Mario Draghi- libro Altre sanguisughe

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06016
Atto n. 4-06016

Pubblicato il 5 ottobre 2011
Seduta n. 617

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

il blog “Dagospia” pubblica il 29 settembre 2011 un ampio stralcio del libro “Altre sanguisughe” di Salvatore Cannavò: «L’Italia è orgogliosa della nomina di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea. Incarico di prestigio, ottenuto con una complessa trattativa, appoggiato dal governo Berlusconi e amplificato da tutte le altre istituzioni. Tra l’altro il governatore della Banca d’Italia ci ha anche rimesso a cambiare incarico, perché dai 757.714 euro percepiti dall’Istituto di via Nazionale è dovuto scendere a una cifra inferiore alla metà, circa 350 mila euro, che costituisce il compenso del presidente della Bce uscente, Jean-Claude Trichet. Del resto Draghi è una figura autorevole, espressione del civil servant, di colui che si prodiga nel servire il proprio Paese e che proprio per questo non ha mai lesinato le raccomandazioni a ridurre la spesa pensionistica, innalzando l’età necessaria per lasciare il lavoro, riducendo gli sprechi e i privilegi. “Ridurre il debito pubblico e garantire la sostenibilità del sistema previdenziale devono essere il primo investimento dello Stato a favore dei giovani e delle generazioni future” diceva nel corso di una sua audizione presso la Commissione bilancio del Senato, nel luglio del 2007. Draghi invitava l’allora governo Prodi ad agire con decisione per completare il risanamento dei conti pubblici e per varare la riforma delle pensioni, partendo dall’innalzamento “graduale dell’età media effettiva di pensionamento. Se non si intervenisse, la spesa diventerebbe insostenibile: bisogna chiedersi quante tasse dovranno pagare i giovani di oggi nei prossimi 10-15 anni per sostenere il sistema pensionistico”. Ben detto. Draghi, del resto, interveniva in quella sede avendo piena contezza del problema. Solo l’anno precedente, nel giugno del 2006, l’Inpdap gli consegnava l’assegno mensile della sua pensione da dirigente della pubblica amministrazione: 14.843,56 mensili lordi, per un importo netto e pulito di 8.614,68. E glielo elargiva alla veneranda età di cinquantanove anni, visto che Mario Draghi è nato nel 1947. Se con una mano il neopresidente della Banca centrale europea firmava documenti e relazioni tecniche tutte all’insegna dell’emergenza pensioni, con l’altra si faceva recapitare una somma mensile che la nostra Maria non riesce a vedere nemmeno nell’arco di un anno. Anche qui, si tratta di un diritto acquisito, che non si può eliminare. Draghi quell’assegno se l’è guadagnato. Giusto. Ma possibile che non si capisca che il cumulo di indennità pagate dalla stessa cassa, quella dello Stato, quindi con denaro pubblico, di tutti noi, costituisce un’ingiustizia palese? Soprattutto quando riguarda incarichi pubblici, e in particolare le figure preposte a tenere sotto controllo la spesa e il buon andamento gestionale della finanza pubblica? Davvero, Mario Draghi non è consapevole di questo scempio?»;

vale la pena ricordare che, a quanto risulta all’interrogante, in Banca d’Italia sono sempre state applicate con assai meno rigore le regole ferree che invece vengono richieste a tutti gli italiani. Tanto è vero che gli stipendi aumentano e nel 2011 ci sono già 56 baby pensionati con pensioni d’oro che, una volta ottenuto il ricco vitalizio con tutte le sue clausole d’oro, hanno continuato ad esercitare ogni tipo di attività, pubblica e privata, cumulando redditi, in spregio del rigore professato dall’istituto;

nel citato libro, che si dedica ai “parassiti di Stato, pensionati di lusso e politici che non mancano mai”, si evidenzia come i frequenti inviti al rigore di Draghi stonino un po’ con la sua condizione reddituale;

ad avviso dell’interrogante, nell’ambito della politica di bilancio restrittiva, è scandalosa la continua richiesta del Governatore pro tempore della Banca d’Italia al Paese ed agli italiani di sacrifici, mentre lui, in qualità di Governatore della Banca d’Italia, ha precipito stipendi ben superiori a quelli degli altri colleghi dei Paesi europei insieme ad una baby pensione d’oro, e il personale dell’istituto percepisce una remunerazione media di ben 104.000 euro all’anno e vengono finanziate, a spese dei contribuenti, attività ludiche nel dopolavoro. A giudizio dell’interrogante sono pertanto incompatibili, incoerenti e singolari, alla luce dei dati di bilancio, i richiami all’etica della responsabilità e del “tiro della cinghia”, avanzati per tutti gli altri lavoratori del pubblico impiego, sui quali graveranno i costi della crisi economica e della manovra del Governo,

si chiede di sapere:

quali misure urgenti di competenza, nel rispetto dell’indipendenza e dell’autonomia della Banca d’Italia, il Governo vorrà intraprendere per impedire che siano sempre i soliti a pagare i costi della crisi, mentre gli oligarchi possono continuare a godere di inusitati privilegi;

se non ritenga di promuovere interventi normativi volti a far sì che anche le autorità indipendenti siano chiamate a contribuire in prima persona per far fronte alla crisi economica, generata ad avviso dell’interrogante dall’avidità dei banchieri e da un’inadeguata attività di vigilanza, evitando che lavoratori e pensionati, oltre al danno, debbano subire perfino la beffa di prediche ed esortazioni al risparmio da parte di coloro che non vogliono mai offrire soluzioni reali e concrete, contribuendo in prima persona alla difficile congiuntura economica.

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