SIDIEF spa- Nel CDA pensionati d’oro di Bankitalia

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05941
Atto n. 4-05941

Pubblicato il 27 settembre 2011
Seduta n. 610

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

la SIDIEF è una società per azioni soggetta a direzione e coordinamento della Banca d’Italia. Iscritta al registro imprese di Milano al n.163914 (partita IVA e codice fiscale: 02627770155). Il capitale sociale, interamente versato, è pari a 107.000.000 euro;

il patrimonio della società è costituito principalmente da proprietà immobiliari dislocate in varie città d’Italia. Al 31 dicembre 2010 il totale attivo risulta pari a 142.119.321 euro e il valore del bilancio della voce “fabbricati” ammonta a 83.022.535 euro al netto del fondo ammortamento. La società gestisce 1.200 alloggi solo a Roma;

la mission della SIDIEF è quella di ottimizzare la gestione del patrimonio immobiliare di cui è proprietaria tenuto anche conto delle indicazioni dell’azionista;

si legge dal sito della società che nel consiglio di amministrazione siedono ex dirigenti della Banca d’Italia, il dottor Carlo Tresoldi, in qualità di presidente, e il dottor Franco Passacantando, in qualità di consigliere, entrambi in pensione, nonché il Presidente di Scenari Immobiliari, dottor Mario Breglia, in qualità di consigliere;

si tratta di ex dirigenti dell’Istituto di vigilanza usciti con liquidazioni da 600.000 euro e che attualmente percepiscono pensioni nette di oltre 100.000 euro;

questa sarebbe, a giudizio dell’interrogante, l’etica e la trasparenza di Banca d’Italia tanto decantate dall’ex governatore Draghi per cui si vedono sempre i soliti, veri e propri personaggi, pronti a spartirsi la torta;

considerato che:

il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, al Convegno dei giovani imprenditori di Confindustria a Santa Margherita Ligure tenutosi nel giugno 2011, ha parlato della disoccupazione giovanile riferendo che “tassi di occupazione giovanile sono più bassi nel Mezzogiorno, in particolare tra le donne. Significativamente più elevata che nel resto d’Europa è anche la quota di giovani non occupati e non coinvolti in attività educative o formative. Tale condizione, particolarmente grave per il progressivo impoverimento del capitale umano delle persone coinvolte, riflette nel nostro paese più che negli altri lo scoraggiamento rispetto alle difficoltà di occupazione”;

e ancora Saccomanni sulla presenza dei giovani nei ruoli di comando: “Secondo i risultati di un’indagine campionaria su imprese manifatturiere con almeno dieci addetti il management delle imprese italiane è relativamente anziano: oltre la metà dei dirigenti ha più di 55 anni; è il 40 per cento circa nella media europea. Quelli giovani sono pochi; in quattro casi su cinque appartengono alla famiglia proprietaria. È perciò meno diffusa in Italia quell’attitudine alla capacità innovativa che caratterizza in genere i giovani imprenditori.(..) Gli imprenditori giovani sono dotati di un capitale umano più elevato, spesso formato anche con esperienze di lavoro all’estero. Tuttavia, nel nostro paese affermarsi come imprenditori dipende molto anche da meccanismi relazionali, in primo luogo familiari”;

dopo queste parole del direttore generale viene da chiedersi quale sia il motivo per cui la capacità innovativa e il capitale umano più elevato che apporterebbero i giovani nel mondo del lavoro non possa essere utile alla Banca d’Italia,

si chiede di sapere:

quale sia la valutazione del Governo su quanto esposto in premessa e, in particolare, quali misure urgenti, nel rispetto dell’indipendenza e dell’autonomia della Banca centrale, il Governo vorrà intraprendere per impedire che siano sempre i soliti ad arricchirsi godendo di inusitati privilegi;

se, alla luce dei fatti esposti in premessa, sia compatibile, secondo la normativa vigente, l’attività lavorativa con il trattamento pensionistico;

se il Governo ritenga che i “pensionati d’oro” dovrebbero abbandonare i loro incarichi per fare largo ai giovani;

quali iniziative intenda assumere il Governo al fine di garantire l’affermarsi delle nuove generazioni considerato che i giovani per prendere i posti di comando devono battersi sempre più duramente e spesso rinviare la conquista dei vertici, in molti settori della società.

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