Consiglio di Amministrazione Atm -Dario Cassinelli

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00387
Atto n. 2-00387

Pubblicato il 6 ottobre 2011
Seduta n. 618

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo economico. -

Premesso che il Consiglio d’amministrazione dell’Atm (l’azienda municipalizzata dei trasporti pubblici di Milano) costa quasi un milione di euro all’anno; esso è stato appena revocato dal sindaco Giuliano Pisapia con l’indignazione di Elio Catania. Si legge su un articolo pubblicato su “Il Giorno” il 31 luglio 2011: «”Un atto dovuto contro gli sprechi e i privilegi, sobrietà” ha sentenziato il primo cittadino. “Parole infanganti” gli ha replicato il supermanager, che rivendica lo zero alla casella dei debiti e i 266 milioni di euro in cassa. Rivendicazione legittima e accusa del sindaco aggirata. Proprio Catania è uno dei casi che contribuisce a rendere più piccolo del previsto il mondo Atm. In lui coincidono la figura del presidente e amministratore delegato del Consiglio d’amministrazione e di direttore generale del gruppo: Chief executive officer (Ceo) per dirla all’inglese. Doppia carica e doppia retribuzione. Catania percepisce 76.643 euro lordi all’anno per l’incarico nel cda e 290.000 euro lordi all’anno per la carica di direttore generale. In tutto fanno 366 mila euro all’anno, la cifra da sempre cara a Catania, quella da lui stesso sempre dichiarata. Il supermanager non ama, invece, che nel conteggio di aggiungano i 120 mila euro annui percepiti come premio per i risultati conseguiti. Per l’esattezza le carte recitano: «Compenso variabile per risultato da zero a 120 mila euro». Se è vero – come rivendicato a più riprese da Catania – che sotto la sua gestione i risultati in Atm non sono mancati, la retribuzione annua del supermanager è presto calcolata in 486 mila euro annui lordi. Catania da solo vale mezzo Consiglio d’amministrazione. Già, perché il totale dei compensi dei consiglieri ammonta a 936 mila euro lordi all’anno. Quasi un milione di euro, a colpi di doppi incarichi. Ma Catania può contare anche su altre due poltronissime: quelle nel consiglio di amministrazione di Telecom (110 mila euro all’anno) e in Intesa San Paolo (150 mila euro all’anno). Se in Catania coincidono le figure di amministratore delegato e direttore generale, Francesco Tofoni, uomo molto vicino al ministro Ignazio La Russa, è membro del cda e responsabile dei servizi diversificati per la società «Atm Servizi Spa». Una società che fa parte del gruppo e la cui missione sociale viene solo sommariamente definita: “È la società del Gruppo ATM Spa che gestisce il servizio di trasporto pubblico di area urbana e dei servizi connessi e complementari” si legge sul sito dell’Azienda. Sembra un doppione. Di certo vale a Tofoni un doppio compenso: 45 mila euro annui lordi come consigliere e 120 mila euro annui lordi come responsabile di Atm Servizi. Un altro caso di doppio incarico riguarda Giuseppe Frattini, membro – manco a dirlo – del cda di Atm ma anche titolare di una consulenza da 150 mila euro all’anno per il progetto “Alta sorveglianza della sede di via Monterosa”. Recentemente Atm e Poste Italiane hanno lanciato una carta elettronica congiunta “Atm Postepay and go” sulla quale è possibile caricare gli importi dell’abbonamento e che si può usare per lo shopping come un normale bancomat. A quanto pare l’accordo è stato siglato da Dario Cassinelli per Atm e da Dario Cassinelli per il gruppo Poste. Nessun bando. Già, Cassinelli è al tempo stesso nel cda di Atm (45 mila euro lordi all’anno) e responsabile Business delle Poste (remunerazione base: 120 mila euro all’anno). Quando si dice: piccolo il mondo»,

si chiede di sapere:

se a quanto risulta al Governo risponda al vero che Elio Catania stia trattando la sua liquidazione dall’Atm, che per volere del sindaco Pisapia cambierà i vertici a partire dal 15 ottobre 2011, con un appannaggio di almeno 3 milioni di euro;

se non ritenga scandaloso, in una fase di gravissima crisi economica, che un manager come Catania, che lasciò le Ferrovie tra le polemiche con una liquidazione di circa 7 milioni di euro ed una pensione di oltre 12.000 euro mensili, possa continuare a trattare liquidazioni stratosferiche sulla pelle degli utenti dei trasporti pubblici milanesi che continuano a denunciare caos e disservizi, costretti anche a pagare un aumento tariffario del 50 per cento con il costo dei biglietti passato da 1 ad 1,50 euro;

se risponda al vero che l’accordo senza alcun bando di gara per la carta elettronica “Atm Postepay and go” lanciata da Atm e Poste italiane rappresenta un caso di scuola di conflitto di interessi che nuoce all’Italia ed alla competitività delle imprese.

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