Costi censimento 2010

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05947
Atto n. 4-05947

Pubblicato il 27 settembre 2011
Seduta n. 610

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

in relazione al prossimo XV censimento della popolazione, che partirà dal 9 ottobre 2011 e che dovrebbe essere innovativo nelle procedure, con risposte anche tramite Internet , il sindacato UBS Ricerca ha posto l’accento sui costi che saranno raddoppiati secondo il criterio “1.000 lire un euro”;

scrive infatti Alex Malaspina su “Il Foglietto”, periodico del sindacato: “Se sia migliorata la qualità e l’efficienza della procedura, si vedrà alla fine. Una crescita sicuramente c’è stata: quella dei costi. Nel 2001 si spesero 582 miliardi di vecchie lire (circa 10 mila lire a cittadino), pari a poco più di 300 milioni di euro, e vi furono non pochi errori, che richiesero anni per le dovute correzioni: una per tutte, la popolazione di Roma. Nonostante il ricalcolo, dovuto esclusivamente alle solitarie azioni di Usi/RdB, la popolazione legale (pubblicata in Gazzetta Ufficiale) è rimasta quella sbagliata. Quest’anno, invece, si spenderanno circa 10 euro a cittadino, per un totale di 590 milioni (legge 122/2010). A cosa si debba una lievitazione dei costi del 96% rispetto al 2001 (60%, al netto dell’inflazione), lo si vedrà alla fine quando sarà disponibile il rendiconto dei costi delle operazioni censuarie. Di certo, nell’ultimo trentennio abbiamo assistito a una progressiva esternalizzazione delle operazioni. Allo stato, l’aumento della spesa non appare dovuto al personale, perché nonostante sia noto che i censimenti si debbano tenere ogni decennio e sia alla portata di un istituto di statistica operare le proiezioni per il calcolo dei dipendenti che andranno in pensione, non si è provveduto per tempo a svolgere concorsi pubblici nazionali per il reclutamento a tempo indeterminato. Se il questionario riuscirà a fotografare gli italiani nel 2011 a partire, ad esempio, da quanti cellulari possiedono o dal tipo di riscaldamento usato nelle loro abitazioni, non lo sappiamo. Quel che è certo è che il censimento non fornirà l’immagine dei cambiamenti intervenuti nelle famiglie italiane, visto che sulle coppie di fatto dello stesso sesso si è preferita la scorciatoia dell’ambiguità, col risultato che alla fine non si conoscerà il numero delle coppie conviventi dello stesso sesso (vedere articolo in basso). Sul contestato punto, il presidente Giovannini si è appellato a una non meglio specificata normativa internazionale, che imporrebbe la rilevazione solo nei paesi in cui le coppie dello stesso sesso sono riconosciute dall’ordinamento nazionale. Sul perché non siano stati recepiti i suggerimenti del Garante della Privacy, nessuna spiegazione ufficiale. Tornando ai costi, sembra che anche all’Istat, così come ‘percepito’ dalla stragrande maggioranza degli italiani, ciò che nel 2001 costava diecimila lire, oggi costi dieci euro. Un dato che, però, non trova conferma nel calcolo ufficiale dell’inflazione”;

a giudizio dell’interrogante, l’Istat, che, a fronte della vera e propria rapina del secolo a danno dei cittadini concomitante al changeover introdotto il 1° gennaio 2002 con aumenti ed arrotondamenti speculativi che hanno impoverito le famiglie ed i lavoratori a reddito fisso, a vantaggio dei soggetti, come banche, assicurazioni ed imprese, che hanno avuto la facoltà di determinare prezzi e tariffe senza il benché minimo controllo delle pubbliche autorità saccheggiando in tal modo le tasche dei consumatori e inchiodata dalle rilevazioni delle associazioni dei consumatori quali Adusbef e Federconsumatori inventò “l’inflazione percepita”, dovrebbe fare pubbliche ammende per i suoi clamorosi errori;

quanto è stato “percepito” dalla stragrande maggioranza degli italiani, ossia che quel che nel 2001 costava 10.000 lire, oggi sia arrivato a costare 10 euro, con un vero e proprio raddoppio speculativo dei prezzi e delle tariffe di beni e/o servizi sfuggito all’Istat, dati che non trovano conferma nel calcolo ufficiale dell’inflazione, avvalora l’ipotesi di una statistica ufficiale asservita ai desiderata dei Governi che hanno reso più povere le famiglie, specie quelle composte da lavoratori a reddito fisso e pensionati,

si chiede di sapere:

se risponda al vero quanto denunciato dal sindacato USB Ricerca sui costi raddoppiati per il XV censimento della popolazione, che passerebbero da circa 10.000 lire a 10 euro a cittadino, e se tale raddoppio non rappresenti uno spreco in una fase di gravissima crisi economica;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare e per restituire credibilità ad una statistica ufficiale screditata dall’inflazione “percepita” inventata di sana pianta dall’Istat e dal signor Luigi Biggeri, suo ex presidente, che ha omesso di misurare il carovita reale, e contribuito a rendere più poveri milioni di italiani con rilevazioni, pesi e metodi posticci, anche per tutelare la credibilità di un’istituzione finita nella polvere per precise responsabilità di alcuni suoi dirigenti.

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