Sebastiano Pitruzzello, imprenditore italo-australiano-italian sounding.

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06164
Atto n. 4-06164

Pubblicato il 26 ottobre 2011
Seduta n. 632

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e delle politiche agricole alimentari e forestali. -

Premesso che a quanto risulta all’interrogante:

Sebastiano Pitruzzello, industriale del “parmesan”, è tra i 25 nuovi cavalieri che hanno ricevuto la croce greca bordata d’oro nel novembre 2011 attraverso la cerimonia ufficiale. Italo-australiano, emigrato negli anni Sessanta nello Stato di Victoria, è il produttore di “Parmesan cheese”, “ricotta”, “bocconcini”, “pecorino”, “mascarpone”, “provolone”, ma anche “mozzabella”;

sono infatti questi alcuni dei prodotti di punta che hanno consentito al nuovo Cavaliere del lavoro, grazie all’azienda creata da quasi quarant’anni fa in Australia, di essere fregiato del titolo. L’industriale, emigrato negli anni Sessanta nello Stato australiano di Victoria, ha cominciato la sua attività prima in modo artigianale per poi fondare nel 1973 la Pantalica Cheese Company, con sede a Thomastown nei pressi di Melbourne, nella quale lavorano con successo come manager anche i suoi figli;

il sito dell’azienda casearia “italian style”, la Pantalica Cheese Company, offre immagini di prodotti che, come sottolineano dall’agenzia di stampa il Velino, apparentemente sembrano riuscitissime imitazioni di quegli originali sottoposti in Italia a rigidi controlli su materie prime e disciplinari di produzione. Per il Velino sembrerebbe una vera e propria beffa, considerando lo stesso “suono italiano” che, facendo il verso al made in Italy più blasonato, secondo la Coldiretti, la Cia e la Confagricoltura, ormai è un business da 80 miliardi di euro l’anno. Tanto è vero che già nel 2006 uno studio della Federalimentare aveva stimato un “danno” al comparto italiano di circa 50 miliardi di euro;

i nomi dei futuri cavalieri – ogni anno se ne possono scegliere 25 – vengono segnalati per consuetudine dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e dal Ministro dello sviluppo economico. Dal 1986 è possibile includere nella lista anche industriali che operano all’estero;

il Ministero delle politiche agricole precisa che a fare il nome di Pitruzzello non è stato Galan, che si sarebbe fatto carico di un solo nome: l’imprenditrice agricola del Veneto Maria Carla Macola. Da quanto risulta al Velino neppure l’ex Ministro dell’agricoltura Luca Zaia avrebbe a che fare con questa designazione;

i cavalieri italiani che “corrono” per il titolo passano prima per le prefetture che avviano l’istruttoria per verificare che tutto sia in regola. Poi sono i due Ministeri competenti – tranne per gli italiani residenti all’estero per i quali la proposta viene dalla Farnesina – a fare la proposta alla Presidenza della Repubblica che nella scelta formale segue l’indicazione del Consiglio dell’Ordine presieduto dal Ministro dello sviluppo economico;

dalla Federazione nazionale dei cavalieri del lavoro fanno sapere che non sarebbe la federazione a decidere l’idoneità dei candidati al titolo e che comunque è tradizione, sebbene non stabilito per legge, che sia nominato almeno uno “straniero” ogni anno (ed in questo caso Pitruzzello era l’unico italiano residente all’estero). È il consiglio dell’Ordine, organo collegiale il cui presidente è il Ministro dello sviluppo economico, a indicare i nomi dei pretendenti al titolo. Per gli italiani residenti all’estero il compito è invece del Ministero degli affari esteri, passando per il Ministero dello sviluppo economico, che riceve l’incartamento da trasmettere poi al consiglio dell’Ordine;

in un articolo pubblicato su “Italia a Tavola.net” si legge: «In questo caso, precisano dal ministero degli Esteri tutto è partito da Melbourne. Il consolato generale di Melbourne ha, infatti, fatto richiesta di proposta all’Ambasciata di Camberra che ha trasmesso il dossier agli Esteri»;

“Italia a Tavola” riporta quindi le ragioni relative alla candidatura date dall’Ambasciata italiana: «Il neonominato Cavaliere del lavoro Sebastiano Pitruzzello – spiegano dall’Ambasciata di Camberra – è da anni uno degli industriali di origine italiana di maggiore successo presenti nello Stato del Victoria. Trasferitosi a Melbourne all’età di 23 anni, nel 1973 ha fondato la Pantalica Cheese Company che è attualmente la maggiore azienda di formaggi e latticini dello Stato del Victoria e che impiega numerosi dipendenti italiani e utilizza macchinari prevalentemente italiani. Il Cavaliere Pitruzzello, strettamente coinvolto e molto attivo nella comunità italiana di Melbourne si è sempre distinto per l’attaccamento alla sua terra d’origine e ha costantemente partecipato con generose donazioni e sponsorizzazioni alle numerose iniziative promosse nell’ambito della suddetta comunità e in particolare a quelle promosse dai suoi conterranei siciliani. In tale contesto il Cavaliere Pitruzzello ha sponsorizzato numerose associazioni, circoli, club e fondazioni siciliane e italiane in Australia. Nel 2000 – continua la lettera dell’Ambasciata di Camberra – gli viene conferita l’onorificenza di Commendatore. Nel 2002 il ministro australiano dell’Economia inaugura, alla presenza del sindaco di Melbourne, una nuova ala dello stabilimento di produzione, che consente l’assunzione di nuovo personale, in maggioranza italiano. Nel 2002 alla presenza dello stesso Pitruzzello, dell’assessore della Regione Sicilia per i beni Culturali, del Presidente della Provincia di Siracusa, di tutti i Parlamentari nazionali e regionali della Sicilia Orientale e del Sindaco, la città natale di Sortino, in provincia di Siracusa, gli intitola una piazza ove viene inaugurato un monumento dedicato ai Sortinesi nel mondo, donato dallo stresso Pitruzzello. Nel 2006 gli viene conferita la prestigiosa onorificenza australiana Oam. Nel 2006 gli viene assegnata dalla Regione Sicilia il “Premio Siciliani nel Mondo Ambasciatori di Cultura”. Nel febbraio 2010 nel mezzo di una tenuta di 63 ettari dove sono stati piantati 14.500 vitigni e 13.500 piante d’ulivo, è stato inaugurato, alla presenza del Premier dello Stato del Victoria, John Brumby, uno stabilimento di 7.000 metri quadrati per la produzione di olio e vino, completamente attrezzato con i migliori macchinati italiani. Sulla base di quanto sopra – precisano dall’ambasciata italiana di Camberra – si può senz’altro affermare che il Cavaliere Pitruzzello, con il suo successo, la sua generosità nei confronti della comunità italiana di Melbourne e i ripetuti riconoscimenti che sia Autorità australiane che italiane gli hanno conferito negli anni, ha contribuito e contribuisce in maniera significativa a tenere alto il buon nome della comunità italiana e costituisce un simbolo del successo che tale comunità qui in Australia ha saputo conquistarsi con il duro lavoro. In fine, in merito ai prodotti “Italian Sounding” dell’azienda del Cavaliere Pitruzzello – concludono – è da notare che in Australia non esistono norme ostative in materia. Inoltre i latticini prodotti dalla Pantalica Cheese hanno molto contribuito allo sviluppo del gusto degli australiani per i nostri prodotti tipici che infatti vengono qui importati con successo»;

l’Ambasciata italiana afferma quindi che, visto che non esistono le leggi ostative in Australia, non c’è niente di male nell’imitazione del made in Italy;

si legge ancora nel citato articolo: «Non è la prima volta che Pitruzzello cerca di ottenere il cavalierato del Lavoro. L’Ambasciata di Camberra aveva proposto il produttore di Mozzabella e di Parmesan cheese, fanno sapere dalla Farnesina, già nel 2005, anno in cui a Pitruzzello non era stato concessa l’idoneità a poter correre per il titolo. E poi ancora nel 2007 e nel 2009. Infine quest’anno: Da Camberra hanno inviato la proposta lo scorso 11 dicembre del 2009, precisano ancora dagli uffici Onorificenze della Farnesina. Chi la dura la vince insomma. Senza contare che Pitruzzello aveva già ottenuto il titolo di commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, “inserito nella lista il 27 dicembre del 2000»;

considerato che:

la contraffazione vale 7 miliardi, due terzi dei quali riguardano il settore agroalimentare. È uno dei dati che emerge dalla bozza di relazione predisposta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale presieduta da Giovanni Fava. Ma l’agropirateria e più in generale le attività di taroccamento dei prodotti, anche quelli con il bollino di qualità è parte di un fenomeno più ampio e preoccupante che va sotto il nome di italian sounding: se infatti l’export di prodotti agroalimentari pesa per 23 miliardi di euro, il richiamo illecito ai prodotti made in Italy (di per sé marchio di garanzia e di qualità) vale 2,6 volte e cioè un mercato pari a circa 60 miliardi. Cifre che, come dimostrano le indagini delle forze di polizia, finiscono per arricchire la criminalità organizzata che riesce ad imporre i prodotti taroccati attraverso il controllo del circuito della distribuzione;

«”La contraffazione – si legge ancora nella bozza della relazione che il Velino ha potuto visionare – è un fenomeno che deprime ogni incentivo al miglioramento della produzione, disorienta i consumatori e, in ultima istanza impedisce alla concorrenza di espletare i suoi benefici tipici: un incremento qualitativo e quantitativo della gamma dei prodotti e dei servizi offerti, tendenziale abbassamento dei prezzi, crescita economica”. (…) “Giocare sull’equivoco del richiamo all’italianità del prodotto o la contraffazione in sé è un danno per l’economia e un crimine” dice il presidente Fava che però punta il dito: “In alcuni casi sono gli stessi industriali a non volere la tracciabilità dei prodotti: è made in Italy sono quello che è prodotto con materia prima italiana e non anche quello che in Italia viene solo sottoposto a trasformazione o bollinatura”»;

“Nella Ue le disposizioni in materia di lotta alla contraffazione sono assolutamente insufficienti”. Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano è intervenuto sul fenomeno dell’italian sounding, ovvero l’utilizzo di nomi dal suono italiano per prodotti alimentari che nulla hanno a che vedere con le eccellenze enogastronomiche made in Italy. Si tratta di un mercato del falso che induce confusione nel consumatore attraverso, appunto, la somiglianza fra marchi e prodotti originali italiani e copie contraffatte e che costa alla produzione italiana 50 miliardi all’anno. “È necessario – ha quindi continuato Romano – un obbligo rigido di etichettatura non soltanto per i prodotti agrari, ma anche per quelli dell’industria degli alimentari lavorati”;

sul sito ufficiale www.cavalieridellavoro.it si legge che: “La Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro ha come soci gli imprenditori che sono stati insigniti dell’Ordine al “Merito del Lavoro” per essersi distinti nei diversi settori dell’economia, contribuendo allo sviluppo sociale, occupazionale e tecnologico e alla crescita del prestigio del made in Italy”;

gli imprenditori insigniti di questa onorificenza, dalla sua istituzione ai nostri giorni, rappresentano l’élite imprenditoriale del Paese. L’Ordine al “Merito del Lavoro” premia l’insignito non solo per una specifica attività intrapresa, ma lo vincola ad un impegno etico e sociale volto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del Paese;

sempre sul sito dei Cavalieri del lavoro viene specificato che la persona candidata a questa onorificenza “non deve aver svolto in Italia o all’estero attività economiche e commerciali lesive dell’economia nazionale”,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno indotto il Governo a proporre Sebastiano Pitruzzello per il riconoscimento più importante che possa ricevere un imprenditore italiano per aver tenuto alto il nome dell’Italia considerato che l’industriale italo-australiano del “parmesan” si è arricchito principalmente con l’imitazione di prodotti italiani;

se il Governo non ritenga che affermare che il made in Italy “tarocco” sia servito a far conoscere il vero made in Italy agli australiani sia in assoluta contraddizione con la linea del ministro Romani che condanna il fenomeno dell’italian sounding;

come intenda, considerati i danni che l’italian sounding comporta ai lavoratori italiani, salvaguardare, tutelare e promuovere il made in Italy nel mondo.

Senza categoria

Leave a Reply