Month: settembre 2011

Dimezzato risarcimento danno biologico

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05943
Atto n. 4-05943

Pubblicato il 27 settembre 2011
Seduta n. 610

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

nella riunione del 3 agosto 2011 il Governo ha approvato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica in esecuzione dell’articolo 138 del codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005;

l’Assemblea dell’Organismo unitario dell’Avvocatura (OUA), riunitasi in Roma il 17 settembre 2011 ha approvato un deliberato contro il decreto del Presidente della Repubblica varato dal Consiglio dei ministri che dimezza il risarcimento del danno biologico per gli incidenti stradali nei casi di invalidità permanente compresa tra il 10 e il 100 per cento. La misura deve ora passare al parere consultivo del Consiglio di Stato e poi alla firma del Presidente della Repubblica;

nel deliberato l’Assemblea dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura contesta fortemente il provvedimento che risulta connotato da esclusivi interessi industriali e rivolge un appello perché blocchi (come a Suo tempo fece correttamente il presidente Cossiga) questo «regalo» alle assicurazioni. Già nel 2001, con la legge n. 57, venne operata una calmierazione dei risarcimenti per i danni fisici tra l’1 e il 9 per cento subiti in seguito a incidente stradale, riducendo di molto gli importi sino ad allora liquidati dai giudici. Se allora la giustificazione fu quella di intervenire sulle micro-lesioni (che peraltro sino ad allora erano considerate solo quelle sino al 5 per cento) per ridurre i costi delle polizze assicurative, oggi questa scusa non regge più. Il provvedimento, caso strano, interviene appena due mesi dopo che una sentenza della Cassazione aveva stabilito che le tabelle del Tribunale di Milano fossero quelle da ritenersi più congrue per il metodo di calcolo e i valori determinati. Secondo queste tabelle, un ventenne con invalidità permanente del 90 per cento fino ad oggi riceverebbe da 850.000 a oltre un milione di euro. Invece, con le tabelle fissate dal Governo, incasserà tra i 450 e i 600.000 euro. Circa la metà. Una vera “eredità” in favore delle assicurazioni. Deve inoltre segnalarsi come tale provvedimento implementi ulteriormente la forte discriminazione fra le vittime di incidenti stradali e le vittime di altri infortuni alle quali il decreto del Presidente della Repubblica non sarebbe applicabile. Ci si può chiedere come possa essere possibile che a fronte di uno stesso danno si possano ricevere risarcimenti tanto diversi. In Europa tale discriminazione causale non è consentita. Con il provvedimento in itinere si annullano 40 anni di evoluzione giurisprudenziale e dottrinale che aveva posto la persona al centro del diritto e non il mero calcolo economico aziendale. A giudizio dell’interrogante il Governo tenta di annullare con un colpo di spugna (e di mano) tutta la giurisprudenza in materia risarcitoria, sostituendola d’imperio con parametri monetari che contrastano nettamente anche quelli decisi dalla Cassazione;

nel provvedimento l’Assemblea dell’OUA denota anche un forte e nuovo attacco alla magistratura, che verrebbe privata totalmente di diritto del suo potere discrezionale nella decisione del quantum risarcitorio. Nel merito inoltre occorre rilevare come l’emanando decreto del Presidente della Repubblica sia, ovviamente, un atto amministrativo e come tale privo della forza di legge. Se, da un lato, ciò rende evidentemente la norma non soggetta al controllo di legittimità costituzionale, è peraltro evidente, circostanza rilevata anche dai primi commenti ANIA, che tale norma è priva di cogenza dal momento che vi è la possibilità per il magistrato di disapplicare l’atto amministrativo illegittimo in forza dei noti principi risalenti all’allegato E della legge 20 marzo 1865, n. 2248. A prescindere dalla circostanza che la Cassazione ha chiarito come il livello della equità sia costituito dal risarcimento del danno alla persona dalle tabelle milanesi, è evidente che le cosiddette tabelle ministeriali, riduttive nei valori pecuniari e di dubbia valenza per quanto riguarda la definizione dei baremes medico legali, sono viziate sotto diversi profili. Nonostante analoghi vizi “riduzionistici” già all’attenzione della Corte costituzionale, l’articolo 139 del codice delle assicurazioni private di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005 indica dei valori monetari per la valutazione pecuniaria del percentile di IP; la tabella redatta in sede ministeriale invece, a giudizio dell’interrogante inammissibilmente disattende i criteri progressivi di cui all’art. 139, che, se applicati analogicamente, avrebbero portato a valori pecuniari addirittura superiori alla tabella milanese. L’estensore della tabella (da taluni indicata in un’attuaria in relazioni di parentela con consulenti di compagnia) ha addirittura esplicitato chiaramente la volontà di modificare i criteri attuariali per evitare risarcimenti o troppo bassi o troppo alti. È evidente che tale materia non si presta a valutazioni discrezionali da parte di qualsivoglia funzionario amministrativo, ma è di esclusiva competenza del Parlamento. Tale concetto non sembra essere stato recepito da chi ha redatto la bozza di decreto del Presidente della Repubblica, nonostante in materia vi sia un identico precedente costituito dalla mancata promulgazione da parte del Presidente della Repubblica Cossiga della cosiddetta legge Amabile, bocciata proprio perché rimetteva alla discrezionalità amministrativa la valutazione del danno alla persona, materia di rilievo costituzionale;

l’Assemblea ascoltata anche la Commissione responsabilità civile, assicurazioni e indennizzo diretto dell’OUA, rileva inoltre come i valori pecuniari di cui alla bozza di decreto del Presidente della Repubblica non siano stati adeguati all’inflazione essendo gli stessi risalenti al 2005 e perciò appaiono solo ulteriormente penalizzanti; inoltre come, al di fuori di ogni previsione legislativa, siano stati individuati valori differenti per uomini e donne. La assoluta irragionevolezza della scelta discrezionale di chi ha redatto senza alcun confronto con gli operatori del diritto emerge anche dalla assurda circostanza che i valori pecuniari che si intenderebbe adottare non paiono idonei neanche a ricoprire eventuali rivalse dell’INAIL che eroga per il risarcimento del danno biologico in ipotesi di sinistro che integra l’infortunio in itinere, rendite che, se capitalizzate, appaiono superiori alle somme previste dalla bozza di decreto del Presidente della Repubblica. È evidente l’illogicità e l’approssimazione con cui è stato redatto il decreto del Presidente della Repubblica che evidentemente, quanto ai valori pecuniari, giaceva probabilmente dai tempi della legge n. 57 del 2001, essendo stato redatto ancor prima che entrasse in vigore la normativa INAIL su ristoro del danno biologico. Si rileva ancora come la normativa in itinere colpisca i cittadini più deboli, e possa altresì in futuro essere utilizzata come base logistica per limitare anche altre tipologie risarcitorie quali quelle della malasanità o degli infortuni sul lavoro;

l’Assemblea dell’OUA, quindi, fa istanza al Governo affinché ritiri il provvedimento, ingiustificato e lesivo dei diritti dei danneggiati nonché in aperto contrasto con i principi del giusto ed integrale risarcimento e dell’art. 32 della Costituzione e rivolge nel contempo appello affinché non si apponga la firma al decreto del Presidente della Repubblica;

considerato che, qualora il decreto fosse emanato, i bilanci delle compagnie assicurative ne trarranno un rilevante beneficio dovuto a un drastico abbassamento degli esborsi relativi agli indennizzi,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che l’applicazione del decreto del Presidente della Repubblica determinerebbe un calo fino al 50 per cento nei risarcimenti del danno alla persona in caso di sinistro stradale;

se il Governo intenda dare seguito all’istanza dell’Assemblea dell’Organismo unitario dell’Avvocatura;

quali iniziative voglia intraprendere il Governo al fine di sanare le incongruenze del provvedimento in questione che comportano anche una discriminazione tra le vittime di incidenti stradali e le vittime di altri infortuni alle quali il decreto del Presidente della Repubblica non sarebbe applicabile comportando risarcimenti diversi per lo stesso danno;

se ritenga opportuno, nel momento in cui il decreto fosse emanato, intervenire nelle opportune sedi di competenza per ottenere un sostanzioso abbattimento del costo delle polizze affinché ai suddetti benefici, di cui si avvantaggeranno le compagnie, possano accedere anche gli assicurati;

quali iniziative intenda assumere per garantire il pieno rispetto della dignità umana delle vittime dei reati che non può essere calpestata dall’unica preoccupazione di aumentare gli utili delle compagnie assicurative.

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Finemccanica presentato ennesimo piano di rilancio

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05922
Atto n. 4-05922

Pubblicato il 22 settembre 2011
Seduta n. 609

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

il 16 settembre 2011 è stato presentato a Roma durante un’incontro tra i vertici del settore aeronautico di Finmeccanica (Alenia Aeronautica e Alenia Aermacchi) e le sigle sindacali del comparto, l’ennesimo piano di rilancio del Gruppo;

il piano presenta drammatiche immediate ricadute in termini occupazionali con la chiusura delle Unità di Casoria, Roma e Venezia e la perdita del lavoro per oltre 2.700 persone;

è inoltre confermata la prossima incorporazione di Alenia Aermacchi in Alenia Aeronautica con il trasferimento della sede sociale a Venegono e la ulteriore pesante incidenza su altri lavoratori ai quali, pena la perdita del posto di lavoro, verrà imposto il trasferimento presso la nuova sede di Venegono. Questo, a parere dell’interrogante, in ossequio a politiche di partito che rispondono non a logiche industriali ma, ancora una volta, ad obblighi clientelari dei quali la Lega Nord si fa titolare o portavoce;

considerato che:

era fuori di dubbio che le conseguenze di una gestione a giudizio dell’interrogante sciagurata di Finmeccanica e delle sue consociate avrebbero costretto a decisioni gravi;

anziché procedere alla eliminazione radicale degli squilibri e delle inefficienze manageriali, anziché chiedere conto agli amministratori responsabili delle loro conclamate incapacità di ottenere sviluppi produttivi, chiarezze operative, risultati nei mercati di riferimento, e, appurato il loro fallimento, procedere all’azzeramento degli stessi riportando ai vertici del Gruppo competenze e serietà, il Governo assiste indifferente alla ulteriore umiliazione di una grande azienda italiana e dei suoi lavoratori, in una sorta di macelleria sociale che vede vittime ancora e sempre i più deboli; si aggiungano le incresciose vicende poste sotto la lente della magistratura che vedono coinvolti, ancora una volta, vertici di Finmeccanica, in una situazione che definire allucinante, in una Nazione che partecipa ad un consesso europeo dove episodi della specie non verrebbero tollerati solo al loro apparire, è poco,

si chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo risulti che il piano industriale presentato tiene conto della miriade di consulenti, portaborse, faccendieri e altre personalità di dubbia competenza che gravano sul bilancio di Finmeccanica e delle sue consociate;

se intendano sollecitare i revisori dei conti di Finmeccanica al fine di acquisire le spese sostenute dagli amministratori delegati, presidenti e vice presidenti di Alenia Aeronautica e di Alenia Aermacchi negli ultimi cinque anni;

se si conoscano il numero di questi “collaboratori”, gli oneri per essi sostenuti, nonché la loro sorte nell’instaurando processo di razionalizzazione e rilancio aziendale, e quali risparmi siano previsti dal taglio di essi che necessariamente dovrà precedere il taglio dei lavoratori dipendenti;

quale sia la valutazione del Ministro dell’economia e delle finanze, azionista di riferimento, di fronte ai contenuti del piano di Finmeccanica che, da un lato, toglie dall’attività produttiva migliaia di lavoratori obbligandoli alla pensione anticipatamente e, dall’altro, annuncia centinaia di nuovi contratti a tempo determinato, scaricando sulla comunità gli oneri dei primi e creando precariato per i secondi;

se non ritenga che il trasferimento di stabilimenti e centri decisionali dell’Azienda in Provincia di Varese non sia dipendente dalle richiamate logiche politiche;

quale sia la valutazione sulle conseguenze che tale trasferimento comporta per centinaia di dipendenti, costretti a subirlo pur di non essere licenziati.

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Sperperi Finmeccanica

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05921
Atto n. 4-05921

Pubblicato il 22 settembre 2011
Seduta n. 609

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che sono state presentate numerose interrogazioni parlamentari sugli sperperi di Finmeccanica e sulle società collegate;

considerato che a giudizio dell’interrogante sarebbe auspicabile che:

gli organi inquirenti acquisissero le interrogazioni finora presentate che illustrano e descrivono ampiamente gli sperperi effettuati negli anni dal management di Finmeccanica e delle società ad esse collegate;

essi si avvalessero anche di magistrati della Corte dei conti nell’indagine, al fine di capire per quali motivi si continuano a vendere pezzi di Finmeccanica, quando sarebbe più opportuna una razionalizzazione delle centinaia di partecipate, la quale consentirebbe una notevole riduzione dei costi di gestione, e quando nella corporate di Finmeccanica ci sono centinaia di consulenti già pensionati;

essi acquisissero tutte le spese di viaggio del top management delle società Alenia Aeronautica ed Alenia Aermacchi e verificassero se corrisponda al vero che vengono scalati perfino gli scontrini per il caffè,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che la magistratura abbia avviato un’indagine sugli sperperi e sulle spese disinvolte degli amministratori delegati delle società collegate a Finmeccanica, in primis Alenia Aeronautica ed Alenia Aermacchi;

a quanto ammonti l’onere per l’aereo privato di Finmeccanica che è affittato tutto l’anno e quali ne siano le motivazioni.

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Finmeccanica -Pozzessere -Metrangolo

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05920
Atto n. 4-05920

Pubblicato il 22 settembre 2011
Seduta n. 609

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che in seguito alle recenti bufere giudiziarie che stanno coinvolgendo il gruppo Finmeccanica, il direttore commerciale Paolo Pozzessere e il dirigente Salvatore Metrangolo hanno messo a disposizione dell’Amministratore delegato i loro incarichi, dando le dimissioni;

considerato che risulta all’interrogante che Paolo Pozzessere, così come l’altro dimissionario Salvatore Metrangolo, sia stato a tutt’oggi visto entrare ed uscire più volte dalla sede legale del gruppo, a piazza Monte Grappa a Roma,

si chiede di sapere:

se al Governo risultino effettivamente presentate tali dimissioni e, in caso affermativo, per quale motivo Pozzessere e Metrangolo entrino ed escano tuttora dalla sede di Finmeccanica, non essendone più dipendenti;

se risulti che le ventilate dimissioni di Pozzessere e Metrangolo siano state comunicate alla stampa al solo scopo di far calmare le acque e in caso affermativo da chi siano state suggerite.

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Giudice Carreri congedi malattia per regate

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05924
Atto n. 4-05924

Pubblicato il 22 settembre 2011
Seduta n. 609

LANNUTTI – Al Ministro della giustizia. -

Premesso che:

il quotidiano “La Stampa” riporta la vicenda del giudice Cecilia Carreri che, giustificando le assenze dal posto di lavoro con una lombosciatalgia, in realtà trascorreva il tempo girando il mondo in barca a vela;

si legge nel citato articolo: «La vicenda risale al 2005: la Carreri, gip a Vicenza, aveva chiesto congedi per malattia per dieci mesi e mezzo. Soffriva, secondo i certificati medici, di “lombartrosi spiccata con discopatie multiple. Malattia invalidante per il lavoro”, anche perché aggravata da “stato depressivo, disturbi del sonno e cefalea ricorrente”, tanto da sconsigliare «la stazione eretta prolungata, come il rimanere a lungo seduta», necessitando “costantemente di cure mediche, trattamenti riabilitativi, training di rilassamento, ginnastica dolce e stretching”. Ciò non le impediva, come rilevò “con disagio” l’Associazione magistrati, di veleggiare a bordo del suo 60 piedi “Mer Verticale” dall’isola di Wight, sud dell’Inghilterra, a Dunkerque, Francia del Nord, partecipando alla Rolex Fastnet Race (1.126 km), propedeutica alla regata transoceanica autunnale Transat Jacques Vabre: 8 mila km da Francia a Brasile. E la lombalgia? E la depressione? E l’ansia? E l’insonnia? Miracolosamente curate dalle correnti della Manica e dai flutti dell’Atlantico? Certo, ha spiegato la Carreri in tribunale: la regata agostana “si svolgeva su imbarcazione con un equipaggio di 4 persone e con una pressoché totale assenza di vento, segno che non si trattava di una dura prova incompatibile con i doveri di recupero psicofisico”. E “l’attività ludica personale” non era controindicata, anzi “faceva parte di un percorso di recupero della potenzialità personale e di verifica delle capacità di autostima”, tanto da aver portato “beneficio psichico”. Dunque proprio le regate “hanno consentito il pronto recupero psicofisico, con efficace rientro in servizio” Tesi negata dal presidente del tribunale di Vicenza, “atteso che la regata richiedeva un’adeguata e prolungata preparazione, svolta durante l’aspettativa per malattia”; dal presidente della Corte d’Appello, incredulo nel constatare che la malattia non avesse impedito “quell’attività fisica altamente impegnativa”; dalla Procura della Cassazione, per cui la giudice “ha gravemente mancato ai doveri di correttezza, rendendosi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere il magistrato con conseguente compromissione del prestigio dell’Ordine giudiziario”; dal Csm, che l’ha condannata “per aver approfittato della patologia per effettuare imprese sportive anche di livelli estremi, di per sé inconciliabili con la patologia stessa, in modo da far apparire l’assenza pretestuosa e come tale lesiva dell’immagine e del prestigio del magistrato”; dalla Cassazione, che ha respinto il ricorso della giudice. E, infine, dalla Corte dei conti, che ora rileva “evidente conflittualità tra certificazione medica e realtà”, giudica “altamente impegnativa” e incompatibile con una lombalgia la regata “nel burrascoso mare Celtico e in patente conflitto con i doveri di lealtà e correttezza” il comportamento della Carreri, tanto da comportarle condanna sia per violazione del rapporto di lavoro “con ingiustificato arricchimento” che per disservizio ai cittadini. Addebiti degni di sanzione esemplare. Invece il risarcimento è di 6.714,28 euro, di cui 5.755,10 di stipendio indebito e 959,18 per disservizio al sistema-giustizia»;

considerato che, a giudizio dell’interrogante, a seguito della condanna per aver approfittato della patologia per effettuare imprese sportive anche di livelli estremi, espressa dalla Cassazione che ha respinto il ricorso della Carreri, la condanna al risarcimento è stata eccessivamente mite considerando che il dipendente pubblico non si sarebbe presentato in ufficio per quasi 11 mesi perché incapace di lavorare, ma non di veleggiare,

si chiede di sapere se a giudizio del Ministro in indirizzo tali fatti non contribuiscano a gettare discredito sulla magistratura generando una frattura tra cittadini utenti della giustizia ed una delle più importanti istituzioni che occorre difendere a patto che riesca a censurare episodi poco edificanti.

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Rincari pedaggi autostradali per IVA 21%

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05925
Atto n. 4-05925

Pubblicato il 22 settembre 2011
Seduta n. 609

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti. -

Premesso che:

i gestori delle autostrade, il 17 settembre 2011, si sono prontamente allineati a quanto disposto dalla manovra di ferragosto (decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011) per cui l’Iva passa dal 20 al 21 per cento aumentando formalmente dell’1 per cento i pedaggi;

“Il Corriere della sera” riporta le contestazioni sugli aumenti dei pedaggi delle autostrade venete: «Venerdì una tratta di circa 80 chilometri come quella da Padova a Verona costava 4,70 euro, mentre ora il costo del pedaggio è di 4,80. Uno scatto di dieci centesimi che in valore assoluto sarà pure poco, ma che a fine anno si fa sentire su chi usa l’auto tutti i giorni. Soprattutto però si tratta di aumento del 2 per cento, quindi doppio rispetto all’aumento dell’1 per cento di Iva previsto dall’ultima Finanziaria»;

si legge ancora nel citato articolo che la Serenissima si giustifica spiegando che tutto questo è solo la pura applicazione della legge. «Bruno Chiari, direttore generale della Brescia-Padova, entra nel dettaglio per spiegare come si determina l’adeguamento tariffario. “La ragione dell’aumento del pedaggio nella tratta Padova Ovest-Verona Sud – fa sapere – risiede proprio nella variazione dell’aliquota Iva dal 20 al 21 per cento e nel conseguente arrotondamento”. Quando l’Iva era al 20 per cento, spiega Chiari, il costo della tratta “era di 4,71307 euro, che per effetto dell’arrotondamento veniva abbassato a 4,70. Passando all’aliquota Iva del 21 per cento, il pedaggio per il medesimo percorso diviene di 4,76020 euro, che per effetto dell’arrotondamento passa a 4,80″. Il fenomeno si riscontra tal quale su tutte le autostrade italiane e venete. Silvano Vernizzi, amministratore delegato di Veneto Strade, spiega che si tratta di una regola generale: “L’arrotondamento si applica a tutti i prodotti e le tariffe. La norma è semplice e dice che fino a 5 centesimi, i prezzi devono essere arrotondati per difetto a zero, oltre i 5 centesimi vanno arrotondati per eccesso a dieci”. La conseguenza è che per le tratte più brevi la tariffa dovrebbe restare invariata, mentre per quelle più lunghe scatta l’adeguamento»;

quello riportato da “Il Corriere della sera” è solo un esempio tra i numerosi rincari che hanno riguardato varie tratte autostradali lungo tutto il Paese;

resta il fatto che un aumento teorico dell’1 per cento diventa un aumento reale molto superiore. Tra i più colpiti le centinaia di migliaia di pendolari, quelli delle piccole tratte e delle tangenziali, ma anche i veicoli commerciali.

il meccanismo adottato per decidere le tariffe sta irritando tutti, dalle associazioni di categoria agli utilizzatori finali;

l’interrogante sta ricevendo numerose segnalazioni di cittadini che lamentano eccessivi rincari dei pedaggi che vanno al di là anche dell’arrotondamento. Una per tutte la denuncia di un utente sul pedaggio per la tratta Marcallo-Mesero/Milano Tangenziale Ovest che è passato da 2,70 a 3,30 euro. Inoltre con questo nuovo scatto si raggiunge in tre anni e mezzo (dal 2008 al 2011) l’83,3 per cento di aumento della tariffa;

considerato che:

nel gennaio 2011 si è assistito all’ultimo ed ennesimo adeguamento delle tariffe dei pedaggi autostradali con un aumento medio di tutto il comparto delle concessionarie autostradali, pari al 6 per cento, più del doppio rispetto all’anno precedente, con punte anche del 20 per cento;

i rincari non sono mai andati di pari passo con il servizio garantito dalle società autostradali agli utenti, con tratti autostradali in condizioni pessime, senza corsia d’emergenza, con corsie di larghezza minima indispensabile,

si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di controllare che gli aumenti previsti dall’ultima Manovra finanziaria siano applicati a regola di legge affinché gli utenti non rimangano vittime di società autostradali che approfittano della novità per incrementare gli incassi, considerato che quell’1 per cento in più peserà sulle tasche degli italiani nelle quali era stato promesso di non mettere mano.

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Minzolini – Zavoli

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05919
Atto n. 4-05919

Pubblicato il 22 settembre 2011
Seduta n. 609

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e della giustizia. -

Premesso che:

a giudizio dell’interrogante, il Tg1, l’ammiraglia della Rai, il cui direttore Augusto Minzolini è indagato dalla Procura di Roma per le allegre spese con la carta di credito aziendale dopo la denuncia dell’Adusbef, sta caratterizzando la sua gestione con un appiattimento sulle posizioni del Governo e del Presidente del Consiglio dei ministri, a danno dell’informazione obiettiva ed oggettiva;

nei giorni scorsi l’edizione delle ore 20, che rappresentava un moloch in termini di ascolto, è stata battuta in termini di ascolto perfino dal Tg2, a conferma che gli ascoltatori non amano e non gradiscono un’informazione faziosa, priva perfino della deontologia professionale nel dare le notizie come veritiera rappresentazione del Paese reale, colpito da una crisi economica senza precedenti;

in un articolo pubblicato il 21 settembre 2011 sul “Corriere della sera” dal titolo: «”Potrei dire basta al Tg1″. Zavoli contro Minzolini, ritorno di Di Bella a raitre, Masi al Tg2″» Paolo Conti scrive che la direzione del Tg1 di Augusto Minzolini sarebbe “arrivata al capolinea”;

si legge infatti «Ieri in commissione di Vigilanza il presidente Sergio Zavoli lo ha attaccato: “Pervicacemente continua a produrre i motivi del discredito professionale e politico, il che non giova al prestigio del servizio pubblico. L’opinione pubblica è sempre più unanime nel criticare il Tg1″. Replica del direttore generale Lorenza Lei, ascoltata in commissione: “Quando dirò basta al tg1? Basta non lo posso dire solo io ma lo devono dire anche i consiglieri. Certo, un basta posso anche portarlo in consiglio, ma devo avere con me un coro che non deve essere composto solo da cinque anime”. Tradotto: per mandare via un direttore del Tg1 occorre l’unanimità del Consiglio. Comunque ammette: “In estate c’è stata una flessione degli ascolti ma intendiamo aspettare le prossime settimane, poi faremo le valutazioni del caso”. Replica di Minzolini: “Zavoli è un presidente di parte e lo dimostra nelle dichiarazioni che fa” Dunque domani in Consiglio si parlerà del Tg1. E si procederà a un importante giro di nomine. Nessun esterno, solo volti interni direttamente legati alle strutture che dovranno dirigere: questa la linea adottata dal direttore generale Lorenza Lei. Antonio Di Bella torna direttore di Raitre, riprendendo il posto di Paolo Ruffini, che lascia l’azienda per La7. Di Bella, oggi corrispondente da New York, aveva già guidato Raitre nel periodo in cui Ruffini venne rimosso su proposta dell’ex direttore generale Mauro Masi per poi essere reintegrato dalla magistratura (novembre 2009-giugno 2010).Altra novità. Il Tg2 ha finalmente un nuovo direttore, atteso dalla redazione addirittura da marzo: l’attuale vicedirettore e direttore ad interim Marcello Masi. Quindi nessuna nomina per Susanna Petruni, molto appoggiata dal Pdl. Lorenza Lei ha preferito premiare il lavoro svolto da Marcello Masi che, in questo periodo di interinato, ha assicurato ottimi ascolti. Il 5 settembre (caso più unico che raro, in una Rai abituata a spaccarsi) la redazione all’unanimità aveva votato un documento in cui si respingevano sia nomine esterne che altre «estranee alla storia della testata» (in molti avevano visto un riferimento alla Petruni) e si chiedeva la conferma di Marcello Masi che aveva ringraziato la redazione ma aveva rinviato ogni decisione al vertice dell’azienda. A tessere una silenziosa tela pro-Masi è stato il presidente Paolo Garimberti, che con una serie di sondaggi informali ha accertato la disponibilità dei consiglieri di maggioranza ed opposizione a votare per un vicedirettore «di macchina», di area centrista ma non partitica. Altre nomine. Gianni Scipione Rossi diventa direttore di Rai Parlamento (ne era vicedirettore vicario) e Giovanni Miele va a Gr Parlamento (era caporedattore). Roberto Nepote, in questo momento senza incarico, dirigerà Rai Gold (Rai Movie più Rai Premium) e come vice avrà Giuseppe Gentile (anche lui senza incarico, ex Raisat, dove era direttore generale)»;

considerato che in un lancio d’agenzia dello stesso giorno, intitolato “Garimberti, Minzolini impari a tacere. Inaccettabili sue parole contro Zavoli”, l’Ansa scrive testualmente. «”Ho trovato le parole di Augusto Minzolini nei confronti del presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli inaccettabili”: così il presidente della Rai Paolo Garimberti, conversando con i giornalisti a margine del Prix Italia a Torino, ha commentato le dichiarazioni del direttore del Tg1 (“Zavoli è presidente di parte”, aveva detto ieri sera dopo la seduta della Vigilanza Rai). Secondo Garimberti, inoltre, Minzolini “deve imparare a tacere quando è il momento, non si attaccano le istituzioni”. Secondo Garimberti “Chiunque di noi lavori in Rai, ma anche non in Rai, deve rispettare le istituzioni. E ha fatto ancora notare il presidente della Rai conversando con i cronisti a Torino a margine del Prix Italia “Zavoli è il presidente della Commissione di Vigilanza, è stato presidente della Rai è e resta un grande giornalista”. Minzolini, ha ribadito Garimberti: “deve imparare a tacere quando è il momento perché non si attaccano le istituzioni, che hanno diritto, soprattutto se si tratta della commissione di vigilanza, a fare i rilievi critici. Noi dobbiamo rispondere ma dobbiamo farlo con i fatti o comunque in modo educato”. E ha tuonato Garimberti: “Ho trovato la risposta di Minzolini nei confronti di Zavoli quando lo ha definito ‘presidente di parté inaccettabile. E aggiungo, questo problema della forma lo porrò nei luoghi opportuni. È il direttore generale che eventualmente deve occuparsi di intervenire su questa cosa”»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che il Tg1 sotto la direzione di Minzolini stia perdendo ascolti, fiducia e credibilità a causa di un’informazione poco obiettiva schierata dalla parte dei potenti di turno;

se il Governo ritenga che sia compatibile, con gli impegni recati nel contratto di servizio con la Rai, una direzione del Tg1 tutt’altro che imparziale da parte di un giornalista noto per le scandalose, allegre spese effettuate in giro per il mondo, specie nelle località esotiche, a spese degli utenti del servizio pubblico costretti a pagare un canone in cambio di un’informazione poco oggettiva;

se risulti che anche il Tg1-economia, che ospita gli stessi soggetti per ammannire un’informazione schierata e non sempre obiettiva, dopo gli scandalosi consigli degli acquisti a favore di alcune società che ospitavano il direttore del Tg1 ed alcune accompagnatrici, abbia perso smalto, ascolti e credibilità rispetto alla gestione precedente;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per riportare un’informazione trasparente e credibile nel servizio pubblico, pagato in prevalenza attraverso il canone dei cittadini, secondo quanto previsto dal Contratto di servizio.

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Finmeccanica – Cassaintegrazione

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05906
Atto n. 4-05906

Pubblicato il 21 settembre 2011
Seduta n. 607

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che Finmeccanica, il cui azionista di riferimento è il Ministero dell’economia e delle finanze, è il primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia e tra i primi dieci player mondiali nell’aerospazio, difesa e sicurezza con 77.000 dipendenti ed un fatturato di 18 miliardi di euro;

considerato che:

il gruppo Finmeccanica ha debiti per oltre un miliardo di euro e gli analisti stimano per i prossimi anni dei forti aumenti della posizione debitoria;

dall’inizio del 2011 il titolo in borsa del gruppo ha perso circa il 46 per cento del proprio valore;

secondo quanto risulta all’interrogante, si rincorrono voci sull’imminente attivazione della cassa integrazione per migliaia di dipendenti e sulla previsione che, per la prima volta, la trimestrale del mese di dicembre indicherà risultati negativi per il gruppo Finmeccanica;

in particolare, la situazione sembra essere drastica per quanto riguarda la controllata Selex-Sistemi integrati, che faticherebbe a pagare gli stipendi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali siano le valutazioni dei rappresentanti del Ministero nel collegio dei conti del gruppo Finmeccanica;

quali siano le valutazioni in relazione al fatto che, stando a quanto risulta all’interrogante, i vertici di Selex-Sistemi integrati, ed in particolare l’Amministratore delegato, continuano a cambiare le auto di servizio senza reale necessità, passando, nonostante la difficile congiuntura economica, da una Mercedes Classe S a una Bmw Classe 7.

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Onerosità ricongiungimento contributi

 

 Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05907
Atto n. 4-05907

Pubblicato il 21 settembre 2011
Seduta n. 607

LANNUTTI , CARLINO – Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa diffuse su Internet (si veda, ad esempio, un trafiletto su “Blitz quotiziano” del 2 settembre 2011) che un’impiegata di 57 anni, L.S., dipendente del consorzio Melavì di Ponte in Valtellina (Sondrio), ha chiesto all’Inps la ricognizione della sua posizione contributiva, e la risposta è stata positiva, versando però 654.054,48 euro, in una sola soluzione, oppure 190 rate da quasi 4.800 euro l’una per un totale di 909.900,58 euro (calcolando pure gli interessi annui, fissati dall’Inps al 4,5 per cento). Lo denuncia la stessa funzionaria che ha scritto una lettera ai giornali;

“anche con una prospettiva di vita di ancora 30 anni – ha detto scoraggiata l’impiegata – non riuscirei mai a recuperare una così ingente cifra. Nell’Italia dei tanti privilegi è sconcertante che io non possa andare in pensione dopo 40 anni di ininterrotto lavoro”;

L. S. aveva scritto all’Inps perché il 23 novembre 2011 avrebbe maturato i 40 anni di lavoro (a lungo è stata in servizio al Municipio del suo paese, quindi con contributi versati all’Inpdap, poi è passata al consorzio che raggruppa i produttori di mele della Valtellina). La sede provinciale di Sondrio dell’istituto nazionale previdenziale le ha risposto di avere accolto la sua domanda, ma che prima di poterla definire “pensionata” ella deve sborsare quella cifra;

considerato che:

la ricongiunzione dei contributi è quell’istituto che permette, a chi ha posizioni assicurative in gestioni previdenziali diverse, di riunire, mediante trasferimento, tutti i periodi contributivi presso un’unica gestione, allo scopo di ottenere una sola pensione;

in base a quanto disposto dall’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dal 30 luglio 2010 è stata abolita la possibilità di costituire gratuitamente presso l’Inps, la posizione assicurativa, alla cessazione del rapporto assicurativo presso un Fondo alternativo al fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), facendo ad esempio confluire i contributi maturati dall’Inpdap all’Inps;

ciò comporta che non è più possibile trasferire la contribuzione nel FPLD in favore di soggetti cessati dal servizio dopo il 30 luglio 2010, nell’ipotesi in cui il trasferimento dei periodi assicurativi dovesse avvenire d’ufficio, a presentare la prescritta domanda, qualora gli interessati non abbiano provveduto entro il 30 luglio 2010, ancorché la cessazione del servizio sia avvenuta anteriormente a tale data;

per i predetti soggetti, riguardo ai quali non è più possibile l’unificazione automatica dei periodi assicurativi verso il FPLD, vale la facoltà di chiedere la ricongiunzione onerosa;

in particolare le disposizioni previste dai commi da 12-sexies a 12-undecies dell’articolo 12 hanno abrogato tutte le norme che prevedevano il trasferimento della contribuzione all’Inps gratuitamente: legge 2 aprile 1958, n. 322 (ricongiunzione delle posizioni previdenziali ai fini dell’accertamento del diritto e della determinazione del trattamento di previdenza e di quiescenza); articolo 3, comma 14, del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 562 (fondo di previdenza per gli elettrici); articolo 28 della legge 4 dicembre 1956, n. 1450 (fondo di previdenza per i telefonici); articolo 40 della legge 22 novembre 1962, n. 1646 (personale dipendente dalle amministrazioni statali, anche con ordinamento autonomo, personale iscritto agli istituti di previdenza ora Inpdap, personale iscritto all’Istituto postelegrafonici (Ipost); articolo 124 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 (dipendenti civili e militari in servizio permanente e continuativo); articolo 21, comma 4, e articolo 40, comma 3, della legge 24 dicembre 1986, n. 958 (carabinieri, graduati e militari di truppa, sergenti di complemento);

ne consegue che, alle domande di ricongiunzione presentate a partire dal 1° luglio 2010, per il trasferimento dei contributi accreditati al fondo dei lavoratori dipendenti dell’Inps, così come prevede la legge n. 29 del 1979, si dovranno applicare le regole sul calcolo e il pagamento dell’onere previsto per i riscatti;

prima del 1° luglio 2010 questo tipo di ricongiunzione avveniva senza oneri per il richiedente. L’unico obbligo era sulle spalle delle gestioni, che dovevano trasferire nel Fondo i contributi relativi ai periodi ricongiunti, più gli interessi al tasso annuo del 4,50 per cento;

l’abrogazione della costituzione gratuita della posizione assicurativa presso l’Inps è fortemente penalizzante per le dipendenti pubbliche che vorranno accedere al pensionamento di vecchiaia con i requisiti anagrafici più favorevoli previsti nel settore privato. Queste lavoratrici saranno costrette a ricorrere alla ricongiunzione della contribuzione, ora diventata onerosa. Altrettanto penalizzati saranno tutti i lavoratori che hanno versato la contribuzione in diverse gestioni pensionistiche;

inoltre queste modifiche penalizzano gravemente le donne, non solo per l’età, ma ancor di più per il fatto che le ricongiunzioni di cui al citato articolo 1 della legge n. 29 del 1979 sono divenute onerose e vengono applicate le stesse modalità di calcolo di cui all’articolo 2 della medesima legge. Sono molte le donne che devono trasferire i contributi all’Inps, perché non possono sostenere le spese di una ricongiunzione verso l’Inpdap anche se conveniente per avere una pensione migliore;

questo è avvenuto senza valutare le ricadute che si sarebbero determinate su molti altri lavoratori, in particolare quelli dei settori elettrico e telefonico. Per questi ultimi ora la ricognizione all’AGO di quanto versato ai fondi telefonici ed elettrici equivarrebbe ad un autentico “salasso” di parecchie decine di migliaia di euro;

l’onere di questa ricongiunzione, spesso assai gravoso (la spesa può arrivare a toccare anche quota 300.000 euro), è tale da indurre i lavoratori a proseguire l’attività lavorativa anche dopo il raggiungimento dei requisiti per la pensione, costituendo di fatto una discriminazione per questa categoria di lavoratori rispetto a coloro che hanno maturato posizioni contributive con un fondo unico;

il Ministro in indirizzo, in apertura del «Forum In Previdenza 2011», organizzato nel mese di aprile a Roma dalla Cassa nazionale di previdenza dei dottori commercialisti, ha affermato che per valorizzare l’intera vita contributiva dei lavoratori il Governo potrebbe rimettere mano alla normativa sulle ricongiunzioni dei periodi assicurativi accreditati in diversi enti della previdenza obbligatoria e sulle totalizzazioni;

il Ministro ha inoltre dichiarato che per definire i termini degli interventi, soprattutto alla luce delle difficoltà emerse nell’utilizzo della ricongiunzione onerosa, sarebbe stato costituito un tavolo tecnico tra Inps, Ministero del lavoro e Ministero dell’economia e delle finanze,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che la ricongiunzione, indipendentemente dalla gestione di provenienza e di destinazione, diventerà sempre più importante, considerato che, soprattutto i giovani, cambieranno spesso lavoro;

quali azioni concrete intenda porre in essere al fine di far cessare questa situazione discriminatoria per garantire l’equità cui deve essere improntato il sistema di previdenza di un Paese democratico, attivandosi, per quanto di competenza, al fine di rivedere le modifiche introdotte dal decreto-legge n. 78 del 2010 così ripristinando la possibilità per tutti i lavoratori di ricorrere gratuitamente alla ricongiunzione;

se sia mai stato costituito il tavolo tecnico annunciato dal Ministro e, nell’eventualità, quali ne siano stati gli esiti.

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Finmeccanica- Tangenti

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05891
Atto n. 4-05891

Pubblicato il 20 settembre 2011
Seduta n. 605

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell’economia e delle finanze . -

Premesso che:

dopo che la Procura di Roma aveva provato, ad avviso dell’interrogante, a mettere la sordina per quasi due anni», parte dalla Procura di Napoli la bufera giudiziaria che si è abbattuta sul Gruppo Finmeccanica;

si apprende da notizie di stampa (si veda, ad esempio, “Il Corriere della sera” del 15 settembre 2011) che esisterebbe “la pratica, da parte dei rappresentanti delle società di Finmeccanica, di corrompere i rappresentanti dei governi esteri per potersi aggiudicare le gare”. Questi i nuovi sviluppi dell’inchiesta della procura di Napoli sui presunti affari illeciti del colosso industriale che vengono svelati con il deposito al Tribunale del riesame delle carte processuali relative al ‘ricattò al premier Berlusconi;

si legge su “Rai News” del 14 settembre 2011: «In una richiesta di proroga di intercettazioni telefoniche, del giugno scorso (a carico tra l’altro di Valter Lavitola, indicato in questo filone d’inchiesta come “uomo d’affari che opera in centro e sudamerica e prevalentemente in Brasile e Panama”), si sottolinea come “tutti i personaggi coinvolti a diverso titolo nelle indagini in oggetto, perlopiù dirigenti ed agenti del gruppo Finmeccanica, in più occasioni hanno parlato telefonicamente non solo di rapporti con personaggi di spicco della politica e delle forze armate di paesi esteri, ma anche, più esplicitamente, della necessità di pagarli, attraverso agenti ed intermediari, per potersi aggiudicare le gare di fornitura di armamenti e apparati per la difesa e la sicurezza”. Un’attività’ corruttiva, secondo l’accusa, che grazie a questi “contatti di alto livello”, (con personaggi chiamati in codice ‘il dottoré, l”infermieré) consentirebbe di “condizionare le gare all’estero sino a capovolgerne gli esiti già decisi”. A titolo “meramente esemplificativo” vengono richiamate tre conversazioni, una tra Valter Tarantelli (dirigente di Telespazio Brasile) e tale Piero, “che si muovono nell’ambito del mercato sudamericano, e le altre due tra Bertolo Nardini (consulente di Oto Melara) e un altro consulente della stessa società a Kuala Lumpur, Alfredo Giaccherini. Nella prima Tarantelli chiede a Piero “un incontro con tale Pedro per perfezionare un accordo” e Piero “suggerisce un incontro personale con Andrade”: Tarantelli gli risponde che, “in tal senso interverrà Pozzessere”, un dirigente di Finmeccanica. “A questo punto Piero chiede esplicitamente a Valter come fare per pagare ‘sta genté e Tarantelli risponde che ‘poi si vedrà in seguito”. Secondo i pm napoletani, il riferimento dei pagamenti a “sta gente” lascia ipotizzare “la necessità di versare una tangente a coloro che, verosimilmente in loco, si sono attivati per la buona riuscita dell’operazione nel comparto Difesa del Paese sudamericano”. Ma “il potere di incidere sulle decisioni dei governi locali – si legge ancora nel provvedimento dei pm di Napoli – appare ancora più evidente dalle dichiarazioni di Giaccherini (in una delle telefonate intercettate, nelle quali parla con Nardini di forniture militari in Asia – ndr) che nella fattispecie afferma addirittura che, se necessario, si può arrivare al numero uno per far licenziare il capo della Marina”, tramite tale Ayub, o Aiub. Nell’altro colloquio telefonico, invece, Giaccherini afferma: “l’agente dovrebbe pagare qualcuno perché ci scelgano”. Secondo i pm, “le affermazioni sono sufficientemente esplicite e lasciano chiaramente intendere come la corruzione sia l’unico strumento in grado di garantire il successo delle loro iniziative all’estero”. Nelle carte dell’inchiesta sulla “vendita di prodotti di diverse aziende Finmeccanica a soggetti esteri in cambio di pagamenti e transazioni illecite” compare spesso il nome di Filippo D’Antoni, dirigente di Wass (Alenia sistemi subacquei) e genero del numero uno del gruppo, Pier Francesco Guarguaglini, le cui telefonate con vari manager e consulenti sono state oggetto di accertamenti da parte degli inquirenti. In particolare, quelle con Roberto Condito e Andrea Cimador “nelle quali si fa esplicito riferimento all’apertura di conti presso una banca svizzera a Lugano da parte di D’Antoni ed al transito su di essa di soldi bonificati da altro istituto eletico”. Secondo i pm di Napoli, la sequenza delle telefonate “non lascia dubbi sulla illiceità dell’operazione posta in essere da D’Antoni, Cimador e Condito”. Nelle carte c’è anche un colloquio tra D’Antoni “e un ammiraglio (che utilizza un’utenza con prefisso francese) nel quale i due parlano di soldi da erogare” relativamente ad un contratto: l’ammiraglio gli dice “al momento di soldi in più non se ne può neanche parlare e di questa cosa ne aveva parlato anche con Lunardi”»;

si legge su un articolo pubblicato su “Il Corriere della sera” del 15 settembre 2011: «Un ruolo di primo piano sembra occuparlo in queste trattative Debbie Castaneda, l’ex modella colombiana, moglie dell’avvocato Marco Squatriti. Scrivono gli investigatori: “Fra le tante telefonate d’interesse vanno messe in risalto quelle tra Paolo Pozzessere, direttore commerciale di Finmeccanica, Debbie Castaneda, tale Alejandro Agad o Agag, [...] nelle quali si fa riferimento al pagamento di commissioni milionarie su un affare dell’importo di diverse centinaia di milioni di euro. Le telefonate, in dettaglio, sono legate alla conclusione di un contratto del valore di 600 milioni per il quale sarebbe prevista una commissione pari al 5%, di cui 1% destinato a Debbie Castaneda. Dal contenuto delle fonie emerge che la persona che sta concludendo l’ affare, di nome Alejandro, avrebbe tagliato fuori la donna la quale avrebbe così perso 6 milioni di euro…”. C’è poi una telefonata del 18 maggio della donna al marito: “In particolare Debbie riferisce al marito che intende parlare del comportamento di Alejandro al Presidente per indurlo a recedere dal suo intento di tagliarla dall’affare facendole perdere 6 milioni di euro. Inoltre aggiunge Alejandro gli avrebbe proposto una riduzione del 50% della commissione a lei spettante (lo 0,50 anziché l’ 1) In tale ultimo contesto la donna dice che Alejandro è stato scorretto in quanto era stata lei a portarlo lì e fargli vincere il 5% di commissioni per tale affare. Il marito, tenuto conto degli impegni politici del Presidente, legati alle elezioni amministrative, consiglia Debbie, per evitare uno scandalo, di contattare Alejandro e di dirgli di sistemare la cosa altrimenti avrebbe parlato con il Presidente e solo dopo chiedere l’intervento di quest’ultimo”. Quello stesso giorno “Marco Squatriti chiede a Paolo Pozzessere di costruire una corrispondenza tra la donna e Finmeccanica, in modo da dimostrare la sua attività. Pozzessere gli risponde che la cosa non è possibile e che non vuole essere coinvolto in quanto il contratto riguarda Ansaldo, poi gli dice che per risolvere bisogna ricorrere ai politici. A tal proposito Pozzessere dice testualmente “bisogna incastrare lui da una parte via politica, ci siamo capiti come” ed ancora “perché lui fa affari col suocero”, (..)»;

in seguito alle nuove vicende giudiziarie il direttore commerciale, Paolo Pozzessere, si è dimesso,

si chiede di sapere quali misure urgenti di competenza il Governo intenda adottare per impedire che inerzie investigative di alcuni uffici giudiziari, a parere dell’interrogante premeditate, come quella della Procura di Roma, la quale ha la nomea di “porto delle nebbie”, possano ostacolare l’accertamento dei fatti e l’obbligatorietà dell’azione penale, posto che, senza la brillante inchiesta della Procura di Napoli, come a suo tempo lo fu quella della Procura di Firenze sulla “cricca” del G8 e degli appalti illegali, malaffare, corruzione ed altri traffici illeciti anche sulle nomine non sarebbero mai emersi.

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