Polizze Index linked

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06037
Atto n. 4-06037

Pubblicato il 6 ottobre 2011
Seduta n. 618

LANNUTTI , GIAMBRONE – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che è giunta agli interroganti la segnalazione di una cittadina che nel settembre 2007 è stata consigliata dal Banco di Sicilia, filiale di Modica (Ragusa), a sottoscrivere due polizze index linked di 117.500 euro ciascuna, per un totale di 235.000 euro. Ad oggi la signora è disperata perché ha perso tutti i soldi, nonostante al tempo dell’investimento avesse spiegato alla consulente della banca le sue esigenze per un investimento sicuro, considerato che era separata e aveva un figlio con seri problemi di salute;

considerato che:

Roma Vita SpA a partire dal 2001 ha emesso le polizze vita a premio unico di tipo index linked denominate Performance (5, 6, 7, 8, 9), con scadenza 2009. Le polizze in questione, per un totale di 182 milioni di euro, sono state acquistate da 6.500 famiglie italiane, in particolare tramite Banca di Roma ed altre società già del gruppo Capitalia. Roma Vita è stata incorporata prima nel gruppo Capitalia poi nel gruppo CNP Unicredit Vita. Le polizze, distribuite in particolare dalla Banca di Roma, erano collegate a titoli obbligazionari emessi dalla banca d’investimento Lehman Brothers e alla scadenza garantivano espressamente la restituzione del capitale da parte della compagnia Roma Vita Oggi CNP, prevista nel 2009, a prescindere dall’andamento del titolo sottostante;

Lehman Brothers è fallita nel settembre 2008. Successivamente al crac Lehman, CNP, con una serie di comunicazioni, ha prospettato ai sottoscrittori delle polizze Performance di non restituire alla scadenza il capitale, in quanto tale diritto sarebbe stato collegato all’andamento del titolo Lehman Brothers;

nel gennaio 2009 la CNP Vita ha inviato ai sottoscrittori di polizze index linked una lettera con cui si offriva la possibilità ai propri clienti di scegliere tra due alternative, formulate a titolo transattivo e denominate “Proposta Cash” e “Proposta Trasformazione”. Essenzialmente, la Proposta Cash offre la possibilità di recuperare il 50 per cento del premio originariamente versato relativo alla polizza oggetto dell’iniziativa, mentre la Proposta Trasformazione consiste nel sottoscrivere una nuova polizza, denominata “Scudo 42″, che garantirebbe, alla data del 16 agosto 2012, la ricostituzione del premio originariamente versato nella polizza;

in realtà la polizza “Scudo 42″ non ha scadenza in quanto è un contratto a vita ed il sottoscrittore può pretendere la restituzione del capitale solo esercitando la facoltà di riscatto, che comunque non gli permetterà di recuperare il capitale iniziale, ma solo quello versato nella polizza Scudo 42, pari, cioè, al 74 per cento circa del capitale originariamente versato nell’Atlantic Bond;

la lettera, inviata per posta ordinaria, conteneva, inoltre, un invito a presentarsi presso l’agenzia/filiale della banca entro il 20 febbraio 2009, data entro cui andava comunque manifestato il proprio interesse per una delle due proposte, senza specificare che cosa sarebbe accaduto nel caso in cui il cliente non si fosse recato in banca o non avesse deciso o non si vedesse recapitare la lettera, magari per un semplice disguido postale. In ogni caso, il cliente che ha ricevuto la lettera disponeva di tempi estremamente limitati per operare una scelta consapevole ed informata;

se si può intuire che la compagnia cerca di svicolare dai suoi impegni per risparmiare dei soldi, non si può comprendere come ISVAP e Consob possano consentire tali proposte a parere degli interroganti indecenti;

il Movimento consumatori ha da subito denunciato che la mancata restituzione del capitale investito nelle polizze e la comunicazione dell’iniziativa palesemente svantaggiosa per la totalità dei sottoscrittori costituivano una pratica commerciale scorretta gravemente lesiva dei diritti dei consumatori;

con provvedimento del 21 dicembre 2009 il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso dell’associazione e dunque ha riconosciuto che CNP doveva restituire l’intero premio versato;

con sentenza del 12 febbraio 2010, il Tribunale di Milano ha condannato CNP a restituire a un risparmiatore che aveva acquistato le polizze “Performance”, collegate a titoli Lehman Brothers, la somma di 335.000 euro, oltre a risarcire i danni non patrimoniali, quantificati equitativamente in 33.000 euro;

il Movimento consumatori ritiene che questa sentenza confermi quanto accertato con la recente ordinanza del 21 dicembre 2009, nella causa collettiva avviata in via cautelare dal Movimento consumatori che ha affermato la lesività del comportamento della compagnia ai danni di tutte le 6.500 famiglie italiane che avevano acquistato le polizze Performance;

l’ordinanza ha imposto alla CNP di inviare a tutti i sottoscrittori delle polizze in questione una lettera in cui viene comunicato che il Tribunale ha ritenuto probabilmente come non corrispondente ai principi di buona fede, correttezza e lealtà e comportamento lesivo dei diritti dei consumatori la diffusione delle comunicazioni successive al crac Lehman, con cui era stato escluso l’obbligo della compagnia di garantire il capitale a scadenza e venivano prospettate le proposte di transazione denominate “Cash” e “Trasformazione”. Il comportamento tenuto con tali comunicazioni è stato riconosciuto solo come “probabilmente” lesivo, in quanto l’effettiva lesività e il diritto di ciascun investitore a ottenere il rimborso e il risarcimento dei danni dovrà essere accertato nelle cause individuali;

la maggior parte dei sottoscrittori delle suddette polizze è rappresentata da piccoli risparmiatori privi delle conoscenze finanziarie necessarie a comprendere la natura della polizza index linked, i quali hanno creduto di sottoscrivere una normale polizza vita stante il fatto che l’investimento veniva venduto dalla compagnia senza rischio alcuno;

sulla vicenda dei vari prodotti finanziari estremamente complessi travestiti da polizze vita e rifilati a centinaia di migliaia di risparmiatori italiani, a giudizio dell’interrogante si misura ancora una volta la profonda inadeguatezza delle autorità di vigilanza,

si chiede di sapere:

quali misure urgenti di competenza intenda assumere il Ministro in indirizzo, anche nelle opportune sedi regolatorie, per prevenire ulteriori danni alle famiglie e agli investitori ed impedire che le compagnie assicuratrici continuino a coinvolgere risparmiatori ignari dei propri diritti per contenere le perdite, frutto di una gestione avventata, proponendo ai propri clienti transazioni di contratti di assicurazione nei quali le stesse si sono già impegnate a garantire il capitale a scadenza;

se il Governo non ritenga necessario farsi promotore di iniziative legislative, tese a definire meglio le responsabilità delle autorità di controllo in ordine alla gestione delle controllate, considerato che si è consentita per molti anni la vendita delle suddette polizze vita in un quadro normativo che non offriva tutela alcuna agli investitori e, oggi che la bolla speculativa è scoppiata, si assiste ad un assordante silenzio delle autorità di vigilanza.

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