pesticidi neonicotinoidi

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06137
Atto n. 4-06137

Pubblicato il 20 ottobre 2011
Seduta n. 629

LANNUTTI – Ai Ministri della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali. -

Premesso che:

i neonicotinoidi sono insetticidi neurotossici sistemici che si diffondono in ogni parte della pianta ed uccidono gli insetti agendo sul loro sistema nervoso;

dall’impollinazione effettuata dalle api dipende un terzo dei raccolti. Le api stano morendo in tutto l’Occidente. In particolare in pianura Padana si è verificata una strage in corrispondenza della semina 2008 di mais, la prima con uso generalizzato di semi conciati con i neonicotinoidi;

di conseguenza l’Italia ha provvisoriamente vietato la concia del seme di mais fino al 31 giugno 2011. Alla scadenza del divieto – cioè poche settimane fa – è arrivata una proroga solo fino al 31 ottobre 2011. Significa che, se le cose non cambieranno, ci sarà tutto il tempo per commercializzare la semente conciata in vista della prossima semina, in primavera;

i neonicotinoidi sono tuttavia usati su moltissime colture, e non solo sul mais. Il Sottosegretario di Stato per le politiche agricole alimentari e forestali Roberto Rosso ha detto che si sta pensando di estendere il divieto e che si sta lottando contro le resistenze delle case farmaceutiche e chimiche;

la novità più eclatante, comunque, è che il pretore di Torino, Guariniello, ha indagato sulla moria di api ed ha inviato agli amministratori delegati di Bayer Crop Science di Milano e di Syngenta Crop Protection Italia l’avviso di conclusioni delle indagini per il reato di “diffusione di malattie degli animali (o delle piante) pericolose per il patrimonio zootecnico e per l’economia nazionale”;

nel mirino di Guariniello è finito il Poncho, un neonicotinoide usato appunto per conciare la semente di mais che la Bayern produce e Syngenta commercializza;

come scrive il quotidiano “La Stampa”, «Guariniello ha contestato ai due manager il reato pieno e non il profilo colposo» per cui la diffusione di malattie degli animali non sarebbe stata involontaria ma consapevole;

il sindacato degli apicoltori francesi ad Apimondia (il convegno annuale di tutte le associazioni apistiche mondiali, quest’anno tenuto a Buenos Aires) ha lanciato la mobilitazione del 15 ottobre 2011, ed essa sta diventando un appello alla mobilitazione in tutta Europa contro i neonicotinoidi;

anche in Italia molti apicoltori, agricoltori e cittadini, preoccupati per gli effetti degli insetticidi neonicotinoidi si organizzeranno per creare in modo spontaneo manifestazioni e presidi in varie città per chiedere agli organi competenti che si lanci immediatamente una moratoria sull’impiego dei neonicotinoidi in agricoltura, avvalendosi del principio di precauzione;

ormai le evidenze scientifiche sono più che sufficienti per poter interdire definitivamente questi insetticidi sistemici neurotossici che, oltre ad essere la conclamata causa del disastro a cui si assiste con la sparizione delle api, stanno già provocando ripercussioni sull’ambiente ed esistono fortissimi sospetti sugli effetti neurotossici e come interferenti endocrini a danno dell’uomo;

gli insetticidi sistemici neonicotinoidi in Italia sono oggetto di sospensione da parte del Ministero della salute solo per quanto concerne l’impiego sulla concia del mais;

da molto tempo ormai ricercatori ed esperti sono concordi nell’ammettere che i neonicotinoidi siano dannosi per le api e l’ambiente in qualsiasi tipologia di impiego;

alcune compagnie chimiche molto potenti stanno esercitando un’enorme pressione affinché tali veleni mortali rimangano sul mercato;

considerato che:

i neonicotinoidi sono divenuti gli insetticidi più utilizzati in agricoltura in virtù dell’altissima potenza già a piccole dosi, ma i loro effetti sono letali per le api e sono stati accertati in ambito scientifico;

la Conferenza di Rio sull’ambiente e lo sviluppo, nel corso della quale è stata adottata la dichiarazione di Rio, il cui principio 15 stabilisce: “al fine di proteggere l’ambiente, il principio di precauzione sarà ampiamente applicato dagli Stati secondo le rispettive capacità. Laddove vi siano minacce di danni seri o irreversibili, la mancanza di piene certezze scientifiche non potrà costituire un motivo per ritardare l’adozione di misure efficaci in termini di costi volte a prevenire il degrado ambientale”;

secondo la comunicazione della Commissione europea COM (2000) 1 def. può essere invocato il principio di precauzione quando gli effetti potenzialmente pericolosi di un fenomeno, di un prodotto o di un processo sono stati identificati tramite una valutazione scientifica e obiettiva, ma questa valutazione non consente di determinare il rischio con certezza. Il principio trova applicazione in tutti i casi in cui vi siano ragionevoli motivi di temere che i possibili effetti nocivi sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante possano essere incompatibili con l’elevato livello di protezione prescelto dalla Comunità. In particolare ogni Stato membro può decidere di adottare misure senza aspettare di disporre di tutte le conoscenze scientifiche necessarie, oppure se sono insufficienti, non conclusive o incerte e vi sono indicazioni che i possibili effetti sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante possono essere potenzialmente pericolosi e incompatibili con il livello di protezione prescelto;

sempre secondo la comunicazione della Commissione europea (al punto 6.2), il fattore che attiva il ricorso al principio di precauzione è dato dalle incertezze scientifiche e da una descrizione delle ipotesi utilizzate per compensare la mancanza di dati scientifici o statistici. La decisione di attendere o di non attendere nuovi dati scientifici prima di considerare le possibili misure dovrebbe essere adottata dai responsabili con il massimo di trasparenza;

l’Allegato I (Basi giuridiche e di altro tipo delle decisioni dell’Unione europea riguardanti le misure precauzionali) della comunicazione cita: «Il Trattato di Amsterdam, riprendendo le disposizioni già introdotte dal Trattato di Maastricht del 1992, e più precisamente l’articolo 174, prevede quanto segue: La politica della Comunità in materia ambientale mira a un livello elevato di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni della Comunità. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio “chi inquina paga”»;

la direttiva 2009/128/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009 che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi, al punto 1 dei considerando riporta: “A norma degli articoli 2 e 7 della decisione n. 1600/2002/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 luglio 2002, che istituisce il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente, dovrebbe essere istituito un quadro normativo comune per un utilizzo sostenibile dei pesticidi, tenendo conto del principio di precauzione”;

il Ministero della salute, con un decreto emanato il 28 giugno 2011, ha per la quarta volta consecutiva prorogato la sospensione cautelativa (fino al 31 ottobre 2011) dell’autorizzazione di impiego, per la concia di sementi, dei prodotti fitosanitari contenenti le sostanze attive clothianidin, thiamethoxam, imidacloprid e fipronil;

la direttiva 2010/21/UE, della Commissione, del 12 marzo 2010, al punto (4) dei considerando recita: “Per evitare incidenti in futuro, è necessario definire ulteriori disposizioni riguardanti clothianidin, tiametoxam, fipronil e imidacloprid, comprese misure adeguate di attenuazione dei rischi”; consigliando agli Stati membri di definire ulteriori disposizioni sui neonicotinoidi, comprese misure adeguate di attenuazione dei rischi per gli organismi non bersaglio, con particolare riferimento alle api da miele, consente il divieto di conciare le sementi, ma lascia inalterata la possibilità di autorizzarne l’impiego come insetticida;

il regolamento n. 1107/2009, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009 relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, che abroga le direttive del Consiglio 79/117/CEE e 91/414/CEE, e che si applicherà a decorrere dal 14 giugno 2011, al punto (24) dei considerando premette che “Le disposizioni che disciplinano l’autorizzazione devono assicurare un livello elevato di protezione. In particolare, nel rilasciare le autorizzazioni di prodotti fitosanitari, è opportuno dare priorità all’obiettivo di proteggere la salute umana e animale e l’ambiente rispetto all’obiettivo di migliorare la produzione vegetale. Pertanto, prima d’immettere sul mercato i prodotti fitosanitari, è opportuno dimostrare che essi sono chiaramente utili per la produzione vegetale, non hanno alcun effetto nocivo sulla salute umana o degli animali, inclusi i gruppi vulnerabili, o alcun effetto inaccettabile sull’ambiente”;

lo stesso regolamento al punto (35) dei considerando stabilisce che “Al fine di garantire un grado elevato di protezione della salute umana e degli animali e dell’ambiente, i prodotti fitosanitari dovrebbero essere usati correttamente, conformemente alla loro autorizzazione, tenendo conto dei principi della difesa integrata e privilegiando, ove possibile, le alternative non chimiche e naturali. Il Consiglio dovrebbe includere i principi in materia di difesa integrata, compresi la buona pratica fitosanitaria e i metodi non chimici di fitoprotezione, contenimento delle specie nocive e gestione delle colture, nei criteri di gestione obbligatori”;

sempre lo stesso regolamento auspica, al punto (50) dei considerando, che “negli Stati membri dovrebbero rimanere applicabili le norme sulla responsabilità civile e penale generale del produttore ed eventualmente della persona responsabile dell’immissione sul mercato o dell’impiego del prodotto fitosanitario.”;

l’articolo 1, paragrafo 4, del citato regolamento n. 1107/2009, stabilisce: “Le disposizioni del presente regolamento si fondano sul principio di precauzione al fine di garantire che le sostanze attive o i prodotti immessi sul mercato non abbiano effetti nocivi per la salute umana o animale o l’ambiente. In particolare, non si impedisce agli Stati membri di applicare il principio di precauzione quando sul piano scientifico vi siano incertezze quanto ai rischi che i prodotti fitosanitari che devono essere autorizzati nel loro territorio comportano per la salute umana e animale o l’ambiente”;

l’articolo 4, paragrafo 2, del regolamento dispone: “I residui dei prodotti fitosanitari, in condizioni d’uso conformi alle buone pratiche fitosanitarie e tenuto conto di realistiche condizioni d’impiego, soddisfano i seguenti requisiti quando: a) non hanno alcun effetto nocivo né sulla salute umana, compresa quella dei gruppi vulnerabili, o sulla salute animale, prendendo in considerazione gli effetti cumulativi e sinergici noti, quando siano disponibili i metodi scientifici accettati dall’Autorità per valutarli, né sulle acque sotterranee; b) non hanno alcun effetto inaccettabile sull’ambiente”;

l’articolo 4, paragrafo 3, dispone: “Un prodotto fitosanitario, in condizioni d’uso conformi alle buone pratiche fitosanitarie e tenuto conto di condizioni realistiche d’impiego, soddisfa i requisiti seguenti quando: a) è sufficientemente efficace; b) non ha alcun effetto nocivo, immediato o ritardato, sulla salute umana, compresa quella dei gruppi vulnerabili, o animale, direttamente o attraverso: l’acqua potabile (tenuto conto delle sostanze derivanti dal trattamento dell’acqua potabile), gli alimenti, i mangimi o l’aria; né ha conseguenze sul luogo di lavoro o attraverso altri effetti indiretti, prendendo in considerazione gli effetti cumulativi e sinergici noti, quando siano disponibili i metodi scientifici accettati dall’Autorità per valutarli, né sulle acque sotterranee; (…) e) non ha alcun effetto inaccettabile sull’ambiente, tenendo conto in particolare, quando siano disponibili i metodi scientifici accettati dall’Autorità per valutare detti effetti: i) del suo destino e della sua distribuzione nell’ambiente, in particolare per quanto riguarda la contaminazione delle acque di superficie, ivi comprese le acque degli estuari e costiere, le acque sotterranee, l’aria e il suolo, tenendo conto di luoghi distanti dal luogo di utilizzo a seguito della propagazione ambientale a lunga distanza; ii) del suo impatto sulle specie non bersaglio, anche sul loro comportamento corrente; iii) del suo impatto sulla biodiversità e sull’ecosistema”;

l’articolo 29 (Requisiti per l’autorizzazione all’immissione sul mercato) del regolamento dispone: “Fatto salvo l’articolo 50, un prodotto fitosanitario è autorizzato soltanto se, in base ai principi uniformi di cui al paragrafo 6, soddisfa i seguenti requisiti: (…) e) alla luce delle conoscenze scientifiche e tecniche attuali, esso soddisfa i requisiti previsti dall’articolo 4, paragrafo 3″;

l’articolo 44 (Revoca o modifica di un’autorizzazione) dispone: “Gli Stati membri possono riesaminare un’autorizzazione in qualunque momento, qualora vi sia motivo di ritenere che uno dei requisiti previsti dall’articolo 29 non sia più rispettato”;

l’Allegato II (Procedura e criteri per l’approvazione delle sostanze attive, degli antidoti agronomici e dei sinergizzanti a norma del capo II), al punto 3.8.3, stabilisce: “Una sostanza attiva, un antidoto agronomico o un sinergizzante sono approvati soltanto se, alla luce di un’adeguata valutazione del rischio fondata su orientamenti per l’esecuzione di test riconosciuti a livello comunitario o internazionale, è stabilito che, nelle condizioni d’utilizzo proposte, l’impiego dei prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva, l’antidoto agronomico o il sinergizzante in questione: comporta un’esposizione trascurabile per le api o non ha alcun effetto inaccettabile acuto o cronico per la sopravvivenza e lo sviluppo della colonia, tenendo conto degli effetti sulle larve di api e sul comportamento delle api”;

l’articolo 73 (Responsabilità civile e penale) riporta: “Il rilascio dell’autorizzazione e tutte le altre misure adottate a norma del presente regolamento lasciano impregiudicata la responsabilità civile e penale generale, negli Stati membri, del produttore e, se del caso, della persona responsabile dell’immissione sul mercato o dell’uso del prodotto fitosanitario”;

il codice civile all’art. 2050 dispone: “Chiunque cagiona danni ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno”;

nelle Linee guida dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente sul danno ambientale ex art. 18 della legge n. 349 del 1986, “Aspetti teorici e operativi della valutazione economica del risarcimento dei danni”, si legge: «5. (Procedure per la valutazione del danno ambientale) Come evidenziato nei capitoli precedenti, l’effetto ambientale di un evento avverso di natura antropica (inquinamento, abusivismo, sfruttamento delle risorse naturali, ecc.) è configurabile in qualsiasi modificazione della componente fisica, biologica, ecologica, o antropica indotta dall’evento medesimo. 5.2 (Dall’effetto al danno) Gli effetti sono di natura complessa e molteplice: effetti sui fattori biotici (specie animali e vegetali) e abiotici (radiazione, acqua, elementi minerali, ecc.), sugli ecosistemi ecologici, sull’assetto (idrogeologico, paesaggistico, ecc.) del territorio, sulle attività economiche (produttive e di consumo), sul patrimonio (capitale prodotto dall’uomo, storico-culturale, ecc.. 5.3 (Danni diretti e indiretti) Un evento avverso può avere un effetto negativo su coloro (imprese e consumatori) che subiscono direttamente il danno, ma anche degli effetti indiretti a carico dei settori che operano a monte e valle rispetto all’attività direttamente colpita. 5.6.1 (Danni alle attività produttive) La sussistenza di effetti da danno ambientale spesso conduce ad una sospensione di processi produttivi come la coltivazione, l’allevamento, l’attività manifatturiera, le attività commerciali, oltre alla fornitura di numerosi servizi (es. ricreativi, caccia, pesca, ecc.). Tale sospensione può essere circoscritta ad un periodo limitato, oppure estendersi su un orizzonte più ampio, fino a diventare permanente»;

nel comparto agricolo non esiste alcuna altra attività oltre all’apicoltura considerata di interesse nazionale ai sensi della legge 24 dicembre 2004, n. 313, all’art. 1 (Finalità), dispone: “La presente legge riconosce l’apicoltura come attività di interesse nazionale utile per la conservazione dell’ambiente naturale, dell’ecosistema e dell’agricoltura in generale ed è finalizzata a garantire l’impollinazione naturale e la biodiversità di specie apistiche, con particolare riferimento alla salvaguardia della razza di ape italiana (Apis mellifera ligustica Spinola) e delle popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine”;

sempre la stessa legge, all’art. 7 (Risorse nettarifere), dispone:”Il nettare, la melata, il polline e il propoli sono risorse di un ciclo naturale di interesse pubblico” e non ci sono altri prodotti naturali oltre a questi che in Italia sono considerati risorse di interesse pubblico,

si chiede di sapere quali iniziative, nelle opportune sedi di competenza, anche alla luce dell’imminente scadenza (31 ottobre 2011) della proroga del divieto di concia del seme di mais, il Governo intenda promuovere il Governo al fine di revocare definitivamente l’autorizzazione all’impiego dei pesticidi neonicotinoidi su tutte le colture.

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