Month: ottobre 2011

Corrado Calabrò poeta-Istituti di Cultura Italiani

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06120
Atto n. 4-06120

Pubblicato il 19 ottobre 2011
Seduta n. 627

LANNUTTI – Al Ministro degli affari esteri. -

Premesso che:

gli istituti italiani di cultura all’estero sono organi periferici del Ministero degli affari esteri. Attualmente sono 93 e sono disciplinati dalla legge n. 401 del 1990 e dal decreto ministeriale n. 392 del 1995;

gli istituti (dall’articolo 8 della legge n. 401 del 1990): 1) stabiliscono contatti con istituzioni, enti e personalità del mondo culturale e scientifico del paese ospitante e favoriscono le proposte e i progetti per la conoscenza della cultura e della realtà italiane o comunque finalizzati alla collaborazione culturale e scientifica; 2) forniscono la documentazione e l’informazione sulla vita culturale italiana e sulle relative istituzioni; 3) promuovono iniziative, manifestazioni culturali e mostre; 4) sostengono iniziative per lo sviluppo culturale delle comunità italiane all’estero, per favorire sia la loro integrazione nel Paese ospitante che il rapporto culturale con la patria d’origine; 5) assicurano collaborazione a studiosi e studenti italiani nella loro attività di ricerca e di studio all’estero; 6) promuovono e favoriscono iniziative per la diffusione della lingua italiana all’estero, avvalendosi anche della collaborazione dei lettori d’italiano presso le università del Paese ospitante e delle università italiane che svolgono specifiche attività didattiche e scientifiche connesse con le finalità degli istituti stessi;

a quanto risulta all’interrogante, numerosi istituti italiani di cultura hanno negli anni organizzato eventi in onore di Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, magistrato e poeta: 1) 22 ottobre 2007 – istituto italiano di cutlura Madrid – dottor Corrado Calabrò “Il Mare nella poesia italiana”, recital di poesie di Corrado Calabrò interpretate da Ivonne Aversa con accompagnamento musicale; 2) 7 novembre 2007, Corrado Calabrò, l’istituto italiano di cultura di Atene ha dedicato una serata ai suoi versi, interpretati da due grandi poeti greci: Titos Patrikios e Antonis Fostieris; 3) 14 dicembre 2007, istituto di cultura Bruxelles: incontro con Corrado Calabrò. L’attore Paolo Gaio ha recitato alcune poesie di Calabrò. L’Associazione dei calabresi in Europa e la fondazione Corrado Alvaro, in collaborazione con l’istituto italiano di cultura, hanno presentato un incontro con il Presidente della “Fondazione Corrado Alvaro”, professor Aldo Maria Morace, e il poeta Corrado Calabrò alla presenza della giornalista e scrittrice Assunta Scorpiniti. L’intervento è stato inaugurato dall’ambasciatore d’Italia Sandro Maria Saggia; 4) 13 aprile 2010, serata omaggio all’istituto italiano di cultura di Buenos Aires che ha ospitato la presentazione dell’edizione bilingue della “Antología Poetica”, la raccolta di 72 poesie di Corrado Calabrò. Oltre ad essere una figura pubblica di grande rilevanza per la sua funzione istituzionale, Corrado Calabrò è un poeta esemplare e raffinato con già vari libri pubblicati. Pochi o nessuno come lui hanno orchestrato con tanta delicatezza, tanta intensità e tanta varietà l’intera gamma delle emozioni dell’amore. A presentare l’opera è stato lo stesso autore, accompagnato dagli interventi musicali della pianista Fernanda Morello. Prevista anche la partecipazione speciale dell’attore Luis Brandoni;

il successivo evento era previsto per il 18 ottobre 2011 presso l’istituto italiano di cultura di Vilnius,

si chiede di sapere se il Governo sia in grado di fornire un elenco di poeti italiani che hanno ricevuto dagli istituti di cultura, per i quali non sembra che siano stati previsti tagli dal disegno di legge di stabilità per il 2012, un sostegno analogo a quello riservato a Calabrò, peraltro soltanto a partire da quando è diventato presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

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Alitalia- cassa integrazione

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06119
Atto n. 4-06119

Pubblicato il 19 ottobre 2011
Seduta n. 627

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 14 ottobre 2011 riferisce che «Nell’ex compagnia di bandiera, i dipendenti, sia quelli che lavorano a terra sia quelli che prestano servizio sugli aerei», in massa hanno chiesto di entrare in cassa integrazione. Rispetto a 700 “posti disponibili” su base volontaria, si sarebbero proposti in 900;

si legge infatti: «Se qualcuno si era illuso che l’Alitalia dei “patrioti berlusconiani” avrebbe volato davvero in alto, deve ricredersi in fretta. La notizia che nell’ex compagnia di bandiera i dipendenti, sia quelli che lavorano a terra sia quelli che prestano servizio sugli aerei, fanno la fila per andare in cassa integrazione gela qualsiasi entusiasmo. Avete letto bene: non si nascondono sperando di passare inosservati per risparmiarsi la cassa e conservare il lavoro. No: rispetto a 700 “posti disponibili” di cassa su base volontaria, si sono fiondati in 900 su quella che evidentemente considerano un’opportunità. Le fonti ufficiali Alitalia ci tengono a precisare che le richieste effettive sarebbero 800 o poco più. Ma non cambia molto, la sostanza è che siamo in presenza di un successone alla rovescia. In tempi recenti non si era mai visto che i dipendenti di un’azienda sgomitassero per lasciare il lavoro preferendo mettersi al riparo della cassa integrazione. La faccenda è ancora più sorprendente se si pensa che tra gli aspiranti cassintegrati probabilmente ci sono molti che durante i mesi caldi dell’Alitalia nell’estate del 2008 si batterono a spada tratta per non perdere il posto. Insomma, come un tempo si diceva che il voto più duro contro la politica dei governi era quello espresso con le gambe dagli emigranti che non trovando lavoro preparavano la valigia e varcavano la frontiera, così oggi i dipendenti dell’Alitalia mandano indirettamente un segnale di sfiducia per le sorti dell’azienda preferendo la cassa integrazione al proseguimento di un’attività lavorativa ritenuta incerta. A differenza degli emigranti che mettevano in gioco tutto, dalla famiglia al futuro, i dipendenti Alitalia per loro fortuna rischiano molto meno. La cassa integrazione che li riguarda è una supercassa a zero ore, cioè consente loro di restare a casa anche per periodi lunghi, da un anno a 4 anni, ed è anche “molto generosa”, come riconoscono i portavoce della compagnia, arrivando a coprire in media l’80 per cento della retribuzione originaria. Fu introdotta prima con un decreto apposito varato dal governo Berlusconi subito dopo le elezioni vinte nella primavera del 2008 e poi applicato nel 2009 per rendere la vita facile ai “patrioti” che avevano preso il posto dello Stato alla guida della compagnia. Come spiegano all’Inps, la supercassa Alitalia è in deroga alla normativa solita, riguarda la bellezza di 6 mila persone e dura 7 anni (4 di cassa in senso stretto e 3 di mobilità) rispetto ai 2 anni previsti per le casse integrazione normali. Essendo di tipo speciale non è neppure in parte coperta dalla contribuzione aziendale, ma ricade quasi per intero sulla fiscalità generale, cioè è pagata dai cittadini con le tasse. Fino ad allora l’Alitalia pubblica non era mai stata coperta da alcun tipo di sostegno al lavoro, cioè non esisteva la cassa integrazione. Non era mai stata prevista dal legislatore in omaggio al presupposto, poi rivelatosi abbondantemente sbagliato, che la compagnia di bandiera fosse così solida e forte che era impensabile avesse mai bisogno di uno strumento di sostegno del genere. All’inizio degli anni Duemila, quando l’Alitalia cominciò a sbandare vistosamente, molti tentativi di salvataggio e di ristrutturazione aziendale andarono a sbattere proprio contro la dura realtà dell’assenza della cassa integrazione. Le fonti ufficiali della compagnia negano che la corsa alla cassa integrazione sia un’implicita manifestazione di sfiducia da parte dei dipendenti nei confronti del futuro dell’azienda. Sottolineano che l’Alitalia dei “patrioti” privati in tre anni è passata dal passivo al pareggio di bilancio. Anche se ovviamente omettono di ricordare che nel frattempo la ex compagnia di bandiera è diventata una cosa diversa e molto più piccola rispetto al passato avendo di fatto messo da parte ogni velleità di ruolo internazionale. E preferiscono pensare che anche questa storia della cassa integrazione possa essere inserita nel capitolo “Sfaccendati Alitalia”. I dipendenti che si stanno precipitando per ottenere il contributo Inps sarebbero la zavorra, i “lavativi” figli dell’Alitalia pubblica, entrati magari per “meriti politici”, gente abituata alla dolce vita aziendale e quindi oggi allergica alle regole dei nuovi proprietari. I quali, per la verità, anche loro devono ringraziare molto la politica e Berlusconi che ha steso tappeti rossi ai loro piedi scaricando il conto sulla collettività»;

considerato che:

nel marzo 2011 Alitalia-CAI e sindacati hanno siglato un accordo che prevede la cassa integrazione straordinaria volontaria fino a 700 dipendenti (personale di terra e navigante). L’intesa accoglie inoltre le domande di trasformazione dell’orario di lavoro a part time per almeno 550 assistenti di volo rispetto alle 700 richieste presentate dai lavoratori. Questo fatto genererebbe il richiamo dalla cassa integrazione di 160 assistenti di volo. Come si leggeva in quel periodo sul web, praticamente, in una trattativa tra una azienda privata che si chiama Alitalia di nome, ma di cognome fa Compagnia aerea italiana, su un tavolo che coinvolge gli ammortizzatori sociali ma senza la presenza del Governo, le parti hanno concordato una serie di risparmi che agiscono sul costo del lavoro. Più che un’intesa sembra un’attenta alchimia ovvero: utilizzando gli stessi ammortizzatori sociali previsti per la vecchia Alitalia statale si consente ai dipendenti di una compagnia privata (che è ancora in rosso) di andare in cassa integrazione o di accedere al lavoro a tempo parziale. Questo accordo genererà una serie di sostanziosi risparmi sul costo del lavoro nelle casse Alitalia-Cai che ha l’obiettivo del pareggio di esercizio nel 2011, ma che non ne fa una certezza;

a giudizio dell’interrogante una nuova azienda che a poco più di due anni dal suo insediamento mette in cassa integrazione, seppur volontaria, i propri lavoratori non dà propriamente un segnale di prosperità,

si chiede di sapere:

quale sia, alla luce dei fatti esposti in premessa, la valutazione del Governo, considerato che un’azienda in cui oltre 800 persone si offrono volontarie per la cassa integrazione, ed altrettante chiedono di ricorrere al part time, fa evidentemente dubitare della sua stessa solidità;

se ritenga che oggi i dipendenti Alitalia stiano inviando indirettamente un segnale di sfiducia per le sorti dell’azienda preferendo la cassa integrazione al proseguimento di un’attività lavorativa ritenuta incerta;

quali siano i motivi per cui saranno ancora una volta i cittadini a farsi carico della conduzione, a giudizio dell’interrogante dissennata, della “nuova compagnia”, quando la stessa è partita senza i debiti di Alitalia lasciati in eredità alla collettività, debiti a loro volta generati dalla malagestione di amministratori incapaci e strapagati, esentati da ogni responsabilità.

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Parentopoli Eur spa

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06123
Atto n. 4-06123

Pubblicato il 19 ottobre 2011
Seduta n. 628

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

“Il Corriere della Sera” denuncia il caso Eur SpA dove dal 2010 ad oggi sono state fatte trentuno assunzioni, per chiamata diretta, di parenti e amici;

si legge su un articolo pubblicato su “RomaToday.it”: «Al centro dell’inchiesta giornalistica, le decine di chiamate dirette che, da quando Riccardo Mancini è Amministratore Delegato di Eur S.p.A., si sarebbero accumulate in un ente che, va ricordato, è partecipato al 90 % dal Ministero dell’Economia e Finanze ed al 10% dal Comune di Roma. Dunque, è statale»;

su un articolo pubblicato su “NuovoPaeseSera.it” del 21 settembre 2011 si legge che: «nella società e nella controllata Eur Congressi sono stati infilati molti nomi legati da vincoli di parentela a politici e personaggi noti, come Dario Panzironi, figlio dell’ex Ad di Ama Franco, quello di Carlo Pucci, consigliere (Pdl) del XII Municipio, Roberta Lubich, ex moglie del leader Udc (…), il nipote di Giancarlo Cremonesi (Presidente di Acea e Camera di commercio), la figlia dell’ex calciatore Luciano Spinosi e, a capo del personale, Donata Nuzzo, ex responsabile della sezione An di piazza Bologna»;

Cremonesi smentisce di essere coinvolto in alcun modo nella nuova Parentopoli di Eur SpA di cui si parla nell’articolo sopra citato: «”Ribadisco con forza che nessun mio parente è mai stato assunto all’Eur spa. Il Cremonesi di cui parla il Corriere della Sera ha la sola colpa di avere il mio stesso cognome” (…) Da parte sua l’amministratore delegato di Eur Spa Riccardo Mancini, durante la conferenza convocata per rispondere alla denuncia sulla nuova Parentopoli, entra nel merito: “La Lubich ha risposto ad una richiesta di Eur Spa presentando il curriculum assieme ad altri 25 – ha aggiunto Mancini – La società ha ritenuto che il curriculum della Lubich era quello più indicato per la funzione da svolgere e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Lo stesso discorso vale per Marucchi, fra l’altro assunto da Cuccia e non da me e persona assolutamente qualificata. (..) Le 31 persone di cui si parla sono state prese perché noi abbiamo in costruzione il nuovo centro congressi. All’inizio l’organizzazione di tutto era stata affidata ad uno società privata che chiedeva 6.5 milioni di euro. Io ho pensato che le stesse funzioni potessero essere tranquillamente svolte da nostro personale con un costo di 1.2 milioni e un risparmio notevole”»;

considerato che:

da un po’ di tempo a questa parte ogni progetto strategico passa proprio per l’Eur: il secondo polo turistico e il parco a tema (sui quali l’ex vicesindaco ha fatto realizzare sondaggi all’estero per 350.000 euro di spesa), la Nuvola di Fuksas e il poi abortito Gran premio di Formula Uno, il progetto dell’area dell’ex Velodromo osteggiato dai cittadini e i nuovi grattacieli (da Eurosky alle Torri di Renzo Piano). Una piccola-grande cassaforte, di soldi, progetti e di affari, che sembra diventata anche un ufficio di collocamento per amici, parenti o conoscenti;

riporta un articolo de “la Repubblica” del 20 maggio 2011: «”L’ente è presieduto da un imprenditore forzista come Pierluigi Borghini, battuto da Francesco Rutelli quando si candidò, nel 1997, a sindaco di Roma. Molto impegnato dall’attività golfistica, Borghini negli uffici di largo Testa è aiutato da tre assistenti. Neppure Alemanno. L’amministratore delegato, vero motore della struttura, dal luglio 2009 è Riccardo Mancini, 52 anni, imprenditore nato, cresciuto e residente all’Eur con quote di proprietà in 24 società (più quattro in liquidazione). Il nonno materno, Romolo Zanzi, nel 1916 fondò un’azienda specializzata nel ramo riscaldamento che alla fine dei Novanta fatturava 160 miliardi. Con l’ingresso in Eur, l’ad Mancini ha aggiunto ai ruoli nelle società di famiglia sette cariche “pubblico-private”. Ovvero, è amministratore delegato di Eur Spa, Eur Congressi Roma (gestirà la Nuvola), EurFacility (manutenzione del palazzo delle Poste) ed Eur Tel (cablatura telefonica del quartiere), presidente di Aquadrome (i costruttori all’ex Velodromo) ed Eur Power (energia e teleriscaldamento), poi consigliere di Marco Polo (la società che cura i beni del territorio). Come amministratore della holding, Mancini denuncia uno stipendio di Stato di 185 mila euro. Il resto, dice, sono gettoni di presenza. Bene, andando a controllare le private intraprese dell’amministratore pubblico si scopre, intanto, che a ogni presente e futura attività della “galassia Eur” corrisponde un’azienda che lavora in quel settore sotto il controllo di Mancini. Energia e teleriscaldamento attraverso Eur Power? Il Mancini imprenditore ha posseduto quattro società che si occupano di commercio di combustibili per riscaldamento e una che costruisce apparecchi per la produzione di elettricità. Investimenti immobiliari all’ex Velodromo? Mancini possiede azioni dell’immobiliare Castel Di Leva. Con Ama e Acea gestisce i rifiuti dell’Eur? In questo campo l’ingegnere meccanico Mancini è socio unico della Società generale rifiuti e presidente della Treerre, “recupero, riciclaggio, riutilizzo”, di cui rilevò le quote da Franco Berbabé. Uno dei cavalli di battaglia delle politiche di Eur spa è “l’espansione a mare” di mussoliniana memoria e, segnatamente per l’ad Mancini, lo sviluppo del quadrante Fiumicino. Il manager pubblico nel privato è stato consigliere della Fiumicino servizi. L’uomo si è poi costruito una solida fama per aver ristrutturato il debito della Eur Spa, ma la gavetta l’aveva fatta nella sua Gefi fiduciaria romana. E poi è un esperto creatore di scatole pubbliche, spa e srl. L’esperienza, qui, Mancini l’aveva fatta nel suo Consorzio Gspa “per pubbliche amministrazioni in liquidazione”. Di tutte queste società Mancini, da quando è stato nominato manager pubblico all’Eur, non ha mollato un’azione. Anzi, alcune le ha avviate in prossimità della sua nomina all’ente pubblico. Potrebbe sembrare l’uomo scelto per mettere a servizio del pubblico le esperienze fatte nel privato, Riccardo Mancini. Entrando nel dettaglio delle sue attività si scopre, però, che l’ingegnere prima di diventarne amministratore è stato consulente di Eur spa per il gp di Formula Uno. Che, da amministratore, ha attivamente spinto. I conflitti di interesse del manager alemanniano – ha finanziato personalmente la campagna elettorale del sindaco nel 2006 e ne è stato uno dei tesorieri per quella del 2008 – diventano palesi quando si scopre che in due società private di Mancini è consigliere e in una terza azionista e amministratrice Emilia Fiorani. E chi è questa signora 46enne? La compagna di Carlo Pucci. E chi è Carlo Pucci? È il tabaccaio di viale Europa, strada centrale del quartiere, che con l’arrivo di Mancini alla guida di Eur spa è diventato il direttore marketing dell’ente. Il marketing è decisivo in Eur Spa, la cattura di nuovi affitti è missione primaria per la tenuta dei bilanci. E perché l’amministratore delegato Mancini sistema ai vertici dell’ente l’ex marito di una socia che per curriculum ha una lunga esperienza in tabaccheria? Ci sono ragioni d’affari, seguendo le visure camerali. Ma, vedremo più avanti, anche di politica condivisa in gioventù e in tempi adulti. È interessante notare, ancora, come la Fiorani e Mancini abbiano controllato nel tempo la stessa società che vende chincaglieria varia: si chiama E42, come l’Esposizione universale del 1942 di cui oggi l’ingegnere – con il vestito del manager di Stato – amministra i lasciti. (..) La filiazione ad libitum di nuove realtà pubblico-private figlie di Eur spa ha portato nei ruoli di controllo delle società “a cascata” sempre agli stessi uomini. Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, manager fedele a Gianni Letta, è presidente del collegio sindacale in sette “Eur-qualcosa” su sette. Controlla lui che sia tutto in ordine. E presidente della Marco Polo spa, fino a poche settimane fa, è stato Paolo Togni, sistemato da Alemanno in Comune alla direzione delle Politiche ambientali, nuclearista per convinzione ed estrazione professionale, coinvolto nel 2007 nelle inchieste sulla ricostituzione della loggia P2. Togni ha lasciato “Marco Polo” accusando la società di fare gli interessi di terzi. Infine, del “gruppo Mancini” fa parte Angelo Jacorossi, la Tangentopoli del 1992, un miliardo e mezzo (in lire) pagate per riscaldare le case Iacp di Roma. L’imprenditore oggi amministra una società, la Saccir, di cui è stato a lungo consigliere il nostro ingegner Mancini. Ma Jacorossi è anche l’amministratore di Eur Power: sta lanciando la “smart grid”, l’autosufficienza energetica del quartiere. Come dice Riccardo Mancini, avanguardista nero della prima ora: “Noi dell’Eur siamo una macchina guerra”»,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga necessario adottare le opportune iniziative nelle sedi di competenza al fine di fare chiarezza in merito alla situazione di Eur SpA ed in particolare sulla nuova presunta parentopoli e sull’insorgere di eventuali conflitti d’interessi tra il ruolo di direzione della holding Eur SpA ed eventuali altre società private riconducibili agli stessi ruoli. Ciò in considerazione dell’opportunità che il Comune di Roma e il sindaco Alemanno debbano farsi carico di assicurare una gestione trasparente di Eur SpA, visto che la società in questione è proprietaria di aree su cui insistono importanti progetti di riqualificazione;

quali iniziative di competenza intenda adottare affinché la gestione della cosa pubblica non si trasformi nella gestione di un’agenzia per il lavoro, come per l’ennesimo caso di assunzioni facili, soprattutto in un momento storico delicatissimo sul piano occupazionale, anche verificando la correttezza e la legittimità delle procedure di selezione del personale seguite dalla Eur SpA.

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Profumo- Evasione fiscale

 

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02447
Atto n. 3-02447

Pubblicato il 19 ottobre 2011
Seduta n. 628

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

nella seduta n. 304 del 17 dicembre 2009, nel sollecitare a fine seduta le risposte del Governo ad alcuni atti di sindacato ispettivo, l’interrogante richiamava l’attenzione del Senato su un odioso fenomeno di frode fiscale ai danni dello Stato e dei contribuenti onesti, soprattutto lavoratori e pensionati, che sono tassati alla fonte fino all’ultimo centesimo. L’interrogante si riferiva ad una frode che non è stata consumata dal “mariuolo di turno”, ma da un’importante banca che è coinvolta nel progetto “Brontos”;

si legge infatti nel resoconto della seduta: «Richiamo l’attenzione dei colleghi e dell’Aula, Presidente, perché proprio ieri il dottor Profumo è venuto in audizione qui al Senato con la consueta aria di sufficienza, senza neppure fornire risposte alle domande e, anzi, rappresentando una situazione idilliaca circa i rapporti con i cittadini e le piccole e medie imprese, persino offensiva dell’ordinaria intelligenza. Questi signori banchieri, direttamente responsabili della grave crisi economica che ha distrutto milioni di posti di lavoro, creando povertà e miseria, abituati a comprare tutto e tutti, adusi ad acquistare (tramite dorate consulenze) complicità perfino di ordine istituzionale, e che non pagano mai il conto, devono smettere di continuare a frodare il fisco e i risparmiatori, anche perché, ritenendosi e facendo parte di quelle élite oligarchiche, nel caso di specie avevano negato tutto. Su questo argomento, signora presidente, ho presentato due interrogazioni parlamentari: la 4-00741, in data 29 ottobre 2008, e la 4-02053, in data 1° ottobre 2009. Ad esse auspico che venga data risposta, perché noto anche che il Ministro dell’economia è molto solerte nel reprimere l’evasione fiscale spicciola: se un bambino va a comprare un pacchetto di caramelle che costa un euro e magari non si emette lo scontrino fiscale, l’esercizio commerciale viene chiuso. Mi auguro quindi che, rispetto a tali questioni, a questi grandi evasori – certo, non è lo scudo fiscale la misura migliore per far pagare le tasse – si prevenga, e che, soprattutto, questi signori comincino a pagare»;

secondo un’indagine del pubblico ministero di Milano Afredo Robledo, UniCredit avrebbe messo in atto una sofisticata operazione di “pronti contro termine” mediante un software della Barclays bank, concretizzando reati di elusione, evasione fiscale e truffa ai danni dello Stato per un controvalore di 250 milioni di euro, ossia 500 miliardi del vecchio conio;

considerato che:

nei mesi scorsi il potente capo di UniCredit, ribattezzato da una stampa a giudizio dell’interrogante servile “Alessandro il Grande”, ed accusato dalla Procura della Repubblica di Bari di aver assegnato derivati insicuri ad alcune imprese come la Divania di Bari costretta così a liquidare la sua florida attività che dava lavoro a centinaia di persone, è stato dimissionato dai suoi ex soci e sodali con una sostanziosa liquidazione, superiore a 40 milioni di euro;

in data 18 ottobre 2011, agenzie di stampa e televisione hanno diffuso la notizia di una brillante operazione della Procura della Repubblica di Milano del pubblico ministero Alfredo Robledo, che già indaga sui derivati “avariati” venduti al Comune di Milano: dalle intercettazioni acquisite è risultato che alti dirigenti di UniCredit, ai quali il dottor Profumo aveva dato ampie coperture ed offerto incentivi alla vendita dei prodotti truffaldini per 3-4 milioni di euro ciascuno, si sarebbero dovuti incontrare per brindare ad un’operazione fraudolenta sugli swap rinegoziati che avevano come vittima il Comune di Milano, nella quale Profumo risultava indagato per frode fiscale con UniCredit, gruppo cui erano stati sequestrati 245 milioni di euro;

su “la Repubblica” del 19 ottobre, in un articolo di Walter Galbiati, si può leggere: «Unicredit, sequestrati 245 milioni di euro. Profumo indagato per frode fiscale.La banca è accusata di avere evaso le tasse camuffando da dividendi degli interessi con la collaborazione di Barclays. La replica di piazza Cordusio: “Siamo convinti della correttezza del nostro operato»;

si legge ancora: «”Il fine è di evadere le imposte” attraverso operazioni finanziarie che trasformavano interessi in dividendi su cui venivano pagate imposte pari a solo il 5% dell’ammontare. Con questa accusa, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha chiesto e ottenuto di sequestrare 245 milioni di euro a Unicredit, la banca che ai tempi delle presunte evasioni fiscali era guidata da Alessandro Profumo. E proprio l’ex amministratore dell’istituto milanese è finito sotto inchiesta per aver posto la sua “sigla sulle relative e articolate richieste di approvazione dell’investimento in strumenti partecipativi di capitale, emessi da società lussemburghesi appartenenti al gruppo Barclays”. Ben 17 manager di Unicredit, tra i quali Ranieri De Marchis, ex direttore finanziario, Vittorio Ogliengo, ora a capo della divisione Corporate e Gabriele Piccini country manager per l’Italia, sono indagati. Con loro tre banchieri di Barclays che operavano nella filiale milanese, attiva nella finanza strutturata. L’operazione, denominata Brontos, consisteva nel depositare soldi presso Barclays come se fossero stati parte di un contratto di pronti contro termine e su questo la banca incassasse dei dividendi. In realtà, era un deposito interbancario. Ma “se la banca – scrive il giudice nel decreto di sequestro – avesse realmente effettuato un deposito interbancario su Barclays, gli interessi attivi ricevuti da Barclays, al termine dell’operazione, sarebbero stati interamente imponibili”. Invece, i dividendi per la legge fiscale sono deducibili al 95%. Grazie a questo giochetto, il risparmio per Unicredit è stato secondo l’accusa di 128 milioni di euro per l’anno 2007 e di 117 milioni per il 2008. Da qui, l’importo del sequestro preventivo. Che il tutto poi fosse stato costruito apposta per evadere il fisco, lo dimostrerebbe un appunto che il Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Milano ha trovato durante i sequestri. In particolare nell’ufficio di Stefano Porro, responsabile dell’Area active balance sheet management di Unicredit. Qui è stata trovata una borsa e dentro di essa alcuni documenti cartacei scritti a mano. Su un foglio, Porro avrebbe riportato i dettagli dell’operazione, una vera e propria pistola fumante se fosse confermata anche in dibattimento, perché si indicano chiaramente i fini dell’operazione. “L’ottimizzazione fiscale”, si legge nel documento, è indicata come vero e proprio “obiettivo” e non come mero effetto. E si mette nero su bianco “la conoscenza sostanziale dei meccanismi e dei vantaggi controparte (seppur non contrattualizzati)”. Per due anni, Unicredit ha investito risorse portando a casa un tasso superiore a quello di mercato, mentre Barclays ha raccolto fondi a un tasso inferiore a quello di mercato. “A farne le spese – scrive il giudice – è stato un terzo soggetto rappresentato dallo Stato italiano”. Ora quei soldi sono sotto sequestro. “Unicredit è molto sorpresa per questa iniziativa che non cambia la convinzione della banca circa la correttezza del proprio operato e di quello dei propri dipendenti”, ha commentato un portavoce»,

considerato che l’interrogante non comprende quale sia il ruolo dell’Ufficio di vigilanza di Banca d’Italia, diretto dalla dottoressa Anna Maria Tarantola, promossa a suo tempo in una delicata funzione a giudizio dell’interrogante “per grazia ricevuta”, e per i rapporti di contiguità con l’ex amministratore delegato della Banca popolare di Lodi Giampiero Fiorani in qualità di collegamento con l’ex governatore Antonio Fazio, coinvolto nell’ambito della vicenda sui “furbetti del quartierino” e condannato per gravissimi reati di cui beneficiava la dottoressa Tarantola con omaggi e varie regalie, e se la disattenzione della Banca d’Italia, che non si è accorta di una gigantesca frode fiscale ai danni dello Stato, come quella contestata dal pubblico ministero Alfredo Robledo e dal giudice Varanelli al dottor Profumo di UniCredit e soci, non possa dipendere da omissioni, disattenzioni o dalla scarsa professionalità della vigilanza,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno impedito al Governo di dare risposte ai precisi atti di sindacato ispettivo, presentati da oltre due anni in merito ad una frode fiscale, spacciata per ottimizzazione fiscale, ai danni dello Stato di almeno 245 milioni di euro, in riferimento alla quale risultano indagati – tra gli altri – Profumo e Gabriele Piccini, country manager di UniCredit per l’Italia, ed altri dirigenti di Barclays;

se al Governo risulti che vi siano altre banche, come UniCredit, ed altri banchieri, quali Profumo, coinvolti nell’operazione, denominata “Brontos”, che consisteva nel depositare soldi presso Barclays come se fossero stati parte di un contratto di “pronti contro termine”, camuffati da depositi interbancari;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per far sì che banche e banchieri, non di rado beneficati da provvedimenti legislativi che cancellano i diritti acquisiti in decenni di battaglie legali delle associazioni dei consumatori, come il colpo di spugna sull’anatocismo – al vaglio della Consulta – e lo smantellamento della legge antiusura, possano cominciare a pagare per gli enormi danni inflitti ai consumatori anche a causa di omessi controlli e rapporti collusivi con le autorità preposte ai controlli.

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Madiobanca- Compensi vertici

 

Risposta scritta

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06092
Atto n. 4-06092

Pubblicato il 13 ottobre 2011
Seduta n. 625

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

Mediobanca, nella relazione per l’assemblea dei soci che sarà illustrata il 28 ottobre 2011, ha spiegato che, visti i tempi difficili, per l’esercizio concluso al 30 giugno 2011, come già nel precedente, i dirigenti membri del consiglio di amministrazione non hanno percepito alcun compenso variabile;

in particolare la relazione spiega che “Le previsioni per l’esercizio 2011-2012 sono fortemente condizionate dal rischio di una nuova contrazione dell’economia dell’area euro e dalla notevole instabilità dei mercati”, si legge nel bilancio appena depositato. A questi rischi “va aggiunta la particolare debolezza nella rifinanziabilità dei debiti sovrani dei paesi periferici dell’euro, comprese Spagna e Italia, e del passivo delle istituzioni finanziarie”;

sono molto meno pessimistiche le note che riguardano le retribuzioni alla dirigenza Mediobanca. I compensi ricevuti dall’amministratore delegato Alberto Nagel per l’esercizio 2010-11 sono pari a 2,93 milioni di euro. Nagel ha percepito 150.000 euro quale amministratore e 2.784 milioni di euro per gli incarichi ricoperti (compresi 384.000 euro di premio di anzianità ventennale una tantum). Al presidente, Renato Pagliaro, Mediobanca ha corrisposto 2,55 milioni di euro (incluso il gettone da 150.000 euro per essere amministratore);

tra gli altri dirigenti della merchant che siedono nel consiglio di amministrazione, al direttore generale Francesco Saverio Vinci sono andati 2,15 milioni di euro, a Massimo Di Carlo 2,25 milioni di euro e a Maurizio Cereda 2,1 milioni di euro. Nell’esercizio chiuso tre mesi fa, i primi 100 manager di Mediobanca si sono divisi complessivamente 88 milioni di euro di emolumenti extra, in relazione alle performance ottenute;

considerato che una delle conseguenze della gravissima crisi economica mondiale scoppiata alla fine del 2008 è stata la presa di coscienza delle gravi ripercussioni sull’equilibrio del sistema economico avute dalla crescita incontrollata delle retribuzioni degli alti dirigenti dei gruppi economici registratasi negli ultimi anni,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di prevedere che i sistemi retributivi degli amministratori e dei membri del consiglio d’amministrazione degli istituti di credito non siano in contrasto con le politiche di prudente gestione del rischio della banca e con le sue strategie di lungo periodo, stabilendo altresì il divieto di includere le stock option e le azioni, tra gli emolumenti e le indennità;

quali iniziative urgenti di competenza il Governo intenda assumere al fine di porre un tetto agli stipendi e ai bonus dei banchieri, conseguiti, specie in Italia, a carico di risparmiatori, famiglie e piccole e medie imprese vessati da costi proibitivi dei conti correnti e da tassi più elevati della media europea, in particolare fissando regole obbligatorie sulle remunerazioni nel settore finanziario, e relative sanzioni per chi non le rispetta, limitando l’ammontare delle remunerazioni variabili sia in proporzione alle remunerazioni totali, sia in funzione dei redditi e/o profitti della banca.

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Appalto gallerie Umberto I- Cricca G8

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06090
Atto n. 4-06090

Pubblicato il 13 ottobre 2011
Seduta n. 625

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa (“La Repubblica” dell’11 ottobre 2011) che «C’è una rete di imprenditori e manager pubblici, in affari con la cricca del G8, dietro al maxi appalto per le gallerie ipogee dell’Umberto I. Un cantiere d’oro, da 12 milioni 473 mila euro, non ancora terminato ma pagato 15 milioni 200 mila euro dopo il contenzioso mosso dalle imprese contro il policlinico e chiuso con un accordo che ha fruttato alle prime 2 milioni 790 mila euro in più sull’importo iniziale. Altri oneri, sopra i 3 milioni, sono stati sborsati dalla Regione per la progettazione sulla sicurezza del cantiere. I lavori furono assegnati in fretta e furia nel 2007 a un’associazione di imprese tra le quali figuravano la Società italiana costruzioni dei Navarra e la Eugenio Ciotola spa, due nomi che s’intrecciano con l’inchiesta sul “sistema di potere gelatinoso” di Angelo Balducci & Co. e che godono della benevolenza del Vaticano nell’assegnazione delle grandi opere. Tra gli indagati per l’affidamento dei lavori all’Umberto I compare Maria Pia Forleo, avvocato del provveditorato alle Opere pubbliche, vicina a Balducci. (…) A Roma, il costruttore Ciotola è indagato per concorso in abuso d’ufficio per i lavori nei tunnel dell’Umberto I, con la ex responsabile dell’Ufficio tecnico dell’ospedale, Raffaella Bucci, e i sei della commissione giudicatrice di cui faceva parte Maria Pia Forleo. A Firenze il costruttore romano è finito nel mirino dei pm per il legame con Fabio De Santis, superiore della Forleo e stretto di Balducci. De Santis viene poi promosso alla guida del Provveditorato toscano. Dai rapporti d’affari ricostruiti dai magistrati, spuntano regali e benefits in cambio di corsie preferenziali per mettere le mani sugli appalti. Come quelli per realizzare nella Villa Salviati a Firenze la sede degli archivi dell’Ue, inaugurata il 17 dicembre scorso, presente il capo dello Stato. A De Santis e consorte, la Ciotola spa, aveva già pagato una vacanza da 3mila 380 euro nella suite 106 dell’hotel Cristallo a Cortina. E visto che nel “bonus” lasciato all’agenzia di viaggi restavano gli “spiccioli”, 620 euro, ci scappò anche un viaggio per la mamma. De Santis, entusiasta della vacanza, la racconta così al telefono con Ciotola: “Una bomba, una bomba, tre giorni di sole ha fatto”. Anche una Smart usata dai coniugi De Santis risulta intestata alla Ciotola spa. E a bordo della city car lui, il 13 novembre 2008, fa rotta sull’hotel Fenix, secondo gli inquirenti, per un appuntamento con una prostituta. (…) L’Italiana costruzioni è patner della Ciotola spa nell’appalto dell’Umberto I. Insieme gestiscono anche la manutenzione del centro polifunzionale della polizia a Spinaceto. La prima è un’azienda accreditata anche oltretevere tanto da aggiudicarsi la riqualificazione di piazza San Pietro, 20 milioni per il restauro del colonnato del Bernini. E gestisce la manutenzione del Campus Biomedico, policlinico universitario dell’Opus Dei. Il gruppo è leader nelle grandi opere pubbliche: nel 2001, in soli sei mesi a Genova, restaura il Palazzo Ducale per il vertice del G8 sotto il governo Belusconi. (…) Nel 2003 fa suo il cantiere per la nuova sede della Corte d’appello di Roma. I Navarra affidano la progettazione a Paolo Cuccioletta, amico del De Santis. Nel 2004 si aggiudica la realizzazione della terza corsia del Gra. Nel 2005 è incaricata di ristrutturare la sede di Propaganda Fide in piazza di Spagna, 15 milioni dei quali 2,5 sborsati dai ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture. Da quei lavori (per i quali, secondo i pm, fu “risolutivo” l’intervento di Balducci) uscirono indagati l’ex ministro Pietro Lunardi e l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. (…) La Forleo è indagata per abuso d’ufficio nell’inchiesta sull’appalto dell’Umberto I quale commissaria della gara del 2007. Nello scorso settembre a Perugia, viene rinviata a giudizio con altri 17 nell’inchiesta su appalti e corruzione per i “grandi eventi”. Con lei, saranno processati i suoi superiori, Angelo Balducci e Fabio De Santis oltre a Mauro Della Giovampaola, Diego Anemone, Guido Bertolaso. Per la cricca, Forleo è persona di fiducia. A Firenze nell’ottobre 2007, Balducci la nomina responsabile di gara per il Parco della Musica, l’appalto che farà scattare l’inchiesta sui “grandi eventi”»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei motivi che possono giustificare l’acquisizione, a detta del quotidiano “La Repubblica”, “in fretta e furia” del maxi appalto per le gallerie ipogee dell’Umberto I da parte di un’associazione di imprese tra le quali figuravano la Società italiana costruzioni dei Navarra e la Eugenio Ciotola SpA, che si intrecciano con l’inchiesta sul “sistema di potere gelatinoso” di Angelo Balducci & Co;

se non ritenga urgente attivarsi affinché si pervenga ad una sollecita predisposizione ed approvazione di norme stringenti cosiddette anticorruzione per evitare che la corruzione dilagante, che investe vasti settori della società con una commistione “incestuosa” di interessi tra politica e affari, possa continuare;

se, infine, alla luce degli ulteriori fatti di corruzione raccontati dai giornali, non ritenga opportuno esercitare un ravvedimento operoso in relazione alle norme sulle intercettazioni, le quali, se approvate, oltre ad un intollerabile bavaglio alla libertà di stampa, sarebbero funzionali ad offrire uno scudo protettivo al dilagante malaffare.

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Licenziamenti ferrovieri società Servirail

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06091
Atto n. 4-06091

Pubblicato il 13 ottobre 2011
Seduta n. 625

LANNUTTI , CARLINO – Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti. -

Premesso che:

i dipendenti della Servirail, società Wagons lits del gruppo Newrest che gestisce in appalto di Trenitalia il servizio di accompagnamento notte dei clienti sulle vetture con cuccette e letti, hanno ricevuto in questi giorni numerose lettere di licenziamento collettivo. Oltre 500 le persone che a partire dal’11 dicembre 2011 resteranno senza impiego e, stando a quanto dichiarato dai lavoratori, nei prossimi giorni ne verranno licenziate oltre 100 tra gli addetti alla manutenzione;

la società Wagon lits ha deciso quest’anno di non partecipare alla nuova gara di appalto indetta da Trenitalia perché le restrizioni imposte sono troppo drastiche e a conti fatti la ditta anziché guadagnare finirebbe sul lastrico visto che il nuovo bando di 55 milioni di euro è praticamente dimezzato rispetto al bando precedente;

stando a quanto afferma un dipendente ancora per poco dell’ufficio della sede di Napoli Wagon lits, questa società da 150 anni gestisce l’accompagnamento notte. A partire dal 1970 le Ferrovie dello Stato hanno acquistato la gestione del servizio dandola in gara d’appalto sempre alla Wagon lits. Ma negli ultimi anni Trenitalia ha assottigliato sempre più i servizi a disposizione del viaggiatore riducendoli al minimo. Con l’avvento dell’alta velocità i treni universali sono stati quasi completamente abbandonati e a rimetterci, oltre ai pendolari, considerati ormai viaggiatori di serie b, sono stati i dipendenti;

anche se sono chiamati in altro modo, i dipendenti si definiscono ferrovieri perché sono 30 anni che fanno questo lavoro. Essi temono per il loro futuro;

il sospetto degli ex addetti all’accompagnamento di notte è che il denaro messo a disposizione dal Governo per i servizi notte venga utilizzato da Moretti per incentivare l’alta velocità ed eliminare definitivamente i treni universali;

in questi ultimi anni Trenitalia non si è occupata sufficientemente della manutenzione di questi treni. Inoltre sulla tratta Napoli-Milano e su quella Napoli-Bolzano ha ridimensionato e addirittura eliminato il servizio letto nonostante i numerosi pendolari che usufruiscono di questo servizio. Inoltre la tratta Roma-Parigi, oggi gestita dalla società italiana, probabilmente verrà affidata in gara d’appalto a una società francese e il personale italiano in quel caso verrà immediatamente sostituito con quello francese;

le denunce dei licenziati non finiscono qui e tra loro c’è la convinzione diffusa che si voglia escludere Napoli dalla gestione di questi servizi visto che la gestione dei servizi-letto sulla tratta Udine-Trieste-Napoli è stata spostata a Roma a causa dell’incendio avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 luglio 2011 dalla cabina di Roma Tiburtina, con conseguente riduzione del personale di Napoli;

la sede barese della società, che conta attualmente 45 dipendenti, rischia di chiudere entro la fine dell’anno;

considerato che:

da mesi si temeva un’iniziativa del genere. Nel marzo 2011, quando i lavoratori protestarono davanti alla sede del ministero contro un taglio effettuato da Trenitalia di alcuni turni di notte, intervenne il ministro Matteoli e provvide a far stanziare fondi per altri sei mesi a favore dei lavoratori. Una soluzione opportuna ma temporanea;

il progressivo taglio dei servizi notturni da parte dell’azienda sta continuando. Da lunedì 3 ottobre due treni Frecciargento sono stati soppressi a dimostrazione della scarsa attenzione dei collegamenti Sud-Nord, ma anche per i lavoratori del turno di notte;

la decisione di Newrest-Wagon lits di licenziare tutto il personale di Servirail, società del gruppo che si occupa solo dell’accompagnamento, non è stata mediata con i sindacati e quindi non ci sono al momento ammortizzatori sociali;

i lavoratori di Servirail affermano di avere una professionalità pari a quella dei dipendenti Trenitalia che fino a qualche mese fa scortavano le cuccette T6, per quanto riguarda l’accompagnamento di notte,

si chiede di sapere:

quali siano, alla luce dei fatti esposti in premessa, le ragioni che hanno indotto Trenitalia a varare un nuovo bando di gara senza tutelare, nei fatti, lo stato occupazionale attuale;

quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine di salvaguardare i diritti dei numerosi lavoratori dando loro la possibilità di continuare a esercitare l’attività di ferrovieri che da numerosi anni svolgono con premura, anche ricollocandoli nella nuova ditta appaltatrice o all’interno di Trenitalia;

se non ritenga urgente istituire un tavolo con le parti sociali al fine di pervenire ad una soluzione positiva della vicenda;

alla luce della scelta di Trenitalia di razionalizzare l’offerta di treni notte a vantaggio dell’alta velocità che comincia a far sentire i primi contraccolpi negativi sull’occupazione del settore, quali misure urgenti intenda intraprendere per offrire risposte puntuali ai disagi dei viaggiatori, specie se pendolari, spesso lasciati in balia di se stessi e della protervia di Trenitalia, azienda concessionaria di pubblico servizio.

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Pocker cash- Pocker on line

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06089
Atto n. 4-06089

Pubblicato il 13 ottobre 2011
Seduta n. 625

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

dal 18 luglio 2011 poker cash e casinò on line sono diventati un gioco serio: per la prima volta in Italia, infatti, si possono puntare soldi veri, istantaneamente, e non più solo gettoni prepagati. Ma ora che il mercato si apre ai cosiddetti cash game, assicurarsi che i soldi dei consumatori finiscano in società pulite è ancora più importante.

subito dopo il suo avvio, l’azzardo on line ha già riscosso un enorme successo, tradotto in un boom di visite ai siti dedicati. Il cash game promette una vera rivoluzione, soprattutto economica. Secondo l’agenzia specializzata Agipronews, si prevede un giro d’affari di un miliardo e mezzo di euro al mese, 18 miliardi di euro all’anno rispetto agli attuali 4,8. Guadagni da capogiro, per lo Stato e per gli operatori del settore. Operatori tra cui c’è soprattutto Pokerstars, colosso del mercato on line, finito nel mirino dell’FBI prima e dei Monopoli di Stato poi;

nell’aprile 2011, infatti, Pokerstars è stato al centro del Black Friday del poker americano: insieme ad altri due giganti del settore (Full Tilt Poker e Absolute Poker), la compagnia ha dovuto oscurare il sito statunitense e rispondere a pesanti accuse di frode, gioco d’azzardo illegale e riciclaggio di denaro. In Italia, però, Pokerstars continua ad avere una regolare licenza e a giugno è diventata leader del mercato on line italiano con 60,9 milioni di euro di raccolta, pari al 27,6 per cento del totale (dati Poker Italia – da aggiornare). La compagnia americana ha sempre provato a ribadire la distinzione tra la società accusata dalla FBI e quella autorizzata a operare in Italia. Rimangono tuttavia forti perplessità sull’assetto societario di Pokerstars, a partire dalla convinzione di molti che la compagnia stia riciclando in Italia i proventi generati illecitamente in America;

fino al settembre 2011, Pokerstars ha operato in Italia attraverso il marchio Reel international ltd, con sede nel paradiso fiscale dell’Isola di Mann, riuscendo a non pagare l’IVA sulle spese sostenute in quanto società extracomunitaria. Successivamente, ha poi registrato la Reel Italy ltd, concessionaria con cui attualmente opera in Italia, con sede nell’isola di Malta. Tutte le azioni, tranne una, della società maltese sono ancora di proprietà della Reel international ltd;

l’operato di Pokerstars non convince il Sistel, il sindacato italiano di imprese di scommesse telematiche, che ha pubblicato un esposto in proposito;

sul problema della trasparenza del mondo del poker on line l’interrogante ha presentato un’interrogazione, che ad oggi non ha ancora ricevuto risposta, dove chiede di verificare la legalità di Pokerstars (atto 4-05116);

Federconsumatori, parlando a difesa degli utenti, avverte che la liberalizzazione del gioco on line deve essere accompagnata da chiarezza, rispetto delle regole e da una profonda opera di sensibilizzazione dei cittadini, l’unico strumento efficace al contrasto delle sindromi di dipendenza, in vertiginoso aumento anche tra i giovanissimi. Proprio per questo, Federconsumatori sta preparando per l’autunno un seminario dedicato a questi temi, aprendo un dialogo tra le parti sociali coinvolte e invitando a partecipare le aziende di settore che operano nel pieno rispetto delle regole;

considerato che:

un articolo di “Finanza e Mercati” del 22 settembre 2011 dal titolo “I nuovi Madoff oggi proliferano sui siti del poker online” riporta che «Quella del poker online è ormai una vera febbre. Attenti, però. L’irlandese Full Tilt è appena stata denunciata dal governo Usa per aver accreditato sui conti dei giocatori 390 milioni di dollari che non aveva. Di più, il fondatore Raymond Bitar e altri membri del board sono anche accusati di aver stornato a loro favore dai fondi degli utenti 440 milioni di dollari dal 2007 all’aprile 2011. “Full Tilt non era una legittima azienda operante nel campo del poker ma uno schema Ponzi globale”, dice Preet Bharara, il giudice Usa che si occupa del caso. Ma Washington ha allargato il raggio d’azione: l’atto d’accusa contro Full Tilt rientra infatti nel quadro più generale di sanzioni per tre miliardi di dollari e indagini per gioco illegale, riciclaggio e frode bancaria contro 11 soggetti, tra cui Absolute Poker e PokerStars, aziende domiciliate all’Isola di Man. Un consiglio, attenti a dove puntate i soldi»;

in un articolo pubblicato su “Il Giornale” del 22 settembre 2011 si legge: «Ora che il poker cash è diventato una realtà anche sui siti italiani, prevede per la nuova modalità di gioco il ruolo di utile volano per la crescita di una più ampia e preparata comunità di appassionati: “Il poker cash – sottolinea Pagano – ha portato numeri interessanti al mercato italiano, riscuotendo il successo che ci si attendeva. Inoltre, ha regalato al poker on line una seconda giovinezza; e oggi può essere considerato come un termometro attendibile delle condizioni di questo gioco nel nostro Paese. I numeri, però, non bastano: va infatti considerata con attenzione anche la qualità del gioco, che peraltro è assai migliorata rispetto al passato, quando un italiano al tavolo verde era molto spesso soltanto un pollo da spennare”. Per il futuro è possibile contare su presupposti favorevoli: “Chi si avvicina ora al gioco on line ha a disposizione un’offerta decisamente più completa rispetto al passato”. La stessa su cui le poker room virtuali possono fare leva con decisione, sfruttando un ventaglio articolato di strumenti per ampliare il novero dei propri appassionati e per semplificare accesso e giocate. Ultima novità in proposito è la Ricarica Pokerstars.it rivolta a chi non vuole o non può usare una carte di credito sul web. Infatti, così come avviene per le ricariche telefoniche, consente di rimpinguare rapidamente il proprio conto: si tratta di un voucher prepagato, “disponibile – spiega Barbara Beltrami, country manager di Pokerstars.it – in cinquantamila bar e tabaccherie, dislocati sull’intero territorio italiano e che espongono il nostro logo. Per ottenerlo non è necessaria la carta di credito, ma è possibile pagare anche in contanti”. Il tagliando, per il rilascio del quale non sono previste commissioni, può essere infatti di diverso ammontare, con tagli da 10, 25, 50, 100 e 250 euro. Sul voucher è impresso un codice Pin che va digitato in corrispondenza del link “Ricarica Pokerstars” all’interno della sezione “Cassa” del sito, con l’effetto di aggiungere all’istante al proprio conto gioco il valore del tagliando. “Siamo certi – afferma Beltrami – che le ricariche possano portarci ottimi risultati. Grazie a questa iniziativa la nostra presenza sul territorio diventerà infatti ancora più capillare. Inoltre, ci piace sottolineare che, con l’introduzione dei tagliandi di ricarica, potremo soddisfare le esigenze di molti altri nuovi giocatori che si stanno appassionando all’online”. In agosto Pokerstars ha raccolto dal poker cash 244,2 milioni di euro, mentre la modalità a torneo ne ha aggiunti altri 34,2»,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda adottare le opportune iniziative al fine di adeguare le forme di tutela degli utenti del gioco poker on line al fine di evitare abusi;

quali iniziative intenda assumere al fine di verificare che le movimentazioni di denaro procurate dal poker on line rispettino le vigenti normative antiriciclaggio e come intenda intervenire al fine di evitare che la criminalità organizzata continui a trarre il massimo profitto dal settore dei giochi e delle scommesse;

se intenda nelle sedi di competenza acquisire maggiori informazioni sui concessionari di poker on line, così da impedire il riciclaggio di denaro in Italia;

quali iniziative intenda adottare al fine di verificare che l’operatività di Pokerstars, che ha ottenuto la concessione italiana attraverso la Reel Italy, con sede a Malta, con capitale di soli mille euro, a sua volta controllata dalla Reel dell’Isola di Man, avvenga secondo i principi della norme di trasparenza sancite dal decreto legislativo n. 231 del 2007 allontanando ogni ipotesi di evasione, elusione e perfino di riciclaggio per operazioni oscure;

quali iniziative intenda assumere al fine di evitare che le famiglie italiane, attratte dal “miraggio” del facile ed immediato arricchimento in una situazione di massima crisi economica accompagnata da pesante disoccupazione, continuino a precipitare in vere e proprie forme di dipendenza patologica da gioco.

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Manovra di ferragosto -abbassamento saldo depositi al portatore

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06077
Atto n. 4-06077

Pubblicato il 12 ottobre 2011
Seduta n. 623

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011 (cosiddetta manovra di Ferragosto) ha disposto l’abbassamento del limite per la trasferibilità di denaro contante, di titoli al portatore, di assegni senza clausola di non trasferibilità e di libretti bancari;

in particolare il comma 4 dell’articolo 2 del citato decreto-legge n. 138 del 2011 interviene sull’articolo 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007 riducendo da 5.000 a 2.500 euro la soglia massima per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore;

la predetta modifica, realizzata al fine di adeguarsi alle disposizioni adottate in ambito comunitario dirette a prevenire l’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, interessa, in particolare, i commi 1, 5, 8, 12 e 13 del citato articolo 49, dei cui limiti viene adeguato l’importo;

il citato articolo 49, recante “Limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore”, nella versione previgente le modifiche apportate dalla norma in commento, dispone fra l’altro: il divieto di trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 5.000 euro. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane SpA (comma 1); l’obbligo di indicare negli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 5.000 euro il nome o la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità (comma 5); la possibilità per gli istituti bancari e postali di rilasciare assegni circolari, vaglia postali e cambiari di importo inferiore a 5.000 euro, su richiesta scritta del cliente, senza la clausola di non trasferibilità (comma 8); il divieto di detenere libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 5.000 euro. In via transitoria, relativamente ai libretti che alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 231 del 2007 presentavano un saldo superiore al predetto limite, i clienti hanno tempo sino al 30 giugno 2011 per estinguere ovvero ridurre il saldo al di sotto della soglia fissata (commi 12 e 13). In sostanza, la norma in esame riduce ulteriormente i limiti di importo all’uso del contante – finalizzati al contrasto del riciclaggio e del terrorismo – che erano già stati ridotti (a 5.000 euro) dall’articolo 20 del decreto-legge n. 78 del 2010. Il decreto-legge n. 78 del 2010 aveva infatti a sua volta reintrodotto i limiti di importo all’uso del contante vigenti prima dell’entrata in vigore del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, che all’articolo 32 aveva elevato da 5.000 a 12.500 euro la soglia massima per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore. Il comma in esame, inoltre, a seguito di quanto sopra disposto, interviene al comma 13 dell’articolo 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007, al fine di posticipare di 3 mesi (dal 30 giugno 2011 al 30 settembre 2011) il termine entro cui i libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 2.500 euro devono essere estinti (ovvero il loro saldo deve essere ridotto entro tale importo);

l’art. 58, comma 3, del decreto legislativo n. 231 del 2007 dispone che la violazione della prescrizione contenuta nell’art. 49, commi 13 e 14, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria dal 10 per cento al 20 per cento del saldo del libretto al portatore;

l’art. 58, comma 7-bis, del decreto legislativo n. 231 del 2007 prevede che per le violazioni previste dai precedenti commi, la sanzione amministrativa pecuniaria non può comunque essere inferiore nel minimo all’importo di tremila euro. Per le violazioni di cui al comma 1 che riguardano importi superiori a cinquantamila euro la sanzione minima è aumentata di cinque volte. Per le violazioni di cui ai commi 2, 3 e 4 che riguardano importi superiori a cinquantamila euro le sanzioni minima e massima sono aumentate del 50 per cento;

considerato che:

attualmente il 90 per cento dei possessori di libretti al portatore è costituito da persone anziane a basso reddito, giovani e da bambini, ai quali fino a poco tempo fa i parenti stessi regalavano questi depositi, dove far confluire i regali in denaro che avrebbero ricevuto fino alla maggiore età;

l’art. 47, primo comma, della Costituzione dispone: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”;

l’art. 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007, al comma 13, dispone che le banche e Poste Italiane SpA sono tenute a dare ampia diffusione e informazione della riduzione della soglia massima, 2.500 euro, relativa al saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore e del termine, 30 settembre 2011, per adeguarsi;

a giudizio dell’interrogante i mezzi di informazione hanno parlato pochissimo di questa scadenza negli ultimi giorni di settembre: l’avviso non è stato comunicato ai cittadini né dai siti delle principali banche o delle Poste italiane né dai quotidiani più diffusi nel Paese, né tantomeno da giornali radio e telegiornali, che avrebbero potuto dare la notizia, ricordando così a molti consumatori di mettersi in regola entro la fine del mese di settembre;

sono giunte all’interrogante numerose segnalazioni di cittadini, titolari di libretti al portatore, che lamentano di non essere stati avvertiti in alcun modo e di essere costretti a pagare l’elevata multa di 3.000 euro anche per un saldo che eccede di pochi centesimi il tetto stabilito dalla manovra,

si chiede di sapere:

quali iniziative, vista l’irragionevolezza della disposizione sia per la sproporzione della sanzione minima, 3.000 euro, comminata indipendentemente dall’effettivo sconfinamento del saldo del libretto deposito sia per quanto sancito dall’art. 47 della Costituzione, il Governo intenda adottare al fine di rivedere la normativa in questione almeno prevedendo sanzioni proporzionali a quanto realmente ecceduto rispetto alla nuova somma minima stabilita, 2.500 euro;

se al Governo risulti che le banche e Poste Italiane abbiano provveduto, come previsto dall’art. 49, comma 13, del decreto legislativo n. 231 del 2007, a dare ampia diffusione e informazione ai consumatori del termine del 30 settembre 2011 per adeguarsi alla normativa sull’abbassamento del limite per la trasferibilità di denaro contante, di titoli al portatore, di assegni senza clausola di non trasferibilità e di libretti bancari.

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Servizio Sanitario Calabria- Cartelle Cliniche

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06079
Atto n. 4-06079

Pubblicato il 12 ottobre 2011
Seduta n. 623

LANNUTTI – Al Ministro della salute. -

Premesso che:

il Ministero della salute è stato istituito nuovamente con la legge 13 novembre 2009, n. 172, ed è organo centrale del Servizio sanitario nazionale (SSN); il decreto legislativo n. 300 del 1999, come modificato dal decreto-legge n. 217 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 317 del 2001, gli attribuisce “le funzioni spettanti allo Stato in materia di tutela della salute umana e di coordinamento del sistema sanitario nazionale”; esso è garante dell’equità nell’attuazione del diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione;

in tale contesto e in coerenza con la normativa europea, sono compiti del Ministero: garantire a tutti l’equità del sistema, la qualità, l’efficienza e la trasparenza anche con la comunicazione corretta ed adeguata; evidenziare le disuguaglianze e le iniquità e promuovere le azioni correttive e migliorative; collaborare con le Regioni e valutare la realtà sanitarie e a migliorarle; tracciare le linee dell’innovazione e del cambiamento e fronteggiare i grandi pericoli che minacciano la salute pubblica;

la sera del 25 luglio 2011 verso le ore 23.00 la signora Giuseppina Grande residente nel Comune di Maida in provincia di Catanzaro veniva trasportata dai familiari presso il pronto soccorso dell’Ospedale civile di Lamezia Terme (Catanzaro) per un improvviso malore con un forte dolore addominale e, dopo essere stata visitata, con verbale del pronto soccorso n. PS11129256/Acc/25/07/11, veniva ricoverata presso l’Unità operativa (UO) di Chirurgia generale e rimaneva ricoverata per accertamenti e cura dal 26 al 30 luglio;

la sera del 30 luglio 2011 veniva dimessa dal ricovero e il responsabile della UO gli consegnava il certificato di ricovero con la diagnosi della malattia e la terapia da seguire;

la signora Grande al momento delle dimissioni ha chiesto verbalmente, con richiesta agli addetti della Segreteria della UO e al personale medico presente in servizio, di ricevere la propria cartella clinica, e tutto il personale ha risposto che sarebbe stata pronta non prima di dieci giorni presso l’ufficio delle cartelle cliniche;

in data 10 agosto 2011 ha presentato domanda di ritiro della propria cartella clinica presso l’ufficio cartelle cliniche, con regolare delega al figlio, signor Giuseppe Giordano;

il figlio si è recato presso l’ufficio cartelle cliniche, ha consegnato la richiesta con regolare delega al personale sanitario dell’Archivio clinico ed è stato informato che la cartella clinica non era ancora arrivata dalla UO della Chirurgia generale; successivamente ha contattato la suddetta UO ricevendo la notizia che la cartella clinica non era pronta e doveva essere preparata;

in data 13 agosto 2011 la signora Grande invia con raccomandata con avviso di ricevimento n. 05211024504-7 – intestata ASP-Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro – Presidio Ospedaliero di Lamezia Terme e indirizzata al responsabile pro tempore della UO della Chirurgia generale, la richiesta ufficiale ai sensi dell’art. 22 e seguenti della legge n. 241 del 1990 per l’accesso agli atti della propria cartella clinica e in data 16 agosto 2011 la suddetta raccomandata è stata restituita con la seguente motivazione:”la segreteria non è autorizzata al ritiro delle raccomandate presso l’Unità Operativa”;

in data 20 agosto 2011 la signora Grande ha inviato una raccomandata con avviso di ricevimento n. 05314049397-5 al direttore generale della ASP di Catanzaro, notificata in data 22 agosto 2011, e per conoscenza alla direzione aziendale di Lamezia Terme con raccomandata con avviso di ricevimento n. 05314049396-4, notificata il giorno 24 agosto 2011, per l’accesso agli atti della propria cartella clinica ai sensi dell’art. 22 e seguenti della legge n. 241 del 1990;

in data 20 agosto 2011 e successivamente il 25 settembre 2011, il figlio della signora Grande, signor Giordano, ha inviato ufficialmente con posta elettronica certificata al direttore generale dell’ASP di Catanzaro, al Dipartimento della tutela della salute e politiche sanitarie presso l’Assessorato della Regione Calabria e al Presidente della Giunta regionale della Calabria con delega all’Assessorato della tutela della salute e politiche sanitarie una lettera con comunicazione e descrizione dettagliata della mancata consegna della cartella clinica alla signora Grande, senza ricevere a tutt’oggi nessuna risposta;

essendo trascorsi inutilmente 30 giorni dalle notifiche e due mesi dalla dimissione dal ricovero ospedaliero senza ricevere notizie ufficiali, la signora Grande ha dato mandato legale allo Studio legale – avvocato Aldo Augusto Bellitti del Foro di Brescia per procedere con ricorso presso il Tribunale amministrativo regionale della Calabria – Sezione di Catanzaro, per l’ottemperanza alla richiesta di ricevere in copia conforme autenticata tutta la documentazione della propria cartella clinica, completa dei dati relativi all’esame clinico, alle ricerche diagnostiche espletate, alla diagnosi formulata, alle cure istituite ed all’evoluzione della malattia durante il periodo di degenza;

considerato che

della cartella clinica risponde il responsabile dell’UO che ha in carico il paziente e deve essere redatta, ai sensi del decreto del Ministro della sanità del 5 agosto 1977 e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 giugno 1986, su fogli messi a disposizione e riconosciuti validi dalla zona territoriale; le relative annotazioni devono essere redatte rispettando la sequenza cronologica, contestualmente agli eventi segnalati e deve essere conclusa con la diagnosi di dimissioni e firmata dal responsabile dell’UO che ha in carico il paziente o da un suo collaboratore a ciò appositamente delegato; la copia conforme della cartella clinica può essere rilasciata non prima del giorno di dimissioni, entro il più breve tempo possibile e il termine massimo di trenta giorni dal ricevimento della richiesta è giustificato solo quando la cartella clinica si trova già a disposizione dell’Archivio clinico;

è stata istituita la “Linea Guida” della cartella clinica per la compilazione, la codifica e la gestione della scheda con decreto ministeriale 28 dicembre 1991; è stato definito il regolamento recante norme concernenti l’aggiornamento della disciplina del flusso informatico sui dimessi dagli istituti di ricovero, pubblici e privati, con decreto ministeriale 27 ottobre 2000 n. 380;

è stata stabilita con decreto 10 dicembre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 122 del 27 maggio 2010, la vigilanza del Ministero della salute sul controllo delle cartelle cliniche;

la Regione Veneto ha approvato una legge del 30 novembre 2007, n. 34, sulle norme in materia di tenuta e informatizzazione delle cartelle cliniche;

in data 11 luglio 2007 è stato approvato il Libro Bianco sulle funzioni e prospettive di sviluppo del Patient File, promosso dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, delle Regioni Toscana e Sicilia e con la partecipazione di diverse Regioni d’Italia, sui benefici dei sistemi informatici clinici del fascicolo sanitario personale; in breve si è giunti alla cartella clinica on line,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda promuovere per sanare definitivamente questo modo di operare/lavorare nei presidi ospedalieri della Calabria, evitando che si debba ricorrere al Tribunale amministrativo regionale per avere la propria cartella clinica;

se intenda adottare le opportune iniziative al fine di verificare il servizio sanitario calabrese, controllando presso tutti gli ospedali civili e privati convenzionati che la compilazione delle cartelle cliniche dei pazienti venga effettuata scrupolosamente ogni giorno e in ogni momento, anche relativamente alla somministrazione quotidiana di un medicinale, tenuto conto che in altre strutture sanitarie della Nazione è già in funzione da anni la cartella clinica on line di cui il paziente e il proprio medico di famiglia possono prendere visione in tempo reale per controllare l’aggiornamento dello stato clinico del degente, intervenendo, se necessario, con suggerimenti medici anche di altri specialisti, anche e soprattutto per prevenire, curare e sanare il paziente, contribuendo nel contempo a ridurre le spese sanitarie della Regione Calabria che ha un bilancio in negativo di migliaia di miliardi di euro circa i quali ancora oggi gli organi competenti di vigilanza e controllo non riescono ad ufficializzare la cifra esatta.

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