Minsitero non rende pubblici i risultati promossi-bocciati

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06035
Atto n. 4-06035

Pubblicato il 6 ottobre 2011
Seduta n. 618

LANNUTTI , GIAMBRONE – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa (il “Corriere della sera” del 1° ottobre 2011) che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca mantiene segreti i dati su promossi e bocciati;

si legge nel citato articolo: «Il nuovo anno scolastico è cominciato da venti giorni ma non sappiamo ancora come è andato quello passato. Non conosciamo, cioè, quanti sono stati i promossi e i bocciati, dalle elementari fino all’esame di maturità. Di solito quelle tabelle vengono rese pubbliche durante l’estate, intorno alla metà di agosto, in ogni caso prima che la campanella torni a suonare con il rientro di settembre. Una consuetudine, una regola di trasparenza, un obbligo di legge. Come mai quest’anno non sappiamo nulla? Le tabelle sono pronte da settimane ma sono rimaste chiuse nei cassetti del ministero dell’Istruzione. Sulla decisione ha pesato moltissimo il no di Massimo Zennaro, l’ex portavoce di Mariastella Gelmini che si è dimesso dopo l’incredibile comunicato sul tunnel svizzero-abruzzese ma che al ministero è rimasto sulla poltrona di direttore e adesso fa pure il consulente di Barbara Berlusconi. Una scelta, quella di non rendere pubblici i dati, che ha creato imbarazzo fra gli stessi dirigenti del ministero, costretti ad accampare scuse ed allargare le braccia davanti alle ripetute richieste dei giornalisti. E che aveva fatto venire qualche dubbio alla stessa Gelmini che alla fine ha però accettato la scelta del suo portavoce. Dopo l’addio di Zennaro, è probabile che le tabelle vengano presto pubblicate. Ma perché sono rimaste per quasi due mesi nel cassetto, neanche fossero piani militari top secret? Il punto è che l’anno scorso c’è stato un calo nella percentuale delle bocciature. Una flessione minima, dello zero virgola. Ma sufficiente per non poter parlare di “conferma della linea del rigore”, uno dei cavalli di battaglia del ministro Gelmini e soprattutto uno dei chiodi fissi nella strategia di comunicazione del suo ex portavoce. È stata proprio la paura che i dati venissero usati per attaccare il ministro a spingere Zennaro a chiudere quei fogli in un cassetto. Legittimo che un portavoce protegga il suo ministro dalle polemiche, in fondo è il suo mestiere. Ma per far questo è arrivato ad oscurare dati che vanno resi pubblici. Anche perché il “valore politico” dei quadri di fine anno è tutto da dimostrare. A decidere chi bocciare e chi promuovere non è il ministro e tanto meno il suo portavoce, ma quegli 800 mila insegnanti che ogni giorno entrano in classe, fanno lezione, interrogano, mettono i voti. E magari non pensano alla linea del rigore ma vogliono solo capire se un ragazzo è preparato oppure no. Anche di questo il ministro e il suo ex portavoce hanno discusso nel loro ultimo incontro, mercoledì sera, quando hanno firmato la separazione consensuale. Adesso Zennaro lavora pure per Barbara Berlusconi, la figlia del presidente del consiglio, una consulenza per curare la sua immagine nel campo della cultura. Lo farà a titolo gratuito, almeno fino a quando resterà responsabile della direzione per lo studente al ministero, contratto in scadenza poco prima della fine della legislatura. Ieri, dopo l’addio per la gaffe sul tunnel, diversi parlamentari avevano chiesto le sue dimissioni anche dall’incarico di direttore. Adesso che è venuta fuori la storia del lavoro per la figlia del premier, anche al ministero molti si chiedono se sia opportuno che resti ancora lì»;

a quanto risulta all’interrogante il direttore Zennaro ha inviato al quotidiano di via Solferino una nota di precisazione nella quale affermerebbe che non esiste alcun obbligo di legge a cui è tenuto il Ministero dell’istruzione in merito alla pubblicazione dei dati sulla valutazione degli alunni. Il Ministero è semplicemente tenuto a comunicarli all’Istat; non si sarebbero quindi verificate violazioni di legge;

considerato che:

si tratta, come si vede, di una precisazione relativa ai presunti obblighi di legge circa la pubblicazione di dati che non interviene, però, sulle ragioni della mancata pubblicazione;

il giornalista Lorenzo Salvia del “Corriere della sera” ha replicato nel modo seguente: «Il dottor Zennaro conferma i contenuti dell’articolo: i dati sono stati oscurati, cosa mai avvenuta in passato. E, fino al momento della scrittura del pezzo, non risultavano trasmessi nemmeno all’Istat»;

per molto tempo il Ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, ha insistito sulla necessità e sulla bontà della sua cosiddetta “linea dura”: bocciare di più per avere studenti più preparati. Nel giugno 2009, commentando un dato sull’aumento degli studenti bocciati, Gelmini diceva che “la scuola italiana deve ritrovare la via del merito”. Un mese dopo “il Giornale” celebrava “il giro di vite” del ministro Gelmini, dando conto dei dati sui bocciati in crescita;

si tratterebbe, però, di dati inesistenti scrive il 4 ottobre 2011 il quotidiano “la Repubblica”: nel migliore dei casi imprecisi, nel peggiore inventati.«Calano i respinti alle scuole superiori: dal giugno 2008 al giugno 2011 sono scesi quasi del due per cento. La “linea della severità” annunciata da Mariastella Gelmini esce ridimensionata dalle scelte dei professori, lo si scopre leggendo i dati dell’ultima stagione approdati in viale Trastevere, mai resi pubblici e ora consultati da Repubblica. È dal 2008 che il Miur non ha più pubblicato ufficialmente, ovvero sul sito del ministero, i risultati integrali degli scrutini di fine anno limitandosi a stringati comunicati stampa. Adesso si scopre che negli anni del Governo Berlusconi non c’è mai stata alcuna crescita dei bocciati alle medie superiori: niente pugno di ferro dei professori contro gli studenti riottosi e pelandroni. È una storia travagliata e piena di censure quella degli scrutini di fine anno ai tempi della Gelmini. L’ultima pubblicazione completa e senza errori sugli esiti di fine anno risale al luglio del 2007, quando a Palazzo della Minerva sedeva Giuseppe Fioroni. L’anno dopo, con il cambio del ministro, arriva la prima sorpresa: un clamoroso refuso aritmetico fa schizzare in alto il numero complessivo dei bocciati. Il 13 settembre del 2008, quattro mesi dopo l’insediamento della Gelmini, il ministero comunica infatti che “dopo le verifiche di fine agosto il totale degli studenti non promossi per l’anno 2007-2008 si attesta al 16,2 per cento del totale, mentre nell’anno scolastico 2006-2007 i bocciati furono il 14,2 per cento”. Nel conteggio, già allora, c’era qualcosa che non quadrava. “A giugno – spiegava il comunicato ufficiale – gli studenti promossi sono stati il 59,4 per cento del totale, i non ammessi sono stati il 13,8 per cento e quelli con giudizio sospeso il 26,8 per cento”. Proseguiva la nota: “Circa il 6 per cento degli studenti che hanno effettuato le prove di verifica a fine agosto sono stati bocciati portando la percentuale dei non ammessi al 16,2 per cento”. Però il 5,9 per cento – che è quel “circa il 6 per cento” – di bocciati a settembre sul 26,8 di rimandati a giugno determina l’1,6 per cento di respinti. Se si somma questa quota al 13,8 dei bocciati a giugno la percentuale complessiva di respinti arriva al 15,4 per cento. E non al 16,2. In quella stagione di partenza, ecco, i dati già non tornavano e, comunque, erano inferiori di uno 0,8 per cento a quelli dichiarati»,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni per cui i risultati aggregati delle scuole sono stati tenuti nascosti dal Ministro in indirizzo;

se i dati su promossi e bocciati del 2010 non sono stati diffusi perché il calo dei bocciati potrebbe apparire come un calo di severità;

se i dati oscurati dal Ministero siano stati trasmessi all’Istat;

quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro dell’istruzione, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di invitare l’Istat a rendere nota tutta la documentazione scolastica in suo possesso;

se ritenga opportuno revocare l’incarico di direttore generale a Massimo Zennaro che ha dimostrato di non averne i titoli sia perché incorso nella gaffe del tunnel dei neutrini e sia perché probabile responsabile della scelta di oscurare gli esiti degli esami.

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