su diversi livelli che se vuoi fanno del virtuale un sub-luogo nel luogo. Quando dico che il virtuale sia un non-luogo intendo proprio questa alterite0 d’essere e quindi non riducibile al mondo stesso.

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