Finmeccanica pagava i politici

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06246
Atto n. 4-06246

Pubblicato il 11 novembre 2011
Seduta n. 636

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

in un articolo pubblicato su “la Repubblica” il 10 novembre 2011 dal titolo: “E le tangenti diventano zucchine, così Finmeccanica pagava i politici”, Carlo Bonini ed Elena Vincenzi descrivono un sistema di corruzione e di tangenti all’interno di Finmeccanica. Dai verbali del «super-consulente Cola», si evince che «”Guarguaglini sapeva tutto”. “Portai a Borgogni 250 mila euro in contanti ricevuti da Selex. Servivano a pagare gli esponenti dei partiti che avevano nominato i vertici di Enav. Quando parlavo con il presidente l’attività di sovraffatturare per creare fondi neri e versare le mazzette veniva anche definita “fare i compiti”. La Finmeccanica di Pierfrancesco Guarguaglini è stata la “tasca” della Politica. Dal nero creato da alcune delle società controllate dalla holding sono state ritagliate in questi anni le provviste – “le zucchine” – per sedare gli appetiti del Palazzo. “Guarguaglini sapeva”. Ma quel termine volgare – tangenti – “era bandito dalle discussioni”. Quando si pagava e si truccavano i bilanci, si preferiva dirlo con un più morbido “abbiamo fatto bene i compiti”»;

è novembre 2010 quando Cola, in carcere, inizia a collaborare e a raccontare la sua versione dei fatti agli investigatori che erano partiti dal caso di Gennaro Mokbel ed erano arrivati fino a Finmeccanica;

Cola, si legge nel citato articolo, «svela i retroscena della trattativa tra il nostro Governo e i fondi sovrani della Libia di Muhammar Gheddafi. L’impegno per sostenere l’Ansaldo in un “progetto di centrale” in Iran»;

soprattutto il consulente punta il dito contro Lorenzo Borgogni, il capo delle relazioni esterne di Finmeccanica che secondo Cola è «l’ufficiale pagatore» della holding. Pagatore, si intende, delle tangenti. E poi Cola aggiunge che Guarguaglini (il presidente di Finmeccanica) sapeva;

«”Il suo lavoro – si legge negli atti pubblicati da “la Repubblica” – era quello di tenere i contatti con i politici che avevano i rapporti con le società del Gruppo. Da un lato, Borgogni era informato, attraverso i suoi collaboratori, dei politici che chiedevano un colloquio con responsabili vari delle società e, dall’altro, egli stesso li indirizzava a questa o a quell’altra società, a seconda della loro esigenza. Borgogni era a conoscenza, fin da epoca remota, del sistema di pagamento delle tangenti da parte dei fornitori di “Selex Sistemi Integrati” (controllata di Finmeccanica, al cui vertice siede Marina Grossi, moglie di Guarguaglini ndr). Lui stesso era beneficiario di una parte di queste tangenti. So questo con certezza perché in moltissime occasioni mi è accaduto di parlarne con lui” (…) Cola sostiene di non parlare per sentito dire. “Consegnai del denaro in contanti a Borgogni in almeno due occasioni. Tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007. Nella prima circostanza, Borgogni mi disse che aveva bisogno di 300 mila euro. E allora dissi a Marco Iannilli (socio di Cola e titolare della “Arc Trade”, società che lavorava in subappalto con la “Selex”) di procurarseli, attraverso le sovrafatturazioni delle commesse che riceveva. Consegnai il denaro a Borgogni nel suo ufficio, in Finmeccanica. Ed erano soldi destinati a lui per esigenze private”. “Nella seconda occasione – prosegue Cola – portai a Borgogni 250 mila euro in contanti, che mi aveva dato per lui Paolo Prudente di “Selex”. Io mi trovavo infatti in Selex e Prudente mi disse, sorridendo, che gli avrei risparmiato l’incomodo di portare a Borgogni 250 zucchine. Questi soldi gli servivano per pagare i politici che avevano nominato i vertici di Enav. Già un paio di anni prima, infatti, avevo assistito a un’accesa discussione tra Borgogni e Prudente, in cui Borgogni rimproverava Prudente perché diceva che i politici che avevano provveduto alla nomina dei vertici di Enav si lamentavano con lui. La ragione era che gli amministratori di Enav, al cui pagamento provvedeva Prudente, non riconoscevano poi nulla ai loro referenti politici. Ricordo che in occasione di quella discussione, Borgogni aveva detto a Prudente che doveva rendersi disponibile al pagamento di somme, ogni qual volta ne avesse avuto necessità. Quei 250 mila euro, facevano parte di questo accordo. Ricordo che portai i soldi a Borgogni che si trovava nel suo ufficio con altre due persone. Gli dissi che avevo una busta per lui da Prudente e lui mi disse tranquillamente di entrare. Quindi, mise la busta sulla scrivania davanti a queste due persone”»;

quanto agli affari sui fondi sovrani libici è sempre Cola che sembra avere un ruolo di primo piano. Come scrive anche “il Fatto Quotidiano”, il consulente sa le cose, il Ministro dell’economia Giulio Tremonti invece no. Si legge ancora nell’articolo pubblicato su “la Repubblica”: «”Nel 2008 circa, [dice ancora agli inquirenti Cola] Guarguaglini venne convocato nel suo studio da Gianni Letta e dall’ambasciatore libico e gli fu presentata la possibilità che fondi sovrani libici acquisissero quote di Finmeccanica. Il giorno successivo, il presidente mi convocò e insieme cominciammo a lavorare all’ipotesi di un ingresso libico all’8 per cento in Finmeccanica. Una percentuale che ci sembrava eccessiva e che nei nostri colloqui venne ridotta al cinque. Dell’ingresso dei fondi sovrani libici informai personalmente il ministro Tremonti nella primavera-estate del 2009. (…) Tremonti dei libici mi disse di non sapere nulla e comunque suggerì lo strumento della “Newco” per il loro ingresso”. (…) “Io venni pagato, utilizzando la “Print System” in Libia (società di Tommasso Di Lernia, arrestato per frode fiscale, acquirente a peso d’oro della barca di Marco Milanese e significativamente detto nel giro degli appalti Enav-Finmeccanica “er cowboy”). Guarguaglini sapeva come era stato pagato. Del resto, mi aveva detto di fare come credevo”»,

si chiede di sapere:

se, alla luce del sistema descritto, come è stato pubblicato dai verbali, il Governo non ritenga opportuno revocare, con effetto immediato, gli incarichi conferiti a Marina Grossi ed al consorte Pierfrancesco Guarguaglini;

se non ritenga che tale sistema di tangenti abbia prodotto la falsificazione dei bilanci del gruppo e se sia a conoscenza delle ragioni degli omessi controlli del collegio sindacale e della Consob;

se le descritte sovrafatturazioni per creare capitali in nero non abbiano prodotto un danno all’azionista pubblico, che occorre quantificare anche allontanando i complici di tale sistema illegale, e se il Governo non debba intentare un’azione di responsabilità verso gli amministratori e il collegio sindacale;

quali misure urgenti intenda attivare per restituire trasparenza ad un’azienda pubblica permeata da un sistema di corruzione preoccupante, diventata un pessimo esempio sui mercati ed in quelle realtà sovranazionali in cui opera, anche per recuperare la credibilità interna ed internazionale.

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