Correntista Banca Popolare di Milano

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05762
Atto n. 4-05762

Pubblicato il 2 agosto 2011
Seduta n. 594

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

è pervenuta all’interrogante la segnalazione di un risparmiatore che lamenta un profitto della Banca popolare di Milano, senza impiegare danaro o correre rischio, a proprio danno;

il risparmiatore riferisce di aver sottoscritto un prestito personale con la banca ad un tasso fisso pari al 5,267 per cento, garantito prima da fondi monetari per uguale importo. In seguito l’istituto di credito gli ha fatto sottoscrivere, in sostituzione del fondo, obbligazioni subordinate della stessa banca per lo stesso importo del prestito;

il risparmiatore fa notare che la banca non utilizza liquidità, perché egli stesso ha fornito la liquidità sottoscrivendo le obbligazioni, beneficiando della liquidità anche per una scadenza più lunga rispetto a quella del prestito. Inoltre, continua il risparmiatore, grazie alla suddetta garanzia, la banca non corre rischi, visto che gli ripresta i suoi stessi soldi. Pertanto la banca senza correre rischi o impiegare soldi propri lucra uno spread;

le obbligazioni che la banca gli ha fatto sottoscrivere, secondo il risparmiatore, non sono normali obbligazioni bancarie ma addirittura subordinate, particolarmente rischiose ed adatte a portafogli di altro profilo. La convenienza di un’operazione del genere è quindi unilaterale, quasi leonina, in quanto il risparmiatore non ottiene realmente risorse finanziarie e sostiene anche un costo. La banca, invece, addirittura ne ha un beneficio in termini di patrimonio di vigilanza;

in particolare la suddetta obbligazione è stata collocata al risparmiatore il 18 settembre 2008, tre giorni dopo il fallimento della Lehman Brothers, all’apice della crisi finanziaria, magari anche perché in quelle condizioni di mercato la banca non riusciva a collocarla a clientela sofisticata, in grado di comprendere la natura rischiosa dello strumento che è stato fatto sottoscrivere al cliente (e forse il prezzo non coerente con le condizioni di mercato al momento del collocamento). Il risparmiatore ha acquistato in quanto cliente da 30 anni della Banca popolare di Milano in cui riponeva una grande fiducia;

nel marzo 2011, quando le condizioni di mercato erano sostanzialmente migliorate, il risparmiatore chiedeva alla banca di liquidare l’obbligazione. In risposta la banca gli proponeva un prezzo di riacquisto pari al 80 per cento del valore nominale;

il cliente ribadiva alla banca che, non ottenendo risorse finanziarie e sostenendo un costo per l’operazione strutturata dall’istituto stesso, non capiva perché, a fronte di questo, doveva perdere il 20 per cento se voleva cedere l’obbligazione. Pertanto chiedeva alla banca il riacquisto dell’obbligazione a prezzi coerenti con quelli a cui aveva sottoscritto la stessa (al nominale, visto che le condizioni di mercato erano migliorate);

a quel punto la banca si rendeva disponibile a venirgli incontro vendendo a 80 i titoli e promettendo che i restanti 20 glieli avrebbe accreditati non si sa bene quando e come. A tutt’oggi i titoli sono stati venduti a 80 ma il risparmiatore non ha ancora avuto alcun accredito relativo ai 20,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che il modus operandi della Banca popolare di Milano rispecchi una prassi diffusa presso gli istituti di credito;

quali iniziative di competenza intenda assumere affinché i cittadini non siano vittima di pratiche vessatorie e mancanza di trasparenza da parte degli istituti bancari, a giudizio dell’interrogante spesso avallati in tutto ciò dalla Banca d’Italia, ABI e Consob;

se il Ministro in indirizzo non ritenga che sia arrivato il momento di porre un freno alla prepotenza delle banche, che sfocia spesso nell’illegalità, orientandosi alla tutela del sistema produttivo e dei consumatori, su cui e di cui le stesse banche vivono;

se il Governo sia a conoscenza dei motivi per cui la Banca d’Italia non provveda a sanzionare duramente fino alla revoca della licenza dell’attività bancaria quelle banche che continuano impunemente nelle loro operazioni spregiudicate a danno dei cittadini, delle imprese e degli interessi economici più generali.

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