asta Frequenze-Beauty Contest

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06015
Atto n. 4-06015

Pubblicato il 5 ottobre 2011
Seduta n. 617

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il Governo ha deciso di assegnare agli operatori di telefonia mobile, mediante gara, una porzione di spettro elettromagnetico sino ad oggi utilizzata prevalentemente dalla emittenza locale, oltre che dal Ministero della difesa, per un totale di 255 Mhz, che servirà a potenziare i servizi wireless italiani quali, ad esempio, il WiMax e la telefonia mobile (LTE). In questo modo, si punta a trasferire capacità trasmissiva dal settore radiotelevisivo alla telefonia per favorire lo sviluppo della banda larga mobile e aprire la strada alla tecnologia 4G, la rete quarta generazione mobile ad altissima velocità, destinata a soppiantare il sistema attuale basato sulla banda larga Umts-3G-Hspa;

l’assegnazione delle frequenze digitali televisive terrestri (DTT) da 61 a 69 alla telefonia mobile avrebbe dovuto generare proventi non inferiori a 2.400 milioni di euro per lo Stato, secondo la stima formulata nella legge n. 220 del 2010 (legge di stabilità per il 2011). L’asta delle frequenze pare procedere speditamente facendo incassare allo Stato, fino ad oggi, circa 3,7 miliardi;

la legge di stabilità per il 2011 scorpora 9 delle 56 frequenze assegnate alla diffusione radiotelevisiva digitale terrestre per destinarle ai servizi di diffusione mobile in banda larga, ma le frequenze che cambieranno destinazione d’uso sono attualmente occupate dalle televisioni locali, cui è fatto obbligo di rilasciare le frequenze entro il 30 giugno 2012 e renderle disponibili agli operatori di telefonia mobile a partire dal 1° gennaio 2013. Con riguardo all’effettiva disponibilità delle frequenze, il presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè, stando a quanto riportato in un articolo del “Corriere della sera” a firma di Enrico Grazzini, ha sostenuto che: «è paradossale e negativo che si sottraggono risorse agli operatori che non hanno l’immediata disponibilità delle frequenze e non possono così fare gli investimenti», in quanto esse sono ancora occupate dalle emittenti locali;

per prevenire le ovvie contestazioni delle imprese locali che dovranno cessare l’attività di operatore di rete, la legge di stabilità per il 2011 prevede che un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, definisca i criteri e le modalità per l’attribuzione di misure economiche di natura compensativa alle imprese televisive locali non utilmente collocate nelle graduatorie, per una percentuale pari al 10 per cento degli introiti della gara stessa e comunque per un importo non eccedente 240 milioni di euro. Tali indennizzi sono finalizzati a promuovere un uso più efficiente dello spettro attualmente destinato alla diffusione di servizi di media audiovisivi in ambito locale e, come viene specificato nella manovra urgente di stabilizzazione dell’estate 2011, mirano a favorire, come previsto all’art. 25, comma 1, lettera b), numero 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, un «volontario rilascio di porzioni di spettro funzionali alla liberazione delle frequenze»;

le emittenti locali si sono immediatamente opposte alla richiesta di liberare le frequenze DTT da 61 a 69 e, coadiuvate dalle associazioni di categoria, hanno espresso una netta contrarietà al progetto governativo. È ovvio, dunque, in questo quadro, che si possa giungere ad un volontario rilascio delle frequenze;

le emittenti locali lamentano essenzialmente il fatto che la riduzione dello spazio frequenziale radiotelevisivo gravi esclusivamente sul settore televisivo locale, violando la disposizione dell’articolo 8, comma 2, del testo unico della radiotelevisione di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, che riserva all’emittenza locale un terzo della capacità trasmissiva stabilita dal piano di assegnazione delle frequenze;

la questione è ancor più preoccupante tenuto conto che, mentre all’emittenza locale vengono sottratte frequenze, all’emittenza nazionale stanno per essere assegnate ulteriori 6 frequenze mediante un’anomala procedura, che ha destato l’interesse del “Financial Times” che, stando a quanto riferisce un articolo del sito http://www.key4biz.it/, ha scritto che il Governo italiano ha perso l’occasione di far cassa e ha rafforzato ulteriormente il duopolio di Rai e Mediaset;

il beauty contest, infatti, è una gara senza oneri con assegnazione ad aziende che rispondano a determinati requisiti. Vi partecipano anche le imprese televisive che esercitano l’attività di operatore di rete su frequenze terrestri in tecnica digitale, già titolari di uno o più multiplex, ossia proprio Rai e Mediaset;

il passaggio dall’analogico al digitale terrestre ha infatti “liberato” 5 multiplex, ossia i pacchetti di frequenze utilizzabili per la trasmissione televisiva. I multiplex sono suddivisi in tre gruppi e, attraverso il citato bando in modalità beauty contest, 6 frequenze verranno assegnate, a costo zero, a Rai e Mediaset (con la Rai in posizione subalterna e frequenze meno appetibili);

questo fantomatico “concorso di bellezza” per le frequenze DTT nazionali ha origine dalle critiche al sistema radiotelevisivo italiano provenienti dalla Commissione europea, che, dopo aver avviato una procedura di infrazione comunitaria, ha imposto al Governo italiano l’obbligo di utilizzazione trasparente delle frequenze televisive;

a giudizio dell’interrogante appare paradossale e, allo stesso tempo, sintomatico del conflitto d’interesse che impera in questo Governo, che il medesimo bene pubblico, cioè lo spettro elettromagnetico, venga in un caso lautamente remunerato e nell’altro concesso gratuitamente, con un evidente privilegio della dimensione nazionale su quella territoriale, aggravando ulteriormente la condizione oligopolistica del mercato radiotelevisivo nazionale, da tempo censurata dalla Corte costituzionale e dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM);

a sostegno di quanto da ultimo affermato, è opportuno segnalare che dalla Relazione annuale dell’AGCOM, presentata il 14 giugno 2011, emerge che il 2010 ha fatto registrare un consolidamento della tripartizione del settore televisivo, le cui risorse complessive sono sostanzialmente distribuite tra Rai (28 per cento), Mediaset (30,9) e Sky (29,3 per cento). Anche la raccolta pubblicitaria mostra la medesima tripartizione, con Mediaset che attira il 56 per cento dei ricavi (con 38 per cento degli ascolti), Rai il 24 per cento (con il 41 per cento degli ascolti) e Sky il 5 per cento;

nelle anomalie dell’operazione beauty contest occorre inoltre evidenziare che ai broadcaster nazionali, a differenza di quanto accade per chi ha acquistato in questi giorni le frequenze partecipando all’asta prevista dalla legge di stabilità, verranno date frequenze già immediatamente libere e, in più, tra cinque anni le stesse televisioni che si aggiudicheranno il beauty contest potranno rivendere le frequenze pubbliche senza alcun vincolo, con la possibilità, quindi, di incassare plusvalenze;

rilevato che:

la gestione delle frequenze e, in particolare, le modalità di allocazione dello spettro sono avvenute contravvenendo alle norme comunitarie, come è stato rilevato dalla Commissione europea in sede di procedura infrazione contro la legge n. 112 del 2004, cosiddetta legge Gasparri, e dalla Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza sul caso Europa 7, ma a tutt’oggi non sembra che il Governo voglia invertire la rotta;

come riportato da “Affari e Finanza” de “la Repubblica” in un articolo a firma di Stefano Carli, i progetti del Ministro erano ben diversi dunque da quanto sta accadendo. La concessione gratuita delle frequenze doveva essere una “partita da chiudere bene e rapidamente”. Invece, solo il 6 settembre sono state consegnate le offerte ma mancava ancora la commissione assegnatrice (sebbene vi fosse stato tutto il tempo di provvedervi nei mesi precedenti), tenuto conto della difficoltà di individuare i tre membri della Commissione. La Commissione è stata nominata finalmente il 14 settembre e si è riunita per la prima volta pochi giorni fa. Non si può non constatare che tra i tre componenti non c’è, a parere dell’interrogante, nemmeno un esperto di televisione, a svantaggio della validità dell’offerta di contenuti dei vari candidati e quindi dei cittadini utenti;

è opportuno ricordare che già in data 8 settembre 2010 il quotidiano “la Repubblica” riportava la notizia secondo cui il Ministro in indirizzo, all’epoca dei fatti Viceministro con delega alla comunicazione, avrebbe favorito Mediaset che, ancor prima che venisse portata a termine la gara per l’assegnazione dei famosi 5 multiplex per il digitale terrestre, ne ha occupato uno per fare sperimentazioni “in alta definizione a piena potenza” sul digitale terrestre. Questo, secondo il quotidiano, avrebbe consentito a Mediaset di accumulare un netto vantaggio tecnologico rispetto ai concorrenti. A concedere l’utilizzo temporaneo del canale 58 sarebbe stato l’allora Viceministro dello sviluppo economico;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

il Ministro in indirizzo assiste ai successi dell’asta delle frequenze, decisa dal Ministro dell’economia, mentre il bando in modalità beauty contest, dopo innumerevoli ostacoli e rallentamenti dovuti soprattutto al tentativo disperato dello stesso Ministro di tenere fuori il nemico principale di Mediaset, ossia Sky, sta praticamente per regalare 3 miliardi di euro in un momento di grave crisi economica in cui si tagliano servizi, welfare e investimenti;

appare quanto mai chiaro che la situazione non fa altro che avvantaggiare la posizione delle emittenti televisive nazionali, tra cui Mediaset SpA, che nel passaggio dall’analogico al digitale e grazie all’operazione beauty contest finisce per avere più reti anche rispetto a quelle attualmente possedute;

nel Paese, il Presidente del Consiglio dei ministri concentra nella propria persona una molteplicità di poteri politici, economici e mediatici che ha determinato nel tempo un costante conflitto di interessi in capo al Presidente stesso che, indirettamente, gestisce numerosi e importanti gruppi societari imprenditoriali, tra i quali proprio Mediaset SpA, concessionario di frequenze televisive nazionali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che la scelta di liberare forzatamente le frequenze assegnate alla radiotelevisione locale per assegnarle alla telefonia mobile di nuova generazione, seppure importante dal punto di vista finanziario soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, contrasti con l’esigenza e l’utilità per la collettività di continuare a beneficiare della ricchezza di idee e informazioni di cui le televisioni locali sono portatrici, specie per quanto concerne i territori;

se e quali iniziative urgenti intenda assumere alla luce di quanto descritto in riferimento alla normativa italiana affinché la riduzione delle frequenze televisive non avvenga ad esclusivo carico delle emittenti locali;

se e quali iniziative intenda assumere affinché la Commissione europea archivi definitivamente la procedura d’infrazione contro l’Italia per le violazioni alla normativa comunitaria contenute nella cosiddetta legge Gasparri, tenuto conto che il bando in modalità beauty contest, concedendo con assoluta probabilità sei frequenze a costo zero a Rai e a Mediaset, non garantisce una reale apertura del mercato.

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