Profumo- Evasione fiscale

 

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02447
Atto n. 3-02447

Pubblicato il 19 ottobre 2011
Seduta n. 628

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

nella seduta n. 304 del 17 dicembre 2009, nel sollecitare a fine seduta le risposte del Governo ad alcuni atti di sindacato ispettivo, l’interrogante richiamava l’attenzione del Senato su un odioso fenomeno di frode fiscale ai danni dello Stato e dei contribuenti onesti, soprattutto lavoratori e pensionati, che sono tassati alla fonte fino all’ultimo centesimo. L’interrogante si riferiva ad una frode che non è stata consumata dal “mariuolo di turno”, ma da un’importante banca che è coinvolta nel progetto “Brontos”;

si legge infatti nel resoconto della seduta: «Richiamo l’attenzione dei colleghi e dell’Aula, Presidente, perché proprio ieri il dottor Profumo è venuto in audizione qui al Senato con la consueta aria di sufficienza, senza neppure fornire risposte alle domande e, anzi, rappresentando una situazione idilliaca circa i rapporti con i cittadini e le piccole e medie imprese, persino offensiva dell’ordinaria intelligenza. Questi signori banchieri, direttamente responsabili della grave crisi economica che ha distrutto milioni di posti di lavoro, creando povertà e miseria, abituati a comprare tutto e tutti, adusi ad acquistare (tramite dorate consulenze) complicità perfino di ordine istituzionale, e che non pagano mai il conto, devono smettere di continuare a frodare il fisco e i risparmiatori, anche perché, ritenendosi e facendo parte di quelle élite oligarchiche, nel caso di specie avevano negato tutto. Su questo argomento, signora presidente, ho presentato due interrogazioni parlamentari: la 4-00741, in data 29 ottobre 2008, e la 4-02053, in data 1° ottobre 2009. Ad esse auspico che venga data risposta, perché noto anche che il Ministro dell’economia è molto solerte nel reprimere l’evasione fiscale spicciola: se un bambino va a comprare un pacchetto di caramelle che costa un euro e magari non si emette lo scontrino fiscale, l’esercizio commerciale viene chiuso. Mi auguro quindi che, rispetto a tali questioni, a questi grandi evasori – certo, non è lo scudo fiscale la misura migliore per far pagare le tasse – si prevenga, e che, soprattutto, questi signori comincino a pagare»;

secondo un’indagine del pubblico ministero di Milano Afredo Robledo, UniCredit avrebbe messo in atto una sofisticata operazione di “pronti contro termine” mediante un software della Barclays bank, concretizzando reati di elusione, evasione fiscale e truffa ai danni dello Stato per un controvalore di 250 milioni di euro, ossia 500 miliardi del vecchio conio;

considerato che:

nei mesi scorsi il potente capo di UniCredit, ribattezzato da una stampa a giudizio dell’interrogante servile “Alessandro il Grande”, ed accusato dalla Procura della Repubblica di Bari di aver assegnato derivati insicuri ad alcune imprese come la Divania di Bari costretta così a liquidare la sua florida attività che dava lavoro a centinaia di persone, è stato dimissionato dai suoi ex soci e sodali con una sostanziosa liquidazione, superiore a 40 milioni di euro;

in data 18 ottobre 2011, agenzie di stampa e televisione hanno diffuso la notizia di una brillante operazione della Procura della Repubblica di Milano del pubblico ministero Alfredo Robledo, che già indaga sui derivati “avariati” venduti al Comune di Milano: dalle intercettazioni acquisite è risultato che alti dirigenti di UniCredit, ai quali il dottor Profumo aveva dato ampie coperture ed offerto incentivi alla vendita dei prodotti truffaldini per 3-4 milioni di euro ciascuno, si sarebbero dovuti incontrare per brindare ad un’operazione fraudolenta sugli swap rinegoziati che avevano come vittima il Comune di Milano, nella quale Profumo risultava indagato per frode fiscale con UniCredit, gruppo cui erano stati sequestrati 245 milioni di euro;

su “la Repubblica” del 19 ottobre, in un articolo di Walter Galbiati, si può leggere: «Unicredit, sequestrati 245 milioni di euro. Profumo indagato per frode fiscale.La banca è accusata di avere evaso le tasse camuffando da dividendi degli interessi con la collaborazione di Barclays. La replica di piazza Cordusio: “Siamo convinti della correttezza del nostro operato»;

si legge ancora: «”Il fine è di evadere le imposte” attraverso operazioni finanziarie che trasformavano interessi in dividendi su cui venivano pagate imposte pari a solo il 5% dell’ammontare. Con questa accusa, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha chiesto e ottenuto di sequestrare 245 milioni di euro a Unicredit, la banca che ai tempi delle presunte evasioni fiscali era guidata da Alessandro Profumo. E proprio l’ex amministratore dell’istituto milanese è finito sotto inchiesta per aver posto la sua “sigla sulle relative e articolate richieste di approvazione dell’investimento in strumenti partecipativi di capitale, emessi da società lussemburghesi appartenenti al gruppo Barclays”. Ben 17 manager di Unicredit, tra i quali Ranieri De Marchis, ex direttore finanziario, Vittorio Ogliengo, ora a capo della divisione Corporate e Gabriele Piccini country manager per l’Italia, sono indagati. Con loro tre banchieri di Barclays che operavano nella filiale milanese, attiva nella finanza strutturata. L’operazione, denominata Brontos, consisteva nel depositare soldi presso Barclays come se fossero stati parte di un contratto di pronti contro termine e su questo la banca incassasse dei dividendi. In realtà, era un deposito interbancario. Ma “se la banca – scrive il giudice nel decreto di sequestro – avesse realmente effettuato un deposito interbancario su Barclays, gli interessi attivi ricevuti da Barclays, al termine dell’operazione, sarebbero stati interamente imponibili”. Invece, i dividendi per la legge fiscale sono deducibili al 95%. Grazie a questo giochetto, il risparmio per Unicredit è stato secondo l’accusa di 128 milioni di euro per l’anno 2007 e di 117 milioni per il 2008. Da qui, l’importo del sequestro preventivo. Che il tutto poi fosse stato costruito apposta per evadere il fisco, lo dimostrerebbe un appunto che il Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Milano ha trovato durante i sequestri. In particolare nell’ufficio di Stefano Porro, responsabile dell’Area active balance sheet management di Unicredit. Qui è stata trovata una borsa e dentro di essa alcuni documenti cartacei scritti a mano. Su un foglio, Porro avrebbe riportato i dettagli dell’operazione, una vera e propria pistola fumante se fosse confermata anche in dibattimento, perché si indicano chiaramente i fini dell’operazione. “L’ottimizzazione fiscale”, si legge nel documento, è indicata come vero e proprio “obiettivo” e non come mero effetto. E si mette nero su bianco “la conoscenza sostanziale dei meccanismi e dei vantaggi controparte (seppur non contrattualizzati)”. Per due anni, Unicredit ha investito risorse portando a casa un tasso superiore a quello di mercato, mentre Barclays ha raccolto fondi a un tasso inferiore a quello di mercato. “A farne le spese – scrive il giudice – è stato un terzo soggetto rappresentato dallo Stato italiano”. Ora quei soldi sono sotto sequestro. “Unicredit è molto sorpresa per questa iniziativa che non cambia la convinzione della banca circa la correttezza del proprio operato e di quello dei propri dipendenti”, ha commentato un portavoce»,

considerato che l’interrogante non comprende quale sia il ruolo dell’Ufficio di vigilanza di Banca d’Italia, diretto dalla dottoressa Anna Maria Tarantola, promossa a suo tempo in una delicata funzione a giudizio dell’interrogante “per grazia ricevuta”, e per i rapporti di contiguità con l’ex amministratore delegato della Banca popolare di Lodi Giampiero Fiorani in qualità di collegamento con l’ex governatore Antonio Fazio, coinvolto nell’ambito della vicenda sui “furbetti del quartierino” e condannato per gravissimi reati di cui beneficiava la dottoressa Tarantola con omaggi e varie regalie, e se la disattenzione della Banca d’Italia, che non si è accorta di una gigantesca frode fiscale ai danni dello Stato, come quella contestata dal pubblico ministero Alfredo Robledo e dal giudice Varanelli al dottor Profumo di UniCredit e soci, non possa dipendere da omissioni, disattenzioni o dalla scarsa professionalità della vigilanza,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno impedito al Governo di dare risposte ai precisi atti di sindacato ispettivo, presentati da oltre due anni in merito ad una frode fiscale, spacciata per ottimizzazione fiscale, ai danni dello Stato di almeno 245 milioni di euro, in riferimento alla quale risultano indagati – tra gli altri – Profumo e Gabriele Piccini, country manager di UniCredit per l’Italia, ed altri dirigenti di Barclays;

se al Governo risulti che vi siano altre banche, come UniCredit, ed altri banchieri, quali Profumo, coinvolti nell’operazione, denominata “Brontos”, che consisteva nel depositare soldi presso Barclays come se fossero stati parte di un contratto di “pronti contro termine”, camuffati da depositi interbancari;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per far sì che banche e banchieri, non di rado beneficati da provvedimenti legislativi che cancellano i diritti acquisiti in decenni di battaglie legali delle associazioni dei consumatori, come il colpo di spugna sull’anatocismo – al vaglio della Consulta – e lo smantellamento della legge antiusura, possano cominciare a pagare per gli enormi danni inflitti ai consumatori anche a causa di omessi controlli e rapporti collusivi con le autorità preposte ai controlli.

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