Month: settembre 2011

Lettera Banca Centrale Europea

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02415
Atto n. 3-02415

Pubblicato il 29 settembre 2011
Seduta n. 614

LANNUTTI , PARDI , DE TONI , MASCITELLI , CARLINO – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e per i rapporti con il Parlamento. -

Premesso che:

il 5 agosto 2011, la Banca centrale europea (BCE) ha inviato una lettera di vero e proprio “commissariamento” dell’Italia e della politica economica italiana, che ha costretto il Governo a varare l’ennesima manovra di circa 60 miliardi di euro dopo le precedenti manovre di finanza pubblica, per “rassicurare i mercati”, che, ciononostante, hanno continuato nella speculazione contro i titoli di Stato, ancora sotto pressione ed il cui differenziale con i bund tedeschi oscilla tra i 370 ed i 430 punti base;

tali speculazioni dei mercati, in parte raffreddate dagli interventi di acquisto dei BTP da parte della BCE, si traducono in un aumento dei tassi di interesse per rifinanziare i titoli del debito pubblico in scadenza, con maggiori oneri tali da vanificare le pesanti manovre a carico delle famiglie e dei contribuenti onesti, i quali hanno sempre avuto la ritenuta alla fonte, a differenza di noti affaristi, che, nonostante abbiano evaso i loro obblighi fiscali di almeno 120 miliardi di euro all’anno, sono stati premiati con uno scudo fiscale a giudizio dell’interrogante criminale, un vero e proprio riciclaggio di Stato tassato al 5 per cento;

molti parlamentari dell’opposizione, tra i quali l’interrogante, hanno chiesto più volte al Governo di rendere pubblica la lettera di “commissariamento” dell’Italia da parte della BCE, ottenendo sempre un rifiuto, nonostante abbiano motivato la richiesta con la circostanza doverosa per cui un Parlamento ha il diritto di conoscere prima di deliberare manovre a carico delle famiglie e dei consumatori;

nonostante i ripetuti solleciti, i parlamentari non sono mai riusciti ad ottenere il documento che in un Paese democratico il Governo è tenuto a fornire, non a far divulgare da giornalisti e giornali “amici”, come il “Corriere della sera” che in esclusiva il 29 settembre 2011 ha pubblicato il seguente documento in inglese, tradotto in italiano firmato Jean Claude Trichet e Mario Draghi: «Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011. Caro Primo Ministro, Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori. Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che “tutti i Paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali”. Il Consiglio direttivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali. Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti. Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure. (…) 1. Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro. a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala. b) C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione. c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi. 2. Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche. a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi. b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali. c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio. 3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’è l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali. Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate»;

considerato che ad avviso dell’interrogante:

c’è da interrogarsi su quale sia la considerazione del Governo, ed in particolare del Ministro dell’economia, nei confronti del Parlamento e dei parlamentari, ai quali era stata negata la conoscenza della lettera della BCE in sede di esame dell’ultima manovra di bilancio, per le opportune valutazioni, e che ne hanno appreso il contenuto dal “Corriere della sera” in seconda e terza pagina in data 29 settembre 2011 con i commenti firmati da Mario Sensini;

il Governo sembra relegare il Parlamento al ruolo di semplice organo di ratifica, a colpi di fiducia, di decisioni prese a Francoforte da parte della BCE, dietro il ricatto di non acquistare i titoli del debito pubblico,

si chiede di sapere:

se il Governo, negando la missiva della BCE, non abbia mostrato assenza di riguardo verso le Assemblee e le Commissioni parlamentari, costrette ad approvare al buio manovre economiche che non sono riuscite a bloccare la speculazione sugli andamenti della borsa e dei titoli del debito pubblico;

quali misure urgenti intenda adottare per evitare che i documenti ufficiali, invece di essere divulgati alla stessa stregua delle veline passate ad agenzie di stampa nei modi e nei tempi scelti, possano essere portati a conoscenza del Parlamento, la cui prioritaria informazione rispetto a quella dei quotidiani è essenziale nelle democrazie parlamentari.

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Vegas- divieto vendite allo scoperto

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05976
Atto n. 4-05976

Pubblicato il 29 settembre 2011
Seduta n. 613

LANNUTTI – Al Ministro dell’interno. -

Premesso che:

il presidente della Consob Giuseppe Vegas, già restio a porre un divieto sulle vendite allo scoperto – misura necessaria per porre un freno agli speculatori che agiscono in borsa senza neppure avere i capitali -, costretto poi ad uniformarsi a decisioni assunte da altri Paesi europei, ha affermato che lo short selling ha avuto effetti di raffreddamento delle dinamiche negative le quali addirittura hanno contribuito ad influenzare operazioni su una nostra banca nell’occhio del ciclone;

secondo un lancio di agenzia del 27 settembre 2011: «Entro il 30 settembre la Consob, così come le altre autorità europee, deciderà se prolungare il divieto di vendite allo scoperto. A sottolinearlo è il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, a margine di un convegno, sottolineando che il divieto di short selling ha avuto “effetti di raffreddamento delle dinamiche negative del mercato”. “Entro il 30 settembre – ha detto Vegas – verrà presa la decisione dalle singole autorità nazionali in modo coordinato. Non è un problema solo italiano, ma europeo”. Riferendosi al provvedimento preso dalla Consob, Vegas ha sottolineato che le vendite allo scoperto “non si sono dimostrate quel mostro che si pensava, ma non sono state ininfluenti. Per esempio su una nostra banca, sull’occhio del ciclone, sono state abbastanza importanti. Agevolano infatti certi comportamenti speculativi”. Inoltre il fatto che alcuni operatori rilevanti vogliono essere esentati vuol dire che hanno avuto delle perdite”. Comunque, secondo Vegas, è “difficile” calcolare l’effetto “quantitativo” dello stop alle vendite allo scoperto, “ma effetti di raffreddamento delle dinamiche negative del mercato ci sono già stati»;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

l’ostilità del presidente Vegas verso una misura necessaria in mercati normali che devono essere finanziati dai capitali, non già dal debito che crea altro debito e speculazioni seriali a danno dei risparmiatori e degli azionisti minori, è stata suggerita dai grandi gruppi bancari, che, nonostante siano prede degli speculatori, continuano ad osteggiare tale misura antispeculativa a tutela dei risparmiatori, oltre che adottabile anche in un solo Paese senza bisogno di essere concertata;

il Governo dovrebbe promuovere misure urgenti per restituire indipendenza ed autorevolezza ad autorità del tutto screditate, come la Consob, la quale, oltre a non aver prevenuto nessun fenomeno di risparmio tradito, è condizionata ancora di più, con la presente gestione, dai desiderata di banche, banchieri ed altri potentati economici, determinando una gravissima lesione ai diritti ed agli interessi di cittadini, consumatori, risparmiatori,

si chiede di sapere, poiché le vendite allo scoperto sono munizioni regalate agli speculatori di professione, i quali, grazie a questi espedienti, possono determinare i valori dei titoli sui mercati, comprese obbligazioni, corsi azionari e titoli di Stato nell’occhio del ciclone, se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali siano i motivi ostativi e del ritardo ad una misura necessaria che ha avuto gli effetti auspicati dalle associazioni di consumatori e risparmiatori quali Adusbef e Federconsumatori che la avevano da tempo richiesta.

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Setta genovese dei sogni truffa- vendita piramidale

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05980
Atto n. 4-05980

Pubblicato il 29 settembre 2011
Seduta n. 613

LANNUTTI – Al Ministro dell’interno. -

Premesso che:

con la crisi sistemica generata dall’avidità dei banchieri e dagli omessi controlli, a giudizio dell’interrogante con la complicità delle distratte autorità preposte ai controlli, spuntano a volte alcuni furbetti e furbastri, scaltri imbonitori che cercano di arricchirsi sulle spalle del prossimo, anche carpendo la loro buona fede;

in un articolo pubblicato su “Il Secolo XIX” di Genova in data 28 settembre 2011 dal titolo: «La “setta” genovese dei sogni truffa», un giornalista infiltrato in una sorta di setta, denominata ruota dell’abbondanza, racconta gli espedienti messi in atto per fare soldi mediante i consueti sistemi piramidali o “schema Ponzi”;

infatti, Marco Grasso, cronista de “Il Secolo XIX”, «è riuscito a infiltrarsi in una riunione serale della ruota dell’abbondanza, una sorta di “setta” che “brucia” i soldi degli iscritti, promettendo di moltiplicarli per otto. Ecco il racconto della sua esperienza. “Ascolto quella carrellata di sogni a buon mercato alla ricerca di un’ispirazione: cosa farei con 80 mila euro? Uno alla volta i miei nuovi “compagni di viaggio” provano a suggerirmelo con uno slancio sincero. Solo in pochi momenti questo sentimento lascia spazio a un’atmosfera più rassegnata, simile a quella delle comunità di autosostegno all’americana, quelle che si vedono nei film, dove gli alcolisti anonimi si mettono in cerchio e promettono di smettere con la bottiglia. Il ventaglio di possibilità è ampio quanto l’immaginazione umana. Si va da Vinser, che ricomprerà la casa dei nonni morti, a Pippi, che vuole licenziarsi e aprire un asilo nido per cani. C’è il piccolo imprenditore che cerca sollievo dalla crisi, la pensionata che non arriva a fine mese e i genitori preoccupati per il futuro dei figli. Di fronte a me ho tutte le ansie e le frustrazioni dell’Italia di oggi. E un gruppo di persone pronte a rischiare i pochi risparmi che hanno nella Ruota dell’Abbondanza. Un sistema che si camuffa da società di mutuo soccorso, ma assomiglia in tutto e per tutto al famigerato “schema Ponzi”, una truffa piramidale vecchia come il mondo: investi diecimila euro, ne avrai indietro ottantamila. Basta trovare altri che li mettano dopo di te. Per un attimo vengo preso da una piccola vertigine. Ottantamila euro, sull’unghia. Senza fatica e senza lavoro”»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia al corrente di quanto descritto dal giornalista “infiltrato” de “Il Secolo XIX” in merito alla “ruota dell’abbondanza”, che promette facili guadagni, ossia di moltiplicare per otto 10.000 euro, a patto di legare alla catena dei facili guadagni altre decine di partecipanti che dovrebbero anticipare tali somme;

se ritenga che le suddette riunioni siano da configurare come riunioni segrete con la finalità di raggirare, frodare e truffare il prossimo;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per verificare se a Genova, ma anche in altre grandi città, possano essere indette riunioni per rubare i soldi al prossimo anche al fine di prevenire fenomeni truffaldini che possano mettere a rischio i risparmi dei cittadini.

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Roma aumento tariffe taxi

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05978
Atto n. 4-05978

Pubblicato il 29 settembre 2011
Seduta n. 613

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale. -

Premesso che:

alla terza seduta del Consiglio comunale, dopo la pausa estiva, l’assemblea capitolina ha iniziato a discutere il nuovo regolamento comunale dei taxi;

nel nuovo regolamento vengono previsti incentivi per oltre 5 milioni di euro per l’acquisto di vetture con basse emissioni di polveri sottili e altri incentivi per chi adegua le proprie auto al trasporto di disabili; per la lotta all’abusivismo viene regolamentato in modo diverso l’accesso alla zona a traffico limitato (Ztl) per i veicoli NCC, facendo una differenziazione con quelli che lavorano fuori Roma, oggetto di annosa polemica con i tassisti romani;

il regolamento prevede anche l’aumento di oltre il 10 per cento delle corsie preferenziali, ma soprattutto introduce la ricevuta automatica sui taxi, una misura promossa dall’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato per la trasparenza. Inoltre ci sarà una stretta sugli alcool test e drug test, una misura già prevista da un documento approvato nel 2010 e che adesso viene assorbito dal regolamento;

inoltre il regolamento prevede una delega alla Giunta per la determinazione delle nuove tariffe taxi, che dovranno tenere conto dell’aumento dei costi di gestione derivanti anche dall’indice di inflazione del settore;

a giudizio dell’interrogante, l’aspetto cogente della norma avvalora l’ipotesi che si tratti di una stangata a danno dei cittadini; opposizione e consumatori avevano dato il loro assenso ad aumenti agganciati al tasso di inflazione, ma la disposizione è risultata ulteriormente aggravata dal riferimento alla cadenza biennale con la quale la Giunta potrà aggiornare le tariffe sulla base dell’indice di inflazione;

la discussione del regolamento in Consiglio comunale è stata oggetto di rinvio perché non è stato trovato l’accordo a causa dello stravolgimento del testo dove, oltre all’aumento delle tariffe, si è cercato di inserire anche il sovrapprezzo del 5 per cento per chi paga con il bancomat e la carta di credito insieme alla non obbligatorietà della ricevuta automatica;

considerato che:

si tratta di una vera e propria delega in bianco alla Giunta comunale sulla determinazione delle tariffe con la quale si esautora il Consiglio comunale della funzione di indirizzo e controllo nell’individuazione della tariffazione per il servizio pubblico non di linea;

da una parte il Campidoglio ha sbandierato per mesi il proposito di contrastare con forza le illegalità sulle auto bianche, dall’altra il nuovo regolamento fa un passo indietro anche rispetto al precedente testo bocciato dal Tar. La bozza di regolamento non prevede sanzioni (sospensione o revoca della licenza) contro i tassisti che dovessero commettere reati (truffe, lesioni, eccetera). L’unica sanzione descritta in dettaglio è contro gli autisti con «abbigliamento non consono»;

quindi per il nuovo regolamento niente sanzioni per i tassisti truffaldini e nel mirino finiscono i noleggi con conducente titolari di autorizzazione rilasciata fuori Roma, ai quali la Giunta capitolina potrà decidere se concedere o meno il permesso per entrare in centro;

all’inizio dell’anno, quando i tassametri stavano per essere aggiornati grazie alla delibera dell’estate 2010 che prevedeva rincari del 54 per cento per i tragitti brevi, il Tar ha troncato ogni discussione bocciando il provvedimento;

questo sarebbe l’ennesimo aumento negli ultimi tre anni; già nel 2007 ci fu un rincaro medio del 19 per cento delle tariffe, che instaurò anche l’assurdo balzello di 2 euro per le partenze da Roma Termini e il supplemento di un euro per bagaglio. Con la decisione di aumentare le tariffe sono state completamente ignorate le richieste dei consumatori, degli oltre 4 milioni di cittadini romani e delle migliaia di turisti in visita nella capitale;

secondo l’indagine dell’Adoc le tariffe taxi di Roma sono tra le più care d’Europa e superiori anche a quelle di New York e Los Angeles. In Europa solo a Parigi e a Londra il tratto aeroporto-centro città è più caro, mentre a Stoccolma vige la stessa tariffa di Roma per quanto riguarda il costo al chilometro; Roma è la quarta città europea più cara, dopo Londra, Amsterdam e Copenhagen. Ben più economiche risultano capitali come Madrid, Berlino, Parigi e Bruxelles. A livello internazionale, a Toronto sia il costo di chiamata che al chilometro sono nettamente inferiori, mentre a Los Angeles e New York la chiamata e il tratto aeroporto-centro città costano meno ma il costo al chilometro è maggiore;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

è paradossale che, con una crisi economica che colpisce imprese e lavoratori, il primo atto del sindaco di Roma alla ripresa dei lavori sia quello di aumentare le tariffe dei taxi a carico dei cittadini;

il primo cittadino di Roma dovrebbe essere il sindaco di tutti e non dei soli tassisti, come invece sembra essere quando ripropone l’aumento delle tariffe dei taxi, ovvero l’aumento del reddito di una sola categoria, ai danni di tutti gli altri cittadini,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che la dinamica dei costi non dovrebbe essere indotta da variazioni dell’indice di inflazione, atteso che è semmai quest’ultima che è determinata dalle variazioni dei prezzi di beni e servizi;

se non ritenga inaccettabile prevedere un 5 per cento di sovrapprezzo sui pagamenti con carta di credito, dal momento che questa transazione è ormai di uso comune;

quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di ristabilire la legalità a vantaggio dei conducenti onesti e dei clienti anche con l’intensificazione dei controlli nonché prevedendo sanzioni.

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Pestaggio ragazzo a Roma

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05977
Atto n. 4-05977

Pubblicato il 29 settembre 2011
Seduta n. 613

LANNUTTI – Ai Ministri dell’interno e della giustizia. -

Premesso che:

il quotidiano “la Repubblica” del 23 settembre 2011 riporta la telefonata di una lettrice che denuncia di aver assistito al pestaggio di un ragazzo da parte di un vigile urbano a Roma, a viale Angelico, angolo via Muggia;

si legge infatti: «”Due vigili urbani in moto ieri sera hanno ammanettato un ragazzo, poi uno di loro ha iniziato a picchiarlo. Lo ha anche colpito al volto con il casco. Quello che ho visto non potrò più dimenticarlo”. Esordisce così, con la voce tremante dalla rabbia, una lettrice di Repubblica.it. Ha chiamato la redazione per raccontare il pestaggio di cui è stata testimone diretta. Ma il comandante dei vigili urbani di Roma contesta: il ragazzo era ubriaco, è stato lui ad aggredire. (…) “Ero andata allo stadio per assistere a Roma-Siena – racconta la testimone – poi, al termine, stavo percorrendo a piedi viale Angelico in direzione centro per andare riprendere la macchina che era all’altezza dell’incrocio con via Muggia e viale Carso. Saranno state circa le 22.40, quando ho notato due motociclisti della municipale che sfrecciavano: inseguivano un ragazzo a bordo di uno scooter. Avrà avuto diciassette, forse diciotto anni. Lo hanno fatto scendere. Erano concitati, su di giri, lo hanno strattonato e preso a spinte, poi gli hanno messo le manette ai polsi. A quel punto è iniziato il pestaggio”. La donna racconta che uno dei due agenti ha iniziato a prendere il ragazzo a pugni e a colpirlo con il casco in faccia. “Era una maschera di sangue – racconta ancora – aveva un occhio ridotto malissimo. Quel poveretto per la paura se l’è addirittura fatta sotto”. Durante il pestaggio si è formato un capannello di gente “dieci, forse quindici persone”. Qualcuno ha anche ripreso le immagini con il cellulare. “Poi, in moto, sono arrivati altri colleghi dei due agenti – dice ancora la nostra lettrice – e hanno fatto cerchio intorno al ragazzo e agli altri agenti. E il giovane è stato caricato su una macchina di servizio che era giunta nel frattempo. La polizia è arrivata 20-30 minuti dopo, quando era già tutto finito. La macchina con il ragazzo era andata via, eravamo rimasti solo noi testimoni ad inveire contro gli agenti della municipale rimasti sul posto. Avevano fatto andare via anche l’agente del pestaggio. È arrivata anche un’auto blu dei vigili urbani, credo fosse qualche dirigente perché aveva l’autista, ma è andata via quasi subito. In tutto c’erano almeno una decina di agenti. Cercavano di mantenere la calma, mentre alcuni di noi spintonavano e urlavano”. Stamattina al commissariato Prati qualcuno ha iniziato a farsi domande sull’accaduto. Per ora non risultano denunce, ma c’è un’annotazione della pattuglia arrivata sul posto: racconta di un pestaggio, riferito da alcuni testimoni, ad opera di un agente della municipale. Per ora senza nome»;

l’articolo continua rilevando quanto segue: a stretto giro arriva «la replica del comandante dei Vigili di Roma, Angelo Giuliani. Giuliani, che si dice “fortemente indignato” per quanto riportato da Repubblica.it sull’episodio, non smentisce il merito della denuncia, pugni e colpi di casco in faccia a una persona ammanettata, ma fornisce una diversa ricostruzione: “La verità documentata da verbali e da atti processuali, afferma, è che il ragazzo che viaggiava a bordo dello scooter in viale Angelico, senza patente e ubriaco, ha dapprima inveito contro un signore che portava a passeggio il suo cane, e poi ha aggredito a male parole e minacciato due vigili urbani lì presenti. Quando questi hanno cercato di fermarlo, il ragazzo ha sferrato un pugno in faccia contro uno dei vigili, che è stato refertato con dieci giorni di prognosi. A quel punto la polizia municipale, aggiunge Giuliani, lo ha ammanettato. In mattinata il ragazzo è stato sottoposto a un processo per direttissima dove è stato confermato l’arresto per gravi indizi di colpevolezza ed ammissione dell’arrestato”. “Comunque la partita Roma – Siena – conclude – si è svolta senza problemi e incidenti e questo episodio è assolutamente estraneo all’evento sportivo”»,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare per far luce sulla vicenda;

se sulla vicenda sia stata avviata un’indagine amministrativa interna al fine di accertare le circostanze in cui è avvenuto il pestaggio;

se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall’ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento.

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funzionari Equitalia estorcono denaro ai contribuenti

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05979
Atto n. 4-05979

Pubblicato il 29 settembre 2011
Seduta n. 613

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che alcuni funzionari di Equitalia avrebbero estorto denaro ai contribuenti con false cartelle e minacce;

in particolare si legge su un articolo pubblicato su “La Repubblica-Bari” il 29 settembre 2011: «Ufficialmente avevano il compito di riscuotere i tributi. In realtà approfittavano del loro ruolo di funzionari di Equitalia per individuare cittadini da “spennare”, chiedendo di pagare migliaia di euro sotto la minaccia di azioni legali. Un trucco semplice ma efficace, che avrebbe potuto fruttare una fortuna a due funzionari imbroglioni e che, alla fine, è costato loro una denuncia per tentata concussione, della quale tra poche settimane saranno chiamati a rispondere in Tribunale. I carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Lecce, infatti, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a due uomini (uno di Lecce e uno di Parabita), accusati di avere chiesto soldi ad almeno tre contribuenti, agitando lo spettro di possibili azioni legali nei loro confronti. A fare scattare le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Stefania Mininni, sono state proprio le denunce di alcuni cittadini, i quali lamentavano di avere ricevuto pressanti sollecitazioni al pagamento di cifre che, in realtà, avevano già corrisposto alla società titolare della riscossione dei tributi. Per convincere le vittime a pagare, infatti, i due funzionari utilizzavano cartelle esattoriali vere ma con timbri falsi, nelle quali venivano chieste cifre dai 3000 agli 8000 euro. E poco importava che le persone interessate avessero già pagato: nel nome della legge si chiedeva loro di sborsare altri soldi. Nell’esecuzione di un disegno criminoso che sarebbe stato portato fino in fondo se i cittadini (…) non avessero sentito puzza di bruciato. Tre denunce sono state presentate quasi contemporaneamente ai carabinieri, e ai militari è bastato poco per verificare la fondatezza dei racconti delle vittime e identificare i due funzionari disonesti. A loro, dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, venti giorni di tempo per presentare memorie al pm o chiedere di essere interrogati, nel tentativo di discolparsi. Agli investigatori, invece, il compito di verificare se nel mirino dei due uomini non siano finite altre vittime e se qualcuno, messo sotto pressione, non abbia addirittura pagato»;

considerato che:

i cittadini non sanno più come difendersi dai metodi vessatori nella riscossione da parte di Gerit-Equitalia, tra cui le cosiddette ganasce fiscali effettuate anche in dispregio di una recente sentenza di Cassazione, le maniere spicce, a volte, a giudizio dell’interrogante, al limite dell’estorsione, nella richiesta di cartelle scadute e/o prescritte, l’impossibilità di accesso agli sportelli e ad un numero a pagamento 848800444;

dette vessazioni stanno generando numerose proteste popolari tra cui quella in Sardegna dove si è costretto il direttore generale dell’Agenzia delle entrate a diffondere una tardiva lettera ai dipendenti, riportata dall’Ansa, in un lancio del 5 maggio 2011: «Befera ricorda i due principi di “correttezza ed efficienza” che erano già stati al centro di una precedente lettera inviata ai dipendenti. “Principi che considero fra loro inscindibili – scrive – Se la nostra missione ha lo scopo fondamentale di accrescere il livello di adempimento spontaneo degli obblighi fiscali, dobbiamo distinguere bene fra i comportamenti che favoriscono il raggiungimento di tale scopo e i comportamenti che finiscono invece per vanificarlo”. La lettera – spiega – nasce dal fatto che continuano ad arrivare “segnalazioni nelle quali si denunciano modi di agire che mi spingono adesso a rivolgermi direttamente a tutti voi per richiamare ognuno alle proprie responsabilità e ribadire ancora una volta che la nostra azione di controllo può rivelarsi realmente efficace solo se è corretta. E non è tale quando esprime arroganza o sopruso o, comunque, comportamenti non ammissibili nell’ottica di una corretta e civile dialettica tra le parti» (si veda anche l’atto di sindacato ispettivo 3-02169);

il lancio Ansa prosegue: «Befera fornisce anche indicazioni pratiche. “Se un accertamento non ha solido fondamento – chiede ai propri dipendenti – non va fatto e se da una verifica non emergono fatti o elementi concreti da contestare, non è corretto cercare a ogni costo pseudoinfrazioni formali da sanzionare solo per evitare che la verifica stessa sembri essersi chiusa negativamente. Insomma, se il contribuente ha dato prova sostanziale di buona fede e di lealtà nel suo rapporto con il Fisco, ripagarlo con la moneta dell’accanimento formalistico significa venire meno a un obbligo morale di reciprocità, ed essere perciò gravemente scorretti nei suoi confronti. Allo stesso modo, non è ammissibile pretendere dal contribuente adempimenti inutili, ripetitivi e defatiganti; e costituisce una grave inadempienza ritardare l’esecuzione di sgravi o rimborsi sulla cui spettanza non vi sono dubbi”. Per il “numero uno” delle Entrate “devono invece valere sempre le modalità di relazione che i contribuenti stessi elogiano nelle lettere che da qualche tempo pubblichiamo su intranet: disponibilità, cortesia, capacità di ascolto, chiarezza nelle spiegazioni, attenta valutazione senza preconcetti di problematiche complesse, volontà di cogliere la sostanza delle questioni e di trovarne tempestivamente la soluzione. Senza trincerarsi dietro esasperanti formalismi o piccole astuzie burocratiche»;

alla fine del 2010 anche nelle regioni produttive del Nord l’azione vessatoria di Equitalia pesa ormai più della crisi economica: se un artigiano o un commerciante è in difficoltà, magari perché proprio lo Stato ritarda i pagamenti, Equitalia pignora e segnala la posizione alla centrale rischi. Il debito aumenta e molti chiudono o finiscono nelle mani degli usurai. Nel centro sud a causa di tasse e multe arretrate vi sono oltre 300.000 ipoteche su altrettanti commercianti ed imprese e pignoramenti per 90.000 imprese a rischio chiusura;

in un momento in cui la crisi diventa sempre più dura, in cui per molti arrivare a fine mese è un miraggio, in cui i salari arrivano troppo spesso con mesi di ritardo e una parte va a pagare il mutuo della casa, in cui i precari sono sempre più precari e chi precario non lo era lo sta diventando, la cosa più probabile che possa capitare è che intervenga Equitalia che in breve tempo può assoggettare la casa a ipoteca, la macchina a fermo amministrativo, incidendo pesantemente sulla vita dei cittadini;

l’atteggiamento, a giudizio dell’interrogante prepotente, di Equitalia, a prescindere dalla maggior parte dei lavoratori di alcuni uffici, visitati dall’interrogante, che si prodigano per offrire aiuto e assistenza ai contribuenti, non colpisce duramente solo gli imprenditori vittime della crisi, ma anche le famiglie le quali subiscono cartelle esattoriali e procedure esecutive al limite della legalità,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se siano state adottate iniziative disciplinari a carico dei funzionari oggetto dell’inchiesta e, in caso contrario, se il Governo non ritenga necessario provvedere a riguardo;

quali iniziative intenda adottare al fine di evitare ulteriori vessazioni ai cittadini permettendo la piena tutela dei contribuenti e ristabilendo la fiducia dei contribuenti italiani;

quali iniziative intenda assumere per offrire il ripristino della legalità ed il rispetto dello Statuto dei diritti dei contribuenti, cancellato da direttive che sembrano avere l’unica finalità di garantire il gettito erariale, senza badare né alla forma, né alla sostanza.

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Trasferimento Consob

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02411
Atto n. 3-02411 (in Commissione)

Pubblicato il 28 settembre 2011
Seduta n. 611

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

nei prossimi giorni verrà discussa la proposta di trasferire la sede della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), presieduta da Giuseppe Vegas, la cui gestione a giudizio dell’interrogante non brilla per trasparenza e correttezza nei confronti di risparmiatori ed utenti dei servizi finanziari, essendo schiacciata nel segno della continuità con i desiderata dei gruppi economici vigilati e dei banchieri;

in una fase di gravissima crisi economica, che ad avviso dell’interrogante è stata generata anche grazie all’omessa vigilanza delle Autorità indipendenti, il trasferimento della Consob da Roma a Milano avrebbe un costo di circa 500 milioni di euro, senza contare il trasferimento di gran parte dei suoi dipendenti che sono circa 400;

il trasferimento, oltre ad essere inutile e costoso, colpisce buona parte dei dipendenti che hanno la residenza nella capitale, creando disagi familiari e costi ulteriori di trasferta a Milano;

non esistono, a giudizio dell’interrogante, giustificazioni al trasferimento della Consob a Milano, dato che anche coloro che invocano il modello federale e le analogie con altre capitali d’Europa e del mondo devono prendere atto che, ad esempio, negli Stati Uniti d’America la Sec ha sede nella capitale Washington, mentre la borsa ha sede a New York e che, dopo la fusione tra Borsa italiana SpA e London Stock Exchange, la sede della società che gestisce i mercati italiani è stata trasferita fisicamente a Londra. Senza contare che l’impugnativa dei provvedimenti sanzionatori potrebbe passare dal Tar del Lazio a quello della Lombardia;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

in una fase di ristrettezze economiche degli italiani, attanagliati da una crisi sistemica senza precedenti, che ha falcidiato il loro potere di acquisto, l’importo di 500 milioni di euro, per trasferire la sede della Consob da Roma a Milano, dovrebbe essere destinato ad alleviare i disagi di molte famiglie che non arrivano neppure a sostenere le spese della seconda settimana del mese;

non sarebbe opportuna un’eventuale pressione proprio del Presidente della Consob per il trasferimento, per essere ancora più vicino, e non solo fisicamente, agli interessi dei grandi gruppi economici e delle banche, per assecondarne i desiderata, come la soppressione del prospetto informativo per collocare i bond da banco ad ignari risparmiatori;

occorrerebbe adottare iniziative per salvaguardare i diritti di tante famiglie che hanno acquistato una casa a Roma essendo nella capitale la sede della Consob e che si vedrebbero trasferire a circa 600 chilometri di distanza non per obiettive esigenze funzionali della Commissione, ma esclusivamente, a giudizio dell’interrogante, per velleità regionalistiche che nulla hanno a che vedere con l’efficienza, l’efficacia, la correttezza e la trasparenza – anche oggi purtroppo carenti della Commissione,

si chiede di sapere se al Governo risulti quanto esposto nelle premesse e, più in generale, quali iniziative di competenza intenda assumere per promuovere un efficiente impiego delle risorse pubbliche.

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ISPRA- irregolarità sportello interno BNL

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05959
Atto n. 4-05959

Pubblicato il 28 settembre 2011
Seduta n. 611

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

sono giunte all’interrogante numerose segnalazioni di dipendenti dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) che lamentano alcune irregolarità nella gestione dei conti correnti presso lo sportello interno della Banca nazionale del lavoro;

in particolare uno dei dipendenti, nel fare dei controlli di routine sul proprio conto corrente presso l’agenzia BNL, riscontrava dei prelevamenti di sportello mai autorizzati in tre date diverse. Nel riferire la questione al responsabile dello sportello il dipendente ISPRA otteneva immediatamente lo storno delle cifre indebitamente percepite con la motivazione che si trattava di semplice refuso;

insospettito dall’eccessiva accondiscendenza con la quale il cassiere BNL aveva subito riconosciuto l’errore, il dipendente investiva della questione, con lettera formale, la direzione di agenzia chiedendo di fare una verifica estesa sul proprio conto corrente di tutte le operazioni che vedono coinvolto il cassiere;

intanto altri dipendenti ISPRA con il conto presso al stessa agenzia trovavano irregolarità sul proprio conto relativamente a operazioni quali: bonifici, pagamento utenze, prelevamento da sportello, pagamenti autorizzati, che provvedevano a segnalare, anche per iscritto, alla BNL;

nel frattempo l’amministrazione dell’ISPRA, che ha stipulato con la BNL la convenzione per la sede della banca nei locali dell’istituto, ha emanato una comunicazione, nella quale, accogliendo in pieno la posizione della BNL, si invitano i dipendenti a segnalare le irregolarità alla BNL, sostanzialmente lavandosene le mani;

a tutt’oggi la BNL non ha fornito alcuna risposta alle numerose richieste di verifiche pervenute dai dipendenti ISPRA, e procede a verifiche a campione solo su segnalazione dei singoli utenti, che, in molti casi, non hanno più la documentazione necessaria a fare i necessari riscontri;

al tempo stesso si ha notizia che il cassiere è stato arrestato, probabilmente su denuncia della stessa BNL, e che avrebbe confessato di essere responsabile di alcuni ammanchi da non più di due anni fa, periodo rispetto al quale la stessa BNL starebbe, ma è tutto da verificare, operando non meglio precisati controlli;

premesso altresì che a giudizio dell’interrogante:

la BNL è responsabile per omesso controllo, sia nella fase precedente che in quella successiva all’evidenziazione del caso, nei confronti del suo funzionario disonesto, tenuto troppo a lungo in una posizione che, a causa della frequente vacanza del posto di direttore, risultava di notevole responsabilità;

la stessa BNL, e non il singolo correntista, dovrebbe dare dimostrazione delle verifiche fatte e dell’esito delle stesse,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto;

se il Governo sia a conoscenza di iniziative della Banca d’Italia a tale riguardo e se risulti che la BNL stia effettuando i dovuti controlli sulle anomalie riscontrate nella gestione dei conti correnti presso lo sportello interno all’ISPRA e, in caso affermativo, quale sia il periodo di tempo oggetto delle verifiche della banca e in particolare, se tali verifiche su dette operazioni di prelevamento non autorizzate siano previste anche oltre i 2 anni oggetto della confessione del cassiere disonesto considerato che quest’ultimo lavora presso la stessa agenzia da 20 anni.

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ENI Cassa Integrazione Guadagni

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05961
Atto n. 4-05961

Pubblicato il 28 settembre 2011
Seduta n. 611

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

l’Eni ha annunciato ai sindacati l’apertura della Cassa integrazione guadagni per i 400 lavoratori della raffineria di Porto Marghera (Venezia) dal 1° novembre 2011;

è quanto riferito da Alberto Morselli, segretario generale della Filctem-Cgil, al termine di un incontro con l’azienda. Nei prossimi giorni, spiega Morselli, inizierà il confronto con l’azienda, anche a livello nazionale, per ottenere effettive garanzie sulla futura riapertura dell’impianto di Marghera;

l’Eni deve decidere gli investimenti da fare, soprattutto tra innovazione e ricerca, se ha a cuore l’assetto industriale del Paese. E lo deve fare subito, se si vuole evitare il rischio di non vedere più ripartire la raffineria, così come è avvenuto mesi or sono con il triste epilogo del ciclo del cloro,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che l’Eni, una delle più importanti e floride aziende italiane, che detiene una sorta di monopolio in alcuni settori, abbia deciso la l’apertura della procedura Cassa integrazione guadagni per i 400 lavoratori di Porto Marghera, scaricando sullo Stato il peso di ammortizzatori sociali che dovrebbero interessare aziende in crisi;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per evitare che i profitti siano privatizzati (anche se in parte ripartiti all’azionista Tesoro), mentre i costi siano addossati alla collettività.

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Britannia 2

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05965
Atto n. 4-05965

Pubblicato il 28 settembre 2011
Seduta n. 611

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

il Ministro in indirizzo, nei giorni scorsi, ha annunciato che si terrà un “seminario” sulle dismissioni del patrimonio pubblico aperto a tutti gli investitori possibili, nazionali e internazionali; come si legge, ad esempio, su un’agenzia del Tgcom del 13 settembre 2011 «Un vero e proprio “Britannia 2″ lo definisce Il Sole 24 ore, riferendosi a quando nel 1992 l’allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi, incontrò sul panfilo della famiglia reale inglese, il Britannia appunto, una serie di investitori inglesi per presentare la privatizzazione di Iri, Eni, Isa e Imi». Oggi, come allora, l’Italia è scossa da una grave caduta morale, che coinvolge il rapporto tra affari e politica, e da una drammatica crisi economica, che mette in tensione la finanza pubblica;

nei piani del Ministro sembrerebbe che l’unico intervento che resta da fare, e sul quale pare che Tremonti sia intenzionato a puntare, è proprio l’immenso patrimonio immobiliare dello Stato assieme alle utilities locali. La privatizzazione di questi patrimoni, in particolare delle aziende municipalizzate, sarebbe, secondo “Il Sole-24 ore”, il vero oggetto di discussione dell’incontro avvenuto lunedì scorso tra Tremonti e Bossi, da sempre contrario a questa opzione. Secondo il piano Tremonti gli incassi delle dismissioni dovrebbero andare ad abbassare il livello del colossale debito pubblico che si trova ora al 120 per cento e portarlo a quota 100 per cento;

come risulta da diversi articoli di stampa pubblicati in questi ultimi mesi, c’è chi pensa di avviare la svendita delle società controllate dallo Stato; si legge, ad esempio, su “Rinascita”, in un articolo del 16 settembre 2011: «Un regalo per i soliti noti; banchieri e finanzieri sempre pronti a vestire i panni dei salvatori della Patria con il denaro degli altri. Molte di queste aziende rappresentano delle eccellenze a livello internazionale e non è affatto vero che siano tutte in perdita. Anzi, gli appetiti di molti sono stimolati dalla possibilità di maturare da subito lauti guadagni. Prima che Giulio Tremonti arrivasse a pensare ad un “Britannia Bis” c’è stata l’approvazione di un decreto legislativo che già consente – in prospettiva – la vendita dei beni dello Stato. Si tratta del cosiddetto federalismo demaniale. Una riforma fortemente voluta dalla Lega che, secondo lo spirito dei promotori della legge delega, doveva servire ad avvicinare l’amministrazione dei beni del demanio e del patrimonio indisponibile alle comunità. Un’autentica interpretazione del principio di sussidiarietà che è stata “condita” con l’aggiunta di una serie di articoli che giocano a favore di chi è interessato a mettere le mani su immobili e risorse naturali»;

sulla base del decreto legislativo n. 85 del 2010 è certo che alle Regioni passerà la titolarità del demanio marittimo e del demanio idrico. Le Province si dovranno invece accontentare dei laghi chiusi e delle miniere: un vero e proprio spacchettamento della proprietà pubblica che rischia di servire solo a rendere più complicata la gestione del patrimonio. Un dato di fatto che rischia di far passare in secondo piano la trasparenza necessaria nell’amministrare un tesoro che ricomprende anche migliaia di opere d’arte. Beni culturali che potranno essere trasferiti ad altri enti qualora sia stato raggiunto un programma di valorizzazione degli stessi;

nelle prossime settimane potrebbe essere pubblicata la lista di beni assegnabili agli enti locali. Nell’ultima Conferenza unificata l’Esecutivo ha infatti assunto l’impegno di individuare nei Comuni i destinatari dei beni messi a disposizione dal federalismo demaniale. A quanto risulta all’interrogante questa è una sdemanializzazione anomala, che prima di questa nuova normativa avrebbe richiesto l’approvazione di una legge dettagliata;

in considerazione del cospicuo taglio operato dal Governo con le ultime manovre nel volume dei finanziamenti ai Comuni italiani, sarà difficile assistere ad amministrazioni che rinunciano all’assegnazione di un bene. Basterà infatti un’apposita variante urbanistica e gli enti potranno anche decidere di vendere immobili provenienti dal patrimonio statale. Per la collettività rimarranno briciole, solo il 25 per cento del ricavato dovrà essere versato nella casse dello Stato. Potrebbero andare incontro all’alienazione anche gli immobili che non saranno assegnati nell’immediato. L’Agenzia del demanio, previo accordo con Regioni ed enti locali eventualmente interessati, potrà infatti decidere di sfoltire le proprietà statali. Nei prossimi anni l’inventario generale dei beni immobili tenuto dal Ministero dell’economia potrebbe ridursi ad una lista brevissima. Una dismissione a tempo di record non certo funzionale alle esigenze della collettività;

a giudizio dell’interrogante, bisogna essere consapevoli che privatizzare non è una scelta etica ma politica, da fare sapendo bene di che cosa si sta parlando. Un conto, ad esempio, sono le partecipazioni dello Stato nelle grandi imprese, un altro è il cosiddetto “capitalismo municipale”, quello dei servizi locali, dall’acqua ai trasporti; dalla gestione del ciclo dei rifiuti all’elettricità. Forse non tutti sanno che, nella sintetica definizione “capitalismo municipale”, sono comprese circa 6.000 imprese pubbliche locali, con centinaia di migliaia di dipendenti, possedute da Province, Comuni e via dicendo. Secondo una ricerca a più mani (“Comuni SpA. Il capitalismo municipale in Italia”, edizioni “Il Mulino”) sulle imprese di questo tipo, le quali, non di rado, gestiscono monopoli naturali, esse sarebbero in perdita per circa il 70 per cento al Sud, per circa il 50 al Centro, per circa il 30 per cento al Nord. In questo delicato settore, le scorciatoie dettate dalla necessità rischiano, ancora una volta, di provocare più danni che vantaggi. Si può anche decidere di smantellare tutto il “capitalismo municipale” prima di pagare qualcosa direttamente. Ma non sarebbe per niente saggio, visto che i conti dicono che sarebbe una goccia nel mare del debito pubblico;

rilevato altresì che:

il decennio 1991-2002 che ha preceduto l’introduzione dell’euro è stato ricco di avvenimenti storici epocali (caduta del muro di Berlino e dissoluzione dell’URSS) e di pesanti manovre finanziarie. L’idea di creare una moneta unica, all’interno di un processo di unificazione europea, in sé poteva essere una grande opportunità per abbattere le esiziali concezioni nazionalistiche, che sono sempre state alla base dei conflitti armati tra gli Stati. Purtroppo, la moneta unica si è invece basata su una concezione egemonica, che ha semplicemente sostituito alle armi degli eserciti l’arma dei mercati e della finanza. L’euro, a giudizio dell’interrogante, è stato tarato sulle esigenze della Germania e, in subordine, della Francia. L’Italia, per poter aderire all’Euro, ha dovuto fare sacrifici incredibili, tramite manovre “lacrime e sangue”, mettere sul mercato le partecipazioni statali, ridurre il welfare, rinunciare alla sovranità sulla moneta, cioè al Signoraggio sulla carta-moneta e alla possibilità di svalutare e agire sui tassi. Basta ricordare quel fatidico 13 settembre 1992 quando il Governo Amato svalutò la lira dopo un’inutile difesa che bruciò l’equivalente di una manovra economica;

il 2 giugno 1992 eminenti rappresentanti delle banche più importanti e dell’alta finanza italiana si incontrarono sul lussuoso yacht “Britannia” di Sua Maestà Elisabetta d’Inghilterra che incrociava a largo di Civitavecchia. Ed è proprio sul “Britannia” che, prendendo largo su acque internazionali, ma su suolo britannico, stando a quanto si dice, fu messa a punto e deliberata una strategia che doveva portare alla svalutazione della lira e alla completa privatizzazione delle partecipazioni statali italiane a prezzi stracciati grazie alla svalutazione della nostra moneta: una “torta” da 100.000 miliardi di euro,

si chiede di sapere:

se corrispondano al vero le notizie riportate in premessa relative al seminario di preparazione alla dismissione del patrimonio pubblico annunciato dal Ministro in indirizzo e aperto ad ogni tipo di investitore, nazionale e internazionale, che “il Sole-24 ore” ha definito “Britannia 2″, e nel caso affermativo, se non si ritenga fortemente errato, come insegna il passato, ripercorrere un’operazione del genere;

quale sia l’entità del patrimonio di cui oggi dispone l’Italia, ivi compresa una vasta quantità di aziende controllate dallo Stato, da collocare sul mercato, e a quali condizioni e quali siano gli investitori nazionali e internazionali che sarebbero disponibili ad acquistare detto patrimonio pubblico;

se non si ritenga necessario, prima di sventolare di nuovo la bandiera delle privatizzazioni a prescindere, ricordare i fatti i quali dimostrano che l’idea che privatizzare equivale a moralizzare è destituita di fondamento: le indagini giudiziarie in corso fanno emergere, infatti, numerosi episodi di malaffare tanto nelle aziende pubbliche, con procedure di nomina del management a dir poco inquietanti, quanto nel settore privato. Basti pensare ai processi a Cirio, Parmalat, Telecom, Italease, Antonveneta, Bnl;

se il Ministro in indirizzo, nell’ambito del progetto di federalismo demaniale in atto, ritenga che dismettere le circa 6.000 imprese pubbliche locali genererebbe davvero risparmi, efficienza e migliori costumi o non si rischierebbe, piuttosto, di provocare, come è già successo in passato con altre privatizzazioni, l’aumento, sic et simpliciter, delle tariffe;

se risultino le cifre reali degli incassi che si realizzerebbero con un’eventuale vendita del patrimonio pubblico locale, che secondo le stime di Mediobanca sono assai modeste, e se corrisponda al vero che le uniche partecipazioni davvero negoziabili sembrano essere quelle nelle aziende ex municipalizzate energetiche quotate, nelle concessionarie di pubblici servizi redditizi come autostrade e aeroporti, nelle reti minori del gas, dell’elettricità e delle telecomunicazioni.

se non si ritenga utile rivedere il progetto di “federalismo demaniale”, prima di vendere il patrimonio pubblico locale, per ricavare al massimo 5-6 miliardi di euro (da portare in detrazione del debito e non a copertura delle spese correnti come ha fatto per 12 anni il Comune di Milano), e se non sarebbe invece meglio procedere a fusioni e riforme manageriali che potrebbero essere facilitate dalla Cassa depositi e prestiti o da investitori di lungo periodo, come il fondo infrastrutturale, avendo cura di non aprire la strada ad acquisizioni con eccessive leve finanziarie per non deprimere gli investimenti, comunque essenziali alle comunità locali.

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