Lande- Bankitalia- Consob

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06146
Atto n. 4-06146

Pubblicato il 25 ottobre 2011
Seduta n. 630

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

come si legge su un articolo pubblicato su “Il Corriere della sera – Cronaca di Roma” del 19 ottobre 2011: «la Procura di Roma ha avviato accertamenti su Consob e Bankitalia nell’ambito dell’inchiesta sulla megatruffa ai danni di vip e professionisti della capitale attribuita ad un gruppo di operatori finanziari capeggiata da Gianfranco Lande, il cosiddetto “Madoff dei Parioli”. In particolare il pm Luca Tescaroli vuole verificare se siano state svolte o meno le specifiche funzioni di vigilanza. I controlli disposti dal magistrato riguardano anche il ruolo esercitato nell’intera vicenda dalla Carispaq e dalla Deloitte. E se l’istituto di credito è quello utilizzato da Lande per far transitare i fondi raccolti e la Deloitte revisionò i conti delle aziende, la funzione di Bankitalia è quella su cui a piazzale Clodio si pone attenzione, per verificare se è stata applicata la normativa antiriciclaggio. Per quanto riguarda la Consob, invece, le verifiche coordinate dal pubblico ministero, si riferiscono alla presentazione, il 17 luglio 2009, di un esposto anonimo depositato allo stesso organismo. Nella lettera, che ora è agli atti del procedimento, venivano denunciati nel dettaglio i meccanismi della presunta truffa posta in essere da Lande gli altri soggetti coinvolti. Nel frattempo, proprio perché sono in corso accertamenti su chi avrebbe potuto fermare Lande e soci, il pm Tescaroli ha chiesto ai giudici della IX sezione penale del tribunale della Capitale, davanti alla quale si sta svolgendo il processo a Lande, di non accogliere la citazione quali responsabili civili di Consob, Bankitalia, Deloitte e Carispaq chiesta dai legali di alcune parti offese. Il collegio scioglierà la riserva lunedì prossimo, il 24 ottobre. Intanto il pm Tescaroli ha fatto sequestrare oltre sette milioni di euro tra contanti (600 mila) e titoli riconducibili a Roberto Torregiani, uno dei principali protagonisti della truffa a vip e professionisti della Capitale. Si tratta di titoli (per un valore di quasi 6,5 milioni di euro) e denaro (due conti correnti da 300 mila euro) depositati in istituti di credito elvetici. Il pm è risalito al tesoretto di Torregiani, titolare della società finanziaria Eim, partendo dalle testimonianze raccolte in Svizzera, con rogatoria internazionale, di una consulente del Credit Agricole e di una ex responsabile amministrativa della Egp Suisse. Sulla base dei riscontri effettuati il magistrato, sempre per rogatoria internazionale, ha chiesto ed ottenuto il sequestro dalle autorità elvetiche»;

considerato che:

nell’aprile 2011 quando emerse la truffa Lande gli avvocati dei raggirati avevano accusato le autorità di vigilanza per anomalia nei controlli visto che, se fossero intervenute tempestivamente, non sarebbero spariti nel nulla i 170 milioni di euro investiti dai risparmiatori;

si legge in un articolo di “La Repubblica” dell’8 aprile 2011 che la Consob si difende affermando di aver scoperto le «gravi irregolarità: tra queste emerge che nel portafoglio c’erano titoli della società Dharma Holding Lusserburg che è la capogruppo di Egp. La Dharma non è quotata in borsa, il che significa che le obbligazioni emesse dalla società sono “illiquide”, cioè nel momento in cui il possessore decide di venderle difficilmente troverà un acquirente. La Egp aveva venduto titoli di una società non quotata ed era la “controllante” della Egp cosa in contrasto con la normativa italiana. La Consob avverte l’autorità francese. La Amf decide il commissariamento cautelare della “controllante” francese. Subito dopo la Consob chiede il commissariamento della succursale italiana, informa la procura di Roma e la Guardia di finanza. (…) E anche la Banca d’Italia chiarisce: “La Egp è la succursale di una Sim di diritto francese vigilata dalle autorità francesi. La Banca d’Italia non ha alcuna competenza o responsabilità di vigilanza. Le autorità francesi hanno nominato un amministratore provvisorio. La Banca d’Italia ha collaborato per favorire la ricerca di soluzioni sulla base di un accordo di assistenza tecnica richiesto dalle autorità francesi. A seguito della revoca dell’autorizzazione ad operare disposta dalla Banca di Francia, è stato possibile promuovere la liquidazione coatta amministrativa della succursale italiana”. A proposito di Orconsult e dei trenta milioni spariti le azioni delle Fin. Pet. Spa risultano date fiduciariamente da terzi alla Finnat Fiduciaria Spa fino al 14 febbraio 2011. Non risultano azioni di questa società intestata alla Finnat Fiduciaria né è mai esistito un rapporto di natura proprietaria o gestionale tra la Fi. Pet. Spa e Banca Finnat Euramerica Spa»;

la questione della responsabilità delle autorità vigilanti sul caso in questione è stato oggetto di un precedente atto di sindacato ispettivo, che ad oggi non ha ottenuto risposta, dove l’interrogante ha sottolineato che il “rimpallo di responsabilità” di Consob e Banca d’Italia prefigura omessa vigilanza sulla base di un principio stabilito dalla sentenza n. 6681/2011 della 3° Sezione civile della Suprema Corte di Cassazione che, condannando la Commissione a pagare i danni ai risparmiatori truffati da un’altra società di intermediazione mobiliare, ha stabilito che l’illecito civile, per la sua struttura, segue le comuni regole del codice civile anche per quanto concerne la cosiddetta imputabilità soggettiva, la causalità, l’evento di danno e la sua quantificazione (atto 2-00335);

in un precedente atto di sindacato ispettivo, anch’esso ad oggi senza risposta, l’interrogante evidenziava il coinvolgimento, nella megatruffa, della Carispaq, la Cassa di risparmio de L’Aquila, nei cui sportelli sono transitate decine di milioni di euro di Lande&Co, i soldi spariti che hanno permesso a “Madoff” e ai suoi di mettere in piedi una truffa da oltre 170 milioni di euro, senza le previste segnalazioni ai sensi della normativa antiriciclaggio (atto 3-02100);

a giudizio dell’interrogante il Governo dovrebbe promuovere misure urgenti per restituire indipendenza ed autorevolezza ad autorità del tutto screditate, come la Banca d’Italia e la Consob, che, oltre a non aver prevenuto alcun fenomeno di risparmio tradito, sono condizionate dai desiderata di banche, banchieri ed altri potentati economici, determinando una gravissima lesione ai diritti ed agli interessi di cittadini, consumatori, risparmiatori,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza della ragione per cui la Consob e la Banca d’Italia, che affermano di aver scoperto la truffa di Lande, hanno aspettato mesi prima di intervenire, posto che le prime denunce contro il “Madoff dei Parioli” e le sue società sono dell’ottobre 2009, quando la Procura di Roma aprì un fascicolo per abusivismo finanziario;

se risulti al Governo la ragione per cui tali operazioni sospette avvenute all’interno degli sportelli di Carispaq, banca che a quanto risulta all’interrogante godrebbe di ampie coperture politiche con rapporti che si stenderebbero fino ai vertici di Governo, non siano mai state segnalate alla Banca d’Italia, che non ha mai ravvisato sospetti nelle ispezioni, che pur vi sono state, sulla massa monetaria movimentata dalla banca;

se al Governo risultino le ragioni della mancata, o spesso omessa, attività di prevenzione da parte della Banca d’Italia e della Consob, posto che, per quanto risulta all’interrogante, tale attività si palesa sempre dopo le indagini di magistratura e Guardia di finanza in merito all’antiriciclaggio;

se sia a conoscenza di quale sia stato il numero di segnalazioni sospette nell’ultimo triennio pervenute alla Banca d’Italia e di quante ispezioni l’autorità abbia effettuato su banche e intermediari finanziari per la corretta applicazione della normativa antiriciclaggio.

se sia a conoscenza di interventi preventivi di controllo da parte della Banca d’Italia e della Consob relativamente all’attività svolta dai promotori finanziari oggetto dell’inchiesta di cui in premessa, anche alla luce delle numerose denunce di direttori di banca per operazioni sospette;

se intenda assumere le opportune iniziative normative al fine di rafforzare la tutela degli utenti del sistema bancario, anche con riguardo alla responsabilità delle banche;

se il Governo non intenda assumere le opportune iniziative al fine di provvedere ad una sostanziale riforma della disciplina delle autorità di controllo capace di restituire ai cittadini la fiducia e la credibilità nel sistema bancario e creditizio, non solo al fine della tutela dei risparmiatori, ma anche per mettere a frutto una grande risorsa per il Paese, consapevoli che non ci potrà essere ripresa economica se non ci sarà il volano finanziario del risparmio diffuso a sostenerla.

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