Accertamento Esecutivo

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06136
Atto n. 4-06136

Pubblicato il 20 ottobre 2011
Seduta n. 629

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, cosiddetta manovra correttiva, ha introdotto significative novità nell’ambito del procedimento di accertamento e riscossione dei tributi. In particolare, a partire dal giorno 1° ottobre 2011, gli avvisi di accertamento su imposte dirette ed Iva, relativi ai periodi d’imposta 2007 e successivi, avranno efficacia esecutiva. Ciò vuol dire che il contribuente non dovrà più attendere la notifica della cartella esattoriale successivamente all’avviso di accertamento, poiché l’avviso stesso conterrà al suo interno l’intimazione ad adempiere al pagamento degli importi indicati. Tale pagamento dovrà essere effettuato entro il termine utile per la proposizione del ricorso (60 giorni dalla notifica, che però tiene conto della sospensione feriale di 45 giorni durante il periodo estivo dal 1° agosto al 15 settembre);

l’esecutività dell’avviso, invece, scatterà dopo 60 giorni dalla notifica; tale termine, dunque, non necessariamente coinciderà con quello ultimo per il pagamento di cui si è parlato sopra. Una volta che l’avviso è divenuto esecutivo, e che siano trascorsi 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento, la riscossione degli importi richiesti sarà affidata direttamente all’agente della riscossione, che potrà procedere all’esecuzione forzata;

tuttavia per le ipotesi appena considerate l’espropriazione forzata rimarrà in ogni caso sospesa di diritto per 6 mesi (180 giorni), decorrenti dall’affidamento in carico degli atti ad Equitalia (art. 7 del decreto-legge n. 70 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2011). In altri termini, durante tale lasso temporale, l’agente della riscossione non potrà intraprendere l’espropriazione forzata. Ma vi è sempre un’eccezione alla regola. La sospensione in questione, infatti, non opererà o smetterà di operare, laddove gli agenti della riscossione vengano a conoscenza di elementi idonei a dimostrare il fondato pericolo di pregiudicare la riscossione. In tale evenienza, quindi, vi sarà la possibilità che vengano emessi provvedimenti di autotutela cautelare, quali, per esempio, il fermo amministrativo e l’ipoteca esattoriale;

la novità riguarda gli avvisi di accertamento notificati dal 1° luglio 2011 a condizione che abbiano ad oggetto i periodi d’imposta dal 2007 in poi. Diversamente l’avviso che ha ad oggetto periodi antecedenti al 2007 non avrà efficacia esecutiva ed il relativo procedimento di riscossione passerà per la notifica della cartella di pagamento;

a seguito di queste modifiche, per richiedere la rateizzazione delle somme accertate con i nuovi avvisi il contribuente dovrà attendere che le suddette somme vengano prese in carico dall’agente della riscossione. In tal modo dal primo giorno utile per richiedere la rateazione il contribuente risulterà già moroso, con il conseguente onere di dover pagare gli interessi di mora ed il compenso di riscossione nella misura del 9 per cento;

a giudizio dell’interrogante la nuova procedura vede notevolmente limitato il diritto di difesa del contribuente. L’avvio immediato dell’azione di riscossione difficilmente potrà evitare al contribuente l’esborso iniziale delle somme pretese dal fisco. Infatti, mentre se oggi si impugna un avviso di accertamento, il pagamento del tributo avviene comunque al momento della notifica della cartella esattoriale (fatta salva la possibilità di richiedere la sospensione giudiziale), con le nuove norme, anche se l’avviso di accertamento viene impugnato, si dovrà pagare subito la metà di quanto richiesto. In realtà la nuova disciplina non abroga la possibilità di richiedere la sospensione giudiziale, ma, data l’immediata esecutività dell’avviso di accertamento e considerati i tempi della giustizia tributaria, tale rimedio risulterebbe verosimilmente tardivo. In alternativa alla sospensione giudiziale si potrebbe anche chiedere la sospensione amministrativa dell’atto, ma appare assai difficile che gli uffici adottino tale provvedimento;

considerato che:

molto si è scritto per raccontare e protestare contro i metodi vessatori che Equitalia utilizza per ottenere i pagamenti che le spetterebbero. Si sono inscenate proteste di piazza, mezzi assalti alle sedi di Equitalia stessa. Proteste, verbali in questo caso, che vengono da destra e da sinistra, e anche dal centro, in una singolare sintonia;

ci si sta avviando sempre più verso un sistema che tende ad essere troppo fondato su delle presunzioni, secondo le quali, ad esempio, se nella media costruita 100 dovrebbero avere un reddito di 50, quasi certamente tutti gli altri devono avere lo stesso reddito. Ciò implica un’inversione dell’onere della prova in capo al contribuente, che impegna lui – ed i professionisti con lui – a delle estenuanti lotte con l’ufficio, nel tentativo di spiegare che se si tratta di una media di conseguenza è anche possibile essere al di fuori di essa. Ed invece solitamente ci si trova di fronte ad un ufficio, che non vuol sentire, obbligato a raggiungere spesso dei risultati in termini di accertamenti, ufficio che spesso liquida il contribuente con la solita frase “tanto poi potrà giustificare il tutto in Commissione tributaria”;

la questione non è solo l’avviso di accertamento esecutivo, ma piuttosto ciò che sta dietro di esso e quindi l’impossibilità, pur avendo a volte pienamente ragione, di prevenirlo o magari ridimensionarlo a seguito di un vero contraddittorio con l’ufficio,

si chiede di sapere:

quali misure il Governo intenda adottare per limitare lo strapotere che Equitalia ha e che, spesso, essa usa a sproposito, adottando metodi discutibili per fare cassa, e se non ritenga che il ricorso sempre più frequente da parte del fisco a strumenti istruttori dotati di una specifica efficacia probatoria non sia, come nel caso dell’accertamento esecutivo, una vera e propria beffa per i contribuenti, visto che, una volta fatto il ricorso, nel 41 per cento dei casi (dato medio del 2010) il fisco risulta soccombente;

se non intenda adottare con urgenza opportune iniziative al fine di rendere meno iniqua la riscossione delle imposte e migliorare il rapporto con i contribuenti, come la non pignorabilità della prima casa ad uso abitazione o del mezzo di trasporto ad uso lavorativo, la correlazione tra l’entità delle pretese del fisco ed i beni che possono essere sottoposti ai pignoramenti, la gradualità degli atti esecutivi, considerato che il cittadino dal 1° ottobre 2011 è ancora più impotente nei confronti di Equitalia;

quali iniziative intenda assumere al fine di cambiare il metodo di fare le verifiche, in modo da renderle non più agganciate alla sola esigenza di fare cassa, e al fine di responsabilizzare gli accertatori, sia spingendoli a migliorare la qualità e la sostenibilità degli atti stessi, sia evitando sul nascere contestazioni di dubbia legittimità.

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