funzionari Equitalia estorcono denaro ai contribuenti

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05979
Atto n. 4-05979

Pubblicato il 29 settembre 2011
Seduta n. 613

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che alcuni funzionari di Equitalia avrebbero estorto denaro ai contribuenti con false cartelle e minacce;

in particolare si legge su un articolo pubblicato su “La Repubblica-Bari” il 29 settembre 2011: «Ufficialmente avevano il compito di riscuotere i tributi. In realtà approfittavano del loro ruolo di funzionari di Equitalia per individuare cittadini da “spennare”, chiedendo di pagare migliaia di euro sotto la minaccia di azioni legali. Un trucco semplice ma efficace, che avrebbe potuto fruttare una fortuna a due funzionari imbroglioni e che, alla fine, è costato loro una denuncia per tentata concussione, della quale tra poche settimane saranno chiamati a rispondere in Tribunale. I carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Lecce, infatti, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a due uomini (uno di Lecce e uno di Parabita), accusati di avere chiesto soldi ad almeno tre contribuenti, agitando lo spettro di possibili azioni legali nei loro confronti. A fare scattare le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Stefania Mininni, sono state proprio le denunce di alcuni cittadini, i quali lamentavano di avere ricevuto pressanti sollecitazioni al pagamento di cifre che, in realtà, avevano già corrisposto alla società titolare della riscossione dei tributi. Per convincere le vittime a pagare, infatti, i due funzionari utilizzavano cartelle esattoriali vere ma con timbri falsi, nelle quali venivano chieste cifre dai 3000 agli 8000 euro. E poco importava che le persone interessate avessero già pagato: nel nome della legge si chiedeva loro di sborsare altri soldi. Nell’esecuzione di un disegno criminoso che sarebbe stato portato fino in fondo se i cittadini (…) non avessero sentito puzza di bruciato. Tre denunce sono state presentate quasi contemporaneamente ai carabinieri, e ai militari è bastato poco per verificare la fondatezza dei racconti delle vittime e identificare i due funzionari disonesti. A loro, dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, venti giorni di tempo per presentare memorie al pm o chiedere di essere interrogati, nel tentativo di discolparsi. Agli investigatori, invece, il compito di verificare se nel mirino dei due uomini non siano finite altre vittime e se qualcuno, messo sotto pressione, non abbia addirittura pagato»;

considerato che:

i cittadini non sanno più come difendersi dai metodi vessatori nella riscossione da parte di Gerit-Equitalia, tra cui le cosiddette ganasce fiscali effettuate anche in dispregio di una recente sentenza di Cassazione, le maniere spicce, a volte, a giudizio dell’interrogante, al limite dell’estorsione, nella richiesta di cartelle scadute e/o prescritte, l’impossibilità di accesso agli sportelli e ad un numero a pagamento 848800444;

dette vessazioni stanno generando numerose proteste popolari tra cui quella in Sardegna dove si è costretto il direttore generale dell’Agenzia delle entrate a diffondere una tardiva lettera ai dipendenti, riportata dall’Ansa, in un lancio del 5 maggio 2011: «Befera ricorda i due principi di “correttezza ed efficienza” che erano già stati al centro di una precedente lettera inviata ai dipendenti. “Principi che considero fra loro inscindibili – scrive – Se la nostra missione ha lo scopo fondamentale di accrescere il livello di adempimento spontaneo degli obblighi fiscali, dobbiamo distinguere bene fra i comportamenti che favoriscono il raggiungimento di tale scopo e i comportamenti che finiscono invece per vanificarlo”. La lettera – spiega – nasce dal fatto che continuano ad arrivare “segnalazioni nelle quali si denunciano modi di agire che mi spingono adesso a rivolgermi direttamente a tutti voi per richiamare ognuno alle proprie responsabilità e ribadire ancora una volta che la nostra azione di controllo può rivelarsi realmente efficace solo se è corretta. E non è tale quando esprime arroganza o sopruso o, comunque, comportamenti non ammissibili nell’ottica di una corretta e civile dialettica tra le parti» (si veda anche l’atto di sindacato ispettivo 3-02169);

il lancio Ansa prosegue: «Befera fornisce anche indicazioni pratiche. “Se un accertamento non ha solido fondamento – chiede ai propri dipendenti – non va fatto e se da una verifica non emergono fatti o elementi concreti da contestare, non è corretto cercare a ogni costo pseudoinfrazioni formali da sanzionare solo per evitare che la verifica stessa sembri essersi chiusa negativamente. Insomma, se il contribuente ha dato prova sostanziale di buona fede e di lealtà nel suo rapporto con il Fisco, ripagarlo con la moneta dell’accanimento formalistico significa venire meno a un obbligo morale di reciprocità, ed essere perciò gravemente scorretti nei suoi confronti. Allo stesso modo, non è ammissibile pretendere dal contribuente adempimenti inutili, ripetitivi e defatiganti; e costituisce una grave inadempienza ritardare l’esecuzione di sgravi o rimborsi sulla cui spettanza non vi sono dubbi”. Per il “numero uno” delle Entrate “devono invece valere sempre le modalità di relazione che i contribuenti stessi elogiano nelle lettere che da qualche tempo pubblichiamo su intranet: disponibilità, cortesia, capacità di ascolto, chiarezza nelle spiegazioni, attenta valutazione senza preconcetti di problematiche complesse, volontà di cogliere la sostanza delle questioni e di trovarne tempestivamente la soluzione. Senza trincerarsi dietro esasperanti formalismi o piccole astuzie burocratiche»;

alla fine del 2010 anche nelle regioni produttive del Nord l’azione vessatoria di Equitalia pesa ormai più della crisi economica: se un artigiano o un commerciante è in difficoltà, magari perché proprio lo Stato ritarda i pagamenti, Equitalia pignora e segnala la posizione alla centrale rischi. Il debito aumenta e molti chiudono o finiscono nelle mani degli usurai. Nel centro sud a causa di tasse e multe arretrate vi sono oltre 300.000 ipoteche su altrettanti commercianti ed imprese e pignoramenti per 90.000 imprese a rischio chiusura;

in un momento in cui la crisi diventa sempre più dura, in cui per molti arrivare a fine mese è un miraggio, in cui i salari arrivano troppo spesso con mesi di ritardo e una parte va a pagare il mutuo della casa, in cui i precari sono sempre più precari e chi precario non lo era lo sta diventando, la cosa più probabile che possa capitare è che intervenga Equitalia che in breve tempo può assoggettare la casa a ipoteca, la macchina a fermo amministrativo, incidendo pesantemente sulla vita dei cittadini;

l’atteggiamento, a giudizio dell’interrogante prepotente, di Equitalia, a prescindere dalla maggior parte dei lavoratori di alcuni uffici, visitati dall’interrogante, che si prodigano per offrire aiuto e assistenza ai contribuenti, non colpisce duramente solo gli imprenditori vittime della crisi, ma anche le famiglie le quali subiscono cartelle esattoriali e procedure esecutive al limite della legalità,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se siano state adottate iniziative disciplinari a carico dei funzionari oggetto dell’inchiesta e, in caso contrario, se il Governo non ritenga necessario provvedere a riguardo;

quali iniziative intenda adottare al fine di evitare ulteriori vessazioni ai cittadini permettendo la piena tutela dei contribuenti e ristabilendo la fiducia dei contribuenti italiani;

quali iniziative intenda assumere per offrire il ripristino della legalità ed il rispetto dello Statuto dei diritti dei contribuenti, cancellato da direttive che sembrano avere l’unica finalità di garantire il gettito erariale, senza badare né alla forma, né alla sostanza.

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