Acque Minerali

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06432
Atto n. 4-06432

Pubblicato il 14 dicembre 2011
Seduta n. 645

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

gli italiani sono i più grandi consumatori di acqua minerale al mondo. Si imbottigliano più di 12 miliardi di litri di acqua ogni anno per un consumo pro capite di circa 200 litri (più del doppio della media Europea);

l’andamento della produzione e dei consumi di acqua in bottiglia è cresciuto esponenzialmente a partire dagli anni 80, ovvero da quando il vetro ha iniziato a lasciare sempre più spazio ai materiali plastici nella produzione dei contenitori;

il costo dell’acqua minerale è di circa 0.35/0,40 euro a litro, mentre quello dell’acqua che scorre dal rubinetto è di circa 0,001 a litro. Acqua prelevata da 189 fonti cui attingono ben 321 aziende imbottigliatrici di acque minerali, che spesso pagano canoni di concessione irrisori per poi realizzare elevati profitti;

in assenza di una legge nazionale, ogni azienda imbottigliatrice paga una tariffa diversa da Regione a Regione. In alcune Regioni, come il Molise e la Sardegna, i canoni di concessione sono ancora regolati con disposizioni normative precedenti la Costituzione: vige infatti il regio decreto del 1927;

non solo le Regioni incassano dalle aziende delle cifre irrisorie e insufficienti per far fronte alle spese di gestione amministrativa e per i controlli da effettuare, ma spesso sono sottovalutate anche tutte le spese sostenute dagli enti locali per smaltire in discarica il 65 per cento delle bottiglie che sfuggono al riciclaggio;

questi sono alcuni esempi di concessione di cui è a conoscenza l’interrogante: 1) Regione Campania: canone per metro cubo imbottigliato (0,3 euro per metro cubo); quantitativo di acqua imbottigliata ogni anno (1 miliardo di litri). Se si adeguasse la cifra del canone a 2,5 euro, si potrebbero incassare 2,5 milioni di euro rispetto ai 300.000 euro attualmente percepiti. 2) Regione Piemonte: canone per metro cubo imbottigliato (0,70 euro per metro cubo); quantitativo di acqua imbottigliata ogni anno (1,7 miliardi di litri). Se si adeguasse la cifra del canone a 2,5 euro, si passerebbe da 1,2 a 4,2 milioni di euro;

questi sono solo alcuni esempi per comprendere quali cifre le Regioni attualmente percepiscono dai canoni di concessione;

considerato che:

l’utilizzo delle bottiglie di PET (polietilene terftalato) nel confezionamento di acqua minerale ha permesso, da un lato, il vertiginoso aumento dei volumi imbottigliati e, dall’altro, l’immissione nell’ambiente di una quantità di nuova plastica che, solo in Italia, ammonta ad oltre 250.000 tonnellate l’anno;

l’impatto ambientale dovuto al PET utilizzato come confezionamento dell’acqua minerale inizia con la sua produzione, continua con il trasporto di milioni di bottiglie ogni giorno, sino ad arrivare alla fase finale che deve prevedere uno smaltimento/riuso controllato e non la dispersione nell’ambiente;

la produzione di acque in bottiglia in Italia nel 2007 è stata di 12.400.000.000 litri, di cui l’80 per cento confezionata in contenitori di PET (il rimanente 20 per cento in vetro); ciò significa 6.400.000.000 contenitori plastici da 1,5 litri, consumo di circa 700.000 tonnellate di petrolio e l’emissione in atmosferica di circa 950.000 tonnellate di CO2, per il semplice fatto che soltanto il 18 per cento di tutte le acque minerali viaggia su ferro;

il potere inquinante del PET è incrementato anche dall’energia che si brucia per produrlo, visto che per produrre 1.000 bottiglie occorrono 6,2 GJ; moltiplicato per 1.535 (la quantità prodotta in un anno) si arriva a impiegare 9.517 GJ;

se è vero che dal riciclo della plastica, in fase di combustione, è possibile ottenere energia, nonché materie seconde per la produzione di nuovi oggetti, è altrettanto vero che la dispersione nell’ambiente di materiali plastici è assolutamente dannosa a causa del tempo necessario per la loro decomposizione;

la qualità di un’acqua da bere va esaminata non solo sulla base delle caratteristiche di composizione, ma anche considerando il consumo di energia e di risorse materiali necessarie alla sua produzione, distribuzione, uso e smaltimento;

se nella legislazione italiana il quadro normativo stabilisce che le risorse idrominerali sono un bene pubblico, fanno parte del patrimonio indisponibile delle Regioni e il loro uso deve essere improntato all’interesse pubblico, è per questo motivo che non risulta chiaro perché in molte concessioni ad alcuni marchi famosi di acqua minerale figuri la scritta “perpetua”. Questo significa che queste multinazionali ricavano miliardi di euro vendendo acqua di tutti e lo fanno per sempre,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga utile adottare le opportune iniziative al fine di prevedere l’innalzamento dei canoni di concessione, non solo per ripagare il territorio dell’impatto di queste attività, ma anche per recuperare fondi da ridistribuire;

se non intenda, inoltre, adoperarsi per l’applicazione di un minore canone per le aziende che attuano il vuoto a rendere del vetro in sostituzione della plastica;

quali iniziative intenda assumere affinché, anche in Italia, come in molti Paesi europei, si possa utilizzare uno strumento fondamentale per ridurre l’impatto ambientale nonché per aumentare il risparmio energetico e il costo delle materie prime vergini con un duplice effetto positivo, sia sul prezzo del materiale PET sia sulla bolletta energetica nazionale.

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