Unicredit frode fiscale-eccepita competenza territoriale

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02518
Atto n. 3-02518 (in Commissione)

Pubblicato il 29 novembre 2011
Seduta n. 638

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e della giustizia. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa (articolo pubblicato su “Investire Oggi News” il 23 novembre 2011) che «Il Professore Alberto Alessandri, difensore di Unicredit nell’inchiesta che vede il colosso bancario indagato per frode fiscale, ha eccepito davanti al Tribunale del Riesame sia la competenza territoriale della Procura di Milano, sia il sequestro dei 245 milioni di euro, avvenuto su richiesta della suddetta Procura, in quanto gli atti andrebbero trasferiti a Roma, dove la banca ha sede legale, o a Verona o Bologna, dove sarebbero avvenute le presunte operazioni illecite. Inoltre, chiarisce la difesa, il sequestro non andrebbe attuato, perché il reato contestato non prevederebbe la responsabilità amministrativa degli enti, sulla base della legge 231 del 2001. Adesso, il Riesame dovrà decidere se accogliere l’istanza presentata dalla difesa o meno e la decisione è attesa tra il venerdì e il prossimo lunedì. Nel frattempo, anche la Procura di Roma chiede che gli atti le siano trasferiti, in quanto competente territorialmente. Il pm milanese Alfredo Robledo aveva chiuso lo scorso 27 ottobre le indagini preliminari, iscrivendo nel registro degli indagati l’ex amministratore delegato Alessandro Profumo e altri 19 dirigenti, tra cui il responsabile dell’area finanziaria e quello per gli affari fiscali. L’accusa è di dichiarazione fraudolenta ai fini fiscali, mediante altri artifici. Il reato prevede una condanna dai 18 mesi ai 6 anni di reclusione. (…) Secondo il pm Robledo, tra il 2007 e il 2008, Unicredit avrebbe sottratto al fisco elementi attivi per oltre 745 milioni di euro, determinando un minore gettito ai danni dello stato per 245 milioni. Tale frode sarebbe avvenuta attraverso un complesso marchingegno finanziario, messo in atto insieme al colosso bancario inglese Barclays e alla società da questa controllata con sede in Lussemburgo. In poche parole, Unicredit avrebbe fatto risultare ufficialmente di avere ottenuto dividendi da operazioni su derivati, in questo caso tassati solo per il 5%, anziché veri e propri interessi attivi, il cui imponibile sarebbe stato del 95%. In sostanza, Barclays ha creato una società con sede in Lussemburgo, la Luxsub. Questa avrebbe emesso alcuni strumenti finanziari, i Ppi, profit partecipation instruments, emessi in lire turche, grazie al fatto che i tassi in Turchia garantiscono ieri come oggi rendimenti molto più elevati della media europea. Questi strumenti sarebbero stati acquistati dalla filiale italiana di Barclays e a questo punto avviene l’entrata in scena di Unicredit, che si impegna a comprare questi titoli e a restituirli a un certo prezzo prefissato e a un determinato momento. Di fatto, questa operazione si inquadrerebbe come un pronti contro termine. Gli stessi interessati avevano definito tali compravendite di titoli “operazione Brontos”. Alla fine della complessa operazione, non ci sono né profitti, né rischi, ma secondo i giudici tali atti avrebbero avuto come unico obiettivo una frode fiscale a danno dello stato italiano. Unicredit ammette che queste operazioni siano frutto della volontà della banca di raggiungere un’ottimizzazione fiscale, ma contesta che esse siano illecite, rientrando nella legalità. La responsabilità di Profumo, per i giudici, sarebbe dovuta all’apposizione della sua firma sulle richieste di investimento da parte dei manager nel 2007 e nel 2008, proprio in relazione ai titoli di cui sopra. Ma la banca nei giorni scorsi ha reso noto che non sarà esperita alcuna azione di responsabilità nei confronti del suo ex ad Profumo, dichiarandosi certa che questi abbia agito nel rispetto delle leggi e senza provocare un danno a Unicredit»;

considerato che:

l’interrogante, già nella seduta n. 304 del 17 dicembre 2009, nel sollecitare a fine seduta le risposte del Governo ad alcuni atti di sindacato ispettivo, richiamava l’attenzione del Senato su un odioso fenomeno di frode fiscale ai danni dello Stato e dei contribuenti onesti, soprattutto lavoratori e pensionati, che sono tassati alla fonte fino all’ultimo centesimo. L’interrogante si riferiva ad una frode che non è stata consumata dal “mariuolo di turno”, ma da un’importante banca che è coinvolta nel progetto “Brontos”;

inoltre sulla vicenda l’interrogante ha presentato un atto di sindacato ispettivo (3-02447) dove chiedeva le ragioni di impedimento del Governo a dare risposte ai precisi atti di sindacato ispettivo, presentati da oltre due anni in merito ad una frode fiscale, spacciata per ottimizzazione fiscale, ai danni dello Stato di almeno 245 milioni di euro, in riferimento alla quale risultano indagati – tra gli altri – Profumo e Gabriele Piccini, country manager di UniCredit per l’Italia, ed altri dirigenti di Barclays;

già negli atti dell’inchiesta sullo scandalo G8, un sistema gelatinoso di corruzioni ed amicizie, dubbie frequentazioni conviviali ed allegre consulenze, scoperchiato grazie all’eccellente lavoro della Procura della Repubblica di Firenze che ha portato un alto magistrato come Achille Toro, vice del Procuratore Capo Ferrara destinato alla sua successione, a patteggiare la pena, “il porto delle nebbie” della Procura di Roma manifestò una lesa maestà ed una gelosia investigativa nei confronti del Procuratore capo Quattrocchi, sentimenti che a giudizio dell’interrogante non dovrebbero appartenere all’ordine giudiziario;

un articolo de “Il Fatto quotidiano” del 16 agosto 2011 si occupava del “porto delle nebbie”. Vi si legge: «Il Tribunale di Roma si porta addosso il titolo conquistato tra gli anni ’70 e ’90. Sospetti, indagini contese con altri tribunali, dalle schedature Fiat allo scandalo dei petroli, passando per i fondi neri Iri e la Loggia P2. Un elenco che tocca anche Tangentopoli, con le inchieste romane che, per usare un eufemismo, non produssero gli effetti di quelle milanesi. I magistrati romani oggi ripetono: “Non siamo più il porto delle nebbie”. E, però, ecco il procuratore aggiunto Achille Toro (ormai ex), che patteggia una condanna a 8 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio per l’inchiesta G8. Ecco il procuratore Giancarlo Capaldo sotto inchiesta del Csm per la cena con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il suo braccio destro (…), all’epoca indagato a Napoli. Così a qualcuno tornano in mente inchieste approdate a Roma per finire archiviate o apparentemente dimenticate. Pare finita nel nulla l’inchiesta arrivata nella Capitale su Alfonso Pecoraro Scanio, ministro delle Politiche agricole nel governo Amato e dell’Ambiente nell’ultimo Prodi. La Camera ha negato al tribunale dei ministri l’utilizzo delle intercettazioni del pm Henry John Woodcock. Eppure nella richiesta del Tribunale dei ministri si legge: “Dalle intercettazioni emerge che l’imprenditore Mattia Fella si è interessato al reperimento di una sede per una fondazione che sarebbe stata intitolata al ministro nonché all’acquisto per conto del ministro, di un terreno nei pressi di Bolsena dove quest’ultimo avrebbe dovuto realizzare un complesso agrituristico dotato di piscina ed eliporto. Infine, dalle telefonate risulta che il ministro ha sempre manifestato disponibilità a esaudire le richieste del Fella”. Fella ambiva a stipulare convenzioni con il ministero e con l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e alla nomina del fratello Stanislao in una commissione ministeriale, il ministro in cambio avrebbe ottenuto “numerosi spostamenti con un elicottero pagato da Fella per 120 mila euro; numerosi viaggi-soggiorno in Italia e all’estero per decine di migliaia di euro; l’acquisto di un terreno – pagato 265 mila euro da Fella – per l’edificazione di un agriturismo biologico e di una villa con piscina ed eliporto, destinato al ministro”. Pecoraro Scanio ha sempre negato ogni addebito. Archiviato anche il fascicolo sugli appalti per i centri di accoglienza che vedeva tra gli indagati Gianni Letta, accusato di abuso d’ufficio, turbativa d’asta e truffa aggravata per aver favorito, questa la tesi dei pm, imprese legate al gruppo “La Cascina” (…). L’indagine parte da Potenza: Woodcock lavora su una presunta organizzazione specializzata nell’aggiudicarsi commesse pubbliche truccando le gare. Il 6 agosto 2008 Angelo Chiorazzo (dirigente Cascina) è a Palazzo Chigi. Letta chiama il capo dell’immigrazione al ministero, il prefetto Morcone. Due giorni dopo Chiorazzo torna alla carica. Dopo il secondo incontro, Letta richiama Chiorazzo: “Il prefetto di Crotone mi dice che vuole che lei vada o lunedì o martedì… perché poi lui va a Cosenza dove è stato trasferito e dice: ‘È meglio che lascio le cose fatte’. Allora, la aspetta in Prefettura… eh… a nome mio”. Ma l’inchiesta si concentra anche su altri appalti, come quello da un milione e 170mila euro per il Cara di Policoro (Matera), aperto a tempo di record e affidato a società legate ai Chiorazzo. Secondo la Procura di Roma, però, in questa vicenda non ci sarebbe nulla di penalmente rilevante. Il pm Sergio Colaiocco nell’aprile 2009 ha fatto archiviare l’accusa di associazione per delinquere contro Letta e Morcone. A suo avviso, lo stato d’emergenza legittimava tutto, quindi anche le altre accuse dovevano cadere. Secondo Woodcock, invece, l’emergenza non farebbe venir meno l’obbligo di chiedere 5 preventivi prima di assegnare un appalto milionario con un paio di telefonate. Ma alla fine anche il pm di Lagonegro, cui l’inchiesta era stata affidata per competenza, archivia». Nell’articolo si dà conto della vicenda in cui è stata indagata Daniela Di Sotto, moglie di un noto politico, che si sarebbe attivata presso il Ministro della salute pro tempore Storace per questioni illecite: «secondo l’accusa avrebbe prodotto risultati. Scrive Woodcock: “Proietti e Di Sotto fanno esplicitamente cenno all’interessamento profuso dalla donna presso Storace affinché la clinica Panigea – di cui Di Sotto era socia – operasse in regime di convenzione l’esecuzione di esami costosi”. La richiesta della Panigea è dell’11 febbraio, il parere favorevole Asl è del 14, la delibera della giunta è del 18. Basta una settimana. Ma a beneficiare della convenzione non saranno Di Sotto e Proietti, bensì la loro socia Patrizia Pescatori. (…) Il pm Sergio Colaiocco ha anche archiviato un’inchiesta (partita da De Magistris, prima di approdare a Roma) sull’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Al centro dell’indagine i rapporti tra l’esponente politico e l’imprenditore Antonio Saladino. Ma la Procura di Roma non condivide le accuse: Mastella non avrebbe compiuto i reati contestati nell’inchiesta Why Not almeno nel periodo in cui era ministro. Non emergono, secondo il pm, “elementi diversi dall’asserita esistenza di rapporti di amicizia tra Saladino e Mastella” e quindi si esclude che vi siano “fonti di prova che depongano per la sussistenza di reati commessi a Roma”»;

si legge infine su un articolo pubblicato su “L’Espresso” il 28 luglio 2011 che il procuratore Giancarlo Capaldo, al centro delle polemiche per una cena con Tremonti e il suo consigliere, si difende: «”Non siamo più il porto delle nebbie. Stiamo colpendo importanti santuari politici ed economici. E qualcuno cerca di delegittimarci”»,

considerato infine che a giudizio dell’interrogante:

per cinque- sei anni, la Procura di Roma, notissima come “Porto delle nebbie”, i cui sostituti aggiunti sono adusi ad inseguire teoremi privi di qualsivoglia consistenza giuridica per alimentare macchine del fango ed arrecare discredito, è rimasta inerte contro la cricca dei banchieri e di Unicredit in particolare;

sarebbe necessario evitare ad alcune Procure di insabbiare scientificamente atti giudiziari rilevanti, specie nel settore della tutela del risparmio e del risparmio tradito, che arrecano danno enorme ai diritti collettivi di consumatori, utenti, risparmiatori, alle famiglie ed agli interessi generali del Paese,

si chiede di sapere:

quali iniziative nelle opportune sedi di competenza il Governo intenda assumere affinché i banchieri, direttamente responsabili della grave crisi economica che ha distrutto milioni di posti di lavoro, creando povertà e miseria, abituati a comprare tutto e tutti, adusi ad acquistare (tramite dorate consulenze) complicità perfino di ordine istituzionale, e che non pagano mai il conto, smettano di continuare a frodare il fisco e i risparmiatori;

quali misure urgenti di competenza intenda attivare per far sì che banche e banchieri, non di rado beneficati da provvedimenti legislativi che cancellano i diritti acquisiti in decenni di battaglie legali delle associazioni dei consumatori, come il colpo di spugna e lo smantellamento della legge antiusura, possano cominciare a pagare per gli enormi danni inflitti ai consumatori a parere dell’interrogante anche a causa di omessi controlli e rapporti collusivi con le autorità preposte ai controlli.

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