Cassa Nazionale Forense-Contratto locazione

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06058
Atto n. 4-06058

Pubblicato il 11 ottobre 2011
Seduta n. 621

LANNUTTI – Ai Ministri della giustizia e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

nel 1996 per uno sfratto esecutivo, il signor F.D.P, cancelliere in forza alla seconda sezione penale della Corte di cassazione, con moglie e due figli in età scolare, otteneva in locazione un appartamento composto di tre vani e servizi posto in via Badoero 51 a Roma, di proprietà della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza forense;

nel 2007 la stessa Cassa adiva il Tribunale di Roma per sentir dichiarare, ai sensi dell’art. 1453 del codice civile, la risoluzione per inadempimento del contratto di locazione per uso abitativo di cui sopra, di durata quadriennale, rinnovabile, deducendo che il conduttore avrebbe adibito l’immobile ad attività di affittacamere, nonostante l’espresso divieto contenuto nel contratto stesso, chiedendo, per l’effetto, l’immediato rilascio dell’immobile locato, nonché la condanna del convenuto al risarcimento di tutti i danni, oltre alle spese di lite. Nel costituirsi parte resistente F.D.P. eccepiva l’infondatezza della domanda, stante l’asserita falsità delle circostanze in fatto allegate dal ricorrente, e chiedeva per l’effetto il rigetto della domanda di risoluzione, nonché la condanna di controparte al risarcimento ex art. 96 del codice di procedura civile, con vittoria di spese, competenze ed onorari;

nel corso dell’istruttoria appariva palese la pretestuosità dell’azione emergendo dalle testimonianze anche del portiere dello stabile che il signor F.D.P. con la sua famiglia non aveva mai lasciato l’immobile locato e, conseguentemente, non avrebbe potuto svolgere le attività contestate ex adverso considerando che lo stesso era costituito da appena tre vani integralmente occupati dalla sua famiglia. Nel corso del processo veniva evidenziato che il conduttore si era semplicemente limitato ad ospitare amici dei figli esercitando il suo diritto e che ciò non era mai avvenuto a pagamento. Il Tribunale conseguentemente rigettava la domanda della Cassa forense condannandola al pagamento delle spese di lite per la somma complessiva di 3.504 euro;

la Cassa, difesa dall’avvocato Gioia Vaccari, in persona del presidente avvocato Alberto Bagnoli, tornava recentemente alla carica notificando al conduttore atto di intimazione di licenza per finita locazione e citazione per la convalida ordinando il rilascio dell’immobile entro il 30 settembre 2012 e citando per la convalida il signor F.D.P. a comparire innanzi al Tribunale civile di Roma il 7 novembre 2011,

si chiede di sapere, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, posto che il signor F.D.P. ha sempre puntualmente e scrupolosamente adempiuto agli obblighi contrattuali, ivi inclusi quelli di mantenimento se non di valorizzazione dell’immobile e di pagamento del canone, se risultino le ragioni per le quali il presidente della Cassa forense abbia messo in atto azioni di rappresaglia, se non autenticamente intimidatorie ed estorsive, nell’amministrazione di un patrimonio che dovrebbe essere non strumentale all’affermazione del proprio personale potere quanto piuttosto vincolato alla buona, oculata e fruttifera amministrazione dei beni dello stesso istituto previdenziale, unica condizione per assicurare la sempre più malferma previdenza forense.

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