Month: ottobre 2011

Truffa Microprose Cosporatione srl

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06002
Atto n. 4-06002

Pubblicato il 4 ottobre 2011
Seduta n. 615

LANNUTTI – Ai Ministri della giustizia, dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

in una fase di crisi economica acuta, vengono poste in essere frodi, truffe, espedienti e raggiri a danno dei consumatori e dei cittadini. Come quella raccontata sul blog dell’Adusbef, www.adusbef.it, da un cittadino calabrese che avrebbe subito una truffa da una società denominata Microprose, già conosciuta da Procure e Guardia di finanza per precedenti denunce di consumatori ed associazioni di tutela, come l’Adusbef;

il cittadino denunciante ricostruisce cronologicamente la vicenda: in data 20 luglio 2011 veniva contattato telefonicamente da un’azienda che si qualificava come Microprose Corporation Srl, con sede in via Dante Alighieri 37 – 71121 foggia (FG) p.iva 03397120712, la quale si proponeva come venditore all’ingrosso di prodotti informatici e telefonia e gli prometteva l’invio a mezzo mail di un estratto offerta valevole anche come modulo d’ordine. Il cittadino trovando interessanti alcuni prodotti provvedeva a inviare via fax l’offerta-modulo d’ordine per un importo totale di euro 1.027,20;

in data 22 luglio 2011 riceveva una mail dall’indirizzo microproseitalia@me.com con fattura pro forma n. 3178 con coordinate bancarie IT63H0101015799100000001491 per effettuare il pagamento del 50 per cento a saldo e rimanenza a 45 giorni data fattura, per cui pagava a mezzo bonifico bancario l’importo di 480 euro;

in data 25 luglio 2011 il bonifico risulta a buon fine e nella disponibilità della sedicente Microprose Corporation Srl, ma trascorrono 2 settimane senza che il cittadino riceva né la merce né spiegazioni da Microprose;

in data 8 agosto 2011 Microprose lo contatta dicendo che c’era un ritardo da parte dei fornitori e lo pregava di attendere fino all’11 agosto;

il cittadino inizia ad avere sospetti sulla bontà dell’azienda e fa una ricerca della società in Internet dove trova un forum in cui molti utenti lamentano il suo stesso problema, ovvero di essere stati truffati con le medesime modalità. Conseguentemente apre il sito dell’Agenzia delle entrate per fare una visura sulla validità di questa azienda e la risposta del server dell’Agenzia delle entrate dà come risposta “codice non valido/non corretto”; quindi immediatamente invia a Microprose un fax in cui chiede spiegazioni e intima la restituzione delle somme pagate. Inoltre, consultando il sito Microprose, si accorge che tra i loro rivenditori risulta essere un suo collega della zona, che, contattato, gli riferisce di avere in corso un decreto ingiuntivo nei confronti di Microprose poiché nel 2008 è caduto nella trappola con le medesime modalità;

in data 11 agosto 2011 Microprose risponde al cittadino da un Apple Iphone dicendo che la richiesta via fax non è valida e che deve inviarla tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. La raccomandata viene spedita il giorno seguente;

in data 12 agosto 2011 il cittadino chiede a Microprose di qualificarsi e di dargli spiegazioni su quanto riportato sul sito Adusbef e sulla inesistenza della partita Iva; Microprose si è qualificata con il nome di Massimiliano Vigilante, lo stesso nome riportato nel forum, il quale nella mail avrebbe usato un tono di sfida e minaccia;

in data 12 agosto 2011 il cittadino contattava la propria banca per chiedere informazioni sul bonifico e comunicare la sua intenzione di procedere a formale denuncia presso le autorità competenti. Il direttore gli ha assicurato che avrebbe contattato la filiale di Foggia poiché l’IBAN della Microprose apparteneva a un conto del gruppo INTESA come il Banco di Napoli;

il direttore ha tentato di chiedere uno storno della cifra per merce non consegnata ma purtroppo non è riuscito nell’intento;

in data 12 agosto 2011 il cittadino si recava presso il comando della Guardia di finanza di Cosenza per sporgere denuncia scritta allegando tutta la relativa documentazione;

considerato che:

anche un altro utente sostiene di aver effettuato la ricerca sul sito dell’Agenzia delle entrate per il controllo delle partite IVA e di non aver trovato nulla sulla società in questione. Insistendo nella ricerca ha inserito anche altre partite IVA e non è risultata alcuna risposta, per cui ha dedotto che il sistema di ricerca non funziona;

sul sito “Registro Imprese”, ricercando, invece, per nome e cognome “Luca Vigilante” Foggia, sotto lo stesso codice fiscale, oltre la società in accomandita semplice, si legge: «Vice Presidente della Sanità Più – Società Cooperativa Sociale – Via Mandara Giuseppe. 28/a Foggia. c.f./p.iva 03635620713 Rea Fg/261759 del 23 gennaio 2009″». Non risulta alcun collegamento presso la Camera di commercio tra Luca Vigilante e la Srl. L’utente fa presente che si legge il soggetto economico della impresa societaria e non si leggono i soci (solo approfondendo il discorso e pagando si può averne notizia),

si chiede di sapere:

se a quanto risulta ai Ministri in indirizzo l’azienda che si qualifica come Microprose Corporation Srl, oggetto di ripetute denunce da parte di utenti truffati e/o frodati, che si propone come venditore all’ingrosso di prodotti informatici e telefonia dei signori Vigilante, abbia la licenza di estorcere denaro ai consumatori senza adempiere alle consegne delle merci ordinate e pagate tramite bonifico bancario;

se la Microprose operante a Foggia sia la stessa oggetto di ripetute denunce presso l’autorità giudiziaria e se risulti che la Procura di Foggia abbia aperto fascicoli su tali comportamenti fraudolenti a danno dei consumatori, condotte truffaldine reiterate negli anni a partire almeno dal 2008;

se la Guardia di finanza, che ha ricevuto almeno una denuncia dell’utente descritto in premessa, abbia attivato iniziative volte a prevenire truffe, frodi ed abusi a danno dei consumatori;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare, anche conferendo solleciti all’attivazione di azione giudiziarie contro i responsabili di Microprose, per evitare che comportamenti truffaldini, come quelli descritti, vale a dire l’esistenza di una società dedita a carpire quattrini ai malcapitati utenti, abbiano a ripetersi.

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sentenza Consiglio di Stato su derivati “avariati”

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02421
Atto n. 3-02421 (in Commissione)

Pubblicato il 4 ottobre 2011
Seduta n. 615

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

la famosa sentenza del Consiglio di Stato nella controversia relativa alle banche, che hanno collocato derivati “avariati” presso gli enti locali, aveva acceso una speranza di giustizia. I conflitti di interesse ed i rapporti “incestuosi” tra banchieri, che hanno distribuito i prodotti derivati, e le pubbliche amministrazioni sono sempre più insopportabili e non possono passare più sotto silenzio. Tra questi il caso che vede coinvolte alcune banche che hanno collocato derivati rischiosi presso gli enti locali, nonché il dirigente del Ministero dell’economia e delle finanze ed un docente universitario, il professor Domenico Mottura, consulente di “due padroni”. La storia è raccontata da “Il Sole 24 Ore Plus” del 24 settembre 2011 in un articolo dal titolo: “Lite Pisa-Depfia e Dexia: il Tesoro scende in campo”. Secondo quanto si legge nel citato articolo, «Maria Cannata designata Ctu dal Consiglio di Stato. Ma il consulente delle due banche lo è stato anche per il ministero. Nella partita sui derivati tra enti locali-banche sta per entrare il “quinto” arbitro (Maria Cannata, dirigente generale del Debito pubblico del dipartimento del Tesoro-ministero dell’Economia, nominata Consulente tecnico d’ufficio il 12 settembre dal Consiglio di Stato) che dovrebbe sancire l’esistenza o meno di costi occulti applicati da Dexia Crediop e Depfa nei confronti della Provincia di Pisa (quantificati dai consulenti dell’ente toscano in oltre 1.300.000 euro). Il tema dei costi impliciti (quelli cioè non comunicati alla stipula del contratto al cliente che avrebbe dovuto essere edotto dalla banca di queste ulteriore spese) è oggetto peraltro di dibattito anche nel processo di Milano che vede coinvolte JP Morgan, Ubs, Depfa e Deutsche Bank in lite con il comune meneghino. Una partita tutt’altro che finita e che rischia di andare ben oltre i tempi supplementari. Non solo. Il dirigente del Tesoro, Maria Cannata, da alcuni mesi è impegnata su altro fronte: quello della stesura definitiva del regolamento che sbloccherà la stipula di nuovi derivati per gli enti locali. Provvedimento che richiedeva alle banche di mostrare all’ente le probabilità di convenienza o meno del derivato e che per il momento è in stand by anche perché ha creato polemiche tra accademici/giuristi/consulenti e le banche: queste ultime, in più occasioni, hanno dichiarato di preferire l’”analisi di sensitività” sostenendo che le informazioni sulle “probabilità” non sarebbero utili a individuare i rischi del derivato (si veda “Il Sole 24 Ore” del 29 aprile scorso). Insomma, per il Tesoro il dossier derivati è scottante. Questo perché la decisione che da qui a qualche settimana sarà presa avrà inevitabili riflessi su più fronti. Vediamone alcuni. Se dal ministero sarà accertato che sono stati applicati costi occulti, questo vorrà dire che, in base alla sentenza del Consiglio di Stato, lo swap sarà considerato nullo e di conseguenza la banca non potrà più “contare” sul credito potenziale iscritto in bilancio ogni anno grazie al derivato stipulato con l’ente locale (se in perdita), mentre l’ente dovrà restituire i soldi ricevuti fino ad adesso tramite i flussi. Per semplificare, diciamo che nella maggior parte dei casi a rimetterci saranno le banche. Non solo. Oltre al problema per le banche straniere (ma arrivati a questo punto anche per gli istituti italiani visto che gli enti locali potrebbero richiedere l’annullamento del derivato stipulato con essi) si innescherebbero probabili conflitti con i giudici inglesi i quali sono chiamati a valutare le controversie sugli swap strutturati con gli standard Isda. Insomma, un bel problema che va a sommarsi a quello sulla crisi del debito che il nostro Paese sta affrontando in questo periodo. Se dal Tesoro, invece, sarà appurato che le banche non hanno applicato nessun costo occulto, allora in quel caso il “problema” rimane tutto in Italia. Le banche straniere (ma a quel punto anche le italiane) avranno agito correttamente e la paventata inefficienza dello swap venduto alle amministrazioni sarà verificata alla scadenza dello swap. Come dire, saranno le generazioni future (italiane) a tirare le somme se questi contratti sono stati un buono strumento o meno per la riduzione del debito a suo tempo ristrutturato dall’ente locale. Ma qui si apre un altro fronte ancora. Premesso che quattro operatori del settore interpellati da “Plus24″ – e che hanno voluto mantenere l’anonimato – hanno “piena fiducia nella capacità di valutazione” della dirigente designata dal Consiglio di Stato, rimangono perplessità su un possibile conflitto d’interesse in seno allo stesso ministero. Il consulente di Dexia e Depfa, Carlo Domenico Mottura, ordinario della Facoltà di Economia nell’Università Roma Tre, è anche lo stesso professionista che il ministero avrebbe sentito negli ultimi mesi proprio per rivedere il regolamento sugli enti locali: il professionista avrebbe proposto di sostituire le informazioni sulle “probabilità di convenienza” dello swap con l’”analisi di sensitività”, in linea con le posizioni espresse dal mondo bancario. Insomma, Maria Cannata deciderà sull’operato del consulente delle banche che allo stesso tempo potrebbe essere l’anima portante della versione finale del regolamento (al momento “congelato”) condiviso dallo stesso ministero»;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

due consulenti del Consiglio di Stato dovrebbero astenersi dalla consulenza tecnica, proprio perché Maria Cannata, dirigente del Ministero dell’economia, è impegnata nella stesura definitiva del regolamento che sbloccherà la stipula di nuovi derivati per gli enti locali servendosi di un consulente delle banche;

occorrerebbe evitare che i derivati avariati collocati presso gli enti locali per un controvalore di 52,2 miliardi di euro con pochissime probabilità di guadagno per i contraenti, moltissime per le banche, i cui contratti sono annullabili a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, possano essere resuscitati da consulenze posticce;

il conflitto di interessi lampante sull’operato del consulente delle banche, che potrebbe essere l’anima portante della versione finale del regolamento condiviso dallo stesso Ministero, è la prova inconfutabile di un Ministero dell’economia che si fa dettare le regole dalle banche mediante i suoi strapagati consulenti;

gli accademici, i giuristi, i consulenti ben pagati dalle banche, che hanno dichiarato di preferire l’analisi di sensitività sui prodotti derivati, sostenendo che le informazioni sulle probabilità non sarebbero utili a individuare i rischi, possono mettere a rischio l’evidenza dei costi occulti praticati, con il concorso di dirigenti del Ministero dell’economia che dovrebbero al contrario vigilare sulla correttezza e trasparenza degli swap emessi, nella maggior parte dei casi, non per alleviare i debiti degli enti locali, ma per ingrassare i bilanci delle banche, le stock option dei banchieri e gli incentivi dei piazzisti,

si chiede di sapere:

se a quanto risulta al Ministro in indirizzo, Carlo Domenico Mottura, ordinario della facoltà di Economia nell’Università Roma Tre e consulente di Dexia e Depfa, sia lo stesso professionista che il Ministero dell’economia ha sentito negli ultimi mesi, probabilmente su indicazione della dottoressa Cannata, proprio per rivedere il regolamento sugli enti locali, proponendo di sostituire le informazioni sulle “probabilità di convenienza” dello swap con l’”analisi di sensitività”, in linea con le posizioni espresse dal mondo bancario;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare sia per trovare soluzioni allo scandalo dei derivati che per allontanare i sospetti di vera e propria collusione tra dirigenti del Ministero e banche.

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Vegas-Nomina dott. Claudio Salini

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00386
Atto n. 2-00386

Pubblicato il 4 ottobre 2011
Seduta n. 615

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l’innovazione. -

Premesso che:

in data 15 settembre 2011, il Presidente della Consob, on. Giuseppe Vegas, ha ratificato la delibera n. 17933, per la nomina del dottor Claudio Salini a Segretario generale;

si può leggere sul sito Consob: «la Commissione nazionale per le società e la borsa, vista la legge 7 giugno 1974, n. 216, e le successive modificazioni e integrazioni; visto l’art. 7 del d.lgs. 29 dicembre 2006, n. 303, che ha introdotto nell’ordinamento Consob la figura del Segretario Generale; visto il Regolamento del personale della Consob, adottato dalla Commissione con delibera n. 13859 del 4 dicembre 2002 resa esecutiva con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 dicembre 2002, da ultimo modificato con delibere n. 17832 e n. 17833 del 22 giugno 2011 rese esecutive con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 luglio 2011; visto il Regolamento concernente l’organizzazione e il funzionamento della Consob, adottata con delibera n. 8674 del 17 novembre 1994 resa esecutiva con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 novembre 1994, da ultimo modificato con delibera n. 17912 del 1° settembre 2011 resa esecutiva con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 settembre 2011, e in particolare l’art. 26-bis, recante disposizioni relative alla figura del Segretario Generale; vista la delibera n. 17930 del 15 settembre 2011, recante la nomina del Dott. Gaetano Caputi, Segretario Generale, a Direttore Generale a decorrere dal 15 settembre 2011; ritenuto di dover procedere alla nomina del Segretario Generale; considerato che, ai sensi del citato art. 26-bis del Regolamento concernente l’organizzazione e il funzionamento della Consob, il Segretario Generale è nominato, su proposta del Presidente, a scelta fra persone di specifica e comprovata esperienza e di indiscussa moralità e indipendenza avuto riguardo ai titoli professionali, culturali e scientifici e alle esperienze maturate; ritenuto che il Dott. Claudio Salini è pienamente in possesso dei requisiti previsti dal predetto art. 26-bis del citato Regolamento concernente l’organizzazione e il funzionamento per la nomina a Segretario Generale; su proposta del Presidente, formulata ai sensi dell’art. 26-bis del citato Regolamento di organizzazione e funzionamento; delibera che a decorrere dal 1° ottobre 2011 il Dott. Claudio Salini è nominato Segretario Generale, fino al 30 ottobre 2013, con incarico rinnovabile per un solo mandato. L’indennità di posizione funzionale spettante al Dott. Claudio Salini, ai sensi dell’art. 26-bis, comma 4, del Regolamento concernente l’organizzazione e il funzionamento della Consob, è determinata sulla base della retribuzione complessiva annua lorda del vice Direttore Generale, come definita con delibera n. 17931 del 15 settembre 2011, ed è composta dalle seguenti voci: stipendio e gratifica»;

nella richiesta di archiviazione emessa sui dirigenti della Consob, il giudice per le indagini preliminari (GIP) di Roma, dottor Tommaso Picazio, ha emesso una vera e propria condanna morale verso Salini & Soci, i quali, invece di effettuare i doverosi accertamenti sulla eventuale manipolazione dei mercati sui titoli Unicredit e sui derivati avariati, hanno accolto la versione dei dirigenti Unicredit, con la finalità di screditare un rappresentante dei risparmiatori e consumatori, che si batte senza tregua da un quarto di secolo per denunciare le malefatte delle banche colluse proprio con la Consob, a danno dei risparmiatori ed utenti;

considerato che all’interpellante risulterebbe che il dottor Claudio Salini sia lo stesso dirigente della Consob che, in concorso con altri ed in esecuzione di una vera e propria rappresaglia di Unicredit, procedette all’istruttoria per comminare una sanzione all’interpellante per turbativa di mercato sui titoli Unicredit, vera e propria macchina del fango smontata da ben due sentenze di Corte di appello (Perugia e Roma), per aver denunciato i derivati avariati collocati dalla banca di Profumo presso enti locali ed imprese, portate poi all’insolvenza ed in alcuni casi al dissesto finanziario;

considerato altresì che a giudizio dell’interpellante:

alla luce dei provati legami tra il dottor Salini ed Unicredit, la nomina dello stesso salini a Segretario generale, scelto fra persone di specifica e comprovata esperienza e di indiscussa moralità e indipendenza, rappresenta una beffa ed un vero e proprio falso ideologico teso ad occultarne, agli occhi dei risparmiatori, i rapporti di scarsa terzietà con le aziende vigilate;

la nomina del dottor Salini rappresenta un doppione, una sovrapposizione rispetto alla nomina del dottor Gaetano Caputi, le cui funzioni, seppur non previste dalla legge istitutiva, sembrano rispondere a logiche clientelari se non di vero e proprio sperpero di pubblico denaro;

occorrerebbe evitare che le nomine clientelari all’interno della Consob, da parte dei padrini politici che hanno designato il Presidente alla Consob e che influenzano le scelte, possano prevalere, consolidando un sistema di “parentopoli” che uccide autonomia, indipendenza, terzietà, nonché le buone professionalità ad esclusivo vantaggio di prescelti, che devono rispondere, per eseguirli fedelmente, agli interessi finanziari, bancari ed economici di parte e delle aziende vigilate, mortificando e danneggiando i diritti e gli interessi dei risparmiatori,

si chiede di sapere se al Governo risulti quanto richiamato in premessa e quali iniziative normative di propria competenza intenda assumere per rafforzare l’indipendenza, la terzietà e la trasparenza dell’attività della Consob.

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candidatura governatore Bankitalia Anna Maria Tarantola

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00385
Atto n. 2-00385

Pubblicato il 4 ottobre 2011
Seduta n. 615

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

in un articolo pubblicato da Lorenzo Dilena il 29 settembre 2011 per “Linkiesta”, viene ipotizzata la candidatura di Anna Maria Tarantola alla carica di Governatore della Banca d’Italia. Si legge nel citato articolo: «E se dal mezzo del pantano in cui il governo ha infilato la nomina del nuovo governatore di Banca d’Italia spuntasse, un pò a sorpresa, il nome di Anna Maria Tarantola? Qualcuno starebbe pensando proprio a lei, che oggi è la vicedirettrice generale. Addirittura, in Vaticano sarebbe ben vista la sua candidatura. Non mancano all’eventuale Lagarde italiana i rapporti pesanti, e anche qualche zavorra: come l’antica consuetudine con Antonio Fazio e Gianpiero Fiorani. “Mentre i grilli e i draghi si fanno la guerra, la tarantola tesse la tela”. La battuta di un funzionario generale della Banca d’Italia in vena di ironie apre uno squarcio sulle trame sottili che si intrecciano attorno alla nomina del prossimo governatore. Quando tutto sembrava pronto per l’indicazione dell’attuale direttore generale Fabrizio Saccomanni, sostenuto dal governatore uscente Mario Draghi e dal Quirinale, il ministro Giulio Tremonti si è impuntato sul nome di Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro. Un’impasse provvidenziale per Anna Maria Tarantola, vicedirettore di Via Nazionale e componente nel direttorio, l’organo collegiale di vertice della Banca d’Italia. Nell’ipotesi di Saccomanni governatore, infatti, rimarrebbe scoperta la direzione generale: un traguardo che la dirigente di Bankitalia avrebbe già accarezzato, anche se a contendergli la promozione c’è Ignazio Visco, 62 anni, anche lui vicedirettore generale, con un curriculum denso di studi e pubblicazioni scientifiche, nonché un percorso di incarichi internazionali più che brillante (è stato direttore del dipartimento di economia dell’Ocse e chief economist dal 1997 al 2002). Il braccio di ferro sulla scelta del successore a Draghi, e il conseguente possibile accantonamento delle opposte candidature di Grilli e di Saccomanni, avrebbe però l’effetto di lasciare occupata la poltrona di direttore generale. Ma non tutto il male viene per nuocere. La rosa di nomi si è allargata, si cerca il “terzo uomo” che metta d’accordo tutti o, perché no, la terza donna. E qui la tela di rapporti e consuetudini tessuti negli anni dalla Tarantola può tornare utile. La stima e la gratitudine nei confronti della donna che, assunta nella banca centrale nel 1971, a 26 anni, ha scalato la gerarchia della Vigilanza bancaria, fino alla nomina a vicedirettore generale, sono trasversali». Nell’articolo si richiamano poi le dichiarazioni di un esponente politico del Popolo della libertà secondo cui la Tarantola: “Sarebbe il candidato giusto a governatore della Banca d’Italia. Se competenza e autonomia sono i criteri che devono certamente guidare la scelta, la sua candidatura li soddisferebbe tutti, con il valore aggiunto in termini di pari opportunità che non guasta mai in un Paese democratico”. Lo stesso esponente politico ha affermato inoltre che: “Vogliamo essere alla pari di una Francia che ha mandato Cristine Lagarde a dirigere prima il Fondo monetario internazionale e di una Germania in cui la Merkel detta le regole in Europa?”;

nell’articolo citato si legge poi: «A proposito di simpatie nei sancta sanctorum, Anna Maria Tarantola vola oltre le lobby di genere. Vola alto. Le alte gerarchie cattoliche la vedono benissimo, si dice, il Vaticano la appoggia, si mormora, e il Corriere della Sera lo ha anche scritto. C’è del vero o sono solo suggestioni su una laurea in Economia conseguita all’Università cattolica di Milano, con una tesi sui problemi monetari internazionali? Oltretevere non è facile capire chi appoggia chi, ma il mondo è piccolo, e chi si conosce prima o poi si ritrova. Perciò, quella parte di Vaticano che un tempo andava in visibilio per il governatore Antonio Fazio – uscito in modo tempestoso da Via Nazionale sei anni fa, causa scandali bancari – oggi ha trovato un nuovo punto di riferimento. A che pro non è dato sapere: è noto invece che nemmeno la berretta cardinalizia metta al riparo dalle tentazioni del potere. Un cattolico, meglio una donna cattolica, sposata, madre di due figlie, sarebbe un’ottima occasione per “riscattare” la caduta di Fazio, telefonicamente marchiato dal quel “Tonino, ti bacerei in fronte” pronunciato da Gianpiero Fiorani quando era il dominus della Popolare di Lodi. Prima ancora che le simpatie cardinalizie, il filo che lega l’ex governatore e l’aspirante governatrice è proprio il banchiere di Codogno, il paese dove è cresciuto Fiorani. Il mondo è piccolo: giusto a cinque chilometri da lì, a Casalpusterlengo, è nata invece la Tarantola, 66 anni fa, come informa la nota biografica disponibile sul sito della Banca d’Italia. Ma è Milano, la capitale morale d’Italia, che li fa incontrare. Nella sede milanese della banca centrale, in prossimità di Piazza Cordusio, comincia infatti a lavorare la Tarantola, sotto l’ala del mitico Alfio Noto. Il salto arriva nel 1993 con la nomina a responsabile della Vigilanza. È da qui che Fiorani deve passare, acquisizione dopo acquisizione, per far crescere una piccola banca popolare di provincia con una clientela fatta soprattutto di agricoltori, quale era la Popolare di Lodi. Ma nel 1995, la Tarantola viene trasferita a Varese per poi tornare nel capoluogo lombardo quattro anni dopo. Ormai Fiorani è lanciato. Nessuno della Vigilanza lo ferma più: né a Milano né a Roma. Ci dovrà pensare, nel 2005, uno sbarramento di fuoco che va dagli olandesi di Abn Amro, con i loro consulenti Rothschild, Kroll e Guido Rossi, alle manette della Procura di Milano. Le acquisizioni della banca lodigiana si susseguono come pure i piani di apertura di nuovi sportelli. Con il placet della Vigilanza bancaria. Nel 2000 va finalmente in porto l’acquisizione della Banca popolare di Crema, che più tardi Fiorani dirà essere stata “coperta e voluta da Bankitalia”. “La Bpl era di casa e Gianpiero era il pupillo della Tarantola”, riferisce uno che con Fiorani ci ha lavorato per anni, fianco a fianco. Fiorani cerca di comportarsi da gran signore. E a Natale di ogni anno non dimentica di mandare gli auguri e un regalino. Un vassoio risottiera in argento nel 1985, una ciotola ovale inglese in argento l’anno dopo, poi a seguire un vassoio in argento con manici, un servizio da tè, fino all’orologio Cartier (1995), un oggetto Pomellato (1996) e a una sveglia in argento, stando alla ricostruzione pubblicata da Panorama il 29 dicembre 2005. Nel 1998, l’anno in cui entrò in vigore la legge Draghi, è la volta di un portafrutta in argento. Seguono confezioni di Rovida Special, un bracciale di Tiffany e poi di Pomellato, e di nuovo, nel 2001, un orologio Cartier da donna a fondo nero. Tutti scrupolosamente annotati – insieme con i doni per tanti altri funzionari della banca centrale – in un’agendina poi scovata dalla Procura di Milano. Chissà che fine hanno fatto. Erano altri tempi, allora. Oggi ci sono regole precise al riguardo. Dalla fine del 2006 per il direttorio, e dall’ottobre 2010 per tutto il personale, la Banca d’Italia ha adottato un codice etico che vieta di accettare vantaggi o altre utilità di valore superiore a 200 euro. “Regali di valore superiore – spiega l’articolo 4 – sono restituiti ovvero devoluti alla Banca”. A questo punto il banchiere lodigiano è abbastanza grande da proseguire da solo, e cerca contatti più in alto. L’ottimo rapporto con la Tarantola è un eccellente biglietto da visita in quel di Roma. Il passaggio di consegne viene suggellato nel convegno Forex del 2002, con la famosa passeggiata per il centro di Lodi a cui partecipa il governatore Fazio con Fiorani, Geronzi e il finanziere Emilio Gnutti. Ma chi aveva tessuto la tela fra un oscuro banchiere di provincia, che sembrava fatto apposta per risolvere i problemi della Vigilanza, comprando banchette in difficoltà, e uno stimato governatore che si rilassava con la teologia di san Tommaso d’Aquino? La stessa funzionaria che, lasciata la sede di Milano, dal 2002 al 2005 è direttrice della filiale di Brescia, chiamata a gestire la delicata partita di Bipop-Carire dopo l’incorporazione in Capitalia. Nella ricca piazza bresciana la Tarantola stringe i rapporti con due banchieri che più di altri forse si possono annoverare fra i suoi sostenitori: Alessandro Azzi, presidente della Bcc del Garda, e Corrado Faissola, all’epoca amministratore delegato della Banca Lombarda. Tutti e due destinati a luminosa carriera: il primo è numero uno della Federcasse, l’associazione delle Banche di credito cooperativo; l’altro è presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi Banca ed è stato presidente dell’Abi. Fra gli estimatori storici, peraltro, c’è anche il banchiere Cesare Geronzi, e più di recente i vertici di Mediobanca. La caduta di Fazio e Fiorani non provoca conseguenze sulla carriera della Tarantola. Così, a settembre 2005, passa a Bologna, ma ci resta sei mesi. Troppo poco per riuscire a disinnescare la bomba finanziaria che cova sotto le torri degli Asinelli: il gruppo finanziario Delta che fa capo alla Cassa di risparmio di San Marino, uno scandalo che scoppierà solo nel 2009. Non per merito della Vigilanza di Bankitalia ma grazie alle indagini della Guardia di Finanza coordinate dalla Procura di Forlì. A questo punto, l’ascesa al vertice di Via Nazionale subisce un’accelerazione: Fazio non c’è più ma con Draghi va anche meglio, fra lo stupore dei funzionari di Via Nazionale, a cui sfugge la logica delle promozioni in corso. Nell’aprile 2006 la Tarantola è nominata funzionario generale dell’area Bilancio e controllo, un anno dopo è a capo della Vigilanza bancaria. Insomma, uno dei pilastri del governatorato Draghi. La folgorante ascesa diventa oggetto di un’interrogazione al ministro dell’Economia da parte del senatore Elio Lanutti. Ma tutto ciò non ne ferma, fra il plauso generale, la consacrazione a vicedirettore generale nel gennaio 2009, prima donna nella storia della Banca d’Italia»;

considerato che a giudizio dell’interpellante:

l’inchiesta sulla dottoressa Tarantola, mette in luce un vero e proprio degrado nelle progressioni di carriera all’interno della Banca d’Italia, al punto da minarne la credibilità;

l’ascesa di una banca di provincia come Bpl, dove la Tarantola era di casa e Gianpiero Fiorani il suo pupillo, poteva essere evitata con l’ordinaria diligenza e la prudente gestione delle normative di vigilanza, non effettuate probabilmente per assecondare un faccendiere che ha poi messo le mani anche sui conti correnti di morti, ha addebitato 1 milione di euro ai correntisti per costi e spese di almeno 100 euro pro capite mai autorizzate e con effetto retroattivo, è stato processato e condannato per le sua spericolata gestione del credito e del risparmio sotto l’ala protettrice della Banca d’Italia;

considerato altresì che a quanto risulta all’interpellante:

la dottoressa Tarantola è stata la sponsor principale dell’ex capo della BPI, condannato in tribunale per le sue malefatte a danno di azionisti e risparmiatori, la cui ascesa sarebbe stata favorita propria dalla stessa;

la dottoressa Tarantola favorì le acquisizioni della banca lodigiana, i piani di apertura di nuovi sportelli; con il placet della Vigilanza mandò in porto nel 2000 l’acquisizione della Banca Popolare di Crema, che più tardi Fiorani dirà essere stata “coperta e voluta da Bankitalia”;

Fiorani, per sdebitarsi dei predetti favori, incompatibili con le funzioni di vigilanza svolte dalla Banca d’Italia, a Natale di ogni anno, oltre agli auguri, ha inviato vari regali alla dottoressa Tarantola, quali un vassoio risottiera in argento nel 1985, una ciotola ovale inglese in argento l’anno dopo, poi a seguire un vassoio in argento con manici, un servizio da tè, fino all’orologio Cartier (1995), un oggetto Pomellato (1996) e a una sveglia in argento, stando alla ricostruzione pubblicata da “Panorama” il 29 dicembre 2005, mentre nel 1998, l’anno in cui entrò in vigore la legge Draghi, è la volta di un portafrutta in argento, cui seguirono confezioni di Rovida Special, un bracciale di Tiffany e poi di Pomellato, e di nuovo, nel 2001, un orologio Cartier da donna,

si chiede di sapere quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare di perpetuare errori nella scelta del nuovo Governatore della Banca d’Italia, che a giudizio dell’interpellante dovrebbe peraltro essere abolita per i rapporti incestuosi con le banche azioniste e per l’evidente collusione, come quella descritta, con alcuni banchieri, finalizzata a ledere diritti ed interessi dei consumatori, risparmiatori utenti dei servizi bancari, vessati e saccheggiati da un sistema bancario predatorio che a parere dell’interpellante può contare sull’omessa vigilanza e sulla collusione dell’ufficio di Vigilanza.

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Finmeccanica – Alenia

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06001
Atto n. 4-06001

Pubblicato il 4 ottobre 2011
Seduta n. 615

LANNUTTI – Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il 16 settembre 2011 è stato presentato a Roma, durante un incontro tra i vertici del settore aeronautico di Finmeccanica (Alenia Aeronautica e Alenia Aermacchi) e le sigle sindacali del comparto, l’ennesimo piano di rilancio del Gruppo;

il piano presenta drammatiche ed immediate ricadute in termini occupazionali con la chiusura delle Unità di Casoria, Roma e Venezia e la perdita del lavoro per oltre 2.700 persone;

considerato che è confermata la prossima incorporazione di Alenia Aermacchi in Alenia Aeronautica con il trasferimento della sede sociale a Venegono e la ulteriore pesante incidenza su altri lavoratori ai quali, pena la perdita del posto di lavoro, verrà imposto il trasferimento presso la nuova sede di Venegono. Questo, a parere dell’interrogante, in ossequio a politiche di partito che rispondono non a logiche industriali ma, ancora una volta, ad obblighi clientelari dei quali alcuni partiti del Nord si fanno titolari o portavoce,

si chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo risulti che l’ufficio di Roma di Alenia Aermacchi, situato nel quartiere Parioli, è stato recentemente ristrutturato e, in caso affermativo, quanto sia costato farlo;

se intendano sollecitare un sopralluogo della Guardia di finanza presso la sede di Alenia Aeronautica per verificare la proprietà delle quote societarie delle ditte che forniscono beni e servizi, detenute dai vertici attuali della società di Finmeccanica;

se paia lecito che società riceventi appalti da Finmeccanica siano acquisite in parte dal management aziendale, allorquando gli appalti vengono affidati a trattativa privata.

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