Month: agosto 2011

Canale Boing viola delibera AGCOM

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05783
Atto n. 4-05783

Pubblicato il 3 agosto 2011
Seduta n. 596

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

dal 1° agosto 2011 Boing TV è diffusa anche nel multiplexer (mux) di Telecity sul canale 45, solo in quello della Lombardia e non in Piemonte;

Boing era stata inserita nelle aree all digital sul canale 36 (multiplexer 2) e nel multiplex di Mediaset sul canale 58, quello che sarebbe servito per la sperimentazione dei contenuti in alta definizione. Da un mese la sperimentazione è terminata e il canale 58 è stato spento perché la frequenza sarà assegnata nel prossimo beauty contest;

dopo che Mediaset ha finito la sperimentazione del canale 58 (quinta banda), Boing è tornata ad essere visibile solo sul 36 (quarta banda). Pertanto, visto che la maggior parte dei sistemi di antenna ed il loro posizionamento, in vaste aree della Lombardia, hanno mantenuto la stessa configurazione della televisione analogica, Boing è risultata assente da molte sintonizzazioni. Per ovviare a tale situazione si è pensato di fare ricorso al multiplexer locale;

la delibera Agcom n. 353/11/CONS all’articolo 18 dispone che l’operatore di rete in ambito locale, fermo il rispetto della quota di riserva di capacità trasmissiva stabilita dall’articolo 8, comma 2, del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di cui al decreto legislativo n. 177 del 2005 a favore dei soggetti autorizzati a fornire contenuti televisivi in ambito locale e degli obblighi di must carry previsti dall’articolo 27, può fornire servizi di trasmissione e diffusione a fornitori di servizi di media audiovisivi in ambito nazionale nel rispetto di precise condizioni. In particolare, viene previsto al citato articolo 18, comma 3, alla lettera b), che: «la capacità trasmissiva non può essere offerta a fornitori di contenuti nazionali controllati da o collegati con gli operatori di rete televisiva nazionale»;

Boing, nata nel novembre 2004, è stata la prima televisione tematica gratuita per bambini, pensata espressamente per il digitale terrestre. Essa è nata da una joint venture fra R.T.I., facente parte del gruppo Mediaset, che detiene il 51 per cento della nuova società, e Turner Broadcasting System Europe, società del gruppo Time Warner, titolare dei diritti di alcuni tra i più noti cartoni animati a livello mondiale;

alla luce di quanto previsto dalla delibera Agcom precedentemente citata, la trasmissione di Boing sul multiplexer locale Telecity si pone dunque in palese violazione del provvedimento, così come sancito alla lettera b) dell’articolo 18 della delibera, essendo Boing un fornitore di contenuti nazionali collegato a Mediaset, operatore di rete televisiva nazionale,

si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti riportati in premessa e se non ritenga di assumere urgentemente le iniziative di competenza in relazione a quanto descritto, al fine di rimediare alla situazione di palese violazione della delibera Agcom n. 353/11/CONS.

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TAR annulla delibera AGCOM

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05776
Atto n. 4-05776

Pubblicato il 3 agosto 2011
Seduta n. 596

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

come risulta dall’articolo pubblicato su “Il Sole 24 ore” il 3 agosto 2011, «con il decreto 3539/2011 il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso d’urgenza proposto lunedì dall’Agcom contro le sentenze del Tar del Lazio che annullavano la delibera 366/10 relativa all’Lcn (Logical channel number), l’ordinamento automatico dei canali della tv digitale sul telecomando di casa. L’ultima parola sulla vicenda arriverà a questo punto il 30 agosto p.v., quando il supremo organo della giustizia amministrativa esaminerà il caso in camera di consiglio. Le sentenze del Tar del Lazio sono due: in quella più corposa (la 6814/2011), si sostiene che i tempi della consultazione pubblica indetta dell’Agcom sull’Lcn siano stati troppo brevi (15 giorni anziché un minimo di trenta), ma anche che nello stabilire i criteri per l’assegnazione dei canali siano state erroneamente utilizzate le graduatorie dei Corecom (i comitati regionali dell’Agcom), che hanno tenuto conto più della dimensione delle aziende (per esempio il numero di dipendenti) che le abitudini dei telespettatori e quindi i veri dati di ascolto. La seconda sentenza, invece, si sofferma nello specifico sulla presunta inadeguatezza del metodo Corecom. Dura la reazione del Comitato radio tv locali (Crtl): “Spiace rilevare che l’Autorità di garanzia agisca per iniziativa unilaterale su una questione di massima importanza per il comparto televisivo”, sostiene il legale di Crtl, l’avvocato Domenico Siciliano. Di tutt’altro avviso Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi, l’associazione che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e Dfree, per il quale la decisione del Consiglio di Stato “salvaguarda sia gli utenti che le aziende”. Soddisfazione anche per Aeranti-Corallo: “Il settore televisivo locale – ha spiegato il coordinatore Marco Rossignoli – è convinto che le graduatorie Corecom basate sulla media dei fatturati dell’ultimo triennio, nonché sul numero e sulla tipologia dei lavoratori delle tv locali, siano idonee a garantire abitudini e preferenze degli utenti e costituiscano un criterio oggettivo facilmente misurabile”. Fonti vicine all’Autorità fanno invece sapere che “il termine di 30 giorni non era applicabile poiché i servizi che forniscono contenuti trasmessi utilizzando reti e servizi di comunicazione elettronica sono estranei all’applicazione del decreto 259/2003, mentre il criterio delle graduatorie era l’unico che potesse essere seguito”»;

considerato che un articolo pubblicato su “Italia Oggi”, il 24 marzo 2011, riportava la notizia dell’aumento dello stipendio del presidente Corrado Calabrò, il cui compenso sarebbe lievitato di 50.000 euro, quanto gli stipendi annui di 6 lavoratori precari (atto sindacato ispettivo 4-04853);

considerato altresì che a giudizio dell’interrogante:

non sono chiari i criteri di emissione della delibera annullata delle sentenze del TAR;

l’Agcom continua a dimostrare di non essere un’autorità super partes, si muove per favorire gli operatori dominanti sul mercato rafforzandoli ulteriormente;

i tagli per risanare la finanza pubblica devono essere applicati alla generalità della pubblica amministrazione, senza che siano ammissibili eccezioni riguardo a ben noti oligarchi eletti alle presidenze delle autorità che non sembrano operare per l’indipendenza e l’autonomia, ma spesso con delibere che favoriscono più le aziende che gli interessi dei consumatori,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo per rivedere i criteri di nomina del Presidente dell’Agcom, anche in vista delle prossime scadenze, al fine di garantire ai cittadini un’autorità indipendente e autonoma nell’attività e nelle deliberazioni, considerato che l’Agcom è innanzitutto un’autorità di garanzia a cui la legge istitutiva affida il duplice compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare i consumi di libertà fondamentali dei cittadini;

quali misure urgenti intenda attivare per evitare che i costi della crisi possano ricadere sempre su lavoratori, pensionati, famiglie, giovani, donne e precari, lasciando indenni i soliti noti.

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Manovra finanziaria salva Enti Inutili

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05770
Atto n. 4-05770

Pubblicato il 3 agosto 2011
Seduta n. 596

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, della difesa, dello sviluppo economico e per la semplificazione normativa. -

Premesso che:

la manovra economica “lacrime e sangue” approvata nei giorni scorsi, oltre ad aver allungato i tempi per l’accesso al trattamento pensionistico ed inserito un’imposta patrimoniale mascherata sui risparmi con l’inasprimento dei bolli sulla custodia titoli addossando ai risparmiatori un onere di 8 miliardi di euro, aver introdotto i ticket sulla salute ed aumentato le accise sui carburanti per oltre 2 miliardi di euro, non ha neppure lambito gli stipendi dei manager pubblici e i molteplici incarichi fino a 54 consigli di amministrazione, non ha armonizzato le aliquote sulle rendite finanziarie eccetto i titoli di Stato alla media europea del 20 per cento in luogo del 12,5 per cento, non ha introdotto un fissato bollato sulle transazioni di borsa ed un divieto delle vendite allo scoperto per contrastare la speculazione, tanto meno ha eliminato sperperi e sprechi della pubblica amministrazione, come aveva annunciato il Ministro per la semplificazione normativa;

in un articolo pubblicato su “Milano Finanza” del 2 agosto 2011 dal titolo: “La Casta salva 34 mila enti inutili”, Calderoli aveva annunciato “un super-smaltimento, ma ne sono spariti solo una ventina”, Carmine Sarno afferma che “Molte società e fondazioni l’hanno passata liscia grazie a un semplice cambio di denominazione. È il caso, per esempio, dell’Unione Tiro a Segno e dell’Ente Opere Laiche. Mentre i casi di vera eccellenza sono pochi.”; Si legge ancora «Non solo le province, in Italia è impossibile eliminare anche gli enti cosiddetti inutili. E dire che il ministro per la Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, era stato estremamente chiaro. Appena due anni fa, nel luglio del 2009, aveva dichiarato guerra a “circa 34 mila enti inutili, che bruciano risorse solo per sopravvivere, tutti con i loro presidenti, consigli di amministrazione. E spesso svolgono compiti che non spettano loro”. Da allora, però, poco o nulla è cambiato. Anzi, per alcuni enti come l’ unione italiana tiro a segno, già l’ultima finanziaria del governo Prodi varata a fine 2007 ne sanciva la soppressione entro il 30 giugno 2008. E invece, proprio lo scorso 11 luglio l’ente pubblico posto sotto la vigilanza del ministero della Difesa celebrava la propria assemblea nazionale, approvava il bilancio e presentava i cinque tiratori e tiratrici che rappresenteranno l’ Italia alle Olimpiadi di Londra 2012. Accanto agli enti immortali, poi, ci sono quelli che pur di non venire smantellati cambiano nome. E’ il caso dell’ Ente opere laiche palatine pugliesi, con sede a Bari destinato a scomparire già tre anni fa, trasformato in «fondazione di diritto privato» denominata Fondazione Opere laiche palatine pugliesi, la cui vigilanza è affidata al ministero dell’ Interno. In altri casi a cambiare è solo l’ intestazione dell’ ente, visto che compiti e personale sono stati trasferiti in blocco ad altri apparati statali. Dei 34 mila promessi da Calderoli quanti ne sono stati effettivamente cassati ? Difficile dirlo, è più facile infatti elencare quelli che si sono salvati. Come emerge dal sito del ministero della Semplificazione, a fine 2009 il presidente del Consiglio dei ministri ha emanato un decreto per evitare che venissero soppressi nove enti (come l’ Accademia della Crusca, l’ Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, Cassa conguaglio gas di petrolio liquefatto, Cassa conguaglio settore elettrico, Coni, Ente teatrale italiano, Istituto italiano per l’ Africa e l’ Oriente, Lega italiana per la lotta ai tumori, Unione nazionale ufficiali in congedo). Fatti salvi questi nove, per tutti gli altri sarebbe dovuta abbattersi la mannaia. Ma non è andata proprio così: da luglio 2010 gli enti cancellati sono una ventina. Stop alle attività di Ipsema, Ispels e Ipost (rispettivamente istituto di previdenza del settore marittimo, tecnico-scientifico e ricerca, postelegrafonici) le cui attività sono state però trasferite a Inail e Inps; stessa sorte per l’ Ente nazionale assistenza magistrale (compiti trasferiti al Inpdap), l’ Istituto affari sociali (attività e personale passano all’ Isfol) e l’ Ente nazionale di assistenza e previdenza per i pittori e scultori, musicisti, scrittori e autori drammatici, compiti trasferiti all’ Enpals. Soppressi anche l’Eim , Ente italiano montagna (ma risorse e personale sono trasferiti alla presidenza del consiglio) e l’ Istituto nazionale per studi e esperienze di architettura navale. A questi vanno poi aggiunti un altra quindicina di stazioni sperimentali, banchi nazionali, centri di formazione e comitati vari i cui compiti ed attività sono però stati trasferiti alle camere di commercio e ai ministeri»;

l’interrogante in un precedente atto di sindacato ispettivo aveva sollevato la questione relativa alla lunga lista degli enti inutili e dei loro organi collegiali che continuano ad essere salvati (atto n.2-00194),

si chiede di sapere:

se risponda al vero che, al contrario degli annunci a giudizio dell’interrogante roboanti del luglio 2009, dove era stata dichiarata una “guerra” a circa 34.000 enti inutili, che bruciano risorse solo per sopravvivere, mediante un super-smaltimento, soltanto una ventina sarebbe stati eliminata e che molte società e fondazioni sono state salvate grazie a un semplice cambio di denominazione, come nel caso specifico dell’Unione tiro a segno;

se sia vero che un decreto di fine 2009 emanato dal Presidente del Consiglio dei ministri ha evitato la soppressione di nove enti, quali l’Accademia della Crusca, l’Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, la Cassa conguaglio gas di petrolio liquefatto, la Cassa conguaglio settore elettrico, il Coni, l’Ente teatrale italiano, l’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente, la Lega italiana per la lotta ai tumori, l’Unione nazionale ufficiali in congedo, e quali siano i costi di gestione e di funzionamento di questi enti salvati;

quali siano i costi complessivi di ben 34.000 enti inutili che gravano sulle casse dello Stato e della collettività e se il Governo non ritenga di procedere con necessità e urgenza, nell’ambito della medesima politica di austerità che ha imposto a milioni di famiglie, che anche con le politiche economiche e l’ultima manovra non riescono ad arrivare alla seconda settimana del mese, a sopprimere enti che hanno l’unica funzione di retribuire gli organi amministrativi per il loro inutile funzionamento.

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Truffa call center centro assistenza Ariston

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05768
Atto n. 4-05768

Pubblicato il 3 agosto 2011
Seduta n. 596

LANNUTTI , CARLINO , MASCITELLI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

sono giunte agli interroganti numerose segnalazioni di cittadini che lamentano l’operatività ingannevole di un call center che compare sul motore di ricerca “Google” come “Assistenza Ariston”;

in particolare si riporta il caso di una coppia di coniugi che avendo necessità di ricorrere a tecnici per far fronte all’avaria della lavatrice marca “Ariston” interrogavano il motore di ricerca Google per “Ariston assistenza Roma” e ottenevano evidenziato in giallo, come “Assistenza Ariston”, il numero di un call center: 800.178.910;

i coniugi contattavano tale utenza e veniva inviato presso la loro abitazione un tecnico per riparare la lavatrice Ariston. Il tecnico sostituiva i pezzi dell’apparecchio con un ricambio vecchio, non di marca Ariston e non emetteva ricevuta fiscale, ma lasciava un foglio con partita Iva e casella postale dove risultava l’importo pagato e il “lavoro” effettuato. Inoltre “inspiegabilmente”, si portava via i pezzi sostituiti della lavatrice;

visto che la macchina, nonostante l’intervento, continuava a non funzionare i coniugi richiamavano il call center per segnalare che la lavatrice aveva lo stesso identico difetto di prima e per avvertire il tecnico, che era appena andato via, di tornare indietro;

in tutta risposta venivano richiamati da una signora, tale Laura, dell’ufficio reclami la quale riferiva che il pezzo di ricambio che il tecnico aveva messo nella lavatrice era una scheda Ariston difettosa, che era un problema dell’Ariston riscontrato anche con altri clienti, e che avrebbero dovuto ordinare nuove schede all’Ariston, quindi i tecnici si sarebbero fatti risentire dopo una decina di giorni;

allora, gli utenti rispondevano alla signora di far tornare il tecnico a casa per riprendersi la scheda difettosa e restituire i soldi, e che avrebbero provveduto in altro modo. Ma la signora dell’ufficio reclami ha replicato loro che non era possibile, che ormai bisognava aspettare, che non era un problema suo, di mandare una lettera di lamentela e più volte ha ripetuto che lei i panni li lavava a mano;

i coniugi scrivevano all’Ariston per segnalare l’accaduto e l’azienda ringraziava per la comunicazione, molto utile per tutelare tutti i clienti da eventuali ulteriori truffe ai loro danni, e rispondeva di aver informato il proprio servizio clienti per risolvere la questione;

a conferma che il tecnico della presunta assistenza Ariston non aveva effettuato a dovere la riparazione è arrivato l’intervento del personale dell’assistenza ufficiale della società che si è impegnata con diligenza a risolvere il problema;

su Internet si leggono molte proteste relative al numero verde 800.178.910, che secondo alcuni è collegato ad una società condannata a pagare dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato una sanzione pecuniaria di 60.000 euro nel 2009 per pubblicità ingannevole;

i coniugi si sono recati presso la Guardia di finanza per fare un esposto contro il fantomatico call center, al numero verde 800.178.910;

considerato che:

ai sensi dell’articolo 21, comma 2, del decreto legislativo n. 206 del 2005, una pratica commerciale è considerata ingannevole se nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, induce o è idonea ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso e comporti: a) una qualsivoglia attività di commercializzazione del prodotto che ingenera confusione con i prodotti, i marchi, la denominazione sociale e altri segni distintivi di un concorrente”. La pratica commerciale sopra descritta si sostanzia nella diffusione di un messaggio pubblicitario riguardante l’attività di assistenza tecnica fornita dall’operatore pubblicitario in relazione all’assistenza di prodotti di elettrodomestici;

il messaggio del numero verde suscita nel destinatario l’errata convinzione che tra l’inserzione in esame e il noto produttore di elettrodomestici, marchio Ariston, sussista, quanto meno, un collegamento e che chiamando il numero verde indicato sia possibile ottenere un servizio di assistenza tecnica specializzata, approvata o autorizzata dal produttore stesso,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di accertare la regolarità del call center che risponde al numero verde 800.178.910, evidenziato come “Assistenza Ariston”, affinché fenomeni quantomeno poco regolari, come quello descritto, non possano in seguito ripetersi a danno di altri cittadini.

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Agenzie Rating

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05769
Atto n. 4-05769

Pubblicato il 3 agosto 2011
Seduta n. 596

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

le iniziative adottate da alcune tra le più autorevoli agenzie di rating hanno contribuito a determinare un impatto negativo assai rilevante sugli andamenti dei mercati dell’area euro e appaiono tali, specie per la tempistica, da suscitare forti e diffuse critiche;

tali valutazioni hanno influito pesantemente sull’andamento delle quotazioni dei mercati azionari – specie nel nostro Paese – incidendo significativamente sulla loro stabilità. I mercati azionari, già condizionati da pulsioni speculative e timori macroeconomici di carattere globale e nazionale cui il Governo non ha risposto con politiche di sviluppo adeguate, risultano fortemente condizionati anche da analisi, talvolta non supportate da carattere di oggettività, indipendenza e trasparenza, da parte delle agenzie di rating;

l’incertezza azionaria risulta pertanto aggravata da anticipazioni, talora azzardate, dei giudizi di rating: analisi che dovrebbero viceversa assumere il compito di contribuire alla stabilizzazione dei mercati, proprio attraverso operazioni di trasparenza, autonomia e consapevolezza nei confronti degli operatori economici e dei risparmiatori a vario titolo coinvolti;

considerato che:

al fine di superare elementi critici sulla costituzione e sulla funzionalità delle agenzie di rating – anche in considerazione dei noti conflitti di interesse tra l’attività di valutazione svolta e la prestazione, da parte di queste ultime, di servizi di consulenza nei confronti dei soggetti che emettono gli strumenti finanziari oggetto della loro valutazione – l’Unione europea è intervenuta di recente con l’adozione del regolamento (UE) n. 513 del 2011 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle agenzie di rating del credito, che ha modificato il previgente regolamento (CE) n. 1060/2009 con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il quadro normativo in materia;

in definitiva, l’effetto nefasto di tali valutazioni – diffuse nel quadro di scarsa trasparenza ed autonomia sopra descritto – risulta direttamente proporzionale all’assetto debitorio di alcuni Paesi, segnatamente per quelli gravati da un più elevato stock di debito pubblico, esasperando le condizioni di recessione e di contrazione della domanda;

la VI Commissione permanente (Finanze) della Camera dei deputati ha approvato, in data 27 luglio 2011, una risoluzione in cui, tra l’altro, risulta fortemente stigmatizzata l’attività di predette agenzie;

come riportato da numerosi atti di sindacato ispettivo in Senato (si veda, per tutti, l’atto 4-05653) diverse Procure della Repubblica stanno attivando procedimenti di inchiesta alla luce delle vicende menzionate;

lo stesso Fondo monetario internazionale (Fmi) ha recentemente preso posizione sul ruolo delle agenzie di rating, rispetto all’attuale periodo di instabilità economica, dichiarando che le agenzie Fitch Ratings, Moody’s Investitors Service e Standard & Poor’s avrebbero involontariamente contribuito all’instabilità finanziaria. Sul ruolo delle agenzie di rating, soprattutto dopo le note vicende greche, si erano espressi anche molti Governi, compreso quello italiano, che avevano messo in evidenza il pericolo rappresentato da alcune loro valutazioni, senza tuttavia provvedere all’adozione di conseguenti provvedimenti,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine di esercitare immediatamente in sede civile, anche attraverso l’Avvocatura dello Stato, azioni di carattere risarcitorio, nei confronti delle agenzie di rating, dato che con le loro condotte hanno cagionato danni indubitabili al sistema finanziario nazionale, a risparmiatori, investitori, famiglie contribuendo a svilire i valori azionari delle società quotate in borsa, specie di alcune primarie banche, mediante valutazioni erronee o manipolatorie della percezione delle condizioni macroeconomiche e di mercato, tali da condizionare gravemente l’andamento economico della Nazione.

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Nomina Consob Clementina Scaroni figlia AD ENI

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02364
Atto n. 3-02364

Pubblicato il 3 agosto 2011
Seduta n. 596

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

tra gli eventi economici e finanziari della settimana, segnalati dall’agenzia di stampa “Radiocor” lunedì 11 luglio 2011, spiccava, per il successivo mercoledì 13 luglio alle ore 16,00, presso il centro congressi dell’Eni, piazzale Enrico Mattei, un dibattito relativo alle “Proposte Eni per il sistema Corporate Governance”, con la partecipazione, tra gli altri, di Giuseppe Recchi, presidente Eni; Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni; Roberto Ulissi, direttore Affari sociali e governance Eni; Lamberto Cardia, presidente di Ferrovie dello Stato; Massimo Capuano, amministratore delegato di Centrobanca;

in data 1° luglio 2011 “Il Sole – 24 ore Radiocor” titolava: “Ex presidente Consob guida e controlla la neonata Caredo”. Si legge nell’articolo: «A un anno dall’addio alla Consob, il 77enne Lamberto Cardia si mette in proprio. L’attuale presidente delle Ferrovie dello Stato, secondo quanto risulta a Radiocor, a fine maggio ha fondato a Roma una società personale di consulenza specializzata anche in “assistenza alla gestione degli organismi di vigilanza”. Cardia, per sette anni presidente della Consob, l’istituzione che vigila sull’andamento dei mercati finanziari, detiene il 99% della neonata Caredo srl e ne è amministratore unico. Il restante 1% fa capo a Francesca Mascaro», già sua partner contabile in Enalcaccia, associazione venatoria che Cardia pure presiede;

prosegue l’articolo: «L’oggetto sociale della Caredo prevede anche “assistenza legale e finanziaria a imprese in qualsiasi settore”, “consulenza in materia di sistemi aziendali, dati contabili, progetti imprenditoriali, ricerca di partner industriali, valutazioni di aziende, ristrutturazioni e organizzazioni di convegni e tavole rotonde”. Per Cardia, insomma, un nuovo impegno. Dopo l’addio alla Consob, Cardia infatti immediatamente ottenuto la nomina alla presidenza delle Ferrovie dello Stato e della controllata Fs Sistemi Urbani. Il 25 maggio scorso è arrivata la costituzione della Caredo, che ha capitale sociale di 20mila euro, con cui tornerà a occuparsi anche di organismi di vigilanza»;

come riporta il quotidiano “la Repubblica” del 2 luglio: «Facile al tedio, l’ex magistrato era uscito dal settenato Consob con la presidenza delle Ferrovie, e della controllata Sistemi urbani. Ora torna al primo amore, e ad altro come “assistenza legale e finanziaria, valutazioni d’impresa, ristrutturazioni, convegni e tavole rotonde”. Forse farà ombra al figlio Marco, legale da un decennio consulente delle prime banche italiane»;

un articolo della rivista “l’Espresso” di Giulio Rispoli, dal titolo «Alla Consob piacciono i ‘figli di», riporta che «La nuova Consob guidata da Giuseppe Vegas blocca i concorsi pubblici e assume con contratto a termine. I soliti precari? Almeno in un caso, il nome è illustre: si tratta della figlia di Paolo Scaroni, numero uno dell’Eni, Clementina. La giovane avvocatessa, già impegnata nella sede milanese del noto studio legale Bonelli Erede Pappalardo, è stata dichiarata “vincitrice” (così recita la delibera della Commissione) “della selezione per il profilo di esperto in diritto commerciale e amministrativo”. Insieme a lei entra anche un esperto di diritto penale commerciale, Marco Farina, che però non avrebbe nulla a che vedere con l’omonimo Pietro, responsabile della divisione studi economici della Consob. Gli incarichi affidati ai due giovani avvocati (funzionari di seconda) sono per la prestigiosa sede di Milano in via Broletto, partiranno da settembre e i contratti avranno durata di cinque anni a fronte di una retribuzione lorda che si aggira sui 60-65 mila euro lordi l’anno. Quel che lascia a bocca aperta però è il fatto che il tutto sia avvenuto a soli sei giorni dalla decisione di Vegas di revocare in un sol colpo cinque concorsi pubblici che mettevano in palio dodici posti (cinque nel quartiere generale a Roma e sette su Milano) destinati alla carriera direttiva del personale di ruolo della Consob. Motivo dello stop, si legge nella delibera, l’avvio del “processo di revisione della struttura organizzativa dell’Istituto”. Riassetto che ha fatto emergere “l’opportunità di riconsiderare le qualifiche funzionali e i profili professionali ritenuti necessari al fine di assicurare il buon andamento dell’azione amministrativa”»;

considerato che secondo un dispaccio dell’agenzia “Ansa” del 30 giugno 2011 dal titolo: “Vegas, pratica valori etici stella polare nostro agire”, l’ex vice Ministro dell’economia e delle finanze ha testualmente affermato: «”La riscoperta e la pratica di valori etici, che sembravano essere stati dimenticati, si pongono come la Stella polare del nostro agire”. Così il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, concludendo il suo intervento a chiusura dell’anno 2010-2011 della scuola di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Vegas ha ricordato che “la crisi che abbiamo attraversato è stata il risultato dell’assunzione spregiudicata di rischi da parte di alcuni soggetti e alcuni settori dell’economia”, per cui “giorno dopo giorno occorre costruire l’edificio della sicurezza economica e della stabilità finanziaria” proprio attraverso “la riscoperta e la pratica dei valori etici” che “sembravano essere stati dimenticati”»;

considerato altresì che, ad avviso dell’interrogante, l’assunzione di un esperto di diritto commerciale alla Commissione nazionale per le società e la borsa senza avere indetto alcun concorso pubblico e la scelta di Clementina Scaroni, che dell’amministratore delegato di Eni non è un’omonima, è stata espressione di uno scambio di favori e connivenze tra l’ex presidente della Consob e i vertici della principale azienda nazionale operante nel settore strategico dell’energia, scambio avallato nel segno della continuità dal presidente Vegas,

si chiede di sapere quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per mettere la Consob in condizione di esercitare al meglio le funzioni di efficienza, trasparenza e legalità a presidio dei risparmiatori, avendo riguardo anche alla disciplina relativa alle assunzioni di personale nonché alla definizione di percorsi di carriera.

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Parentopoli AGCOM

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05784
Atto n. 4-05784

Pubblicato il 3 agosto 2011
Seduta n. 596

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico, della giustizia e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

la legge n. 249 del 1997 ha istituito l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), a parere dell’interrogante, una delle Autorità meno efficienti, non molto utile sotto il profilo della tutela degli utenti e dei consumatori, essendo adusa a deliberare a senso unico e nella quasi esclusiva salvaguardia degli interessi degli operatori della telefonia e delle grandi imprese; l’Agcom è tra le più costose con fior di uffici ubicati tra Napoli e Roma come risulta anche da rare inchieste giornalistiche della “Voce delle Voci”, nonché la più lottizzata per assecondare i desiderata della partitocrazia di riferimento che procede a nomine secondo logiche spartitorie proprie del manuale Cencelli ognuno degli 8 commissari;

il Presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò, è stato nominato con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, d’intesa con il Ministro delle comunicazioni, il 9 maggio 2005, mentre i commissari sono eletti da Senato e Camera dei deputati (ciascuna Camera elegge quattro Commissari), dando la possibilità a ciascun senatore e ciascun deputato di esprimere il voto indicando due nominativi (uno per la Commissione per le infrastrutture e le reti e uno per la Commissione per i servizi e i prodotti), e vengono nominati con decreto del Presidente della Repubblica;

il Consiglio dell’Agcom, presieduto da Corrado Calabrò, ha nominato il 7 luglio 2011 i componenti del nuovo Consiglio nazionale degli utenti (CNU), l’organismo istituito dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, con il compito di promuovere la tutela dei diritti dei cittadini nel settore della comunicazione, con particolare riferimento ai diritti dei minori utenti dei servizi radiotelevisivi e di telecomunicazioni;

nel designare gli undici membri del CNU, il Consiglio dell’Agcom ha tenuto nella massima considerazione la necessità di valorizzare competenze, sensibilità e istanze della società civile meritevoli di essere rappresentate, rivolgendo particolare attenzione alle fasce sociali più deboli ed alle persone in età evolutiva e proponendosi l’obiettivo di assicurare una composizione equilibrata, pluralista e qualificata. Nella scelta si è voluto inoltre garantire, oltre ad un certo grado di rinnovamento, un’adeguata presenza femminile e un’armonica articolazione delle specifiche competenze dei candidati;

i componenti del CNU nominati sono: Luca Borgomeo, Maria Micaela Fagiolo, Elisabetta Gavasci, Elisa Manna, Angela Nava Mambretti, Paolo Piccari, Isabella Poli, Marco Ramadori, Stefania Schettini Perillo, Laura Sturlese, Rosario Trefiletti;

il CNU, istituito dall’art. 1, comma 28, della legge 31 luglio 1997, n. 249, è composto da esperti designati dalle associazioni rappresentative delle varie categorie degli utenti dei servizi di telecomunicazioni e radiotelevisivi fra persone particolarmente qualificate in campo giuridico, sociologico, psicologico, pedagogico, educativo e mass-mediale, che si sono distinte nella affermazione dei diritti e della dignità della persona o delle particolari esigenze di tutela dei minori;

il CNU esprime pareri e formula proposte all’Autorità, al Parlamento e al Governo e a tutti gli organismi pubblici e privati, che hanno competenza in materia audiovisiva o svolgono attività in questi settori su tutte le questioni concernenti la salvaguardia dei diritti e le legittime esigenze dei cittadini, quali soggetti attivi del processo comunicativo, promuovendo altresì iniziative di confronto e di dibattito su detti temi;

con proprio regolamento l’Autorità detta i criteri per la designazione, l’organizzazione e il funzionamento del CNU e fissa il numero dei suoi componenti, il quale non deve essere superiore a undici. I pareri e le proposte che attengono alla tutela dei diritti di cui all’articolo 1, comma 1, della legge 31 dicembre 1996, n. 675, sono trasmessi al Garante per la protezione dei dati personali;

il giorno 6 luglio 2011 si è concluso il procedimento per la nomina dei membri del CNU;

nell’avvio della procedura per la nomina dei componenti del CNU (comunicazione del 2 settembre 2010) avevano partecipato, ai sensi dell’art. 3, comma 4, del regolamento sui criteri per la designazione, numerose associazioni, ben 39, tra le quali alcune molto note come Adusbef, Adiconsum, Aiart, Adoc, Agesci, Telefono Azzurro, il Moige, Codici, Cittadinanzattiva, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino – e tra le più competenti nel settore delle telecomunicazioni e della radiotelevisione, con persone particolarmente qualificate in campo giuridico, sociologico, psicologico, pedagogico, educativo e mass-mediale, che si sono distinte nella affermazione dei diritti e della dignità della persona o delle particolari esigenze di tutela dei minori;

considerato che:

in un articolo pubblicato dalla “Voce delle Voci” il 6 aprile 2010, viene messa in luce una scandalosa parentopoli all’interno dell’Agcom: scrive Rita Pennarola: «Mentre ai lavoratori delle Tlc si chiedono lacrime e sangue, con migliaia e migliaia di famiglie rimaste senza reddito, le intercettazioni della Procura di Trani riportano in primo piano sperperi e clientele dentro l’Autorità per la vigilanza sulle comunicazioni, un moloch che si estende su quasi 30 mila metri quadri nelle due faraoniche sedi di Roma e Napoli. Per la prima volta la Voce spulcia fra bilanci, storie e delibere, raccontando una “parentopoli” tanto lottizzatoria quanto famelica. Compreso l’elenco di tutti i nomi in busta paga. Un carrozzone, forse il più colossale dell’intera storia repubblicana, in cui si aggirano 297 persone fra 12mila metri quadri a Roma e 15mila e passa a Napoli: 9 piani a via Isonzo, nella capitale, e ben 25, da 600 metri quadri ciascuno (esclusi parcheggi e seminterrati), al Centro direzionale partenopeo, nella Torre Francesco di proprietà dei Caltagirone. Lo scandalo delle conversazioni fra Giancarlo Innocenzi, uno dei Commissari Agcom, e il premier Silvio Berlusconi, porta oggi alla luce in maniera dirompente quelle verita’ da tempo sottaciute sul fiume di denaro pubblico versato ogni anno dagli italiani per mantenere un’Autorita’ che non riesce, di fatto, nemmeno a controllare fino in fondo se stessa. E così una serie di carte, documenti tenuti segreti nei cassetti, ma anche alcune persone disposte per la prima volta a parlare, mettono insieme, tessera dopo tessera, un mosaico dai contorni impressionanti. L’ultimo a tuonare, in ordine di tempo, è stato il senatore di Italia dei Valori e presidente Adusbef Elio Lannutti. Il quale lo fa, come sempre, senza peli sulla lingua: “l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è un carrozzone costoso e pletorico, ideato per assecondare, già nella fase delle designazioni spartitorie con il “manuale Cencelli”, gli appetiti dei partiti e degli apparati”. “L’Agcom – incalza il parlamentare – non ha mai tutelato diritti ed interessi dei cittadini nella delicata funzione della difesa del pluralismo dell’informazione, né gli interessi dei consumatori contro truffe, abusi e frodi del settore telefonico, come dimostra l’indagine Fastweb, con milioni di famiglie truffate da telefonate satellitari mai effettuate”. Ma l’autentica goccia che ha fatto traboccare il vaso è oggi “l’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Trani sulle carte di credito revolving a tassi usurai”. Ed è stato proprio a partire da quelle indagini che la Procura pugliese si è casualmente imbattuta nelle conversazioni telefoniche fra Innocenzi e il premier finalizzate alla chiusura di Annozero. Il presidente Adusbef, che già in passato aveva chiesto a gran voce “il riordino di un carrozzone come l’Agcom, le cui delibere vengono raramente emanate per tutelare gli interessi generali e quelli dei consumatori”, parla oggi di uno “scandalo inaccettabile” che deve essere fermato. E allora vediamole, una per una, le voragini di clientele, sprechi e inefficienze che vanno avanti da oltre dodici anni nei palazzoni dell’Autorità ed oltre. La “chiamata diretta”. Questo il metodo allegramente utilizzato per reclutare il personale Agcom fin dalla sua nascita, avvenuta a luglio 1997, con insediamento ufficiale nel grattacielo partenopeo il 10 marzo del ’98. «Tanto che in quel periodo – ricordano a Napoli – le sedi locali dei partiti si erano trasformate in altrettanti uffici di collocamento per spedire in Agcom i lottizzati e la stessa cosa stava avvenendo anche a Roma», dove contestualmente venivano aperte le due “sedi di rappresentanza”. E così, fra chiamate dirette e “comandati”, vale a dire personale distaccato da altri Enti dello Stato (sempre, quindi, con provvedimenti ad personam), oggi il numero dei “prediletti” raggiunge la bella cifra di quasi 250 persone, cui si affianca la sparuta pattuglia dei vincitori di concorso: non più d’una cinquantina di lavoratori ma non tutti – come vedremo – esenti da favoritismi. Quello degli assunti per “chiamata diretta” è insomma un autentico plotone. Che ci propone qualche caso davvero interessante. Per esempio, il cosiddetto “reparto Holiday Inn”, termine col quale scherzosamente – ma non troppo – in Agcom vengono segnalate le tante, graziose fanciulle reclutate all’Autorithy per “meriti conquistati sul campo” come ragazze immagine, appunto, del famoso hotel. Che a Napoli sorge, manco a dirlo, sempre al Centro direzionale e proprio a un tiro di schioppo dalla Torre Francesco. “Del resto proprio in quell’albergo – ricorda un sindacalista – si svolgevano i primi anni le riunioni di vertice dell’Autorità e venivano presentati favolosi conti per rimborso spese di personale in trasferta. Era la regola». Dall’Holiday Inn arriva una donna decisamente in carriera. Si tratta di Maddalena Zambuco, oggi funzionaria al segretariato generale di Roma con uno stipendio da circa 4mila euro al mese. Rocambolesco il suo ingresso in Agcom, quando non si riusciva ad esibire uno straccio di curiculum. Fino alla provvidenziale delibera numero 4 del 2000: un mito, grazie al quale diverse lavoratrici provenienti dai saloni dell’Holiday Inn furono stabilizzate in Agcom. Compresa la Zambuco, fino a qualche tempo fa braccio destro dell’ex direttore del Servizio risorse umane e finanziarie Giovanni Benussi. Non meno avvenente della Zambuco è poi Cypraea Villoresi, altra stabilizzata in Agcom dopo essere entrata per chiamata diretta nel 2003. A volerla nel suo staff era stato il commissario Agcom di area PD Michele Lauria, che si vale ancora oggi della Villoresi, addetta anche ai “rapporti con enti esterni”. E pensare che fino a qualche giorno prima della “chiamata” la Villoresi, un autentico cult per gli amanti dei calendari, era un’aspirante ma già apprezzata showgirl. Al punto che qualcuno in via Isonzo favoleggia ancora su quella kermesse svoltasi al Foro Italico, “Umbriaroma 2003″ che ne mise in luce le doti di velina al fianco del comico Pino Insegno. La geografia “politica” dell’Autorità, ad oggi, rispetto ai primi anni in cui i patronage di centrodestra e centrosinistra si equivalevano o quasi, vede una netta prevalenza di personale benedetto dal Pdl, ivi compresa la pattuglia targata Udeur: oggi all’apparato ceppalonese rispondono essenzialmente due persone, ma di non poco conto. Il primo, Roberto Napoli, medico personale di Clemente Mastella, si era trovato catapultato per volontà del suo leader politico (e paziente) al vertice Agcom, nel quale siede come commissario. Se non ha mai potuto vantare competenze pregresse nel campo delle Tlc, il dottor Napoli può almeno vantare una figlia diventata, nel frattempo, giornalista professionista. Si tratta di Monica Napoli, redattore in organico a Sky Tg 24.Al fianco di Roberto Napoli c’è poi da sempre Alessia Camilleri, che di Mastella ha sposato il figlio Pellegrino. E nel 2009 ha beneficiato, come altri 11 dipendenti, della stabilizzazione del personale di staff balzando nell’organico di ruolo “benché – spiega un avvocato amministrativista – tale procedura risulti anomala, dal momento che ben due Finanziarie consecutive vietavano espressamente la stabilizzazione del personale di staff (ad esempio il segretario particolare di un sindaco) nelle pubbliche amministrazioni”. E invece un caso assai simile a quello della Camilleri lo troviamo fra quei lavoratori Agcom baciati dagli auspici del Pdl. Parliamo di Roberto Taddei, ex consigliere provinciale di AN a Roma: “avvocato” nello staff del commissario Enzo Savarese, altro storico aennino, Taddei è anche lui tra gli staffisti miracolati del 2009. Stavolta, per giunta, con un doppio salto mortale, dal momento che Taddei conquista direttamente la poltrona di funzionario, con inquadramento nell’ambito livello C7. Prosit. Arrivava invece direttamente dall’ufficio stampa del (…) sottosegretario allo Sviluppo economico, Bruno Tagliaferri. “Un ‘comando a vita’, il suo – mugugnano a via Isonzo – dal momento che risulta in regime di prorogatio da ben sette anni e il suo incarico non scadrà prima del 2012, fatte salve naturalmente ulteriori proroghe”. Per intanto Tagliaferri, cui spetta uno stipendio pari a circa 8mila euro al mese, dopo aver diretto per alcuni anni l’Ufficio del personale, dal 2009 si occupa di liberare il Paese dal conflitto d’interessi (con i risultati che abbiamo tutti sotto gli occhi), dirigendo l’omonimo ufficio. Analoga la matrice politica per Luca Sbardella, ma questa volta con un percorso al contrario. Nipote del defunto ex missino Vittorio Sbardella (soprannominato “lo squalo”), Luca entra in Agcom due anni fa ma viene subito distaccato nella segreteria politica» di un noto parlamentare del Popolo della libertà. «Qualcosa di simile al percorso di Romina Borriello: figlia d’una famiglia di commercialisti napoletani storicamente in area Forza Italia, Romina entra in Agcom per concorso ma, ben prima che scadano i termini del periodo di prova, va in comando» presso la segreteria di un altro importante politico nazionale. «Nessuno è stato chiamato a ricoprire i ruoli che erano assegnati in Agcom a Sbardella e a Borriello – ringhia un dipendente dell’Autorità – il che sottolinea ancora una volta l’inutilità di certe funzioni e relativi reclutamenti”. Proviene invece dall’ufficio legislativo di Giorgia Meloni, ministro della Gioventù – dopo aver svolto analoghe mansioni alle Pari opportunità con Mara Carfagna – Maria Antonia Garzia, da circa un anno in comando all’Agcom come dirigente del servizio giuridico, stipendio circa 6mila euro mensili. Con la dottoressa Garzia ci avviciniamo ad un’altra area particolarmente “sensibile” dell’Authority: quella del personale riconducibile ai ranghi della magistratura e delle forze dell’ordine. Se infatti la Garzia, che con la direzione del Servizio giuridico rappresenta in Agcom la “Cassazione”, è giudice di corte d’appello in aspettativa, non meno rilevante e’ il ruolo di Nicola Gaviano, membro del Consiglio di Stato ed attuale vicesegretario generale di Agcom. “L’Authorithy, del resto – commentano alcuni osservatori – ha provveduto a blindarsi chiamando a sé alte cariche della magistratura ed in particolare di quella contabile, tanto per evitare attacchi dall’esterno. Qui, insomma, i giudici sono già in casa loro, altro che controlli…”. Fra le toghe partenopee un nome di primissimo piano e’ senza dubbio quello dell’ex capo dei gip Renato Vuosi. Dov’è suo figlio Alberto? In Agcom, con la qualifica di funzionario del Servizio Ispettorato. E qui potrebbe scattare anche una vicinanza polirica, dal momento che Alberto Vuosi è imparentato, per ramo materno, con Luigi Cesaro. Ex democristiano, poi berlusconiano di lungo corso, uscito indenne dallo scioglimento per mafia del suo comune, Sant’Antimo, ed assolto per insufficienza di prove in appello nell’ambito di un processo sulla camorra cutoliana, Cesaro è l’attuale presidente della Provincia di Napoli. Qualche rumor giudiziario c’è stato, ma per altre ragioni, anche intorno al nome di Pasquale De Lise, componente di quel Comitato etico dell’Agcom che, dopo anni di inerzia, balza oggi in primo piano come deus ex machina per sbrogliare la dannata matassa delle intercettazioni fra Innocenzi e Berlusconi. Presidente del Tar Lazio dal 2005, dove arriva come successore diretto dell’attuale numero uno Agcom, Corrado Calabrò, De Lise farebbe parte – secondo i pm di Firenze che indagano sullo scandalo G8-Balducci – di quel “sistema gelatinoso” dal quale e’ rimasto travolto lo stesso grand commis dei lavori pubblici, che mentre scriviamo è ancora in carcere. La sera del 18 ottobre 2009 Balducci e De Lise parlano al telefono. Il magistrato dice di avergli mandato un «segnale» tramite il genero, l’avvocato Patrizio Leozappa. De Lise: “Ti avevo mandato un segnale tramite lui…. però poi lui non mi ha fatto sapere niente, forse non vi siete sentiti… “. Tre giorni dopo il Tar Lazio respingerà il ricorso con il quale Italia Nostra aveva chiesto di bloccare il via libera del Comune di Roma alle costruzioni per i mondiali di nuoto (che stavano a cuore a Balducci). Ma su De Lise faceva affidamento, a quanto pare, anche l’altro protagonista dell’inchiesta fiorentina, Fabio De Santis. Lui, De Lise, l’anziano magistrato originario di Boscotrecase, in provincia di Napoli, Cavaliere dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, lo si può incontrare generalmente ad esclusivi vernissage e nei salotti della Roma bene dell’Aniene. Ma sicuramente, nel corso di queste settimane, si farà vedere più spesso all’Authorithy delle Tlc. Di quel comitato etico De Lise fa parte fin dal 2000, con un appannaggio iniziale pari a 35 milioni annui delle vecchie lire. Spiccioli per una personalità che nel 2005 – come riportava Diego Martirano sul Corriere della Sera – dichiarava al fisco oltre 890 milioni di lire per compensi extra (leggi: arbitrati). “Ma il vero problema – sibila un dipendente – resta il solito conflitto di interessi: come può essere retribuito dall’Agcom un magistrato del Tar, organismo istituzionalmente chiamato a dirimere controversie riguardanti quella stessa Autorità?”. Restiamo perciò – mentre continuiamo ad aggirarci negli interminabili palazzoni di via Isonzo e del Centro direzionale – in area magistratura. Ed eccoci ad altri ascendenti illustri: parliamo di Claudia Carbone, funzionaria del Servizio ispettivo e nipote dell’ex procuratore generale della Corte dei Conti Ferdinando Carbone. Parentela più che influente anche per un’altra funzionaria Agcom, Alessandra De Nicolais del Servizio tutela consumatori. Suo padre, Mario De Nicolais, nel 2001 è stato nominato presidente della Commissione tributaria provinciale di Napoli. Andiamo avanti ed incontriamo Ferdinando La Medica, figlio di Domenico La Medica che è membro del Consiglio di Stato. Di particolare lustro anche la famiglia di Elvira Giammarco, entrata pure lei in Agcom – ça va sans dire – per chiamata diretta. Elvira è nipote del giudice di Corte Costituzionale Alfonso Quaranta, napoletano, il cui nome è rimbalzato alle cronache qualche mese fa ai tempi del “famigerato” Lodo Alfano, che fu bocciato proprio dalla Consulta. Ma – ci ricordano le cronache di quei giorni – Quaranta era proprio uno degli alti togati presenti alla famosa cena con Silvio Berlusconi. Nello stesso periodo il figlio del giudice Quaranta, Alessio, è stato nominato dal ministro dei Trasporti Altero Matteoli direttore generale dell’Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile. Niente magistrati in famiglia per Sabrina Agreste, che è “solo” consorte di un alto ufficiale del Ros. I meriti per l’ingresso in Agcom, stavolta, sono però assolutamente personali. La dottoressa Agreste, infatti, è viceprefetto aggiunto e proviene dal Commissariato per l’emergenza rifiuti di Napoli, dove ha lavorato duramente al fianco dell’allora commissario straordinario Corrado Catenacci, prima che quest’ultimo lasciasse il posto a Guido Bertolaso. Comandata all’Authority del Centro direzionale, la Agreste attualmente dirige l’Ufficio controversie fra operatori delle telecomunicazioni. Last but not least, sempre per l’area giuridica ecco un altro personaggio dagli ascendenti altisonanti. Si tratta di Francesco Tesauro: figlio del rettore “a vita” della Federico II Giuseppe Tesauro ed esponente d’una antica famiglia di avvocati napoletani, in Agcom si occupa del Servizio tutela consumatori. E poi c’è la telenovela dell’ufficio stampa. Retta ad interim per lunghi anni da Franco Angrisani, ex direttore del Mattino di Napoli, con un appannaggio pari a circa 150mila euro l’anno, quella strategica postazione nel 2006 sembrava finalmente arrivata ad una definitiva assegnazione, con tanto di concorso pubblico. Peccato che la scadenza dei termini fosse prevista per il 26 agosto, in piena calura, e che quindi, in seguito alle proteste sfociate perfino in una infuocata interrogazione parlamentare, Calabrò e i suoi siano stati costretti a riaprire i termini, prorogandoli fino a novembre. Scatta puntuale l’ennesimo pasticcio, con cambi repentini di commissione esaminatrice “in corsa” (vedi l’estromissione dell’allora direttore Ansa Pierluigi Magnaschi ed il successivo, “gran rifiuto” dell’ottuagenario Antonio Ghirelli) ed uno strascico che arriva fino a settembre 2009, quando finalmente risulta vincitore Mario Cesare Calderoni, ex Capitalia ed ex Unicredit. Un professionista. Ma soprattutto “un colpo insperato di fortuna – ghignano al Centro direzionale – se si pensa che erano dati fra i papabili Giovanni Lucianelli (coinvolto in un paio di inchieste della magistratura, ultima in ordine di tempo, secondo i pm, alcuni falsi praticantati presso l’emittente Italia Mia, ndr) e Brunella Cimadomo (fresca di laurea “breve” a Cassino, prima di area An, poi Pd, rifattasi con l’ingresso nel lottizzatissimo Corecom Campania, ndr)”. Ma l’ufficio stampa di Torre Francesco era stato un miraggio per tanti fin dalle sue origini. Nell’allucinante deserto dei corridoi riecheggiano ancora oggi le vibrate proteste, per esempio, di Patrizia Orpello, una vita a Via dei Fiorentini (sede dell’allora Pci): entrata per chiamata diretta nel 1999, due anni dopo viene esclusa dalla nomina interna a funzionario perché priva di laurea. Comincia così quel calvario da “mobizzata” che la condurrà sulla poltrona di vice capo ufficio stampa (stipendio: circa tremila euro mensili) ed una defatigante routine quotidiana. Se infatti non si segnala una particolare visibilità in Agcom di Orpello, più facile è invece trovare il suo nome associato ad opuscoli che illustrano le bellezze del Vesuvio, da lei curati personalmente in questi anni. Sempre all’ufficio stampa dell’Autorità lavora infine un’altra figlia d’arte: si tratta di Antonella Ambrosino, il cui padre Gianni, oggi pensionato, è stato a lungo redattore capo del Mattino. Ed eccoci arrivati al vertice assoluto: il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni Corrado Calabrò. Più volte tirato per la giacca dalle pressioni di Berlusconi per “spegnere” Annozero, Calabrò – stando a quel che emerge dall’inchiesta di Trani – avrebbe mantenuto un invidiabile aplomb. Calabrese, classe 1935, autore di raccolte poetiche, il ciuffo da eterno ragazzo sulla fronte, ha scalato tutti i ranghi della magistratura amministrativa, dalla Corte dei Conti al Consiglio di Stato, prima di diventare presidente del Tar Lazio e, da qui, spiccare il volo per la poltrona più alta in Agcom. A caldeggiare la sua nomina era stato, fra gli altri, Alessandro Botto. Attuale segretario generale della Autorità di vigilanza sui lavori pubblici (quella, per intenderci, che avrebbe dovuto controllare l’operato di Balducci e dei suoi), Botto, da tempo legato a Calabrò da rapporti di reciproca stima ed amicizia, era all’epoca segretario generale proprio in Agcom. Ex consigliere di Stato, oggi Botto siede anche nel comitato scientifico di Magna Charta, (…) “finalizzata alla modernizzazione del Paese sul modello degli esempi anglosassoni di think-tank”. Sono in particolare tre gli attuali dirigenti di Agcom molto vicini a Botto nel periodo in cui quest’ultimo era segretario generale. Si tratta di Carmine Spinelli (napoletano, arrivato in Agcom nel 2003 in comando dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri), che dirige il Servizio affari generali e contratti; del direttore del Servizio ispettivo Nicola Sansalone (avvocato, figlio di un dirigente del ministero delle Poste, era entrato in Agcom per chiamata diretta ai tempi del duopolio Enzo Cheli-Alfredo Meocci); e infine Fulvio Ananasso, ingegnere, a capo della Direzione Studi. Per completare il quadro delle Direzioni Agcom ecco infine quella per Reti e comunicazioni elettroniche. Preposta prevalentemente alla vigilanza su Telecom, non poteva dunque che essere affidata ad un ex uomo-Telecom: si tratta di Vincenzo Lo Bianco, ingegnere. Che proviene dall’ex colosso telefonico di Stato. Ma torniamo a Calabrò. Anzi, ai Calabrò. Nel 2005, mentre il padre Corrado lasciava il Tar per guidare l’Agcom, il figlio Giovanni, entrato con chiamata diretta negli anni ’90 prima in Consob e poi in Antitrust, veniva nominato da Antonio Catricalà al vertice della Direzione credito di quella Authority. La stessa direzione creata per esercitare controlli e vigilanza sulle banche… Dalla medesima Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato proviene poi Guido Stazi, capo di gabinetto all’Agcom sede romana, considerato tra i fedelissimi di Calabrò (padre), cui va uno stipendio pari a circa 200mila euro su base annua. Dall’Antitrust all’Agcom il passo è stato breve anche per Andrea Stazi, lontano parente di Guido, arrivato con un “comando”. Restiamo in zona con Giulietta Gamba, vertice della Direzione Organizzazione, Bilancio e Programmazione, consorte di un ex commissario dell’Antitrust oggi passato alla direzione generale del ministero delle Infrastrutture. Arrivata in comando dall’Istat, la Gamba è considerata fra i dirigenti più vicini a Calabrò. Il presidente-poeta, fra l’altro, non manca di intervenire alle inaugurazioni in pompa magna dei master organizzati dal Centro Elis, notoria costola formativo-economica dell’Opus dei. Stessa cosa dicasi per il commissario Agcom intercettato con Berlusconi, Giancarlo Innocenzi, militante della prima ora di Forza Italia, inserito addirittura nel comitato scientifico dei percorsi didattici per aspiranti super manager di casa Opus. E pensare che era proprio lui a parlare di veline e letterine da sistemare in Rai con Agostino Saccà… Nell’orbita delle compagini da milioni di euro sbocciate intorno alla prelatura di viale Bruno Buozzi si muove, del resto, anche un altro big dell’Agcom. Si tratta di Alberto Natoli, rotariano, ottime amicizie al di là del Tevere ed un feeling consolidato con Giancarlo Elia Valori, col quale condivide, fra l’altro, una pregressa esperienza nella Società Autostrade. Avvocato, romano doc, Natoli è stato per due anni direttore del Servizio amministrativo e personale dell’Agcom, affiancato dal suo fedelissimo Antonio Perrucci, oggi alla Direzione Analisi di mercato. Nel 2009, la stangata. I conti non tornano. Al punto tale che il segretario generale Roberto Viola decide di smembrare il Servizio diretto da Natoli per creare tre nuove direzioni. A dirigere la prima (Organizzazione, bilancio e programmazione) va Giulietta Gamba, alla seconda (Affari generali e contratti) è chiamato Carmine Spinelli, mentre l’ultima (Risorse umane e formazione) resta sotto la guida dello stesso Natoli. Il quale peraltro aveva impugnato dinanzi al Tar Lazio gli addebiti disciplinari rivoltigli da Viola sulla sua gestione amministrativa. E qui veniamo all’autentica croce dei professoroni ed alti magistrati, contabili e non, dispiegati a suon di congrui compensi dentro direzioni e commissioni varie targate Agcom: far quadrare i bilanci annuali da milioni di euro. Un compito che spetta in primo luogo al segretario generale Roberto Viola. E’ lui che firma, insieme a Natoli, il bilancio di previsione per l’esercizio 2008, che alla voce “uscite” presenta la bella cifra di 108 milioni di euro e rotti. Come se ne vanno? Vediamo alcune fra le voci più significative. A far la parte del leone sono le “spese per retribuzioni e altre indennità al personale” (all’epoca erano 277 persone, a fronte dei 297 di oggi): 23 milioni e 925.000 euro. Cui vanno aggiunti però 7 milioni di oneri previdenziali, 1 milione e ottocentomila di “fondo pensione”, quasi altrettanti di “fondo incentivi”, senza contare i 5 milioni e passa di “accantonamento tfr”. Fanno più o meno una quarantina di milioni l’anno, compresi i 500mila per “aggiornamento e corsi di formazione”. Non è finita, con il personale, perché alla voce “Contabilità speciali” troviamo 9 milioni e 700 mila euro da spendere per “Versamenti ritenute previdenziali ed erariali operate su compensi all’Autorità e gli emolumenti del personale, RDA etc”. Passiamo agli immobili. Per “canoni locazione e oneri condominiali”, fra Roma e Napoli, ecco arrivare 4 milioni e 678 mila (ora cresciuti dopo il fitto di via Isonzo, pari a 2,5 milioni annui, contro i 2 delle precedenti sedi), che con manutenzione, pulizia, vigilanza e portierato salgono d’un altro paio di milioncini. Assai meno “salate” le spese per l’attività cui è istituzionalmente delegata l’Agcom: se si eccettuano quelle “per il monitoraggio della comunicazione politica”, pari a poco più di un milione, eccoci subito agli appena 45mila euro destinati a “registrazione, archiviazione e classificazione delle immagini ai fini del monitoraggio delle trasmissioni televisive” e agli sparuti 20mila per “attività istruttoria su pareri, reclami, controversie, ricorsi”. Chi paga? Una quota viene versata annualmente dal Bilancio dello Stato, ma il grosso arriva da tasse specifiche imposte ai gestori di Tv e radio e ai giornali. Senza contare multe e sanzioni. Come quella, per esempio, da 51mila euro inflitta ad Annozero. Fortuna che in area Agcom esistono accorsati studi legali. La buona sorte però, nel caso in questione, non ha baciato Michele Santoro, bensì Nicola Cosentino. Il sottosegretario, infuriato per la puntata dedicata alla sua vicenda giudiziaria, si consulta al telefono con Giancarlo Innocenzi sulla strada migliore per ottenere un intervento censorio dell’Authority. La scelta alla fine cade sullo studio degli avvocati Fimmanò, originari di Frattamaggiore, che ha sede nel Centro Direzionale, a due passi da Torre Francesco. Professionisti, peraltro, che godono anche della fiducia di Luigi Cesaro, il santantimese presidente della Provincia di Napoli, che proprio all’avvocato Francesco Fimmanò ha affidato la vigilanza sulla trasparenza amministrativa dell’ente di piazza Matteotti. Chiudiamo in bellezza (si fa per dire), dando un’occhiata agli enti satellite dell’Agcom tanto evocati dalle cronache politiche di queste ultime settimane, a partire dal Comitato etico, chiamato a deliberare sul caso Innocenzi. Insieme al già ricordato Pasquale De Lise, ne fanno parte gli ex presidenti della Corte costituzionale Riccardo Chieppa e Franco Bile. Peccato, invece, che non sia mai stata finora riunita – a quanto è dato sapere in Agcom – un’altra Commissione, quella “di garanzia”, confermata nel 2005 contestualmente all’insediamento dell’esecutivo Calabrò. È composta dal presidente Francesco Sernia, da Marcello Taddeucci e da Germana Panzironi, consigliere del Tar Lazio. Sul verbale di nomina si legge che «la commissione si riunisce almeno una volta al trimestre presso l’Autorità». Compenso: 25mila euro l’anno al presidente e 20mila agli altri, escluse naturalmente spese di viaggio, vitto, alloggio etc. Per restare in tema, eccoci al cosiddetto “Comitato OTA”, istituito per vigilare su qualità dei servizi Telecom (compito già istituzionalmente affidato a specifiche Direzioni interne). Lo presiede Guido Vannucchi, ex vice direttore generale Rai, oggi docente al Politecnico di Torino. Stipendio: circa 100 mila euro l’anno. Se non bastasse, un annetto fa è stato istituito pure il “Comitato NGN Italia” quale ulteriore organismo di governance degli impegni di Telecom. Al suo vertice è stato nominato il professor Francesco Vatalaro, docente a Tor Vergata, con una parcella da 80mila euro l’anno più extra e rimborsi vari. Ad maiora»,

considerato che:

a quanto risulta all’interrogante:

non sono chiari i criteri di nomina da parte dell’AGCOM del CNU, che, oltre ad annoverare rappresentanti con un curriculum specchiato e dalle battaglie note a difesa dei diritti degli utenti, annovera anche rappresentanti di misconosciute organizzazioni i cui titoli difficilmente riusciranno ad uscire indenni dai sacrosanti ricorsi da parte degli esclusi,ai giudici amministrativi;

non è noto chi sia il funzionario responsabile che ha istruito le pratiche e per quale ragione, mentre alcuni componenti del vecchio consiglio sono stati giustamente sostituiti, Luca Borgomeo, i cui titoli per la tutela dei diritti sono tutti da dimostrare, è stato riconfermato assieme ad altri;

il “Comitato OTA”, istituito per vigilare su qualità dei servizi Telecom (compito già istituzionalmente affidato a specifiche Direzioni interne), è stato affidato a Guido Vannucchi, ex vice direttore generale Rai, oggi docente al Politecnico di Torino,con un appannaggio di circa 100.000 euro l’anno, mentre il “Comitato NGN Italia”, ulteriore organismo di governance degli impegni di Telecom, è stato nominato al vertice il professor Francesco Vatalaro, docente a Tor Vergata, con una parcella da 80.000 euro l’anno più extra e rimborsi vari;

Carmine Spinelli (napoletano, arrivato in Agcom nel 2003 in comando dalla Presidenza del Consiglio dei ministri), che dirige il Servizio affari generali e contratti; il direttore del Servizio ispettivo Nicola Sansalone (avvocato, figlio di un dirigente del ministero delle Poste, era entrato in Agcom per chiamata diretta ai tempi del duopolio Enzo Cheli-Alfredo Meocci); Fulvio Ananasso, ingegnere, a capo della Direzione Studi, Vincenzo Lo Bianco, ingegnere e quadro delle Direzioni Agcom per Reti e comunicazioni elettroniche, preposte alla vigilanza su Telecom, ex uomo-Telecom, paiono essere la rappresentazione più evidente di conflitti di interesse e di sistemi nepotistico- clientelari;

l’ingresso di tanti rampolli di giudici,magistrati amministrativi ed altri costituisce un clamoroso conflitto di interessi tra un’Autorità che non ha accumulato alcuna patente di terzietà, ed organi di controllo chiamati spesso a giudicare le delibere emanate,

si chiede di sapere quali misure urgenti di carattere normativo il Governo intenda attivare per evitare che i futuri membri dell’Agcom, data la prossima scadenza per la maggior parte di essi, possano assicurare all’Autorità efficienza, trasparenza, facendo venir meno quelle che ad avviso dell’interrogante appaiono pratiche clientelari nocive alla credibilità di una tra le più importanti istituzioni di garanzia dei diritti di consumatori ed utenti.

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Mozione concernente Interventi urgenti del Governo in materia di Azione Risarcitoria nei confronti delle Agenzie di Rating

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00461
Atto n. 1-00461

Pubblicato il 2 agosto 2011
Seduta n. 595

LANNUTTI , BELISARIO , LI GOTTI , GIAMBRONE , BUGNANO , CAFORIO , CARLINO , DE TONI , DI NARDO , MASCITELLI , PARDI , PEDICA

Il Senato,

premesso che:

le iniziative adottate da alcune tra le più autorevoli agenzie di rating hanno contribuito a determinare un impatto negativo assai rilevante sugli andamenti dei mercati dell’area euro e appaiono tali, specie per la tempistica, da suscitare forti e diffuse critiche;

tali valutazioni hanno influito pesantemente sull’andamento delle quotazioni dei mercati azionari, specie nel nostro Paese, incidendo significativamente sulla loro stabilità. I mercati azionari, già condizionati da pulsioni speculative e timori macroeconomici di carattere globale e nazionale cui il Governo non ha risposto con politiche di sviluppo adeguate, risultano fortemente condizionati anche da analisi, talvolta non supportate da carattere di oggettività, indipendenza e trasparenza, da parte delle agenzie di rating;

l’incertezza azionaria risulta pertanto aggravata da anticipazioni, talora azzardate, dei giudizi di rating: analisi che dovrebbero viceversa assumere il compito di contribuire alla stabilizzazione dei mercati, proprio attraverso operazioni di trasparenza, autonomia e consapevolezza nei confronti degli operatori economici e dei risparmiatori a vario titolo coinvolti;

rilevato che:

al fine di superare elementi critici sulla costituzione e sulla funzionalità delle agenzie di rating, anche in considerazione dei noti conflitti di interesse tra l’attività di valutazione svolta e la prestazione, da parte di queste ultime, di servizi di consulenza nei confronti dei soggetti che emettono gli strumenti finanziari oggetto della loro valutazione, l’Unione europea è intervenuta di recente con l’adozione del regolamento (UE) n. 513/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle agenzie di rating del credito, che ha modificato il previgente regolamento (CE) n. 1060/2009 con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il quadro normativo in materia;

in definitiva, l’effetto nefasto di tali valutazioni, diffuse nel descritto quadro di scarsa trasparenza ed autonomia, risulta direttamente proporzionale all’assetto debitorio di alcuni Paesi, segnatamente per quelli gravati da un più elevato stock di debito pubblico, esasperando le condizioni di recessione e di contrazione della domanda;

la VI Commissione permanente (Finanze) della Camera dei deputati ha approvato, in data 27 luglio 2011, una risoluzione in cui, tra l’altro, risulta fortemente stigmatizzata l’attività di predette agenzie;

come riportato da numerosi atti di sindacato ispettivo in Senato (si veda, per tutti, l’atto 4-05653) diverse Procure della Repubblica stanno attivando procedimenti di inchiesta alla luce delle vicende menzionate;

lo stesso Fondo monetario internazionale (Fmi) ha recentemente preso posizione sul ruolo delle agenzie di rating, rispetto all’attuale periodo di instabilità economica, dichiarando che le agenzie Fitch Ratings, Moody’s Investitors Service e Standard & Poor’s avrebbero involontariamente contribuito all’instabilità finanziaria. Sul ruolo delle agenzie di rating, soprattutto dopo le note vicende greche, si erano espressi anche molti Governi, compreso quello italiano, che avevano messo in evidenza il pericolo rappresentato da alcune loro valutazioni, senza tuttavia provvedere all’adozione di conseguenti provvedimenti,

impegna il Governo ad esercitare immediatamente in sede civile, anche attraverso l’Avvocatura dello Stato, azioni di carattere risarcitorio, nei confronti delle agenzie di rating, dato che con le loro condotte hanno cagionato danni indubitabili al sistema finanziario nazionale, a risparmiatori, investitori e famiglie, contribuendo a svilire i valori azionari delle società quotate in borsa, specie di alcune primarie banche, mediante valutazioni erronee o manipolatorie della percezione delle condizioni macroeconomiche e di mercato, tali da incidere gravemente sull’andamento economico della nazione.

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Correntista Banca Popolare di Milano

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05762
Atto n. 4-05762

Pubblicato il 2 agosto 2011
Seduta n. 594

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

è pervenuta all’interrogante la segnalazione di un risparmiatore che lamenta un profitto della Banca popolare di Milano, senza impiegare danaro o correre rischio, a proprio danno;

il risparmiatore riferisce di aver sottoscritto un prestito personale con la banca ad un tasso fisso pari al 5,267 per cento, garantito prima da fondi monetari per uguale importo. In seguito l’istituto di credito gli ha fatto sottoscrivere, in sostituzione del fondo, obbligazioni subordinate della stessa banca per lo stesso importo del prestito;

il risparmiatore fa notare che la banca non utilizza liquidità, perché egli stesso ha fornito la liquidità sottoscrivendo le obbligazioni, beneficiando della liquidità anche per una scadenza più lunga rispetto a quella del prestito. Inoltre, continua il risparmiatore, grazie alla suddetta garanzia, la banca non corre rischi, visto che gli ripresta i suoi stessi soldi. Pertanto la banca senza correre rischi o impiegare soldi propri lucra uno spread;

le obbligazioni che la banca gli ha fatto sottoscrivere, secondo il risparmiatore, non sono normali obbligazioni bancarie ma addirittura subordinate, particolarmente rischiose ed adatte a portafogli di altro profilo. La convenienza di un’operazione del genere è quindi unilaterale, quasi leonina, in quanto il risparmiatore non ottiene realmente risorse finanziarie e sostiene anche un costo. La banca, invece, addirittura ne ha un beneficio in termini di patrimonio di vigilanza;

in particolare la suddetta obbligazione è stata collocata al risparmiatore il 18 settembre 2008, tre giorni dopo il fallimento della Lehman Brothers, all’apice della crisi finanziaria, magari anche perché in quelle condizioni di mercato la banca non riusciva a collocarla a clientela sofisticata, in grado di comprendere la natura rischiosa dello strumento che è stato fatto sottoscrivere al cliente (e forse il prezzo non coerente con le condizioni di mercato al momento del collocamento). Il risparmiatore ha acquistato in quanto cliente da 30 anni della Banca popolare di Milano in cui riponeva una grande fiducia;

nel marzo 2011, quando le condizioni di mercato erano sostanzialmente migliorate, il risparmiatore chiedeva alla banca di liquidare l’obbligazione. In risposta la banca gli proponeva un prezzo di riacquisto pari al 80 per cento del valore nominale;

il cliente ribadiva alla banca che, non ottenendo risorse finanziarie e sostenendo un costo per l’operazione strutturata dall’istituto stesso, non capiva perché, a fronte di questo, doveva perdere il 20 per cento se voleva cedere l’obbligazione. Pertanto chiedeva alla banca il riacquisto dell’obbligazione a prezzi coerenti con quelli a cui aveva sottoscritto la stessa (al nominale, visto che le condizioni di mercato erano migliorate);

a quel punto la banca si rendeva disponibile a venirgli incontro vendendo a 80 i titoli e promettendo che i restanti 20 glieli avrebbe accreditati non si sa bene quando e come. A tutt’oggi i titoli sono stati venduti a 80 ma il risparmiatore non ha ancora avuto alcun accredito relativo ai 20,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che il modus operandi della Banca popolare di Milano rispecchi una prassi diffusa presso gli istituti di credito;

quali iniziative di competenza intenda assumere affinché i cittadini non siano vittima di pratiche vessatorie e mancanza di trasparenza da parte degli istituti bancari, a giudizio dell’interrogante spesso avallati in tutto ciò dalla Banca d’Italia, ABI e Consob;

se il Ministro in indirizzo non ritenga che sia arrivato il momento di porre un freno alla prepotenza delle banche, che sfocia spesso nell’illegalità, orientandosi alla tutela del sistema produttivo e dei consumatori, su cui e di cui le stesse banche vivono;

se il Governo sia a conoscenza dei motivi per cui la Banca d’Italia non provveda a sanzionare duramente fino alla revoca della licenza dell’attività bancaria quelle banche che continuano impunemente nelle loro operazioni spregiudicate a danno dei cittadini, delle imprese e degli interessi economici più generali.

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Aumenti polizze RC Auto

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05761
Atto n. 4-05761

Pubblicato il 2 agosto 2011
Seduta n. 594

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

dal 1994, data della liberalizzazione tariffaria ad oggi, secondo le analisi ed il monitoraggio di Federconsumatori e Adusbef, le polizze obbligatorie di responsabilità civile degli autoveicoli (Rc auto) hanno subito un aumento percentuale del 194 per cento, senza che si sia registrato alcun miglioramento della qualità dei servizi;

anche l’Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo), a giudizio dell’interrogante distratto, ha ammesso nell’ultima relazione annuale un incremento dei prezzi pari al 6 per cento nel 2011, aumento che a parere delle associazioni dei consumatori ammonterebbe al doppio, arrivando a toccare addirittura il 12 per cento con rincari superiori per le categorie dei cinquantenni e dei neopatentati (arriverebbero addirittura a toccare picchi del 25 per cento);

come spiegano le associazioni Adusbef e Federconsumatori, dopo i rincari registrati nel 2010, in media del 18 per cento, quest’anno le tariffe per assicurare la propria auto continuano a salire, anche per effetto del cosiddetto “federalismo fiscale”, che invece di alleviare le tasche dei cittadini li colpisce in maniera pesante ed indiscriminata;

alla luce dei nuovi aumenti registrati quest’anno, cresce ancora l’impressionante bilancio dei rincari registrati dal 1994 ad oggi, che si attesta ad oltre 194 per cento, un aumento intollerabile ed inspiegabile, a maggior ragione se confrontato con i dati relativi all’incidentalità, che dal 2001 ad oggi è diminuita del 22 per cento;

a fronte di questo stillicidio continuo di rincari e a fronte di un nuovo campanello di allarme dovuto allo strano fenomeno, in costante aumento, delle disdette di contratti assicurativi senza motivazione alcuna e l’abbandono di intere zone da parte delle compagnie, soprattutto al Sud, si registrano ulteriori fenomeni nel settore dei risarcimenti dei danni e della relativa liquidazione, con una decurtazione sensibile delle somme stabilite dalle perizie;

a quanto risulta all’interrogante da una lettera di un importante sindacato, indirizzata all’Isvap e trasmessa per conoscenza anche ad Adusbef e Codacons, parecchi assicurati di Zurich, di Ugf e di altre compagnie si sono rivolti ai sindacati per denunciare che ricevono degli importi di pagamento danni subiti, sia Rc auto che casa, inferiori a quanto abbiano effettivamente provato con le relative fatture;

i sindacati chiedono di costringere le compagnie a scrivere il dettaglio del rimborso e, se ci sono franchigie dettagliarne la percentuale applicata, compresa quella applicata per le abitazioni e per il degrado e la vetustà del veicolo assicurato;

nel caso vi siano due compagnie a dover pagare il danno in concorso di colpa, occorre dettagliare l’importo iniziale e le eventuali somme detratte in modo chiaro e trasparente,

considerato che secondo un comunicato dello Sna, sindacato degli agenti, in molte province italiane dal 1° agosto del 2011 le tariffe Rc auto sarà più cara per effetto del federalismo fiscale che ha permesso alle Amministrazioni provinciali di ritoccare verso l’alto l’aliquota. Di conseguenza, per gli automobilisti cui l’assicurazione Rc auto scade proprio nel prossimo mese di agosto, è consigliabile saldare la polizza, chiedendo l’emissione del contratto, entro e non oltre il 31 luglio 2011. A riportarlo è il sito Internet dello SNA, in accordo con quanto pubblicato sul blog Assicuri.com. In pratica, con questa sorta di stratagemma si evita almeno per un anno di entrare nel vortice dei rincari di Stato, anzi provinciali, dell’Rc auto. La lista delle Province che hanno alzato l’aliquota si sta sempre più ingrossando: si va dalla Provincia di Alessandria a quella di Rovigo, passando per Bologna, Milano, Perugia, Lecce, Verona, Venezia, Pesaro Urbino, L’Aquila, Cremona, Chieti e Catanzaro,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che il cosiddetto federalismo fiscale sta colpendo molti automobilisti con rincari già applicati da alcune Province, costrette ad aumentare l’aliquota dal 1° agosto 2011, quali Alessandria, Rovigo, Bologna, Milano, Perugia, Lecce, Verona, Venezia, Pesaro Urbino, L’Aquila, Cremona, Chieti e Catanzaro;

quali iniziative reali di competenza il Governo intenda attivare per bloccare un vortice inarrestabile di aumenti delle tariffe Rc auto, che, a prescindere dai comportamenti virtuosi degli automobilisti, continuano a colpire le famiglie costrette a versare alle “idrovore assicurative” anche il 5 per cento del reddito annuo;

quali misure intenda adottare per impedire che l’obbligo a contrarre la Rc auto non induca comportamenti opportunistici con aumenti abnormi, anche del 30 per cento, ad assicurati che non hanno mai denunciato incidenti, a quanto risulta all’interrogante nella più totale inerzia ed assenza di interventi dell’Isvap;

come il Governo intenda contrastare gli ulteriori fenomeni, presenti nel settore dei risarcimenti dei danni e della relativa liquidazione, della decurtazione sensibile delle somme stabilite dalle perizie e se tali tagli sostanziosi non possano integrare un fenomeno di elusione fiscale.

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