Della Valle – Calciopoli

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06478
Atto n. 4-06478

Pubblicato il 21 dicembre 2011
Seduta n. 649

LANNUTTI – Al Ministro per i beni e le attività culturali. -

Premesso che:

si legge su un articolo pubblicato su “La Repubblica-Firenze” il 20 dicembre 2011: «Diego e Andrea Della Valle condannati a 1 anno e 3 mesi per frode sportiva. Condannato a 5 anni 4 mesi Luciano Moggi per associazione a delinquere. Si è concluso ieri con il verdetto il primo grado letto in aula al Tribunale di Napoli il processo per lo scandalo di Calciopoli. Pena anche per Sandro Mencucci, dirigente della Fiorentina, sempre a 1 anno e tre mesi. (…) “Siamo molto amareggiati ma non sorpresi da questa sentenza che riteniamo ingiusta, ricorreremo in appello per far valere nei prossimi gradi di giudizio le nostre ragioni”, dicono Andrea e Diego Della Valle. Condannato anche il presidente della Lazio Claudio Lotito, a un anno e tre mesi. Un anno di reclusione per l’ex dirigente del settore arbitri del Milan Leonardo Meani. Per tutti era ipotizzato il reato di frode sportiva»;

la condanna di ieri per frode sportiva in primo grado a carico, tra gli altri, di Diego Della Valle (1 anno e 3 mesi) nel processo su Calciopoli è passata quasi inosservata. Tutti i media, infatti, si sono concentrati a captare le dichiarazioni di Luciano Moggi sulla “sentenza già scritta”. La sordina ha coinvolto a tal punto la notizia che a stento sui giornali si capiva quale fosse il capo d’imputazione;

scrive Emilio Fabio Torsello, in un articolo su “Il Fatto Quotidiano” del 10 novembre 2011 intitolato: “Della Valle, dal manifesto contro i politici alla condanna per Calciopoli. Ma nessuno ne parla”: «E ad essere condannato (in primo grado, la difesa ha annunciato appello) è stato lo stesso Diego Della Valle che qualche tempo fa aveva acquistato diverse pagine pubblicitarie sui maggiori quotidiani italiani per dire ai politici “Ora basta”. Lo spettacolo indecente ed irresponsabile – scriveva Della Valle – che molti di voi stanno dando non è più tollerabile da gran parte degli italiani e questo riguarda una buona parte degli appartenenti a tutti gli schieramenti politici. Il vostro agire attento solo ai piccoli o grandi interessi personali o di partito, trascurando gli interessi del paese, ci sta portando il disastro e sta danneggiando irrimediabilmente la reputazione dell’Italia nel mondo. Rendetevi conto che tanti italiani non hanno più nessuna stima e nessuna fiducia in molti di Voi e non hanno più nessuna intenzione di farsi rappresentare da una classe politica che, salvo alcune eccezioni, si è totalmente allontanata dalla realtà delle cose e dai bisogni reali dei cittadini. La grave crisi che ha colpito le economie mondiali, Italia compresa, impone serietà, competenza, buona reputazione, senso dello Stato ed amore per il proprio Paese, per uscire da questo momento molto preoccupante. [...] Tagliente anche la sottolineatura di Dagospia che – con i suoi immancabili grassetti in maiuscolo – ieri ha fatto notare come la condanna del patron di Tod’s sia passata in secondo (se non quarto) piano tra le notizie date da Enrico Mentana, di cui Della Valle è stato testimone di nozze e a cui mise a disposizione villa Brancadoro, a Casette d’Ete, nei boschi della tenuta marchigiana (di Della Valle), dove si svolse il ricevimento dopo il rito. Non è da meno il Corsera che non fa comparire il nome del suo azionista sulla prima pagina e – come anche Repubblica e Il Fatto – scarica tutto su Moggi. Chicco Mentana – scrive Dagospia – è riuscito ad aspettare la fine del telegiornale per dare la notizia delle condanne al processo di Napoli per calciopoli: peccato abbia citato solo Moggi (5 anni e 4 mesi), Bergamo (3 anni e otto mesi) e Pairetto (un anno e 4 mesi). Si è stranamente dimenticato del suo celebre testimone di nozze, tale Della Valle Diego, di professione “indignatod’s”, condannato a un anno e tre mesi. (…) “E’ stata una legnata spaventosa”. C’erano le dimissioni di Berlusconi – si risponderà – già, ma dato che la condanna ha riguardato un industriale che nei mesi scorsi si è platealmente esposto con il manifesto “Ora basta” (e candidato potenziale ad entrare in un Governo centrista nel post-Berlusconi), qualche sottolineatura in più forse la sua vicenda l’avrebbe meritata”»;

considerato che, in un articolo pubblicato su “La Repubblica” del 16 novembre 2011 dal titolo “Il falco Della Valle contro Guido Rossi”, Fulvio Bianchi scrive: «Il giorno dopo il fallimento del tavolo della pace, ecco che i veleni di Calciopoli tornano prepotentemente a galla. Diego Della Valle, patron della Fiorentina, sicuramente fra i protagonisti più vivaci mercoledì al Coni, attacca l’ex commissario Figc, Guido Rossi. “Deve spiegare cosa è realmente accaduto, assumendosi le proprie responsabilità”. Pronta la replica del Professore, seccatissimo, che ricorda le sentenze già emesse: “Adempio volentieri all’invito di Della Valle. Calciopoli è in ambito sportivo quanto accertato dalla giustizia federale e dal Coni; in ambito penale quanto deciso dalla magistratura penale; in ambito amministrativo quanto pronunciato dalla giustizia amministrativa. Il rispetto nelle istituzioni e nel loro corretto operare, mi esimono da ulteriori commenti. La mia personale esperienza è comunque stata in ogni caso dettagliatamente illustrata in parlamento e al presidente del Coni, Gianni Petrucci”. Il processo sportivo ha sancito la responsabilità di Andrea e Diego Della Valle (condannati a 1 anno e un mese di sospensione l’uno e 8 mesi l’altro) e della Fiorentina (che nel 2007 perse la Champions League e partì da -15 in campionato); mentre quello penale ha visto la condanna di entrambi i Della Valle a un anno e tre mesi di carcere. E proprio Diego Della Valle, al tavolo Coni, era stato in prima fila per respingere il documento scaturito dal lungo vertice perché si aspettava una presa di posizione netta contro l’intero percorso di Calciopoli e soprattutto contro quelle che lui considera “condanne-farsa” del 2006, con il coinvolgimento del suo club. Più conciliante invece la posizione di Andrea Agnelli e Massimo Moratti nel sottoscrivere il testo “soft” studiato a lungo e preparato da Petrucci e Pagnozzi, tanto che ieri, a Torino, il n. 1 del Coni ha avuto parole di forte elogio nei confronti del presidente bianconero. Ma Della Valle è stato intransigente, così come ribadito ieri: “Ringrazio Petrucci, ma la condivisa volontà di tutti nel voler pacificare gli animi deve prima passare attraverso una analisi chiara e onesta di quanto a suo tempo accaduto. Serve che i protagonisti di allora facciano pubblicamente chiarezza. Per quanto mi riguarda è Guido Rossi primo tra tutti che deve pubblicamente spiegare che cosa è realmente accaduto allora assumendosi le proprie responsabilità. È lui che ha il dovere di ricostruire i fatti e darne spiegazione pubblica a tutti quelli che vogliono conoscere la verità”. Registrata la replica di Rossi, non resta che darsi appuntamento alla prossima puntata del tormentone Calciopoli. Che è prevista per febbraio, quando il tribunale di Napoli depositerà le motivazioni della sua decisione. Nell’attesa, un altro rinvio a giudizio per Moggi: “Diffamò Facchetti”»;

considerato che a giudizio dell’interrogante il patron della Fiorentina, Diego della Valle, sicuramente fra i protagonisti più vivaci mercoledì al Coni, nell’attaccare l’ex commissario Figc, Guido Rossi, con la richiesta di spiegare cosa è realmente accaduto, assumendosi le proprie responsabilità, ha voluto coprire le proprie responsabilità di condannato per frode sportiva, seppur in primo grado dalla Procura di Napoli a 15 mesi,

si chiede di sapere se, a quanto risulti al Governo:

l’esito del processo sportivo non sia in conflitto con quanto deciso dalla magistratura penale che ha condannato entrambi i Della Valle a un anno e tre mesi di carcere;

quali misure urgenti il Governo intenda adottare anche in relazione ad una possibile revisione dell’accordo per il restauro del Colosseo di Roma, a giudizio dell’interrogante un accordo “capestro” per le casse pubbliche, e stipulato ad uso e consumo di Diego della Valle.

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