Parentopoli AGCOM

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05784
Atto n. 4-05784

Pubblicato il 3 agosto 2011
Seduta n. 596

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico, della giustizia e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

la legge n. 249 del 1997 ha istituito l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), a parere dell’interrogante, una delle Autorità meno efficienti, non molto utile sotto il profilo della tutela degli utenti e dei consumatori, essendo adusa a deliberare a senso unico e nella quasi esclusiva salvaguardia degli interessi degli operatori della telefonia e delle grandi imprese; l’Agcom è tra le più costose con fior di uffici ubicati tra Napoli e Roma come risulta anche da rare inchieste giornalistiche della “Voce delle Voci”, nonché la più lottizzata per assecondare i desiderata della partitocrazia di riferimento che procede a nomine secondo logiche spartitorie proprie del manuale Cencelli ognuno degli 8 commissari;

il Presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò, è stato nominato con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, d’intesa con il Ministro delle comunicazioni, il 9 maggio 2005, mentre i commissari sono eletti da Senato e Camera dei deputati (ciascuna Camera elegge quattro Commissari), dando la possibilità a ciascun senatore e ciascun deputato di esprimere il voto indicando due nominativi (uno per la Commissione per le infrastrutture e le reti e uno per la Commissione per i servizi e i prodotti), e vengono nominati con decreto del Presidente della Repubblica;

il Consiglio dell’Agcom, presieduto da Corrado Calabrò, ha nominato il 7 luglio 2011 i componenti del nuovo Consiglio nazionale degli utenti (CNU), l’organismo istituito dalla legge 31 luglio 1997, n. 249, con il compito di promuovere la tutela dei diritti dei cittadini nel settore della comunicazione, con particolare riferimento ai diritti dei minori utenti dei servizi radiotelevisivi e di telecomunicazioni;

nel designare gli undici membri del CNU, il Consiglio dell’Agcom ha tenuto nella massima considerazione la necessità di valorizzare competenze, sensibilità e istanze della società civile meritevoli di essere rappresentate, rivolgendo particolare attenzione alle fasce sociali più deboli ed alle persone in età evolutiva e proponendosi l’obiettivo di assicurare una composizione equilibrata, pluralista e qualificata. Nella scelta si è voluto inoltre garantire, oltre ad un certo grado di rinnovamento, un’adeguata presenza femminile e un’armonica articolazione delle specifiche competenze dei candidati;

i componenti del CNU nominati sono: Luca Borgomeo, Maria Micaela Fagiolo, Elisabetta Gavasci, Elisa Manna, Angela Nava Mambretti, Paolo Piccari, Isabella Poli, Marco Ramadori, Stefania Schettini Perillo, Laura Sturlese, Rosario Trefiletti;

il CNU, istituito dall’art. 1, comma 28, della legge 31 luglio 1997, n. 249, è composto da esperti designati dalle associazioni rappresentative delle varie categorie degli utenti dei servizi di telecomunicazioni e radiotelevisivi fra persone particolarmente qualificate in campo giuridico, sociologico, psicologico, pedagogico, educativo e mass-mediale, che si sono distinte nella affermazione dei diritti e della dignità della persona o delle particolari esigenze di tutela dei minori;

il CNU esprime pareri e formula proposte all’Autorità, al Parlamento e al Governo e a tutti gli organismi pubblici e privati, che hanno competenza in materia audiovisiva o svolgono attività in questi settori su tutte le questioni concernenti la salvaguardia dei diritti e le legittime esigenze dei cittadini, quali soggetti attivi del processo comunicativo, promuovendo altresì iniziative di confronto e di dibattito su detti temi;

con proprio regolamento l’Autorità detta i criteri per la designazione, l’organizzazione e il funzionamento del CNU e fissa il numero dei suoi componenti, il quale non deve essere superiore a undici. I pareri e le proposte che attengono alla tutela dei diritti di cui all’articolo 1, comma 1, della legge 31 dicembre 1996, n. 675, sono trasmessi al Garante per la protezione dei dati personali;

il giorno 6 luglio 2011 si è concluso il procedimento per la nomina dei membri del CNU;

nell’avvio della procedura per la nomina dei componenti del CNU (comunicazione del 2 settembre 2010) avevano partecipato, ai sensi dell’art. 3, comma 4, del regolamento sui criteri per la designazione, numerose associazioni, ben 39, tra le quali alcune molto note come Adusbef, Adiconsum, Aiart, Adoc, Agesci, Telefono Azzurro, il Moige, Codici, Cittadinanzattiva, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino – e tra le più competenti nel settore delle telecomunicazioni e della radiotelevisione, con persone particolarmente qualificate in campo giuridico, sociologico, psicologico, pedagogico, educativo e mass-mediale, che si sono distinte nella affermazione dei diritti e della dignità della persona o delle particolari esigenze di tutela dei minori;

considerato che:

in un articolo pubblicato dalla “Voce delle Voci” il 6 aprile 2010, viene messa in luce una scandalosa parentopoli all’interno dell’Agcom: scrive Rita Pennarola: «Mentre ai lavoratori delle Tlc si chiedono lacrime e sangue, con migliaia e migliaia di famiglie rimaste senza reddito, le intercettazioni della Procura di Trani riportano in primo piano sperperi e clientele dentro l’Autorità per la vigilanza sulle comunicazioni, un moloch che si estende su quasi 30 mila metri quadri nelle due faraoniche sedi di Roma e Napoli. Per la prima volta la Voce spulcia fra bilanci, storie e delibere, raccontando una “parentopoli” tanto lottizzatoria quanto famelica. Compreso l’elenco di tutti i nomi in busta paga. Un carrozzone, forse il più colossale dell’intera storia repubblicana, in cui si aggirano 297 persone fra 12mila metri quadri a Roma e 15mila e passa a Napoli: 9 piani a via Isonzo, nella capitale, e ben 25, da 600 metri quadri ciascuno (esclusi parcheggi e seminterrati), al Centro direzionale partenopeo, nella Torre Francesco di proprietà dei Caltagirone. Lo scandalo delle conversazioni fra Giancarlo Innocenzi, uno dei Commissari Agcom, e il premier Silvio Berlusconi, porta oggi alla luce in maniera dirompente quelle verita’ da tempo sottaciute sul fiume di denaro pubblico versato ogni anno dagli italiani per mantenere un’Autorita’ che non riesce, di fatto, nemmeno a controllare fino in fondo se stessa. E così una serie di carte, documenti tenuti segreti nei cassetti, ma anche alcune persone disposte per la prima volta a parlare, mettono insieme, tessera dopo tessera, un mosaico dai contorni impressionanti. L’ultimo a tuonare, in ordine di tempo, è stato il senatore di Italia dei Valori e presidente Adusbef Elio Lannutti. Il quale lo fa, come sempre, senza peli sulla lingua: “l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è un carrozzone costoso e pletorico, ideato per assecondare, già nella fase delle designazioni spartitorie con il “manuale Cencelli”, gli appetiti dei partiti e degli apparati”. “L’Agcom – incalza il parlamentare – non ha mai tutelato diritti ed interessi dei cittadini nella delicata funzione della difesa del pluralismo dell’informazione, né gli interessi dei consumatori contro truffe, abusi e frodi del settore telefonico, come dimostra l’indagine Fastweb, con milioni di famiglie truffate da telefonate satellitari mai effettuate”. Ma l’autentica goccia che ha fatto traboccare il vaso è oggi “l’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Trani sulle carte di credito revolving a tassi usurai”. Ed è stato proprio a partire da quelle indagini che la Procura pugliese si è casualmente imbattuta nelle conversazioni telefoniche fra Innocenzi e il premier finalizzate alla chiusura di Annozero. Il presidente Adusbef, che già in passato aveva chiesto a gran voce “il riordino di un carrozzone come l’Agcom, le cui delibere vengono raramente emanate per tutelare gli interessi generali e quelli dei consumatori”, parla oggi di uno “scandalo inaccettabile” che deve essere fermato. E allora vediamole, una per una, le voragini di clientele, sprechi e inefficienze che vanno avanti da oltre dodici anni nei palazzoni dell’Autorità ed oltre. La “chiamata diretta”. Questo il metodo allegramente utilizzato per reclutare il personale Agcom fin dalla sua nascita, avvenuta a luglio 1997, con insediamento ufficiale nel grattacielo partenopeo il 10 marzo del ’98. «Tanto che in quel periodo – ricordano a Napoli – le sedi locali dei partiti si erano trasformate in altrettanti uffici di collocamento per spedire in Agcom i lottizzati e la stessa cosa stava avvenendo anche a Roma», dove contestualmente venivano aperte le due “sedi di rappresentanza”. E così, fra chiamate dirette e “comandati”, vale a dire personale distaccato da altri Enti dello Stato (sempre, quindi, con provvedimenti ad personam), oggi il numero dei “prediletti” raggiunge la bella cifra di quasi 250 persone, cui si affianca la sparuta pattuglia dei vincitori di concorso: non più d’una cinquantina di lavoratori ma non tutti – come vedremo – esenti da favoritismi. Quello degli assunti per “chiamata diretta” è insomma un autentico plotone. Che ci propone qualche caso davvero interessante. Per esempio, il cosiddetto “reparto Holiday Inn”, termine col quale scherzosamente – ma non troppo – in Agcom vengono segnalate le tante, graziose fanciulle reclutate all’Autorithy per “meriti conquistati sul campo” come ragazze immagine, appunto, del famoso hotel. Che a Napoli sorge, manco a dirlo, sempre al Centro direzionale e proprio a un tiro di schioppo dalla Torre Francesco. “Del resto proprio in quell’albergo – ricorda un sindacalista – si svolgevano i primi anni le riunioni di vertice dell’Autorità e venivano presentati favolosi conti per rimborso spese di personale in trasferta. Era la regola». Dall’Holiday Inn arriva una donna decisamente in carriera. Si tratta di Maddalena Zambuco, oggi funzionaria al segretariato generale di Roma con uno stipendio da circa 4mila euro al mese. Rocambolesco il suo ingresso in Agcom, quando non si riusciva ad esibire uno straccio di curiculum. Fino alla provvidenziale delibera numero 4 del 2000: un mito, grazie al quale diverse lavoratrici provenienti dai saloni dell’Holiday Inn furono stabilizzate in Agcom. Compresa la Zambuco, fino a qualche tempo fa braccio destro dell’ex direttore del Servizio risorse umane e finanziarie Giovanni Benussi. Non meno avvenente della Zambuco è poi Cypraea Villoresi, altra stabilizzata in Agcom dopo essere entrata per chiamata diretta nel 2003. A volerla nel suo staff era stato il commissario Agcom di area PD Michele Lauria, che si vale ancora oggi della Villoresi, addetta anche ai “rapporti con enti esterni”. E pensare che fino a qualche giorno prima della “chiamata” la Villoresi, un autentico cult per gli amanti dei calendari, era un’aspirante ma già apprezzata showgirl. Al punto che qualcuno in via Isonzo favoleggia ancora su quella kermesse svoltasi al Foro Italico, “Umbriaroma 2003″ che ne mise in luce le doti di velina al fianco del comico Pino Insegno. La geografia “politica” dell’Autorità, ad oggi, rispetto ai primi anni in cui i patronage di centrodestra e centrosinistra si equivalevano o quasi, vede una netta prevalenza di personale benedetto dal Pdl, ivi compresa la pattuglia targata Udeur: oggi all’apparato ceppalonese rispondono essenzialmente due persone, ma di non poco conto. Il primo, Roberto Napoli, medico personale di Clemente Mastella, si era trovato catapultato per volontà del suo leader politico (e paziente) al vertice Agcom, nel quale siede come commissario. Se non ha mai potuto vantare competenze pregresse nel campo delle Tlc, il dottor Napoli può almeno vantare una figlia diventata, nel frattempo, giornalista professionista. Si tratta di Monica Napoli, redattore in organico a Sky Tg 24.Al fianco di Roberto Napoli c’è poi da sempre Alessia Camilleri, che di Mastella ha sposato il figlio Pellegrino. E nel 2009 ha beneficiato, come altri 11 dipendenti, della stabilizzazione del personale di staff balzando nell’organico di ruolo “benché – spiega un avvocato amministrativista – tale procedura risulti anomala, dal momento che ben due Finanziarie consecutive vietavano espressamente la stabilizzazione del personale di staff (ad esempio il segretario particolare di un sindaco) nelle pubbliche amministrazioni”. E invece un caso assai simile a quello della Camilleri lo troviamo fra quei lavoratori Agcom baciati dagli auspici del Pdl. Parliamo di Roberto Taddei, ex consigliere provinciale di AN a Roma: “avvocato” nello staff del commissario Enzo Savarese, altro storico aennino, Taddei è anche lui tra gli staffisti miracolati del 2009. Stavolta, per giunta, con un doppio salto mortale, dal momento che Taddei conquista direttamente la poltrona di funzionario, con inquadramento nell’ambito livello C7. Prosit. Arrivava invece direttamente dall’ufficio stampa del (…) sottosegretario allo Sviluppo economico, Bruno Tagliaferri. “Un ‘comando a vita’, il suo – mugugnano a via Isonzo – dal momento che risulta in regime di prorogatio da ben sette anni e il suo incarico non scadrà prima del 2012, fatte salve naturalmente ulteriori proroghe”. Per intanto Tagliaferri, cui spetta uno stipendio pari a circa 8mila euro al mese, dopo aver diretto per alcuni anni l’Ufficio del personale, dal 2009 si occupa di liberare il Paese dal conflitto d’interessi (con i risultati che abbiamo tutti sotto gli occhi), dirigendo l’omonimo ufficio. Analoga la matrice politica per Luca Sbardella, ma questa volta con un percorso al contrario. Nipote del defunto ex missino Vittorio Sbardella (soprannominato “lo squalo”), Luca entra in Agcom due anni fa ma viene subito distaccato nella segreteria politica» di un noto parlamentare del Popolo della libertà. «Qualcosa di simile al percorso di Romina Borriello: figlia d’una famiglia di commercialisti napoletani storicamente in area Forza Italia, Romina entra in Agcom per concorso ma, ben prima che scadano i termini del periodo di prova, va in comando» presso la segreteria di un altro importante politico nazionale. «Nessuno è stato chiamato a ricoprire i ruoli che erano assegnati in Agcom a Sbardella e a Borriello – ringhia un dipendente dell’Autorità – il che sottolinea ancora una volta l’inutilità di certe funzioni e relativi reclutamenti”. Proviene invece dall’ufficio legislativo di Giorgia Meloni, ministro della Gioventù – dopo aver svolto analoghe mansioni alle Pari opportunità con Mara Carfagna – Maria Antonia Garzia, da circa un anno in comando all’Agcom come dirigente del servizio giuridico, stipendio circa 6mila euro mensili. Con la dottoressa Garzia ci avviciniamo ad un’altra area particolarmente “sensibile” dell’Authority: quella del personale riconducibile ai ranghi della magistratura e delle forze dell’ordine. Se infatti la Garzia, che con la direzione del Servizio giuridico rappresenta in Agcom la “Cassazione”, è giudice di corte d’appello in aspettativa, non meno rilevante e’ il ruolo di Nicola Gaviano, membro del Consiglio di Stato ed attuale vicesegretario generale di Agcom. “L’Authorithy, del resto – commentano alcuni osservatori – ha provveduto a blindarsi chiamando a sé alte cariche della magistratura ed in particolare di quella contabile, tanto per evitare attacchi dall’esterno. Qui, insomma, i giudici sono già in casa loro, altro che controlli…”. Fra le toghe partenopee un nome di primissimo piano e’ senza dubbio quello dell’ex capo dei gip Renato Vuosi. Dov’è suo figlio Alberto? In Agcom, con la qualifica di funzionario del Servizio Ispettorato. E qui potrebbe scattare anche una vicinanza polirica, dal momento che Alberto Vuosi è imparentato, per ramo materno, con Luigi Cesaro. Ex democristiano, poi berlusconiano di lungo corso, uscito indenne dallo scioglimento per mafia del suo comune, Sant’Antimo, ed assolto per insufficienza di prove in appello nell’ambito di un processo sulla camorra cutoliana, Cesaro è l’attuale presidente della Provincia di Napoli. Qualche rumor giudiziario c’è stato, ma per altre ragioni, anche intorno al nome di Pasquale De Lise, componente di quel Comitato etico dell’Agcom che, dopo anni di inerzia, balza oggi in primo piano come deus ex machina per sbrogliare la dannata matassa delle intercettazioni fra Innocenzi e Berlusconi. Presidente del Tar Lazio dal 2005, dove arriva come successore diretto dell’attuale numero uno Agcom, Corrado Calabrò, De Lise farebbe parte – secondo i pm di Firenze che indagano sullo scandalo G8-Balducci – di quel “sistema gelatinoso” dal quale e’ rimasto travolto lo stesso grand commis dei lavori pubblici, che mentre scriviamo è ancora in carcere. La sera del 18 ottobre 2009 Balducci e De Lise parlano al telefono. Il magistrato dice di avergli mandato un «segnale» tramite il genero, l’avvocato Patrizio Leozappa. De Lise: “Ti avevo mandato un segnale tramite lui…. però poi lui non mi ha fatto sapere niente, forse non vi siete sentiti… “. Tre giorni dopo il Tar Lazio respingerà il ricorso con il quale Italia Nostra aveva chiesto di bloccare il via libera del Comune di Roma alle costruzioni per i mondiali di nuoto (che stavano a cuore a Balducci). Ma su De Lise faceva affidamento, a quanto pare, anche l’altro protagonista dell’inchiesta fiorentina, Fabio De Santis. Lui, De Lise, l’anziano magistrato originario di Boscotrecase, in provincia di Napoli, Cavaliere dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, lo si può incontrare generalmente ad esclusivi vernissage e nei salotti della Roma bene dell’Aniene. Ma sicuramente, nel corso di queste settimane, si farà vedere più spesso all’Authorithy delle Tlc. Di quel comitato etico De Lise fa parte fin dal 2000, con un appannaggio iniziale pari a 35 milioni annui delle vecchie lire. Spiccioli per una personalità che nel 2005 – come riportava Diego Martirano sul Corriere della Sera – dichiarava al fisco oltre 890 milioni di lire per compensi extra (leggi: arbitrati). “Ma il vero problema – sibila un dipendente – resta il solito conflitto di interessi: come può essere retribuito dall’Agcom un magistrato del Tar, organismo istituzionalmente chiamato a dirimere controversie riguardanti quella stessa Autorità?”. Restiamo perciò – mentre continuiamo ad aggirarci negli interminabili palazzoni di via Isonzo e del Centro direzionale – in area magistratura. Ed eccoci ad altri ascendenti illustri: parliamo di Claudia Carbone, funzionaria del Servizio ispettivo e nipote dell’ex procuratore generale della Corte dei Conti Ferdinando Carbone. Parentela più che influente anche per un’altra funzionaria Agcom, Alessandra De Nicolais del Servizio tutela consumatori. Suo padre, Mario De Nicolais, nel 2001 è stato nominato presidente della Commissione tributaria provinciale di Napoli. Andiamo avanti ed incontriamo Ferdinando La Medica, figlio di Domenico La Medica che è membro del Consiglio di Stato. Di particolare lustro anche la famiglia di Elvira Giammarco, entrata pure lei in Agcom – ça va sans dire – per chiamata diretta. Elvira è nipote del giudice di Corte Costituzionale Alfonso Quaranta, napoletano, il cui nome è rimbalzato alle cronache qualche mese fa ai tempi del “famigerato” Lodo Alfano, che fu bocciato proprio dalla Consulta. Ma – ci ricordano le cronache di quei giorni – Quaranta era proprio uno degli alti togati presenti alla famosa cena con Silvio Berlusconi. Nello stesso periodo il figlio del giudice Quaranta, Alessio, è stato nominato dal ministro dei Trasporti Altero Matteoli direttore generale dell’Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile. Niente magistrati in famiglia per Sabrina Agreste, che è “solo” consorte di un alto ufficiale del Ros. I meriti per l’ingresso in Agcom, stavolta, sono però assolutamente personali. La dottoressa Agreste, infatti, è viceprefetto aggiunto e proviene dal Commissariato per l’emergenza rifiuti di Napoli, dove ha lavorato duramente al fianco dell’allora commissario straordinario Corrado Catenacci, prima che quest’ultimo lasciasse il posto a Guido Bertolaso. Comandata all’Authority del Centro direzionale, la Agreste attualmente dirige l’Ufficio controversie fra operatori delle telecomunicazioni. Last but not least, sempre per l’area giuridica ecco un altro personaggio dagli ascendenti altisonanti. Si tratta di Francesco Tesauro: figlio del rettore “a vita” della Federico II Giuseppe Tesauro ed esponente d’una antica famiglia di avvocati napoletani, in Agcom si occupa del Servizio tutela consumatori. E poi c’è la telenovela dell’ufficio stampa. Retta ad interim per lunghi anni da Franco Angrisani, ex direttore del Mattino di Napoli, con un appannaggio pari a circa 150mila euro l’anno, quella strategica postazione nel 2006 sembrava finalmente arrivata ad una definitiva assegnazione, con tanto di concorso pubblico. Peccato che la scadenza dei termini fosse prevista per il 26 agosto, in piena calura, e che quindi, in seguito alle proteste sfociate perfino in una infuocata interrogazione parlamentare, Calabrò e i suoi siano stati costretti a riaprire i termini, prorogandoli fino a novembre. Scatta puntuale l’ennesimo pasticcio, con cambi repentini di commissione esaminatrice “in corsa” (vedi l’estromissione dell’allora direttore Ansa Pierluigi Magnaschi ed il successivo, “gran rifiuto” dell’ottuagenario Antonio Ghirelli) ed uno strascico che arriva fino a settembre 2009, quando finalmente risulta vincitore Mario Cesare Calderoni, ex Capitalia ed ex Unicredit. Un professionista. Ma soprattutto “un colpo insperato di fortuna – ghignano al Centro direzionale – se si pensa che erano dati fra i papabili Giovanni Lucianelli (coinvolto in un paio di inchieste della magistratura, ultima in ordine di tempo, secondo i pm, alcuni falsi praticantati presso l’emittente Italia Mia, ndr) e Brunella Cimadomo (fresca di laurea “breve” a Cassino, prima di area An, poi Pd, rifattasi con l’ingresso nel lottizzatissimo Corecom Campania, ndr)”. Ma l’ufficio stampa di Torre Francesco era stato un miraggio per tanti fin dalle sue origini. Nell’allucinante deserto dei corridoi riecheggiano ancora oggi le vibrate proteste, per esempio, di Patrizia Orpello, una vita a Via dei Fiorentini (sede dell’allora Pci): entrata per chiamata diretta nel 1999, due anni dopo viene esclusa dalla nomina interna a funzionario perché priva di laurea. Comincia così quel calvario da “mobizzata” che la condurrà sulla poltrona di vice capo ufficio stampa (stipendio: circa tremila euro mensili) ed una defatigante routine quotidiana. Se infatti non si segnala una particolare visibilità in Agcom di Orpello, più facile è invece trovare il suo nome associato ad opuscoli che illustrano le bellezze del Vesuvio, da lei curati personalmente in questi anni. Sempre all’ufficio stampa dell’Autorità lavora infine un’altra figlia d’arte: si tratta di Antonella Ambrosino, il cui padre Gianni, oggi pensionato, è stato a lungo redattore capo del Mattino. Ed eccoci arrivati al vertice assoluto: il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni Corrado Calabrò. Più volte tirato per la giacca dalle pressioni di Berlusconi per “spegnere” Annozero, Calabrò – stando a quel che emerge dall’inchiesta di Trani – avrebbe mantenuto un invidiabile aplomb. Calabrese, classe 1935, autore di raccolte poetiche, il ciuffo da eterno ragazzo sulla fronte, ha scalato tutti i ranghi della magistratura amministrativa, dalla Corte dei Conti al Consiglio di Stato, prima di diventare presidente del Tar Lazio e, da qui, spiccare il volo per la poltrona più alta in Agcom. A caldeggiare la sua nomina era stato, fra gli altri, Alessandro Botto. Attuale segretario generale della Autorità di vigilanza sui lavori pubblici (quella, per intenderci, che avrebbe dovuto controllare l’operato di Balducci e dei suoi), Botto, da tempo legato a Calabrò da rapporti di reciproca stima ed amicizia, era all’epoca segretario generale proprio in Agcom. Ex consigliere di Stato, oggi Botto siede anche nel comitato scientifico di Magna Charta, (…) “finalizzata alla modernizzazione del Paese sul modello degli esempi anglosassoni di think-tank”. Sono in particolare tre gli attuali dirigenti di Agcom molto vicini a Botto nel periodo in cui quest’ultimo era segretario generale. Si tratta di Carmine Spinelli (napoletano, arrivato in Agcom nel 2003 in comando dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri), che dirige il Servizio affari generali e contratti; del direttore del Servizio ispettivo Nicola Sansalone (avvocato, figlio di un dirigente del ministero delle Poste, era entrato in Agcom per chiamata diretta ai tempi del duopolio Enzo Cheli-Alfredo Meocci); e infine Fulvio Ananasso, ingegnere, a capo della Direzione Studi. Per completare il quadro delle Direzioni Agcom ecco infine quella per Reti e comunicazioni elettroniche. Preposta prevalentemente alla vigilanza su Telecom, non poteva dunque che essere affidata ad un ex uomo-Telecom: si tratta di Vincenzo Lo Bianco, ingegnere. Che proviene dall’ex colosso telefonico di Stato. Ma torniamo a Calabrò. Anzi, ai Calabrò. Nel 2005, mentre il padre Corrado lasciava il Tar per guidare l’Agcom, il figlio Giovanni, entrato con chiamata diretta negli anni ’90 prima in Consob e poi in Antitrust, veniva nominato da Antonio Catricalà al vertice della Direzione credito di quella Authority. La stessa direzione creata per esercitare controlli e vigilanza sulle banche… Dalla medesima Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato proviene poi Guido Stazi, capo di gabinetto all’Agcom sede romana, considerato tra i fedelissimi di Calabrò (padre), cui va uno stipendio pari a circa 200mila euro su base annua. Dall’Antitrust all’Agcom il passo è stato breve anche per Andrea Stazi, lontano parente di Guido, arrivato con un “comando”. Restiamo in zona con Giulietta Gamba, vertice della Direzione Organizzazione, Bilancio e Programmazione, consorte di un ex commissario dell’Antitrust oggi passato alla direzione generale del ministero delle Infrastrutture. Arrivata in comando dall’Istat, la Gamba è considerata fra i dirigenti più vicini a Calabrò. Il presidente-poeta, fra l’altro, non manca di intervenire alle inaugurazioni in pompa magna dei master organizzati dal Centro Elis, notoria costola formativo-economica dell’Opus dei. Stessa cosa dicasi per il commissario Agcom intercettato con Berlusconi, Giancarlo Innocenzi, militante della prima ora di Forza Italia, inserito addirittura nel comitato scientifico dei percorsi didattici per aspiranti super manager di casa Opus. E pensare che era proprio lui a parlare di veline e letterine da sistemare in Rai con Agostino Saccà… Nell’orbita delle compagini da milioni di euro sbocciate intorno alla prelatura di viale Bruno Buozzi si muove, del resto, anche un altro big dell’Agcom. Si tratta di Alberto Natoli, rotariano, ottime amicizie al di là del Tevere ed un feeling consolidato con Giancarlo Elia Valori, col quale condivide, fra l’altro, una pregressa esperienza nella Società Autostrade. Avvocato, romano doc, Natoli è stato per due anni direttore del Servizio amministrativo e personale dell’Agcom, affiancato dal suo fedelissimo Antonio Perrucci, oggi alla Direzione Analisi di mercato. Nel 2009, la stangata. I conti non tornano. Al punto tale che il segretario generale Roberto Viola decide di smembrare il Servizio diretto da Natoli per creare tre nuove direzioni. A dirigere la prima (Organizzazione, bilancio e programmazione) va Giulietta Gamba, alla seconda (Affari generali e contratti) è chiamato Carmine Spinelli, mentre l’ultima (Risorse umane e formazione) resta sotto la guida dello stesso Natoli. Il quale peraltro aveva impugnato dinanzi al Tar Lazio gli addebiti disciplinari rivoltigli da Viola sulla sua gestione amministrativa. E qui veniamo all’autentica croce dei professoroni ed alti magistrati, contabili e non, dispiegati a suon di congrui compensi dentro direzioni e commissioni varie targate Agcom: far quadrare i bilanci annuali da milioni di euro. Un compito che spetta in primo luogo al segretario generale Roberto Viola. E’ lui che firma, insieme a Natoli, il bilancio di previsione per l’esercizio 2008, che alla voce “uscite” presenta la bella cifra di 108 milioni di euro e rotti. Come se ne vanno? Vediamo alcune fra le voci più significative. A far la parte del leone sono le “spese per retribuzioni e altre indennità al personale” (all’epoca erano 277 persone, a fronte dei 297 di oggi): 23 milioni e 925.000 euro. Cui vanno aggiunti però 7 milioni di oneri previdenziali, 1 milione e ottocentomila di “fondo pensione”, quasi altrettanti di “fondo incentivi”, senza contare i 5 milioni e passa di “accantonamento tfr”. Fanno più o meno una quarantina di milioni l’anno, compresi i 500mila per “aggiornamento e corsi di formazione”. Non è finita, con il personale, perché alla voce “Contabilità speciali” troviamo 9 milioni e 700 mila euro da spendere per “Versamenti ritenute previdenziali ed erariali operate su compensi all’Autorità e gli emolumenti del personale, RDA etc”. Passiamo agli immobili. Per “canoni locazione e oneri condominiali”, fra Roma e Napoli, ecco arrivare 4 milioni e 678 mila (ora cresciuti dopo il fitto di via Isonzo, pari a 2,5 milioni annui, contro i 2 delle precedenti sedi), che con manutenzione, pulizia, vigilanza e portierato salgono d’un altro paio di milioncini. Assai meno “salate” le spese per l’attività cui è istituzionalmente delegata l’Agcom: se si eccettuano quelle “per il monitoraggio della comunicazione politica”, pari a poco più di un milione, eccoci subito agli appena 45mila euro destinati a “registrazione, archiviazione e classificazione delle immagini ai fini del monitoraggio delle trasmissioni televisive” e agli sparuti 20mila per “attività istruttoria su pareri, reclami, controversie, ricorsi”. Chi paga? Una quota viene versata annualmente dal Bilancio dello Stato, ma il grosso arriva da tasse specifiche imposte ai gestori di Tv e radio e ai giornali. Senza contare multe e sanzioni. Come quella, per esempio, da 51mila euro inflitta ad Annozero. Fortuna che in area Agcom esistono accorsati studi legali. La buona sorte però, nel caso in questione, non ha baciato Michele Santoro, bensì Nicola Cosentino. Il sottosegretario, infuriato per la puntata dedicata alla sua vicenda giudiziaria, si consulta al telefono con Giancarlo Innocenzi sulla strada migliore per ottenere un intervento censorio dell’Authority. La scelta alla fine cade sullo studio degli avvocati Fimmanò, originari di Frattamaggiore, che ha sede nel Centro Direzionale, a due passi da Torre Francesco. Professionisti, peraltro, che godono anche della fiducia di Luigi Cesaro, il santantimese presidente della Provincia di Napoli, che proprio all’avvocato Francesco Fimmanò ha affidato la vigilanza sulla trasparenza amministrativa dell’ente di piazza Matteotti. Chiudiamo in bellezza (si fa per dire), dando un’occhiata agli enti satellite dell’Agcom tanto evocati dalle cronache politiche di queste ultime settimane, a partire dal Comitato etico, chiamato a deliberare sul caso Innocenzi. Insieme al già ricordato Pasquale De Lise, ne fanno parte gli ex presidenti della Corte costituzionale Riccardo Chieppa e Franco Bile. Peccato, invece, che non sia mai stata finora riunita – a quanto è dato sapere in Agcom – un’altra Commissione, quella “di garanzia”, confermata nel 2005 contestualmente all’insediamento dell’esecutivo Calabrò. È composta dal presidente Francesco Sernia, da Marcello Taddeucci e da Germana Panzironi, consigliere del Tar Lazio. Sul verbale di nomina si legge che «la commissione si riunisce almeno una volta al trimestre presso l’Autorità». Compenso: 25mila euro l’anno al presidente e 20mila agli altri, escluse naturalmente spese di viaggio, vitto, alloggio etc. Per restare in tema, eccoci al cosiddetto “Comitato OTA”, istituito per vigilare su qualità dei servizi Telecom (compito già istituzionalmente affidato a specifiche Direzioni interne). Lo presiede Guido Vannucchi, ex vice direttore generale Rai, oggi docente al Politecnico di Torino. Stipendio: circa 100 mila euro l’anno. Se non bastasse, un annetto fa è stato istituito pure il “Comitato NGN Italia” quale ulteriore organismo di governance degli impegni di Telecom. Al suo vertice è stato nominato il professor Francesco Vatalaro, docente a Tor Vergata, con una parcella da 80mila euro l’anno più extra e rimborsi vari. Ad maiora»,

considerato che:

a quanto risulta all’interrogante:

non sono chiari i criteri di nomina da parte dell’AGCOM del CNU, che, oltre ad annoverare rappresentanti con un curriculum specchiato e dalle battaglie note a difesa dei diritti degli utenti, annovera anche rappresentanti di misconosciute organizzazioni i cui titoli difficilmente riusciranno ad uscire indenni dai sacrosanti ricorsi da parte degli esclusi,ai giudici amministrativi;

non è noto chi sia il funzionario responsabile che ha istruito le pratiche e per quale ragione, mentre alcuni componenti del vecchio consiglio sono stati giustamente sostituiti, Luca Borgomeo, i cui titoli per la tutela dei diritti sono tutti da dimostrare, è stato riconfermato assieme ad altri;

il “Comitato OTA”, istituito per vigilare su qualità dei servizi Telecom (compito già istituzionalmente affidato a specifiche Direzioni interne), è stato affidato a Guido Vannucchi, ex vice direttore generale Rai, oggi docente al Politecnico di Torino,con un appannaggio di circa 100.000 euro l’anno, mentre il “Comitato NGN Italia”, ulteriore organismo di governance degli impegni di Telecom, è stato nominato al vertice il professor Francesco Vatalaro, docente a Tor Vergata, con una parcella da 80.000 euro l’anno più extra e rimborsi vari;

Carmine Spinelli (napoletano, arrivato in Agcom nel 2003 in comando dalla Presidenza del Consiglio dei ministri), che dirige il Servizio affari generali e contratti; il direttore del Servizio ispettivo Nicola Sansalone (avvocato, figlio di un dirigente del ministero delle Poste, era entrato in Agcom per chiamata diretta ai tempi del duopolio Enzo Cheli-Alfredo Meocci); Fulvio Ananasso, ingegnere, a capo della Direzione Studi, Vincenzo Lo Bianco, ingegnere e quadro delle Direzioni Agcom per Reti e comunicazioni elettroniche, preposte alla vigilanza su Telecom, ex uomo-Telecom, paiono essere la rappresentazione più evidente di conflitti di interesse e di sistemi nepotistico- clientelari;

l’ingresso di tanti rampolli di giudici,magistrati amministrativi ed altri costituisce un clamoroso conflitto di interessi tra un’Autorità che non ha accumulato alcuna patente di terzietà, ed organi di controllo chiamati spesso a giudicare le delibere emanate,

si chiede di sapere quali misure urgenti di carattere normativo il Governo intenda attivare per evitare che i futuri membri dell’Agcom, data la prossima scadenza per la maggior parte di essi, possano assicurare all’Autorità efficienza, trasparenza, facendo venir meno quelle che ad avviso dell’interrogante appaiono pratiche clientelari nocive alla credibilità di una tra le più importanti istituzioni di garanzia dei diritti di consumatori ed utenti.

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