Month: novembre 2011

Finmeccanica-Repubblica di Panama

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06275
Atto n. 4-06275

Pubblicato il 17 novembre 2011
Seduta n. 637

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e della difesa. -

Premesso che:

nel giugno 2010 il Presidente del Consiglio dei ministri italiano Silvio Berlusconi e il Presidente della Repubblica di Panama Riccardo Martinelli hanno firmato un accordo bilaterale quadro a cui hanno fatto seguito, ad agosto, tre commesse affidate ad aziende di Finmeccanica, per un valore di ben 165 milioni di euro. Da Agusta Westland arrivavano sei elicotteri, da Telespazio la cartografia digitale dell’intero territorio panamense, da Selex Sistemi Integrati, infine, 19 radar della tipologia ‘Lyra 50′ per la protezione delle coste;

come riporta un lancio dell’AgenParl dell’11 novembre 2011, il deputato panamense Jorge Alberto Rosas, ha rilasciato in esclusiva per la stessa agenzia la seguente dichiarazione: “Nei nostri interventi in Assemblea nazionale e sulla stampa abbiamo indicato che ci sono significative differenze tra i prezzi dei radar acquistati dalla Turchia e dallo Yemen (25 milioni per la Turchia secondo il comunicato stampa di Selex per 24 “Lyra 50″ e 20 milioni di euro per 12 “Lyra 50″ (in Yemen ndr). La Repubblica di Panama ha acquistato 19 “Lyra 50″ per 90 milioni di euro. Abbiamo richiesto che il Ministro della Sicurezza Nazionale spieghi le ragioni di una tale discrepanza nei prezzi”;

il decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 febbraio 2011, n. 9, recante «Proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonché delle missioni internazionali delle forze armate e di polizia», in vigore dal 26 febbraio del 2011, ha introdotto con l’articolo 4, comma 32, la seguente norma: «Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in attuazione del memorandum di intesa di cooperazione tecnica nel settore della sicurezza tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Panama, stipulato il 30 giugno 2010, è autorizzato a cedere, a titolo gratuito, al Governo della Repubblica di Panama quattro unità navali “classe 200/s” in dotazione al Corpo delle capitanerie di porto»;

considerato che:

di fatto, dunque, un’azienda del gruppo Finmeccanica avrebbe operato un sovrapprezzo nei confronti del Governo panamense e, l’anno successivo, il Governo italiano ha regalato quattro motovedette della Guardia Costiera al Governo di Panama;

risulta all’interrogante che il figlio di Paolo Pozzessere, ex direttore commerciale di Finmeccanica, sia in affari a Panama con “Fabrega Molino & Mulino”, lo studio legale di cui era socio il Ministro della sicurezza nazionale panamense José Raul Mulino;

risulta tuttora latitante, con ogni probabilità nella stessa Panama City, il faccendiere Valter Lavitola, ex consulente di Finmeccanica al centro di diverse inchieste giudiziarie,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che Selex Sistemi Integrati nella sua commessa per il Governo panamense abbia fornito un prezzo sensibilmente superiore a quello di mercato e quali ne siano le ragioni;

quali siano le motivazioni della cessione a titolo gratuito delle motovedette della Guardia costiera e se siano legate al ‘sovrapprezzo che Selex Sistemi Integrati avrebbe operato nella commessa per il Governo panamense, nonché a quanto ammonti l’onere economico derivante dalla cessione delle unità navali;

se corrisponda al vero quanto risulta all’interrogante sugli interessi della famiglia di Paolo Pozzessere, fino a settembre direttore commerciale di Finmeccanica, a Panama e sui rapporti d’affari privati tra la stessa e il Ministro della sicurezza nazionale panamense José Raul Mulin e quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo;

se risultino effettivamente le dimissioni di Paolo Pozzessere da Finmeccanica, annunciate alla stampa nel mese di settembre 2011.

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Fiat-conversione azioni privilegiate e di risparmio in azioni ordinarie

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06277
Atto n. 4-06277

Pubblicato il 17 novembre 2011
Seduta n. 637

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

il consiglio di amministrazione di Fiat SpA e Fiat Industrial ha deciso di proporre agli azionisti la conversione di tutte le azioni privilegiate e di risparmio in azioni ordinarie. Questa conversione ha lo scopo di ridurre la complessità della struttura del capitale – si legge in un comunicato – e di semplificare la governance della Società tramite l’eliminazione di categorie di titoli che hanno registrato prezzi sostanzialmente inferiori a quelli delle azioni ordinarie e volumi di negoziazione molto limitati;

sono giunte all’interrogante segnalazioni di risparmiatori che lamentano come l’operazione di conversione delle azioni privilegiate o risparmio Fiat causi danni patrimoniali agli stessi, penalizzando gli azionisti;

l’azione è un insieme di diritti e, tra questi, il più importante è certamente la quota sociale che rappresenta la percentuale di proprietà del socio sulla società e, di conseguenza, sul suo patrimonio. È un diritto uguale in tutte le azioni e non è modificabile se non con il consenso del socio essendo un diritto patrimoniale;

nella conversione delle azioni Fiat il rapporto di cambio fa sì che le azioni di risparmio e privilegiate vengano annullate e convertite in un quantitativo inferiore di azioni ordinarie. Poiché la quota sociale è uguale in ogni azione va da sé che, diminuendo il numero delle quote, il totale del capitale sociale diminuisce aumentando quindi il valore patrimoniale delle vecchie azioni ordinarie (patrimonio: numero quote = valore patrimoniale singola azione);

visto che le differenze tra i tipi di azioni riguardano aspetti quali il dividendo e il voto, è difficilmente comprensibile perché si cambia anche la quota sociale assegnando a ogni azione vecchia Fiat ind. priv. un valore di 0,70 contro 1 precedente; né risulta chiaro su cosa si basi la valutazione: le quotazioni di borsa non creano diritti, sono solo indicazioni e le operazioni societarie si svolgono su diritti concreti dei soci escludendo completamente le quotazioni;

in realtà questa è una operazione di riduzione di capitale sociale effettuata diminuendo il numero totale delle quote nelle mani delle categorie di azionisti menzionate: è una operazione completamente illegale (il codice prevede norme precise per questa operazione) e perfino il diritto di recesso non è praticabile, in questi casi (di riduzione capitale sociale) il codice prevede un rimborso in base alla valutazione totale del patrimonio, la borsa non rileva. L’operazione, per essere giusta, avrebbe dovuto prevedere il cambio 1/1 in modo da mantenere inalterato il capitale sociale e i diritti di proprietà dei soci sulla Fiat che si riverberano poi sui dividendi, sulla eventuale liquidazione e in ogni aspetto della vita societaria;

con questo sistema di valutazione dei diritti del socio basato sui prezzi di borsa si sono truffati gli azionisti di risparmio e privilegiati in un numero incredibile di fusioni societarie poiché il diritto di concambio del socio non era fissato sulla quota sociale (diritto di proprietà sul patrimonio ceduto alla nuova società), ma sul valore di borsa delle azioni, come se le stesse venissero cedute anziché estinguersi nelle mani del socio proprio per la cessione del patrimonio;

considerato che:

nel frattempo i conti trimestrali hanno riservato qualche luce e qualche ombra. Il fatturato di Fiat (Auto) è salito da 8,44 miliardi a 17,55 miliardi di euro, con un incremento annuo del 108 per cento, mentre l’utile della gestione ordinaria è balzato da 256 milioni a 851 milioni di euro. Escludendo il contributo di Chrysler, l’incremento del fatturato sarebbe stato del 4,4 per cento. L’utile netto si è attestato a 112 milioni di euro. Escludendo la gestione atipica il risultato finale sarebbe stato di 169 milioni di euro. Gli analisti stimavano per il terzo trimestre del 2011 un utile netto di 170 milioni di euro e un risultato operativo di 705 milioni di euro;

il debito netto industriale a fine settembre era pari a 5,8 miliardi, da 3,4 miliardi di fine giugno, mentre gli analisti lo stimavano a 4,1 miliardi di euro. Il Lingotto ha infine confermato i target del 2011. Contestualmente Fiat ha precisato di non essere in condizione di fornire informazioni circa il proprio piano finanziario su Fabbrica Italia nei termini dettagliati richiesti dalla Consob;

Fiat Industrial, invece, ha chiuso il terzo trimestre con ricavi per 5,85 miliardi di euro, in rialzo dai 5,24 miliardi del corrispondente periodo dell’anno precedente, mentre il risultato operativo è salito da 330 milioni a 484 milioni di euro. Il trimestre si è chiuso con un utile netto di 204 milioni di euro, dai 117 milioni del periodo luglio-settembre 2010. Le stime degli analisti indicavano per il terzo trimestre del 2011 un utile netto di 175 milioni di euro e un risultato operativo di 405 milioni,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se corrisponda al vero che la conversione di tutte le azioni privilegiate e di risparmio in azioni ordinarie comporti un danno patrimoniale per gli azionisti e, di conseguenza, quali iniziative, nelle opportune sedi di competenza, intenda assumere al fine di indurre l’azienda a modificare i termini della conversione della azioni privilegiate e risparmio Fiat affinché non siano i risparmiatori a pagare il prezzo di gestioni scellerate per garantire il vantaggio di pochi.

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Neopresidente Inail -Gian Paolo Sassi

 

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02504
Atto n. 3-02504

Pubblicato il 17 novembre 2011
Seduta n. 637

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

in data 6 novembre 2011 è venuto a mancare il presidente dell’INAIL Marco Fabio Sartori nominato dal passato Governo;

a seguito dell’entrata in vigore del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, al Presidente dell’INAIL sono stati conferiti in via permanente i poteri del consiglio di amministrazione tutto, cioè gli sono stati conferiti poteri commissariali, con ciò eludendo il principio generale dell’ordinamento per il quale l’ufficio di commissario straordinario di un ente pubblico deve essere a tempo determinato e ordinariamente non si protrae oltre un anno e il principio generale dell’ordinamento per cui l’amministrazione di un grande ente pubblico, quale è l’INAIL, deve essere collegiale, tenute anche presenti le norme del codice civile che regolano le società per azioni e le grandi società a responsabilità limitata;

l’INAIL è infatti un grande ente pubblico, per di più titolare di un patrimonio netto nell’ordine dei 20 miliardi di euro, che nel 2009 ha registrato un utile di oltre 2,5 miliardi di euro (utile che è stato confermato nello stesso ordine di grandezza nel 2010): la dimensione dell’Istituto è tale che un suo accorpamento al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, previa ristrutturazione in agenzia per preservarne l’autonomia operativa, conferirebbe l’acquisizione di nuove risorse allo Stato equivalenti a quelle richieste con la nuova manovra finanziaria;

a seguito dello stesso decreto-legge n. 78 del 2010 l’INAIL ha incorporato, divenendone successore universale, l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, ente di ricerca, organo del Servizio sanitario nazionale (SSN) con compiti scientifici e tecnologici, conferiti in forza degli artt. 23 e 6 della legge di riforma sanitaria 23 dicembre 1978, n. 833, con il decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1980 n. 619, con il decreto-legge n. 390 del 1982, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 597 del 1982; per l’amministrazione di tale Istituto Superiore era richiesto il possesso di qualità che integrano una personalità scientifica, nelle materie di competenza dell’Istituto, ai sensi dell’art. 5 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 4 dicembre 2002, n. 303;

l’INAIL, dopo la incorporazione dell’ISPESL, risulta essere non più soltanto un ente di previdenza, ma anche un ente di ricerca e dunque il suo vertice amministrativo deve possedere qualità scientifiche, indispensabili per attuare i compiti propri di un organo amministrativo ai sensi dell’art. 4, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e in particolare le qualità previste dal citato art. 5 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 2002;

il neo nominato commissario straordinario dell’INAIL, dottor Gian Paolo Sassi, laureato in legge, non possiede qualificazione scientifica nelle materie di competenza dell’ISPESL, richiesta in forza del combinato disposto di cui all’art. 7, comma 1, ultimo periodo, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010 e dell’art. 5 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 2002, e la sua nomina risulterebbe disposta con decreto dei Ministri Sacconi e Tremonti, senza la necessaria intesa del Ministro Fazio, titolare del Ministero della salute, vigilante sull’INAIL ai sensi del citato art. 7, comma 1 (si veda “Il Sole 24 Ore” dell’11 novembre 2011);

la soppressione dell’ISPESL è stata accompagnata dalla decisione di disdire il contratto di locazione degli immobili occupati dai ripartimenti territoriali dell’Istituto, che esercitano sul territorio le verifiche di cui all’art. 71 del decreto legislativo n. 81 del 2008, indispensabili per garantire il già non sufficiente livello di sicurezza industriale e del lavoro attuale; tale decisione ha sollevato perplessità poiché gli immobili dell’ISPESL, che sono stati cartolarizzati il 30 giugno 2009, non sono gli unici immobili in locazione da parte dell’INAIL, anzi l’INAIL detiene in locazione molti immobili che non hanno una finalità strumentale, come quelli ex ISPESL, ma di mera rappresentanza, come le sedi delle direzioni regionali, distinte dagli uffici amministrativi territoriali, e anche ville per convegni, come già segnalato con l’atto di sindacato ispettivo 4-05387, rimasto senza risposta;

la vicenda degli immobili ex ISPESL, che risulta aver interessato la Magistratura requirente, solleva notevoli perplessità in ordine: 1) alla procedura adottata, in forza dell’art. 41, commi 16-ter-septies, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, di dubbia costituzionalità, con la quale gli immobili degli enti soppressi, compresi quelli dell’ENPI e dell’ANCC in uso all’ISPESL, sono stati messi in capo a una società designata dalla FINTECNA e dalla stessa controllata, la Ligestra 2 con 50.000 euro di capitale, a far data dal 1° luglio 2009; gli stessi immobili erano stati trattenuti dal Ministero dell’economia e delle finanze alla data della trasformazione dell’ISPESL da istituto del Ministero della sSalute in ente autonomo, data di entrata in vigore del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 2002, 15 marzo 2003, con un provvedimento che di fatto conferiva al nuovo ente solo le passività dell’Istituto, relative ad esempio al personale, e tratteneva le attività, il patrimonio, ancorché non ancora interamente trasferito dagli enti soppressi, come in parte avvenuto in favore delle unità sanitarie locali, come l’ISPESL appartenenti al SSN; 2) all’espediente amministrativo adottato dal Governo Berlusconi per evitare che il valore del patrimonio relativo a tali immobili, alla data del trasferimento in capo alla società trasferita, risultasse prossimo a quello di mercato degli immobili liberi o liberabili: il 28 aprile 2009 cessava infatti il commissariamento straordinario dell’ISPESL, durato un anno, adottato originariamente dal Ministro della salute Turco e prorogato dal Ministro Sacconi; poiché non erano stati rinnovati gli organi amministrativi dell’ISPESL, lo stesso ente doveva essere sciolto in forza dell’art. 13, comma 1, lettera q), del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419; ma ciò avrebbe vanificato le possibilità di manovre speculative in danno dell’Erario, relative agli immobili ex ENPI ed ex ANCC, in uso all’ISPESL, perché avrebbe impedito che il valore di tali immobili potesse essere determinato come quello di immobili non soggetti a sfratto perché occupato da ente pubblico, come invece è stato determinato; le manovre speculative risultano invece possibili perché, a seguito della soppressione dell’ISPESL e del trasferimento del suo personale negli immobili INAIL – i quali pure sono in parte in locazione ma non vengono liberati – il prezzo di vendita degli immobili ex ANCC ed ENPI e in uso all’ISPESL possono essere venduti ad un prezzo ragionevolmente superiore al valore determinato alla data di trasferimento alla Soc. Ligestra 2 – 1 luglio 2009 – ma assumono un valore assai superiore, quale compete agli immobili liberi sul mercato; non giova a rassicurare in ordine alla possibilità che tali speculazioni siano sventate il fatto che la operazione sia affidata a una “scatola cinese” del Ministero dell’economia e delle finanze, cioè una società a responsabilità e capitale limitati, posseduta da una società per azioni a sua volta posseduta dal Ministero; 3) al fatto che il Ministro Sacconi, già dimissionario e senza consultare tutti i Ministeri vigilanti, abbia proceduto alla nomina del commissario straordinario dell’INAIL, nella persona dell’avvocato Gian Paolo Sacchi, consigliere strategico del Ministro Maroni alla data della nomina, laddove anche il precedente presidente-commissario dell’INAIL, dottor Marco Fabio Sartori, era stato capo della segreteria politica del Ministro Maroni nella Legislatura XIV; si vorrebbe configurare dunque un signoraggio dell’INAIL sotto la Lega Nord e in particolare sotto l’ex Ministro Maroni, che si protragga come eredità della terminata stagione politica, tale da consentire che l’operazione liquidazione immobili già in uso all’ISPESL, con fini strumentali, possa portare i benefici preventivati, non necessariamente allo Stato;

la nomina a commissario straordinario dell’INAIL dell’avvocato Gian Paolo Sacchi deve essere ratificata dal Consiglio dei ministri,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda confermare con deliberazione del Consiglio dei ministri la nomina a commissario straordinario dell’avvocato Gian Paolo Sacchi o ritenga più opportuno nominare persona dotata di formazione scientifica nelle materie della prevenzione e della sicurezza del lavoro, che abbia anche competenze gestionali, maturate nell’ambito di una carriera di funzionario dello Stato, non proveniente dal mondo della politica, né dalle organizzazioni sindacali;

quali provvedimenti il Governo intenda adottare per evitare che la procedura di cartolarizzazione e la vendita degli immobili ex ANCC ed ex ENPI, già in uso all’ISPESL, sia gestita da una società apparentemente inadeguata, sia per la recentissima costituzione sia per l’insufficiente capitale e la ragione sociale, che preclude i controlli tipici delle società per azioni quotate in Borsa, a garanzia dell’Erario e dei cittadini e se non ritenga utile rideterminare con nuovo decreto ex art. 41, comma 16-quater del decreto-legge n. 207 del 2008 il prezzo provvisorio di tali immobili da conguagliare da parte della Società Ligestra 2 o della Società Fintecna in favore dell’Erario;

se non intenda disporre che tra gli immobili in locazione all’ISPESL siano liberati e venduti prioritariamente gli immobili di rappresentanza o di uso prevalentemente dirigenziale rispetto agli immobili destinati ad uso strumentale;

se non ritenga utile disporre la soppressione dell’ente INAIL, con incorporazione all’Erario del suo patrimonio netto, anche in vista della necessaria manovra di risanamento economico del Paese, e la sua trasformazione in Agenzia del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, previa enucleazione dell’ISPESL e restituzione dello stesso al Ministero della salute, nel rispetto dei principi che presiedono al funzionamento del SSN che include la prevenzione e la sicurezza del lavoro, ai sensi della legge 23 dicembre 1978, n. 833.

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Mr. Prezzi Roberto Sambuco

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06281
Atto n. 4-06281

Pubblicato il 17 novembre 2011
Seduta n. 637

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

gli ultimi dati sull’inflazione sono stati definiti dalle associazioni dei consumatori gravissimi e ingiustificati. Solo a giugno 2011, infatti, i prezzi sono aumentati del 2,7 per cento in un anno, a fronte di una inarrestabile perdita del potere d’acquisto delle famiglie italiane e di una stretta sempre più forte sui consumi. Il quadro quindi è doppiamente negativo: da una parte la crisi che continua a pesare sui cittadini, dall’altra un Governo che, oltre ad imporre nuove accise sui carburanti, non interviene sull’aumento dei prezzi al consumo;

ci sarebbe una figura istituzionale creata apposta per vigilare sul corretto andamento dei prezzi sul mercato: si tratta del Garante per la sorveglianza dei prezzi, detto anche Mister prezzi, istituito per la prima volta dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008). L’incarico è stato ricoperto in un primo momento da Antonio Lirosi che allora era capo del Dipartimento per la regolazione del mercato del Ministero dello sviluppo economico. A febbraio 2009 l’incarico di Mister Prezzi è stato affidato a Luigi Mastrobuono, Capo del Dipartimento Impresa e Internazionalizzazione del Ministero dello sviluppo economico. Ma dopo pochi mesi, a luglio del 2009, Mastrobuono è stato sostituito da Roberto Sambuco;

in particolare la legge finanziaria per il 2008 all’art. 2, commi 198-201, prevede: «E’ istituito presso il Ministero dello sviluppo economico il Garante per la sorveglianza dei prezzi, che sovrintende alla tenuta ed elaborazione delle informazioni richieste agli “uffici prezzi” delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura di cui al comma 196. Esso verifica le segnalazioni delle associazioni dei consumatori riconosciute, analizza le ulteriori segnalazioni ritenute meritevoli di approfondimento e decide, se necessario, di avviare indagini conoscitive finalizzate a verificare l’andamento dei prezzi di determinati prodotti e servizi. I risultati dell’attività svolta sono messi a disposizione, su richiesta, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Per l’esercizio della propria attività il Garante di cui al comma 198 si avvale dei dati rilevati dall’ISTAT, della collaborazione dei Ministeri competenti per materia, dell’Ismea, dell’Unioncamere, delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, nonché del supporto operativo della Guardia di finanza per lo svolgimento di indagini conoscitive. Nell’ambito delle indagini conoscitive avviate dal Garante, la Guardia di finanza agisce con i poteri di indagine ad essa attribuiti ai fini dell’accertamento dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte dirette, anche ai sensi del combinato disposto dei commi 2, lettera m), e 4 dell’articolo 2 del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68. Il Garante può convocare le imprese e le associazioni di categoria interessate al fine di verificare i livelli di prezzo dei beni e dei servizi di largo consumo corrispondenti al corretto e normale andamento del mercato. L’attività del Garante viene resa nota al pubblico attraverso il sito dell’Osservatorio dei prezzi del Ministero dello sviluppo economico. Nel sito sono altresì tempestivamente pubblicati ed aggiornati quadri di confronto, elaborati a livello provinciale, dei prezzi dei principali beni di consumo e durevoli, con particolare riguardo ai prodotti alimentari ed energetici, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Il Garante di cui al comma 198 è nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, tra i dirigenti di prima fascia del Ministero dello sviluppo economico, si avvale per il proprio funzionamento delle strutture del medesimo Ministero, svolge i compiti di cui ai commi da 196 a 203 senza compenso e mantenendo le proprie funzioni. L’incarico ha la durata di tre anni. Il Garante di cui al comma 198 riferisce le dinamiche e le eventuali anomalie dei prezzi, rilevate ai sensi delle disposizioni di cui ai commi da 196 a 203, al Ministro dello sviluppo economico, che provvede, ove necessario, alla formulazione di segnalazioni all’Autorità garante della concorrenza e del mercato e di proposte normative»;

la nomina di Sambuco ha suscitato polemiche nel mondo delle Associazioni dei consumatori, che non conoscevano questa figura e chiedevano di avere più informazioni sulle competenze di Roberto Sambuco;

l’interrogante, a riguardo, ha presentato un’interrogazione, rimasta senza risposta, per chiedere in base a quale criteri di merito Roberto Sambuco, sconosciuto ai più e perfino alle associazioni dei consumatori presenti nel CNCU (Consiglio nazionale consumatori ed utenti), che ha sede proprio presso il Ministero dello sviluppo economico, sia stato nominato garante per la sorveglianza dei prezzi (atto 2-00377);

considerato che:

nell’inchiesta P4, che ha scoperchiato la rete di Bisignani, si scopre che anche Roberto Sambuco aveva frequenti contatti con il faccendiere;

inoltre riguardo all’inchiesta del giudice per le indagini preliminari di Potenza Alberto Iannuzzi, del giugno 1996 su una fitta rete di traffici, assunzioni alle Poste italiane e corruzione nel mondo della sanità nel Lazio, che aveva coinvolto alcuni dirigenti, si può leggere nella sintesi pubblicata sul quotidiano “la Repubblica” del 19 giugno 2006: «”Tramiti e strumenti con cui Proietti persegue e si procura il consistente guadagno sono alcuni dei più alti dirigenti di Wind ed Enel e un influente e autorevole funzionario del ministero delle Comunicazioni che agiscono di concerto”. Ancora: “All’epoca dei fatti, Massimo Condemi è capo di gabinetto del ministero delle Comunicazioni, esponente di spicco di An, ovvero dello stesso partito nelle cui file milita Proietti Cosimi. È Roberto Sambuco, direttore Comunicazione e Affari istituzionali della società telefonica Wind a contattare Proietti Cosimi Francesco per segnalargli che si “sta occupando di quella cosa, che ci sta lavorando”. “Qualche settimana più tardi – scrive ancora il giudice – lo stesso Sambuco contatta nuovamente Proietti per segnalargli di aver avuto un colloquio sulla “questione” con Paolo Scaroni – allora amministratore delegato dell’Enel (società controllante la Wind, solo successivamente acquistata dal Weather Group dell’imprenditore egiziano Naguib Sawiris) – e di avergli rappresentato, la necessità di prenderla in considerazione, per evitare di compiere scelte sbagliate”. Per gli inquirenti, “è Condemi a vincere le remore di chi, in casa Enel, riteneva di scarso interesse il progetto di cui si chiedeva la sponsorizzazione”»;

considerato inoltre che:

roberto Sambuco ricopre la carica di amministratore delegato di ElaWind (Consorzio per lo sviluppo territoriale-tecnologico del Sud); è fondatore e amministratore di ElderBerry Srl, società operante in start up companies nel rilancio e sviluppo di piccole, medie aziende e nel settore immobiliare; è amministratore delegato della società editoriale Les Enfants Publishing; è consulente di numerose società tra cui la Terna SpA, l’ENI SpA e la presidenza della Regione Lazio per lo sviluppo dell’economia e l’attrazione degli investimenti dall’estero;

la società ElderBerry si occupa anche di commercializzare e distribuire apparecchi medicali ed elettromedicali, apparecchi e prodotti per la riabilitazione, prodotti parafarmaceutici e dietetici, prodotti di cosmesi e dermocosmesi, nonché macchinari e prodotti per la cura del corpo ed il benessere, la salute e l’igiene della persona ed ogni altro macchinario o prodotto analogo;

inoltre Roberto Sambuco è amministratore unico della società a responsabilità limitata denominata RS Consulting unipersonale che ha per oggetto la fornitura di servizi reali alle imprese industriali, commerciali, società, enti ed istituti, gruppi finanziari ed assicurativi privati e pubblici mediante una struttura operante nei settori marketing, penetrazione commerciale, logistica e distribuzione, ricerca e sviluppo, pianificazione territoriale e aziendale, relazioni istituzionali, formazione professionale, informatica, servizi di assistenza tecnica, assistenza ad acquisti ed appalti, trasferimento tecnologico ed uso dell’informazione utile all’impresa. La società può inoltre compiere, al solo fine del conseguimento dell’oggetto sociale e quale attività strumentale e non prevalente, qualsiasi operazione mobiliare, immobiliare, commerciale e di credito, locativa e ipotecaria ritenuta utile o necessaria, partecipare a programmi comunitari di qualsiasi natura, assumere partecipazioni o interessenze in società o imprese in Italia o all’estero aventi oggetto analogo o affine al proprio, acquisire marchi di fabbrica e licenze di produzione nonché, anche a garanzia di obbligazioni altrui, prestare fideiussioni, avalli, ipoteche ed altre garanzie personali e reali in favore di enti, istituti bancari, persone fisiche e giuridiche o di terzi, ma non del pubblico in genere,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga che il coinvolgimento di Roberto Sambuco nell’inchiesta della P4 con Bisignani e altri membri autorevoli nonché le attività delle sue numerose società possano far nascere seri dubbi sull’imparzialità dello stesso nello svolgimento dell’attività di vigilanza a cui è preposto, considerato che il suo compito è quello di intervenire per garantire il corretto andamento dei listini e dei prezzi sul mercato con un rafforzamento dei controlli e della sorveglianza sui prezzi per un mercato corretto in difesa dei cittadini consumatori;

se non ritenga, per i suddetti motivi, necessario rimuovere dall’incarico di Garante per la sorveglianza dei prezzi il dottor Roberto Sambuco;

se non ritenga, infine, continuare nella prassi di affidare l’incarico di Mr. Prezzi al Capo del Dipartimento a cui faceva riferimento la Direzione Mercato e consumatori.

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Finmeccanica-Alenia Aeronautica

 

 Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06279
Atto n. 4-06279

Pubblicato il 17 novembre 2011
Seduta n. 637

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che Alenia Aeronautica, di cui è presidente Amedeo Caporaletti, è una società di Finmeccanica, gruppo controllato dal Ministero in indirizzo;

considerato che:

il piano di riorganizzazione di Alenia che prevede la fusione tra Aeronautica e Aermacchi presenta drammatiche ed immediate ricadute in termini occupazionali e manca, a giudizio dell’interrogante, di un quadro strategico e di un vero e proprio rilancio industriale;

risulta inoltre all’interrogante che Alenia abbia un deficit di un miliardo di euro,

si chiede di sapere:

se quanto esposto corrisponda al vero;

se il Governo intenda commissariare i vertici di Alenia al fine di evitare il dissesto finanziario e industriale di un patrimonio d’eccellenza dell’industria italiana;

se risultino indagini su conti correnti intestati ai vertici di Alenia e di Finmeccanica con ingenti depositi di denaro, anche superiori ai 28 milioni di euro.

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Magistrato Paolo Ferraro

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06272
Atto n. 4-06272

Pubblicato il 17 novembre 2011
Seduta n. 637

LANNUTTI – Ai Ministri della giustizia e della difesa. -

Premesso che:

il pubblico ministero di Roma, Paolo Ferraro, ha condotto in prima persona un’indagine su una presunta setta satanica, a cui avrebbero aderito anche alcuni esponenti dell’esercito, un gruppo segreto che si riunirebbe in eventi dove confluirebbero riti esoterici e banchetti a base di sesso e droga. Ad avvalorare questa pista ci sarebbero anche dei file audio che contribuirebbero a dissolvere qualsiasi dubbio sulla tesi del magistrato;

l’indagine di Ferraro potrebbe, a detta dello stesso, intrecciarsi anche con il delitto di Ripe di Civitella dove il 20 aprile 2011 fu ritrovata morta Melania Rea, moglie di un caporalmaggiore del 235° Reggimento Piceno;

successivamente il Consiglio superiore della magistratura (CSM), nella seduta del 16 giugno 2011, come si legge su “giustizia quotidiana.it”, ha deliberato di collocare in aspettativa per infermità, per quattro mesi, il pubblico ministero di Roma Paolo Ferraro. Il provvedimento è stato adottato con una procedura d’urgenza, motivata dalla asserita gravità ed attualità dell’inidoneità del magistrato ad adempiere convenientemente ed efficacemente ai doveri del proprio ufficio»;

dopo la decisione del CSM di sospenderlo per quattro mesi dal servizio per gravi motivi di salute, il magistrato decide di rendere pubblica la sua vicenda cominciata quando nel 2008 andò a vivere nella città militare della Cecchignola, a Roma;

pertanto ad oggi Paolo Ferraro rimane sospeso per quattro mesi per motivi di salute, nonostante lui si dichiari perfettamente abile e a suo sostegno ci siano diverse perizie mediche che lo certificano;

i difensori del pubblico ministero denunciano l’anomalia dell’azione del CSM e hanno presentato ricorso al Tar del Lazio per denunciarne l’illegittimità. In particolare gli avvocati Mauro Cecchetti e Giorgio Carta hanno espresso forti critiche verso il modus operandi del CSM nei confronti del loro assistito; si legge sul sito sopra citato: “Il procedimento cautelare seguito dal Csm risulta non solo costellato di violazioni delle garanzie difensive, ma addirittura atipico, perché non previsto da alcuna norma. Non risulta fondato su alcuna perizia medica, se non una risalente al 2008 che, peraltro, attestava l’idoneità allo svolgimento di attività professionali anche complesse”. Un particolare alimenta ulteriori sospetti nei due legali: “Il Csm – hanno riferito gli avvocati – ha stranamente ritenuto ininfluenti le numerose perizie mediche di parte, private e pubblica del 2011, attestanti la specifica idoneità ed anzi qualità intellettuale del magistrato, ed ha ignorato una denuncia analitica e argomentata depositata in atti, che evidenzia fatti gravissimi a suo danno patiti dal 2009 in poi”.

il pubblico ministero Paolo Ferraro non ha mai avuto provvedimenti disciplinari di alcun tipo, mentre ha sempre avuto giudizi di ottimo rendimento, occupandosi di inchieste anche importanti;

considerato che

la signora Milica Cupic, cittadina italiana, lamenta una serie di comportamenti quanto meno opinabili di organi della giustizia militare e civile in ordine a fatti da lei denunciati;

in più occasioni ed in data 4 ottobre 2003, la signora Cupic ha denunciato gravi fatti a sua detta ascrivibili a personaggi identificati e identificabili. In particolare riferiti al suo ex marito, generale a due stelle e dunque alta carica dell’Esercito italiano, che ella ebbe a denunciare già nel 1996 in relazione alla morte violenta della propria figlia e di un sottoufficiale dell’Esercito avvenuta il 3 febbraio 1986;

secondo quanto riferito dalla stessa signora Cupic ella avrebbe altresì avuto modo di segnalare come un alto grado della Guardia di finanza avrebbe favorito la promozione al suo ex marito. Tale personaggio sarebbe poi diventato Comandante Generale della Guardia medesima;

la Procura della Repubblica di Roma, dopo aver ricevuto l’esposto firmato dalla signora Cupic, lo avrebbe trasmesso al Procuratore Aggiunto, dottor Ettore Torri, come esposto anonimo, mentre, ad avviso dell’interrogante, ne risultava esattamente identificato il soggetto che lo aveva inviato;

tali denunce sono state archiviate, ma è evidente che in tal caso la signora Cupic avrebbe dovuto essere indagata per calunnia, cosa che non è mai avvenuta; sembra per la verità che la denuncia della signora Cupic in merito alla morte del Sottoufficiale e della propria figlia siano state archiviate, giustificandole con il fatto che la signora sarebbe affetta da «sindrome delirante lucida» e che di ciò la procura militare, per quanto riferito dall’interessata, sarebbe stata informata nel 1996, in modo improprio dal Tenente Colonnello dottor Corrado Ballarini di Bologna. La Cupic ha avuto più incontri, di sua spontanea volontà con il Capitano psichiatra criminologo Marco Cannavici nel 1995 presso il Policlinico Militare Celio di Roma, il quale fece in effetti un rapporto al direttore del Celio pro tempore sullo stato psicologico della signora, nel quale tuttavia mai pronunciò la diagnosi che avrebbe portato all’archiviazione;

in data 15 gennaio 2005, la signora Cupic presentò alla procura militare di Roma una formale denuncia contro il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Giulio Fraticelli, per «omissioni in atti d’ufficio», in relazione alle denunce presentate nei confronti dell’ex marito ed alla documentazione a suo dire inviata al generale Pompegnani. Il generale Fraticelli avrebbe comunicato alla signora Cupic di aver relazionato al procuratore Intellisano, il quale, peraltro, in un incontro avvenuto con la Cupic il 7 dicembre 2004, negò di aver mai ricevuto alcuna cosa;

della denuncia di cui sopra esiste traccia nella lettera che la Procura militare della Repubblica presso il tribunale militare di Roma ha inviato allo studio legale Lombardi in data 16 maggio 2005, (Numero 8/C/04INT «mod. 45» di protocollo) a firma del Procuratore Intellisano;

nel dicembre 2004 la Cupic ebbe a presentare una denuncia alla Procura Militare contro il Tenente Colonnello Ballarini inviandola al A.G. Maresciallo Cervelli;

considerato infine che la sospensione del dottor Ferraro, improvvisamente ritenuto inadatto ad adempiere convenientemente ed efficacemente ai doveri del proprio ufficio, appare all’interrogante di dubbia legittimità,

si chiede di sapere:

di quali informazioni disponga il Governo sui fatti esposti in premessa;

quali iniziative di competenza intenda adottare.

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UBI Banca

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02507
Atto n. 3-02507 (in Commissione)

Pubblicato il 17 novembre 2011
Seduta n. 637

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che in un articolo pubblicato in data 22 ottobre 2011 sul settimanale “Plus” de “Il Sole 24 Ore” e ripreso dal sito Dagospia il 24 ottobre dal titolo: “Sub-prime d’Italia, un buco da un miliardo e 650 milioni di euro nei conti di Ubi Banca. C’è una bomba a tempo pronta ad esplodere nei conti del quinto gruppo bancario nazionale: soldi erogati per mutui e credito al consumo attraverso finanziarie esterne, senza garanzie e senza controlli antiriciclaggio ed antiterrorismo”, Nicola Borzi informa che «l’aumento di capitale da un miliardo, chiuso l’11 luglio, non è stato l’unico scoglio per Ubi. Il quinto gruppo nazionale attraversa una fase delicata: a metà maggio ha presentato il piano industriale 2011-13/15 e lo sta implementando in un contesto sempre più difficile. Giorgio Jannone, deputato del Pdl e numero uno delle Cartiere Pigna, dopo aver fondato l’Associazione azionisti Ubi, critica la gestione in vista del rinnovo delle cariche previsto nel 2013: “Occorre cambiare la governance della banca”, sostiene l’onorevole Lannutti (Italia dei Valori) il 18 ottobre ha presentato un’interpellanza ai ministri del Lavoro, Sacconi, e dell’Economia, Tremonti. Dopo aver lamentato gli effetti del credit crunch su famiglie e Pmi clienti di Ubi, Lannutti chiede lumi sull’esposizione di Banca 24/7 sui crediti al consumo erogati tramite Ktesios, finanziaria partecipata indirettamente da Cir e Merrill Lynch (attraverso Cqs Holding). Ma se il deputato dell’Idv identifica la sostanza dei problemi, nella sua interpellanza ne esagera dimensioni e cifre. Dati che «Plus24» ha verificato, riportandoli alle dimensioni corrette. Nel suo bilancio 2010, Banca 24/7 ha stimato «il rischio relativo alla parte di portafoglio riconducibile a crediti garantiti» da Ktesios in un miliardo e 9 milioni, dei quali 358 milioni garantiti da pegno con un c/c vincolato in Banca 24/7 (per 4,1 milioni) e 651 milioni garantiti dalla clausola “non riscosso per riscosso”. Ktesios è in liquidazione e l’8 marzo 2011 è stata cancellata dall’elenco degli intermediari dalla Banca d’Italia, che nel 2009 aveva sanzionato Cda e sindaci per carenze dei controlli. Un altro istituto del gruppo, Popolare Commercio e Industria (Bpci), negli ultimi due anni ha erogato mutui per 650 milioni tramite Altachiara Italia, Spa con la quale ha chiuso i rapporti dal 30 giugno scorso. Nel bilancio 2010, i sindaci di Altachiara rilevavano la necessità di implementare i controlli antiriciclaggio e antiterrorismo con un manuale per i dipendenti sulle relative procedure. Contattata, Altachiara sostiene che tali controlli sono già in essere. Ma la relazione dei sindaci segnala un contratto deliberato il 15 novembre 2010 a favore di una società di consulenza per “predisporre il manuale delle procedure aziendali (tra le quali quelle in materia di antiriciclaggio)”, il “modello di oganizzazione ex art. 231/2001″ e la “realizzazione dei protocolli posti a presidio delle aree maggiormente esposte ai rischi esaminati”. Anche il Piano industriale di Ubi conferma che entro il 2011 Banca 24/7, Prestitalia e Silf si fonderanno e cesserà “l’erogazione di prodotti che non consentono cross selling”, come i mutui e la cessione del quinto, da parte di reti terze. Nel merito, Ubi afferma che è impossibile commentare una tale sequenza di affermazioni prive di fondamento. L’onorevole Lannutti è stato informato da soggetti che non hanno alcuna capacità di leggere un bilancio aziendale, ricostruire un dato storico e contestualizzare le performance di un’azienda. Ubi Banca si colloca in termini di rating tra le prime tre banche commerciali, è prima tra i grandi gruppi per ricavi industriali per addetto, ogni anno è tra le migliori, se non la migliore, per qualità del credito e nell’ultimo semestre ha visto una significativa crescita degli impieghi a famiglie e Pmi. Non commentiamo le insinuazioni ingiuriose che, siamo convinti, l’onorevole Lannutti ritirerà quando si sarà adeguatamente documentato»;

considerato che:

sul sito Ubi (http://www.ubibanca.it/contenuti/file/Gruppo%20UBI_Resoconto%20intermedio%2030%20settembre%202011.pdf), nel resoconto intermedio di gestione al 30 settembre 2001, nel capitolo contenzioso si legge: «Da parte del Fallimento Burani Designers Holding NV (“BDH”) (assistito dal Prof. Avv. Bruno Inzitari), in data 11 ottobre 2011 è stato notificato a Centrobanca un atto di citazione innanzi al Tribunale di Milano con il quale si afferma una pretesa responsabilità di quest’ultima in relazione al finanziamento dell’operazione di Offerta Pubblica di Acquisto promossa dalla Mariella Burani Family Holding Spa su azioni della Marella Burani Fashion Group Spa (“BFG”). Secondo l’atto di citazione, la famiglia Burani e gli amministratori della BDH avrebbero fornito ai terzi e al mercato una rappresentazione scorretta dei dati di bilancio ed avrebbero ideato e promosso un’OPA che avrebbe avuto l’unico fine di sostenere artificiosamente la quotazione del titolo BFG, così da procrastinare il dissesto del Gruppo Burani; in tale contesto Centrobanca viene ritenuta responsabile per aver concesso abusivamente credito a supporto della descritta operazione, consentendone l’esecuzione ed ingenerando di conseguenza nei terzi creditori e nel mercato il falso affidamento in ordine alla solidità patrimoniale e finanziaria del Gruppo Burani. il danno del quale Centrobanca dovrebbe rispondere viene quantificato nell’atto di citazione in euro 134.366.077. La prima udienza è fissata nel febbraio 2012. Centrobanca contesta la fondatezza degli addebiti, ed ha affidato mandato ai propri legali per predisporre le difese. Tale atto di citazione fa seguito ad una precedente lettera, sempre inviata dal curatore fallimentare, della quale ricalca sostanzialmente i contenuti e alla quale era stato risposto respingendo fermamente le affermazioni e le richieste formulate, precisando altresì che Centrobanca è stata regolarmente ammessa quale creditrice al passivo di tutte le procedure concorsuali riguardanti società del Gruppo Burani. Si ricorda che l’esposizione complessiva lorda del Gruppo UBI Banca verso il Gruppo Burani ammonta a circa 72,5 milioni, rettificata al 94,3%. Accertamenti ispettivi. Come già segnalato nell’informativa semestrale, nel periodo compreso tra la fine di gennaio e la fine di giugno del corrente anno, Banca d’Italia ha effettuato accertamenti ispettivi a carico del Gruppo ai sensi dell’art. 68 del D.Lgs. 385/1993 (T.U.B.) aventi per oggetto il governo e la valutazione dei rischi assunti dalle Società Prodotto che utilizzano consistenti reti distributive (UBI Banca Private Investment e B@nca 24-7) ovvero operano on-line (IW Bank). Il 23 settembre l’Organo di Vigilanza ha comunicato “Rilievi e osservazioni” in merito ai suddetti accertamenti. Sono emerse alcune carenze in ordine alle quali i competenti Organi aziendali della Capogruppo hanno condotto un approfondito esame per valutare gli elementi di debolezza rilevati unitamente alle linee di intervento già assunte anche in corso d’ispezione o che il Gruppo intende prioritariamente assumere con l’obiettivo di rimuovere tempestivamente le criticità evidenziate. Il 24 ottobre UBI Banca ha provveduto a fornire puntuali riscontri sui singoli rilievi e osservazioni contenuti nel rapporto ispettivo. Si segnala infine che nei confronti di B@nca 24-7 sono state contestate alcune irregolarità ai sensi dell’art. 145 del già citato D. Lgs. 385/1993 per lo più afferenti alla pregressa situazione della Società, con contestuale avvio del relativo processo sanzionatorio amministrativo nei confronti degli esponenti aziendali. A fronte di detta contestazione B@nca 24-7 ha presentato all’Organo di Vigilanza le proprie controdeduzioni. Parte delle azioni di carattere societario già intraprese con riferimento a B@nca 24-7 sono illustrate nell’informativa sugli eventi successivi alla chiusura del trimestre. (…) Si ricorda ulteriormente che a motivo dell’entità dei relativi ricavi, gran parte delle Società facenti parte del Gruppo UBI Banca rientrano tra i cosiddetti “Grandi contribuenti”, e pertanto fanno riferimento alle rispettive Direzioni Regionali dell’Agenzia delle Entrate sia in sede di accertamento che di successivo contenzioso tributario. In relazione a quanto sopra negli ultimi esercizi il Gruppo è stato interessato da un significativo numero di verifiche fiscali seguite da appositi PVC, dai quali sono scaturiti avvisi di accertamento che di massima hanno confermato quanto emerso in sede di verifica. In presenza di consolidato fiscale IRES tali accertamenti sono pure riprodotti, in via solidale, alla Capogruppo consolidante. Per una esposizione dettagliata di tali contenziosi/verifiche si rinvia a quanto riportato nella Relazione semestrale consolidata al 30 giugno 2011; di seguito si riportano unicamente le novità di rilievo intervenute nel trimestre: CENTROBANCA: a seguito del PVC notificato il 23 luglio 2009, con il quale l’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale per la Lombardia non ha ritenuto condivisibili i criteri di rilevazione delle cessioni di crediti verso clientela ovvero delle svalutazioni dei medesimi pur in presenza del principio di derivazione fiscale introdotto per i soggetti IAS a far tempo dal 2005, in data 20 luglio 2011 è pervenuto l’avviso di accertamento da parte della medesima Direzione Regionale che non considera in alcun modo gli esiti del procedimento penale (nel frattempo intervenuto e conclusosi con sentenza dell’8 giugno 2011 del Tribunale di Milano di assoluzione “in quanto il fatto non sussiste”), confermando per contro i rilievi espressi nel PVC. In relazione a tale avviso di accertamento si è esperito un tentativo infruttuoso di accertamento con adesione. BANCA POPOLARE DI ANCONA: a conclusione di una verifica fiscale condotta con riferimento agli esercizi 2007 e 2008, il 10 giugno 2011 la competente AdE Direzione Regionale Marche aveva consegnato il processo verbale di constatazione (PVC) in cui erano stati mossi rilievi in ordine all’inerenza di taluni costi sostenuti. Tenuto conto dell’alterna interpretazione giurisprudenziale del concetto di inerenza, ivi compresi gli elementi di documentabilità, si è ritenuto di presentare istanza di adesione integrale al Processo Verbale di Constatazione (PVC) ai sensi dell’art. 5 bis del D.Lgs. n. 218/1997. Il 7 settembre 2011 si è pertanto provveduto al relativo pagamento per complessivi euro 602,7 mila. UBI BANCA: il 23 giugno la Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia Tributaria di Bergamo, ha avviato una verifica fiscale sull’annualità 2008. La verifica è stata sospesa a tempo indeterminato per esigenze dei verificatori. BANCA REGIONALE EUROPEA: il 15 settembre la competente AdE Direzione Regionale per il Piemonte ha dato inizio ad una verifica fiscale sull’annualità 2008 con riguardo ad alcune particolari fattispecie ai fini delle imposte dirette. È in corso l’esame preliminare della documentazione. UBI ASSICURAZIONI: il 4 ottobre 2011 ha preso avvio una verifica fiscale ai fini IRES, IRAP ed IVA con riguardo all’annualità 2008 della allora controllata UBI Assicurazioni. Allo stato attuale è in corso l’esame preliminare della documentazione. Con riferimento ad UBI Leasing e a Banque de Dépôt et de Gestion si ricorda inoltre che: il 20 giugno 2011, a conclusione di una verifica fiscale inizialmente incentrata sull’esercizio 2007 ma successivamente estesa anche agli esercizi seguenti, la Guardia di Finanza, Nucleo di Polizia Tributaria di Brescia, aveva emesso PVC a carico di UBI LEASING (la verifica, ripetutamente interrotta, aveva avuto inizio nel febbraio del 2009). Il PVC era sostanzialmente incentrato sulla liceità civilistica (violazione del divieto di patto commissorio) e fiscale di operazioni di sale and lease back su immobili (terreni) e dallo stesso era scaturita una maggior IVA dovuta pari a euro 7,2 milioni. È previsto che la Guardia di Finanza trasmetta il PVC all’Agenzia delle Entrate, Direzione Regionale della Lombardia di Milano, affinché la stessa, ove condivida in tutto o in parte i rilievi, provveda a sua volta ad emanare il relativo Avviso di Accertamento; nel mese di maggio l’Amministrazione Finanziaria elvetica aveva respinto in parte il ricorso presentato da UBI Banca e BANQUE DE DEPOTS ET DE GESTION a fronte della contestata mancata applicazione da parte di BDG della ritenuta del 15% sui dividendi corrisposti negli anni 2006/2008 alla controllante UBI Banca. Poiché quest’ultima ritiene, al contrario, che nel caso di specie sussistano tutti i presupposti per l’applicazione delle Direttive madre/figlia, avverso la decisione è stato proposto ulteriore ricorso ai competenti Tribunali locali. Da ultimo, con riguardo ai contenziosi in essere presso le Commissioni Tributarie relativi al consolidato fiscale della ex Banca Lombarda e Piemontese per l’anno 2004 (che hanno riguardato il Banco di Brescia, UBI Banca Private Investment, UBI Leasing nonché Capitalgest incorporata nella Capogruppo), si segnala che nell’udienza del 6 giugno 2011, relativa a diversi dei contenziosi in parola, la Commissione Tributaria Provinciale di Milano ha rinviato a nuovo ruolo per tentativo di conciliazione tra le parti. In tal senso UBI Banca, in qualità di consolidante, ha presentato il 14 giugno 2011 apposita istanza all’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale per la Lombardia volta ad una definizione consensuale di tali contenziosi. Si è tuttora in attesa di formale risposta da parte dell’Agenzia, peraltro già anticipata in via informale da positivo riscontro». Esattamente quanto segnalato nell’interpellanza parlamentare 2-00389 del 18 ottobre 2011 che a quanto risulta all’interrogante Ubi Banca ha definito improvvidamente “insinuazioni ingiuriose”,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti quali siano le perdite reali del Gruppo Ubi-Banca, quale il contenzioso reale, le sofferenze e gli incagli di una banca disinvoltamente gestita dal consigliere delegato Victor Messiah e dal comitato di sorveglianza presieduto dall’ex Presidente dell’Abi Corrado Faissola, la cui funzione appare di evidente collusione con l’operato del consiglio di amministrazione, non essendoci tracce sul bilancio di idonei rilievi e/o censure nella gestione;

quali misure il Governo intende attivare per rassicurare risparmiatori e piccoli azionisti, molto preoccupati per una gestione disinvolta dei conti della banca da parte del consigliere delegato Victor Messiah, che si permette di ingiuriare un senatore della Repubblica che ha cercato di scoperchiare il velo sulle perdite occultate nelle pieghe di bilancio;

se non si ritenga corretto il titolo di dagospia sui “Sub-prime d’Italia, un buco da un miliardo e 650 milioni di euro nei conti di Ubi Banca, una bomba a tempo pronta ad esplodere nei conti del quinto gruppo bancario nazionale, con soldi erogati per mutui e credito al consumo attraverso finanziarie esterne, senza garanzie e senza controlli antiriciclaggio ed antiterrorismo”;

se l’ultimo aumento di capitale da un miliardo di euro, chiuso l’11 luglio, che non è stato l’unico scoglio per Ubi, visto che il quinto gruppo nazionale attraversa una fase delicata, non necessiti di un’ulteriore ricapitalizzazione per evitare eventuale insolvenza;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che i banchieri e le banche, che effettuano disinvolte gestioni con i soldi dei depositanti, spesso erogando crediti clientelari per amici e sodali, possano addossare ad azionisti e risparmiatori i costi di politiche creditizie fallimentari.

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RAI-gonfiavano i costi emettendo fatture flase

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06257
Atto n. 4-06257

Pubblicato il 11 novembre 2011
Seduta n. 636

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

da quanto si apprende da un articolo del “Corriere della sera” dell’11 novembre 2011, un ulteriore scandalo si aggiunge alla scandalosa gestione, anche di natura economica della Televisione pubblica Rai, con film «venduti alla Rai a prezzi maggiorati per evadere le imposte. Erano le società di mediazione a gonfiare i costi emettendo fatture false. E adesso si deve accertare in base a quali criteri i dirigenti dell’Azienda di Stato abbiano autorizzato i pagamenti. L’inchiesta avviata dalla Procura di Roma mira a verificare la regolarità delle procedure seguite dal 2003 in poi»;

si apprende infatti che nei giorni scorsi «gli investigatori della Guardia di finanza sono entrati negli uffici della Rai e hanno acquisito tutti i contratti stipulati in questi ultimi otto anni. Si tratta di affari da decine di milioni di euro e i reati ipotizzabili vanno dall’evasione fiscale alla truffa, al falso in atto pubblico. I pubblici ministeri titolari del fascicolo sono gli stessi che si sono occupati dell’indagine sui diritti tv pagati da Mediatrade, società del gruppo Mediaset, chiusa la scorsa estate con dodici indagati tra i quali figurano il Presidente e suo figlio Pier Silvio. E proprio da lì sono partiti per entrare poi a Viale Mazzini. Esaminando i bilanci delle società che si occupavano di mediare i rapporti tra le majors americane e gli acquirenti italiani, hanno infatti scoperto che anche negli affari siglati con la Rai ci sono cifre che non tornano. Le spese risultano troppo alte e questo ha fatto sorgere il sospetto che anche l’azienda di Stato abbia utilizzato il cosiddetto “metodo Agrama”, utilizzato cioè da Mohamed Farouk Agrama, meglio conosciuto come Frank, un egiziano che vive a Los Angeles e compra per conto di terzi. Nel caso Mediatrade i magistrati hanno accusato l’imprenditore di aver creato delle società utilizzate per far lievitare i costi in modo che le aziende del gruppo Mediaset potessero poi portare le cifre in detrazione. Nel caso Mediatrade si è scoperto che i manager selezionavano i film da acquistare e quando Agrama chiudeva l’affare con le majors, ottenevano un compenso a titolo personale per la consulenza. Quando i magistrati hanno chiesto chiarimenti su questa procedura, è stato spiegato che Agrama non aveva la struttura e il know-how necessari per selezionare prodotti televisivi adeguati al mercato italiano e dunque aveva un ruolo di semplice mediatore. In realtà si è scoperto che per il negoziato venivano utilizzate società offshore e gli acquisti prevedevano il frazionamento del periodo di licenza, con contratti multipli e certamente maggiorati rispetto ai costi originariamente previsti dalle stesse majors. Capofila del Gruppo di Agrama è la Harmony Gold Usa che controlla la Wiltshire Trading, la Melchers Limited e la Meadoview Overseas, ma “Frank” può contare su filiali sparse tra Hong Kong, la Svizzera e l’Irlanda. Ed è stata proprio la triangolazione estera a consentire l’accantonamento di somme, poi portate in detrazione dai clienti italiani. L’analisi dei contratti acquisiti alla Rai servirà a verificare quali costi siano stati iscritti a bilancio, ma soprattutto a stabilire che fine abbia fatto il denaro ottenuto grazie alle sovrafatturazioni. E dunque eventuali responsabilità di chi si occupava degli acquisiti e di chi autorizzava i pagamenti. Per questo, dopo aver esaminato la documentazione contabile, è possibile che si decida di chiedere chiarimenti ai direttori generali che si sono succeduti in questi anni: Flavio Cattaneo, Alfredo Meocci, Claudio Cappon e Mauro Masi. Per conto di Mediatrade Agrama è accusato di aver emesso fatture false per 200 milioni di euro soltanto per gli anni 2003 e 2004. I costi sostenuti dalla Rai dovrebbero essere inferiori, ma soltanto l’esame comparato dei contratti e dei costi iscritti a bilancio potrà consentire di verificare a quanto ammonti la differenza e soprattutto che fine abbia fatto»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra;

se risulti rispondente al vero che siano stati venduti alla Rai prodotti a prezzi maggiorati per evadere le imposte, con società di mediazione che gonfiavano i costi emettendo fatture false, come nel caso Mediatrade, con manager che selezionavano i film da acquistare, e quando Agrama chiudeva l’affare con le majors ottenevano un compenso a titolo personale per la consulenza;

se risulti vero che per il negoziato venivano utilizzate società offshore e gli acquisti prevedevano il frazionamento del periodo di licenza, con contratti multipli e certamente maggiorati rispetto ai costi originariamente previsti dalle stesse majors, con capofila del gruppo di Agrama la Harmony Gold Usa che controlla la Wiltshire Trading, la Melchers Limited e la Meadoview Overseas, con filiali sparse tra Hong Kong, la Svizzera e l’Irlanda;

se risulti che tale “triangolazione estera” abbia consentito l’accantonamento di somme, poi portate in detrazione dai clienti italiani;

quali misure urgenti intenda assumere il Governo – nell’ambito delle proprie competenze ed in particolare degli impegni assunti dalla Rai con la sottoscrizione del Contratto di servizio con il Ministro in indirizzo anche con riferimento all’esigenza di perseguire un’efficiente gestione finanziaria – al fine di chiedere chiarimenti sulla destinazione delle somme raggiunte grazie alle sovrafatturazioni nonché sui costi sostenuti dalla Rai anche relativamente alle responsabilità di coloro che si sono occupati degli acquisti e hanno autorizzato i pagamenti.

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European banking authority (Eba)

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02495
Atto n. 3-02495 (in Commissione)

Pubblicato il 11 novembre 2011
Seduta n. 636

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e degli affari esteri. -

Premesso che

la crisi sistemica, iniziata il 7 luglio 2007 con la bolla dei mutui sub-prime è stata indubbiamente generata dall’avidità dei banchieri che hanno emesso montagne di derivati per drogare l’economia e finanziare le loro prebende e stock option e dall’assenza di regolamentazione, a giudizio dell’interrogante per l’evidente collusione delle autorità vigilanti con banche di affari, agenzie di rating e fondi speculativi, che hanno rifiutato un sistema regolatorio più stringente per limitare i danni della speculazione, ma anche per la cessione alle banche centrali di quella sovranità che deve fare capo agli Stati democratici, invece che alle tecnocrazie ed alle oligarchie;

il formulario in 39 domande, come quello che la Commissione di Bruxelles ha spedito al Governo italiano nei giorni scorsi con richiesta di risposta tassativa in sette giorni non si era mai visto in Italia e neppure la protervia degli ispettori arrivati in 5ª Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato per acquisire il maxi-emendamento al disegno di legge di stabilità (Atto Senato 2968); ci si è chiesti come si potrebbe evitare un nuovo salvataggio bancario come quelli che hanno impegnato dal 2008 oltre 6.000 miliardi di dollari a carico degli Stati. La soluzione è stata trovata da Nicola Sarkozy e Angela Merkel che, dopo numerosi incontri, hanno imposto all’European banking authority (Eba), presieduta dall’ex dirigente della Banca d’Italia Enria, una soluzione lesiva sia per il mercato che per le banche italiane. Secondo la decisione della Eba i titoli tossici greci detenuti nei portafogli delle banche franco-tedesche non creano problemi, in quanto “compensati” dai titoli nazionali, esentati così dalla ricapitalizzazione imposta e resa obbligatoria alle banche italiane detentrici di Btp. È ovvio che le banche sottoscrivano i rispettivi titoli di Stato, tanto più se li portano a scadenza: esistono emissioni lunghissime a cedole elevate studiate apposta per banche e assicurazioni. Meno ovvio e certo che vadano a scommettere sui Paesi a rischio. Ma il diavolo è spesso nascosto nei dettagli;

in un articolo pubblicato il 10 novembre 2011 dal titolo “Cure sbagliate per le banche”. “il Sole-24 ore” spiega l’arcano: «Per curare le banche europee, colpite dalla malattia della sfiducia dei mercati, l’Autorità per la vigilanza bancaria (Eba) ha approvato un pacchetto di misure, centrato su due provvedimenti: aumenti di capitale e sospensione dei requisiti prudenziali di valutazione dei titoli sovrani. L’Eba si è assunta una grande responsabilità, perché la cura rischia di non servire a nulla, se va bene, o addirittura di peggiorare la situazione, se va male. Le banche europee hanno mostrato negli ultimi mesi i sintomi tipici della malattia della sfiducia: caduta del valore dei titoli delle azioni, unita a difficoltà di finanziarsi. L’evento che ha causato la pandemia è noto: la decisione suicida del duo Merkel & Sarkozy – colpevolmente avallata da tutta l’Unione – di colpire i detentori privati dei titoli del debito di un Paese membro dell’Unione, la Grecia. Da un istante all’altro si sono stravolti i criteri con cui si erano costruiti i portafogli di investimenti in tutto il mondo, Europa inclusa. Una serie di paesi, caratterizzati nel presente o nel passato da indisciplina fiscale, sono diventati Paesi Europei Periferici (Pep). I titoli dei Pep – fin a quel momento a rischio zero – sono diventati un cancro, di pericolosità assolutamente imprevedibile, variabile di mese in mese, anzi di giorno in giorno. Per una ragione semplice: il danno indotto da un eventuale fallimento di un debito sovrano non è oggi calcolabile con precisione da nessuno, essendo legato non solo al valore dei titoli Pep presenti nei portafogli bancari, ma anche alla catena esponenziale di prodotti strutturati da essi direttamente ed indirettamente derivati, moltiplicati dagli intrecci tra banche commerciali e sistema finanziario ombra. Il problema è che i titoli Pep erano e sono presenti soprattutto nei portafogli delle banche europee. Una sorpresa? Assolutamente no, visto che sono decenni che l’analisi economica ha studiato e spiegato la presenza del cosiddetto home bias nella costruzione dei portafogli finanziari: a parità di altre condizioni, un gestore tende a preferire i titoli che conosce meglio, quindi quelli del proprio Paese. Non solo: le regole prudenziali – Basilea e dintorni – hanno sempre considerato il debito sovrano a rischio zero, ovviamente Pep inclusi, creando così un ulteriore e potente incentivo nelle banche ad acquistarli. Ma ora i titoli Pep sono un cancro, che crea incertezza e rischia di far ammalare le banche europee. La cura proposta dall’Eba dal suo presidente Andrea Enria – si basa su un caposaldo: aumentare la dotazione di capitale di rischio. Il ragionamento dell’Eba può essere così sintetizzato: per dare certezze, abbiamo sin dall’inizio fondato la nostra azione sui coefficienti di capitali, rendendo esplicito il loro effetto con gli stress test. Gli stress test dell’Eba avevano formalmente promosso il sistema bancario europeo, ma senza particolari successi in termini di credibilità. L’emergere improvviso del problema dei titoli sovrani ha ulteriormente aggravato la situazione. Quindi per recuperare credibilità l’Eba ha deciso di aumentare i coefficienti di capitali. Purtroppo è un ragionamento circolare: se una cura è sbagliata, non è che aumentarne le dosi rende la medicina efficace. Anzi. I mercati non credono ai coefficienti di capitali perché il rischio che essi oggi dovrebbero coprire oggi semplicemente non è calcolabile. Il cancro non si cura; si estirpa. L’Unione europea – o meglio il duo Merkel & Sarkozy – continua a ritardare il disegno di una risposta istituzionale e credibile al problema dei Paesi fiscalmente indisciplinati, per il presente ed il futuro, a partire dalla Grecia. Senza tale risposta, il cancro è sempre lì. Ricapitalizzare le banche significa provare a svuotare una pozza d’acqua con lo scolapasta. Anche il caso Dexia ci ha ricordato che i coefficienti di capitale non servono a niente se i bilanci sono tossici; infatti la vera soluzione è stata la bad bank, non certo la ricapitalizzazione. Per le medesime ragioni non fa certo bene alla salute del sistema bancario una valutazione della malattia che ne accentua la pericolosità immediata. È però quello che ha fatto l’Eba, chiedendo alle banche di calcolare subito gli effetti sul loro portafoglio titoli Pep, sospendendo un filtro della regolamentazione prudenziale – ma sarebbe meglio dire del buon senso – finora applicato. Il fatto che la decisione Eba sia una conseguenza di un orientamento preso dal Comitato di Basilea non ne riduce la pericolosità. Ci dice solo che abbiamo una sequenza di medici che – forse anche per una implicita gerarchia – sbagliano la cura. Ma cosa poteva fare l’Eba? Da questo punto di vista, va condivisa in pieno l’analisi che il Presidente Enria fa dell’origine di tutte le difficoltà a prevenire l’instabilità bancaria: la scelta politica di attivare una rete nazionale di aiuti, invece di cercare una risposta comune. Ma è proprio tale scelta che ha impedito in Europa la nascita di una Autorità Finanziaria, gemella per ruolo, poteri e credibilità della Banca Centrale Europea. Si è preferito invece lo status quo: mantenere intatto il numero e le prerogative di tutte le autorità di controllo nazionali, balcanizzando ulteriormente il sistema con l’istituzione di ben tre organismi europei separati – anche geograficamente – che devono funzionare da stanza di compensazione degli eterogenei interessi nazionali. In una tale architettura, anche il migliore capitale umano – come è quello che ci rappresenta all’Eba – rischia di essere, suo malgrado, uno sceriffo con la pistola che è scarica, o peggio ancora che, sparando, esploda. Allora forse è meglio non premere il grilletto»,

si chiede di sapere:

se risulti corrispondente al vero che per la valutazione del rischio, l’Eba avrebbe usato il criterio “mark to market”, analoga metodologia che ha alimentato la bolla pre-Lehman Brothers, ossia l’attribuzione non del valore nominale o cedolare dei titoli ma il prezzo corrente di mercato, che ha messo in moto per i Btp, già in crisi di spread, un meccanismo infernale, una trappola per le banche che, qualora volessero evitare la ricapitalizzazione, dovrebbero vendere i titoli, deprezzati del 15-20 per cento del valore nominale con effetti dirompenti sia sui mercati che nelle fortissime minusvalenze dei conti;

se risulti che la caduta dei Btp decennali, che in pochi mesi hanno subito flessioni fino a 75-80 punti del valore nominale quando solo fino a giugno scorso avevano una quotazione superiore a 100, sia stata determinata dalla speculazione finanziaria che ha preso di mira l’Italia e anche dall’obbligo imposto dall’Eba di dismettere una parte dei Btp presenti nei portafogli delle banche il cui valore globale è superiore a 200 miliardi di euro circa;

se risulti che ci sia stata una strategia preparata a tavolino dall’asse franco-tedesco, e pedissequamente recepita dall’Eba, che ha fatto venir meno per il Ministero dell’economia e delle finanze la cintura di sicurezza garantita dagli istituti di credito italiani e quanti siano stati i volumi di titoli del debito pubblico italiano dismessi dal sistema bancario italiano;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che le autorità europee, costituite per prevenire le crisi sistemiche, regolamentare i mercati e favorire la stabilità dei sistemi bancari europei, sempre allergici alle regole, possano diventare strutture subordinate ad avviso dell’interrogante come nel caso di specie, all’asse Parigi-Berlino, che sembra aver catturato il regolatore, il quale ne asseconda i desiderata;

quali iniziative il Governo intenda attivare, nell’ambito delle proprie competenze, per sensibilizzare le autorità preposte alla nomina di funzionari operanti nell’ambito delle istituzioni comunitarie affinché la scelta ricada in favore di personalità idonee alla delicatezza dei compiti da assumere, ciò che a giudizio dell’interrogante non è accaduto con Andrea Enria, ex dipendente della Banca d’Italia, che, invece di dimostrare equilibrio ed equità nell’ultima decisione, ha finito per penalizzare un sistema bancario italiano, che l’interrogante non smette di criticare, ma che ha meno titoli tossici e strumenti derivati rispetto alle banche francesi o tedesche.

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Finmeccanica pagava i politici

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06246
Atto n. 4-06246

Pubblicato il 11 novembre 2011
Seduta n. 636

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

in un articolo pubblicato su “la Repubblica” il 10 novembre 2011 dal titolo: “E le tangenti diventano zucchine, così Finmeccanica pagava i politici”, Carlo Bonini ed Elena Vincenzi descrivono un sistema di corruzione e di tangenti all’interno di Finmeccanica. Dai verbali del «super-consulente Cola», si evince che «”Guarguaglini sapeva tutto”. “Portai a Borgogni 250 mila euro in contanti ricevuti da Selex. Servivano a pagare gli esponenti dei partiti che avevano nominato i vertici di Enav. Quando parlavo con il presidente l’attività di sovraffatturare per creare fondi neri e versare le mazzette veniva anche definita “fare i compiti”. La Finmeccanica di Pierfrancesco Guarguaglini è stata la “tasca” della Politica. Dal nero creato da alcune delle società controllate dalla holding sono state ritagliate in questi anni le provviste – “le zucchine” – per sedare gli appetiti del Palazzo. “Guarguaglini sapeva”. Ma quel termine volgare – tangenti – “era bandito dalle discussioni”. Quando si pagava e si truccavano i bilanci, si preferiva dirlo con un più morbido “abbiamo fatto bene i compiti”»;

è novembre 2010 quando Cola, in carcere, inizia a collaborare e a raccontare la sua versione dei fatti agli investigatori che erano partiti dal caso di Gennaro Mokbel ed erano arrivati fino a Finmeccanica;

Cola, si legge nel citato articolo, «svela i retroscena della trattativa tra il nostro Governo e i fondi sovrani della Libia di Muhammar Gheddafi. L’impegno per sostenere l’Ansaldo in un “progetto di centrale” in Iran»;

soprattutto il consulente punta il dito contro Lorenzo Borgogni, il capo delle relazioni esterne di Finmeccanica che secondo Cola è «l’ufficiale pagatore» della holding. Pagatore, si intende, delle tangenti. E poi Cola aggiunge che Guarguaglini (il presidente di Finmeccanica) sapeva;

«”Il suo lavoro – si legge negli atti pubblicati da “la Repubblica” – era quello di tenere i contatti con i politici che avevano i rapporti con le società del Gruppo. Da un lato, Borgogni era informato, attraverso i suoi collaboratori, dei politici che chiedevano un colloquio con responsabili vari delle società e, dall’altro, egli stesso li indirizzava a questa o a quell’altra società, a seconda della loro esigenza. Borgogni era a conoscenza, fin da epoca remota, del sistema di pagamento delle tangenti da parte dei fornitori di “Selex Sistemi Integrati” (controllata di Finmeccanica, al cui vertice siede Marina Grossi, moglie di Guarguaglini ndr). Lui stesso era beneficiario di una parte di queste tangenti. So questo con certezza perché in moltissime occasioni mi è accaduto di parlarne con lui” (…) Cola sostiene di non parlare per sentito dire. “Consegnai del denaro in contanti a Borgogni in almeno due occasioni. Tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007. Nella prima circostanza, Borgogni mi disse che aveva bisogno di 300 mila euro. E allora dissi a Marco Iannilli (socio di Cola e titolare della “Arc Trade”, società che lavorava in subappalto con la “Selex”) di procurarseli, attraverso le sovrafatturazioni delle commesse che riceveva. Consegnai il denaro a Borgogni nel suo ufficio, in Finmeccanica. Ed erano soldi destinati a lui per esigenze private”. “Nella seconda occasione – prosegue Cola – portai a Borgogni 250 mila euro in contanti, che mi aveva dato per lui Paolo Prudente di “Selex”. Io mi trovavo infatti in Selex e Prudente mi disse, sorridendo, che gli avrei risparmiato l’incomodo di portare a Borgogni 250 zucchine. Questi soldi gli servivano per pagare i politici che avevano nominato i vertici di Enav. Già un paio di anni prima, infatti, avevo assistito a un’accesa discussione tra Borgogni e Prudente, in cui Borgogni rimproverava Prudente perché diceva che i politici che avevano provveduto alla nomina dei vertici di Enav si lamentavano con lui. La ragione era che gli amministratori di Enav, al cui pagamento provvedeva Prudente, non riconoscevano poi nulla ai loro referenti politici. Ricordo che in occasione di quella discussione, Borgogni aveva detto a Prudente che doveva rendersi disponibile al pagamento di somme, ogni qual volta ne avesse avuto necessità. Quei 250 mila euro, facevano parte di questo accordo. Ricordo che portai i soldi a Borgogni che si trovava nel suo ufficio con altre due persone. Gli dissi che avevo una busta per lui da Prudente e lui mi disse tranquillamente di entrare. Quindi, mise la busta sulla scrivania davanti a queste due persone”»;

quanto agli affari sui fondi sovrani libici è sempre Cola che sembra avere un ruolo di primo piano. Come scrive anche “il Fatto Quotidiano”, il consulente sa le cose, il Ministro dell’economia Giulio Tremonti invece no. Si legge ancora nell’articolo pubblicato su “la Repubblica”: «”Nel 2008 circa, [dice ancora agli inquirenti Cola] Guarguaglini venne convocato nel suo studio da Gianni Letta e dall’ambasciatore libico e gli fu presentata la possibilità che fondi sovrani libici acquisissero quote di Finmeccanica. Il giorno successivo, il presidente mi convocò e insieme cominciammo a lavorare all’ipotesi di un ingresso libico all’8 per cento in Finmeccanica. Una percentuale che ci sembrava eccessiva e che nei nostri colloqui venne ridotta al cinque. Dell’ingresso dei fondi sovrani libici informai personalmente il ministro Tremonti nella primavera-estate del 2009. (…) Tremonti dei libici mi disse di non sapere nulla e comunque suggerì lo strumento della “Newco” per il loro ingresso”. (…) “Io venni pagato, utilizzando la “Print System” in Libia (società di Tommasso Di Lernia, arrestato per frode fiscale, acquirente a peso d’oro della barca di Marco Milanese e significativamente detto nel giro degli appalti Enav-Finmeccanica “er cowboy”). Guarguaglini sapeva come era stato pagato. Del resto, mi aveva detto di fare come credevo”»,

si chiede di sapere:

se, alla luce del sistema descritto, come è stato pubblicato dai verbali, il Governo non ritenga opportuno revocare, con effetto immediato, gli incarichi conferiti a Marina Grossi ed al consorte Pierfrancesco Guarguaglini;

se non ritenga che tale sistema di tangenti abbia prodotto la falsificazione dei bilanci del gruppo e se sia a conoscenza delle ragioni degli omessi controlli del collegio sindacale e della Consob;

se le descritte sovrafatturazioni per creare capitali in nero non abbiano prodotto un danno all’azionista pubblico, che occorre quantificare anche allontanando i complici di tale sistema illegale, e se il Governo non debba intentare un’azione di responsabilità verso gli amministratori e il collegio sindacale;

quali misure urgenti intenda attivare per restituire trasparenza ad un’azienda pubblica permeata da un sistema di corruzione preoccupante, diventata un pessimo esempio sui mercati ed in quelle realtà sovranazionali in cui opera, anche per recuperare la credibilità interna ed internazionale.

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