Commissione UE – bonus banche e requisiti patrimoniali

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06332
Atto n. 4-06332

Pubblicato il 29 novembre 2011
Seduta n. 638

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e per gli affari europei. -

Premesso che:

la crisi sistemica, generata per esclusive responsabilità dei banchieri, collusi con banche centrali ed agenzie di rating che hanno emesso montagne di derivati, specie OTC (Over The Counter) scambiati su piattaforme opache per un valore stimato di 700.000 miliardi di dollari, una somma pari a 12 volte il Pil del mondo, che misura l’economia reale ed il sudore e la fatica degli uomini per finanziare bonus, stock option ed una smisurata avidità dei “bankster”, ha falcidiato 40 milioni di posti di lavoro dallo scoppio della bolla dei mutui sub-prime del 7 luglio 2007;

anche in Europa, per tentare di porre un freno alle retribuzioni dei “bankster”, specie quelli italiani come Alessandro Profumo, allontanato con una liquidazione da 42 milioni di euro oltre agli accessori, la Commissione dell’Unione europea (UE) ha posto un limite all’avidità dei banchieri fissando un tetto a bonus e prebende dei manager;

a giudizio dell’interrogante il Ministro uscente dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti, durante il suo ultimo mandato, non ha fatto altro che assecondare i desiderata dei banchieri, sia rendendo vane importanti sentenze sull’anatocismo della Corte di Cassazione con le disposizioni inserite nell’ultimo decreto-legge cosiddetto milleproroghe, che modificando la legge sull’usura (la n. 108 del 1996) con un aumento arbitrario dei tassi soglia, senza peritarsi di recepire direttive europee che ponevano un freno alla smisurata avidità di guadagno dei banchieri, che oggi sono stati chiamati in gran parte al Governo del Paese;

si apprende da notizie di stampa, tra cui un articolo de “la Repubblica” del 24 novembre 2011, che il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ha deferito l’Italia per non aver recepito una direttiva comunitaria sui bonus delle banche e sui requisiti patrimoniali;

si legge infatti: «La Commissione Ue ha adito la Corte di giustizia per chiedere che imponga all’Italia una multa da quasi 97.000 euro al giorno finché non si adeguerà alla direttiva sui requisiti patrimoniali e sulla politica di bonus delle banche. Secondo quanto precisato l’Italia è l’unico Paese che non ha ancora recepito alcun aspetto della direttiva. La Commissione nel marzo scorso aveva lanciato una serie di procedimenti contro i Paesi in ritardo nel recepimento della direttiva 2010/76 sui requisiti patrimoniali adottata il 24 novembre 2010. Tra i 27 solo la Polonia è stata valutata ancora parzialmente in ritardo ed è stata richiesta in questo caso una sanzione da poco più di 37.000 euro. La direttiva in questione stabilisce i requisiti patrimoniali volti a garantire la solidità finanziaria di banche e imprese di investimento. Inoltre fissa “rigorose politiche” di remunerazione che “non incoraggino o ricompensino un’eccessiva esposizione al rischio”. La multa, da 96.446,70 euro al giorno, dovrà essere pagata dal giorno in cui la Corte di giustizia si sarà pronunciata e fino a quando l’Italia non avrà adottato le misure di recepimento”»,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative di competenza il Governo intenda assumere per recepire la direttiva 2010/76/CE, adottata il 24 novembre 2010, come chiesto dalla Commissione dell’UE nel marzo 2011, con una serie di procedimenti contro i Paesi in ritardo nella sua adozione, sui requisiti patrimoniali e sugli smisurati bonus dei banchieri, posto che tra i 27 Paesi dell’UE solo la Polonia è stata valutata ancora parzialmente in ritardo passibile di una sanzione pari a circa 37.000 euro;

quali misure urgenti intenda adottare per evitare che i cittadini e gli utenti bancari, che già pagano costi dei conti correnti, i più cari fra i Paesi dell’UE, (pari a 295,66 euro in Italia, contro una media europea di 114, per appagare la sfrenata avidità dei signori banchieri), oltre al danno, debbano subire la beffa di farsi carico, mediante la fiscalità generale, di una sanzione pecuniaria pari a 97.000 euro al giorno, ovvero 970.000 euro in 10 giorni, 9,7 milioni di euro in 100 giorni di ritardo, per non aver recepito una direttiva comunitaria, a giudizio dell’interrogante giustissima, che mette un freno a bonus e stock option deliberati allegramente ai signori responsabili della crisi sistemica.

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