TAR annulla delibera AGCOM

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05776
Atto n. 4-05776

Pubblicato il 3 agosto 2011
Seduta n. 596

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

come risulta dall’articolo pubblicato su “Il Sole 24 ore” il 3 agosto 2011, «con il decreto 3539/2011 il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso d’urgenza proposto lunedì dall’Agcom contro le sentenze del Tar del Lazio che annullavano la delibera 366/10 relativa all’Lcn (Logical channel number), l’ordinamento automatico dei canali della tv digitale sul telecomando di casa. L’ultima parola sulla vicenda arriverà a questo punto il 30 agosto p.v., quando il supremo organo della giustizia amministrativa esaminerà il caso in camera di consiglio. Le sentenze del Tar del Lazio sono due: in quella più corposa (la 6814/2011), si sostiene che i tempi della consultazione pubblica indetta dell’Agcom sull’Lcn siano stati troppo brevi (15 giorni anziché un minimo di trenta), ma anche che nello stabilire i criteri per l’assegnazione dei canali siano state erroneamente utilizzate le graduatorie dei Corecom (i comitati regionali dell’Agcom), che hanno tenuto conto più della dimensione delle aziende (per esempio il numero di dipendenti) che le abitudini dei telespettatori e quindi i veri dati di ascolto. La seconda sentenza, invece, si sofferma nello specifico sulla presunta inadeguatezza del metodo Corecom. Dura la reazione del Comitato radio tv locali (Crtl): “Spiace rilevare che l’Autorità di garanzia agisca per iniziativa unilaterale su una questione di massima importanza per il comparto televisivo”, sostiene il legale di Crtl, l’avvocato Domenico Siciliano. Di tutt’altro avviso Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi, l’associazione che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media e Dfree, per il quale la decisione del Consiglio di Stato “salvaguarda sia gli utenti che le aziende”. Soddisfazione anche per Aeranti-Corallo: “Il settore televisivo locale – ha spiegato il coordinatore Marco Rossignoli – è convinto che le graduatorie Corecom basate sulla media dei fatturati dell’ultimo triennio, nonché sul numero e sulla tipologia dei lavoratori delle tv locali, siano idonee a garantire abitudini e preferenze degli utenti e costituiscano un criterio oggettivo facilmente misurabile”. Fonti vicine all’Autorità fanno invece sapere che “il termine di 30 giorni non era applicabile poiché i servizi che forniscono contenuti trasmessi utilizzando reti e servizi di comunicazione elettronica sono estranei all’applicazione del decreto 259/2003, mentre il criterio delle graduatorie era l’unico che potesse essere seguito”»;

considerato che un articolo pubblicato su “Italia Oggi”, il 24 marzo 2011, riportava la notizia dell’aumento dello stipendio del presidente Corrado Calabrò, il cui compenso sarebbe lievitato di 50.000 euro, quanto gli stipendi annui di 6 lavoratori precari (atto sindacato ispettivo 4-04853);

considerato altresì che a giudizio dell’interrogante:

non sono chiari i criteri di emissione della delibera annullata delle sentenze del TAR;

l’Agcom continua a dimostrare di non essere un’autorità super partes, si muove per favorire gli operatori dominanti sul mercato rafforzandoli ulteriormente;

i tagli per risanare la finanza pubblica devono essere applicati alla generalità della pubblica amministrazione, senza che siano ammissibili eccezioni riguardo a ben noti oligarchi eletti alle presidenze delle autorità che non sembrano operare per l’indipendenza e l’autonomia, ma spesso con delibere che favoriscono più le aziende che gli interessi dei consumatori,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo per rivedere i criteri di nomina del Presidente dell’Agcom, anche in vista delle prossime scadenze, al fine di garantire ai cittadini un’autorità indipendente e autonoma nell’attività e nelle deliberazioni, considerato che l’Agcom è innanzitutto un’autorità di garanzia a cui la legge istitutiva affida il duplice compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare i consumi di libertà fondamentali dei cittadini;

quali misure urgenti intenda attivare per evitare che i costi della crisi possano ricadere sempre su lavoratori, pensionati, famiglie, giovani, donne e precari, lasciando indenni i soliti noti.

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