Fiat-conversione azioni privilegiate e di risparmio in azioni ordinarie

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06277
Atto n. 4-06277

Pubblicato il 17 novembre 2011
Seduta n. 637

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

il consiglio di amministrazione di Fiat SpA e Fiat Industrial ha deciso di proporre agli azionisti la conversione di tutte le azioni privilegiate e di risparmio in azioni ordinarie. Questa conversione ha lo scopo di ridurre la complessità della struttura del capitale – si legge in un comunicato – e di semplificare la governance della Società tramite l’eliminazione di categorie di titoli che hanno registrato prezzi sostanzialmente inferiori a quelli delle azioni ordinarie e volumi di negoziazione molto limitati;

sono giunte all’interrogante segnalazioni di risparmiatori che lamentano come l’operazione di conversione delle azioni privilegiate o risparmio Fiat causi danni patrimoniali agli stessi, penalizzando gli azionisti;

l’azione è un insieme di diritti e, tra questi, il più importante è certamente la quota sociale che rappresenta la percentuale di proprietà del socio sulla società e, di conseguenza, sul suo patrimonio. È un diritto uguale in tutte le azioni e non è modificabile se non con il consenso del socio essendo un diritto patrimoniale;

nella conversione delle azioni Fiat il rapporto di cambio fa sì che le azioni di risparmio e privilegiate vengano annullate e convertite in un quantitativo inferiore di azioni ordinarie. Poiché la quota sociale è uguale in ogni azione va da sé che, diminuendo il numero delle quote, il totale del capitale sociale diminuisce aumentando quindi il valore patrimoniale delle vecchie azioni ordinarie (patrimonio: numero quote = valore patrimoniale singola azione);

visto che le differenze tra i tipi di azioni riguardano aspetti quali il dividendo e il voto, è difficilmente comprensibile perché si cambia anche la quota sociale assegnando a ogni azione vecchia Fiat ind. priv. un valore di 0,70 contro 1 precedente; né risulta chiaro su cosa si basi la valutazione: le quotazioni di borsa non creano diritti, sono solo indicazioni e le operazioni societarie si svolgono su diritti concreti dei soci escludendo completamente le quotazioni;

in realtà questa è una operazione di riduzione di capitale sociale effettuata diminuendo il numero totale delle quote nelle mani delle categorie di azionisti menzionate: è una operazione completamente illegale (il codice prevede norme precise per questa operazione) e perfino il diritto di recesso non è praticabile, in questi casi (di riduzione capitale sociale) il codice prevede un rimborso in base alla valutazione totale del patrimonio, la borsa non rileva. L’operazione, per essere giusta, avrebbe dovuto prevedere il cambio 1/1 in modo da mantenere inalterato il capitale sociale e i diritti di proprietà dei soci sulla Fiat che si riverberano poi sui dividendi, sulla eventuale liquidazione e in ogni aspetto della vita societaria;

con questo sistema di valutazione dei diritti del socio basato sui prezzi di borsa si sono truffati gli azionisti di risparmio e privilegiati in un numero incredibile di fusioni societarie poiché il diritto di concambio del socio non era fissato sulla quota sociale (diritto di proprietà sul patrimonio ceduto alla nuova società), ma sul valore di borsa delle azioni, come se le stesse venissero cedute anziché estinguersi nelle mani del socio proprio per la cessione del patrimonio;

considerato che:

nel frattempo i conti trimestrali hanno riservato qualche luce e qualche ombra. Il fatturato di Fiat (Auto) è salito da 8,44 miliardi a 17,55 miliardi di euro, con un incremento annuo del 108 per cento, mentre l’utile della gestione ordinaria è balzato da 256 milioni a 851 milioni di euro. Escludendo il contributo di Chrysler, l’incremento del fatturato sarebbe stato del 4,4 per cento. L’utile netto si è attestato a 112 milioni di euro. Escludendo la gestione atipica il risultato finale sarebbe stato di 169 milioni di euro. Gli analisti stimavano per il terzo trimestre del 2011 un utile netto di 170 milioni di euro e un risultato operativo di 705 milioni di euro;

il debito netto industriale a fine settembre era pari a 5,8 miliardi, da 3,4 miliardi di fine giugno, mentre gli analisti lo stimavano a 4,1 miliardi di euro. Il Lingotto ha infine confermato i target del 2011. Contestualmente Fiat ha precisato di non essere in condizione di fornire informazioni circa il proprio piano finanziario su Fabbrica Italia nei termini dettagliati richiesti dalla Consob;

Fiat Industrial, invece, ha chiuso il terzo trimestre con ricavi per 5,85 miliardi di euro, in rialzo dai 5,24 miliardi del corrispondente periodo dell’anno precedente, mentre il risultato operativo è salito da 330 milioni a 484 milioni di euro. Il trimestre si è chiuso con un utile netto di 204 milioni di euro, dai 117 milioni del periodo luglio-settembre 2010. Le stime degli analisti indicavano per il terzo trimestre del 2011 un utile netto di 175 milioni di euro e un risultato operativo di 405 milioni,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se corrisponda al vero che la conversione di tutte le azioni privilegiate e di risparmio in azioni ordinarie comporti un danno patrimoniale per gli azionisti e, di conseguenza, quali iniziative, nelle opportune sedi di competenza, intenda assumere al fine di indurre l’azienda a modificare i termini della conversione della azioni privilegiate e risparmio Fiat affinché non siano i risparmiatori a pagare il prezzo di gestioni scellerate per garantire il vantaggio di pochi.

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