Discarica Malagrotta- inchiesta morti di cancro

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05960
Atto n. 4-05960

Pubblicato il 28 settembre 2011
Seduta n. 611

LANNUTTI – Ai Ministri della salute e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

secondo Wikipedia il toponimo della zona Malagrotta, sito di una delle più grandi discariche d’Europa, deriverebbe dal latino Mola Rupta (“mola rotta”), nome originato da una mola presente sul vicino rio Galeria che si ruppe, tramandando così ai posteri l’attuale toponimo. La prima menzione di Mola Rupta risale al 955, in merito alla cessione di una parte della tenuta da parte di una certa Costanza nobildonna romana; nel 1242 in una bolla di papa Innocenzo IV è menzionato un castrum Molaruptae, dove erano presenti due chiese, Santa Maria e Sant’Apollinare; nel 1299 papa Bonifacio VIII confermò il casale come possesso dei monaci benedettini di San Gregorio al Celio in Roma. Nel XIX secolo Malagrotta faceva parte della tenuta di Castel di Guido, di proprietà dei principi Borghese, ed ospitava un casale, un granaio, una chiesa ed un fontanile;

una leggenda popolare vuole che il toponimo tragga invece origine da una grotta nella quale abitava un minaccioso drago, contro il quale il Papa indisse una crociata a cui parteciparono i principali baroni romani: questa storia fiabesca è stata narrata dal poeta romanesco Augusto Sindici nel componimento Malagrotta;

la località è nota per la presenza della discarica di Roma e di parte della sua provincia, che secondo alcuni è la più grande d’Europa: 240 ettari, tra le 4.500 e le 5.000 tonnellate di rifiuti scaricati ogni giorno, 330 tonnellate di fanghi e scarti di discarica prodotti ogni anno; a Malagrotta, che è di proprietà dell’imprenditore Manlio Cerroni di Pisoniano, arrivano anche i rifiuti speciali degli aeroporti di Ciampino e Fiumicino;

tra il 2003 ed il 2004 la produzione di rifiuti nella provincia di Roma e il conseguente conferimento in discarica è aumentato del 6 per cento: questa percentuale grava quasi interamente su Malagrotta, poiché gli altri tre impianti di smaltimento dei rifiuti della provincia, ovvero Albano Laziale, Bracciano e Guidonia, di cui peraltro uno in chiusura (Albano), non hanno un peso fondamentale nello smaltimento. Nel 2004 così la discarica di Malagrotta avrebbe raggiunto la saturazione, tuttavia l’amministrazione regionale provvide ad ampliare il terreno della discarica;

la discarica di Malagrotta avrebbe dovuto chiudere il 31 dicembre 2007 in forza della normativa europea che vieta di conferire in discarica rifiuti allo stato grezzo: tuttavia il Governo ha autorizzato l’apertura della discarica fino al dicembre 2008, anche se il commissario straordinario per l’emergenza Rifiuti del Lazio, Piero Marrazzo, il 25 luglio del 2007 ha prorogato l’apertura della discarica solo fino al maggio 2008;

in luogo della discarica, il gruppo CO.LA.RI. (Consorzio laziale rifiuti) di proprietà dello stesso Manlio Cerroni, e proprietario del sito di trattamento e smaltimento di Malagrotta, sta costruendo due gassificatori di CDR (combustibile derivato da rifiuti) a Malagrotta, la cui realizzazione è stata decisa dalle ordinanze n. 14 e 16 del 2005 firmate dall’allora commissario straordinario per l’emergenza rifiuti del Lazio Verzaschi, tuttavia posto sotto sequestro. Questi impianti avrebbero dovuto cooperare con gli inceneritori già in funzione nel Lazio, a Colleferro e San Vittore, e con quelli in progettazione ad Albano Laziale, sulla via Appia; tuttavia, proprio a Colleferro gli impianti sono stati posti sotto sequestro;

successivamente al dissequestro, al pari degli impianti di Colleferro, è oggi in esercizio una linea di gassificazione ed in via di realizzazione altre due. L’invaso di discarica è attualmente in esercizio in proroga, nonché oggetto di una procedura di bonifica per l’accertato inquinamento delle acque sotterranee da parte dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA) del Lazio;

considerato che:

sul quotidiano “La Repubblica”, cronaca di Roma, del 23 settembre 2011, è uscito un articolo relativo all’inchiesta aperta per quattro morti di cancro nella zona della discarica di Malagrotta;

la Procura di Roma ha avviato un’inchiesta con l’ipotesi di omicidio colposo per stabilire se la morte di quattro persone, tra il 2008 e il 2010, sia stata provocata dalle esalazioni dell’impianto di smaltimento dei rifiuti di Malagrotta. Gli inquirenti però non vogliono fare luce soltanto sul caso dei quattro residenti uccisi dal cancro; c’è anche un altro fascicolo, per lesioni gravi, aperto sulla base di decine di esposti. Il cuore dell’indagine è la tragedia vissuta da quattro familiari negli ultimi tre anni: la morte è sopraggiunta in tempi molto brevi, a pochi mesi dalla diagnosi di cancro;

si legge nel citato articolo: «Cittadini che abitano vicino alla discarica – secondo fonti della Procura – e hanno denunciato di essersi ammalati di tumore a causa delle esalazioni. L’indagine è condotta dal procuratore aggiunto Roberto Cucchiari e dal pubblico ministero Alberto Galanti che nei prossimi giorni dovrebbero disporre una consulenza epidemiologica per chiarire se esista un nesso casuale tra le patologie dei residenti e l’impianto di smaltimento di Malagrotta»,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga opportuno avviare una indagine per cercare di fare luce sul caso dei quattro residenti uccisi dal cancro, oggetto di un’inchiesta della Procura di Roma, titolare di un altro fascicolo, per lesioni gravi, aperto sulla base di decine di esposti dei residenti nei pressi della discarica di Malagrotta, al fine di alleviare la tragedia vissuta negli ultimi tre anni dai familiari, che hanno visto i loro congiunti morti in tempi molto brevi, a pochi mesi dalla diagnosi di cancro;

quali misure urgenti intenda attivare per prevenire fenomeni di mortalità, come quelli descritti, che si verificano nelle adiacenze delle discariche, causa di tante tragedie.

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