Ventilata nomina di Varazzani a Fintecna

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05731
Atto n. 4-05731

Pubblicato il 28 luglio 2011
Seduta n. 590

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

dopo la recente tornata di nomine negli enti pubblici controllati dal Ministero dell’economia e delle finanze, come il gruppo Finmeccanica – che le inchieste delle Procure stanno accertando sarebbero avvenute sotto il fuoco incrociato dei ricatti come l’ultima riconferma di Guarguaglini – il Ministro dell’economia si accinge ad un cambio della guardia a Fintecna, con la ventilata nomina di Massimo Varazzani;

in un articolo del 1° aprile 2011 pubblicato dal “il Fatto Quotidiano” dal titolo: “Varazzani, il super manager dallo stipendio occultato”, Fiamma De Violi passa in rassegna la brillante carriera e gli incarichi dell’avvocato di Parma: «Ha un doppio incarico, al Comune di Parma e a quello di Roma. Ma i suoi compensi non si conoscono. La trasparenza vale per (quasi) tutti. Non per lui. E secondo i Radicali i due ruoli sono incompatibili. A novembre del 2008, in un’intervista al Corriere, Massimo Varazzani aveva dichiarato che la politica deve stare fuori dall’amministrazione delle società pubbliche. Ma sembra proprio che sia la politica a volere lui a tutti i costi dentro alle società pubbliche, chiudendo un occhio su regolamenti e leggi, oltre che apportare modifiche per ritoccare il suo stipendio. Sulla figura di Massimo Varazzani e sul suo duplice ruolo, commissario straordinario per il rientro del debito del Comune di Roma e anche presidente di Stt holding, partecipata parmigiana anch’essa ricoperta dai debiti e sotto inchiesta, il mistero continua. Non solo le due cariche sarebbero incompatibili tra loro, come prevede la legge Frattini del 2004 in cui si afferma che chi svolge incarichi come commissario straordinario di governo non possa ricoprire incarichi all’interno di enti pubblici. Ma anche la validità della sua nomina romana è in discussione, nonostante continui ad operare senza porsi molti problemi. Per quanto riguarda l’incompatibilità delle due cariche, i Radicali italiani hanno presentato un esposto all’antitrust, su cui si dovrebbe ricevere una risposta nell’arco di qualche altra settimana. “La prossima settimana invieremo un sollecito per ricevere una risposta”, spiega Mario Staderini, segretario nazionale dei Radicali. Per quanto riguarda la sua nomina a commissario straordinario per il Comune di Roma, invece, si è già espresso il Tar e il consiglio di Stato. Ma Massimo Varazzani continua a rimanere ancorato alla poltrona: “La nomina al comune di Roma è già stata annullata dal Tar a febbraio 2010 su ricorso dell’ex commissario straordinario Domenico Oriani – prosegue Staderini -. L’avvocatura di Stato ha fatto ricorso, ma il consiglio di Stato ha bocciato la richiesta del governo di sospendere gli effetti della sentenza del Tar. Lui però continua ad esserci, anche se a Roma è tutto bloccato, in attesa di capire che succederà”. Ma lo stipendio, continua ad arrivare. E non si sa nemmeno in che quantità. Al calderone infatti bisogna aggiungere anche che Varazzani riceve uno stipendio non identificato: “Per l’operazione trasparenza sono noti tutti gli stipendi tranne il suo – prosegue Staderini -. A Roma è stato determinato da una norma speciale contenuta nel Milleproroghe, che ha innalzato il potere di spesa per le assunzioni da 200mila euro a 2 milioni di euro. Si specifica solamente che il suo stipendio non deve superare la somma dello stipendio di tutti i dipendenti: ovvero 600mila euro. A Parma, invece, nel sito internet Internet del Comune in cui ci sono tutti i dati delle partecipate, si legge lo stipendio di tutti gli amministratori, tranne il suo”. E l’ufficio stampa afferma che ci deve essere un errore, che lo stipendio sarà reso pubblico al più presto. Una situazione troppo torbida, alla quale i radicali vogliono mettere fine: “Deve scegliere che cosa vuole fare, sempre che non lo obblighi l’antitrust”. Aldilà della compatibilità legale delle due nomine, comunque, gli impegni sono ingenti: non solo Varazzani si deve occupare di risanare un debito di 12 miliardi di euro per il Comune di Roma, per il rientro del debito del municipio della capitale. Ma si deve occupare anche di Stt, società per la trasformazione del territorio, ovvero partecipata del Comune di Parma che raggruppa sei altre società addette ai lavori di urbanistica. Il tutto con un presidente dimissionario, Andrea Costa, sotto inchiesta per consulenze ingiustificate e la finanza molto attenta ai libri contabili. Si può quindi chiamare Varazzani ‘mister buco’, vista la sua esperienza con il risanamento dei debiti e la sua lunga esperienza come manager pubblico, ricoprendo numerosi incarichi di prestigio anche nel campo bancario. Cinquantanove anni, avvocato parmigiano, è sposato, ha due figlie. Da aprile è commissario straordinario del governo per il piano di rientro di Roma, mentre da novembre 2008 è stato l’amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti spa e, prima ancora, membro dell’organismo di vigilanza di Cassa depositi e prestiti. La sua carriera nasce nel gruppo bancario Imi. Nel marzo del 2002 viene designato dal Ministro per l’economia e le finanze amministratore unico dell’Enav (Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo). Dal luglio 2003 al gennaio 2005 è amministratore delegato di Ferservizi, società del gruppo Ferrovie dello Stato, per poi tornare a Sanpaolo Imi dal 2005 al 2007, come amministratore delegato di Sanpaolo Imi Fondi chiusi Sgr, presidente e ad di Sanpaolo Imi Investimenti per lo sviluppo Sgr e amministratore delegato di Imi Investimenti spa. È stato infine consigliere di amministrazione di Infragruppo e Infracom, importante gruppo operante in ambito informatico (dall’aprile 2005 al settembre 2008), e consigliere di amministrazione in Azimut – Benetti, leader mondiale nella produzione di mega-yacht, dal giugno 2005 al giugno 2008»;

considerato che:

in un’inchiesta pubblicata su “la Repubblica” del 28 luglio 2011 che riguarda la vicenda della casa del ministro Tremonti messa a disposizione da un noto esponente politico, ex collaboratore, e talune rivelazioni dell’imprenditore Di Lernia nell’indagine Enav, si apprende che il Ministro sarebbe stato ricattato per la conferma di Guaraglini a Finmeccanica;

Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi raccontano i ricatti incrociati per la conferma del Guarguaglini a Finmeccanica: «Dal carcere, dove è precipitato con l’accusa di corruzione nell’inchiesta sugli appalti Enav e finanziamento illecito per aver acquistato lo yacht da 24 piedi di un noto esponente politico, stretto collaboratore del Ministro Tremonti, un uomo racconta a verbale una “verità de relato” capace, se riscontrata, di travolgere il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. L’uomo è Tommaso Di Lernia (nel giro, lo chiamano “er cowboy”). È un ex muratore che si è fatto imprenditore edile e che si trova al crocevia di tre vicende annodate tra loro: Finmeccanica, gli appalti Enav, i rapporti incestuosi tra l’ex consigliere politico del ministro e imprenditori corrotti. Il suo racconto svela tre circostanze. La prima: l’affitto della casa abitata dal ministro in via di Campo Marzio, era pagato non dal noto esponente politico, stretto collaboratore del Ministro Tremonti, ma da un imprenditore, Angelo Proietti, che in cambio avrebbe ricevuto subappalti in Enav. Lo stesso che quella casa aveva ristrutturato gratuitamente e che è oggi accusato di corruzione per gli appalti ottenuti dalla sua impresa, la “Edilars”, con Sogei (società pubblica partecipata al 100 per cento dal Tesoro). La seconda: Tremonti venne ricattato da Lorenzo Cola, uomo del Presidente di Finmeccanica, perché fosse costretto a riconfermare Pierfrancesco Guarguaglini al vertice della holding e la pressione decisiva fu il “dossier” che Cola aveva sulla compravendita della barca del ex consigliere politico del ministro Giulio Tremonti, sull’affitto della casa (…). La terza: Di Lernia chiese all’ex collaboratore di Tremonti una pressione sull’Agenzia delle Entrate perché ammorbidisse la verifica sulla sua società “Print Sistem”. “Ho deciso di parlare”. È l’11 luglio e alle 13 e 10, nel carcere di Regina Coeli, Di Lernia compare di fronte al gip Anna Maria Fattori per il suo interrogatorio di garanzia. Di Lernia è accusato di corruzione e frode fiscale nell’inchiesta condotta dai pm Paolo Ielo e Giancarlo Capaldo sugli appalti Enav. Nella ricostruzione dell’accusa, la sua società, la “Print sistem” è infatti lo snodo cruciale del Sistema di appalti e corruzione con cui, attraverso un gioco di sovrafatturazioni, la “Selex Sistemi integrati” (Finmeccanica) di Marina Grossi, per la quale Di Lernia lavora in subappalto, è riuscita a creare fondi neri necessari a corrompere il management dell’Ente e i suoi referenti politici. Ma l’11 luglio, Di Lernia ha un nuovo problema»;

nell’articolo si legge poi che una seconda ordinanza di custodia cautelare, chiesta e ottenuta dal pm Ielo, lo accusa di aver acquistato nel 2010 lo yacht dell’ex collaboratore di Tremonti a condizioni capestro che ne svelano le vere ragioni: «Convincere l’allora consigliere politico di Tremonti a pilotare la nomina di Fabrizio Testa al vertice di Technosky (società di Enav). È una nuova mazzata che convince Di Lernia a uscire dal suo silenzio. A scrivere e consegnare al magistrato che lo interroga un memoriale (che gli guadagnerà, di lì a qualche giorno, gli arresti domiciliari). “L’indagato – annota il gip – acconsente a rispondere alle domande, consultando degli appunti che vengono sottoscritti e allegati al presente verbale”. Di Lernia conferma di aver acquistato lo yacht dell’ex consigliere politico del ministro Tremonti. Le ragioni per cui l’operazione si fece: risolvere un problema al consigliere del ministro, piazzare Testa in “Technosky”. Ma, spiega, la sua non fu una scelta, ma l’obbedienza dovuta a un uomo cui doveva tutto: Lorenzo Cola, il “facilitatore” di Pierfrancesco Guarguaglini, che, per conto di Finmeccanica, governa appalti e subappalti in Enav. “Cola – dice Di Lernia – non mi volle dire chi era il proprietario della barca. Mi disse solo che l’ordine era arrivato dal Palazzo, intendendo Finmeccanica nella persona del Presidente, e dunque che non mi sarei potuto sottrarre. A Cola non si poteva dire di no, e quindi gli chiesi dove avrei dovuto prendere il milione e mezzo di euro per l’acquisto della barca. Lui mi rispose: “Tirali fuori dagli utili che hai dal lavoro che ti diamo”. Quando Di Lernia scopre che il venditore è l’ex consigliere politico del ministro Tremonti, il nome non gli dice nulla. “Confesso la mia stupidità”»;

l’articolo prosegue affermando che fu Cola a riferirgli chi fosse l’ex consigliere di Tremonti: «Mi disse che era uno che “capiva poco” e “mangiava tanto”. Che era “un problema per Tremonti”, una sorta di inconveniente imbarazzante”». Giulio Pugliesi, amministratore delegato di Enav, riferì di essere stanco delle pressioni subite per Testa a Technosky, e per un certo Angelo Proietti con riferimento ai subappalti all’aeroporto di Palermo, un lavoro per il quale Cola aveva già deciso che l’affidamento fosse dato alla “Electron”, del gruppo Finmeccanica, e a Pugliesi. «Perché far lavorare questo Angelo Proietti e la sua “Edilars” nei subappalti Enav? Di Lernia non se lo spiega. Ne chiede conto a Cola», il quale avrebbe detto che di Proietti gli aveva parlato l’ex collaboratore di Tremonti, «descrivendolo con queste parole: “È il tipo che mi dà solo 10 mila euro al mese per pagare l’affitto a Tremonti”. (…) A giugno del 2010, accade dell’altro. “Mi chiamò Cola e mi spiegò di essere dispiaciuto per avermi fatto acquistare la barca”»; gli disse che il collaboratore di Tremonti «”sta sostenendo la candidatura di Flavio Cattaneo a Finmeccanica, invece di Guarguaglini. In più, ho saputo che ha fatto delle estorsioni a delle persone a Napoli. E Tremonti non risponde al telefono a Guarguaglini”. A Di Lernia, Cola confida qualcosa di più, che è pronto a usare anche la storia della “barca” e della casa per vincere la partita su Finmeccanica: “Cola aggiunse che questa storia non la mandava giù e dunque avrebbe organizzato un blitz dal ministro (Tremonti) per mostrargli l’evidenza e la portata» degli illeciti commessi «da lui e dai suoi consiglieri. Che di sicuro avrebbe cambiato idea sui vertici di Finmeccanica»; in seguito, l’ex collaboratore di Tremonti gli fece sapere per il tramite di Testa che Guarguaglini sarebbe stato riconfermato. «”E fu Cola, poi, a dirmi che il blitz era andato a segno”. Di Lernia incontra Proietti nell’estate 2010 perché, dopo l’arresto di Cola (8 luglio), è diventato lui il suo “canale”» con l’ex collaboratore di Tremonti. «Una prima volta lo incrocia in Enav, nell’ufficio di Pugliesi, che lo convoca per sollecitarlo “a chiudere l’acquisto della barca”. Una seconda volta, in piazza del Parlamento, per risolvere un suo “problema”. “Portai a Proietti un incartamento riguardante un accertamento dell’Agenzia delle Entrate per il 2005. Gli dissi che volevo “una parola buona” con l’Agenzia, di cui temevo l’accanimento. Tre giorni dopo, Proietti mi diede appuntamento in piazza del Parlamento e mi disse di stare tranquillo”» perché l’ex collaboratore di Tremonti «”aveva interceduto con Attilio Befera (direttore dell’Agenzia)”. Ma, a dire di Di Lernia, in senso opposto. “Mi hanno fatto una multa di 18 milioni di euro. Roba carnevalesca”»,

si chiede di sapere:

se, a quanto risulti al Governo, i molteplici incarichi di Massimo Varazzani, ex amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti SpA e, prima ancora, membro dell’organismo di vigilanza della Cassa, commissario straordinario del Governo per il piano di rientro di Roma, già dirigente Imi, nominato nel marzo 2002 dal Ministro dell’economia amministratore unico dell’Enav, nel 2005 amministratore delegato di Ferservizi, società del gruppo Ferrovie dello Stato, per poi tornare a Sanpaolo Imi dal 2005 al 2007, come amministratore delegato di Sanpaolo Imi Fondi chiusi Sgr, presidente e amministratore delegato di Sanpaolo Imi Investimenti per lo sviluppo Sgr e amministratore delegato di Imi Investimenti SpA, siano compatibili con le norme di legge e l’etica alle quali dovrebbero ispirarsi i manager pubblici;

se risponda al vero che il Ministro dell’economia si accinge a nominare Massimo Varazzani ai vertici di Fintecna, aggiungendo altri incarichi ai suoi impegni già numerosi, e se tale nomina sia frutto di una libera scelta e non condizionata dal passato;

se il Governo sia a conoscenza di quante siano state le cause e le consulenze ed i rispettivi valori del contenzioso affidati allo studio Tremonti, Vitali, Piccardi, nel periodo in cui l’avvocato Varazzani era amministratore di Sanpaolo Imi Investimenti;

quali ragioni abbiano indotto il Ministro dell’economia a sostituire l’avvocato Massimo Varazzani dalla Cassa depositi e prestiti a fine aprile 2010 con Giovanni Gorno Tempini, ex capo operativo della Mittel, una holding di partecipazioni presieduta da Giovanni Bazoli, il banchiere presidente di Intesa Sanpaolo;

se risponda al vero che Tommaso Di Lernia, l’ex muratore divenuto imprenditore edile, si sia trovato al crocevia di tre vicende annodate tra loro, quali Finmeccanica, gli appalti Enav, i rapporti “incestuosi” tra l’ex consigliere politico del ministro Tremonti e imprenditori corrotti, con l’affitto della casa abitata dal Ministro in via di Campo Marzio, pagato da un imprenditore, Angelo Proietti, che in cambio, secondo le citate fonti di stampa, avrebbe ricevuto subappalti in Enav, oggi accusato di corruzione per gli appalti ottenuti dalla sua impresa, la “Edilars”, con Sogei (società pubblica partecipata al 100 per cento dal Tesoro);

se siano corrispondenti al vero le notizie di stampa secondo cui il Ministro dell’economia sarebbe stato indotto da Lorenzo Cola, uomo del Presidente di Finmeccanica, a riconfermare Pierfrancesco Guarguaglini al vertice della holding;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per restituire trasparenza e credibilità alle nomine pubbliche, spesso frutto di ricatti, manipolazioni e totale assenza di trasparenza.

Senza categoria

Leave a Reply